In una foto della manifestazione del 18 dicembre a Bologna emerge un particolare inquietante: un militare tiene una bomboletta su cui si legge “Police Cs”.
Cos’è quella bomboletta ripresa in una foto (a sinistra) dal reporter di Zeroincondotta in mano a un carabiniere durante la manifestazione
al Cie di ieri sera? Sembrerebbe proprio uno spray, ma la
sperimentazione sul peperoncino nelle dotazioni a polizia e carabinieri,
a quanto è dato sapere, non dovrebbe iniziare che il mese prossimo,
essere limitata a Roma, Napoli e Milano, e non riguardare le
manifestazioni di piazza.
Ma se si ingrandisce l’immagine, pare di capire che non si tratti di
peperoncino. Si legge “Police CS”. E Cs è la sigla che comunemente
identifica l’orto-clorobenziliden-malononitrile, ovvero il più tossico
dei gas lacrimogeni usati nella gestione dell’ordine pubblico. Quello di
cui le forze di polizia abusano da anni in Valsusa, causando
intossicazioni anche gravi ai manifestanti. Le convenzioni
internazionali lo vietano come un’arma chimica in caso di utilizzo in
guerra.
Nell’ordine pubblico in Italia è consentito, ma, a norma del DPR 5
ottobre 1991, n. 359 che regola l’armamento delle forze di polizia, solo
usando “artifici per lancio a mano e artifici per lancio con idoneo
dispositivo o con arma lunga”. Lo spray non parrebbe rientrare in tale
definizione.
Ma se davvero non facesse parte della dotazione dei carabinieri, da
dove salterebbe fuori questa bomboletta di Cs? In Italia, a differenza
del peperoncino, non è legale per autodifesa, quindi non si trova in
vendita. Ma una rapida ricerca su internet ci ha permesso di trovare un
articolo molto simile a quello in questione.
E’ in vendita su un sito canadese (a destra), dove se ne posso leggere tutte le caratteristiche tecniche: impugnatura ergonomica, grilletto con la sicura, utilizzabile pur indossando i guanti, disponibile con concentrazione del 1% o del 2% di Cs.
In conclusione, pare lecito nutrire il dubbio che il carabiniere
abbia in mano un arma chimica fuori dotazione acquistata su internet.
Non resta che sperare di essere smentiti.
fonte: zic.it

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