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12 settembre 2013
Marino come Alemanno, sgomberato campo rom
3 maggio 2013
La Cassazione ferma le ruspe nei campi rom
Lo stato di crisi nella gestione delle minoranze etniche era iniziato 5 anni fa col governo Berlusconi e aveva dato il via a sgomberi e distruzione di case, contestati da Amnesty
14 febbraio 2013
Bologna, leghisti a caccia di zingari nei bagni dell'ospedale Maggiore
Squadristi della Lega in azione oggi all’ospedale Maggiore di Bologna. L’annunciata “ronda” del Carroccio contro «la situazione di assoluto degrado» in cui versano reparti e spazi del Maggiore è iniziata di buon mattino, intorno alle 6,30, e si è subito tradotta in una sconcertante e incivile caccia all’uomo per i corridoi dell’ospedale, condotta da un manipolo di militanti (una ventina) capitanati dal consigliere regionale Manes Bernardini.
8 novembre 2012
Giuliano (Na): La polizia spara al posto di blocco, ucciso un giovane rom
Sparatoria e un morto sull'Asse mediano, la strada di collegamento tra i comuni a nord di Napoli. L'uomo ucciso -Andrea Adzovic, nato ad Aversa, nomade di 21 anni, padre di tre figli - era a bordo di una Opel Kadett di colore grigio che, intorno alle 5 del mattino, non si è fermata all'alt ad un posto di blocco effettuato da una squadra di Polizia giudiziaria del compartimento di Polizia Stradale.
17 settembre 2012
Rom, senza pace e senza un tetto
In Italia, la segregazione dei rom continua, anche sotto il governo tecnico. La denuncia di Amnesty.
Sono passati dieci mesi dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato illegittima la cosiddetta “Emergenza nomadi” e il suo corolario di leggi d’emergenza che dal maggio 2008 hanno preso di mira i rom in tutta Italia. Ma fino a questo momento non si è visto un risarcimento o una qualche forma di riparazione. Amnesty International giovedì scorso ha presentato un nuovo rapporto, intitolato Ai margini: sgomberi forzati e segregazione dei Rom in Italia,. che mette in luce «il continuo e sistematico mancato rispetto dei diritti dei rom da parte delle autorità italiane» ed evidenzia anche le responsabilità dell’attuale esecutivo.
7 settembre 2012
La Corte Europea dei diritti umani condanna l’Italia per non aver perseguito il seviziatore di una ragazza rom
L’Italia è stata nuovamente condannata dalla Corte Europea dei diritti umani per trattamenti disumani e degradanti. Con decisione del 31 luglio scorso la Corte di Strasburgo ha stigmatizzato il comportamento delle autorità giudiziarie e investigative italiane che nulla a loro dire avrebbero fatto a seguito di una denuncia circostanziata di violenze e sevizie subite da una giovane ragazza di nazionalità bulgara.
14 giugno 2012
“Zingaropoli”: condannati Lega e PDL
“Emerge con chiarezza la valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione che ha l’effetto non solo di violare la dignità dei gruppi etnici sinti e rom, ma altresì di favorire un clima intimidatorio e ostile nei loro confronti”. Così si è espressa la Giudice del Tribunale di Milano, Dott.ssa Orietta Miccichè, dando ragione al Naga nella causa civile anti-discriminazione intentata nei confronti di Lega Nord e PDL per i manifesti affissi e le dichiarazioni fatte da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi durante la scorsa campagna elettorale per il sindaco di Milano, in cui si paventava il rischio che la città potesse diventare una “Zingaropoli” in caso di vittoria di Pisapia.
26 aprile 2012
A Pisa il Comune ricorda la festa della Liberazione, sgomberando i rom
Ieri pomeriggio un’ingente dispiegamento della Polizia Municipale si è recato sotto il Ponte delle Bocchette per intimare di allontanarsi da Pisa alle poche famiglie che lì hanno trovato riparo dopo lo sgombero dai Frati Bigi. Momenti di tensione con una signora che ha avuto un malore ed è stata condotta in ambulanza al Pronto Soccorso. Atteso nella giornata lo sgombero definitivo dell’area
24 marzo 2012
Giudice di pace di Milano: "Rom nato in Italia resti nel Cie"
Dejan Lazic è un rom nato in Italia ma per il giudice di pace di Milano deve restare nel Cie di via Corelli.
Si tratta di una decisione opposta a quella presa ieri a Modena dove erano stati liberati due fratelli bosniaci perchè nati nel nostro paese.
20 marzo 2012
L'Onu bacchetta Roma per gli sgomberi delle comunità rom
L'Onu richiama l'Italia in tema di sgomberi ai danni delle comunità rom. Lo ha deciso il Comitato per l'eliminazione della discriminazione razziale delle Nazioni unite (Cerd), con un rapporto per segnalare le "violazioni da parte delle autorità italiane nazionali e locali del diritto all'alloggio nelle procedure di sgombero che hanno coinvolto le famiglie rom".
1 febbraio 2012
Testimonianze: Lamezia Terme…Terra di ingiustizie
Laura ci racconta un episodio accaduto a Lamezia che ha avuto come protagonisti due rom e due poliziotti.
Nel tardo pomeriggio due poliziotti fermano padre e figlio mentre aspettano davanti ad un cancello, i loro vestiti sono sporcati da una giornata di duro lavoro. Stanno parlando tranquilli, senza dare fastidio a nessuno. Eppure questa pattuglia si accosta e li ferma.
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Testimonianza: A Latina 30 rom "estradati" per aver denunciato il racket
Caro Osservatorio,
vi scrivo per segnalarvi una situazione esecrabile che si sta verificando nel comune di Latina. Stamane, circa 30 Rom sono stati "volontariamente" estradati dopo aver portato alla luce un racket sulle baracche ed i
container (gestito da una famiglia Rom in legame con la malavita locale) del campo Rom "Al Karama", situato subito fuori dalla città.
11 dicembre 2011
Torino, campo rom dato alle fiamme. Ecco il mostro della paura!
E se una ragazza sedicenne come tante di un quartiere di periferia della Torino del politically correct ha paura di confessare ai suoi di aver perso la verginità, e inventa una balla su uno stupro da parte di due Rom? E se i giornali e i media mainstream soffiano sul fuoco titolando giornali e servizi con espressioni razziste e xenofobe? E se tutto questo accade in un momento in cui in Italia il disagio sociale cresce a vista d’occhio e le condizioni di vita sono sempre peggiori, sempre più misere? Ecco che spunta il mostro.
Moltissimi sono i lati inquietanti di questa vicenda, perlopiù legati ad un fattore dirimente della nostra società moderna, la società della psicosi, del terrore di massa, della paura. E infatti è proprio la paura come forma di dominio che si manifesta in maniera terribile e schizzofrenica nella giornata di ieri, in cui un corteo di solidarietà contro uno stupro di trasforma in una caccia alle streghe, con tanto di fiamme; un centinaio di persone danno assalto al campo Rom da cui si presumeva venissero gli (inesistenti) aggressori. Tutto ciò accade proprio mentre la ragazza confessa di aver detto una menzogna.
Paura. Paura di autodeterminarsi liberamente senza dover pensare a come la famiglia o l’ambiente sociale in cui si vive reagirà. Paura dello straniero perché è diverso, è mostruoso, è demoniaco, nelle migliori narrazioni del capro espiatorio. Ed è proprio di questo che parliamo quando intendiamo la paura come forma di dominio, il capro espiatorio su cui scaricare le proprie rabbie, le proprie frustrazioni, il proprio disagio, evitando così di andare ad indagare su quali siano le cause di ciò, evitando così di scoprire che la colpa è di chi ci sfrutta ogni giorno e di chi ogni giorno stimola questo meccanismo. Quale migliore esempio dell’exploit del giornale 'La Stampa' che titola la vicenda sul quotidiano di ieri così: 'Mette in fuga i due rom che violentano sua sorella'. A parte il fatto che la notizia fosse inesatta anche nella narrazione del primo momento, ma in più è evidente come senza prove, senza sicurezze vengono subito individuati i colpevoli, e la caratteristica che viene sottolineata, che si fa motivo principale del titolo è che sono due rom. Oggi sul quotidiano on-line sono arrivate le scuse del giornale, ma ci chiediamo, se non fosse successo quello che è successo, se la ragazza non avesse smentito, se il campo rom non fosse andato a fuoco, i giornalisti della Stampa avrebbero comunque corretto il tiro? Abbiamo i nostri dubbi…
E’ proprio quel meccanismo alimentato dai partiti come la Lega Nord, dalle destre populiste e dai movimenti neofascisti, quel clima di paura generale, in cui i potenti possono continuare a fare i loro porci comodi e chi sta male, chi vive la miseria inizia una guerra tra poveri. E dentro un quartiere come Vallette, pieno di gente fantastica, ma pieno anche di un disagio viscerale che si compone in molti modi, ci vuole poco perché il mostro attecchisca, e si sfoghi in maniera barbara ed affamata.
30 marzo 2011
Reggio Calabria: privata dell’identità la detenuta rom deceduta al carcere di San Pietro
Spogliata della propria identità, etichettata come detenuta straniera e inserita, in maniera anonima, nelle statistiche dei decessi in carcere. Loredana Berlingeri era una cittadina italiana di cultura rom, che dopo aver vissuto per 44 anni con il pregiudizio riservato al suo gruppo è stata privata nella morte, delle sue origini, della sua storia e della cittadinanza italiana. Ma almeno davanti alla morte non dovremmo essere tutti uguali, cittadini liberi e detenuti, rom o meno? Se lo chiede la signora Giuliana, sorella di Loredana, che assieme all’Opera nomadi chiede che venga fatta chiarezza sulla morte della sorella avvenuta alla casa circondariale di via San Pietro, il 18 marzo.
“Non ci spieghiamo perché - afferma Giacomo Marino, presidente dell’associazione - tutti i media hanno dato la notizia della morte della signora Berlingeri come di una detenuta straniera. Se si è trattato un errore da parte degli organi della casa circondariale o come mai non si è provveduto a correggerlo? La categoria di detenuta straniera, è stata utilizzata con una connotazione tesa a spersonalizzare e annullare l’identità, in modo da evitare ogni possibile attenzione sulla persona. In questo modo la donna è diventata uno dei tanti casi di decesso, semplicemente un numero nella statistica”. Una rivendicazione che il presidente dell’Opera nomadi argomenta, “ogni detenuto che muore deve avere lo stesso rispetto che viene riservato ad una persona libera che muore, considerare i detenuti un numero e non come una persona porta a spersonalizzare anche l’approccio è una mancanza di rispetto”.
Ma quello sull’identità non è l’unico dubbio che accompagna questa vicenda: “Per questo caso bisogna chiamare in causa anche il diritto del detenuto ad essere curato adeguatamente. La signora Loredana - prosegue Marino - era affetta da una patologia grave che mal si conciliava con le condizioni di vita di un carcere sovraffollato. Non vogliamo entrare nel merito della pena, non sta a noi dare giudizi, ma il diritto alla salute che dovrebbe essere garantito ai detenuti? In carcere si dovrebbe scontare solo la pena a cui si è condannati e non un’altra aggiuntiva”.
E la sorella della signora Loredana conferma: “Mia sorella non stava bene, aveva avuto una paralisi facciale ed era seguita dai medici dell’ospedale “Riuniti”, avevamo chiesto più volte che scontasse la pena agli arresti domiciliari, ma non gli erano mai stati concessi” dice ripercorrendo i capitoli della storia della sorella condannata per furto, che ad agosto avrebbe scontato la sua condanna. “Sono andata a trovarla a colloquio qualche giorno prima e mi sembrava che stesse bene. Poi abbiamo saputo che mia sorella era morta tramite gli avvocati. Nessuno è venuto a spiegarmi cosa è successo e anche la richiesta di fare l’autopsia è stata negata. Io voglio sapere, qualcuno mi ha detto che due giorni prima mia sorella si è sentita male, se è vero perché non l’hanno portata in ospedale?”
“Di fronte a questo modo di gestire le cure di una detenuta malata - conclude Marino - chiediamo che la magistratura apra un’indagine sul caso per approfondire la vicenda”.
L’Opera Nomadi: stava male e non è stata portata in ospedale
Prima di morire è stata male ma il personale del carcere di Reggio Calabria non l’ha trasferita in ospedale. A denunciare la vicenda di Loredana Berlingieri, morta il 18 marzo scorso nel carcere di Reggio, è l’Opera Nomadi che chiede alla magistratura di aprire una inchiesta. “Loredana - afferma una nota dell’Opera Nomadi di Reggio Calabria - era affetta, ormai da tempo, da una grave cardiopatia tuttavia la sua condizione di salute era stata considerata compatibile con la situazione carceraria.
Da quanto riferiscono i familiari il 16 marzo Loredana si era sentita male, ma non è stata trasferita in ospedale dove poteva essere curata adeguatamente. Il tragico epilogo della morte ci fa capire che la sua condizione di salute non era compatibile con la condizione carceraria, soprattutto con la situazione carceraria che presenta oggi il carcere di San Pietro”.
“Lo stesso segretario aggiunto - prosegue la nota - del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, Giovanni Battista Durante, nel comunicato del 18 marzo lo ammette dicendo che molti detenuti soffrono di patologie che nel carcere non possono essere curate per carenza di mezzi e strutture adeguate. Spesso mancano le risorse economiche e le figure professionali adeguate. Di fronte a questo modo di gestire le cure di una detenuta gravemente ammalata, che si è concluso con la morte della stessa, l’Opera Nomadi e i familiari chiedono alla magistratura che si apra una indagine sul caso”. L’opera nomadi, inoltre, lamenta che sia stata data notizia della morte di una donna straniera quando invece non “vi è alcun dubbio della cittadinanza italiana di Loredana Berlingieri. La categoria di "detenuta straniera", in questo caso come in altri, è stata utilizzata con una connotazione tesa a spersonalizzare ed ad annullare l’identità, in modo da evitare ogni possibile attenzione sulla persona”.
fonte: Gazzetta del Sud
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11 febbraio 2011
Firenze: Arrestati giovani rom perché usavano corrente in una casa occupata
Questa mattina i Carabinieri della compagnia Scandicci (Firenze), hanno arrestato otto uomini romeni di origine rom, tra i 23 e 41 anni, in via dei Ciliegi, a Scandicci, dove avevano occupato, con le loro famiglie, una casa abbandonata. Motivo dell’arresto sarebbe l’allacciamento abusivo a una cabina elettrica dell’Enel, al fine di riscaldare con alcune stufe elettriche i propri cari, tra cui donne, minori, malati e una bambina paralitica di due anni, per un totale di circa 20 occupanti.
Attualmente gli 8 Rom, secondo fonti delle forze dell’ordine, sono in custodia presso la caserma dei Carabinieri di via Vivaldi a Scandicci, dove attenderanno fino a domattina, per poi essere trasferiti al Tribunale di Firenze, dove saranno processati per direttissima. Donne e minori si sono invece messi in fuga.
“Ci appelliamo alla magistratura – hanno detto Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, organizzazione per i diritti umani – affinché gli otto Rom siano assolti e subito scarcerati. Le estreme condizioni di indigenza e abbandono istituzionale in cui versano le loro famiglie – spiegano – li hanno costretti a un riparo di fortuna per poter garantire la sopravvivenza a donne e bambini da freddo e intemperie; questo giustifica il loro comportamento, e di fatto li pone in una condizione di non colpevolezza di fronte alla legge".
Il Gruppo EveryOne ricorda anche una recente sentenza del Tribunale di Verona, che, accogliendo l’orientamento della Cassazione, ha riconosciuto l’esistenza dello stato di necessità nei confronti di una famiglia di migranti che nel 2006 aveva occupato abusivamente a Verona un appartamento, collocando il «diritto all’abitazione» tra i «beni primari collegati alla personalità», come previsto dall’articolo 2 della nostra Costituzione”.
Attualmente gli 8 Rom, secondo fonti delle forze dell’ordine, sono in custodia presso la caserma dei Carabinieri di via Vivaldi a Scandicci, dove attenderanno fino a domattina, per poi essere trasferiti al Tribunale di Firenze, dove saranno processati per direttissima. Donne e minori si sono invece messi in fuga.
“Ci appelliamo alla magistratura – hanno detto Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, organizzazione per i diritti umani – affinché gli otto Rom siano assolti e subito scarcerati. Le estreme condizioni di indigenza e abbandono istituzionale in cui versano le loro famiglie – spiegano – li hanno costretti a un riparo di fortuna per poter garantire la sopravvivenza a donne e bambini da freddo e intemperie; questo giustifica il loro comportamento, e di fatto li pone in una condizione di non colpevolezza di fronte alla legge".
Il Gruppo EveryOne ricorda anche una recente sentenza del Tribunale di Verona, che, accogliendo l’orientamento della Cassazione, ha riconosciuto l’esistenza dello stato di necessità nei confronti di una famiglia di migranti che nel 2006 aveva occupato abusivamente a Verona un appartamento, collocando il «diritto all’abitazione» tra i «beni primari collegati alla personalità», come previsto dall’articolo 2 della nostra Costituzione”.
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