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11 ottobre 2013

Commissione Senato depenalizza coltivazione marijuana: sanzione invece che carcere

In Commissione Giustizia del Senato è stato approvato un emendamento al provvedimento sulla messa alla prova a firma di Giuseppe Lumia (Partito democratico, ex vicepresidente della commissione antimafia) che trasforma in illecito amministrativo la violazione delle prescrizioni per la coltivazione della marijuana.

 

3 maggio 2013

Proibizionismo: 120mila arresti grazie alla Fini Giovanardi in sette anni

120mila arresti grazie alla Fini Giovanardi in sette anni. Maxiretata al Concertone del primo maggio. La Million Marijuana March lancia una tre giorni per liberarsi di quella legge. Sabato cortei a Roma e in tutto il mondo

21 marzo 2013

Coltivarsi l'erba si può, sentenza storica a Ferrara

Assolti due giovani arrestati perché avevano quattro piantine e otto grammi di cannabis. La Fini-Giovanardi è illegale

27 giugno 2012

La demonizzazione del “drogato”... in carcere il doppio in 5 anni

Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino, Marco Erittu... L’elenco dei morti uccisi in carcere o mentre erano sotto la custodia dello Stato potrebbe continuare. Erano tutti consumatori di sostanze. “Persone fragili che una certa politica intrisa di cultura muccioliniana ha individuato come nemici da colpire per rieducare, “malati sociali” da punire e salvare”.

3 giugno 2012

Cassazione: La Marijuana si può coltivare in giardino

Da oggi chi possiede una piantina di cannabis sul terrazzo di casa non avrà problemi con la legge. Lo ha stabilito la Cassazione secondo la quale la coltivazione di una sola pianta di marijuana “non è idonea a porre in pericolo il bene della salute pubblica o della sicurezza pubblica”. Il pronunciamento della Suprema Corte è arrivato in seguito al ricorso del procuratore generale della Corte di Appello di Catanzaro che aveva protestato per l’assoluzione di un ragazzo di 23 anni sorpreso con una piantina di Maria sul balcone della sua abitazione a Scalea (Cosenza).

26 maggio 2012

Pisa: provocazioni forzanoviste alla street parade Canapisa

In una fase politica come la attuale, dove la strategia della tensione si affianca e si sovrappone ad azioni dinamitarde, tentando di gettare ombre su ogni azione consapevole e sui movimenti di opposizione sociale, si affacciano sulla scena sedicenti gruppi politici neo-fascisti apertamente xenofobi, omofobi, negazionisti, iper-patriottici, cattolici integralisti, antisemiti, ed avversi a qualsiasi differenza culturale, sessuale e politica, intolleranti a qualsivoglia forma di dialogo. In quattro parole: Forza Nuova e Casa Pound alzano la testa e si presentano, come sempre scortati da plotoni di poliziotti e carabinieri a loro difesa, proponendo i propri "modelli” politico economici vincenti, presentandosi, forti del disorientamento che regna a “sinistra”, come forze “anti-sistema”.

21 marzo 2012

Per Il capo del Dipartimento Antidroga Serpelloni, niente patente per chi fa uso di cannabis

Svolta proibizionista in Italia? Il capo del dipartimento antidroga che fa riferimento alla presidenza del Consiglio, Giovani Serpelloni, è convinto che usare la cannabis danneggi in modo permanente il cervello. Per combattere questo potenziale pericolo, sarebbe opportuno ritirare la patente di guida a chi fuma o ha fumato l’erba, a prescindere dallo stato nel quale si trova al momento in cui guida. Nemmeno Giovanardi, a memoria d’uomo, era arrivato a tanto, ma purtroppo questa sarebbe l’intenzione di Serpelloni, punire con il ritiro della patente qualsiasi persone che risulti positivo all’utilizzo della cannabis, presente o passata.

23 novembre 2011

Nardò: Condanna a sei anni e tre mesi di reclusione per 4 piantine di marijuana

Era stato denunciato nell'estate di due anni fa ed ora dopo il processo presso il Tribunale di Nardò è stato condannato dal giudice Giuseppe Biondi alla pena di sei anni e tre mesi di reclusione ed al pagamento di una multa di 30mila euro. Non solo: non potrà più aver accesso ai pubblici uffici.
Claudio Bonsegna, 49 enne di Nardò, venne sorpreso dagli agenti del Commissariato di Nardò a coltivare quattro grosse piante di marijuana presso la sua abitazione sita in Porto Selvaggio.
Al blitz dei poliziotti le piante risultarono già sradicate e pronte per l'essicazione, così il 49enne venne denunciato per detenzione di sostanze stupefacenti.
Nel corso degli accertamenti tecnici sulle piante in questione, venne stato rilevato che se ne sarebbero potute ricavare 200 dosi medie di marijuana.
Il processo a carico di Bonsegna ha messo in evidenza lla recidiva specifica nel reato ed il comportamento doloso.


Per ‎4 piante di marijuana 6 anni e 4 mesi di galera! Per l'omicidio di Federico Aldrovandi i 4 poliziotti furono condannati a 3 anni e 6 mesi...... Per la giustizia italiana una canna vale più di una vita umana......

28 giugno 2011

La Cassazione: “Lecito coltivare una piantina di marjuana". E' ora di piantarla

Una sola pianta di canapa indiana «non è idonea a porre in pericolo il bene della salute pubblica o della sicurezza pubblica». Logico, elementare, lo pensano un po' tutte le persone sensate e la pensa così la Suprema Corte. La Quarta sezione penale ha bocciato il ricorso della Procura di Catanzaro che chiedeva la condanna di Giuseppe M. per avere coltivato sul balcone di casa una piantina di canapa sativa.
“La Corte di Cassazione con una sentenza storica ha stabilito che coltivare sul balcone di casa un piantina di Marijuana non è reato. Si tratta di una ottima sentenza in quanto riconosce – finalmente - che tale attività non è offensiva per nessuno e che quindi chi coltiva una pianta non è punibile" - dichiara Paolo Ferrero segretario nazionale del Prc - "Finalmente la follia repressiva della legge Fini- Giovanardi viene messa in discussione, applicando correttamente la Costituzione e quindi garantendo la libertà dei cittadini di compiere atti non dannosi per se o per gli altri. Questa sentenza sula legittimità della coltivazione di una pianta, apre anche la strada ad una positiva lotta al grande traffico di marijuana, notoriamente controllato dalle mafie. Così come apre un varco ad una netta separazione tra le diverse droghe, in quanto proprio il comune spaccio illegale determina una “contiguità” tra droghe pesanti e droghe leggere. Grazie quindi alla Cassazione – immagino anche a nome di qualche milione di italiani e di italiane - per questa sentenza di civiltà” conclude Ferrero.

25 maggio 2011

Pisa: La questura vieta Canapisa 2011

Canapisa, edizione 2011 non si farà. E’ questa la decisione che sarà resa ufficiale  con un’ordinanza della Questura.  L’ennesimo incontro del Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico. Comitato che, dopo le tante riunioni, ha optato alla fine per il no. Così, dopo mille polemiche, rinvii e persino l’intervento del sottosegretario Carlo Giovanardi, che ha chiesto al sindaco Marco Filippeschi di bloccare la manifestazione antiproibizionista, Canapisa sarà vietata. Oggi il questore di Pisa, Raffaele Micillo, su indicazione dello stesso Comitato, firmerà il documento ufficiale. Alla base del diniego, il mancato accordo sul percorso che il corteo avrebbe dovuto tenere questo sabato.
Ma l'Osservatorio Antiproibizionista-Canapisa crew, organizzatore della street parade non ci sta e rilancia la richiesta presentata da più di un mese e mezzo agli organi preposti di poter svolgere il corteo seguendo il percorso fatto lo scorso anno.
"Riteniamo inaccettabili - spiegano dall'Osservatorio antiproibizionista - le proposte di percorso e di conclusione della manifestazione ad oggi fatte dalla Questura: la prima vedrebbe la fine su un rotonda sulla via Emilia, la seconda davanti al parcheggio del Palazzo dei Congressi. Si tratta come è facilmente intuibile per chiunque di opzioni che non garantiscono la sicurezza dei manifestanti, visto che si chiudono su una strada e non in una piazza e che non garantiscono quel rapido deflusso dei manifestanti a fine corteo, auspicato dalla Questura. E poi chi ha mai visto un corteo che non si conclude in una piazza, ma su una rotonda? Sono non-soluzioni che rischiano di creare solo tensioni".
Non è però solo questo il punto critico avanzato dagli organizzatori: "La Questura che gli anni scorsi era stata molto ragionevole nel concordare la gestione della manifestazione, quest'anno, proprio in seguito alla stretta di Giovanardi, ha annunciato una militarizzazione del corteo, nonostante Canapisa in undici anni sia stata sempre una manifestazione assolutamente pacifica. L'impressione è che si voglia creare il caso per impedirne lo svolgimento, e che anziché praticare la riduzione del danno qui il danno si voglia volutamente massimizzare per cancellare anche questo appuntamento nazionale, proseguendo quella campagna che Giovanardi da anni sta conducendo, spegnendo tutte gli appuntamenti antiproibizionisti che si svolgono in Italia".
L'Osservatorio antiproibizionista rivendica così il suo diritto a manifestare e manifestare in forma visibile nelle strade del centro città e soprattutto di poter chiudere l'iniziativa in una piazza: "Abbiamo presentato al Comune da più di un mese e mezzo la richiesta di occupazione di suolo pubblico, e tutte le autorizzazioni necessarie per San Paolo a Ripa d'Arno, ma ad oggi non abbiamo nessuna risposta".
E qui gli organizzatori chiamano direttamente in causa il sindaco e l'amministrazione comunale: "In un momento di evidente crisi del Governo, occorre che il comune di Pisa chiarisca da che parte sta: se è a favore delle politiche dell'esecutivo di Berlusconi e della legge Fini-Giovanardi oppure se dalla parte delle Costituzione, riconoscendo il diritto di manifestare non solo a parole ma nei fatti garantendo lo svolgimento e la conclusione di una manifestazione. Attendiamo una risposta".

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Il Comunicato del Prc di Pisa

L’anti-proibizionismo è cosa seria. Come lo è Canapisa, la manifestazione che da undici anni a fine maggio attraversa le vie del centro di Pisa. Chi scende in piazza lo fa su una piattaforma politica che merita rispetto e attenzione. Rivendica il diritto all’auto-determinazione, al consumo critico e consapevole, ed alla riduzione del danno in materia di droghe. E denuncia i gravi danni derivanti dalla criminalizzazione dell’uso di sostanze: dalla proliferazione dei mercati neri alla crescita delle mafie, dall’equiparazione nefasta e anti-scientifica tra droghe leggere e pesanti alla diffusione di nuovi pericolosi mix chimici per eludere i controlli, dal boom di ingressi (e di morti) in carcere per i tossicodipendenti alla diminuzione degli interventi di tipo sociale.
Questi effetti sono il risultato di normative ideologiche, repressive e criminogene come la legge Fini-Giovanardi che nel 2006 ha reintrodotto in Italia, caso praticamente unico in Europa, sanzioni penali per il consumo personale di sostanze, non importa di che natura, possedute anche in dosi minime. Il sottosegretario Giovanardi, non soddisfatto del fallimento della legge che porta il suo nome, ha deciso recentemente di intervenire sulle autorità cittadine per ostacolare il normale svolgimento di Canapisa. Evocando in modo strumentale alcuni recenti fatti di cronaca, il sottosegretario ha scritto al Sindaco, al Prefetto ed al Questore per sapere se avessero previsto «misure straordinarie di controllo dell’ordine pubblico, di contrasto del fenomeno dello spaccio delle sostanze stupefacenti, nonché per la verifica del rispetto del divieto di propaganda pubblicitaria previsto dal testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti».
L’effetto è stato quello voluto: mentre in Italia soffia un vento di liberatorio cambiamento, Pisa si allinea ancora una volta sulle posizioni repressive della destra. Il Comitato per la sicurezza, di cui fanno parte i tre destinatari della lettera, finora ha chiesto agli organizzatori di dirottare il percorso di Canapisa su vie periferiche e di concludere la manifestazione in luoghi inidonei a contenere migliaia di persone, minacciando controlli eccezionali anche sulla vendita di cibi e bevande. Comunque la si pensi in materia di sostanze, il diritto di manifestare e di esprimere liberamente il proprio pensiero costituisce un principio fondamentale per ogni democrazia, tutelato dalla Costituzione e dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani. Le autorità possono limitare le libertà dei cittadini solo per comprovati e gravi motivi di ordine pubblico, non certo in base ad un pregiudizio ideologico o in base ad una criminalizzazione preventiva di chi si suppone parteciperà ad una iniziativa.
Per queste ragioni chiediamo con forza al Comitato per la sicurezza di garantire il diritto di manifestare senza discriminazioni, e al Comune di Pisa di fare lealmente la propria parte. Spostare Canapisa dal centro della città, dove la manifestazione si è svolta normalmente per anni, rischia di costituire un inquietante precedente, oltre a produrre problemi di gestione e a minacciare alla fine proprio quella sicurezza che sta a cuore alle autorità.

Federico Oliveri
segretario cittadino
Rifondazione Comunista Pisa

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