Visualizzazione post con etichetta opg. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta opg. Mostra tutti i post
1 agosto 2013
Aversa (Ce): detenuto di 40 anni si impicca nell'opg
3 maggio 2013
Carceri:Un vero bollettino di guerra, detenuti morti a Catanzaro, Velletri, Reggio Emilia, Milano.
Continua la "mattanza" all'interno delle carceri italiana, nel giro di 24 ore si registra la morte di detenuti reclusi nei petintenziari di Catanzaro, Velletri, Milano e nll'opg di Reggio Emilia
29 settembre 2012
In Sardegna chiudono gli opg e riaprono i manicomi?
Le organizzazioni aderenti al comitato sardo Stop Opg scrivono una lettera aperta al Presidente della Regione Cappellacci e all’Assessore regionale alla Salute Simona De Francisci e lanciano “Il Mese dei Diritti Umani” in Sardegna.
18 settembre 2012
No alla riapertura dei manicomi: la Sanatoria Ciccioli
<< Occorre, in altre parole: un'attenzione particolare per le categorie di utenti caratterizzati da fragilità sociale in senso sanitario; lapresa d'atto della necessità per lo psichiatra di farsi carico di nuovio dismessi campi di attività che, comunque, continuano ad appesantire laquotidianità dell'assistenza ;il recepimento di prassi ormai consolidateda tempo in termini di esecuzione del trattamento sanitario obbligatorio(TSO) >> testo proposta di legge 2065/2008- onorevole Carlo Ciccioli
10 settembre 2012
La storia di Valeria Porcheddu, internata in un Opg
Valeria Porcheddu: internata in un Opg di Alghero dopo essere stata prelevata da casa nella notte del 14 agosto. Di lei non si hanno più notizie. La madre è in sciopero della fame da 21 giorni. La comunità di facebook è presente con un gruppo a sostegno di Valeria e della signora Adriana. Da giovedì è attivo un presidio fuori l'Opg, nonostante i membri dell'ospedale psichiatrico giudiziario abbiano tolto uno striscione. La madre e i suoi sostenitori sono riusciti a spostarlo di qualche metro e a rimetterlo. Disponibile la pay pall per una donazione a sostegno di Adriana.
Etichette:
opg,
testimonianze,
tso,
violenze e soprusi
10 agosto 2012
Non vogliamo altri casi Mastrogiovanni
Qualche anno fa, a Vallo della Lucania, un uomo venne braccato da un imponente schieramento di forze dell'ordine per aver commesso un'infrazione stradale. L'uomo era conosciuto dai servizi psichiatrici territoriali, si chiamava Francesco Mastrogiovanni e per questo scattò nei suoi confronti un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Per chiunque
11 luglio 2012
Barcellona Pozzo di Gotto: Altro suicidio all'opg
All'opg di Barcellona Pozzo di Gotto un recluso di 28 anni, Sandro Grillo si è suicidato inalato gas.
“L’ennesimo morte di un detenuto morto dopo aver inalato il gas della bomboletta, avvenuta ieri a Barcellona Pozzo di Gotto, impone a nostro avviso di rivedere la possibilità che i ristretti continuino a mantenere questi oggetti nelle celle”. È il commento di Donato Capace, segretario Generale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, dopo il decesso di Sandro Grillo, di soli 28 anni, soggetto alla misura di sicurezza dell’assegnazione di cura e custodia presso l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario siciliano.
2 luglio 2012
Detenuto suicida nell'opg di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).
Un detenuto si e' suicidato questa mattina all'alba nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).
17 febbraio 2012
Internato trovato morto all’OPG di Reggio Emilia
”Un internato ristretto nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia è stato trovato morto nel suo letto, questa mattina, dagli agenti della polizia penitenziaria che erano entrati per il controllo numerico delle presenza che viene fatto in tutte le strutture penitenziarie”. E’ quanto riferisce Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria.
14 gennaio 2012
"L'orrore medievale" degli Opg italiani, vi sono internate circa 1.400 persone
Nei sei Opg italiani sono internate circa 1.400 persone. Il 40%, non socialmente pericoloso, è detenuto illegalmente e potrebbe essere preso in cura dai servizi sociosanitari territoriali L'annuncio è di quelli che fanno ben sperare. Gli ospedali psichiatrici giudiziari potrebbero chiudere entro il 31 marzo 2013.
2 gennaio 2012
Carceri: muore internato in Opg
Altro decesso nelle carceri italiane. Nell’ Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Barcellona Pozzo di Gotto questa notte e’ morto un internato di 56 anni.
13 novembre 2011
Reggio Emilia: suicidio all’Opg, internato di 40 anni si impicca in cella
Un uomo di 40 anni, che era internato nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, si è impiccato nella sua stanza questa mattina dopo il colloquio con i familiari. Lo ha reso noto il sindacato della polizia penitenziaria Sappe, aggiungendo che - nonostante l’immediato intervento del personale sanitario dell’ospedale psichiatrico e degli operatori del 118 - non c’è stato niente da fare per l’uomo, “che aveva commesso tre omicidi”.
L’uomo - spiega Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe - era ristretto in uno dei cinque reparti gestiti esclusivamente da personale medico e paramedico, dove si svolge la sperimentazione sulla sanitarizzazione degli ospedali psichiatrici, cioè la gestione affidata al solo personale medico e paramedico, senza la presenza del personale di polizia penitenziaria.
“Dobbiamo ricordare - aggiunge Durante - che esiste una legge che prevede la dismissione di tali strutture, con passaggio delle stesse all’esclusiva competenza della sanità e relativa territorializzazione dell’esecuzione di tali misure. Oggi, in Italia, esistono sei ospedali psichiatrici, ognuno dei quali ha una competenza extraregionale. Ogni regione dovrebbe dotarsi di una propria struttura, per ospitare gli internati appartenenti al proprio territorio. L’Emilia-Romagna ha già firmato un protocollo d’intesa con il Dipartimento dell’ Amministrazione penitenziaria, anche se al momento sembra che nessuna delle regioni interessate abbia individuato la struttura per ospitare gli internati. Bisogna comunque tenere conto del fatto che alcuni di questi internati sono soggetti molto pericolosi, per i quali è necessario dotarsi di strutture adeguatamente attrezzate”.
È Omar Bianchera, un autotrasportatore di 45 anni che il 25 aprile dello scorso anno aveva ucciso nel Mantovano - con due pistole e un fucile a pompa - l’ex moglie, una vicina di casa e un conoscente con cui in passato aveva avuto rapporti di affari, l’uomo che si è impiccato questa mattina nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia.
Appena due settimane fa, il 28 ottobre, Bianchera era stato condannato a vent’anni di carcere più cinque di cura in ospedale psichiatrico. La sentenza era stata pronunciata a porte chiuse dal Gup di Mantova, Gianfranco Villani; il Pm aveva chiesto l’ergastolo. Sulla sentenza ha pesato la perizia psichiatrica che aveva dichiarato l’imputato seminfermo di mente. Bianchera - già detenuto nell’Opg reggiano - aveva assistito impassibile all’udienza e alla lettura della sentenza.
L’uomo, dopo il triplice omicidio compiuto tra Volta Mantovana e Monzambano, era fuggito per essere poi rintracciato ad Anfo, nel Bresciano, dove si era arreso senza opporre resistenza.
fonte: Ansa
27 ottobre 2011
Liberarsi dal carcere e dai manicomi
Giovedi' 27 alle ore 21 a Pisa, nello spazio autogestito Newroz in piazza Garibaldi: dibattito con Salvatore Verde, saggista e membro onorario del Tribunale dei minori di Napoli, che presenterà le sue ricerche su carcere e manicomio
Livorno, Venerdì sera 28 Ottobre, al teatro Officina Refugio, Nicola Valentino invece presenterà il suo libro "Ergastolo"
Sabato 29, all'Emerson di Firenze, a partire dalle ore 20, si svolgerà l'iniziativa conclusiva di denuncia e informazione sul sistema carcerario e repressivo italiano.
16 settembre 2011
L’orrore degli ergastoli bianchi, uno scandalo nazionale
A Barcellona Pozzo di Gotto rinchiusi 146 detenuti: sono circa l’11% del totale nazionale. Chi ha scontato la pena resta rinchiuso: mancano i progetti di reinserimento sociale.
Lager dimenticati, ergastoli bianchi: chiamateli come volete, l’orrore non cambia. Un orrore che adesso sembra smuovere le coscienze della gente, ma forse non ancora quella delle istituzioni. “Gli ospedali psichiatrici giudiziari sono carceri, luoghi di dolore e non di cura e vanno chiusi - ha detto Gisella Trincas, presidente nazionale di Unasam, l’Unione delle associazioni per la salute mentale - “
“Non ci sono Regioni virtuose e meno virtuose - continua - , ma buone e cattive esperienze locali sparse in tutta la Penisola. Dal Nord al Sud, Isole comprese, tutte hanno le criticità a parte il Friuli Venezia Giulia e Trieste. Realtà che rispondono a tutte le indicazioni di una buona pratica di salute mentale: servizio sanità mentale aperto 24 ore, posti letto negli ospedali quasi mai occupati perché utilizzati solo per le crisi, persone coinvolte nel percorso di cura, risorse e personale qualificato. Trieste non manda un solo cittadino negli Opg, il Friuli un numero risicatissimo”.
Ed in effetti, in Sicilia, tutto tace. La cronaca è rimasta ferma alla polemica sollevata lo scorso mese di luglio dal senatore Salvo Fleres che accusò la Regione siciliana di “totale immobilismo” in riferimento al mancato recepimento da parte di quest’ultima della normativa nazionale che prevede il trasferimento della sanità penitenziaria al servizio sanitario regionale. La polemica con la Regione ha avuto come unico effetto quello di far saltare il tavolo tecnico con l’assessorato alla Salute che doveva studiare i dettagli tecnici del passaggio.
La Sicilia, secondo i dati dell’Unasam, ospita nell’unica struttura presente sull’Isola che è quella di Barcellona Pozzo di Gotto circa 146 detenuti, circa l’11% del totale nazionale. Sono infatti 1.330 le persone rinchiuse nei cinque ospedali psichiatrici giudiziari in Italia. Trenta le donne, internate nell’unica sezione femminile della Penisola, Castiglione delle Stiviere. La maggior parte arrivano dalla Lombardia (227), seguono Campania (165) e Sicilia (146) contro i tre internati della Val D’Aosta, i cinque della Basilicata, i sei del Molise. In mezzo ci sono Piemonte (58), Liguria (47), Sardegna (31).
Questi dati sono stati annunciati nella conferenza stampa di presentazione del congresso nazionale dal titolo “Senza catene. L’orrore degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari”, in programma a Cagliari, dal 16 al 17 settembre e organizzato dal comitato sardo Stop Opg. Tre le tavole rotonde che ospiteranno i senatori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, Donatella Poretti e Michele Saccomanno, Mauro Palma, del Comitato contro la tortura del Consiglio d’Europa, rappresentanti delle più importanti organizzazioni nazionali e regionali coinvolte nella campagna Stop Opg, amministratori regionali e locali.
fonte: Quotidiano di Sicilia
21 luglio 2011
Internato di 73 anni si impicca nell’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto (Me)
Nei primi 20 giorni di luglio sono morti 13 detenuti
L'Osservatorio permanente sulle morti in carcere nei primi 20 giorni di luglio ha registrato la morte di 11 persone private della libertà personale e di 1 poliziotto penitenziario. I suicidi sono stati 5: Giuseppe P., di 35 anni, Assistente Capo di Polizia Penitenziaria nel carcere di Parma; Cosimo Intrepido, 31enne detenuto a Teramo; Antonio Padula, di 46 anni, detenuto a Lecce; Luigi del Bello, 81 anni, in detenzione domiciliare a Lanciano (Ch) e G.T., 73enne di origini calabresi internato nell’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto (Me).
Sono deceduti a causa di gravi patologie pregresse: Ennio Manco, 52 anni, paraplegico e cardiopatico, nel carcere “Pagliarelli” di Palermo; Giorgio Manni, 51 anni, in detenzione domiciliare a Roma; Vincenzo Troia, 73enne ristretto in regime di “41-bis” nel carcere di Opera (Mi).
Le morti per “cause da accertare” sono state 4: V.G., 36 anni, internato nell’Opg di Aversa (Ce); Giuseppe La Piana, 36 anni, detenuto nel carcere “Pagliarelli” di Palermo; una detenuta italiana di 32 anni, deceduta nel carcere di Trani (Ba) e Mario Fiore, 29enne ristretto nella Sezione Internati del carcere di Sulmona (Aq).
Da inizio anno salgono a 110 i detenuti morti per cause diverse, dei quali 37 sicuramente suicidi. I poliziotti penitenziari suicidi nel 2001 sono stati 4.
Dal 2000 ad oggi si sono tolti la vita 663 detenuti e 88 agenti di polizia penitenziaria, mentre in totale i “morti di carcere” sono stati 1.856. In oltre 150 casi devono ancora essere accertate le cause del decesso.
LE VICENDE DEI “MORTI DI CARCERE” DA INIZIO LUGLIO
Barcellona Pozzo di Gotto (Me): internato di 73 anni si impicca in una cella dell’Opg
Ristretti Orizzonti, 21 luglio 2011
Un internato dell’Ospedale psichiatrico giudiziario “Vittorio Madia” di Barcellona Pozzo di Gotto, un uomo di 73 anni originario di Rossano Calabro (Cs), G. T., si è suicidato ieri notte, impiccandosi con un lenzuolo legato alle sbarre della finestra della cella che occupava assieme altre tre persone. Il suicidio dell’internato è avvenuto all’ottavo reparto, uno dei più nuovi della struttura penitenziaria.
Vano si è rivelato il tentativo di soccorso prestato con immediatezza dal medico di guardia dell’Opg e dall’infermiere di turno al reparto, oltre che dallo stesso agente che subito ha lanciato l’allarme dal momento in cui si è accorto che dietro la porta a vetri l’internato aveva nascosto la visuale verso il corridoio esterno applicando una coperta. Il cadavere dell’uomo ritrovato penzoloni era ancora caldo ed a nulla è valso il disperato tentativo di rianimazione. La vittima si trovava all’Opg di Barcellona dallo scorso mese di novembre quanto all’uomo era stato revocato lo stato di libertà per violazione degli obblighi a cui era sottoposto.
Sulmona: giallo sulla morte di un detenuto di 29 anni, si sospetta un caso di leucemia
Il Messaggero, 19 luglio 2011
Un detenuto del reparto internati del carcere di via Lamaccio di Sulmona, Mario Fiore ventinove anni di Napoli, è morto venerdì notte all’ospedale di Teramo, dove i medici lo avevano trasferito in prognosi riservata la sera stessa. Dubbi i motivi del decesso, per chiarire i quali la procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un’inchiesta, disponendo per questa mattina l’esame autoptico sul corpo di Mario Fiore, esame che verrà eseguito dall’anato-mopatologo Ildo Polidoro.
Lanciano (Ch): uxoricida 81enne condannato tre giorni fa si suicida in un Centro anziani
Ansa, 18 luglio 2011
Si è suicidato gettandosi da una finestra di un centro per anziani Luigi Del Bello, 81 anni, di Guastameroli di Frisa (Chieti), condannato tre giorni fa a 20 anni di carcere per avere ucciso il 21 luglio 2010 la moglie, Emidia Tortella (74). L’anziano era agli arresti domiciliari presso il centro; questa mattina poco dopo essersi alzato, si è lanciato dal primo piano della struttura riportando un gravissimo politrauma. Soccorso dal 118 è stato trasportato all’ospedale di Guardiagrele, e per l’aggravarsi della situazione è stato trasferito in elicottero al reparto neurochirurgico dell’ ospedale di Teramo dove è morto qualche ora dopo.
Opera (Mi): 73enne in regime di “41-bis” muore in cella, era gravemente malato da 2 anni
La Sicilia, 16 luglio 2011
Il presunto capo del clan mafioso di “Palermo-Resuttana” Vincenzo Troia, 73 anni, cugino dello storico boss Mariano Tullio Troia, è morto l’altro ieri notte nel carcere milanese di Opera dove era detenuto al 41 bis. Il decesso arriva nel pieno delle polemiche innescate dal regolamento del “carcere duro” approvato dal Parlamento all’indomani delle stragi del 92-93.
Gravemente malato da 2 anni, il presunto boss del quartiere Resuttana, attraverso il suo legale, Sergio Monaco, aveva fatto decine di istanze, allegando consulenze mediche in cui si attestava l’incompatibilità del suo stato di salute con la detenzione in carcere. I familiari di Troia hanno presentato denuncia lamentando proprio la scarsa attenzione riservata al congiunto dall’autorità giudiziaria e contestando le relazioni dei periti nominati dai collegi che hanno invece sempre ritenuto che il padrino potesse restare in cella.
Giustizia: detenuto domiciliare sta male; rifiutato da 5 ospedali, muore dopo il ricovero
Il Messaggero, 17 luglio 2011
Detenuto domiciliare rifiutato da 4 ospedali: “Non è grave”. Tragica odissea di dieci giorni tra Subiaco, Tivoli e Roma. I familiari: vogliamo chiarezza. Pd: sanità laziale allo sbando. La Regione Lazio ha chiesto alla direzione sanitaria della Asl RmG di attivare immediatamente una commissione d’inchiesta sul decesso di Giorgio Manni, il 51enne che per cinque volte, secondo quanto hanno raccontato i familiari al Messaggero, è stato rimandato a casa dagli ospedali a cui aveva chiesto aiuto. “Ho contattato il direttore sanitario - dice il presidente Renata Polverini - e ho sollecitato l’avvio immediato di una verifica affinché si faccia piena chiarezza su quanto accaduto negli accessi al pronto soccorso”.
“Per cinque volte - dicono i familiari di Manni - è stato rimandato a casa dagli ospedali a cui aveva chiesto aiuto. Ha implorato di essere ricoverato perché aveva grossi dolori all’altezza dei reni e non riusciva a respirare. Ma in quattro diversi ospedali di Roma gli hanno risposto che poteva curarsi a casa. Solo la sesta volta quando ormai le sue condizioni erano disperate, al pronto soccorso di Subiaco hanno ceduto e hanno deciso di trasferirlo al Policlinico Tor Vergata, dove l’altro giorno è morto”.
Lecce: detenuto di 48 anni suicida nel carcere super affollato, lunedì l’autopsia
La Repubblica, 15 luglio 2011
È di 659 persone la capienza del carcere di Lecce ma la struttura di borgo San Nicola contiene 1367 uomini e donne. L’esubero è del 107,4%: 708 detenuti in più del previsto. Da ieri 707, perché uno di loro, Antonio Padula, 48 anni, di Francavilla Fontana, si è ucciso impiccandosi con i lacci delle scarpe. Gli agenti lo hanno trovato cadavere nella sua cella, alla fine di un’altra notte terribile, in cui ogni poliziotto in servizio ha fatto su e giù tra due sezioni, controllando (o cercando di controllare) 140 detenuti.
Trani (Ba): detenuta di 32 anni muore in cella, polemiche su mancata assistenza sanitaria
Ansa, 12 luglio 2011
La donna, 32 anni, è deceduta nella notte, sembra per cause naturali dopo uno choc seguito a una brutta notizia ricevuta dai familiari. Dall’Osapp l’appello sulla situazione sanitaria nel penitenziario, dove è stata soppressa la guardia medica h24.
Una detenuta di 32 anni è stata trovata morta oggi - sembra per cause naturali - nel proprio letto, in una cella del carcere di Trani. Lo rende noto il vicesegretario generale nazionale del sindacato di polizia penitenziaria Osapp, Domenico Mastrulli. Il corpo della donna è stato scoperto questa mattina nel corso del giro di ispezione degli agenti della Polizia Femminile compiuto nei reparti detentivi del carcere femminile di Trani, in una delle celle situate nel piano superiore dell’istituto penitenziario. A quanto si è saputo, la donna sembra che ieri abbia ricevuto notizie negative dalla propria famiglia, di origine tarantina, tanto da averla notevolmente scossa.
Palermo: Corbelli (Diritti Civili); assordante silenzio su morte di un detenuto paraplegico
Ristretti Orizzonti, 8 luglio 2011
“Si chiamava Ennio Manco, 52 anni, paraplegico, è morto nel carcere di Palermo e ai suoi familiari è stato di fatto addirittura impedito di poter vedere la salma che è stata poche ore dopo il decesso subito chiusa in una bara e il giorno dopo trasferita dalla Sicilia in Calabria. Questo è un fatto gravissimo. C’é indifferenza e insensibilità sul dramma delle carceri da parte delle istituzioni, degli esponenti politici e dei media”. Lo afferma in una nota il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli.
L’uomo, a favore del quale nei mesi scorsi Corbelli era intervenuto con un appello umanitario, era stato da un mese trasferito dalla Calabria in Sicilia, per scontare una condanna passata in giudicato di pochi anni di carcere”. “Nonostante le sue gravi condizioni di salute, perché era paraplegico - afferma Corbelli - non aveva ottenuto né gli arresti domiciliari, né la possibilità di essere ricoverato e curato in un centro specializzato di Catania o Parma (quelli attrezzati per la sua patologia).
Palermo: detenuto 36enne muore in circostanze misteriose nel carcere dei “Pagliarelli”
La Sicilia, 6 luglio 2011
“Chiediamo verità e giustizia”. La moglie, la madre ed i fratelli di Giuseppe La Piana, 36 anni il prossimo 10 agosto, lanciano un appello affinché venga fuori la verità sulle circostanze che hanno portato al decesso del loro congiunto, stroncato alle 12,30 di domenica scorsa mentre pranzava nel carcere dei “Pagliarelli”. “Stava mangiando - ha detto la vedova, signora Claudia - quando, così ci è stato riferito, ha accusato un malore ed è morto. A noi ci hanno chiamato alle 15”.
Aversa (Ce): internato muore per edema polmonare, settimo decesso del 2011 nell’Opg
Il Mattino, 6 luglio 2011
Avrebbe avuto appena il tempo di chiedere soccorso, che poi accasciatosi a terra è morto: si è spento così V.G. 45 anni, umbro, il settimo internato a morire dall’inizio dell’anno dietro le sbarre del manicomio giudiziario aversano.
Secondo la direzione dell’Opg “Filippo Saporito” a causare la morte dell’internato sarebbe stato un edema polmonare, ma sul corpo del detenuto la magistratura ha disposto l’autopsia. Si è spento senza che ci fosse nemmeno il tempo di chiamare il 118. “Un malore improvviso - spiega la direttrice penitenziaria della struttura, Carlotta Giaquinto - non pare che ci fossero stati sintomi di una malattia pregressa”.
Teramo: detenuto 31enne suicida in cella, i genitori presentano un esposto in Procura
Il Centro, 4 luglio 2011
Si è tolto la vita, impiccandosi alle sbarre della cella. Cosimo Intrepido, 31enne originario di Trepuzzi (Le), era rinchiuso nel carcere di Castrogno per scontare un residuo di pena per rapina. Era in attesa di entrare in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Aveva già tentato di togliersi la vita e mercoledì notte è riuscito nell’intento. Intanto i familiari vogliono vederci chiaro e hanno presentato un esposto alla procura per chiedere di chiarire le cause della morte.
Verona, 4 luglio
All’ospedale “Borgo Roma” muore K.V., cittadino greco di 47 anni. Tra le ipotesi, il suicidio o lo sballo finito in tragedia: una settimana prima, in una cella del carcere di Montorio, aveva inalato il gas dalla bomboletta utilizzata per cucinare.
Per far piena luce sulla vicenda, il pm Francesco Rombaldoni ha aperto un'inchiesta, anche se fino ad oggi non risultano iscritti nel registro degli indagati. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori, il suicidio o uno sballo finito in tragedia. E il gesto estremo del greco viene giudicato quantomeno “strano” anche dalle autorità del penitenziario.
Il detenuto non aveva mai procurato problemi e aveva tenuta una condotta irreprensibile tanto che il suo fine pena previsto per il 2013 sarebbe stato anticipato alla fine del 2011, grazie ai benefici ottenuti durante la carcerazione. Era anche ben inserito nelle attività del carcere: frequentava la redazione del giornale "Microcosmo" oltre ad aver partecipato a dei corsi scolastici. Aveva dei problemi di salute, raccontano ancora dal carcere, ma era stato curato con ricovero in ospedale e anche quelle patologie vascolari si erano risolte senza complicazioni.
Il direttore del carcere, Antonio Fullone, quindi, non riesce a capacitarsi della decisione del detenuto di farla finita.
Monza, 16 luglio
Riportiamo integralmente la mail pervenuta ieri, a firma dall’Avv. Davide Mosso (Foro di Monza): “Una persona da me assistita che si trovava nel carcere di Monza in custodia cautelare, il sig. Redouane Messaoudi, nato nel 1974 in Algeria, è stato trovato privo di vita la mattina di sabato 16 luglio. Ieri mattina è stata effettuata l’autopsia (alla quale peraltro non ho potuto partecipare né direttamente né tramite medicolegale non avendo titolo perché non sono riuscito a contattare l’unico familiare con cui avevo parlato, un fratello che vive in Grecia).
Il sig. Messaoudi era in quel momento nel reparto di psichiatria del carcere. Affetto da diabete insulinodipendente, epilettico e con diagnosi di disturbo borderline, dopo un periodo di osservazione nell’Opg di Reggio Emilia era rientrato nel normale circuito penitenziario. Prima di andare a Monza, dove si trovava da circa due settimane, era stato a Voghera, Era stato arrestato ad aprile per un’ipotesi di cessione di stupefacenti (una dose) e resistenza.
L’udienza preliminare, già fissata dieci giorni fa, era stata rinviata a ieri data l’impossibilità in quell’occasione per il sig. Messaoudi a comparire (era in ospedale e i medici non avevano dato nulla osta). Ieri era previsto che il giudice incaricasse uno psichiatra di svolgere perizia. Nella comunicazione del carcere sulla possibile causa del decesso si fa riferimento al reiterato rifiuto del sig. Messaoudi di assumere l’insulina. Per somministrargliela forzatamente era stato ricoverato in ospedale in due occasioni. Il giorno precedente al decesso non gli sarebbe stata somministrata per due volte l’insulina perché rifiutata”.
All’ospedale “Borgo Roma” muore K.V., cittadino greco di 47 anni. Tra le ipotesi, il suicidio o lo sballo finito in tragedia: una settimana prima, in una cella del carcere di Montorio, aveva inalato il gas dalla bomboletta utilizzata per cucinare.
Per far piena luce sulla vicenda, il pm Francesco Rombaldoni ha aperto un'inchiesta, anche se fino ad oggi non risultano iscritti nel registro degli indagati. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori, il suicidio o uno sballo finito in tragedia. E il gesto estremo del greco viene giudicato quantomeno “strano” anche dalle autorità del penitenziario.
Il detenuto non aveva mai procurato problemi e aveva tenuta una condotta irreprensibile tanto che il suo fine pena previsto per il 2013 sarebbe stato anticipato alla fine del 2011, grazie ai benefici ottenuti durante la carcerazione. Era anche ben inserito nelle attività del carcere: frequentava la redazione del giornale "Microcosmo" oltre ad aver partecipato a dei corsi scolastici. Aveva dei problemi di salute, raccontano ancora dal carcere, ma era stato curato con ricovero in ospedale e anche quelle patologie vascolari si erano risolte senza complicazioni.
Il direttore del carcere, Antonio Fullone, quindi, non riesce a capacitarsi della decisione del detenuto di farla finita.
Monza, 16 luglio
Riportiamo integralmente la mail pervenuta ieri, a firma dall’Avv. Davide Mosso (Foro di Monza): “Una persona da me assistita che si trovava nel carcere di Monza in custodia cautelare, il sig. Redouane Messaoudi, nato nel 1974 in Algeria, è stato trovato privo di vita la mattina di sabato 16 luglio. Ieri mattina è stata effettuata l’autopsia (alla quale peraltro non ho potuto partecipare né direttamente né tramite medicolegale non avendo titolo perché non sono riuscito a contattare l’unico familiare con cui avevo parlato, un fratello che vive in Grecia).
Il sig. Messaoudi era in quel momento nel reparto di psichiatria del carcere. Affetto da diabete insulinodipendente, epilettico e con diagnosi di disturbo borderline, dopo un periodo di osservazione nell’Opg di Reggio Emilia era rientrato nel normale circuito penitenziario. Prima di andare a Monza, dove si trovava da circa due settimane, era stato a Voghera, Era stato arrestato ad aprile per un’ipotesi di cessione di stupefacenti (una dose) e resistenza.
L’udienza preliminare, già fissata dieci giorni fa, era stata rinviata a ieri data l’impossibilità in quell’occasione per il sig. Messaoudi a comparire (era in ospedale e i medici non avevano dato nulla osta). Ieri era previsto che il giudice incaricasse uno psichiatra di svolgere perizia. Nella comunicazione del carcere sulla possibile causa del decesso si fa riferimento al reiterato rifiuto del sig. Messaoudi di assumere l’insulina. Per somministrargliela forzatamente era stato ricoverato in ospedale in due occasioni. Il giorno precedente al decesso non gli sarebbe stata somministrata per due volte l’insulina perché rifiutata”.
fonte: Ristretti Orizzonti
21 giugno 2011
La storia di Tonino, "prigioniero” in un opg
Tonino aveva 43 anni quando è stato internato nell’ospedale psichiatrico giudiziario (Opg). Doveva starci sei mesi, sono passati due anni. I numeri in questo caso fanno la differenza perché Tonino è recluso nell’Opg di Aversa, un vero e proprio lager, come del resto tutti gli altri in Italia, dove, una volta dentro, il problema più grave non è tanto la mancanza di libertà quando la perdita del diritto di cura, della possibilità di rimettersi in gioco e di avere un’altra chance nella vita. Non smettono di ripeterlo i familiari di Tonino, che per lui vogliono un’opportunità in più. Da una settimana, la sorella Elisabetta e il padre Rodolfo presidiano giorno e notte il tetto del Centro di salute mentale di Ostia, in via delle Sirene, per chiedere che Tonino venga trasferito dall’Opg di Aversa alla comunità terapeutica. «Solo lì – dice Elisabetta – mio fratello potrebbe iniziare un percorso di recupero finalizzato al reinserimento nella società». Per fare questo, però, manca la firma del direttore generale della Asl RmD, il professor Romano, sull’impegnativa di spesa che deve essere approvata dall’Azienda sanitaria per procedere poi al trasferimento. Ma il direttore generale prima fa sapere che non firmerà, poi che non si trovano i soldi. Solo dopo molti giorni inizia a circolare la notizia di un possibile accordo. Ma i familiari la apprendono solo per vie ufficiose: in un meccanismo burocratico che fagocita ogni forma di umanizzazione nessuno si degna di inviare loro una comunicazione ufficiale. «Quel che sappiamo – sottolinea Elisabetta – è che tale delibera avrebbe decorrenza solo dal 1 settembre. Questo significherebbe, per mio fratello, altri tre mesi di permanenza in quell’inferno. E noi questo non lo possiamo accettare. Rimarremo sul tetto fino a quando Tonino non uscirà con la massima tempestività dall’Opg, trovino loro il modo per abbreviare i tempi e per accelerare l’ingresso nella comunità di Asti». Elisabetta, che non si accontenta di una banale dichiarazione di intenti, chiede, attraverso due lettere protocollate, un incontro dovuto ai vertici aziendali per vedere le carte. E invece il dirigente gli nega ogni interlocuzione. Nemmeno una parola al signor Rodolfo che, all’età di 73 anni e in cura chemioterapica, dorme dentro una tenda da campeggio sul tetto rovente del centro di salute mentale. Lui, che con il figlio passava interi pomeriggi a pesca prima che la depressione e le cure sbagliate lo logorassero definitivamente, continua a dire: «Non merita di stare li, nessuno lo merita». Non smette di ripeterlo neanche Tonino, che nella sua condizione di fragilità legata alla malattia, è comunque consapevole del fatto che da certi luoghi non si esce sani, sempre che si esca vivi. Per il timore che le condizioni di Tonino possano peggiorare, per ottenere il suo trasferimento e per chiedere anche lo smantellamento di tutti gli Opg (che, per legge, dovevano essere chiusi entro il 31 dicembre 2010) in pochi giorni i familiari hanno messo in piedi una mobilitazione che è diventata il simbolo di una battaglia per liberare tutti i Tonino d’Italia. Intorno a loro un vero e proprio coordinamento di forze sociali, di cui fanno parte numerose associazioni del territorio, riunite nel comitato “ELJ per tutti i Tonino”. Tra queste il Teatro del Lido che, dal mese di settembre, promuoverà una serie di spettacoli di sensibilizzazione culturale rispetto alle tematiche del disagio mentale. «Siamo qui – dice Elisabetta – per tutti i Tonino d’Italia finiti nell’inferno degli Opg generalmente per reati bagattellari, cioè per reati minori, per alcuni quali non sussiste neanche la pericolosità sociale. Per loro un’alternativa agli ospedali psichiatrici esiste e consiste dapprima nel recupero all’interno di comunità terapeutiche specializzate e successivamente nel trasferimento in case famiglia. Una volta qui i pazienti potrebbero essere sottoposti a progetti terapeutici individuali , oppure di inclusione sociale coinvolgendo la rete territoriale». Nessun assistenzialismo nelle comunità quindi, ma risposte adeguate rispetto al ruolo che la società civile deve assumere nei confronti del disagio mentale. E per Tonino, che solo quando pesca ritrova il suo equilibrio, una volta terminato il progetto terapeutico ad personam nella comunità terapeutica di Asti, l’associazione Anziani del Tevere sarebbe disposta a sostenere un progetto di inclusione sociale basato proprio sulla pesca. Il caso di Antonio ha suscitato subito l’interesse della Commissione parlamentare d’Inchiesta sul servizio sanitario nazionale. Il senatore Ignazio Marino, che la presiede, ha inviato i Nas nell’ufficio del direttore generale della Asl Roma D per acquisire la documentazione necessaria e avviare le opportune verifiche, ha poi convocato per oggi i medici che hanno in cura Tonino. Anche il consigliere regionale della Federazione della Sinistra, Ivano Peduzzi ha inviato una lettera alla presidente Polverini per sbloccare questa vicenda «anche perché – ha aggiunto Peduzzi – i soldi per trasferire il ragazzo ad Asti ci sono eccome». La Commissione parlamentare d’Inchiesta sul servizio sanitario nazionale ha infatti stanziato 5 milioni di euro per il trasferimento di 41 persone dagli Opg alle comunità terapeutiche. Per l’utilizzo di questo soldi, però, le Regioni devono prima presentare dei progetti terapeutici individuali senza i quali non è possibile attingere ai fondi. Ma non tutte hanno ancora provveduto e il Lazio è tra queste. Per tale inadempienza oltre 3 milioni di euro restano al momento inutilizzati. E ogni ulteriore ritardo potrebbe costare a Tonino la sua stessa vita, oltre ad una proroga della permanenza nell’Opg di Aversa per altri due anni.
Manuela Campitelli da Liberazione
8 giugno 2011
Aversa (Ce): nell’Opg sei internati morti da inizio anno, tre si sono tolti la vita
Quello di mercoledi 6 giugno è il sesto decesso all’ospedale psichiatrico di Anversa. L’uomo di 39 anni era stato ricoverato per una sospetta setticemia. “Nel corso di quest’anno - denuncia Dario Stefano Dell’Aquila, portavoce di Antigone Campania - tre internati si sono tolti la vita suicidandosi, uno è morto per soffocamento e due sono morti per malattia”.
“A questo punto - prosegue - è evidente che quello di Aversa costituisce un caso di assoluta gravità per il quale chiediamo tanto all’amministrazione penitenziaria quanto al servizio sanitario regionale interventi immediati per garantire livelli essenziali di assistenza sanitaria” Al momento sono circa 300 gli internati.
Per il presidente della Commissione d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale. Ignazio Marino, è stato “smarrito diritto alla salute”. “In strutture come gli ospedali psichiatrici giudiziari - sottolinea - gli internati non sono pazienti: manca tutto, la cura e l’assistenza sono state spazzate via dalla mancanza di risorse, a cui è seguito un inaccettabile degrado.
Questa è la verità che emerge ancora una volta oggi dopo il decesso di un internato ad Aversa”. Marino ha fatto sapere di aver chiesto ai carabinieri del Nas in servizio presso la Commissione d’inchiesta di ottenere al più presto la cartella clinica e tutta la documentazione utile a “identificare il livello di intensità di cure che sono state offerte al paziente internato sin dall’inizio della malattia”.
Marino ha ribadito poi la necessità di arrivare al superamento di queste strutture e ha annunciato per questo che la Commissione ha organizzato giovedì 9 giugno il primo convegno nazionale dedicato interamente a questo tema, che coinvolgerà operatori e direttori degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, ex internati, i rappresentanti dei Dipartimenti di Salute Mentale, i magistrati di sorveglianza, alcune associazioni e comunità che operano sul territorio, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.
fonte: Redattore Sociale
12 maggio 2011
Una Campagna contro l’orrore dell’Opg…
Lenzuola non sostituite per settimane, lezzo d’urina, tanfo e sporcizia ovunque, letti arrugginiti, in alcuni casi letti di contenzione con un foro nel mezzo per la caduta degli escrementi di internati legati per giorni:
dopo la diffusione del video girato durante le visite del giugno-luglio 2010 nei sei Ospedali psichiatrici giudiziari dalla Commissione d’inchiesta per l’efficienza e l’efficacia del Sistema sanitario nazionale, preseduta dal sen. Marino, nessuno può più dire di non conoscere l’orrore delle condizioni in cui versano più di 1400 persone, “gli ultimi”, dacché il manicomio criminale è prioritariamente contenitore della miseria e dell’abbandono. Il 19 aprile a Roma il Forum salute mentale e la Cgil nazionale, insieme a molte altre associazioni, hanno lanciato la campagna “Stop Opg: per l’abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari”.
Per ribadire l’inaccettabilità dell’istituto, sviluppare conoscenza, fare proposte, stimolare le istituzioni, denunciare quelle inadempienti. La presenza dell’Ospedale psichiatrico giudiziario conferma uno statuto speciale per il malato di mente e il permanere di un “doppio binario” per le persone con disturbo mentale che hanno commesso reato; mentre è consapevolezza diffusa tra gli operatori della psichiatria e del diritto che l’incapacità totale di intendere e di volere, alla base dell’istituto, è evento eccezionale e che di norma il disturbo mentale, anche gravissimo, non è in grado di spegnere completamente la capacità della persona di aver coscienza di stare commettendo un reato. Il perdurare dell’istituto è soprattutto frutto di pratiche omissive e mancate assunzioni di responsabilità, in particolare dei Dipartimenti di salute mentale (Dsm), che non si fanno carico dei cittadini del loro territorio che hanno commesso un reato proponendo percorsi alternativi o di avviare progetti di dimissioni di quelli/e internati/e.
Di contro sono all’evidenza le esperienze di alcuni Dipartimenti di salute mentale che non hanno cittadini del proprio territorio negli Opg. Il che dimostra che, volendo, si può fare. L’emanazione del decreto del presidente del consiglio dei ministri (Dpcm) del 1 aprile 2008, che trasferisce la medicina penitenziaria dal Ministero della giustizia a quello della sanità, prevede una serie di interventi graduali per il superamento dell’Opg.
Il decreto è stato assunto da tutte le regioni in cui sono allocati gli Opg (tranne la Sicilia), che quindi sono diventate titolari della salute delle persone lì recluse. Peraltro, contro le disposizioni del decreto, continuano il trasferimento in Opg di persone provenienti dal carcere e l’ammissione di persone in attesa di perizia.
Perciò, le associazioni che hanno promosso la campagna “Stop Opg” chiedono al governo di rispettare gli impegni finanziari per il passaggio della medicina penitenziaria al servizio sanitario nazionale; alle Regioni di assumere l’onere dei cittadini internati negli Opg, attribuendo ai Dipartimenti di salute mentale le necessarie risorse; ai Dsm di avviare pratiche concrete di presa in carico degli internati e delle internate; alla Conferenza Stato-Regioni di sanzionare le Regioni e i Dsm inadempienti; alla magistratura di sorveglianza di mettere fine alla pratica di proroga della misura di sicurezza in relazione alla indisponibilità del Dsm di farsi carico della persona in dimissione.
Giovanna Del Giudice (Portavoce nazionale Forum Salute Mentale)
da il manifesto
10 maggio 2011
Un altro suicidio nell' Opg di Aversa; associazioni chiedono chiusura immediata
“Nell’ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Aversa si è consumata l’ennesima tragedia. Un giovane quasi trentenne è morto per soffocamento. Si aggiorna così il triste bollettino del 2011, che registra ben 4 decessi in poco più di 4 mesi, tre dei quali per suicidio.
Un dramma immerso in un silenzio disarmante”. Lo afferma “Stop Opg” che raccoglie le organizzazioni che aderiscono alla campagna per l’abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari.
“Fatti come questo, per il contesto in cui avvengono e per le gravi ombre che gettano sulle istituzioni - dice il cartello Stop Opg non possono essere letti come tragiche fatalità: gli Ospedali psichiatrici giudiziari sono luoghi di morte, di sofferenza e di privazioni, e non è più possibile rinviare interventi risolutivi”.
Il comitato Stop Opg, nato da un folto cartello di associazioni e sindacati che operano nei settori della salute mentale e penitenziario, dunque: “chiede semplicemente di applicare la legge e provvedere all’immediata chiusura di tutti i 6 Opg italiani”. “Da quando con un apposito Dpcm - si sottolinea - è stata stabilita la chiusura delle strutture, il numero degli internati è inspiegabilmente lievitato, passando da meno di 1.300 internati del 2007 agli oltre 1.500 di oggi, 350 dei quali sono dimissibili da subito”.
Stop Opg chiede quindi che “si assumano iniziative straordinarie, senza escludere la nomina di commissari ad acta che, a partire da Aversa, attraverso la definizione di una vera e propria road map, indichino tempi certi per la chiusura, dando solide garanzie sul reinserimento e il sostegno agli internati nel loro percorso di recupero”.
Il decreto del Presidente del Consiglio, che prevede “il trasferimento delle competenze sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse e delle attrezzature dalla sanità penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale” è del 2008. A questo si aggiungono due sentenze della Corte Costituzionale che prevedono la possibilità di “trattamenti alternativi all’Opg in ogni fase”. Il passaggio formale delle competenze, secondo Stop Opg è avvenuto in tutte le Regioni, tranne che in Sicilia.
Antigone: nell’Opg di Aversa 20 decessi negli ultimi 5 anni
Un uomo di circa trent’anni, di cui non sono note le generalità, è morto ieri sera nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa (Caserta). A diffondere la notizia Dario Stefano Dell’Aquila, portavoce dell’associazione Antigone in Campania. “Secondo una prima sommaria ricostruzione - riferisce la nota - l’uomo sarebbe morto nel tardo pomeriggio, per soffocamento”. La morte segue di appena tre giorni quella di un altro internato di 33 anni che si è suicidato lo scorso venerdì. “Questo 2011 - ha dichiarato Dell’Aquila - si è aperto con una sequenza drammatica e impressionante. In soli cinque mesi abbiamo registrato 3 morti per suicidio e uno per cui è necessario approfondire le cause. A quanto ci risulta, non è la prima volta che un internato muore per soffocamento. Poiché c’é una relazione tra le difficoltà di deglutizione e gli effetti di psicofarmaci riteniamo siano necessari, oltre tutti gli accertamenti del caso, opportune analisi anche sulle cartelle cliniche”. “Secondo i nostri dati - ha aggiunto il portavoce di Antigone Campania - che certo sono parziali, in questi ultimi cinque anni, ci sono stati almeno 20 decessi, per cause diverse, nell’Opg di Aversa.
Questo significa che nessuna riforma sulla carta potrà migliorare una condizione manicomiale che si è progressivamente deteriorata in anni di cattiva gestione. Noi riteniamo che ancora oggi non siano garantiti i livelli essenziali di assistenza, la presa in carico da parte dei servizi sociosanitari, il rispetto della dignità e il diritto ad un adeguato trattamento terapeutico”.
“C’é una questione generale - ha concluso Dell’Aquila - che riguarda gli ospedali psichiatrici giudiziari nel loro complesso. Oggi abbiamo quasi lo stesso numero di presenti di 30 anni fa (nel 1981 erano 1.502 i presenti, contro i circa 1.550 attuali). Un problema che va affrontato anche attraverso una radicale modifica del meccanismo delle misure di sicurezza e della loro proroga. Ma c’é anche uno specifico di quello di Aversa che va indagato. Perché sarà sempre tardi quando arriveremo a chiuderlo”.
fonte: Ansa
6 maggio 2011
Uomo di 33 anni suicida in Opg Aversa
Salvatore Pepe, 33 anni, si è suicidato la scorsa notte nell’ospedale psichiatrico giudiziario “Saporito” di Aversa. L’uomo si trovava nell’Opg da circa due mesi, dopo essere stato estradato dalla Germania, dove era stato arrestato per un omicidio.
Lo rende noto Dario Stefano Dell’Aquila, portavoce dell’associazione Antigone Campania e componente dell’Osservatorio nazionale sul carcere.
L’uomo si è tolto la vita in tarda serata. Non era in isolamento, ma condivideva la cella con altri internati. Sembra che proprio ieri avesse avuto un colloquio con lo psichiatra, che non ravvisando segnati di “pericolo” le aveva rimandato in cella. Verso le 23 si è appartato in bagno e dopo un po’ i compagni, non vedendolo più uscire, hanno aperto la porta trovandolo appeso a un cappio, ma ancora in vita. Hanno chiamato i soccorsi, ma Salvatore è morto mentre erano in corso le “manovre rianimatorie”.
“Questo è il terzo suicidio dall’inizio di quest’anno. Il 12 aprile scorso si è tolto la vita un internato rumeno di 58 anni, mentre a gennaio si è suicidato un internato di 32 anni. Una sequenza preoccupante che richiede interventi urgenti e ragionati. E che dimostra anche che è necessario procedere rapidamente al superamento di queste strutture.
In Italia sono presenti 6 Opg (Napoli, Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Castiglione delle Stiviere) che dipendono dal Ministero della Giustizia per la parte sulla sicurezza e dalle Asl per la parte sanitaria. Quello di Aversa ha una capacità ufficiale di circa 180 posti, ma in esso sono presenti circa 230 internati.
“Si tratta - sottolinea Antigone - di persone incapaci di intendere e di volere, autori di reato, che sono condannati ad una misura di sicurezza detentiva, prorogabile. “Chiediamo con urgenza, - ribadisce l’associazione - all’amministrazione penitenziaria e all’Asl, l’attivazione di risorse per garantire, nell’attesa che si realizzi un rapido percorso di chiusura e dimissione, così come definito dalla commissione parlamentare di inchiesta sull’efficienza del sistema sanitario presieduta da Ignazio Marino. Registriamo nell’Opg di Aversa, tra malattia e suicidi, un’impressionante sequenza di morti che è indispensabile arrestare”.
fonte: ristretti orizzonti
Lo rende noto Dario Stefano Dell’Aquila, portavoce dell’associazione Antigone Campania e componente dell’Osservatorio nazionale sul carcere.
L’uomo si è tolto la vita in tarda serata. Non era in isolamento, ma condivideva la cella con altri internati. Sembra che proprio ieri avesse avuto un colloquio con lo psichiatra, che non ravvisando segnati di “pericolo” le aveva rimandato in cella. Verso le 23 si è appartato in bagno e dopo un po’ i compagni, non vedendolo più uscire, hanno aperto la porta trovandolo appeso a un cappio, ma ancora in vita. Hanno chiamato i soccorsi, ma Salvatore è morto mentre erano in corso le “manovre rianimatorie”.
“Questo è il terzo suicidio dall’inizio di quest’anno. Il 12 aprile scorso si è tolto la vita un internato rumeno di 58 anni, mentre a gennaio si è suicidato un internato di 32 anni. Una sequenza preoccupante che richiede interventi urgenti e ragionati. E che dimostra anche che è necessario procedere rapidamente al superamento di queste strutture.
In Italia sono presenti 6 Opg (Napoli, Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Castiglione delle Stiviere) che dipendono dal Ministero della Giustizia per la parte sulla sicurezza e dalle Asl per la parte sanitaria. Quello di Aversa ha una capacità ufficiale di circa 180 posti, ma in esso sono presenti circa 230 internati.
“Si tratta - sottolinea Antigone - di persone incapaci di intendere e di volere, autori di reato, che sono condannati ad una misura di sicurezza detentiva, prorogabile. “Chiediamo con urgenza, - ribadisce l’associazione - all’amministrazione penitenziaria e all’Asl, l’attivazione di risorse per garantire, nell’attesa che si realizzi un rapido percorso di chiusura e dimissione, così come definito dalla commissione parlamentare di inchiesta sull’efficienza del sistema sanitario presieduta da Ignazio Marino. Registriamo nell’Opg di Aversa, tra malattia e suicidi, un’impressionante sequenza di morti che è indispensabile arrestare”.
fonte: ristretti orizzonti
Iscriviti a:
Post (Atom)

















