Un detenuto quarantenne si è suicidato nell'Opg di Aversa. Si chiamava Gilberto Midilli, originario di Roma. È stato ritrovato morto in cella il 28 luglio scorso, alle ore 21.00.
“La notizia dell’ennesimo detenuto suicida, domenica sera nell’Ospedale
Psichiatrico Giudiziario di Aversa conferma una volta di più come queste morti
siano sempre - oltre che una tragedia personale e familiare - una sconfitta per
lo Stato. Il detenuto italiano M.G., 40 anni di Roma, colpevole del reato di
rapina ed in attea di essere inviato in Comunità, si è impiccato alla finestra
della cella.
Quella delle morti in carcere, per suicidio o per cause naturali,
si sta configurando come una vera e propria ecatombe: non dimentichiamo che a
Cremona si è suicidato un detenuto l’altro ieri. E se il drammatico numero non
sale ulteriormente è grazie alle donne e agli uomini della Polizia
Penitenziaria, che quotidianamente sventano numerosi tentativi di suicidi. Ma
bisogna darsi concretamente da fare per un ripensamento complessivo della
funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere, argomento rispetto
al quale il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, è da tempo
impegnato nonostante la colpevole indifferenza di vasti settori della politica
nazionale. Serve un carcere nuovo e diverso perché quello attuale è un
fallimento come fallimentari sono le strategie di contrasto pensate
dall’Amministrazione Penitenziaria". Lo dichiara Donato CAPECE, segretario
generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più
rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri, in relazione al suicidio di
un detenuto avvenuta in una cella dell’O.P.G. di Aversa.
Il SAPPE torna a
sottolineare come “il sovraffollamento delle strutture penitenziarie italiane è
certamente un problema storico ed è un problema comune a molti Paesi europei,
che hanno risolto il problema in maniera diversa. L’osservazione della tipologia
dei detenuti che fanno ingresso in carcere e dei reati di cui sono accusati
consente di affermare come il sistema della repressione penale colpisca
prevalentemente la criminalità organizzata e le fasce deboli della popolazione:
in effetti, il carcere è lo strumento che si usa per affrontare problemi che la
società non è in grado di risolvere altrimenti. E il dramma dei suicidi in cella
e in carcere è terribile: per questo sollecitiamo adeguate e concrete strategie
di intervento, che sono ben altra cosa rispetto alla fantomatica ‘vigilanza
dinamica che piace tanto al Capo DAP Tamburino ma che comporta meno vigilanza e
sicurezza nei penitenziari.’” “Nell’ambito delle prospettive future” conclude
Capece “occorre che lo Stato, pur mantenendo la rilevanza penale, indichi le
condotte per le quali non è necessario il carcere, ipotizzando sanzioni diverse,
ridisegnando in un certo senso l’intero sistema. E la Polizia penitenziaria che
riteniamo debba connotarsi sempre più come Polizia dell’esecuzione penale,
oltrechè di prevenzione e di sicurezza per i compiti istituzionali ad essa
affidati dall’ordinamento, è sicuramente quella propriamente deputata al
controllo dei soggetti ammessi alle misure alternative".
fonte: Ristretti Orizzonti

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