Il Tribunale Penale di Perugia ha revocato la sentenza che vedeva Enrico Triaca, tipografo delle Br torturato per giorni da alcuni fedeli servitori di Stato, condannato per calunnia per aver denunciato i suoi aguzzini.
È la seconda volta nella storia repubblicana che la verità
giudiziaria delle torture di Stato viene dimostrata in un’aula di
tribunale, come era già successo nel caso di Cesare Di Lenardo, torturato nel 1982 durante il sequestro Dozier eancora detenuto dopo 30anni senza aver mai avuto accesso a misure alternative.
Questo il dispositivo della sentenza di oggi, 15 ottobre 2013, che in
molti aspettavamo. La trasmissione degli atti alla Procura di Roma
relativa alla posizione di Nicola Ciocia, per anni conosciuto solo con
il nomignolo De Tormentis, non avrà alcun seguito poiché i possibili
reati a lui contestabili sono prescritti: questo non priva la sentenza
di un’importanza storica.
"Revoca la sentenza di condanna limitatamente al reato di calunnia e
assolve Triaca Enrico dal reato di calunnia perché il fatto non
sussiste. Ordina la trasmissione degli atti alla Procura di Roma per
quanto di competenza per la posizione di Nicola Ciocia. Ordina
l’affissione della sentenza per estratto presso la Casa comunale di
Roma. Ordina la pubblicazione della sentenza per estratto sul quotidiano
Repubblica."
Per dettagli sulla revisione del processo Triaca: LEGGI
- Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
- Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
- La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli
*****
Il commento di Mauro Palma, su il manifesto del 16 ottobre 2013
L'attualità del caso Triaca, non solo per l'assoluzione
Nel convulso dibattito sulla giustizia e sulla
necessaria ricerca di modi per riportare alla piena legalità il nostro
sistema detentivo, appariva marginale la riapertura ieri di un processo
per calunnia passato in giudicato molti anni fa, per fatti che datano
qualche decennio. Non era e non è stato così: Enrico Triaca è stato
assolto e, comunque, quel processo parla al presente, perché parla alla
capacità di rispondere anche a situazioni gravissime, eccezionali, nel
pieno rispetto delle regole democratiche e civili.
Il processo riaperto ieri riguardava, infatti, gli interrogatori subiti da Enrico Triaca, dopo il fermo poi tramutato in arresto, nei giorni in cui Aldo Moro era nelle mani dei suoi sequestratori BR. Di Triaca, arrestato in una tipografia romana quale fiancheggiatore dell'organizzazione armata, non si ebbero notizie per una ventina di giorni dopo la sua privazione della libertà; quando ricomparve ufficialmente, dichiarò di essere stato torturato, sottoposto a sevizie e a un waterboarding nostrano.
La sua
denuncia si risolse in un immediato mandato di cattura per calunnia da
parte di quegli uffici che erano guidati da Achille Gallucci, molto
solerte nel dipanare questo genere di opache storie. Da qui la condanna,
ieri rivista con l'assoluzione.
Gli elementi per la revisione nascevano da altre vicende parallele, che lo stesso Triaca ha raccontato prima all'autore di un libro, poi in una puntata della trasmissione televisiva Chi l'ha visto? La vicenda parallela è quella di pochi anni dopo quel 1978 ed è datata nel periodo finale del sequestro del generale americano Dozier: anche in quell'occasione denunce di sevizie durante gli interrogatori e immediati procedimenti di calunnia, senza minimamente indagare la fondatezza delle denunce; procedimenti che quella volta hanno riguardato anche i giornalisti che ne avevano dato notizia sull'Espresso.
Parallelamente, a colui che aveva responsabilità
di quelle detenzioni e di quegli interrogatori veniva offerto
protettivamente un seggio in Parlamento dall'allora Partito
socialdemocratico. Ma, a quasi trent'anni di distanza, Salvatore Genova -
questo è il funzionario divenuto onorevole che operò allora - ha deciso
di vuotare il sacco, ricostruire quegli eventi e proprio a Pier
Vittorio Buffa, uno dei due giornalisti che avevano riportato i fatti e
che erano stati per questo denunciati, ha rilasciato un'intervista video
in cui racconta le pratiche di allora in quegli interrogatori.
Pratiche
che non avevano riguardato un agitato investigatore a cui la situazione
era sfuggita di controllo, ma da un gruppetto all'uopo predisposto,
inviato appositamente dalle autorità superiori, che aveva ormai
expertise nel campo, coordinato da una sorta di signore delle tenebre
che veniva nominato con il nickname «de tormentis», nome osceno quanto
il suo operare.
Questa testimonianza ha aggiunto qualcosa di più a quanto la magistratura veneziana aveva già accertato nel caso degli interrogatori sul rapimento Dozier: la sistematicità, seppure in situazioni eccezionali e, quindi, il disegno e la possibilità di replicare qualora necessario. Ha aggiunto un elemento di verità culturale che va oltre la già grave situazione di non aver potuto dare esito alle indagini veneziane perché privi di una ipotesi incriminatrice adeguata nel nostro codice - la tortura - e quindi costretti, allora come oggi, a perseguire tali gravissimi comportamenti con ipotesi deboli, esposte a implacabile e rapida prescrizione.
L'elemento di
verità culturale risiede nell'aver previsto tale pratica come ipotesi
possibile, al di là di ogni dettato costituzionale e di ogni convenzione
ratificata per rigettare tali pratiche in un passato ormai chiuso. Ma,
apre altresì la porta alla revisione delle altre storie, quale quella di
Triaca, in cui tale gruppetto può avere operato: del resto di «de
tormentis» si sanno ormai nome, idee e vezzi culturali; sarà perciò
interessante cogliere qualche elemento di verità da ciò che egli potrà
dire, se i magistrati incaricati della revisione vorranno approfondire,
sulla base anche del pronunciamento di ieri.
Approfondire è doveroso. Perché il parametro della verità, anche di quella limitata ricostruibile nelle aule di giustizia, è un parametro fondamentale soprattutto quando le questioni non riguardano soltanto i singoli, ma il vivere sociale, il ritrovarsi di una comunità attorno a valori fondanti e a principi da fissare come non revocabili anche in situazioni di emergenza: sarà proprio la Convenzione contro la tortura, qualche anno dopo quegli eventi, a porre il divieto assoluto di tali pratiche quale norma inderogabile anche in situazioni di eccezionale gravità.
Quanto
questo principio sia scritto non solo nelle norme, ma anche nella
cultura e nelle pratiche del nostro Paese, lo si leggerà anche
dall'attenzione che verrà dedicata a questa vicenda giudiziaria,
erroneamente vista come minore. Perché essa ci interroga ora e qui; in
essa passato e presente dialogano strettamente. Citando l'apparentemente
involuta, ma semanticamente chiara frase di David Cooper: «ora che ora e
allora non è allora, ma semplicemente ora».
da baruda.net

Nessun commento:
Posta un commento