Il 13 novembre prossimo a Genova si terrà l’atto finale del processo per il G8 del 2001,
la pietra tombale messa dallo Stato su quelle giornate. Alla sbarra
ancora i manifestanti del G8 2001 che dopo la sentenza definitiva di
Cassazione dello scorso 13 luglio sono stati condannati per i reati di
devastazione e saccheggio. Per 5 di loro infatti, la Corte d’Appello di
Genova dovrà valutare la concedibilità o meno dell’attenuante di pena
dell’aver agito per «suggestione della folla in tumulto».
Dodici anni da quel luglio del 2001, dieci condannati, dieci anni di
processo, cento anni di condanne. Tre compagni in carcere condannati in
via definitiva tra i dieci e quindi anni di detenzione, una compagna
agli arresti domiciliari condannata a 6 anni. Un compagno che continua a
correre libero. Altri cinque attendono solo le ultime correzioni
formali. Non saranno un paio di mesi di condanne in più o meno a
cambiare le carte in tavole, tanto meno a cambiare il segno
all’andamento di questo processo.
Quella sommossa che rompeva una pacificazione sociale di decenni ha
spinto il potere a punire in modo esemplare ed a cercare di estirpare la
minaccia che essa rappresentava per l’avvenire; così dieci capri
espiatori sono stati chiamati a pagare per tutti con condanne fino ai
quindici anni di carcere; così il reato di devastazione e saccheggio è
stato sdoganato ed esteso a qualsiasi altra giornata di rabbia e
sollevazione.
A ottobre, al Tribunale di Roma, è ripartito, più spedito
che mai, il più corposo dei processi per i fatti del 15 ottobre 2011: 18
imputati dovranno rispondere di reati tra i quali devastazione e
saccheggio e tentato omicidio; sempre per i fatti del 15 ottobre 2011
altre 7 persone sono già state condannate in primo grado per
devastazione a 6 anni. Lo Stato porta avanti la sua guerra interna
giorno dopo giorno, momento dopo momento, dichiaratamente. I suoi nemici
siamo sostanzialmente noi. Noi tutti.
E’ nella logica delle cose che i tribunali dello Stato oggi si
pronuncino così su quegli eventi, come lo è che la storia scritta dai
vincitori ne dia una visione accomodata e travisata; ma lo spirito di
quanto accaduto in quelle giornate appartiene appieno alla tradizione
delle lotte degli oppressi di sempre e soltanto chi si riconosce in essa
può custodirlo, mantenerlo vivo e tramandarlo.
Da Genova, da quel luglio 2001, una nuova epoca di incendi si è
propagata, e quelle istanze che allora sembravano proprie di una piccola
minoranza, oggi sono nelle strade di mezzo mondo.
E’ tempo di dire che se nella testa e nelle lotte di tanti c’è la
consapevolezza che chi devasta e saccheggia il pianeta e le nostre vite è
il capitalismo, è anche grazie a chi si è battuto per le strade in quei
giorni. Il 13 novembre è un’occasione per farlo; è per stare su questa
linea di demarcazione, tra un passato da riscattare e un presente da
rovesciare, che quel giorno sarà fondamentale stare al fianco dei
compagni imputati.
Lo spirito continua.
PRESENZA SOLIDALE IN AULA E FUORI
MERCOLEDI’ 13 NOVEMBRE H 10.30
TRIBUNALE DI GENOVA
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