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26 ottobre 2013

Amnistia e indulto: perchè sì

Aggio passato na vita aret’ ‘e sbarre, ma queste di Poggioreale sono le più infami. La leggenda racconta che l’ingegnere che ha progettato quest’Alcatraz al centro di Napoli, si è impiccato, quando il figlio fu rinchiuso qui dentro. Pure se non è vero, qualcosa vuole dire. Nessuno sa quello che succede veramente qua dentro, tranne i carcerati e le loro famiglie. Tutta gente che non tiene voce. Ogni tanto sui giornali fanno il conto dei suicidi e per un attimo qualcuno apre gli occhi, intuisce qualcosa. Ma li richiude subito dopo. Il tempo di un articolo in terza pagina e di una proposta di amnistia. (p. 131)

È questo uno dei passaggi più significativi di Non mi avrete mai (Einaudi, 2013), libro autobiografico in cui Gaetano Di Vaio, affermato produttore del cinema indipendente italiano con un lungo passato criminale alle spalle.


23 ottobre 2013

In Italia ci sono due tipi di carcere

Uno è quello di cui si parla in tv e sui giornali, in rete a al bar. L’altro è quello reale. Il secondo tipo prevede celle gelide d’inverno e bollenti d’estate dove si dorme con i topi e si trascorrono anche ventidue ore senza fare nulla. Ogni tanto qualcuno che si taglia sulle braccia, ingoia le lamette, infila la testa in un sacchetto di plastica e sniffa dalla bombola del gas, qualcuno che si impicca. Scrive Ascanio Celestini dopo una visita al carcere: “Anche gli agenti si impiccano, mi dice serio un detenuto mentre il poliziotto in piedi accanto alla porta mi guarda e annuisce. È proprio quell’agente che uscendo mi dice senza giri di parole: «Come si fa a parlare di rieducazione in un posto così? E Rebibbia non è il peggiore. In Italia la recidiva è quasi al 70 per cento, ma scende al 20 tra quelli che godono di misure alternative almeno nella parte finale della pena. Più stanno chiusi qua dentro e più peggiorano. E noi con loro»”.

13 ottobre 2013

Rinchiudevano detenuti in celle di rigore: Agenti di polizia penitenziaria incrminati per omicidio colposo e abuso di autorità

Rinchiudevano i detenuti con comportamenti “devianti, conflittuali o autolesionistici” in una cella di punizione, priva di acqua, di luce e di riscaldamento; senza servizi igienici, senza letto e senza uno sgabello per sedersi. E nella cella 408, dopo aver tentato il suicidio in una cella comune, ci finì anche Cherib Debibyaui, 28 anni, marocchino, che il 5 marzo 2009 si tolse la vita impiccandosi.


11 ottobre 2013

Lasciate stare Don Gallo. Aministia sociale e centralità dei lavoratori

Sulle pagine de Il Manifesto, non sapendo più cosa scrivere sulla manifestazione del 12 a Roma (relegando la notizia dello sciopero generale del 18 Ottobre a uno spazietto insignificante), qualcuno ha affermato che Don Gallo sarebbe stato preesnte a questo corteo.

Non abbiamo dubbi visto che Don Gallo i cortei se li faceva tutti e sicuramente (al contrario della maggioranza dei fautori della Costituzione) sarebbe stato presente anche il 18 e il 19, a fianco dei bisognosi di casa che tante volte ha accolto nella sua comunità e a sostegno dei lavoratori in sciopero (la parola sciopero a qualche professore suonerà strana). Cattiva coscienza quella di certa sinistra che non avendo argomenti invoca\evoca i morti per riceverne una laica benedizione politica.

10 ottobre 2013

Torino, condanne in 1° grado per il corteo contro Berlusconi

Si è conclusa questa mattina a Torino l'udienza di condanna in primo grado per i fatti accaduti durante il corteo noto col nome di 'No Berlusconi Night' del 21 marzo 2011 che vede imputati 8 compagni torinesi.

 

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