Il Giudice Giuseppe Battarino ha rigettato la richiesta di archiviazione presentata dal pm Abate e ordina nuove indagini entro il 31 dicembre su polizia e carabinieri.
“Grazie di vero
cuore a questi tre avvocati, Alessandra Pisa, Fabio Ambrosetti e il
grande Fabio Anselmo!”. E’ evidente la gioia di Lucia Uva, la sorella
dell’uomo che nel giugno del 2008 morì dopo esser stato fermato dai
carabinieri di Varese ed essere condotto nella locale caserma. Al cui
interno, secondo i familiari e secondo un testimone mai ascoltato dagli
inquirenti, Giuseppe Uva subì un pestaggio sul quale non si è mai indagato. Almeno fino ad ora.
Perché grazie alla
tenacia della donna e dei suoi avvocati ieri il gip di Varese Giuseppe
Battarino ha deciso di respingere la richiesta di archiviazione
presentata dal contestatissimo pm Agostino Abate e anzi di aprire nuove
indagini nei confronti degli agenti di polizia e dei carabinieri
accusati di lesioni colpose. Esattamente quanto chiedevano la famiglia e
gli attivisti di una spontanea rete di solidarietà con Lucia Uva che
negli ultimi mesi l’hanno accompagnata in giro per l’Italia a fare
conferenze, manifestazioni sotto le sedi istituzionali e giudiziarie,
interviste e interventi ogni qualvolta ce ne fosse l’occasione. La sua
battaglia di verità e giustizia è costata a Lucia anche denunce e
querele, ma lei non si è data per sconfitta ed è sempre andata avanti,
fino all’importante risultato di ieri.
La decisione di
Battarino è arrivata al termine di un’udienza a Varese convocata per
discutere sull’opposizione alla richiesta di archiviazione del pm
presentata dai legali della famiglia della vittima di ‘malapolizia’. Ora
dovranno essere svolte nuove indagini, il cui termine è stato fissato
al prossimo 31 dicembre, che potrebbero finalmente prendere in esame
elementi probatori e testimonianze importanti mai ritenuti tali dal pm
Agostino Abate, sconfessato per l’ennesima volta.
Nel decreto del gip si legge che, «la stessa qualificazione giuridica dei fatti risultante dall'iscrizione delle persone presenti nella caserma dei carabinieri come indagati per mere lesioni personali semplici, contraddice gli esiti argomentativi della sentenza numero 498/2012 (che ha portato all'assoluzione dei medici dell'ospedale di Varese dall'accusa di omicidio colposo) ed è apodittica di fronte a un evento, la morte di Giuseppe Uva, da ritenersi allo stato privo di spiegazione giudizialmente accertata».
Nel decreto del gip si legge che, «la stessa qualificazione giuridica dei fatti risultante dall'iscrizione delle persone presenti nella caserma dei carabinieri come indagati per mere lesioni personali semplici, contraddice gli esiti argomentativi della sentenza numero 498/2012 (che ha portato all'assoluzione dei medici dell'ospedale di Varese dall'accusa di omicidio colposo) ed è apodittica di fronte a un evento, la morte di Giuseppe Uva, da ritenersi allo stato privo di spiegazione giudizialmente accertata».
Secondo il gip il
fatto che le indagini finora non abbiano portato all’accertamento delle
vere cause della morte di Uva « comporta la necessità di ulteriore
valutazione e fa ritenere non immediatamente accoglibile la richiesta di
archiviazione». Commenta il senatore Luigi Manconi, dell’associazione
‘A buon diritto’: «Il decreto apre senz'altro a scenari di contestazione
di omicidio o di reati comunque più gravi rispetto alle lesioni
volontarie (...) nonché a valutazioni sulla liceità dell'arresto e
sull'ipotesi di sequestro di persona, con reati ipotizzati dalle parti
civile fino al 2010 e presi in considerazione anche da altri giudici del
tribunale di Varese che si sono occupati del caso».
Luca Fiore da contropiano

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