Esprimiamo sconcerto e preoccupazione per l’esito del processo d’appello sulla vicenda del Signor Giuseppe Casu.
Il Signor Giuseppe Casu è morto in un servizio pubblico ospedaliero (SPDC di Cagliari), mentre si trovava da 6 giorni legato, in un letto, mani e piedi.
Ad oggi, non risulta alcun colpevole per la
morte di un uomo di 60 anni che entra sano in un ospedale pubblico che avrebbe
dovuto tutelare la sua vita e la sua salute.
La contenzione non è un atto medico, come
recita l’art. 1 della Legge 180/78 “…possono essere disposti
dall’autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori nel
rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti
dalla Costituzione…”
La contenzione è una offesa alla dignità della
persona che la subisce ed è sintomo di grave inefficacia ed inefficienza dei
servizi che la adottano, come affermato all’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’ Uomo “…nessuno può essere sottoposto a tortura né
a pene o trattamenti inumani e degradanti…”
Noi non siamo giudici, siamo cittadini che
usano o potranno usare i servizi di salute mentale e in questa veste un
giudizio lo abbiamo emesso da tempo.
La città di Cagliari, e le sue istituzioni,
non possono non interrogarsi su tali vicende, non possono ignorare la morte di
un uomo in condizioni inumane.
La famiglia Casu continuerà a percorrere la
strada giudiziaria, fino alla Cassazione e successivamente alla Corte Europea
dei diritti dell’Uomo. Si chiederà inoltre una audizione alla Commissione
“Diritti Umani” del Senato.
La violazione dei diritti umani è questione
che riguarda tutti i cittadini e tutte le organizzazioni, e richiede una
precisa presa di posizione affinché nessuno possa più subire, in nessun luogo,
trattamenti disumani e degradanti.
Il Comitato Verità e Giustizia
A.S.A.R.P
Natascia Casu Gisella Trincas

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