Per Nico D’Ascola così come per Carolina Lussana per esservi tortura si deve torturare almeno due volte. Carolina Lussana, parlamentare leghista, qualche anno fa fece passare un emendamento secondo il quale per esservi tortura bisognava commettere più atti di violenza o di minaccia. Non bastava torturare una volta sola per essere incriminati.
Eravamo nel 2004. Al Governo c’era
Berlusconi. Ministro della Giustizia era Castelli. Oggi siamo nel 2013 e
al Governo vi sono le larghe intese. Il ministro degli Interni è
Alfano. Il senatore del Pdl Nico D’Ascola, pochi giorni fa, incaricato
di redigere un testo unificato che mettesse insieme tutte le proposte
pendenti sulla tortura, si è ispirato, senza troppe obiezioni, alla sua
ex collega leghista.
Così a nove anni dalla farsa normativa targata Lussana, si è giunti a
riproporre in Commissione Giustizia al Senato nuovamente la figura del
torturatore recidivo o seriale. Secondo il senatore avvocato D’Ascola
per esservi tortura è necessario commettere non uno ma più atti di
violenza. Il partito democratico non ha detto nulla; si è riservato
tempo per esprimere il suo dissenso o consenso a quella proposta.
Per chi non lo sapesse l’Italia è inadempiente rispetto a obblighi
internazionali cogenti da oramai venticinque anni. Nel 1988 è stato
ratificato il Trattato Onu contro la tortura il quale all’articolo 1
contiene una definizione del crimine che dovrebbe valere per tutti gli
Stati. Eppure da noi le forze politiche si affannano in proposte
creative, tendenti a ridurre la portata di un delitto che, al pari del
genocidio e dei crimini di guerra, è considerato nel diritto
internazionale, sia consuetudinario che pattizio, inequivocabilmente un
crimine contro l’umanità.
In Italia si punisce di tutto e di più. Non si puniscono invece i
torturatori nonostante vi sia anche un obbligo costituzionale in tal
senso. All’articolo 13 vi è un riferimento esplicito alla punizione di
chi esercita in modo arbitrario il proprio potere di custodia. E’ questo
motivo sufficiente per manifestare a favore della Costituzione e della
sua piena attuazione. Nel testo proposto dal Pdl si respira aria di
campagna elettorale.
Le lobbies della sicurezza hanno ricominciato a
lavorare per l’impunità. Ci si augura che tutte le altre forze politiche
insieme tornino alla definizione delle Nazioni Unite senza compromessi
al ribasso e perdenti. Ci si augura anche che il nuovo capo della
Polizia si distingua rispetto ai predecessori dicendo il suo si a una
legge chiara che metta fuorilegge la tortura.
I diritti umani non paiono una priorità nelle nomine del Governo
delle larghe intese. Nei giorni scorsi l’Italia ha indicato il proprio
componente da nominare nel Comitato Onu contro la tortura. Ha riproposto
un proprio funzionario – Alessio Bruni – che in questi anni non ci pare
abbia espresso opinioni intorno alle vicende italiane. Una visione non
proprio di grande respiro per chi a parole eccede nell’enfasi
meritocratica.
Patrizio Gonnella – da Il Manifesto

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