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7 novembre 2013

Lezioni di Demokrazia

"Balotelli è mio... lasciatemi Balotelli". Questa frase, pronunciata da uno degli agenti della digos entrati spandendo calci e pugni dentro la Verdi occupata, registra bene metodi e modi d'essere della polizia italiana. Sbraitando per la preda da spolpare, dovevano in fondo pensare che l'occasione era ghiotta per regolare un po' di conti e dare una lezioncina a quell'italiano di colore che non è solito abbassare la testa. Una fotografia di questa mattinata di sgombero. 


13 ottobre 2013

Torino: Polizia protegge i leghisti picchiando e fermando gli antirazzisti

Manifestazione leghista a Torino con la polizia che li protegge, Manganellate, lacrimogeni e fermi per gli antirazzisti.


3 maggio 2013

La Cassazione ferma le ruspe nei campi rom

Lo stato di crisi nella gestione delle minoranze etniche era iniziato 5 anni fa col governo Berlusconi e aveva dato il via a sgomberi e distruzione di case, contestati da Amnesty

14 febbraio 2013

Bologna, leghisti a caccia di zingari nei bagni dell'ospedale Maggiore

Squadristi della Lega in azione oggi all’ospedale Maggiore di Bologna. L’annunciata “ronda” del Carroccio contro «la situazione di assoluto degrado» in cui versano reparti e spazi del Maggiore è iniziata di buon mattino, intorno alle 6,30, e si è subito tradotta in una sconcertante e incivile caccia all’uomo per i corridoi dell’ospedale, condotta da un manipolo di militanti (una ventina) capitanati dal consigliere regionale Manes Bernardini.

12 novembre 2012

Luco dei Marsi: Botte e coltellate, è caccia all'immigrato

Sono inseguiti, braccati. Spacciatori e contadini, clandestini o regolari. Ronde, coltellate, pestaggi. In un paese dell'Abruzzo sono arrivati i giustizieri della notte contro gli immigrati. È la legge fai da te a Luco dei Marsi. In prima linea la famiglia del sindaco. A meno di un'ora da Roma capitale c'è un'Italia degli schiavi sopraffatta dalle violenze e ricattata dal racket dei padroni degli orti, botte e pizzo, imboscate e un obolo di 7 o 10 mila euro per intascare un falso contratto di lavoro e ottenere un permesso di soggiorno.

31 ottobre 2012

Testimonianze: Razzismo e indignazione sul treno Napoli-Roma‏

"Venerdì 26 Ottobre 2012, ore 14 circa, tragitto sul treno Napoli-Roma col regionale delle 12:33. Arrivati alla stazione Formia-Gaeta il treno non riparte. Nel frattempo, dal vagone successivo al mio, si iniziano a sentire delle voci concitate. Mi porto nella zona di passaggio tra i vagoni per assistere meglio alla scena e capire cosa succede. Si tratta di un extracomunitario che discute con il controllore, il capostazione ed alcuni altri dipendenti di trenitalia. Gli buttano il bagaglio fuori dal treno, giù sul binario. Vogliono costringerlo a scendere. Motivazione: il biglietto di cui si trova in possesso sembrerebbe non essere idoneo al percorso di viaggio richiesto.

16 ottobre 2012

Xenofobia, arricchirsi con l'ansia di sicurezza

Centinaia di milioni di euro vengono spesi ogni anno per fermare l'immigrazione clandestina. Un business che arricchisce imprese private spesso senza scrupoli

17 settembre 2012

Rom, senza pace e senza un tetto

In Italia, la segregazione dei rom continua, anche sotto il governo tecnico. La denuncia di Amnesty.

Sono passati dieci mesi dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato illegittima la cosiddetta “Emergenza nomadi” e il suo corolario di leggi d’emergenza che dal maggio 2008 hanno preso di mira i rom in tutta Italia. Ma fino a questo momento non si è visto un risarcimento o una qualche forma di riparazione. Amnesty International giovedì scorso ha presentato un nuovo rapporto, intitolato Ai margini: sgomberi forzati e segregazione dei Rom in Italia,. che mette in luce «il continuo e sistematico mancato rispetto dei diritti dei rom da parte delle autorità italiane» ed evidenzia anche le responsabilità dell’attuale esecutivo.

3 settembre 2012

Beppe Grillo istruisce i carabinieri su come menare i "marocchini rompicoglioni"

«In mezzo alla strada non è possibile: oggi con i telefonini fanno succedere un casino, l'immagine di quel telefonino è andata a un miliardo di musulmani!!! Sono coglioni!». Non è la solita lezione sui nuovi media quella che Grillo impartisce ai carabinieri nello spezzone di un suo spettacolo che sta facendo il giro del mondo via web. Si tratta di vere e proprie istruzioni per l'abuso di marocchini che l'ex comico "regala" alla Benemerita per evitare di provocare scalpore nell'opinione pubblica, soprattutto in quella islamica.

14 giugno 2012

“Zingaropoli”: condannati Lega e PDL

Emerge con chiarezza la valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione che ha l’effetto non solo di violare la dignità dei gruppi etnici sinti e rom, ma altresì di favorire un clima intimidatorio e ostile nei loro confronti”. Così si è espressa la Giudice del Tribunale di Milano, Dott.ssa Orietta Miccichè, dando ragione al Naga nella causa civile anti-discriminazione intentata nei confronti di Lega Nord e PDL per i manifesti affissi e le dichiarazioni fatte da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi durante la scorsa campagna elettorale per il sindaco di Milano, in cui si paventava il rischio che la città potesse diventare una “Zingaropoli” in caso di vittoria di Pisapia.

11 aprile 2012

Aggressione razzista e xenofoba a Cattolica

Sono stati arrestati i tre giovani naziskin che hanno festeggiato la Pasquetta a modo loro, accoltellando un marocchino e un nigeriano che avevano reagito davanti all’insulto «negro di m...». Hanno fra i 23 e i 26 anni, sono di estrema destra e appartengono a una frangia della tifoseria della Vis Pesaro, la squadra della città dove vivono (video). Non è la prima volta che il 26enne, a quanto pare il capo della banda, se la prende con le persone di colore: lo dimostrano i precedenti a suo carico per violazione della legge sulla discriminazione e incitamento all’odio razziale, oggetto di una sentenza di condanna quattro anni fa, e un’aggressione ai danni di uno straniero avvenuta lo scorso luglio davanti a un pub di Rimini.

18 dicembre 2011

Aggressione razzista a Verona, Tredicenne srilankese preso a sprangate

I carabinieri la liquidano come una "goliardata". Ma la storia di Verona la pone in continuità con molte altre, alcune mortali. Una città con un cuore nero inquietante e consolidato nel tempo. Una cappa reazionaria che incombe e che tutela i suoi "ragazzi", anche quando sono criminali. Un libro svela le coperture ai neonazisti del gruppo "Ludwig"

Ieri a Verona, si è saputo pubblicamente dell'aggressione a un ragazzino di 13 anni cingalese avvenuta il tre giorni prima. Il ragazzino è stato preso a sprangate, umiliato in strada, insultato per il colore della pelle. Il tutto nel pomeriggio alla periferia della città. Il ragazzo è stato avvcinato da un gruppo di giovani in motorino che , a quanto pare, lo tenevano d'occhio da giorni. Prima gli insulti: «Che cazzo hai da guardare, negro di merda?». Poi, ventiquattro ore più tardi, le botte, mentre il ragazzo era con i compagni di scuola in via IV Novembre. Tutto è successo in un attimo. Gli amici del giovane hanno chiamato i carabinieri, ma gli aggressori sono riusciti a scappare. Il tredicenne è stato ricoverato, guarirà in cinque giorni. I carabinieri- come di consueto non escludono una «goliardata» sfociata in un atto di violenza- ma hanno già identificato una persona che sarebbe stata in compagnia di chi ha colpito al volto il ragazzino e stanno stringendo il cerchio delle indagini per arrivare all’identificazione dei protagonisti di un episodio i cui contorni non sono del tutto chiari. In mano ai militari ci sarebbero anche le riprese delle telecamere.
Secondo alcune fonti le indagini guarderebbero anche nella direzione dei gruppi dell'estremismo neofascista particolarmente attivo nella città.
Nel 2008, Nicola Tommasoli, un ragazzo colpevole di avere i capelli rasta fu pestato a morte da un gruppo di noefascisti veronesi. Un anno dopo un gruppo di "ragazzi" pestò addirittura il Procuratore della Repubblica Schinaia che indagava sulle aggressioni dei gruppi neofascisti. L'elenco, purtroppo, potrebbe continuare. Il sindaco Tosi, leghista con simpatie estese nei gruppi di destra, è stato recentemente accusato proprio da Bossi di "aver portato i fascisti dentro la Lega"con un consiglio comunale che voleva mettere un leader dei naziskin alla presidenza dell'Istituto per la Resistenza. Insomma Verona si conferma "cuore nero" del paese.
Un recente libro svela infine gli appoggi di cui ha usufruito uno dei due condannati del gruppo neonazista "Ludwig" responsabile di crimini efferati contro gay, rom, immigrati, sacerdoti. Fuggito all'estero grazie ad una rete di sostegni. Lo scrive oggi Giampolo Chavan, sul giornale locale - L'Arena di Verona - secondo cui: "C'era Una organizzazione dietro alla fuga a Creta di Marco Furlan, condannato a 27 anni in via definitiva per i fatti di Ludwig. Fuggì nei primi giorni di febbraio del 1991 prima che la Cassazione apponesse il timbro definitivo alla sentenza per la decina di omicidi di Ludwig. Un'ipotesi già emersa più volte ma mai arrivata ad un approdo giudiziario significativo nonostante le indagini dell'allora pm Aldo Celentano, oggi sostituto procuratore alla corte d'appello di Brescia. Ora, però, sull'acceleratore di questa verità sulla latitanza di Furlan ha schiacciato Wolfgang Abel, a tutt'oggi in libertà vigilata dopo aver scontato più di vent'anni di carcere. L'ha spiegato nel libro della giornalista scrittrice trevigiana Monica Zornetta dal titolo «Ludwig». Si tratta di un testo di 303 pagine, edito da «Dalai editore» che ripercorre tutta le tappe dell'organizzazione nazifascista dagli omicidi commessi tra Verona, Vicenza e Venezia fino ai tre gradi di giudizio del processo con relativi periodi di detenzione con la condanna a 27 anni di carcere. Il libro contiene anche un'intervista a Wolfgang Abel nella quale riprospetta l'ipotesi di una latitanza organizzata del suo oramai ex amico Marco Furlan, scarcerato senza obblighi da poco più di un anno, alla luce di quanto dichiara proprio in questo libro e in alcune dichiarazioni, rilasciate al nostro giornale lo scorso anno. «In quanto alla fuga di Creta», è la tesi di Abel riportata nel libro, «penso sia avvenuta grazie ad alcuni individui che presumo essere veronesi e che lui continua a coprire». Il dottore in matematica, ora impiegato in un agriturismo di proprietà di un noto esponente politico della Valpolicella, poi va ancora di più nei dettagli: «Secondo me, c'entra la politica, c'entrano persone facoltose, legate all'estrema destra». Wolfgang Abel non dice da chi ha saputo queste cose ma ne appare convinto. «Tutto quel danaro che gli è stato trovato a Creta (51 milioni delle vecchie lire secondo gli investigatori oggi 26mila euro, ndr)», prosegue Abel nell'intervista concessa a Monica Zornetta, «ritengo che gli stato dato da qualcuno che gli ha detto: "Tienili, rifatti una vita, stai fuori, basta che non tiri in mezzo nessuno». Per il dottore in matematica la fuga dell'amico di sempre ha rappresentato un duro colpo da digerire. «Mi ha tradito tutta la vita. Lì ho capito che aveva un'esistenza parallela ed è quello che penso anche adesso. Lui sta con loro e io sto qua». E con queste dichiarazioni sembra proprio che Abel metta una pietra tombale sulla sua amicizia con l'amico di gioventù.
Per il resto, Abel mantiene inalterata, come già fatto anche più volte su queste colonne, la sua proclamazione d'innocenza. Afferma che dietro a Ludwig, «c'è tanta frustrazione sessuale, non c'è una mente intelligente come la mia». Per lui, Ludwig, «è un ambiente» dove «si gioca a carte e fanno anche altro», e «possono esserci anche medici tra loro, di sicuro in mezzo c'è anche qualche criminale e anche qualche sempliciotto». Fa capire di sapere molto ma ancora una volta non sembra dire tutto su quegli episodi, verificatisi tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80. Il libro spiega quei delitti con ritmo, racconta, entra nei dettagli per far emergere anche i retroscena di quella serie di omicidi.
Restano dei misteri, però, anche perché a 30 anni di distanza, ci sono ancora alcuni delitti irrisolti. Un libro da leggere, soprattutto, per capire in quali oscuri anfratti è finita la storia della nostra città di quegli anni. Un testo per non dimenticare, perché quegli anni bui non tornino mai più in riva all'Adige".

Contropiano

15 dicembre 2011

Il terrorismo dei "lupi solitari" le passioni tristi della crisi

Gli studiosi del terrorismo di estrema destra li chiamano "lupi solitari": figure legate alla culture xenofobe, fasciste o anti-sistema che decidono di passare all'azione non in base a un progetto politico o "militare" che hanno costruito con altri, ma quando ritengono che sia venuto il momento dello scontro, della guerra, dell'atto esemplare. Muovendosi in un territorio emotivo che rasenta spesso la follia pura, i "lupi solitari" non sono però mai delle figure culturalmente isolate, spesso già affiliati a gruppi o formazioni estremiste, interpretano con la loro sanguinaria "discesa in campo" gli umori più terribili del proprio tempo. Di fronte alle contraddizioni e alle inquietudini delle società occidentali, di fronte al crescere del disagio sociale e identitario, si fanno interpreti dei "sentimenti tristi" della crisi: odio, rancore, razzismo. Agiscono da soli, portando alle estreme conseguenze la cultura della guerra che hanno in sé, e che è parte fondante delle ideologie come delle sottoculture del radicalismo identitario, ma si immaginano come interpreti del senso comune, dando così un nome e un volto ai fantasmi della discriminazione e della ricerca costante di un capro espiatorio che caratterizzano da tempo il cuore malato dell'Occidente.
Ciò che è accaduto a Firenze e quanto è già dato di sapere sulla biografia e le idee di Gianluca Casseri, il cinquantenne simpatizzante di Casa Pound, cultore del fantastico e dell'esoterismo, descritto dalle agenzie di stampa come un individuo con «simpatie neonaziste, pagane, antisemite e razziste», che ha ucciso due venditori ambulanti senegalesi e ne ha feriti gravemente altri tre prima di togliersi la vita, sembra infatti rimandare - con le dovute proporzioni, ma con la medesima gravità - ad altre simili tragedie. Per quanto il profilo di Casseri faccia pensare al neofascismo di sempre, con tanto di formazione evoliana e rimandi alla cultura che ha prodotto I Protocolli dei Savi di Sion, la sua follia razzista può essere forse inquadrabile in una tendenza più ampia e diffusa ormai sul piano internazionale.
Era il 22 luglio di quest'anno quando Anders Behring Breivik, un norvegese di trentadue anni, faceva prima esplodere una bomba nei pressi della sede del governo, nel centro di Oslo, e attaccava quindi a colpi di mitraglietta il campeggio dei giovani del Partito Laburista sull'isola di Utoya, non lontano dalla capitale. Bilancio della giornata più tragica della storia della Norvegia del secondo dopoguerra: settantasette morti e centinaia di feriti.
Già vicino al Partito del Progresso, una formazione xenofoba arrivata a raccogliere fino a un quarto dei consensi dei norvegesi su una piattaforma politica anti-Islam e anti-immigrati, ben prima di rendersi protagonista della strage di Oslo, questo giovane benestante e direttore di un'azienda agricola biologica, aveva diffuso su internet un testo di 1500 pagine dal titolo European Declaration of Independence - 2083, in cui si presentava come un "nuovo crociato", o un "nuovo templare", in grado di guidare "le milizie cristiane" verso la liberazione del Vecchio Continente, ormai trasformatosi in "Eurabia", vale a dire un'Europa nelle mani dei musulmani. Il multiculturalismo e i suoi alleati, a partire proprio dai socialdemocratici norvegesi, e l'Islam erano i nemici a cui Breivik aveva annunciato di voler muovere guerra.
Quel testo delirante, l'attentatore norvegese lo aveva anche inviato ad alcuni parlamentari, in diversi paesi europei, che evidentemente ritenava sensibili alle sue tesi. Del resto, all'indomani della strage e suscitando scandalo nel suo stesso partito, l'europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio aveva dichiarato: «Al netto della violenza, le idee di Breivik - il no alla società multirazziale, la critica dura alla viltà di un'Europa che pare rassegnata all'invasione islamica - sono profondamente sane e condivisibili».
La figura del "lupo solitario" è stata però evocata soprattutto dagli esperti statunitensi di terrorismo e a partire da un caso emblematico: quello del più grave attentato compiuto sul suolo americano prima dell'11 settembre.
Il 19 aprile del 1995 un camion riempito di una micidiale miscela composta da fertilizzante, benzina e gasolio, esplode sotto l'Alfred Murrah Federal Building nel centro di Oklahoma City. L'effetto è pari all'esplosione di 2mila kg di dinamite: l'edificio che ospita gli uffici di alcune agenzie federali che lavorano con l'Fbi, è distrutto. Le vittime sono 168, tra cui 19 bambini, i feriti superano i 680.
Per la strage viene processato e condannato a morte - sarà giustiziato nel 2001 in un carcere dell'Indiana - Timothy McVeigh un giovane di ventisette anni, bianco, reduce dall'Iraq, ha partecipato all'operazione "Desert storm", e vicino al movimento estremista delle Milizie. Al momento del suo arresto, nella macchina di McVeigh la polizia trova alcune armi e una copia dei Turner Diaries, un libro di fantascienza molto diffuso nel circuito del suprematismo bianco che descrive lo scoppio di una guerra razziale, e nucleare, negli Usa.
McVeigh spiegherà che «l'attentato era un gesto di rappresaglia, una ritorsione» per quanto accaduto a Waco, in Texas, nel 1993, quando l'Fbi attaccò il ranch in cui si erano asserragliati i membri di una setta religiosa causando decine di morti. «Proprio come in Cina, il nostro governo ha utilizzato i carri armati contro i suoi stessi cittadini», sosteneva il giovane attentatore, spiegando come per l'estrema destra quell'atto avesse rappresentato una vera e propria dichiarazione di guerra di Washington a tutti gli americani.

Guido Caldiron

La cancrena razzista che corrode la democrazia

Non si conoscono ancora i retroscena della strage di Firenze. Già leggiamo che l'assassino, autore di scritti su Romualdi e sul folklore nordico, nonché vicino a Casa Pound, era solo e depresso (così come sarebbe squilibrato l'autore della strage in Svezia…). Giureremmo che, nel giro di pochi giorni, l'episodio verrà derubricato ad atto isolato di follia, analogo alle uccisioni di massa nei campus americani. Ma sta di fatto che sui siti di estrema destra dilagano le commemorazioni e i consueti slogan su onore e rispetto per l'"eroe".
È questo che ora fa paura. Uno fondo di odio per gli stranieri, volta per volta trucemente razzista o genericamente xenofobo, di cui tendiamo a dimenticarci o che viene minimizzato, ma che si è radicato in Europa e naturalmente anche in Italia. Ora, Casa Pound prenderà le distanze, così come, nei giornali di destra, gli intellettuali fascisti riciclati diranno che un atto individuale non ha nulla a che fare con la nobile cultura della destra urbanizzata. Anzi, collegare il neofascismo allo sparatore verrà considerato la solita infame manovra dei comunisti.
E poi, nel giro di qualche giorno, tutto sarà dimenticato, come gli innumerevoli episodi di razzismo che punteggiano gli ultimi vent'anni di storia del bel paese.
Ma non dimentichiamo che pochi giorni fa un campo Rom, o meglio una povera distesa di baracche, è stata bruciata a Torino per ritorsione di uno stupro che non è mai avvenuto. E solo il caso ha voluto che nessuno, magari un bambino, ci lasciasse la pelle. Ci siamo dimenticati dei sette lavoratori africani uccisi nel casertano e dei fatti di Rosarno? Ma la storia del razzismo italiano è ancora da scrivere, non solo nei delitti e nei ferimenti, ma nei dettagli della vita quotidiana di milioni di persone vessate nei Cie, angariate da una legislazione punitiva e ottusa, sottoposte al disprezzo e alla disinformazione. Prive di diritti e di riconoscimento, oggettivamente confinate nell'economia più oscura delle fabbrichette, dell'edilizia in subappalto, dell'agricoltura stagionale e semischiavistica. E per di più odiate.
Certo, nulla collega, all'apparenza, la gentaglia che ha assaltato i Rom di Torino, all'esaltato di Firenze. Ma solo all'apparenza. Perché in comune entrambi hanno la facilità con cui la frustrazione o qualsiasi altra passione triste si scarica sull'altro a portata di mano, e soprattutto su quello che vive peggio, lo homeless preso a calci da qualche ragazzino, lo straniero che campa come ambulante, il Rom che fa da paralfulmine a tutte le paranoie di una società impoverita, incattivita e disorientata. Come mai è stato così "naturale", così "spontaneo" cha la sedicenne torinese abbia accusato di stupro proprio i Rom?
In Italia, manca una vera consapevolezza del guasto che vent'anni di campagne contro gli immigrati hanno provocato nella società. Tutti continuano a lavarsene le mani, oppure a fare mea culpa di maniera, come il quotidiano "La stampa", che prima pubblica la bufala dei Rom stupratori e poi si pente e chiede scusa ai lettori (ma non ai rom)
Torino non è una città razzista, ha proclamato immediatamente il solito assessore dopo il rogo delle baracche Rom. "Italia razzista!", gridavano ieri i senegalesi a Firenze. Dov'è la verità, caro assessore? E che cosa stiamo facendo noi perché tutto questo cambi, perché ragazzine sventate e militanti di destra imbottititi di cattive letture non colpiscano più nel mucchio gli stranieri?
Qui il discorso non può che riguardare il razzismo istituzionale, politico e mediale che nutre il senso comune diffuso, che dà forma e legittimità alle chiacchiere da bar, ai pregiudizi, agli slogan ebeti che leggiamo sui muri o ascoltiamo negli stadi. È quel razzismo, magari nutrito di dotte considerazioni politologiche o sociologiche sull'insicurezza urbana o la "bomba" immigrazione, il problema che una società civile deve affrontare, e prima di tutti la sinistra, che dell'anti-razzismo, a ogni livello, dovrebbe fare la propria bandiera.

Alessandro Dal Lago

11 dicembre 2011

Torino, campo rom dato alle fiamme. Ecco il mostro della paura!

E se una ragazza sedicenne come tante di un quartiere di periferia della Torino del politically correct ha paura di confessare ai suoi di aver perso la verginità, e inventa una balla su uno stupro da parte di due Rom? E se i giornali e i media mainstream soffiano sul fuoco titolando giornali e servizi con espressioni razziste e xenofobe? E se tutto questo accade in un momento in cui in Italia il disagio sociale cresce a vista d’occhio e le condizioni di vita sono sempre peggiori, sempre più misere? Ecco che spunta il mostro.
Moltissimi sono i lati inquietanti di questa vicenda, perlopiù legati ad un fattore dirimente della nostra società moderna, la società della psicosi, del terrore di massa, della paura. E infatti è proprio la paura come forma di dominio che si manifesta in maniera terribile e schizzofrenica nella giornata di ieri, in cui un corteo di solidarietà contro uno stupro di trasforma in una caccia alle streghe, con tanto di fiamme; un centinaio di persone danno assalto al campo Rom da cui si presumeva venissero gli (inesistenti) aggressori. Tutto ciò accade proprio mentre la ragazza confessa di aver detto una menzogna.
Paura. Paura di autodeterminarsi liberamente senza dover pensare a come la famiglia o l’ambiente sociale in cui si vive reagirà. Paura dello straniero perché è diverso, è mostruoso, è demoniaco, nelle migliori narrazioni del capro espiatorio. Ed è proprio di questo che parliamo quando intendiamo la paura come forma di dominio, il capro espiatorio su cui scaricare le proprie rabbie, le proprie frustrazioni, il proprio disagio, evitando così di andare ad indagare su quali siano le cause di ciò, evitando così di scoprire che la colpa è di chi ci sfrutta ogni giorno e di chi ogni giorno stimola questo meccanismo. Quale migliore esempio dell’exploit del giornale 'La Stampa' che titola la vicenda sul quotidiano di ieri così: 'Mette in fuga i due rom che violentano sua sorella'. A parte il fatto che la notizia fosse inesatta anche nella narrazione del primo momento, ma in più è evidente come senza prove, senza sicurezze vengono subito individuati i colpevoli, e la caratteristica che viene sottolineata, che si fa motivo principale del titolo è che sono due rom. Oggi sul quotidiano on-line sono arrivate le scuse del giornale, ma ci chiediamo, se non fosse successo quello che è successo, se la ragazza non avesse smentito, se il campo rom non fosse andato a fuoco, i giornalisti della Stampa avrebbero comunque corretto il tiro? Abbiamo i nostri dubbi…
E’ proprio quel meccanismo alimentato dai partiti come la Lega Nord, dalle destre populiste e dai movimenti neofascisti, quel clima di paura generale, in cui i potenti possono continuare a fare i loro porci comodi e chi sta male, chi vive la miseria inizia una guerra tra poveri. E dentro un quartiere come Vallette, pieno di gente fantastica, ma pieno anche di un disagio viscerale che si compone in molti modi, ci vuole poco perché il mostro attecchisca, e si sfoghi in maniera barbara ed affamata.


6 novembre 2011

Questura e antirazzismo

E' di mercoledì 2 novembre la notizia che una squadra di calcio di terza categoria del girone E della Figc è stata inibita dalla Divisione Anticrimine della Questura a continuare a giocare fino a che non cambierà il nome. La squadra è la Assata Shakur, derivata dalla Polisportiva Antirazzista che porta lo stesso nome, e risiede ad Ancona. Da 10 anni organizza tornei di calcio antirazzista, si impegna nella costruzione di palestre popolari, ed è uno dei riferimenti antirazzisti ed inclusivi della provincia di Ancona, assieme all'Ambasciata dei Diritti, alla Rete migranti "Diritti Ora!", all'Arci, ai sindacati, al mondo cattolico, impegnati tutti nella progettualità in rete con le istituzioni anche riguardo ai rifugiati, nella riduzione delle conseguenze della crisi nei confronti degli immigrati licenziati che perdono il permesso di soggiorno. Non è un caso che il Comune di Ancona da anni finanziasse alcune attività della Polisportiva e che il torneo organizzato in piazza Pertini o al vecchio convento dei Saveriani fossero momenti di gioia e vitalità. Forse non è nemmeno un caso che la Questura si sia mossa dopo avere incriminato il presidente Alessio Abraham, ultrà dell'Ancona, per avere violato il Daspo, avendo seguito la sua squadra durante una trasferta. Sono voluti andare a fondo della questione ed hanno concluso che dietro ai nuovi antirazzisti ce n'era una "vecchia", che fu perseguitata dalla polizia statunitense negli anni 70. Colpirne uno per educarne cento?

Marcello Pesarini

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