"Siamo più di 20mila". Lo dicono gli organizzatori del corteo anti G8. Alla partenza del corteo provocazione fascista, un gruppo di ragazzi di destra ha tentato di infiltrarsi nel corteo contro il G8 ma sono stati riconosciuti dagli stessi manifestanti che li hanno allontanati e rincorsi. L'episodio, al quale sono seguiti momenti di tensione, è accaduto all'altezza di piazza Vittorio al passaggio del corteo. Alcuni agenti in borghese hanno bloccato il gruppo di ragazzi di destra: alcuni sono stati fatti entrare in una macchina che è stata poi circondata e inseguita dai manifestanti. Un ragazzo di destra, rimasto fuori dall'auto, ha rischiato il linciaggio ma è stato poi raggiunto e messo in salvo dai poliziotti che lo hanno caricato su un'auto fatta poi bersaglio di un lancio di oggetti. "La provocazione c'è stata, tre persone hanno tirato delle bottiglie sul corteo e non erano certo dei manifestanti". Lo ha detto Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani, uno degli organizzatori del corteo. Cinque ragazzi della rete 'Rash', gruppo antifascista europeo, sono stati fermati dalla polizia dopo i brevi disordini scoppiati in via Buonarroti pochi minuti fa, nel corso del Corteo contro il G8 di Roma. 30 maggio 2009
Roma: Corteo anti G8 più di 20 mila in corteo, momenti di tensione per una provocazione fascista. Fermati 5 compagni
"Siamo più di 20mila". Lo dicono gli organizzatori del corteo anti G8. Alla partenza del corteo provocazione fascista, un gruppo di ragazzi di destra ha tentato di infiltrarsi nel corteo contro il G8 ma sono stati riconosciuti dagli stessi manifestanti che li hanno allontanati e rincorsi. L'episodio, al quale sono seguiti momenti di tensione, è accaduto all'altezza di piazza Vittorio al passaggio del corteo. Alcuni agenti in borghese hanno bloccato il gruppo di ragazzi di destra: alcuni sono stati fatti entrare in una macchina che è stata poi circondata e inseguita dai manifestanti. Un ragazzo di destra, rimasto fuori dall'auto, ha rischiato il linciaggio ma è stato poi raggiunto e messo in salvo dai poliziotti che lo hanno caricato su un'auto fatta poi bersaglio di un lancio di oggetti. "La provocazione c'è stata, tre persone hanno tirato delle bottiglie sul corteo e non erano certo dei manifestanti". Lo ha detto Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani, uno degli organizzatori del corteo. Cinque ragazzi della rete 'Rash', gruppo antifascista europeo, sono stati fermati dalla polizia dopo i brevi disordini scoppiati in via Buonarroti pochi minuti fa, nel corso del Corteo contro il G8 di Roma. Roma: Al via il G8 su sicurezza e immigrazione: azioni simboliche in città, 5 fermati. Oggi corteo nazionale
Aperti i lavori il G8 su immigrazione e sicurezza, in una Roma blindata che vedrà domani, in occasione del corteo, dislocati quasi 6mila forze dell'ordine. Un G8 degli Interni che la Rete No G8 vuol contestare, e che ha visto già nei giorni scorsi un primo momento di lancio del corteo nazionale indetto per oggi. Giovedi è stata occupata la sede dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, mentre ieri invece blitz e azioni dislocate in vari punti della capitale con una sortita nella sede dell'anagrafe, poi azione alla Marina Militare, infine comparsata di San Papier nella basilica di Santa Maria Maggiore, all'Esquilino, quartiere multietnico di Roma. Muniti di striscioni e vernici i No G8 hanno quindi proseguito anche quest'oggi la contestazione del G8 su immigrazione e sicurezza. Ingine c'è stato un presidio dinnanzi al Cie di Ponte Galeria, luogo nel quale alcune settimane fa si è suicidata una migrante. Intanto nelle azioni di ieri mattina sono stati fermati e denunciati per manifestazione non autorizzata 5 attivisti, 1 italiano e 4 migranti. Oggi il corteo contro G8, razzismo e deriva securitaria. Il concentramento è fissato alle ore 15 nel centro città, la manifestazione partirà da Porta Maggiore e si concluderà in piazza Navona.29 maggio 2009
La Lega Nord non si può contestare?
Mentre si avvicinano le elezioni europee, e prendono il via scelbi comizi e iniziative dei partiti politici, è possibile constatare come le autorità tentino, parallelamente, di ridurre lo spazio per il dissenso e la contestazione. La Lega Nord, partito di governo coaudiatore delle politiche razziste dell'esecutivo del presidente del consiglio Berlusconi, è indubbiamente la forza politica che, a ragione, è presa di mira dalle aree di movimento, visto il suo ruolo non secondario nell'implementazione delle politiche migratorie e securitarie, dal pacchetto sicurezza ai respingimenti in mare. I fatti di Torino e Bologna, e i loro strascichi, sono 2 esempi di ciò.28 maggio 2009
Testimonianze: A Verona repressione è civiltà
Mercoledì 27 maggio, a Verona, piazza dei Signori, verso mezzanotte sono arrivate diverse pattuglie della polizia locale. Comandati dal vice capo dei vigili Sgrella si sono imposti per fare rispettare l’ordinanza del sindaco che vieta di suonare strumenti musicali dopo le ore 22. Come ogni mercoledì, in piazza dei Signori, stasera c’erano moltissimi giovani, che si ritrovano liberamente per parlare, suonare, vivere la piazza cittadina fuori dal contesto commerciale, dei bar, dei locali.I vigili hanno dapprima dato una multa (di 100 euro) ad un ragazzo che suonava uno strumento a percussione. La protesta si è accesa subito, un cumulo di ragazzi circondava le pattuglie chiedendo spiegazioni, protestando, ironicamente facendo bolle di sapone vicino alle macchine della polizia locale. Immediatamente è nata una colletta spontanea tra le persone presenti, che ha coperto quasi subito l’intero ammontare della multa. Da notare che in piazza, stasera, era presente lo stato maggiore della polizia, con vicequestore, vice capo della digos, un numero imprecisato di vigili e di poliziotti, che riprendevano e monitoravano la situazione. La polizia si è fermata in piazza presidiandola per un lungo lasso di tempo, con l’evidente intenzione di scoraggiare il ritrovo. Vedendo che la gente non se ne andava, il vice comandante della polizia locale , tale Sgrella, è penetrato, seguito da almeno 10 vigili, tra le persone chiedendo le generalità ad un ragazzo che suonava una chitarra. Con toni provocatori e mettendo per primo le mani addosso, spingendo e trattenendo. Ha acceso da solo una piccola colluttazione coi presenti, che, vedendo la situazione degenerare, hanno unicamente alzato la voce frapponendosi alla prepotenza di Sgrella. Immediatamente sono arrivate in piazza almeno tre jeep della polizia, DALLE QUALI SONO SCESI, CASCHI IN TESTA E MANGANELLI IN MANO i poliziotti formando un cordone di fronte alla gente presente. Da notare ancora che l’arrivo dei poliziotti è stato fin troppo tempestivo e brevemente deciso. Immediatamente hanno circondato la gente che protestava e hanno portato via,con la forza due ragazzi: Gigi e Jack, menando le mani, calciando e spintonando chiunque si frapponesse, anche solo per chiedere spiegazioni. La digos, fino ad allora fintamente disposta al dialogo, ha dato manforte operativa (con mano pesante) al sequestro dei due ragazzi. Abbiamo visto una scena allucinante: due ragazzi, per il solo fatto di chiedere spiegazioni e protestare per l’incursione della polizia in una piazza dove il reato più grave è stato suonare una chitarra, sono stati pestati e portati via di peso dalle forze dell’ordine al gran completo. Abbiamo visto ufficiali della polizia locale, della digos, della polizia, menare le mani e trascinare a forza due ragazzi nelle volanti. Alle proteste, alle grida di contrarietà, ci siamo visti rispondere con insulti e spintoni. Il fatto più grave è che la violenza è cominciata dal vice comandante della polizia locale, Sgrella, che per primo ha acceso la zuffa insultando e picchiando, e che la polizia, in assetto anti sommossa, è arrivata nel giro di secondi (non di minuti) dall’inizio della zuffa. A tutti è sembrato chiaro l’intento e il fine: accrescere la tensione per intervenire con la forza, con il manganello, per “dare una lezione”, per far capire il clima: chi suona la chitarra dopo le 22 deve prendere mazzate. Bisogna aver paura di trovarsi in piazza lontano da un bar, dove la socialità si sviluppa spontanea. Chi alza la cresta anche in nome di una cosa innocente e meravigliosa, come vivere una piazza, prenderà manganellate. Immediatamente, promosso dalle ragazze e dai ragazzi presenti, è nato un corteo spontaneo e non autorizzato verso la questura, per chiedere il rilascio immediato di Jack e Gigi. La gente si è mossa lungo il centro storico gridando “ Verona città libera, liberi tutti subito” fino ad arrivare alla questura, dove i ragazzi hanno protestato, bussando vivacemente al cancello della questura. Epilogo: dopo che la digos si è frapposta intavolando una falsa e ipocrita discussione, i due ragazzi sono stati rilasciati, con la denuncia di: resistenza a pubblico ufficiale, con aggravante, e rifiuto di fornire i documenti, sempre con aggravante. A noi sembra chiaro che in questa città ci sia un’emergenza democratica: al suono di una chitarra non si può reagire a manganellate. Alla voce dei ragazzi che vogliono vivere la città in modo libero e sano, non può rispondere un divieto, un’ordinanza restrittiva. Al dissenso per un comportamento becero, come è stato quello delle forze dell’ordine stanotte, non possono seguire botte e denunce a raffica. Quello che faremo, io e tutti quelli che in piazza Dante vedono uno spazio libero, sarà di continuare a ritrovarci il mercoledì, come sempre, per vivere la piazza della città, e di frapporci con ogni metodo all’oppressione, alle ordinanze folli, alle manganellate della polizia, alla ipocrita retorica della sicurezza sponsorizzata dal sindaco Tosi, alle denunce, alle minacce, alle multe stratatosferiche, al clima autodistruttivo per cui ogni dissenso va cancellato.Tutto ciò che è stato detto è documentato tramite filmati, testimonianze e, stanotte, tramite un referto medico di uno dei fermati.
Un gnàro, butèl, tòso, sccèt, ragazzo di piazza Dante. Persona. Essere umano.
Genova G8: al via l'appello per i manifestanti accusati di devastazione nel luglio 2001.
Una serie di eccezioni per difetto di notifica e subito il rinvio al 4 giugno prossimo. E' iniziato così, ieri mattina, il processo d'appello a 25 persone inseguite dal 2001 dalla paradossale accusa di devastazione e saccheggio, un reato inventato per colpire gli sciacalli che entrano in azione dopo i bombardamenti o dopo un terremoto e ripescato da chi dovette occuparsi dei fatti di Genova del 2001 per controbilanciare l'enormità dei massacri della Diaz e di Bolzaneto.I tempi si preannunciano brevissimi in un contesto di silenzio delle reti di movimento sulla specifica vicenda di 25 persone pescate dal mucchio dei 300mila aggrediti nei giorni del luglio. Ieri, a palazzo di giustizia, nella stessa aula che ha ascoltato le sentenze choc sulla Diaz e su Bolzaneto (assoluzioni o pene minime per gli esponenti delle forze dell'ordine) è stata pronunciata dal pm una relazione definita asettica, difficilmente interpretabile, dagli addetti ai lavori. Ma l'accusa insiste per affibbiare quanti più anni possibile a tutti i manifestanti. Le conclusioni delle difese potrebbero iniziare già dal 5 giugno nell'ambito di un calendario fitto in cui si cercherà riunire il processo anche per le posizioni ieri stralciate per difetti di notifica. Il silenzio del movimento rischia di svalutare le certezze fissate dalla sentenza che, se da un lato, è piuttosto pesante per i cosiddetti black bloc (qualcuno è stato condannato a 11 anni per un "semplice" danneggiamento"), dall'altro dice cose importanti. Ossia, spiega che la responsabilità degli scontri di via Tolemaide è tutta dei carabinieri. Infatti, gli imputati riferibili all'area delle tute bianche, che divennero disobbedienti quel 20 luglio, uscendo dal Carlini, sono scampati per questo alla condanna per devastazione, portando a casa solo reati e pene minori. E' stata loro riconosciuta la scriminante della reazione agli atti arbitrari del pubblico ufficiale. Coloro che scendevano da via Tolemaide subirono una serie lunghissima di illeciti da parte dei carabinieri: giornalisti che furono presi a calci, lacrimogeni sparati ad alzo zero, blindati in corsa a inseguire manifestanti sui marciapiedi, la carica immotivata a un corteo regolarmente autorizzato, l'uso di spranghe, camuffate da manganellate. Illeciti che il pm continua a minimizzare. «E sono restati tutti senza alcuna sanzione, neppure un'iscrizione di ignoti al registro degli indagati - osserva uno dei legali della difesa, Emanuele Tambuscio - e iltribunale aveva trasmesso gli atti alla procura per quattro testi, due ufficiali dei carabinieri e due dirigenti di polizia (quelli che hanno comandato le cariche) perché hanno detto il falso. Due anni dopo il fascicolo è fermo lì». Come sia possibile? Basta non fare nulla, per non aumentare il fastidio prodotto da una sentenza come quella pronunciata nel dicembre 2007. In un paese normale cadrebbero i ministri, qui non cade neanche un brigadiere.Sono stati cinque, ieri, gli imputati stralciati che dovranno comparire nelle prossime udienze. Nell'aula magna dove si è svolto il dibattimento presieduto da Maria Rosaria D'Angelo non era presente alcun imputato. Davanti ai giudici,solo i difensori degli imputati ed i legali delle parti civili. Gli imputati stralciati per difetto di notifica sono Duccio Bonecchi, Paolo Dammicco, Mauro Degl'Innocenti, Omid Tabar Firouzi e Francesco Toto: per i primi due l'udienza è fissata per il 13 luglio mentre per gli altri tre il 18 giugno. I giudici, dopo una camera di consiglio di oltre un'ora, hanno pure deciso la data che riguarda altri due imputati: il 4 giugno per Carlo Arculeo e Antonino Valguarnera. In questo caso a causa dell'assenza del loro difensore, Roberto Lamma del foro della Spezia che è malato. In primo grado le condanne erano state complessivamente di 108 anni per 24 imputati. L'unica assoluzione, per non aver commesso il fatto, aveva riguardato solo Nadia Sanna. I pm Anna Canepa e Andrea Canciani avevano invece chiesto 225 anni di carcere complessivi.Bologna. Si apre il festival delle culture antifasciste
Da venerdì 29 maggio a martedì 2 giugno, Bologna ospiterà il Festival delle culture antifasciste, presso il parco delle Caserme rosse, che si guadagnò il nome di «lager di Bologna» quando i nazisti vi rinchiusero migliaia di rastrellati in attesa di deportazione. Una cinque giorni di incontri, dibattiti, presentazioni, workshop, convegni, tavole rotonde, proiezioni, concerti e spettacoli teatrali per parlare di antifascismo ricollocandolo al centro di un dibattito che vuole parlare anche di uscita dalla crisi, dal razzismo istituzionale, dalla negazione di diritti e dal restringimento delle libertà che stiamo vivendo negli ultimi tempi.26 maggio 2009
Roma: Alemanno nega la sala del cinema L'Aquila anche per la proiezione del film sul G8 di Genova
«Torneremo a Roma, in piazza, dopo la campagna elettorale, per presentare il documentario sul G8 e sul Governo che il Comune di Roma ci aveva censurato». Un mese dopo, Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio alzano di nuovo la voce su un episodio che sembra caduto nel silenzio. Complice la distrazione diffusa, l'anestesia generale che addormenta ormai la politica in città. Il fatto, allora, lo ripetiamo. Lo scorso 22 aprile, a Roma, si è svolto un atto di censura. Autore: il Comune. Parte lesa: il regista Beppe Cremagnani e il giornalista Enrico Deaglio. Dinamica difficile da equivocare. Cremagnani e Deaglio dovevano proiettare il loro documentario "G8/2001: fare un golpe e farla franca" al Cinema L'Aquila, nel periferico quartiere del Pigneto, e partecipare (insieme al direttore de l'Unità, Concita De Gregorio) a un dibattito organizzato dal Pd. Tra gli invitati anche Massimo D'Alema. A poche ore dall'inizio, però, al cinema sono arrivate due e-mail. Una dal dipartimento periferie: «Si comunica che non si accorda l'approvazione». L'altra dal dipartimento cultura, a lamentela del «mancato contraddittorio». Proiezione saltata, sit-in di protesta. Fino alle scuse di Alemanno, in serata, consegnate ad una nota stampa. «Non ne sapevo niente, un errore tecnico dei dipartimenti. Scelta sbagliata». Da allora, però, denunciano Cremagnani e Deaglio, il silenzio. «Ci aspettavamo due righe dal sindaco. Se davvero si era sbagliato, allora avrebbe dovuto chiederci scusa», protesta Cremagnani. «Sono stati loro a negarci la sala, dovevano essere loro a metterla di nuovo a disposizione. Con un'autorizzazione scritta e non un comunicato stampa», incalza. «Dal punto di vista personale, il silenzio di Alemanno è un gesto maleducato. Dal punto di vista politico, è una cosa gravissima. Da un lato si vieta una manifestazione democratica come la nostra, dall'altro si concede il patrocinio a iniziative organizzate dal centro sociale CasaPound, che ancora oggi inneggia al fascismo», aggiunge. E conclude: «Tutto questo è la riprova, come dice il titolo di uno dei dvd che abbiamo realizzato, che si continua a governare con la paura». Anche il giornalista Enrico Deaglio non fa sconti. «Ci stiamo abituando a tutto, anche a una cosa inaudita come questa. È il segnale che il clima nel paese sta cambiando». Deaglio ricorda che le proiezioni del film-documentario si stanno susseguendo senza problemi e senza divieti in tutta Italia. L'ultima un paio di settimane fa, nella Milano di Letizia Moratti, organizzata in Camera del Lavoro dalla Cgil. «Problemi a Milano? Assolutamente no. E ci mancherebbe altro.Quello che ci è successo a Roma è senza precedenti». Deaglio ricorda il contenuto del docu-film. «Non è mica un film pornografico! Parla della gestione delle forze dell'ordine a Genova, durante il G8, ma anche in questi mesi del Governo Berlusconi: da Chianciano, a Vicenza, a Parma. Ci sono documenti inediti, interviste esclusive. Si trova senza problemi in libreria». E, alla fine, rilancia. «Dopo la campagna elettorale torneremo in città». L'idea è quella di una proiezione all'aperto, nella zona pedonale del Pigneto, a pochi passi dal cinema vietato. «Vogliamo mostrare questo film ai romani. Speriamo che questa volta non ci siano problemi».Cosenza: La Repressione colpisce l'onda. 5 avvisi di garanzia
Il 15 gennaio del 2009 una “mareggiata” ha travolto l’università della Calabria. Gli studenti insieme ad alcuni attivisti di movimento hanno ripreso la parola hanno deciso di manifestare la loro rabbia e la loro indignazione rispetto a quello che stava avvenendo dentro l’aula magna. Trecento tra studenti, ricercatori, docenti, precari e attivisti politici volevano contestare l’enorme teatrino mediatico messo in piedi dal magnifico, dalla sua corte accademica e dal solito carrozzone politico-istituzionale, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico presenziata dalla figura del capo dello stato, Giorgio Napolitano. Ribadiamo oggi quel che affermavamo già allora: non c’era nulla da inaugurare viste che era ed è tuttora in atto lo smantellamento dell’università e della ricerca libera, mirato di fatto ad impedire la formazione di coscienze critiche. Denunciamo ancora una volta i gravi fatti avvenuti quella mattina: lo stato di militarizzazione ingiustificato sotto il quale è stato posto l’intero ateneo; l’ aggressione messa in atto da parte delle forse dell’ordine presenti (polizia, carabinieri, guardia di finanza, corpo forestale dello stato, polizia provinciale, vigili urbani e guardie giurate; addirittura cecchini posti sui cubi) ai danni dei manifestanti che chiedevano di esprimere il proprio dissenso, negli stessi luoghi che frequentano quotidianamente. Suddetti luoghi, in assenza di ordinanza restrittiva, erano come ogni mattina accessibili e frequentati da tutti. La situazione si aggravò improvvisamente quando un primo gruppo studenti, percorrendo il ponte nel tentativo di esprimere il diffuso dissenso rispetto a ciò che stava succedendo, venne aggredito, bloccato e spinto indietro dalle forze dell’ordine, impedendo loro l’esercizio di due diritti sacrosanti, (libera circolazione e libero dissenso).Nel frattempo ad un secondo gruppo di studenti veniva impedito il passaggio sul ponte per raggiungere il luogo scelto per il sit-in, attraverso minacce ed intimidazioni.Ad oltre quattro mesi di distanza dai gravi fatti sopra citati è avvenuta una nuova puntata di questa incredibile commedia: gli organi di polizia e le istituzioni hanno nuovamente aggredito il movimento facendo pervenire cinque denunce ad altrettanti manifestanti. Le accuse che vengono mosse sono quelle di resistenza e aggressione a pubblico ufficiale, e radunata sediziosa. L’impianto accusatorio per chi ha vissuto quelle giornate è semplicemente ridicolo; oltre che per l’inesistenza dei reati contestati anche perché, ancora una volta, vengono utilizzati, a scopo repressivo, reati risalenti al periodo fascista, (regio decreto 18 del diciotto giugno 1931; 655 c.p. “radunata sediziosa”). Non è accettabile che la classe dirigente di un paese che si vuole fondando dall’antifascismo, utilizzi per conservare e riprodurre il potere metodi e leggi risalenti al ventennio.Scriviamo quanto è successo non per esprimere vittimismo. Sappiamo che il nostro agire politico produce conflitto sociale e perciò genera repressione; ma questo non ci spaventa. Scriviamo ciò per ristabilire la verità sui fatti, perché vogliamo essere noi e raccontare le nostre storie, e non altri. Tutto questo va inserito in un contesto nazionale fatto di criminalizzazione del dissenso, demonizzazione e ghettizzazione del diverso. Contesto a cui l’onda si è sempre opposta, contrapponendogli la volontà di produrre sapere libero e critico, indispensabile per il cambiamento. Ci appelliamo perciò alla mobilitazione ed alla solidarietà di tutti e tutte per lottare contro questo ennesimo tentativo di reprimere il dissenso di chi non ha paura di sognare.Roma: Alemanno nega la sala ad Emergency
Il Campidoglio dice no a Emergency. E nega l´utilizzo del cinema Aquila, di proprietà del Comune, per l´anteprima romana del docu-film Domani torno a casa, la guerra in Sudan e Afganistan raccontata da due piccoli ricoverati nei centri di Khartoum e Kabul. L´appuntamento era fissato per stasera nella sala del Pigneto: l´introduzione affidata ai registi Paolo Santolini e Fabio Lazzaretti, guest star Vauro Senesi, vignettista di Annozero e da sempre collaboratore dell´organizzazione umanitaria. Ma qualcosa non deve essere piaciuta ai funzionari incaricati di concedere l´autorizzazione. Fatto sta che martedì scorso, a una settimana dall´evento, è arrivato lo stop. Per salvare la proiezione Emergency ha dovuto traslocare: al Nuovo Sacher di Nanni Moretti. Sarà lo stesso padrone di casa a presentarla venerdì sera.Ufficialmente la richiesta non è stata accolta perché inviata in ritardo: a meno di 30 giorni dall´evento. «Ma a noi nessuno aveva mai parlato di una scadenza», protesta Maya Marchioni, di Emergency Roma. «Anzi, dai gestori della sala avevamo ricevuto conferma finché, martedì scorso, ci hanno chiamato per dirci che avevano avuto una riunione con il Comune e che dovevano cancellarci. "Se ne riparla in autunno", ci hanno liquidato. Non si è mai visto che ti tolgano una data senza fissarne un´altra». L´ennesima prova di un rapporto «non facile con l´amministrazione», denuncia il responsabile relazioni esterne, Nicola Tarantino. Condito di richieste di incontro con il sindaco cadute nel vuoto e di pagamenti di polizze per l´uso di spazi pubblici «come mai era accaduto prima. Noi siamo un´organizzazione umanitaria...».Forte il sospetto che dietro la proiezione negata ci sia dell´altro. Meglio, un altro: Vauro. «Che si arrivi al punto di boicottare un´iniziativa perché è coinvolta una persona, il sottoscritto, considerata pericolosa in quanto tale e non per quello che fa con Emergency, è un ulteriore segnale del degrado della tolleranza di alcuni nostri rappresentanti istituzionali». È amareggiato, Vauro: «Dovrebbero darmi l´aureola dell´uomo più censurato d´Italia? A me non piace né l´aureola né la censura. Avrei fatto un passo indietro e basta». A gettare acqua sul fuoco c´è l´assessore alla Cultura del Campidoglio, Umberto Croppi: «Già per il dvd di Deaglio su Genova il sindaco aveva smentito il funzionario che aveva negato lo spazio. Se mi avessero cercato gli avrei dato il via libera».24 maggio 2009
Roma: aggressione fascista contro al comunità bengalese
Ancora un'aggressione squadrista a Roma, stavolta ai danni della comunità bengalese in procinto di festeggiare il capodanno in un parco della capitale. Hanno colpito in una ventina, arrivati alle 2.15 di notte con spranghe e bastoni.Questa notte, intorno alle due del mattino, una ventina di fascisti armati di mazze e bastoni hanno compiuto in pieno stile squadrista una violenta aggressione contro 4 giovani della comunità del Bangladesh intenti a terminare l’allestimento degli spazi per il festeggiamento del capodanno Bangla concessi dal Municipio VI all'interno di Villa Gordiani. Un giovane è stato ferito ed ora è in ospedale; stand e gazebo completamente distrutti. La comunità bengalese e l'associazione Dhuumcatu ricordano in un comunicato che nei giorni precedenti, come comunità nazionale e associazione, avevano denunciato i ripetuti ostracismi da parte del Campidoglio e del Municipio VI atti ad impedire i festeggiamenti al parco di Centocelle (presso via Casilina).Alla fine Comune e Municipio VI hanno concesso di organizzare il capodanno a Villa Gordiani, luogo che era stato sempre rifiutato proprio perchè a rischio. Ed infatti, stanotte, l'attacco fascista. Il comunicato si conclude “ A chi volesse far passare il raid di questa notte come un'azione di un gruppetto di "bulli", rispondiamo che esso è di matrice razzista ed anche istituzionale”. 23 maggio 2009
Terremoto e ricostruzione: Una questione di manganelli
La militarizzazione imposta in Abruzzo - a più di un mese dal sisma - rischia di diventare il vero punto debole del governo. Percepita inizialmente come efficienza nel coordinamento dei soccorsi e poi come prevenzione dello sciacallaggio, ora è proprio la crescente militarizzazione a provocare reazioni di dissenso tra gli sfollati. E la preoccupazione aumenta con l’avvicinarsi del G8. Evento di cui si sa poco (gli interventi e le opere previste sono, ovviamente, coperte dal segreto) ma di cui, comunque, si temono gli effetti.La situazione è sempre più pesante sia a L’Aquila che nelle altre aree colpite dal sisma. Diversi quartieri e l’intero centro storico del capoluogo, insieme a quelli delle frazioni e dei comuni del circondario, sono stati dichiarati “zone rosse” in cui è impedito l’accesso agli stessi residenti. La notte scatta una sorta di coprifuoco in cui gli unici mezzi in movimento sono quelli di esercito e forze dell’ordine, mentre videocamere ed elicotteri attrezzati con visori notturni, tengono sotto controllo tutto ciò che si muove. Contemporaneamente, alle forze dell’ordine s’impartiscono ordini schizofrenici: si controllano gli scontrini ai venditori di porchetta ma non si vigila sullo smaltimento dei rifiuti, si cerca di impedire ai giornalisti di testimoniare le reali situazione di emergenza e contemporaneamente si abbassa l’attenzione sulla “conservazione” delle prove dei crolli “anomali”. Intanto, tra le decine di migliaia di sfollati ci si comincia a rendere conto che il primo mese è passato senza che nessun intervento sia stato realizzato per consentire almeno l’accesso nelle “zone rosse”: non solo non sono state rimosse le macerie o messi in sicurezza gli edifici pericolanti ma nelle abitazioni inagibili non sono stati nemmeno svuotati i frigoriferi, con rischi di possibili epidemie. Con i primi dubbi, si manifestano i malumori dovuti agli ultimi provvedimenti presi nelle tendopoli gestite dalla Protezione civile. Da una settimana, agli sfollati sono stati imposti braccialetti e tesserini di riconoscimento da esibire a ogni accesso. L’erogazione del servizio mensa ai terremotati degli accampamenti autogestiti è stata sospesa, come è successo a Paganica o Civita di Bagno.In una tendopoli de L’Aquila, il servizio è stato negato ai vigili del fuoco che protestavano per la fila eccessiva.Non si tratta di circolari ufficiali della Protezione civile. A decidere il giro di vite sono i singoli capi campo che a ogni avvicendamento reinterpretano i regolamenti in maniera più o meno rigida, fino al punto di sfiorare il libero arbitrio: in alcune tendopoli, come a Fossa, alcuni residenti sono costretti a ridiscutere il diritto a una tenda a ogni cambio del capo di turno, che impone un’applicazione burocratica delle direttive.In questo clima, molte associazioni di volontariato disertano i magazzini della Protezione civile, preferendo distribuire gli aiuti direttamente agli sfollati degli accampamenti spontanei. Gli abruzzesi stanno lentamente uscendo dal trauma emotivo causato dal terremoto e cominciano a rendersi conto della situazione in cui sono precipitati. Rimane la paura delle scosse che non si fermano ma aumenta la consapevolezza del futuro che li attende, e non ci stanno.Gli enti locali, esautorati di ogni potere reale, cominciano a reagire e tentano di rompere il muro di silenzio e di far sentire la loro voce critica.Nascono anche i comitati spontanei: prima quelli creati da gruppi di studenti, professionisti, insegnanti, artisti e associazioni culturali, sportive o di categoria, oraquelli nei singoli paesi o tendopoli. E la prima richiesta è quella dell’informazione.Sarà un caso, ma è stata interrotta da alcuni giorni la distribuzione gratuita dei principali quotidiani nelle tendopoli e le edicole aperte in tutto il territorio si contano sulle dita di una mano. Per ognuno di essi un solo comune denominatore: autorganizzarsi per rivendicare i diritti elementari di cittadinanza. Le rivendicazioni sono numerose: critica serrata al decreto del governo; rifiuto della militarizzazione del territorio; lotta allo smembramento dell’università e al trasferimento delle sedi istituzionali in altri territori; diritto dei cittadini a decidere i modi e i tempi della ricostruzione; ripresa dell’economia locale; garanzie contro le infiltrazioni della criminalità organizzata; difesa del territorio e dell’ambiente; recupero di monumenti, centri storici e opere d’arte. La progressiva sospensione dello Stato di diritto ha creato numerosi problemi alla società civile.Ma quello che ora preoccupa il governo è che si verifichi una saldatura tra le rivendicazioni degli enti locali e quelle dei comitati spontanei. In questo quadro, i comportamenti muscolari della Protezione civile vengono letti anche come segnali di nervosismo.L'indulto funziona. Uno studio accurato dimostra il netto calo di detenuti recidivi
L'indulto funziona, ma nessuno ci crede. Il tasso di recidiva, dei detenuti ceh sono ricaduti nei reati, è sceso al 27 per cento contro il 68 per cento dell'epoca precedente: è il dato emerso al convegno di studi sulle politiche di prevenzione svoltosi al carcere "Due palazzi" di Padova organizzato dall'associazione Ristretti Orizzonti, che ha visto coinvolte oltre 600 persone tra operatori, studiosi e volontari del mondo carcerario. Un convegno che in alcuni momenti ha avuto come sottofondo il rumore della "battitura" delle celle fatto dai detenuti per protestare contro il sovraffollamento e che arrivava fino alla palestra del carcere. Lo scossone l'ha dato subito Giovanni Torrente - sociologo del diritto tra l'Università di Torino e quella della Val d'Aosta: "Tutti sono convinti che l'indulto sia stato un fallimento, ma lo studio dei tassi di recidiva dei 'liberati' ci dice l'esatto contrario: è scesa al 27 per cento, di contro al 68 per cento di quella pre-indulto". Il gruppo di studio di Torrente ha lavorato sui dati forniti dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), che costituiscono il maggior campionamento attualmente disponibile della sorte dei 44.944 detenuti che hanno beneficiato della misura voluta da Prodi. Il calo della recidiva. Dei 45mila "indultati" lo studio ha differenziato due campionamenti diversi per status giuridico censendo, nel primo caso, tutti i "rientri" di quelli che venivano direttamente dal carcere: 27.607. Il tasso medio di recidiva è stato di circa il 27 per cento, di contro alla stima media pre-indulto, che secondo studi dello stesso Dap, in un monitoraggio condotto in 7 anni, è di circa il 68 per cento. Un calo, dunque, di oltre il 50 per cento. Nel secondo gruppo analizzato "i beneficiari del provvedimento sono quelli che vengono dalle misure alternative, come la semilibertà o l'affidamento ai servizi sociali - spiega Torrente - e in questo caso la recidiva cala in misura ancora maggiore, crollando attorno al 18 per cento". Il dato si riferisce a un campione di 7.615 liberati, rispetto a una popolazione di riferimento di 17.387 unità. La recidiva aumenta con la carcerazione. E il paradosso è ancora più visibile se si guarda agli estremi della ricerca, perché per coloro che non avevano mai avuto esperienze carcerarie, l'indulto ha fatto crollare il tasso di recidiva a nemmeno il 12 per cento. In pratica nove su dieci che non erano mai andati dentro, una volta indultati non sono rientrati. "Non hanno fatto in tempo a 'carcerizzarsi', incastrandosi in quelle dinamiche tipiche del carcere che in genere portano a introiettare comportamenti devianti e a perdere il contatto con le logiche del mondo libero". Per chi invece non riesce a "rompere il proprio percorso criminale", le probabilità di commettere di nuovo reato sono alte. "Tra quelli che avevano 11 e oltre esperienze carcerarie alle spalle, uno su due sono rientrati dentro". Gli italiani, i peggiori. Rispetto alla media del 27 per cento gli stranieri hanno mostrato un tasso di recidiva minore, del 19,80 per cento. "E' un dato da prendere con le pinze, spiega il sociologo, perché la rilevazione degli stranieri è più complicata, ma ci dice molto sulla nostra tendenza a identificare lo straniero con il delinquente". Eppure nessuno ci crede. "Non deve sorprendere, spiega Torrente, perché c'è stata quella che in sociologia si chiama "costruzione del panico morale". Infatti, prima i media, poi i singoli politici e successivamente il mondo politico nel suo complesso "fino a includere molti degli stessi che l'avevano votato hanno continuamente gettato discredito sul provvedimento, fino al punto che è entrato nel senso comune l'idea che l'indulto sia stato un fallimento". All'uscita dal carcere, altoparlanti e striscioni degli agenti della polizia penitenziaria in agitazione sindacale per la "terza branda" facevano eco alla protesta interna: "Lo sa che cosa vuol dire mettere tre persone in otto metri quadri? E' una situazione disumana per loro e pericolosa per noi - si sfogano gli agenti di che presidiano il sit-in". Infatti, le celle del carcere veneto sono state pensate per una persona sola e al momento sono occupate da tre, creando una situazione invivibile per i detenuti e ingestibile per gli agenti. "E' una situazione pazzesca, in queste condizioni non possiamo garantire alcuna sicurezza né per loro né per noi, dovremmo essere 420 e siamo appena 300". Una situazione che è tornata pre-indulto, secondo le stime dei sindacati ancora 300 detenuti e la capienza massima di 43.000 unità arriverà a 63.000. Se non ci fosse stato l'indulto, oggi sarebbero stati più di 80.000.22 maggio 2009
Genova G8, processo bis ai Black bloc ma è subito rischio rinvio.
I maxi processi del G8 riprendono ufficialmente giovedì prossimo, 28maggio. In calendario c´è la prima udienza dell´appello per le 25 presunte Tute Nere che nel luglio 2001 «devastarono» e «saccheggiarono» la città diGenova. Ma una serie di errori nelle notifiche fatte ai protagonisti dellavicenda rischia di fare slittare il dibattimento al prossimo autunno.L´allungarsi dei tempi non avrà conseguenze sulla pena eventuale, perchéper questi reati non scatta la prescrizione. Esattamente il contrario diquello che accadrà per un secondo appello - atteso a breve ma non ancorafissato - quello per i soprusi e le violenze commesse nella caserma diBolzaneto. Il copione della prossima udienza è già scritto: alle 9 digiovedì, al presidente della II sezione della Corte d´Appello - MariaRosaria D´Angelo, con a fianco Paolo Gallizia - saranno resi noti idifetti nelle notifiche. Ci vorrà quasi un mese, prima di rimettere lecose a posto. A questo punto al giudice relatore, Massimo Cappello,resterebbero poche udienze prima della pausa estive. Troppo poche.Potrebbe essere un buon motivo per rinviare direttamente alla metà delprossimo settembre. A suo tempo il tribunale aveva accolto quasi perintero le tesi dell´accusa - sostenuta dai pm Andrea Canciani e AnnaCanepa - condannando 24 dei 25 imputati a pene che complessivamente hannolargamente superato il secolo di reclusione.Musica diversa si era invece ascoltata nel processo per i fatti diBolzaneto, con 15 condanne su 45 imputati, a meno di un terzo della penarichiesta dai pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati. Questoprocedimento, che deve ancora essere assegnato (i bene informatiscommettono nuovamente sulla sezione della D´Angelo), sarà preceduto daun´udienza per decidere del ricorso presentato dall´Avvocatura delloStato. Che non ha nessuna intenzione di liquidare i danni subiti da oltreduecento no-global finiti nell´inferno della caserma.21 maggio 2009
Treviso: I migranti protestano e il Questore minaccia la revoca dei permessi di soggiorno
Non è sufficiente il pacchetto sicurezza, un giro di vite senza precedenti sulla pelle dei migranti. Il 19 maggio a Roma si è riunita la Commissione Nazionale Asilo convocata per l’avvio del procedimento di revoca dello status di rifugiati contro i migranti che nelle scorse settimane hanno dato vita alle mobilitazioni nella metropoli milanese. L’esito del procedimento sarà reso noto tra circa un mese. A Treviso il Questore della città simbolo delle nefandezze della Lega Nord ha annunciato che contro i manifestanti che hanno preso parte al corteo dello scorso sabato 16 maggio verrà valutata l’ipotesi di revoca del permesso di sggiorno. La normativa sull’immigrazione, il razzismo, sono fatti di estrema attualità in questo paese, sotto i riflettori internazionali per la violazione delle leggi internazionali in materia di asilo, respingimenti, ma anche per un diffuso razzismo che, dentro la crisi e grazie alle tensioni tutte interne al corpo sociale, è diventato il cavallo di battaglia del Carroccio che si è fatto Stato.In ballo non c’è semplicemente la vita e la dignità dei migranti, ma la possibilità del dissenso, le libertà di noi tutti.Non a caso nel pacchetto sicurezza non sono contenute solo norme contro i migranti ma anche una serie di disposizioni che trasformano in questioni penali comportamenti diffusi di ribelione, di conflittualità, che parlano con arroganza ed una spietata lungimiranza ai possibili scenari di conflitto aperti dalla crisi. Non solo leggi ingiuste quindi, ma anche e soprattutto controllo sui corpi, sulle menti, minaccia, delazione diffusa, attacchi alle possibilità del dissenso. A Treviso il Questore ha notificato per il prossimo venerdì 22 maggio un invito a comparire ad uno dei migranti protagonista delle mobilitazioni dello scorso sabato. Altri 100 sono indagati.Padova: Preside chiede il permesso di soggiorno agli studenti maturanti
Circolare «anti- clandestini» nella scuola professionale Leonardo Da Vinci di Padova. La preside Anna Bottaro, la scorsa settimana, ha raggiunto con una comunicazione nelle classi tutti gli studenti stranieri extracomunitari di quinta superiore invitandoli a presentare entro il giorno seguente il permesso di soggiorno. «Prevediamo che la commissione per l’esame di Stato vi richieda il permesso di soggiorno quindi, vi invitiamo a consegnarlo entro domani», recitava la circolare che non poco scalpore ha suscitato. Lettera scritta dalla preside che riportava i nomi e i cognomi dei ragazzi stranieri che a giugno dovranno affrontare l’esame di maturità, nell’intestazione del documento c’erano i nominativi, che sono stati citati a voce alta nelle rispettive classi dai docenti mentre leggevano le direttive della preside. La circolare è stato spedito in via anonima dagli stessi insegnanti del Leonardo Da Vinci, sbigottiti per la decisione della preside, al sindacato Cobas scuola di Padova che oggi, in un incontro organizzato assieme all’associazione Razzismo Stop, rivelerà tutti i dettagli del caso che definiscono «un grave episodio di discriminazione e razzismo». Gli studenti stranieri hanno visto il loro nome e cognome scritto in bella vista sulla circolare e li hanno sentiti pronunciare a voce alta dai docenti durante le lezioni. Come se fossero dei «fuorilegge». «E se la preside avesse scoperto che non avevano il permesso di soggiorno, avrebbe denunciato gli studenti perché sono clandestini?», si interroga Carlo Salmaso, rappresentate provinciale dei Cobas scuola. L’allarme del sindacato e dell’associazione Razzismo Stop punta il dito su quella che potrebbe leggersi come un’azione da «preside-spia», in pieno clima del pacchetto sicurezza varato del governo, che introduce in Italia il reato di clandestinità. «Non ci sono norme che impongano la decisione che ha preso la dirigente scolastica dell’istituto professionale di Padova, ha agito di sua iniziativa - spiega Salmaso - . Inoltre, c’è una sentenza della Cassazione che fa da precedente, la corte si esprime a favore di una ragazza straniera che era stata esclusa dall’esame di Stato perché priva di permesso di soggiorno. In quel caso la sentenza ha messo in chiaro che il diritto allo studio prevale e non può essere negato anche in assenza di permesso di soggiorno». Solo l’altro ieri è esploso un caso simile a Genova, dove una preside di tre istituti professionali si è recata nelle aule e ha scritto alla lavagna nome e cognome dei possibili studenti clandestini, invitandoli a presentare i documenti in segreteria. «E’ allarmante questo accanimento contro gli stranieri conclude Salmaso - , siamo spaventati della piega che sta assumendo la situzione nelle scuole, per opera di certi presidi, sulla scia del decreto sicurezza ». La preside Anna Bottaro del Leonardo Da Vinci, istituto con alta frequenza di stranieri iscritti, che recentemente hanno partecipato anche ad un video per l’integrazione, rispedisce le accuse al mittente: «Avrò fatto trecento circolari per gli stranieri dall’inizio dell’anno - sbotta - e non vedo niente di anomalo, i ragazzi hanno portato il permesso di soggiorno a scuola e adesso è inserito nei loro fascicoli». Sarà, ma nomi e cognomi sono stati fatti, di studenti stranieri che in molti casi vedono come una conquista riuscire a studiare e completare gli studi con un diploma, di sicuro si sono sentiti pubblicamenti costretti a dimostrare la loro condizione sul territorio italiano per non rischiare di perdere il diritto a sostenere l’esame di maturità.Genova: Processo G8, il giudice trascina in aula gli agenti
Toccherà ai carabinieri o ai loro stessi colleghi andarli a prendere e trascinarli in tribunale? Una cosa è certa: i quattro testimoni - due funzionari di polizia e due agenti - saranno «accompagnati coattivamente» davanti a Marco Devoto, presidente della II sezione genovese. Da mesi sono convocati per contribuire a fare chiarezza in uno dei tanti processi per i falsi e le calunnie commesse dalle forze dell´ordine durante il G8. Ma una volta presentano un certificato medico, un´altra non danno notizie, un´altra ancora chissà. Ieri mattina il presidente ha perso la pazienza, anche perché conta di chiudere il dibattimento al termine della prossima udienza, il 17 giugno: funzionari e agenti verranno portati in aula di peso. Il procedimento vede imputati quattro agenti, che nel luglio 2001 - al termine della sanguinaria carica contro i pacifisti di piazza Manin - arrestarono due ragazzi spagnoli (difesi dagli avvocati Emanuele Tambuscio e Laura Tartarini) sostenendo che avevano prima lanciato una molotov e poi fatto resistenza. Accuse sbugiardate da un filmato e da numerose testimonianze.20 maggio 2009
Pacchetto sicurezza: 90 modifiche ai codici
A Pordenone, la Lega Nord fa chiudere l'ambulatorio per migranti
La durissima campagna stampa di questi giorni della Lega Nord contro l’ambulatorio medico gestito dalla Caritas in convenzione con l’azienda sanitaria territoriale di Pordenone e rivolto ad immigrati irregolari e rifugiati ha avuto oggi il primo risultato.L’azienda ospedaliera – l’ambulatorio ha sede presso l’ospedale – ha vergognosamente ceduto alle pressioni della Lega – che è al potere con il Pdl in regione Friuli Venezia Giulia – e deciso di chiudere l’ambulatorio attivo fin dal 2007 [di ambulatori di questo tipo sono regolarmente funzionanti sono una decina in regione].In realtà la questione diverrà definitiva in questi giorni appena si andrà a un chiarimento tra azienda territoriale – titolare della convenzione con la Caritas e recentemente rinnovata – e azienda ospedaliera. Ma gli esponenti locali della Lege, in primis, il sindaco di Azzano Decimo – il Gentilini locale – Enzo Bortolotti esultano. Ed in effetti gli argomenti usati dalla Lega sembrano aver fatto breccia tra i potentati sanitari pordenonensi. Il corto circuito di mobilitazione xenofoba e occupazione dei posti di governo e sottogoverno [come la direzione sanitaria], unito alla sudditanza culturale della gran parte del ceto politico friulano garantiscono alla Lega «vittorie» di questo tipo. I leghisti avevano minacciato ronde davanti alla struttura – una volta approvato definitivamente il pacchetto sicurezza al senato – e la denuncia alla polizia di tutti gli irregolari. Un modo per far fronte alla mancata norma sull’obbligo di denuncia da parte dei medici. «Abbiamo indetto un presidio alle ore 16 davanti all’ambulatorio – racconta Michele Negro, segretario provinciale di Rifondazione – per difendere il diritto alla salute e contro le barbarie. Proveremo ad entrare in direzione sanitaria».Bologna: Manganellate in piazza Verdi
Testimonianze: Lettera dal carcere di Macomer
Tanti saluti a voi, spero che la mia modesta lettera troverà tutti voi in buona salute.Vogliamo raccontare alla associazione gli abusi di potere contro i prigionieri islamici che si verificano al carcere di Macomer (Nuoro) – una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna. Però adesso i prigionieri di Guantanamo stanno meglio di noi che siamo chiusi in questo lager. Il 4 aprile 2009 sono stato trasferito, con il mio amico Ilhami Rachid, dal carcere di Carinola (Caserta). Quando siamo arrivati in questo carcere, sin dal momento in cui siamo scesi dal blindato, le guardie ci hanno trattato male! A noi, ancora con le manette ai polsi, hanno detto di prendere i nostri sacchi e altra roba. Ho detto alle guardie che con le manette non riuscivo a prendere tutto, in risposta mi hanno messo di forza il sacco sulle spalle trascinato in matricola attorniato da 6 guardie. Il mio amico Rachid si è fermato per chiedere alle guardie il perché di questo trattamento. La risposta è stata l’aggressione: hanno cominciato a picchiarlo con colpi di pugno sul collo e alla testa; non mi hanno permesso di aiutarlo: hanno trascinato anche lui in matricola con lo stesso nugolo di guardie. Nella perquisizione che ne è seguita loro non hanno rispettato il Corano. In Italia ho già girato sei carceri, mai ho visto un trattamento come questo. Dopo la perquisizione ci hanno portati nelle celle che si trovano in una sezione uguale al 41 bis: isolamento totale, porta blindata chiusa 24 ore su 24, non vediamo nessun’altro prigioniero, solo guardie; anche il cibo ce lo portano le guardie. Ogni volta che usciamo dalla cella veniamo perquisiti palpati, ognuno di noi, da due guardie. Anche i vestiti ce li danno contati, di libri ce ne danno soltanto 5. Al passeggio siamo divisi dagli altri, non possiamo andare con loro, andiamo all’aria solo con quelli della nostra sezione. In questa sezione-lager siamo in 25 prigionieri islamici di diversi paesi del nord Africa. L’8 aprile 2009 sono andato a parlare con il comandante, gli ho chiesto il perché di questo regime e del pestaggio contro Rachid. Lui mi ha detto: questo regime resta così fino a quando arriverà un cambiamento dal ministero! Questa storia è una bugia, perché non c’è nessun carcere in Italia in cui chiudono la blindata 24 ore su 24 ore ecc. Sul pestaggio di Rachid ha detto: “noi non abbiamo picchiato nessuno e quando picchiamo facciamo molto male”. (Questa la democrazia in Italia?).La posta che entra in questo carcere ti viene consegnata dopo 25 giorni!, in ogni altro carcere la ricevi non dopo 4 giorni! che è stata spedita. La tengono bloccata. Il giorno 4 aprile 2009 con i miei amici abbiamo cominciato lo sciopero della fame, lo porteremo avanti fino a quando non cambiano questo regime: o ci danno i nostri diritti o ci trasferiscono da questo lager. Il 2 maggio due amici che dovevano chiamare le loro famiglie sono stati provocati dalle guardie. A un nostro amico una guardia ha detto “voi siete di Al Qaeda e non conoscete le guardie sarde come picchiano” e altre parolacce. Lo stesso giorno un amico voleva passare il fornello ad un altro attraverso il lavorante, uno di noi, la guardia ha detto al lavorante di non farlo intimandogli di andare in cella. Mentre stava ancora parlando con la guardia, questa ha chiuso la blindata in faccia colpendogli il braccio. Abbiamo subito fatto una battitura di 25 minuti. Per tutto questo tempo e quando è arrivata la banda delle guardie hanno detto al nostro amico lavorante che la guardia non aveva visto il suo braccio. La mattina dopo quando è andato a parlare gli ha detto di voler fare una denuncia. Il comandante gli ha risposto: “Se tu fai una denuncia, io faccio una denuncia contro fi te e ti chiudo dal lavoro”. Per davvero ci troviamo davanti ad una banda di “criminali!”. Loro hanno trovato un’isola, nessuno sentirà dei loro abusi di potere, però noi non ci fermeremo mai di scrivere fino a quando tutto il mondo avrà sentito come trattano i prigionieri islamici in Sardegna! Alla spesa non portano il giornale per noi. Hanno la scusa pronta: il trasporto non arriva fino qui. Cari amici di Yairaiha, noi abbiamo bisogno del vostro aiuto per pubblicare la nostra storia sulla vostra rivista e vi chiediamo di intervenire per cancellare la nostra sofferenza come avete fatto a Catanzaro e Benevento perché noi siamo isolati dall’esterno, inoltre siamo stranieri. Grazie mille, a presto.Reggio Calabria: Strani ladri al Centro Sociale Cartella!
Ogni tanto si incontrano anche ladri buoni, ladri che dopo aver scassinato una casa si accorgono di essere entrati nell’abitazione di povera gente, e presi dai morsi della coscienza, se ne vanno senza toccare niente.Forse sono gli stessi ladri che hanno forzato la porta del c.s.o.a. Cartella per ben due volte in brevissimo tempo.O forse non erano ladri! Forse era qualcuno entrato per cercare armi e droga ed è rimasto deluso! O forse qualcuno che armi e droga le voleva nascondere!O forse era qualcuno che cercava spranghe da portare al G8 all’Aquila, città martoriata che ha bisogno di solidarietà reale e concreta, non di iniziative strumentali e offensive come appunto questo G8!O forse qualcuno che cercava molotov, custodite in attesa dell’apertura dei cantieri per la realizzazione del ponte sullo Stretto o del rigassificatore a Gioia Tauro: quelli sì assolutamente devastanti per i nostri territori! O magari son venuti a nasconderle, quelle molotov!Chi sia stato e cosa cercasse non lo sappiamo, lo possiamo soltanto immaginare!Quello che sappiamo è che il Cartella non ha niente da nascondere dietro una porta chiusa: tutto quello che fa, tutte le sue attività si sono sempre svolte e continueranno a svolgersi alla luce del sole! Quello che sappiamo è che nessun tentativo di criminalizzazione potrà fermare i percorsi politici intrapresi di autogestione e di difesa del territorio!c.s.o.a. "A.Cartella"
via Quarnaro I, Gallico
89135 Reggio Calabria
19 maggio 2009
L'ONDA fa fallire il G8 delle università: 10.000 in piazza a Torino. La polizia carica, gli studenti resistono. 2 arresti
L'Onda Perfetta è l'onda migliore, quella da cavalcare che vale una vita per tutti i surfisti. Quella espressasi questa mattina a Torino è stata l'Onda migliore possibile. Ha dimostrato, a mesi di distanza dalla mobilitazione dell'autunno, di esserci e di essere. Ha respinto l'arroganza del G8 dei rettori, asserragliati al castello del Valentino, tentando di stanarli, provandoci, credendoci, con la determinazione e la partecipazione di chi sa che in ballo c'è il proprio futuro. 10.000 studenti da tutta Italia in una marcia veloce, gioiosa ma incazzata, determinata e convinta, che in fretta e furia ha raggiunto la sede del summit, senza dimenticarsi di colpire i simboli della crisi (banche e agenzie del lavoro), per tentare di sfondare il muro di un esercito frapposto tra i propri bi-sogni e le autorità di un'università che di sostenibile non ha assolutamente nulla. Numeri ottimi, obbiettivi raggiunti, tentativi fatti...eccola l'Onda Perfetta. Torino G8: iniziati gli scontri
Torino G8: partito il corteo, la polizia effettua "fermi preventivi"
E' partito da pochi minuti da Palazzo Nuovo il corteo degli studenti che protestano contro l'University Summit in corso al castello del Valentino. Ad aprire la manifestazione una coreografia con delle onde in gommapiuma. Attorno alla sede delle facoltà umanistiche chiusa dal rettore sino a martedì per motivi di sicurezza ci sono centinaia di agentia. Alcuni ragazzi denunciano "fermi preventivi" su tram e bus. Gli agenti delle forze dell'ordine alle fermate nella zona universitaria bloccano gli studenti dall'abbigliamento "sospetto" per identificarli. Alcuni ragazzi sono stati anche accompagnati in una caserma per accertamenti.Genova: Dirigente scolastica scrive alla lavagna i nomi degli studenti "clandestini"
18 maggio 2009
Milano, morte clochard. A giudizio due agenti della Polfer
Il pm di Milano Isidoro Palma ha chiesto il giudizio immediato per due agenti della Polfer accusati di omicidio per avere ucciso Giuseppe Turrisi, un clochard di 58 anni, all’interno di uno degli uffici della Stazione Centrale di Milano. I fatti risalgono al 6 settembre dello scorso anno. Entrambi gli agenti erano stati arrestati il primo aprile scorso per omicidio volontario, anche se poi il tribunale del Riesame aveva concesso loro i domiciliari modificando l’accusa in omicidio preterintenzionale. I due poliziotti avevano dichiarato di essere stati aggrediti dall’uomo con un taglierino dopo che lo avevano condotto in uno dei loro uffici all’interno dello scalo ferroviario per un controllo di routine.Torino G8 dell'Università: Scontri con le forze dell'ordine. Tre giovani fermati
Ancora tensione per il G8 dell'Università a Torino. Alcune centinaia di studenti manifestano questa mattina davanti al Castello del Valentino, sede della facoltà di Architettura, dove è in corso il vertice sull'istruzione superiore alla presenza di 40 rettori provenienti da 19 paesi del mondo. I ragazzi dell'Onda sono arrivati alla spicciolata usando i mezzi pubblici. Molti si coprono il volto con i capucci, tra loro diversi studenti stranieri: soprattutto francesi, inglesi e greci. Hanno bloccato la circolazione in corso Massimo D'Azeglio stendendo dei fili tra i semafori. Urlano slogan contro il G8 e utilizzano fumogeni colorati. L'intera zona è presidiata da un imponente servizio d'ordine di polizia, carabinieri e polizia municipale. Gli studenti hanno srotolato anche uno striscione con la scritta "A Torino c'è Profumo di marcio" che fa riferimento al rettore del Poliltecnico, Francesco Profumo, che è tra gli organizzatori dell'iniziativa. C'è stato qualche acceno di scontri con la polizia che presidia in forze il Castello. Tre giovani, tra i quali una ragazza greca, sono stati fermati. Poi la situazione è parsa calmarsi: c'è stata una sorta di "trattativa" tra studenti e polizia per evitare ulteriori problemi. La manifestazione prosegue e il numero di giovani in piazza continua ad aumentare. - Continuano le cariche della polizia, Eleonora Florenza della segreteria nazionale del Prc, picchiata selvaggiamente. E' in ospedale con un braccio fratturato
Sono barbare e inaccettabili le cariche della polizia avvenute a Torino. Di fronte ad azioni di protesta del tutto non violente e simboliche le forze dell'ordine hanno aggredito i manifestanti, coinvolgendo molte persone rimaste ferite, tra cui la responsabile scuola della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista. In Italia il diritto a manifestare è sancito dalla Costituzione e chiediamo al governo di interrompere immediatamente queste azioni da stato di polizia.
Negli incidenti è stata aggredita e ferita, tra gli altri, Eleonora Forenza membro della Segreteria Nazionale del Prc-Se. Molti tra studenti e ricercatori sono stati arrestati impedendo loro di esercitare il diritto al libero dissenso pacifico.
Il Prc-Se chiede con forza che si consentano le dimostrazioni contro una riunione illegittima dei rettori europei e chiede, altresì, la liberazione degli studenti in stato di fermo.
Fabio de Nardis
Resp. naz. Università e Ricerca Prc-Se
Le cariche messe in atto dalla celere sono inqualificabili e vanno condannate. Tra piazza Carlo Felice e via Roma vi è stata una carica a freddo sugli studenti che esponevano uno striscione, mentre era in corso una trattativa con la dirigenza Digos per non far degenerare la situazione, viste le cariche ed i fermi della mattinata". "Nel parapiglia vi sono stati almeno due feriti: uno studente che ha riportato un trauma cranico e la compagna Eleonora Forenza, segreteria nazionale del Prc, che ha riportato la frattura del gomito"."Qualche ora prima sul treno per Torino un ragazzo che si stava recando al contro G8 veniva aggredito da alcuni naziskin che tentavano anche di incidergli con un coltellino una svastica sul braccio"."Siamo davvero preoccupati per l´involuzione antidemocratica che sta avvenendo in questo Paese che non riesce nemmeno più a garantire uno dei punti saldi della Costituzione, ovvero il diritto a manifestare"."Riteniamo inoltre grave il comportamento della celere che ha deciso, autonomamente anche dall´atteggiamento della Digos, di far salire le tensioni anche in vista della manifestazione prevista per domani. Non sappiamo quali siano le intenzioni, ma ci auguriamo che nella manifestazione di domani prevalga il buon senso e non la logica della contrapposizione".
Juri Bossuto, Consigliere regionale Prc - Tommaso D´Elia, consigliere provinciale Prc - Armando Petrini, segretario regionale Prc - Renato Patrito, segretario provinciale Prc
Studente universitario aggredito sul treno dai fascisti
Durante la notte tra il 17 e 18 maggio 2009 un giovane attivista No Global è stato aggredito da un gruppo di neofascisti. Il giovane, studente universitario, attivista della radio streaming “Radiovostok” era in viaggio da Napoli verso Torino per partecipare alle manifestazione contro il G8 in programma per oggi e domani nella città piemontese. Nella notte, lo studente uscito dallo scompartimento per andare in bagno aè stato bloccato da tre fascisti di età compresa tra i 25/30 armati di cortelli. I tre l’hanno dapprima immobilizzato e picchiato poi in un secondo tempo uno dei tre ha estratto dalla tasca un cortello a seramanico con cui hanno inciso una svastica sul braccio del militante NoGlobal. L’attivista sotto choc per alcune ore è stato soccorso a Torino da alcuni militanti dell’Onda di Torino che l’hanno accompagnato al Pronto Soccorso dove è stato ricoverato e medicato. 17 maggio 2009
Roma: vietato l'ingresso ai medici al Cie di Ponte Galeria
«Divieto di accesso ai medici». Una notizia sconcertante appresa all'ingresso del Cie di Ponte Galeria di Roma, durante una visita effettuata con un consistente gruppo consiliare della Regione Lazio alla struttura. Il fatto risale all'8 maggio, giorno successivo al suicidio di Mabruka Mimuni, la donna tunisina trovata impiccata nei bagni del centro. La direzione della Asl competente, (Rm D) aveva inviato tre medici per una visita nel centro che ricade sotto la propria competenza, ai medici è stato impedito l'accesso e il contatto con i trattenuti in base ad una affermazione «si tratta di una struttura secretata». L'attuale direttore del centro, il maresciallo della Croce Rossa, Luciano Paoloemili, dapprima smentisce, poi, messo telefonicamente a confronto con la direttrice sanitaria della Asl, si richiama alla convenzione stipulata con la Prefettura e rimanda ogni addebito al proprio superiore. La "secretazione" appare ancora più assurda se si pensa che il Cie può ospitare 364 persone, spesso necessitanti di cure e terapie e il personale della Cri scarseggia, 12 operatori per i turni diurni, 5, solo 5, per la notte. Operatori a cui spettano numerosi compiti dentro e fuori il centro, assunti con contratti a termine. Un numero insufficiente, forse anche alla base delle continue tensioni di questi mesi che hanno portato in poco tempo già a due vittime, Salah Souidani - una morte di cui ancora non sono state ufficialmente rese note le cause - e appunto, Mabruka Mimuni. Che, al di là della disumanità strutturale dei Cie in se, a Ponte Galeria regni il caos gestionale è visibile ad occhio nudo. Mura fatiscenti, sporcizia mai tolta, bagni maleodoranti, celle inagibili, segno di una manutenzione inesistente per cui la Prefettura paga però una cifra consistente, sono solo gli aspetti più visibili. Anche la gestione del centro è in regime di precarietà: la convenzione con la prefettura era scaduta il 31 marzo scorso ma non si è ancora provveduto a stipularne una nuova. Ci sono state due deroghe: la prima, durata fino al 30 aprile, ha visto il proseguio della direzione di Fabio Ciciliano, funzionario di polizia e allo stesso tempo della Croce rossa. C'è stato chi ha già denunciato l'incompatibilità dei ruoli che consentiva di sommare due emolumenti. Dal 1 maggio, fino al 31, la direzione è pro- tempore - nelle mani del maresciallo Paoloemili, diatribe e ricorsi fra Croce rossa e ministero non permettono ancora di capire se si arriverà ad un rinnovo quantomeno biennale della convenzione o se subentreranno altri enti a gestire la struttura. Ne consegue che anche il personale vive e lavora in condizioni di tensione. Un'operatrice, amareggiata per alcuni articoli letti sui quotidiani rifiuta di essere annoverata fra gli autori o i complici di maltrattamenti nei confronti dei migranti: «Io sono così di sinistra che non mi riconosco in nessun partito - afferma - ma da quando lavoro qui ho cambiato anche opinione sulle persone. Ci sono molti che mentono e molti che sono delinquenti che non dovrebbero restare in Italia. Già ne abbiamo troppi di ladri, anche liberi. Loro sono più tutelati di me che ho famiglia, se perdo il lavoro a me chi mi aiuta?». Difficile farle comprendere che il suo avversario non è il trattenuto, per quanto problematico possa essere, ma l'intero sistema in cui è inserita. Al di là dell'impegno di molti, esiste una incomunicabilità diffusa fra assistenti e assistiti, due mondi che difficilmente possono venirsi incontro. Ma il degrado si respira nelle storie raccontate dai trattenuti, un infinito cahier de doleance che nel poco tempo dell'ispezione si può soltanto intuire: c'è il ragazzo russo che dichiara di essere affetto da tubercolosi e che non dovrebbe, stare in luoghi promiscui, i tanti nati in Italia, soprattutto rom bosniaci, presi nei rastrellamenti, e che alla fine del trattenimento e all'atto della convalida dell'espulsione risulteranno in espellibili, perché il paese di provenienza non li riconosce come propri cittadini. E poi richiedenti asilo che hanno presentato ricorso dopo il diniego alla loro istanza, persone sposate con cittadini comunitari che attendono, in gabbia la propria scarcerazione, tossicodipendenti e persone soggette a gravi stress psicofisici che hanno compiuto atti gravi di autolesionismo, cittadini comunitari che, in nome della "sicurezza" sono trattenuti per il tempo necessario a sbrigare le pratiche per l'allontanamento. Sono rumeni e polacchi, non possono essere espulsi ma allontanati, rimandati a casa a spese del contribuente sapendo che in ogni momento - a meno di comprovata pericolosità sociale - possono rientrare. Difficile accettare l'idea che a pochi chilometri del palazzo che ospita il Consiglio Regionale esista un luogo simile. E la situazione pare destinata a peggiorare in tempi brevi. Si è già sparsa la voce dell'approvazione del testo di legge che proroga a sei mesi i tempi di trattenimento. E sale la disperazione:«È meglio il carcere»- mormora un ragazzone algerino. Ma un pensare diffuso si sta facendo strada e impone di vigilare prima che si compiano tragedie annunciate: «se debbo restare sei mesi mi ammazzo» dicono in molti, soprattutto fra gli uomini. Anche per questo, all'uscita dal centro, i consiglieri: Laurelli, Battaglia, Pizzo, Fontana, Mariani, hanno annunciato una interrogazione regionale in merito a tutte le problematicità emerse e manifestato l'intenzione di chiedere al prefetto di Roma di entrare al più presto, insieme alla stessa delegazione, per poter verificare formalmente quanto ieri appurato. Pochi minuti dopo una buona notizia. Per un trattenuto è stato accettato il ricongiungimento familiare con sua sorella, cittadina italiana, da oggi sarà libero. Una goccia in un oceano.