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24 gennaio 2012

Torino: chieste 29 condanne per gli scontri al G8 universitario

Coprirsi il volto durante una manifestazione, vietato per legge, lederebbe anche il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero di chi partecipa al corteo senza travisarsi. È la tesi sostenuta in aula dal pubblico ministero di Torino, Roberto Sparagna, davanti al giudice Alessandra Pfiffner nel chiedere condanne a un anno di reclusione per 29 delle oltre 30 persone a giudizio (per alcuni è stata chiesta l’assoluzione) per essersi travisati durante la manifestazione del G8 dell’Università che si svolse il 19 maggio 2009 a Torino.

18 maggio 2010

Memorie di un ribelle del sud

Inizia il processo d'appello contro l'assoluzione per i 13 no global del ''Sud ribelle'' accusati di associazione sovversiva per la presunta organizzazione degli incidenti accaduti nel 2001 durante il G8 di Genova ed il Global Forum di Napoli


"La signora discute con la sorella dell'acquisto di una nuova lavatrice": mi chiedo spesso cosa pensasse il carabiniere quella mattina del 10 aprile 2001 che, dalle 10.10 alle 11.50, la passò a spiare una conversazione telefonica tra mia madre e Zia Lina, per poi riassumere stenograficamente l'infinito confronto su offerte, detersivi e la qualità del bucato, in quelle brevi e loconiche parole.

Una "sparata" su Genova

A volte invece mi immagino il volto sorridente del pm Domenico Fiordalisi quando, scartabellando tra le migliaia di pagine di trascrizioni telefoniche, pose il suo sguardo sulla frase tanto agognata che diede un senso alla sua infima giornata di lavoro: "facciamo una sparata su Genova". Accese il suo computer per aprire il file sul mandato di cattura che stava predispondendo e scrisse in grassetto e in corsivo quella frase a pagina 37 dell'ordinanza, che spiccava in tutta la sua potenza scritta com'era con caratteri il triplo più grande rispetto al resto del testo. Erano le 5 del mattino quando mi trovai tra le mani quest'ordinanza, un paio di manette ai polsi e un nugolo di carabinieri in giro a rovistare in casa, con il graduato che, alla ricerca di elementi probanti la mia attività terroristica, non trovò di meglio che sequestrare un libro dal titolo inequivocabile "rivoluzione", seguita dal sostantivo "copernicana", che nella sua foga investigativa avrà pensato essere una delle tante pericolose deviazioni correntizie del marxismo sovversivo. "Facciamo una sparata su Genova": era uno degli imputati al telefono che nel discutere della riunione del giorno seguente, suggeriva ad un suo compagno di affrontare velocemente la questione dei preparativi sul controG8 per poi passare agli altri punti all'ordine del giorno. "Domani iniziamo tardi la riunione, quindi facciamo una sparata su Genova e poi approfondiamo il punto sul presidio antinucleare da fare la prossima settimana": ma la frase completa non la trovavi nelle 360 pagine dell'ordinanza cautelare, ma bisognava scavare nel faldone di migliaia di pagine di intercettazioni e quindi il pm Fiordalisi, confidando nella risaputa svogliatezza del GIP Nadia Plastina (prontamente promossa pochi mesi dopo alla direzione generale del ministero di Giustizia), lasciò la frase mozzata: "facciamo una sparata su Genova", commentando a latere come in quelle parole si ravvisava il chiaro intento eversivo del sodalizio criminale Sud Ribelle.

L'inchiesta di Cosenza

Dobbiamo ritenerci comunque fortunati, pensai mesi dopo, perchè se in quell'occasione avessimo approfondito il punto sui preparativi di Genova e quindi avessimo fatto "tutta una tirata su Genova", ci avrebbero messo in carcere anche per spaccio internazionale di cocaina. L'inchiesta di Cosenza è tutta qui: una miriade di parole estrapolate dal contesto, spesso interviste a giornalisti di testate nazionali, dichiarazioni pubblicamente annunciate e rivendicate, insomma quello che costitutivamente rappresenta l'esatto contrario del carattere carbonaro e clandestino di una qualsivoglia attività eversiva. Che l'ossessione dei Ros dei carabinieri a spiare e intercettare i nostri telefoni, a introfularsi di notte nelle nostre case e nelle nostre auto per piazzare cimici e microspie, non fosse frutto delle nostre paranoie di persecuzione, ma purtroppo il pane quotidiano per chi costruiva mobilitazioni e conflitti sociali in giro per il meridione martoriato da ben altre attività criminali, l'avremmo scoperto solo un anno dopo: il Gip del Tribunale di Napoli Pierluigi Di Stefano, in relazione alle intercettazioni verso il mio cellulare, invece di disporre la sedicesima autorizzazione a procedere su richiesta dei ROS, decise non solo di rigettare la richiesta, ma chiese di aprire un fascicolo sull'evidente intento persecutorio dei carabinieri motivandolo con queste parole: "La polizia giudiziaria inquirente sta realizzando, in modo indiretto, delle intercettazioni preventive, il che allo Stato non viene consentito nemmeno in materia di criminalità mafiosa; procedere alle intercettazioni in assenza di concreti elementi indiziari del reato per cui si procede, determinerebbe solo un uso improprio delle intercettazioni telefoniche". Per non buttare a mare tutto questo lavoro, il fascicolo contenente oltre un anno di intercettazioni, iniziò a vagare per l'Italia: ma mentre le procure di Genova e Napoli, competenti territorialmente poichè la cellula eversiva realizzò in tali città i propri intenti rivoluzionari, cestinarono la polpetta avvelenata, il prode Fiordalisi prese in mano le redini del gioco e ricollocò in quel di Cosenza l'inchiesta, calabresizzandola con un bel po' di soggetti locali dell'antagonismo sociale. Per giustificare questa avocazione a sè, scoprimmo poi che quella che per noi rappresentò una delle tante riunioni preparatorie e di coordinamento in vista del controvertice di Genova, svolta a Cosenza presso la casa delle culture come altre centinaia che in quelle settimane di ferventi preparativi organizzammo in giro per l'Italia, era in verità una riunione costitutiva della cellula eversiva che di lì a poco avrebbe attentato all'ordinamento economico mondiale, "cercando di attentare all'incolumità delle seguenti personalità internazionali: - George W. Bush, nato a Detroit il 24 magio 1950, residente in Washington presso la Casa Bianca, . Il Fiordalisi insomma si prese la briga nell'ordinanza di riportare le generalità dettagliate degli 8 grandi, che purtroppo in primo grado la corte d'assise rifiutò di sentirli come persone informati dei fatti: sarebbe stato utile per capire quanto gli 8 del g8 avessero percepito il rischio di essere defenestrati da questi 13 del Sud Ribelle.

Frasche d'ulivo

Certo eravamo quasi il doppio di loro, ma peccato che nessuno avvisò i presenti alla riunione di siffatto valore storico di quell'incontro presso la casa delle culture di Cosenza. Insomma Fiordalisi sventò qualcosa di molto simile alla presa sovietica del palazzo d'inverno: il G8 di Genova non fu un momento straordinario e di mobilitazione sociale contro la globalizzazione neoliberista, ma una tappa preparatoria di un disegno eversivo e rivoluzionario: i 13 cospiratori si erano proposti di costituire "una associazione sovversiva di ventimila aderenti che in quelle giornate, con la complicità di trecentomila persone che tolleravano e a volte coprivano le violenze, cercò di sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito nello Stato ed in particolare la globalizzazione neoliberista e l'ordinamento del mercato del lavoro". Insomma, roba da monumento nazionale da innalzare nella piazza principale di Atene.
E' proprio ai greci bisognerebbe spiegare che un sistema mondiale non si può abbattere a colpi di molotov, spranghe e bastoni. No, no, serve ben altro, come dettagliatamente descrive l'impavido Fiordalisi: "frasche di ulivo agitate ripetutamente dinanzi agli agenti di polizia, una zucca collocata provocatoriamente sul casco di un celerino e il lancio reiterato di foglie di cavolfiori in direzione del plotone di polizia posto a difesa della sede dell'incontro internazionale". Di questo, e molto altro ancora, si è occupata per 5 lungi anni non il tribunale ordinario ma la corte d'Assise, con tanto di giudici a latere, giuria popolare, insomma dopo i milioni di euro spesi per le indagini, qualche altro milione per il dibattimento, per un processo che non poteva che finire con l'assoluzione di tutti gli imputati. Ma il prode Fiordalisi, anche perchè a lui non costa niente, non demorde e scomoda per oggi la corte d'assise d'appello di Catanzaro, per spiegare ancora una volta della minaccia bolscevico-altermondialista alle porte, di cui i 13 ribelli del sud sono tuttora protagonisti. E così, se non bastavano i 20 giorni di carcere speciale, i 18 mesi di confino politico con l'obbligo, i 5 anni su e giù per Cosenza, ora chissà per quanto altro tempo ancora restermo prigionieri della salerno-reggio calabria, in direzione di Catanzaro. E se troveranno un cavillo e un inghippo? Nulla di cui preoccuparsi, le carte tornano a Cosenza e si ricomincia daccapo. Altri dieci anni possiamo aspettare. Tanto per il reato di corruzione la prescrizione scatta dopo 7 anni, per sovversione ce ne vogliono una trentina.


Francesco Caruso

12 marzo 2010

Torino:udienza preliminare contro gli studenti dell'Onda

Si è svolta ieri al Palagiustizia di Torino la prima udienza preliminare (dopo il rinvio per vizi procedurali del 24 febbraio) contro gli studenti dell'Onda arrestati in seguito al corteo nazionale di Torino del 19 maggio scorso, indetto dal movimento universitario contro il g8 University Summit. Con oggi non si possono più aver dubbi sulla natura meramente politica dell'intera operazione Rewind, volta a colpire un movimento che l'anno scorso ha tanto spaventato i poteri forti (siano essi politici, baronali o mediatici).
Pesantissime le pene richieste dal pm Sparagna anche per gli studenti che hanno scelto di difendersi con il rito abbreviato, pene che vanno dall'anno e 6 mesi all'anno e 10 mesi. Non potendosi basare su effettive prove a carico degli imputati, sono state mosse accuse per "concorso morale", ovvero sono tutti colpevoli per il solo fatto di essere stati presenti al corteo (cosa, tra l'altro, che nessuno degli imputati ha mai negato). Nessuno degli elementi in mano all'accusa permetterebbe infatti una tale richiesta della pena.
Per un paio di loro, oggi dottorandi o ricercatori (precari), la colpa è stata anche quella di aver già partecipato ad una manifestazione come il G8 di Genova (più volte ricordato in aula), come se questa potesse essere una "colpa" da espiare in circostanze diverse e a distanza di anni! Ma, secondo il pm, anzi, sarebbe proprio una manifestazione come quella di Genova ad aver legittimato le cariche violente della polizia: "Si sa come è finita a Genova con l'estintore!", parole che fanno davvero venire i brividi se si pensa a Carlo, alla sua famiglia, al loro dolore e al suo assassinio rimasto impunito.
Il tentativo dell'accusa è stato anche oggi quello di distinguere i buoni e i cattivi all'interno di un movimento che in quella stessa giornata ha dimostrato di essere più unito e determinato che mai, tornando insieme in corteo verso Palazzo Nuovo e assumendo con un'assemblea e un comunicato stampa nazionale tutto quanto era accaduto in quella giornata.
Gli avvocati della difesa, che hanno pronunciato oggi in aula le prime arringhe, e che parleranno nuovamente in occasione della seconda sessione dell'udienza preliminare, che si svolgerà il primo aprile, hanno insistito sul fatto che, a differenza di quanto sostenuto dall'accusa, i momenti di tensione venutisi a creare in seguito al tentativo, da parte degli studenti, di violare la “zona rossa”, non fossero premeditati e studiati a tavolino, ma fossero in realtà conseguenza di una pratica naturale e spontanea che aveva portato migliaia di persone, tutte insieme, a scendere in piazza in modo dirompente e determinato.
Lo “scudo-ariete” immaginato dal pm Sparagna non è nient'altro che lo striscione di apertura del corteo, i “cattivi” sono in realtà rappresentati dalle migliaia di studenti e studentesse scesi in piazza che hanno, in tutti questi mesi, continuato a ribadire che “dietro quello scudo c'eravamo tutti”.
Non sono dunque bastati tutti gli attestati di solidarietà, tutte le azioni di protesta in tutta Italia da parte delle varie articolazioni dell'Onda, le occupazioni dei Rettorati, i cortei, le conferenze stampa, le migliaia di firme raccolte nel mondo accademico italiano e non solo, la presenza il 24 febbraio di delegazioni da tutta Italia, a far ricredere il pm Sparagna e le sue deliranti accuse.
Oggi stesso, gli studenti e le studentesse di tutta Europa, ritrovatisi a Vienna per un controvertice in occasione delle celebrazioni per l'anniversario della dichiarazione di Bologna, hanno esposto l'ennesimo striscione di solidarietà e di assunzione delle giornate del maggio torinese, che recitava No rewind, Rewave! We were all behind that shield”.

In conclusione, anche di fronte a quanto oggi è stato palesato in aula dalla controparte, il processo Rewind - la sua sua valenza politica - per il movimento dell'Onda non potrà che continuare ad essere un campo di battaglia dentro il quale spendersi per decostruire un teorema Sparagna già mozzato dalle mobilitazioni diffuse di quest'estate (concretizzatosi con la liberazione dei compagni dalle carceri), contrapponendosi alle ultimi infime carte di una magistratura che spera (ma fallirà ancora!) di demolire la ricchezza e la potenza di quanto costruito nelle università (e non solo) fino ad ora. Che la storia non possa essere scritta dai tribunali è l'assunto dal quale partire, ribadendo e rivendicando quanto fatto a Torino, un percorso politico che non può e non sarà arrestato dal tintinnio delle manette e dal sinistro moralismo che aleggia da troppo tempo. Dietro quello scudo, oggi più che mai, c'eravamo veramente tutt*.

fonte: InfoAut

5 marzo 2010

Global Forum di Napoli: chiesti 3 anni di carcere per 9 no-global

Il pubblico ministero Paola Correra della 5° sezione del tribunale di Napoli ha chietro dai tre ai tre anni e mezzo per nove attivisti napoletani cui viene contestata l'accusa di "resistenza a pubblico ufficiale" al processo per gli scontri durante la manifestazione antiGlobal Forum del 17 marzo 2001. Accuse contro le quali i centri sociali annunciano una campagna di mobilitazione e di controinformazione per denunciare il carattere repressivo e persecutorio di questa inchiesta.
Alfonso De Vito, uno dei 9 imputati del processo e attivista dei centri sociali napoletani, ricorda quello che successe in piazza Municipio quel 17 marzo 2001 davanti alle telecamere di tutto il mondo: "di fronte a un corteo che si proponeva di arrivare in piazza del Plebiscito con strumenti solo difensivi (schermi e gomma) si scatenò una rappresaglia spropositata a ogni banale considerazione di ordine pubblico, con piazza Municipio chiusa totalmente e trasformata in una tonnara e tantissimi manifestanti massacrati senza pietà. Una prova generale, davanti agli occhi di tutti, di quello che avremmo visto poi al G8 di Genova".
Francesco Caruso, ai tempi del global forum portavoce della rete noglobal e anch'egli imputato, afferma: "è davvero singolare ipotizzare che siano stati i manifestanti ad aver commesso un reato di resistenza nel tentativo di proteggersi in qualche modo da quella furia, mentre nessuno dei poliziotti e dei funzionari che parteciparono o ordinarono quelle cariche violente e selvagge è stato anche solo indagato! "Il sospetto - aggiunge l'ex parlamentare del PRC - è che noi imputati siamo vittima di un assurdo meccanismo "compensativo" di controbilanciamento delle condanne inflitte ai vertici della squadra mobile per le violenze all'interno della Caserma Raniero".
La sentenza è attesa per il 28 aprile 2010. I centri sociali napoletani promuoveranno prima di quella data una mobilitazione pubblicacoinvolgendo associazioni e giuristi, con una mostra video-fotografica di quella giornata, per ricordare a tutti e tutte quello che è veramente successo e il vulnus contro il diritto al dissenso prodotto il 17 marzo 2001 dal Ministero degli Interni a Napoli.



Comunicato dei Centri Sociali Napoletani
:


"Dai tre anni e mezzo ai tre anni... queste le incredibili richieste formulate dal pubblico ministero per nove attivisti napoletani cui viene contestata l'accusa di "resistenza" al processo di primo grado presso il tribunale di Napoli per la manifestazione antiGlobal Forum del 17 marzo 2001!!
Una richiesta spropositata perfino rispetto all'accusa e che solleva il più che legittimo sospetto che si tratti di un meccanismo "compensativo" dopo le condanne pervenute ai vertici della squadra mobile per le sevizie della Caserma Raniero. Ricordiamo che proprio un libro bianco della rete noglobal ("Zona Rossa") portò alla luce le torture inflitte ai manifestanti nella caserma e spinse tante vittime a trovare il coraggio per costituirsi parte civile nel processo. Ma ricordiamo anche quello che successe nelle piazze davanti agli occhi del mondo con piazza Municipio chiusa totalmente e trasformata in una tonnara e tantissimi manifestanti massacrati senza pietà. Una prova generale di quello che avremmo visto poi al G8 di Genova. Tanto che gran parte della società civile della città reagì e si indigno in forme pubbliche manifestando la propria solidarietà alla rete noglobal.
In questo contesto è davvero singolare ipotizzare che siano stati invece i manifestanti ad aver commesso un reato di resistenza e non piuttosto ad aver cercato di proteggersi in qualche modo da quella furia, mentre nessuno dei poliziotti e dei funzionari che parteciparono o ordinarono quelle cariche pazzesche è stato anche solo indagato!!
Per questo, entro il 28 aprile, data della prossima udienza in cui spetterà agli avvocati difensori tenere le arringhe, organizzeremo un evento pubblico coinvolgendo associazioni e giuristi, con una mostra video-fotografica di quella giornata, per ricordare a tutti e tutte quello che è veramente successo e il vulnus contro il diritto al dissenso prodotto il 17 marzo 2001 dal Ministero dell'Interno.
La verità non si cancella! "

5 febbraio 2010

Roma: Venti attivisti indagati per il corteo contro il G8 del luglio 2009

Concluse le indagini preliminari sugli scontri avvenuti il 7 luglio 2009 a Roma in occasione della vigilia del G8 dell’Aquila. Venti attivisti di nazionalità italiana e non, sono accusati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni aggravate e danneggiamento seguito da incendio. Nel corso di quella giornata furono operati dalla polizia trentasei fermi e dieci persone furono arrestate, otto delle quali sono state in seguito sottoposte a regimi cautelativi (anche molto pesanti) fino al dicembre 2009. L’episodio contestato dalla magistratura riguarda il corteo “V Strategy”, svoltosi fra le zone di Testaccio e Piramide, dove sfilarono diverse realtà del mondo associazionista: dagli studenti dell’Onda (che manifestarono anche per la liberazione degli studenti arrestati il maggio precedente a Torino durante le manifestazioni contro il G8 della scuola) fino ai centri sociali, che si unirono sotto lo slogan: “Il G8 è un terremoto e noi siamo tutti Aquilani”. Corteo concluso con le cariche a freddo di Polizia e Carabinieri, proseguite per oltre a un chilometro e concluso con una vera e propria “caccia all’uomo”, con rastrellamenti fin dentro gli androni dei palazzi. Sotto quest’ottica è evidente quanto surreali risultino le accuse rivolte dalla magistratura agli attivisti indagati, che rientrano in un contesto di continui attacchi repressivi attuati negli ultimi contro chiunque si attiva ogni giorno nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro, da Torino a Copenaghen.

fonte: zic.it

4 settembre 2009

Lettera aperta per la libertà di movimento

Quello che sta avvenendo nell'ultimo periodo è degno di nota e di riflessione se ancora si hanno a cuore gli spazi di democrazia reale e di agibilità politica in questa piccola parte di mondo. Ancor di più dovrebbe interessare chiunque voglia ancora opporsi ed alzare la testa di fronte alla dilagante e sistematica svolta autoritaria intrapresa dal nostro paese negli ultimi anni.
Scriviamo dalla condizione imposta della custodia cautelare che ha colpito noi dopo gli arresti e le carcerazioni durante le contestazione del G8 della crisi tenutosi in Italia nello scorso luglio e che ancora ci obbliga alla firma quotidiana. Un G8 2009 di repressione preventiva, gogna mediatica e carcere duro che ha colpito tutti coloro che vi si sono opposti con diverse pratiche e molteplici percorsi e che hanno animato i movimenti sociali contro la crisi che il senato globale neoliberista ha provocato e determinato nei primi scorci del nuovo millennio.
Quello che abbiamo assaggiato a luglio è ciò che si prepara per i movimenti sociali nel prossimo autunno.
Un trattamento particolare già avviato da tempo dentro quel generale laboratorio repressivo che i poteri dello Stato e dei centri di comando hanno inteso attuare all'interno di una profonda svolta autoritaria, cresciuta culturalmente e sedimentata, particolarmente in Italia, all'ombra della crisi economica che da qualche anno in forma epocale travolge e ri-significa lo spazio politico ed il tempo economico.
All'interno della dimensione globale e post/statuale si va costituendo ovviamente anche in Italia la forma dell'eccezionalità sulla norma, nel senso specifico della sospensione dell'ordinamento che la sorregge, trasformando in prassi consolidata la gestione autoritaria della crisi economica e sociale.
Nella crisi economica a cui corrisponde la crisi della politica e della sua rappresentanza formale, prende forma la crisi della cittadinanza e dei suoi fondamentali diritti.
La penalizzazione delle lotte sociali, dell'agibilità politica dei movimenti indipendenti, il bavaglio mediatico imposto alle opposizioni, il controllo poliziesco sugli attivisti, significano molto di più e rappresentano un tratto ancor più inquietante se considerati all'interno nel contesto politico e sociale più generale nel quale si ascrivono.
Dalle manifestazioni contro il Global Forum di Napoli nel 2001, tanto per prendere una data significativa nella storia recente delle lotte contro la globalizzazione neoliberista, la repressione sta colpendo ampi settori sociali, dai lavoratori in sciopero con migliaia di precettazioni, dalle cariche della polizia sui blocchi stradali di cassaintegrati e disoccupati agli sgomberi e agli sfratti delle case (e giù botte agli occupanti alle loro manifestazioni, distribuendo obblighi di firma, come fossero caramelle).
E ancora, dal sovraffollamento delle carceri, di cui la stragrande maggioranza della popolazione è ancora in attesa di giudizio all'applicazione infame del pacchetto sicurezza e delle leggi razziste che con gli illegali e famigerati CIE, contribuisce a rendere nauseabondo il clima che questo governo ci vuole far respirare. E poi la repressione sugli studenti, sui comitati territoriali contro le grandi opere e le speculazioni, sugli ultras, assunti già da diversi anni come cavie sociali nel grande laboratorio della repressione. Insomma, alle carcerazioni preventive per il G8 dell'università a Torino, Napoli e Padova e per quelle attuate a Roma nel giorno dell'accoglienza ai grandi della terra, si arriva solo dopo una lunga ed interminabile trafila di episodi e storie di quotidiana repressione ed intimidazione del dissenso e dell'opposizione sociale che si stanno succedendo costantemente e che con la riforma del processo penale ipotizzato dal governo si moltiplicheranno a dismisura.
Urge quindi una presa di parola. Urgono spazi di confronto e di discussione.
Oltre l'indignazione è necessaria l'attivazione, il protagonismo sociale, l'iniziativa politica. È necessario aprire una vasta ed ampia campagna informativa che quantifichi la dimensione del processo autoritario in corso e ne denunci le condizioni, i metodi e le responsabilità politiche.
È altrettanto necessaria una campagna comunicativa, una manifestazione dislocata e nazionale che dia voce alla libertà di opporsi e di resistere, alla libertà di vivere e di non sopravvivere, al diritto naturale e profondamente radicato nell'uomo di pensare liberamente e di lottare per la condivisione dei beni comuni. Infine è necessario che i movimenti a partire dalle realtà più giovani siano capaci di ristabilire le giuste connessioni per non subire passivamente la difficile stagione che attende tutti scandita dal dividi et impera. In sostanza ed oltre gli slogan, è necessario e vitale difendere e rilanciare per tutte e tutti, la libertà di movimento.



Rafael Di Maio tra gli arrestati a Roma durante il G8 del Luglio_2009

12 luglio 2009

I movimenti non si arrestano.Presidio al carcere di Teramo MERCOLEDI 15 LUGLIO ore 15 Egidio Libero ! Liberi Tutti !

L'inchiesta Rewind della Procura della Repubblica diTorino ha portato all'arresto di 21 studenti dell'Onda in diverse città italiane, a Torino, Napoli, Bologna,Padova, la polizia ha arrestato degli studenti in merito alle mobilitazioni contro il G8 dell'Università tenutosi a Torino il 19 maggio scorso. Un provvedimento che ha visto l'arresto di Egidio Giordano nel campo della Rete 3e32 a LAquila il giorno dopo la fiaccolata che ha visto la partecipazione di migliaia di persone a tre mesi dalla morte delle 307 vittime del sisma dellAbruzzo, e dall'inizio delle giornate di mobilitazione contro il G8 de l'Aquila. Le accuse agli attivisti non avrebbero giustificato l'arresto, che è stato eseguito in base alla possibilità di reiterazione del reato in occasione delle mobilitazioni contro il G8 aquilano. Una giustizia ad orologeria che oltre al tentativo non riuscito di criminalizzare le mobilitazioni dei comitati dei terremotati in occasione del G8, prova a fare una separazione all'interno dei movimenti. Da una parte i buoni e dall'altra i cattivi. Un disegno che abbiamo già visto altre volte e che tende a riportare in un quadro di compatibilità i movimenti. Il messaggio è chiaro : o i movimenti possono essere solo d'opinione, compatibili, senza incidere sui processi reali, ed allora sono tollerati, ma se i movimenti si pongono il problema di aggredire davvero il nodo della decisione sui processi reali, se si pongono come obiettivo l'articolazione della rabbia contro la sottrazione del futuro, l'impoverimento generale, quindi se davvero pongono come priorità la capacità di incidere nella società in piena autonomia ed indipendenza, allora non vanno più bene, escono fuori dalla compatibilità, e devono essere messi in galera. Questo tentativo, così come gli altri prima di esso, saranno respinti. Le mobilitazioni tenutesi in tutta Italia per rivendicare la liberazione degli arrestati, con l'occupazione degli atenei di mezza Italia, le manifestazioni delle ultime settimane, ed anche la solidarietà dei comitati dei terremotati, hanno dimostrato come il movimento non si farà dividere, come la solidarietà espressa in queste settimane contro l'inchiesta del procuratore Caselli, vecchia conoscenza dei movimenti in questo paese, ha provocato un ondata di indignazione in tutto il paese. Giovedì prossimo si terrà presso il tribunale del riesame di Torino l'udienza per la scarcerazione dei 21attivisti arrestati, 21 studenti che sono impegnati nelle lotte sociali in questo paese, a cominciare dall'Onda studentesca fino alle lotte in difesa dei beni comuni. In tutta Italia le mobilitazioni si susseguiranno per reclamare la liberazione dei 21 arrestati e per smontare dal basso l'inchiesta del Procuratore Caselli, per difendere l'agibilità politica dei movimenti e la possibilità di espressione del dissenso in tutto il paese.

MERCOLEDI 15 LUGLIO ORE 15

Presidio al Carcere di Teramo, Contrada Castrogno.

Egidio Libero ! Liberi Tutti !


per adesioni : orientale2punto0@yahoo.itinsurgencia@email.it

10 luglio 2009

Concluso il G8, 10 mila in corteo a L'Aquila, blocchi a Venezia. Rimessi in libertà gli 8 arrestati di Roma

Eravamo circa 10 mila i partecipanti alla manifestazione nazionale contro il G8 indetta dal Patto di base oggi a L'Aquila. Ed è continuata, ieri e oggi, la «contestazione diffusa» al vertice, con le azioni nei porti di Ancona e Venezia. Anche l’ultimo giorno del G8 è stato segnato dalle mobilitazioni «decentrate» e dalla manifestazione nazionale, a l’Aquila, indetta dal Patto di base e della rete No G8. Migliaia di manifestanti, arrivati in pullman e in auto da tutta Italia, hanno percorso la strada [nove chilometri] tra la stazione di Paganica e la Villa comunale, a ridosso del centro della città. La «marcia» è stata serena, ha aderito Rifondazione, Epicentro solidale, c’erano delegazioni dell’Onda e dei No Dal Molin. Tutto è andato per il meglio, anche al passaggio del corteo davanti ai cantieri delle C.a.s.e. di Bruzzano, difesi da un imponente schieramento di polizia che è risultato inutile. La manifestazione è iniziata intorno alle ore 14. Il corteo ha toccato 4 tendopoli: quella di Paganica, le 2 di Bazzano e quela di Sant'Elia. . Migliaia di manifestanti, arrivati in pullman e in auto da tutta Italia, hanno percorso la strada tra la stazione di Paganica e la Villa comunale, a ridosso del centro della città. La «marcia» è stata serena, ha aderito Rifondazione, Epicentro ssiccio lo schieramento di forze dell'ordine, tanti agenti davanti e lungo il corteo, in un clima costruito mediaticamente di esagerata e sproporzionata tensione. In testa lo striscione "Contro il G8 della crisi Per la ricostruzione sociale al 100%", i comitati de L'Aquila, Epicentro solidale con la scritta "Una sola grande opera: ricostruire L'Aquila dal basso". Presenti anche i vigili del fuoco, con lo striscione "Voi G8 siete il terremoto", compagine importante nell'emergenza creata dal sisma e dalle pesanti responsabilità delle istituzioni sul disastro abruzzese, unico reale punto di riferimento per la gente terremotata trovatosi da far da tampone alle mancanze di chi fa promesse ma non le mantiene. Oltre 8 chilometri di marcia, soprattutto lungo la statale 17, fino al giungere al centro de L'Aquila dichiarato zona rossa e limite invalicabile per la cittadinanza, i giardini comunali costituiscono l'ultima frontiera concessa. E proprio li, a termine del corteo, si sono verificati brevi momenti di tensione quando un gruppo di manifestanti ha provato a forzare le transenne di corso Federico II. La manifestazione è andata poi a concludersi con una serie di interventi dal palco improvvisato e montato dal Patto di Base, momento nel quale gli applausi più sentiti sono stati nel ricordo di Carlo Giuliani, compagno ucciso dalla polizia al No G8 di Genova 2001.

Blocchi a Venezia: "siamo tutti clandestini!"

Un'iniziativa simile a quella compiuta ieri ad Ancona è stata messa in campo dalle sigle No G8 di Venezia. Questa mattina un centinaio di persone hanno bloccato le operazioni di carico di una delle navi dirette verso la Grecia, alla luce del ruolo ricoperto da Venezia in quanto approdo di tanti migranti richiedenti asilo, soprattutto curdi e afgani.


Gli 8 arrestati di Roma rimessi in libertà

Questa mattina sono stati liberati gli 8 compagni arrestati nella mattinata di martedi a Roma, durante i blocchi No G8. Il gip ha respinto la richiesta di carcerazione fatta dal pm De Falco, imponendo a 5 l'obbligo della firma. I giovani sono accusati di danneggiamento, violenza e resistenza a pubblico ufficiale nonché di porto e detenzione di oggetti contundenti, facevano parte del gruppo dei 36 fermati ad Ostiense.

Ci sono le prove della repressione di Stato contro i movimenti

Hanno convocato i giornalisti in un'ala dello storico cimena Volturno di Roma occupato e mostrato un filmato di 7 minuti dove non si vedono scene di violenza, ma si sentono frasi minacciose verso gli studenti. Scene filmate dagli stessi attivisti della Rete No G8 mertedi' 7 luglio scorso all'Ostiense a Roma dove la Digos ha proceduto a 8 arresti per danneggiamenti, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, ancora al vaglio della magistratura. Un supporto visivo che, negli intendimenti dei movimenti che contestano la riunione dei Grandi del mondo de L'Aquila, renderebbe chiara l'accusa, rivolta oggi in modo esplicito, a governo e polizia: quella di aver voluto innalzare la soglia dello scontro e proceduto ad una vera e propria ''azione repressiva verso il dissenso pacifico, per mostrare al mondo l'efficienza dello Stato e rilzare, cosi', la credibilita' del Governo Berlusconi scesa negli ultimi mesi''. ''Martedi' scorso si e' raggiunto il grottesco se non ci fossero anche degli arresti - ha sostenuto Valerio della Rete contro il G8 nel corso della conferenza stampa -. Basti dire che la manifestazione partita da Architerrura a Roma Tre era composta da non piu' di 150 studenti e che, alla fine, si sono contati 36 fermi. Anche le immagini che abbiamo mostrato fanno capire che negli 800 metri che separano la facolta' dalla stazione metro della Piramide, non ci sono stati atti violenti o di danneggiamenti e che la polizia ha subito provveduto ad attaccare il corteo una volta giunto in piazzale Ostiense. Un blindato della Finanza ha quasi investito i manifestanti che hanno sempre arretrato fino a tornare sui loro passi verso l'Universita'. A quel punto e' scattata una vera e propria caccia all'uomo e chi e' stato arrestato ha il solo torto di aver aiutato qualcun altro a sfuggire ai fermi''. Se questa e' la versione dei fatti dei manifestati,la lettura piu' politica e' lasciata ad uno dei portavoce del Movimento. ''Non vorremmo - afferma - che si ripetessero i tristi schemi usati gia' a Genova. Anche in quella occasione qualche poliziotto coraggioso parlo' di 'macelleria messicana'. Il movimento ha dimostrato in questi giorni un profilo assolutamente pacifico eppure ci troviamo con 10 arresti e decine di fermi. Addirittura e' stato portato in caserma chi ha mostrato le mutande... Non vogliamo che si torni ad uno stato eccezionale dove non viene piu' tollerato alcun tipo di dissenso. A Ostiense - conclude - i fermi si sono, per cosi' dire, limitati a 36 solo per la 'complicita' democratica' dei cittadini di Testaccio che hanno aiutato e messo in salvo molti studenti. A loro va il nostro grazie piu' sentito''. Ed intanto, mentre sono attese per oggi le decisioni dei giudici sugli arresti, la Rete NoG8 sta pensando se spostare, anche sul piano parlamentare, la richiesta di ''chiarezza'' sui fatti di questi giorni.

9 luglio 2009

G8: Anche oggi tantissime iniziative diffuse di contestazione

Anche oggi molte iniziative contro il G8 in tutta Italia, mentre a L'Aquila i cittadini protestano contro G8 e i piani del governo per la ricostruzione e occupano simbolicamente un palazzo per chiedere la requisizione delle case sfitte.
«C’è una evidente sproporzione tre la repressione messa in atto e le manifestazioni di dissenso. Vogliamo sapere se questa aggressività è legata solo al G8 o se si tratta di una nuova linea di condotta delle forze di polizia». Queste le parole di uno studente dell’università Roma tre durante la conferenza stampa oggi al Volturno Occupato, sugli arresti e fermi avvenuti martedì scorso durante la giornata di «accoglienza ai grandi». Chiara l’accusa rivolta a governo e polizia: quella di aver voluto innalzare la soglia dello scontro e proceduto a una vera e propria «azione repressiva verso il dissenso pacifico e rialzare, così, la credibilità del governo Berlusconi scesa negli ultimi mesi».Gli attivisti respingono anche le accuse di aver provocato violenze: «Alcune nostre compagne sono piene di lividi e graffi nel tentativo di aiutare altri compagni, chi è stato arrestato ha il solo torto di aver aiutato qualcun altro a sfuggire ai fermi», dicono. Non c’erano black bloc in quel corteo: «Tutta gente che opera e lotta sul territorio da anni, precari, senza casa, la polizia lo sapeva bene».Intanto una lettera firmata da intellettuali come Dario Fo, Franca Rame, Giacomo Marramao, Gianni Vattimo, Luisa Capelli, in cui si denunciano «segnali allarmanti sullo stato di salute delle garanzie democratiche e dei diritti di libertà in Italia» è stata anche sottoscritta dall’assessore regionale al Lavoro, Alessandra Tibaldi, intervenuta alla conferenza stampa e che oggi andrà a trovare in carcere alcuni degli otto arrestati martedì.Durante la conferenza stampa è stato mostrato un video che ricostruisce i momenti del corteo spontaneo del 7 luglio scorso ad Ostiense, dove la Digos ha proceduto a otto arresti e ha fermato 36 persone. Un filmato di sette minuti dove non si vedono scene di violenza, ma si sentono invece minacce esplicite da parte della Digos agli attivisti che chiedono alle forze dell’ordine di fermarsi.Stamattina il pubblico ministero della Procura di Roma, Giuseppe De Falco, ha chiesto la convalida degli arresti, con mantenimento della custodia in per «danneggiamento, violenza e resistenza a pubblico ufficiale». Secondo quanto spiegato dal Legal team, oggi sarebbero dovuti avvenire gli interrogatori di garanzia ma a causa di un ritardo nel trasferimento delle informazioni delle forze dell’ordine al Pm, gli interrogatori si svolgeranno domani alle 14,30. Gli otto ragazzi arrestati rimarranno così in carcere fino all’ultimo giorno di contestazione del G8 [domani è prevista la marcia a L’Aquila convocata dal Patto di base].Nel frattempo, a L’Aquila, prosegue il circo del G8 [oggi in versione allargata G14] impegnato a discutere di clima, emissioni nocive e povertà. A proposito di crisi alimentare, le agenzie stampa hanno pensato bene di mettere in risalto la «notizia» che Michelle Obama, «grata per le gustose fettuccine e rompendo ogni protocollo, ha schioccato due baci sulla guancia del cameriere che le aveva servito le prelibatezze al ristorante ‘Maccheroni’ a Roma».Nelle stesse ore, a Coppito, circolava la bozza della dichiarazione finale «G14 per crescita economia globale», in cui si parla di «assicurare che l’economia globale riprenda la crescita lungo un cammino equilibrato, equo e sostenibile a beneficio di tutti». L’Egitto, però, rompe ufficialmente la finta unanimità sul tema del cambiamento climatico, chiedendo che «nessun vincolo sia posto sulla riduzione di gas serra per i paesi emergenti».A Roma e in tutto il paese vanno avanti le iniziative di contestazione al vertice degli ex otto grandi. Nella capitale, attivisti travestiti da leader del mondo hanno improvvisato un banchetto a base di spaghetti nel quartiere di San Giovanni. Un’azione dimostrativa dal titolo «Cibo e agricoltura: i G8 agiscano ora per sfamare e salvare migliaia di vite», organizzata da Oxfam International e dalla ong Ucodep.A Salerno gli studenti dell’Onda hanno rovinato la festa ad Assindustria, con un presidio rumoroso che ha sconsigliato la presenza al ministro del welfare Sacconi. Poco dopo l’annuncio della disdetta del ministro, è toccato alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che è stata contestata con un blocco stradale che l’ha costretta ad entrare nella sala del convegno da un ingresso secondario.A Torino, nel primo pomeriggio, una sessantina di studenti dell’Onda ha occupato gli uffici del rettorato del Politecnico. I giovani hanno affisso all’ingresso dell’ateneo uno striscione con la scritta: «Contro ogni repressione l’Onda non si arresta. Liberi tutti». Poi hanno indetto una conferenza stampa, nella quale hanno mostrato anche i caschi e gli estintori con cui, dicono, «ci siamo protetti durante la manifestazione in occasione del G8 dell’Università». Oggi pomeriggio, infine, appuntamento a Roma davanti l’ingresso del Centro di espulsione e identificazione [Cie] di Ponte Galeria, per contestare il pacchetto sicurezza del governo.E mentre gli Otto prendono decisioni «storiche», come quella di limitare a due gradi l’aumento delle temperature, quelli di Greenpeace si sono dati da fare. Ieri l’organizzazione ambientalista aveva occupato quattro centrali, che oggi sono salite a cinque. Ci sono attivisti anche nella nuova centrale a carbone Enel di Torre Valdaliga Nord, a Civitavecchia. Come si legge in una nota di Greenpeace sottolineando che «gli attivisti si sono calati dalla cima del carbonile con le corde per scrivere sulla superficie del medesimo un altro messaggio al G8, dopo i deludenti risultati di ieri. ‘G8: stop this!’ ‘G8: ferma questo!’ [ovvero il carbone]. La polizia ha fermato per identificazione membri dello staff di Greenpeace e foto e video operatori che non partecipavano direttamente all’azione e che erano all’esterno della centrale. Nel frattempo – prosegue Greenpeace – la notte nelle altre centrali occupate, Brindisi, Fusina/Marghera, Porto Tolle e Vado Ligure, è stata sostanzialmente calma. Tutti gli attivisti e i giornalisti fermati a Porto Tolle sono stati rilasciati. A Marghera, gli attivisti saliti sulla gru sono scesi per il rischio di fulmini, mentre altri, una trentina di persone, restano all’interno della centrale. Le azioni continuano «per fare pressione sul G8».E proprio all’Aquila, dove si svolge il summit, sono continuate le proteste. Dopo il «Yes we camp» di ieri, oggi è stata la giornata delle «last ladies». Un centinaio di manifestanti della Rete di Comitati cittadini, dell’Associazione 3.32 e di Epicentro solidale hanno occupato simbolicamente un complesso residenziale in viale Carducci, nella zona di Pettino, all’Aquila. Diversi gli striscioni esposti mentre molte ragazze indossano al collo la scritta «the last ladies». Alcune di loro hanno scritto anche sul corpo «Più case meno chiacchiere». «Prima del terremoto – dice Claudia Pajewski – c’erano all’Aquila tremila case sfitte, dopo il 6 aprile ne sono rimaste ufficialmente solo 250. Noi chiediamo che vengano requisiti gli alloggi per i cittadini». Gli fa eco Marco, che grida: «Un inverno in tenda non potremo sopportarlo, né vogliamo che siano costruiti mostri di cemento nelle campagne. La nostra lotta è per una casa prima di ottobre». La protesta colorata è scandita dagli spettacoli di due improvvisati fachiri, che suonano la tromba e il flauto, lanciando un messaggio ai potenti della Terra riuniti a Coppito per il G8. Altri indossano magliette gialle con la scritta: «Forti e gentili sì, fessi no».Nel pomeriggio, il sit-in dei comitati aquilani e abruzzesi si è trasformato in una marcia scherzosa e ironica aperta dalle Last Ladies delle tendopoli, che ha raggiunto la Villa Comunale.Lo spezzone d’apertura portava in mano i vassoi vuoti, a segnalare la volontà dei terremotati di «non essere più imboccati da governo e Protezione civile». I manifestanti scandivano: «Questa è la nostra città, siamo stanchi dei vostri galà!», «Michelle, Carla, venite nelle tende, le donne abruzzesi vi aspettano in mutande!». Sul sito Globalproject.info viene inoltre riportato un episodio inquietante: «Durante il passaggio di fronte alla tendopoli di Collemaggio – si legge – i manifestanti hanno invitato gli abitanti ad unirsi alla manifestazione, ma un cordone di celere si è rapidamente schierato di fronte all’ingresso impedendo ogni comunicazione: un altro segnale della ormai abituale militarizzazione totale del territorio aquilano, a cui si somma la violenza della ‘Zona Rossa’ dovuta alla presenza del vertice».Alle 19 inizia al porto di Ancona una «giornata senza frontiere», contro il G8 e contro il pacchetto sicurezza.Intanto domani alle 10.30 si terrà a L’Aquila, nella Piazza 3e32 di via Strinella, una conferenza stampa per presentare cinque proposte concrete su clima, povertà, ambiente per affrontare e risolvere le crisi. «Proposte – dice Giuseppe De Marzo, dell’associazione Asud – già condivise da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo e portate avanti dalle organizzazioni indigene, contadine e dalla società civile del nord e del sud del pianeta, ma non rappresentate durante il summit di Coppito».


Domani 10 luglio è prevista la marcia contro il G8 per una ricostruzione partecipata. L'osservatorio sulla Repressione parteciperà alla marcia e non potrà fornire la diretta quotidiana. seguira un report della manifestazione.

Bologna: Denunciati due studenti dell'Onda

La Polizia di Bologna, la scorsa notte in via Berti, ha fermato e denunciato due studenti dell'Onda accusandoli di aver tracciato alcune scritte su un muro per promuovere il corteo di domani contro gli arresti scattati lunedì scorso. Sono stati denunciati per imbrattamento, danneggiamento e anche resistenza a pubblico ufficiale per aver tentato di allontanarsi
fonte: zic

Firenze: operazione poliziesca contro gli studenti. Fermi, perquisizioni e avvisi orali

Studenti della Rete dei Collettivi trattenuti per dodici ore in questura; cinque perquisizioni nelle loro abitazioni private alla ricerca di “armi ed esplosivi” (effettuate senza mandato della magistratura applicando l'art. 41 t.u.l.p.s.) ed un avviso orale notificato a uno di loro (che consiste in una misura restrittiva preventiva disposta arbitrariamente dalla questura senza alcun processo, a cui segue il provvedimento di sorveglianza speciale), mentre altri avvisi orali sono stati preannunciati agli altri.E' questo il bilancio definitivo dell'operazione sbirresca di ieri mattina messa in atto dagli “uomini” della Digos fiorentina. L' “operazione pianificata”, come viene definita dalla stessa questura sui giornali di oggi, era iniziata con il fermo dei cinque compagni in piazza Dalmazia. Questi, mentre si dirigevano verso la stazione per raggiungere il corteo contro il G8 a Roma, sono stati seguiti e poi circondati da un numero spropositato di agenti.Il movente dell'intera operazione sarebbe stata la “ricerca di armi ed esplosivi” di cui, nelle ridicola e pretestuosa montatura poliziesca, gli studenti non solo sarebbero stati in possesso, ma che si preparavano ad usare nella stessa giornata per attentare alla vita del Presidente della Repubblica in visita a Viareggio per i funerali di stato.Di fronte all'esito negativo di tutte le perquisizioni, la Digos si è accontentata di sequestrare caschi, passamontagna, libri, “82 etichette adesive”, un “tubo a vite per candela”, “volantini incitanti alla violenza”, qualche foglio scarabocchiato e... una “felpa con cappuccio di colore blu”!Durante le dodici ore passate in questura, la digos non ha esitato ad alzare le mani contro alcuni dei fermati allo scopo di estorcere qualche parola con la forza, mentre ai genitori costretti a raggiungere la questura per consentire il rilascio dei figli minorenni, non sono state risparmiate le solite squallide e infami strategie atte a terrorizzare ed intimidire le famiglie.E' chiaro come quanto accuduto a Firenze sia un episodio da inscrivere in un contesto nazionale, che solo pochi giorni fa a visto 21 arresti e perquisizioni in tutto il paese contro altrettanti studenti colpevoli di aver partecipato al corteo contro il G8 dell'Università a Torino, mentre sempre ieri, nelle stesse ore, 36 compagni venivano fermati al corteo a Roma, e 8 di loro arrestati.Eliminare ogni dissenso reale. Soffocare ogni focolaio di rivolta. Sono queste le parole d'ordine di un sistema in “crisi”, che si vede sempre più minacciato da dei conflitti sociali della cui imminente crescita sembra essere ben consapevole. E' in questo contesto che gli studenti, medi ed universitari, diventano tra i primi bersagli da colpire, dopo essersi resi protagonisti nell'ultimo anno di una serie di mobilitazioni, spesso radicali, radicate ed incisive nei contenuti come nelle pratiche, inaugurate con le occupazioni delle scuole e delle università dell'autunno scorso.Dopo le cariche, le piogge di denunce, gli sgomberi e le initimidazioni, che gli studenti fiorentini hanno imparato a conoscere sulla propria pelle, gli avvenimenti di ieri segnano un “salto di qualità” della repressione, che gioca come al suo solito l'ultima carta del “terrorismo” per colpire chi continua senza paura a ribellarsi nelle scuole, nelle università e nelle strade (… delle strade sempre più negate e violentate dagli afibi dell'Esercito, schierato in città come prescritto dal progetto NATO Urban Operation 2020, che prevede per quell'anno l'esplodere del conflitto sociale).

LA VOSTRA CRISI E' IRREVERSIBILELA NOSTRA RIVOLTA E' INARRESTABILE!SOLIDARIETA' AI COMPAGNI DI OGNI DOVE FERMATI E PERQUISITI

LIBERTA' PER TUTTI GLI ARRESTATI!


gli studenti e le studentesse della Rete dei Collettivi

8 luglio 2009

Contro gli arresti di Torino, contro il G8 de L'Aquila: mobilitazioni in tutt'Italia. Occupazioni a Torino Trento e Firenze, blocchi a Roma

Altra giornata di mobilitazione, di respiro nazionale e diffuso, nella sincronizzazione datasi nell'opposizione al G8 e nella campagna per la liberazione dei 21 arresti per gli scontri al G8 di Torino.L'Onda ancora in mobilitazione contro gli arrestiQuesta mattina l'Onda di Firenze ha occupato il rettorato dell'università per rilanciare la richiesta di liberazione immediata dei comapgni e delle compagne in carcere, seguendo la scia fortissima tracciata in tutt'Italia dal movimento studentesco. Lo stesso è avvenuto a Trieste, ooccupati gli uffici del rettore dall'Onda. Alle 11 invece gli studenti e le studentesse di Padova hanno fatto un presidio dinnanzi al tribunale cittadino, dove Max e Benji si sono recati per l'interrogatorio di rito. polizia nervosa, che nel tentativo di appendere 2 striscioni davanti la struttura ha distribuito un paio di manganellate. Quest'oggi infatti sono iniziati gli interrogatori dei 21 arrestati, per domani è prevista la decisione del tribunale sulle conferme degli arresti. Mentre continua a caratterizzarsi come diffusissima la risposta dell'Onda a livello nazionale, per venerdi sera in diverse città (Torino, Bologna, Pisa e altre) vi saranno cortei per la libertà degli arrestati. Nel pomeriggio l'Onda torinese è tornata con un'altra iniziativa di mobilitazione, legando la campagna contro gli arresti con la battaglia nell'università in avversione all'aumento delle tasse. Occupata una sala del rettorato dell'ateneo, bloccando una riunione che si stava svolgendo. L'Onda con questa occupazione ha voluto ribadire la richiesta di immediata liberazione degli studenti e delle studentesse arrestati e la propria contrarietà nel vedersi scaricati addosso i primi costi della riforma Gelmini.
A Roma come a L'Aquila contro il G8Nuova giornata di iniziative anche a Roma e L'Aquila contro il G8 che prende il suo via quest'oggi, con l'arrivo di tutti i capi di Stato. Un centinaio di attivisti del comitato 3 e 32, a Colle Roio, davanti alla caserma Coppito dove si svolge il vertice del G8, hanno esposto un gigantesco striscione su cui c'è scritto "Yes we camp". A Roma un centinaio di militanti dei Blocchi Precari Metropolitani hanno effettuato blocchi in via XX settembre davanti al ministero dell'economia. Due striscioni: "Il G8 è un terremoto, siamo tutti aquilani", "G8, banca mondiale, fondo monetario internazionale chi devasta e saccheggia siete voi". Bloccati gli accessi di 2 banche, simbolo evidente delle responsabilità pendenti in riferimento alla global crisis. In corteo hanno poi raggiunto piazza Fiume. Anche gli attivisti di Greenpeace hanno messo in campo un'iniziativa contro il G8: occupate 4 centrali a carbone a Brindisi, Marghera, Porto Tolle e Vado Ligure. Occupate ciminiere e nastri trasportatori.
fonte: Infoaut

7 luglio 2009

Blocchi, scontri e arresti: Roma si ribella al G8

Cariche, arresti e perquisizioni: questura e prefettura scelgono il pugno di ferro davanti alle azioni di disturbo degli studenti e degli attivisti No G8. 26 le persone fermate, dieci quelle arrestate per danneggiamenti e blocco stradale. Alle 17, manifestazione cittadina a piazza Barberini.
Una mattina di ordinaria follia segna l’inizio delle contestazioni romane contro il G8. E’ di 26 fermi e 10 arresti il bilancio della caccia all’uomo messa in campo dalle forze dell’ordine e, in particolare, dai reparti della guardia di finanza. A nulla sono valse le parole del prefetto Caruso che ieri, a sorpresa, aveva mostrato una certa freddezza, se non contrarietà, davanti all’operazione di polizia che ha messo agli arresti 21 studenti dell’Onda di diverse città [Torino, Padova, Napoli]. A ventiquattro ore dall’inizio del summit, la città si sveglia blindata per i primi arrivi dei leader mondiali. Circa 15 mila gli uomini messi in campo tra militari e forze dell’ordine. Dopo l’occupazione del rettorato della Sapienza, questa mattina si annunciavano azioni da parte degli attivisti della Rete contro il G8. Alle 10 in punto, un gruppo di oltre cinquanta persone ha bloccato per mezz’ora la tangenziale est, all’altezza della autostrada Roma-L’Aquila. Tutte le persone indossavano caschetti gialli in solidarietà ai terremotati dell’Abruzzo e tenevano in mano i ritratti giganteschi dei “responsabili della crisi”, gli ex otto grandi da oggi riuniti nella caserma di Coppito. Prima dell’arrivo della polizia, sono state montate alcune tende e issati due striscioni con su scritto “Roma-L’Aquila NO G8” e “Il G8 è un terremoto – siamo tutti aquilani”. Nelle stesse ore, nella zona di Ostiense e Testaccio, un piccolo corteo di oltre cento persone, ha bloccato le strade del quartiere fino al piazzale antistante la stazione Piramide. All’improvviso, un plotone di finanzieri in assetto antisommossa ha deciso di inseguire i manifestanti fin dentro i vicoli di Testaccio. Una parte degli attivisti si è rifugiata nella palazzina occupata ieri dagli studenti di Roma Tre che sorge accanto alla facoltà di architettura. La polizia ha circondato l’edificio e ha operato un vero e proprio rastrellamento, con 26 fermi e 10 arresti. Gli imputati [tra cui anche un minorenne] dovranno rispondere di blocco stradale, danneggiamenti, incendio e possesso di oggetti contundenti atti ad offendere. Tra i fermati ci sono nove stranieri, di cui quattro svedesi, due tedeschi, uno svizzero, un francese e un polacco. Poco dopo giunge la notizia di una perquisizione al centro sociale Acrobax di Ponte Marconi, in perfetta continuità con le altre iniziative di carabinieri e Digos che ieri avevano fatto irruzione al centro sociale Askatasuna di Torino e al festival di radio Sherwood a Padova. La notizia degli arresti fa il giro dello città in pochi minuti; gli studenti della Sapienza decidono di uscire dalle facoltà con un corteo spontaneo che blocca le vie attorno alla città universitaria. All’altezza di piazzale Aldo Moro, i manifestanti vengono circondati da polizia e finanzieri e per qualche minuto si teme il peggio, ma per fortuna non succede nulla. Verso le 15, gli studenti e la Rete contro il G8 convocano una conferenza stampa per ricostruire le tappe di una giornata di ordinaria follia. “Siamo davanti a un’operazione di polizia preventiva – dice uno studente – che punta a soffocare le contestazioni contro il G8. Ma non ci riusciranno”. Appuntamento per tutti alle 17 a piazza Barberini, battezzata per oggi “piazza della [non] accoglienza”. Intanto, non si fermano le proteste in diverse città italiane contro gli arresti decisi dalla procura di Torino. A Padova, poche ore fa, una delegazione dell’Onda si è incontrata con il rettore dell’università a cui è stata chiesta una presa di posizione ufficiale sui provvedimenti a carico degli studenti. Nel tardo pomeriggio è in programma un sit-in davanti al carcere, dove risulta essere ancora trattenuto Max Gallob, attivista del centro sociale Pedro, arrestato ieri all’alba dalla Digos.


6 luglio 2009

Rifondazione Comunista chiede l'immediato rilascio degli attivisti arrestati

Questa mattina, nell’ambito di un’inchiesta partita dalla procura di Torino, a seguito della protesta studentesca contro il G8, sono state attuate numerose perquisizioni ed arresti in tutta Italia contro attivisti del movimento dell’onda.
Al momento le notizie parlano di attivisti arrestati a Padova, Bologna, Torino, Napoli, e L'Aquila.
Ma i contorni dell’operazione sono ancora confusi.
Quello che appare chiaro, invece, è il meccanismo repressivo che mira a colpire il movimento di contestazione al G8 e le mobilitazioni studentesche degli ultimi mesi: studenti, precari, giovani che in questi mesi hanno dimostrato, con i fatti e con le analisi, la vitalità di una generazione che molti, evidentemente, vorrebbero schiacciata dalla crisi.
L’operazione odierna svela le carte in tavola: punisce chi ha saputo generalizzare lo slogan “Noi la crisi non la paghiamo”, punisce chi non si è arreso ad un destino di precarietà, punisce chi, alle lamentele, ha preferito la pratica dell’autoriforma, punisce chi si oppone ad un governo razzista e xenofobo.
Chiediamo l’immediato rilascio degli attivisti arrestati, denunciamo la volontà del Ministro degli Interni di voler alzare “la tensione” alla vigilia del vertice del G8, ribadiamo il diritto a manifestare il dissenso.


Eleonora Forenzasegreteria nazionale PRC
Italo Di Sabatoresp. Osservatorio sulla Repressione del PRC

______________


FERRERO (PRC), INACCETTABILI ARRESTI AD OROLOGERIA


''Gli arresti di stanotte, che seguono le limitazioni del diritto a manifestare attuate in varie occasioni dal governo ed un clima di intimidazione in occasione delle manifestazioni, segnalano in modo pieno la strategia del governo: cerca di trasformare il confronto politico e sociale in un problema di ordine pubblico e in questo modo di circoscrivere e ridurre al minimo le espressioni del dissenso'': lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc. ''Il tutto - prosegue - mentre i provvedimenti del governo (a partire dal pacchetto sicurezza) violano palesemente la Costituzione e legittimano il formarsi di squadracce in ogni citta'. E' del tutto evidente che gli arresti di stanotte sono arresti ad orologeria, tesi a criminalizzare il movimento contro il G8: si tratta di una operazione politica inaccettabile che denunciamo con forza. Per parte nostra siamo impegnati alla costruzione di un movimento di massa contro le politiche del governo e di Confindustria, a partire dalle iniziative contro il G8. Riteniamo infatti che solo la costruzione di un largo movimento di massa, non violento nei modi quanto radicale nei contenuti, possa sconfiggere il tentativo reazionario del governo e aprire la strada - conclude - ad una uscita da sinistra e democratica dalla crisi attuale''.




G8 univesità: Arresti e perquisizioni

Questa mattina la digos di Torino, in coordinamento con la Direzione centrale della polizia di prevenzione, ha eseguito 21 arresti in diverse città d'Italia contro l'Onda Anomala. Le misure repressive fanno riferimento agli scontri studenti-polizia del 19 maggio scorso a Torino, in occasione del corteo in opposizione al G8 University Summit.A Torino, Padova, Napoli e Bologna sono stati arrestati studenti e studentesse protagonisti della, già soprannominata, "rivolta di Torino". 12 di questi sono stati realizzati nel capoluogo piemontese, gli altri nel resto d'Italia. Il compagno napoletano è stato fermato a L'Aquila, trovandosi lì in occasione delle mobilitazioni contro il G8 abruzzese.Arresti più che attesi dall'Onda: la mannaia della repressione non ha bloccato la rabbia degli studenti e delle studentesse, che in 10mila hanno attraversato Torino il 19 maggio contro il G8 dell'università, che in migliaia si sono scontrati con le forze dell'ordine, che compatti hanno rivendicato in toto la giornata di conflitto. Gli arresti dell'oggi quindi non possono che essere considerati come il conseguente costo della rottura di piazza esercitata, dell'esondante segnale politico lanciato il 19 maggio. "Noi la crisi non la paghiamo, noi la crisi ve la creiamo!", questo quello che l'Onda ha gridato per le strade di Torino, questo quello che ha fatto e si prepara a fare per l'autunno che viene.Le misure contro l'Onda arrivano, non casualmente, poco prima del G8 de L'Aquila: fin troppo scontata la tempistica del ministro dell'interno Roberto Maroni, in combutta con la cabina di regia della "procura democratica" di Giancarlo Caselli, con quest'ultimo al servizio del duo Berlusconi-Maroni nella fabbricazione della risposta da dare alla mareggiata di maggio.L'Onda non arretra, affronterà anche questo scoglio, non facendosi in alcun modo intimorire dagli arresti e dalle perquisizioni operate su scala nazionale, cosciente di aver intrapreso la direzione giusta visti i risultati politici ottenuti dall'Onda perfetta, nella scelta di un piano di conflitto e contrapposizione ad una realtà, universitaria e sistemica, colma e da traformare. L'Onda non si arresta, liber* tutt*.
fonte: InfoAut
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Da Milano / L'Onda non si arresta!
Da Genova/ Liber@ tutt@ subito!
Comunicato dell'onda anomala di Torino

4 luglio 2009

Vicenza, 4 luglio - La cronaca multimediale della manifestazione

ore 15.15 - La testa del corteo si sta formando. Sullo striscione di apertura c'è ll slogan che ha accompagnato questa mobilitazione "No dal Molin? Yes, we can!".

In testa le donne del Presidio permanente.

ore 15.45 - "Il dispositivo militare messo in campo oggi è inacettabile", dicono dal sound system di testa del corteo. Sono centinaia gli agenti che circondano l'area.

Gli interventi ribadiscono la richiesta legittima di allontanare il dispiegamento di forze dell'ordine che di fatto rappresenta un deterrente per chi vuole manifestare.

ore 16.15 - Il corteo sta passando davanti al presidio permanente no dal molin, continuano gli speackeraggi e gli interventi dal camion.

ore 16.30 - Imponente schieramento delle forze dell'ordine. La testa del corteo chiede alla polizia di spostarsi per far procedere la manifestaione

Nell'area dei campi da rugby nella zona civile sono stati posizionati i carabinieri.

ore 15.50 - L'elicottero continua a sorvolare il corteo.

ore 16.40 - La testa del corteo, organizzato con i cordoni e gli scudi, chiede con determinazione la rimozione dello smisurato schieramento di forze dell'ordine che stanno palesemente impedendo lo svolgimento della manifestazione.

ore 16.50 - L'elicottero della polizia vola a bassa quota sui manifestanti in bicicletta che percorrono le strade laterali tentando di farli cadere.

ore 16.55 - Più che un blocco della polizia sembra un vero e proprio divieto a manifestare. La testa del corteo sta avanzando lentamente.

ore 17.00 - La testa del corteo respinge l'avanzata dei carabinieri. Le forze dell'ordine lanciano lacrimogeni per respingere il corteo.

ore 17.05 - La testa del corteo è ferma sul ponte. Si sta alzando del fuoco a difesa del corteo. I blindati della polizia avanzano sul ponte davanti alla testa del corteo.

ore 17.05 - La coda del corteo si trova lungo il fiume e alcuni manifestanti stanno cercando di attraversarlo con un ponte di fortuna.

ore 17.10 - Sono tantissime le persone che stanno tentando di risalire l'argine e attraversare il fiume per riuscire a piantare le bandiere nell'area. A pochissimi metri dall'area militare

ore 17.15 - La testa del corteo si è ricompattata, si trova all'altezza del presidio e si susseguono interventi che ribadiscono la volontà di procedere lungo il percorso autorizzato.

ore 17.20 - La coda del corteo si avvicina per assediare le reti dell'aereoporto militare.

ore 17.20 - La coda del corteo si avvicina per assediare le reti dell'aereoporto militare.

ore 17.30 - Le migliaia di persone presenti non si sono fatte intimorire dalle cariche della polizia. La generosità dei manifestanti in testa ha retto di fronte alla brutalità delle forze dell'ordine e ha difeso le migliaia di persone venute oggi a vicenza per assediare e fermare le basi di guerra.

ore 17.40 - L'esercito ha difesa di campi vuoti in una giornata in cui è stata imposta la legge militare, non è riuscito a fermare le migliaia di persone presenti che ancora una volta hanno affermato con determinazione che mai regaleranno Vicenza alla guerra.

ore 17.50 - Anche la coda del corteo è arrivata al presidio. Cinzia Bottene dal camion sottolinea come la scelta di schierare la forza smisurata dell'esercito a difesa di una base di guerra americana sia una grave sconfitta per lo stato italiano.

ore 18.00 - Un enorme abbraccio dal no dal molin alla redazione di radio sherwood per la perquisizione avvenuta oggi pomeriggio al festival presso lo stadio euganeo di padova.

Tra i tantissimi interventi che si sono susseguiti dal palco del presidio permanente anche alcuni rappresentanti delle comunità abruzzesi che stanno organizzando le mobilitazioni del 6 e 7 luglio a L'Aquila. Domani partirà anche un pullman del no dal molin per raggiungere L'Aquila e partecipare alla fiaccolata.

ore 18.20 - Tutti i manifestanti hanno espresso la volontà di ritornare in corteo. Si stanno ricompattando per ripartire.

ore 18.30 - Ancora una volta le donne del presidio aprono il corteo. Sono in prossimità dell'ingresso dell'aereoporto civile, si sono riprese le zone in cui oggi è stato impedito di manifestare a causa della pressante militarizzazione. Ancora una volta vicenza è libera. Questa terra è la nostra terra.


fonte: Global Projetc




29 giugno 2009

'G8' L'Aquila. "Isteria di divieti: limitata anche la 'circolazione' delle pecore..."

Dal 5 all’11 luglio da nord-ovest sarà quasi impossibile arrivare all’Aquila. Per entrare bisognerà essere autorizzati. Limitazioni anche alla 'circolazione' delle pecore...

Se volete avere una idea di come saranno le giornate del G8 nel circondario dell'Aquila dovete andare a Pizzoli. Davanti al cimitero è stata montata una enorme tendopoli che ospita centinaia di uomini dell'esercito. Un presidio che dovrebbe essere smantellato il 15 luglio quando i capi di Stato saranno già ben lontani dall'Aquila. Ma, naturalmente, il problema per chi abita nella zona nord ovest del capoluogo non è certo la presenza dei militari che, oggi, sono arrivati a tutela del summit del G8 ma subito dopo il sei aprile hanno avuto un ruolo importante nell'aiuto alle popolazioni colpite dal sisma. I disagi saranno soprattutto quelli relativi alla impossibilità di spostarsi. Per farla breve e semplificando: chi abita nella zona di Pizzoli e Preturo e dintorni dalle ore 7 del 5 luglio alle 12 dell'11 luglio non potrà praticamente arrivare all'Aquila se non attraverso tutta una serie di procedure autorizzative. E comunque è escluso in maniera tassativa l'utilizzo delle auto. Il prefetto dell'Aquila Franco Gabrielli ha firmato una ordinanza molto dettagliata con la indicazione di tutte le strade nelle quali «per motivi di ordine e sicurezza pubblica» sarà sospesa in via temporanea la circolazione. Tutti gli snodi stradali, in particolare quelli della statale 80 (che di fatto sarà intransitabile), saranno presidiati dalle forze dell'ordine.«Sarà consentita» scrive il prefetto nell'ordinanza «la circolazione pedonale solo a coloro che avranno l'apposito "badge" (una sorta di pass ndr) rilasciato dalla struttura Missione G8 nonché ai residenti preventivamente censiti muniti anche del "badge". Detta circolazione avverrà lungo appositi corridoi di transito».Potranno passare gli addetti ai servizi di pubblica utilità che avranno un passi identificativo. Per evitare il blocco dei lavori del progetto Case (un grosso cantiere è aperto da diversi giorni a Cese di Preturo) i conducenti delle betoniere per il trasporto di cemento avranno un passi speciale ma, avverte il prefetto, ci saranno controlli mirati per evitare possibili infiltrazioni da parte di maleintenzionati. Il divieto non risparmia gli animali, e in particolare le pecore Infatti, sempre secondo l'ordinanza «la provinciale 33, via del Laringo, via Preturo, viale Fiamme Gialle e strade ad essa adducenti» sarà interdetta «alla circolazione di greggi». Per una settimana dunque i pastori dovranno cambiare pascoli. Intanto qualche azienda prende già le misure contro eventuali azioni violente. Ci sono stati casi di indicazioni stradali coperte. Come dire: è meglio prevenire

24 giugno 2009

G8 a L'Aquila: sospeso il trattato di Schengen. Riprenderanno controlli documenti a frontiere e aeroporti

In occasione del vertice G8 all'Aquila dall'8 al 10 luglio, sara' sospeso il Trattato di Schengen dal 28 giugno al 15 luglio. Sara' quindi ripristinato provvisoriamente il controllo dei documenti di identita' alle frontiere. Lo rende noto l'Ente nazionale aviazione civile (Enac) aggiungendo che i passeggeri del trasporto aereo saranno soggetti al controllo dei documenti negli aeroporti nazionali.


fonte: Ansa

18 giugno 2009

Testimonianze: Contro la repressione e la criminalizzazione del dissenso politico

C'era da scommeterci ! Puntuale, alla vigilia del G8 a L'Aquila è scattatala provocazione, la minaccia da far gravare sull'insieme del movimento noglobal , che si appresta ad esercitare il diritto-dovere di protestare proprio in Abruzzo , dove Berlusconi , prendendo in ostaggio i terremotati , tenta diimpedirlo. Da qualche giorno la magistratura romana, in concorso con Digos e Ucigos, ha imbastito l'ennesima fasulla e mediatica bufala antiterrorismo , con la grancassa di 6 arresti e 15 perquisizioni (Roma,Milano,Genova e in Sardegna)così da ingigantire la " scoperta " di inverosimili cellule ricostituenti le br!! Memore Genova/luglio 2001 - il gotha della repressione dell' epoca , da De Gennaro a Manganelli in giù, nonostante inchieste e condanne (Bolzaneto e Diaz) è stato promosso e si mantiene al comando - lo staff della provocazione aveva predisposto lo scoop internazionale della " scoperta dell'attentato contro ilG8 a La Maddalena, attivato con giocattoli di aeromodellismo" ( sic!). Lo spostamento a L'Aquila del G8, facendo saltare lo scoop, non ha fatto demordere la smania di protagonismo degli inquirenti , che hanno profuso ai media - con tanto di encomi solenni delle istituzioni una minestra riscaldata, un altro ridicolo ed insignificante teorema. I malcapitati di turno devono rispondere dell'abusata "associazione sovversiva + banda armata" . Un reato di una mostrosità unica ( non a caso inventato sotto il ventennio fascista) , che permette agli inquisitori di distruggerti la vita, sequestrandoti per anni in galera, facendoti perdere salute/lavoro/affetti/amici : salvo poi andare assolti "innocenti" dalle Corti Giudicanti, come è accaduto sempre finora a Roma e in Italia, per procedimenti analoghi. Non permetteremo che si moltiplichino le vittime da sacrificare sugli altari di queste decadenti istituzioni : siamo impegnati nel contribuire a smascherare subito le trame di questo ennesimo teorema politico-giudiziario e nel rivendicare la pronta liberazione degli ostaggi ingiustamente arrestati. Così come siamo impegnati a non recedere di un passo dal diritto di manifestare in Abruzzo durante il G8 ; facendo fallire di fatto questa messinscena miseramente orchestrata per impedire l'atto di accusa nei confronti delle politiche economiche,energetiche,alimentari , razziste e guerrafondaie del capitalismo globale.

Liberi tutti dal G8 e dalla repressione, arrivederci a L'Aquila !

Vincenzo Miliucci - Confederazione Cobas


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Il Prc di Cagliari esprime ferma solidarietà a Bruno Bellomonte. Il Prc della Federazione di Cagliari esprime ferma solidarietà a Bruno Bellomonte, alla sua famiglia, ai compagni e le compagne di “A Manca“ per l’arresto avvenuto nell'ambito dell'indagine antiterrorismo della Procura di Roma. L’accusa di legami con organizzazioni eversive e armate si rivelò funzionale alla repressione del dissenso, già nella precedente “Operazione Arcadia”. Le motivazioni che hanno portato alle indagini, nate per la prevenzione di fantomatici attacchi mirati durante i lavori del G8 da parte dell’area della sinistra radicale, richiama una storia inquietante, quella della criminalizzazione dell’antagonismo sociale, che abbiamo già vissuto a Genova nei giorni del G8 del 2001, e che è costata la vita a Carlo Giuliani.Le motivazioni della “lotta al terrorismo” sono le stesse che ci hanno propinato per giustificare mediaticamente la sospensione violenta della democrazia avvenuta a Genova in quei giorni, e per la quale da sempre rivendichiamo verità e giustizia attraverso la costituzione di una commissione parlamentare. Bruno Bellomonte è un comunista, militante dell'organizzazione “A Manca”, che insieme ad altri movimenti, stava lavorando nel comitato “A Fora su G8” per organizzare un convegno delle nazioni senza stato e ad altre diverse iniziative culturali e politiche da realizzare in occasione del G8 a La Maddalena, portando il suo impegno alla promozione di manifestazioni, assemblee, iniziative pubbliche, feste popolari, nelle piazze, nelle strade, e nei quartieri dei paesi. Tutto alla luce del sole.Bruno Bellomonte ha sempre manifestato l'assoluta contrarietà ad iniziative che dessero l'occasione di criminalizzare il movimento, condividendo il documento contro il G8 assieme alla moltitudine di organizzazioni politiche e culturali che in Sardegna immaginano un mondo senza disuguaglianze, compresa Rifondazione Comunista. Bruno lavorava per costruire una forte mobilitazione contro il G8 e questo ne ha fatto un pericoloso sovversivo. Siamo certi che questa provocazione fallirà, come sono cadute tutte le accuse formulate contro Bruno nel 2006 con l’operazione Arcadia, che ha portato in carcere ingiustamente dieci compagni.Non vorremmo invece che questo fosse l'ennesimo tentativo volto ad intimidire e a criminalizzare i movimenti di lotta, e a distogliere, con la complicità dei mass-media asserviti, l'attenzione dai drammi quotidiani che la lotta contro tutti i G8 porta con se. Lotta contro la guerra e per la pace, lotta contro la disoccupazione, la precarietà, per un lavoro che permetta una vita degna di essere vissuta, lotta per una società giusta. Rispondiamo convinti all’appello di “A Manca”, certi che Bruno sarà con noi molto presto, assieme alla sua organizzazione, a costruire conflitto sociale e a lottare insieme agli sfruttati della nostra terra. Perche noi lo sappiamo bene: Un altro mondo è possibile.


Giuseppe Stocchino Segretario Federale Prc di Cagliari

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