17 dicembre 2010

Saviano, è ora di scendere dal pulpito

Quanto sembra remoto l’unanimismo democratico di “Vieni via con me”, con l’officiante Fazio che assemblava tutto il perbenismo nazionale – di centro, di destra e di sinistra – e proclamava, parole sue, che la trasmissione era la prima della tv post-berlusconiana! Sono passate poche settimane, ma sembrano anni. Il Cavaliere, che i conti li sa fare, ha emarginato il suo oppositore interno. I centristi, raccolte le loro sparse ed eterogenee truppe, si leccano le ferite. Di Pietro ha abbassato la cresta e magari riflette sulla selezione del personale politico dell’Idv. Il Pd tira un sospiro di sollievo, perché per un po’ le elezioni si allontanano…
E soprattutto la rivolta del 14 dicembre ha mandato in pezzi quel buonismo peloso e dolciastro che il centrismo di destra e di sinistra ha cercato di contrapporre invano a Berlusconi. Bersani sui tetti, Granata sui tetti – dopo che il primo non aveva fatto una grande opposizione per fermare il Decreto Gelmini e il secondo si disponeva a votarlo. Per il momento, il progetto di un berlusconismo senza Berlusconi, di un moderatismo costituzionale e unanimista, perde colpi. Come si è visto dalle straordinarie immagini dei palazzi del potere assediati dai manifestanti, la rocciosa realtà del conflitto ha preso il sopravvento sulla realtà illusoria e distraente delle rappresentazioni mediali e delle “battaglie” parlamentari in cui la sola posta in gioco è quale destra governerà il paese.
Il conflitto, appunto. Deve essere il capo della polizia Manganelli, pensate un po’, a ricordare che la violenza è la manifestazione visibile di un disagio sociale terribile che accomuna studenti, precari e giovani esclusi da qualsiasi speranza. Tutto il polverone sugli infiltrati, i mitici black bloc, gli autonomi redivivi, gli anarchici in trasferta rivela l’incapacità di comprendere che la manifestazione di Roma non è che l’espressione di una turbolenza profonda che non bisognerebbe emulsionare con gli stereotipi più triti. In questo senso la lettera che Saviano ha indirizzato su “La Repubblica” ai «ragazzi» del movimento è l’esempio perfetto dell’immagine irreale – a metà tra il sogno e l’esorcismo – che nella sfera separata dei media ci si vuol fare dei movimenti contemporanei.
Cento «imbecilli», come dice Saviano? Al di là del tono paternalistico della missiva («ve lo dico io che sono giovane come voi, credetemi»), colpisce l’incapacità di entrare, se non altro con l’immaginazione, nelle motivazioni di persone tagliate fuori, come centinaia di migliaia di loro coetanei, da qualsiasi progetto, non dico di società, ma di sopravvivenza anche immediata. Dove sarebbero, di grazia, caro Saviano e cari organi di stampa, i black bloc tra i manifestanti oggi scarcerati? E dove i violenti che agirebbero solo per brama di sfascio e poi, curiosa contraddizione, appena arrestati, si metterebbero a «piagnucolare e a chiamare la mamma» (ma chi glielo ha detto, a Saviano?).
I commenti pubblicati dalla stessa “Repubblica” in coda alla letterina rendono bene lo sconcerto, e in certi casi la rabbia, di tanti che magari si erano identificati nel simbolo Saviano e ora si trovano etichettati come imbecilli. Perché loro c’erano e hanno visto. E quanto all’invito ai manifestanti a fare cortei in letizia e alle forze dell’ordine a comportarsi bene, manganellando solo i cattivoni, beh, accidenti, come sarebbe bello e democratico! Peccato però che le cose non vadano mai così. Io mi ricordo bene Genova, perché c’ero e ho visto, e posso assicurare Saviano che il comportamento pacifico di decine di migliaia di dimostranti non li ha esattamente preservati dalle botte.
Questione ben più seria è che sbocco avrà questo movimento, analogamente ad altri che si diffondono in Europa, perfino nella già compassata Inghilterra. Ma il primo passo per discuterne è prenderlo sul serio, rinunciare ai luoghi comuni rassicuranti, non dar retta al pentitismo nazionale (in cui sono specializzati, magari, ex sessantottini approdati ai media), ascoltare prima di giudicare e, soprattutto, scendere dai pulpiti che stanno un po’ di spanne al di sopra del mondo reale.

Alessandro Dal Lago, da “il Manifesto” del 17 dicembre 2010

“Ci hanno picchiato e ci hanno detto: ricordatevi di Bolzaneto”

I racconti dei ragazzi fermati dopo la manifestazione di Roma e l’udienza di convalida del fermo di polizia: sputi, calci e minacce dalle forze dell’ordineIn un articolo a firma di Carlo Bonini, La Repubblica racconta le difese di otto dei fermati dopo la manifestazione di Roma e l’udienza di convalida del fermo di polizia. I nomi: Sasha Montanini, Angelo De Matteis, Nicola Corsini, Gerardo Morsella, Federico Serra, Andrea Donato, Riccardo Li Calzi e Alice Niffoi. Ad eccezione di Gerardo, che di anni ne ha 37, laureato in fisica teorica, ricercatore universitario alla cattedra di Matematica dell’Università di Tor Vergata a Roma, hanno un’età media di 22 anni. E condividono poche cose: il capo di imputazione (resistenza pluriaggravata all’arresto); una fedina penale immacolata; ventiquattro ore di detenzione. Ecco i loro racconti:

Alice, studentessa di scienze politiche alla “Sapienza”, i capelli lisci di un nero corvino, gli occhi vispi, l’accento sardo addolcito in cinque anni da fuorisede, si accarezza l’ematoma violaceo che le gonfia lo zigomo e la palpebra destra. Sorride: «Non è qui che ho preso le manganellate. Quelle me le hanno date alla schiena e alla testa. Però mi hanno spiegato che dopo un po’ l’ematoma scende…». Le manca una scarpa da martedì («l’ho persa cadendo»). Ha fame e freddo. «Abbiamo passato la notte in via Patini, dove fanno il fotosegnalamento. Ci hanno messo in uno stanzone senza una sedia o una panca in cui hanno tenuto sempre aperte le finestre. Niente da mangiare, niente da bere». Non riesce a dimenticare le parole di quando è stata caricata sul pavimento del “cellulare” dopo l’arresto: «Ci hanno legato i polsi con le stringhe di plastica e un poliziotto ci ha detto che ci avrebbero fatto vedere cosa era successo a Bolzaneto. Finché non è arrivato un superiore che ha ordinato di non toccarci ». Anche al commissariato “Trevi” ci sono stati momenti complicati. Alice ha una smorfia di pudore: «Diciamo che non ho voglia di ripetere cosa mi ha detto uno degli agenti che ci sorvegliavano ».

Ecco le accuse e le prove fornite dalla polizia per giustificare l’arresto:

Sostengono i verbali di arresto che Alice, Sasha e Gerardo abbiano lanciato «un oggetto contundente », forse un tondino di ferro, contro i reparti di polizia schierati in via Goldoni. E che i tre, da quel momento, siano stati inseguiti fino alla cattura in piazza del Popolo. Alice spiega al Tribunale di essere stata arrestata da sola, in via del Corso, quando una carica ha travolto il cordone di studenti cui era allacciata. «Non indossavo caschi, cappucci. Avevo solo la sciarpa che mi proteggeva dal freddo». Alice spiega di aver visto per la prima volta la faccia di Sasha, come quella di Gerardo quando li hanno scaraventati sul fondo del cellulare in cui lei era già ammanettata. E Gerardo conferma. Lui, l’hanno acciuffato sul lato di piazza del Popolo che dà su piazzale Flaminio, mentre provava a ripararsi dalle cariche. A quasi un chilometro di distanza dal punto in cui avrebbe tirato il tondino che giura di non aver mai afferrato. «Davvero lo hanno inseguito o al contrario lo hanno rastrellato in mezzo a una moltitudine?», chiede il suo avvocato. Riccardo Li Calzi, palermitano e studente fuori sede a Bologna, è accusato di aver «selvaggiamente resistito all’arresto». Trasecola. Ha dei punti in testa e il mignolo fratturato. Giura di essere stato preso alle spalle da una carica in via del Corso. Che di «selvaggio» c’è stato solo l’accanimento di uno sfollagente sulla sua testa, mentre era ormai sull’asfalto. Il Tribunale lo ascolta perplesso. Finché l’avvocato Francesco Romeo non mostra su un notebook un video pescato su “You tube” (“La Polizia si accanisce sui manif e s t a n t i ”)  Riccardo si distingue rannicchiato in posizione fetale. Non ha il volto coperto. Implora di non colpirlo ancora, mentre tenta di salvare gli occhiali che stringe nella mano sinistra. Il Tribunale acquisisce le immagini.

Infine, c’è il racconto di un ragazzo che ha preso uno sputo da un poliziotto:

Anche Angelo De Matteis non si riconosce nella descrizione del brogliaccio di arresto che lo accusa di resistenza. È uno studente barese di lingue. Ha un bendaggio sulla testa che copre i tre punti che suturano la ferita aperta dallo sfollagente che lo ha abbattuto davanti alla saracinesca di un negozio di via del Corso, cui aveva bussato, implorando di aprire, quando le cariche erano cominciate. «Ricordo questo poliziotto corpulento con la maschera antigas e un braccio grande come la mia gamba che continuava a darmele. Ricordo anche che mi hanno sputato». Aggiunge: «In piazza non ho fatto niente. Non ho tirato neanche una carta per terra. E so che in piazza ci tornerò. Questa volta in mutande e a mani alzate, così vediamo».


16 dicembre 2010

Lettera aperta di Lucia Uva, sorella di Giuseppe Uva

Sono Lucia Uva ed ho partecipato all'udienza di ieri riportata sui quotidiani della città.

La procura ha sempre detto che i responsabili della morte di Giuseppe fossero i due medici indagati e soltanto loro, mentre erano da escludere altre responsabilità, dichiarando ai giornalisti di aver chiuso le indagini riguardo ciò che è avvenuto in caserma quella maledetta notte.
Il procuratore Grigo aveva infatti dichiarato a suo tempo alla stampa che era stato apposta aperto un procedimento per quello scopo.
In udienza il dott Abate ha dichiarato che su quel fascicolo era stata fatta richiesta di avocazione alla procura generale, però sbagliata perché quel procedimento non era più contro ignoti.
I miei avvocati in udienza hanno chiesto una perizia perché ritenevano quella di Motta insufficiente per il processo.
Il dott Abate si è opposto chiedendo il rinvio a giudizio dei due indagati sostenendo a spada tratta la bontà della consulenza Motta.
Il Giudice ha assolto addirittura uno dei due medici che il dott Abate ha sempre sostenuto di essere responsabili della morte di mio fratello.
Qualcuno mi può spiegare per favore perché la procura di Varese è così soddisfatta della assoluzione di uno dei due indagati che riteneva colpevoli della morte di Pino?
I miei avvocati mi hanno spiegato che il gup, quando assolve l'imputato nella udienza preliminare lo fa o perché ritiene le indagini assolutamente insufficienti per il processo, o perché addirittura pensa che ci sia la prova della sua innocenza.
La procura aveva richiesto il processo.
Che c'è da gioire?
Di quale processo parliamo?

Francamente mi sento presa in giro, non si tratta così una cittadina.

Lucia Uva

Tornano liberi gli arrestati di Roma.Niente teorema Ma arresti tutti convalidati.

Alice, dicono quelli che sono riusciti a vederla, si vedeva che ha preso un sacco di botte e aveva ancora un piede scalzo. Sua una delle tante scarpe restate su Via del Corso, martedì, dopo la caccia all'uomo durissima. Un altro ha una ferita in testa. E poi c'è Mario, pestato al momento del fermo da un nugolo di servitori dello Stato travisati. Il primo ad uscire sulle sue gambe da Piazzale Clodio, dalla quinta sezione penale, è Riccardo Z., accusato di resistenza aggravata. Viene salutato da sorrisi e applausi ma va via quasi senza parlare.
Convalidato l'arresto per lui e gli altri ma nessuno tornerà in gattabuia, per adesso. Quasi tutti scarcerati - secondo i giudici - perché incensurati, giovanissimi e per l'eccezionalità degli eventi. «E la pur breve privazione della libertà personale subita avrebbe avuto una efficacia deterrente idonea a dissuaderli dalla reiterazione delle condotte delittuose», dice una delle ordinanze. «Come dire che il teorema dei devastatori non sussiste», conferma uno dei legali, Cesare Antetomaso, portavoce dei Giuriti democratici romani, ma dal 23 dicembre partiranno i processi per i reati contestati. «Molti dei fermati hanno lamentato un trattamento inumano, soprattutto di tipo psicologico. Tenuti al freddo, a digiuno per ore, insultati dopo le botte, per alcuni, al momento del fermo».
Erano cinque le aule del tribunale di Roma, ieri mattina, a ospitare le udienze di convalida per 23 dei fermati del 14 dicembre.Nella seconda sezione, il giudice ha convalidato gli arresti dei tre genovesi - Dario C., Emanuele G., Fabrizio R. - e di Charlie Robin T. P. (francese, professione giocoliere), Patrizio D.A. e Mario M., che, a vario titolo, risponderanno di resistenza aggravata e danneggiamento aggravato. Divieto di tornare a Roma per i ragazzi di Genova. Due firme al giorno nel commissariato di zona per Patrizio, subito in libertà il cittadino francese ma per Mario, al quale è stata attribuita la detenzione di tre sassi di due chili che avrebbe lanciato all'indirizzo delle forze dell'ordine, il tribunale ha deciso per gli arresti domiciliari. Quando i ragazzi sono usciti le grida di saluto e la voglia di abbracciarli è stata bruscamente frustrata da un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa che aveva atteso il momento in fondo al corridoio. Uno dei loro capi, in borghese e senza qualificarsi, è schizzato su una panca e gridava ai suoi di catturare una delle ragazze che salutava i fermati diretti di nuovo al commissariato poiché il giudice aveva disposto che nessuno tornasse con mezzi propri a casa. Sembrava un elefante in una cristalleria. E la ragazza è stata identificata.
Nella prima sezione penale, c'erano Michele L., Matteo A., Leo F., Matteo S. e Alessandro Z. (per loro, a vario titolo, resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento). Soltanto per gli ultimi due l'obbligo di firma ma due volte alla settimana. Per questo gruppo, il processo prenderà il via il 13 giugno 2011. Fuori, a sfidare il freddo, alcune centinaia di studenti, hanno testimoniato per ore solidarietà e affetto per i fermati gridando slogan contro carceri e Cie cercando di arginare la morbosità delle telecamere. Anche l'aria sembrava blindata.
Gli ultimi undici escono che è quasi sera dalla decima sezione penale. Libertà senza obblighi particolari per Michele B., Martino R. D.V. e Anna Chiara M., cui è contestata la resistenza a pubblico ufficiale. Per loro il processo si celebrerà il 17 febbraio. Liberi anche gli otto arrestati le cui posizioni sono state esaminate dalla IV sezione del tribunale: Sacha M., Angelo D.M., Nicola C., Gerardo M., Federico S., Andrea D., Alice N., Riccardo L.C. A loro, a seconda delle singole posizioni, sono contestate le lesioni e la resistenza a pubblico ufficiale. Il processo proseguirà il 15 febbraio. Questa direttissima è durata più a lungo delle altre perché è stato visionato il filmato, preso da youtube e postato da un privato, in cui si vede Riccardo L.C. prima picchiato da forze dell'ordine e poi arrestato. Il questore di Roma giura che ci sarà un'indagine interna. Protestano per le scarcerazioni la presidente Polverini e il sindaco Alemanno (arrestato in tumulti di piazza nel 1982 e nel 1989) e pretende di farlo a nome della città che maltratta da quasi tre anni. Dice che dal tribunale gli torna un senso di ingiustizia e accarezza la sua vecchia idea di vietare le manifestazioni o di dirottarle in periferia. Dice pure che è preoccupato per la prossima manifestazione. La città che ha in mente è quella dello shopping che vede come fumo agli occhi la libertà di manifestare. Ma perfino i commercianti non ci stanno a passare da squali e ridimensionano le cifre sui danni: venti milioni di euro diceva il giornale di un noto palazzinaro, non più di 150mila euro secondo i bottegai. Lo stesso quotidiano tentava ieri di accreditare la versione dell'Ucigos per cui i ricercatori precari dell'università - la Rete 29 Aprile - avrebbero manipolato le fragili menti dei giovanissimi.
Intanto comincia a chiarirsi, a proposito di giovanissimi, il "giallo" del ragazzo-pala, il minorenne protagonista di diverse foto, scambiato inizialmente per un infiltrato e sbattuto in prima pagina da i soliti bene informati come «figlio di un br». Naturalmente la notizia è falsa ma utile a sostituire la teoria degli agenti provocatori come spiegazione della dinamica del corteo. Il ragazzo, attualmente in comunità, comparirà oggi al gip del tribunale dei minorenni per la convalida del fermo. E' accusato di rapina per aver sottratto un manganello e le manette a un finanziere, aggredito da un gruppo di manifestanti.

Checchino Antonini

Aggiornamento dai processi a carico dei compagne/i a Roma

Tornano in libertà 11 dei 23 fermati durante gli scontri avvenuti martedì. Una dodicesima persona è finita agli arresti domiciliari. Questo il primo bilancio delle udienze in corso in tribunale.  Gli 11 fermi comunque sono stati convalidati, e i processi sono stati aggiornati al 23 dicembre. Le misure richieste vanno dai fogli di via fino agli arresti domiciliari e firme al commissariato. Le notizie sono ancora piuttosto confuse, vista la cacciata dei compagni dalle aule.
seguiranno aggiornamenti

Iniziati i processi a carico delle compagne/i arrestati a Roma

Sono iniziati alcuni dei processi per direttissima per le 24 persone tra compagni e compagne arrestate nella giornata del 14 dicembre. Le accuse principali sono quelle di resistenza aggravata e lesione a pubblico ufficiale. E' stato concesso ai familiari e ad alcuni amici degli imputati di poter assistere ai processi. Il tribunale di Roma ha deciso di processare in giornata tutti e 23 i fermati, probabilmente si andrà avanti per tutta la giornata mentre un sit-in si sta svolgendo proprio all'esterno del tribunale.

Gli unici infiltrati che sono stati visti martedì 14 a Roma sedevano in parlamento nei banchi dell'opposizione. I loro nomi sono noti a tutti, si tratta dei dipietristi Antonio Razzi e Domenico Scilipoti e poi dell'ex veltroniano, passato successivamente con Rutelli, Massimo Calearo. I tre provocatori, dando prova di una consumata arte della messa in scena, dopo aver disertato la prima chiamata al voto sono apparsi in aula solo al secondo appello per depositare nell'urna i voti decisivi contro la mozione di sfiducia a Silvio Berlusconi. Questa circostanza apparsa praticamente in mondovisione, tante erano le reti televisive internazionali che hanno seguito la giornata parlamentare, avrebbe dovuto indurre a maggiore prudenza quegli esponenti del Pd, ma non solo, anche Oliviero Diliberto del Pdci e portavoce della Federazione della sinistra, non è stato da meno, che hanno gridato per l'intera giornata alla presenza di infiltrati fuori da Montecitorio che avrebbero dato il via agli scontri nell'imponente corteo che ha assediato le casematte del potere politico. A questo punto, se un interrogativo avrebbe avuto piena legittimità di esistere, questo riguardava, in realtà, l'identità dei mandanti dei tre parlamentari. Chi li ha reclutati nelle liste dell'Italia dei valori e del Pd? Ecco che ancora una volta la legenda autoconsolatoria dell'infiltrato è servita alla sinistra parlamentare ed alla solita Repubblica per esorcizzare l'ennesima sconfitta ed esportare sui giovani della piazza la propria inconsistenza politica. Per la cronaca il misterioso personaggio con il piumone color crema che numerose sequenze fotografiche riproducevano in prima fila durante gli scontri, compreso l'episodio dell'aggressione ad un finanziere, era un ragazzo minorenne appartenente ad un gruppo di ultras della curva. Il manganello e le manette che aveva in mano in una foto erano trofei raccolti nel furgone abbandonato dalla Finanza poco prima. A parlar chiaro è anche la composizione sociale dei fermati, 45 in tutto nella serata di martedì, scesi a 23 dopo la riconsegna dei minorenni alle famiglie e il rilascio di quelli rastrellati a caso. In gran parte giovanissimi, molti nati nel 1992. Tutti incensurati. Nessun professionista della violenza, come hanno tuonato in coro esponenti della maggioranza di governo, il sindaco Alemanno e a ruota anche parlamentari dell'opposizione. Emblema, in realtà, di quella generazione precaria di cui tutti si riempiono la bocca senza mai volerne veramente comprendere i problemi, le rivendicazioni, la rabbia che esprimono. Che siano studenti o ragazzi cresciuti negli spalti degli stadi, la differenza nei comportamenti imprevedibili e gli slogan fuori dai codici classici delle culture della sinistra estrema, non cambia. Se dei paragoni storici possono essere richiamati, la giornata romana di martedì ricorda un po' i giovani con le magliette a strisce del luglio '60, quelli che poco dopo furono protagonisti anche della contestazione di piazza Statuto, a Torino, nel 1961. Qualcosa di nuovo si muove ma senza codici politici, senza nemmeno la memoria dei movimenti passati, figuriamoci degli anni 70, spettro che angoscia solo il mondo separato delle istituzioni. L'effetto calamita ha attratto questi giovani che hanno approfittato di un appuntamento come quello del voto di sfiducia al governo, ma la loro rabbia, la voglia di fargliela pagare va molto oltre le dinamiche parlamentari. Tutto ciò interroga la sinistra evidentemente a partire dal fatto che questi giovani sono politicamente orfani e quindi rischiano di esser soli di fronte alla macchina repressiva dello Stato. I 23 fermati compariranno stamani in tribunale a piazzale Clodio, dove si svolgeranno i riti per direttissima. L'imputazione contestata dai pm Pietro Saviotti e Silvia Santucci è quella di resistenza, aggravata dalle armi improprie e dal numero dei partecipanti, e l'oltraggio a pubblico ufficiale. Reati che prevedono un tetto di pena massimo che può raggiungere i 15 anni di reclusione. Ad alcuni fermati verrà contestato anche il reato di lesioni. Diversi fermati provengono da altre città, come Genova e Bologna.

Detenuto suicida al carcere di Sollicciano a Firenze. E' il 63 suicidio nel 2010

Un detenuto di 35 anni, di origine maghrebina, si e' ucciso la notte scorsa, inalando gas, nella sua cella nel  carcere di Sollicciano a Firenze. Dall'inizio dell'anno sono stati 63 i detenuti che si sono tolti la vita

15 dicembre 2010

Processo per direttissima domani per i fermati a Roma

Cambio di strategia della procura di Roma per la maggior parte degli arrestati per gli scontri avvenuti ieri nel centro storico. La procura ha deciso di farli giudicare per direttissima e domani mattina compariranno dinanzi al giudice. Tutti i fermati sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Il primo atto sarà, comunque, l’esame della legittimità dei fermi. Al termine dell’udienza, per gli indagati, tutti incensurati, potrebbe prospettarsi, a seconda delle singole posizioni, la custodia in carcere, gli arresti presso il domicilio, l’obbligo di firma, la rimessione in libertà. Il procuratore aggiunto Pietro Saviotti ha spiegato i motivi del cambio di rotta della procura: «Inizialmente avevamo deciso di non procedere in modo sommario con la direttissima del giorno dopo – ha dichiarato – optando per l’acquisizione di informative e dei verbali di arresto e chiedendo approfondimenti agli investigatori». «Successivamente la procura – ha aggiunto – valutate l’incensuratezza di tutti gli arrestati e la loro età, ha proceduto a circoscrivere le condotte di cui ciascuno deve rispondere. La mancanza dell’esigenza di ulteriori approfondimenti, salvo nuove risultanze, ha indotto la Procura a chiedere il giudizio direttissimo per la maggior parte degli arrestati. Nei prossimi giorni si valuteranno eventuali ulteriori fatti che dovessero emergere dagli approfondimenti investigativi»“

Cronaca di un pomeriggio di guerriglia

"Il limone, qualcuno mi dia il limone. Non ci vedo più". Il suo scudo-libro "Uno nessuno e centomila" è finito per terra, travolto dal fuggi fuggi generale. Per la carica della celere che non si risparmia nel lancio dei lacrimogeni CS. E adesso i suoi occhi sono gonfi come mai. Semichiusi dal bruciore. Sono da poco superate le 13, gli studenti hanno appena provato a sfondare il blocco delle forze dell'ordine per riuscire ad arrivare fino a Montecitorio. "Per chiedere le dimissioni di quel fantoccio" urla un giovane dal microfono. Avanti gli studenti universitari coi loro scudi-libro, la fantasia dei titoli ormai non ha più limiti, dietro i medi. Vanno per Corso Rinascimento, dove trovano chiusa la strada da tre blindati messi di traverso. Iniziano a lanciare ortaggi, prima, e petardi, poi. Scena tra l'altro simile a quella già vista mezz'ora prima a Piazza Venezia, quando l'obiettivo era arrivare sotto Palazzo Grazioli. Ma stavolta gli studenti sono di più e più decisi. La celere carica pesantemente per far indietreggiare i giovani e rimandarli a Corso Vittorio Emanuele. Qui i primi feriti e fermati. Tutto finito, penso. Adesso sarà un corteo pacifico fino a Piazza del Popolo. Presto mi ricredo.
Le banche che si incontrano sul percorso vengono prese di mire e "sanzionate". Vetrine spaccate, bancomat che prendono fuoco. E' solo l'antipasto di quello che succederà nel centro di Roma, un'ora dopo. Il clima è surriscaldato. Si diffonde la voce che Berlusconi sia stato sfiduciato, si esulta. Cori di giubilo. Un minuto dopo la doccia fredda. Arriva la notizia, quella vera. La risposta? Il coro "Vergogna, vergogna". Il corteo prosegue: le macchine di lusso vengono distrutte e qualche gruppo inizia a riempirsi gli zainetti di bottiglie vuote e sampietrini. Divelgono i cartelli stradali. Viene assalita la sede della Protezione Civile. E quando un tipo, coperto dalla testa ai piedi, lancia una sassata all'Ara Pacis viene aggredito da una sorta di servizio d'ordine. "E' un monumento, non una banca. Idiota!". Mi scappa una risata. Torno serio quando un vigile della polizia municipale decide di attraversare il corteo con la sua moto e sfiora una manifestante. Viene letteralmente assalito e linciato dalla folla. Riesce a scappare per miracolo. Intanto si arriva a Piazza del Popolo. I partecipanti sono decine di migliaia. Il corteo riuscito. Insieme studenti e il cartello "uniti contro la crisi", ovvero Fiom, partiti della sinistra radicale, i comitati di Terzigno e dell'Aquila e pezzi del Popolo Viola. Qui però i destini delle varie anime si dividono. Una parte del corteo decide di provare nuovamente ad arrivare a Montecitorio. Inizia a scontrarsi con la polizia a Via del Corso che sbarra loro la strada. La Fiom, i partiti e il popolo Viola lasciano la piazza. Anche se, al momento, non è arrivata nessuna dissociazione da quello che avverrà dalle 15 in poi nel centro della capitale. Ovvero una rivolta.
Una guerriglia urbana dove il morto non ci scappa per puro caso perchè un finanziere, circondato dai manifestanti, tira fuori la pistola dalla fondina. Per fortuna non spara. Scontri così in Italia non si vedono dal G8 di Genova 2001. Se da una parte ci sono le forze dell'ordine, giusto chiedersi chi ci sia dall'altra. I Black Bloc? Forse un po' troppo riduttivo. In quella piazza rimangono infatti giovani, tanti giovani sono sotto i trent'anni. Ci sono gli universitari, riconoscibili dai loro scudi. Ci sono molti campani, forse di Terzigno. Ci sono i centri sociali romani e nazionali. Ma queste sigle fanno 10mila persone? Perchè di tante stiamo parlando nei momenti di scontro a piazza del Popolo. Non credo proprio. In quelle vie c'è una nuova generazione di ragazzi stanca di Berlusconi e delle sue politiche. "Oggi ci riprendiamo il nostro futuro" dice uno con casco in testa e mazza in mano. Qualche fila più dietro qualcuno intona "sfiduciare il governo dal basso assediando i palazzi del potere".Gli agenti lanciano lacrimogeni a volontà, non si respira: qualcuno vomita, altri si fanno prendere dal panico. Ma quella piazza resiste. Non indietreggia. Viene assalita una camionetta della Guardia di Finanza. Prende fuoco. E qui ritorno a Genova. La polizia è caricata da migliaiadi persone che lanciano oggetti e non temono il corpo a corpo. Agenti picchiati. Sembrano dinamiche da stadio, non credo ai miei occhi. I manifestanti non ci pensano proprio a tornare a casa. Le parole "rivolta" e "Londra" sono quelle più gettonate in piazza, oltre al classico "Roma libera, Roma libera". I duri fronteggiamenti avvengono prima a Via del Corso e poi, più volte, a Piazza del Popolo. Gli agenti riescono a sfollare lo slargo solo caricando con gli autoblindati. E neanche qui è finito tutto. A Piazzale Flaminio nuove mazzate. Il corteo si dirama in più direzioni. Al Muro Torto si giunge nuovamente a contatto coi finanzieri. Sul Lungotevere prende fuoco una volante. I cassonetti rigirati per strada e appiccati a fuoco. Roma è paralizzata. Il traffico in tilt. Si vede fumo nero in cielo. Si sentono le sirene di ambulanza e pompieri. Partono i rastrellamenti dei manifestanti, nascosti anche nei portoni degli edifici. Bilancio della giornata? Quasi cento feriti, 41 fermati, danni un po' ovunque, tanto spavento e una certezza: oggi in piazza non ho visto i Black Bloc.

Giacomo Russo Spena da MicroMega on-line

Roma: rinchiusi nelle celle della procura centrale i fermati di ieri.

Ancora imprecisato il numero dei manifestanti in stato di fermo, rinchiusi nelle celle della procura centrale di Roma.
Sono stati rilasciati i minorenni.
Gli avvocati che si trovano lì da stamattina, non hanno avuto ancora un contatto con loro. Domani ci sarà il processo per direttissima. Reati ipotizzati dal pm: resistenza, oltraggio danneggiamento e devastazione.


fonte: Radio Onda Rossa

14 dicembre 2010

Il governo repressivo della crisi

Quello che è successo a Roma, oggi, è davvero un brutto segnale per la già fragile democrazia italiana. Dentro il Parlamento, il governo otteneva una fiducia risicata grazie al trasformismo di parlamentare eletti, o meglio dire nominati, dal Pd e dall’Idv; per le strade di Roma, dove il centro diventa una enorme “zona rossa” per difendere l’ultima farsa del governo Berlusconi, poliziotti travestititi da robocop caricavano gli studenti, rompevano teste e imprigionavano i dimostranti.
Questa è la situazione cui ci sta portando la crisi e il perpetuarsi delle politiche neo-liberiste.
Il debito creato dalle banche e dalla insostenibilità del capitalismo sfrenato viene pagato dai più poveri, dai giovani che non potranno permettersi di andare all'università o lo potranno fare solamente indebitandosi fino al collo; dai lavoratori pubblici licenziati o con lo stipendio congelato per anni; dai cittadini comuni che vedono i servizi pubblici tagliati senza pietà.
Quello che sta succedendo è una svolta epocale. Certo, gli ultimi trent'anni ci avevano abituato alla crescente diseguaglianza, agli attacchi al welfare state, all'ingiustizia sociale. Ma la crisi finanziaria degli ultimi anni ha rimesso in discussione quel modello, basato sulla democrazia del debito. La recessione ha cambiato i parametri, non ci sono più soldi per finanziare i servizi pubblici, o almeno così ci si vuol far credere.
Quindi inizia un periodo di vere vacche magre, una riduzione dello stato sociale come mai si era visto prima, una politica economica, in Italia come nel resto d'Europa, violentemente classista, che toglie ai lavoratori per dare ai padroni.
La riforma Gelmini ne è l'esempio forse migliore, non è un caso dunque che siano stati gli studenti i primi a prendere la via della piazza, e certo altri seguiranno presto quando i tagli e le tassazioni indirette cominceranno a farsi sentire per tutti.
Si tratta della riapertura del conflitto sociale che è stato sopito per anni concedendo le briciole dell'accumulazione capitalista ai lavoratori che ora si trovano deprivati anche di quel poco e questo vuol dire che anche il sistema politico che aveva supportato quel contratto sociale diventa, tutto ad un tratto, inadeguato.
Il capitale approfittatore non può permettersi il compromesso democratico che ha caratterizzato i nostri paesi nella seconda metà del XX secolo. La diseguaglianza, la polarizzazione del reddito, la concentrazione del capitale in poche, rapaci mani deve per forza alzare il livello di repressione per contenere la rivolta sociale.
Quello che è successo a Roma è la prova generale di questo giro di vite. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza contro studenti, precari e lavoratori, come a fine Ottocento contro le prime manifestazioni operaie.
Cariche ripetute, violentissime. Giovani studenti con la testa fracassata, altri sotto shock, mentre la polizia ha addirittura il coraggio di rivendicare le proprie azioni come auto-difesa. Certo, i manifestanti hanno reagito a questa violenza e alla blindatura della città, ma d’altronde bisogna ricordare che le forze dell’ordine li avevano una volta di più intrappolati, negandogli la possibilità di uscire dalla piazza e mettendoli effettivamente sotto sequestro. L’unica maniera per riconquistare la libertà era, naturalmente, cercare di rompere l’accerchiamento. Questo, in fondo, è quello che voleva la polizia, questo è quello che voleva il governo di Berlusconi e Maroni, che di democratico non ha nulla. La strategia è molto chiara e ricorda in maniera sempre più sinistra Genova 2001: cercare sempre e comunque il confronto con i dimostranti. Alcune scene sono molto simili: giovani studenti sdraiati a terra, indifesi, riempiti di botte e di manganellate. Formazioni a V per penetrare la folla e botte da orbi per ritirarsi data l’incapacità dei poliziotti di mantenere una formazione compatta. Il tutto approfittando di una piazza disorganizzata, fondamentalmente pacifica e solamente esasperata dalla tattiche provocatorie della polizia.
Il neo-liberismo torna alle origini, alla violenza per governare la piazza, alla repressione brutale, come si è visto oggi per le strade di Roma, quello che non si tollera è l’esercizio delle libertà democratiche, si sta dando un segnale per i prossimi mesi, quando anche altri settori della società saranno attaccati dalla crisi e dalle politiche economiche criminali del governo e dalle politiche monetarie dell'Unione Europea.
Una scena di lotta di classe nel lussuosissimo centro di Roma, una scena che vedremo sempre più spesso nel prossimo futuro. Quello cui ci dovremo abituare però, è anche il tentativo che continuerà di limitare la nostra libertà e di trasformare sempre più le nostre democrazie in stati di polizia, una degenerazione che solo un forte movimento sociale, organizzato strutturato e cosciente del suo ruolo politico può evitare.

14 dicembre - L'opposizione sociale "vota" la sfiducia. Il Potere si arrocca nei palazzi. Cariche, scontri e arresti

Le immagini rimandano la rabbia di questo pomeriggio invernale soleggiato e terso. A Roma come in altre città.
Immagini sporche, concitate e mosse, eppure lucide e illuminanti, che ci riportano a tutte le piazze attraversate dai movimenti che hanno nel corpo la loro arma di massa-distruzione. Genova 2001 paradigma ancora attuale dopo un decennio: nulla è cambiato nelle coordinate di uso della forza di parte statuale. Immutate le regole di ingaggio, di uso delle armi, di uso assassino dei mezzi blindati, di irriconoscibilità dei robocp. Ma i nostri corpi, quelli, sono i corpi di ieri, ma sono nuovi. Invertono con maggiore determinazione e consapevolezza il senso della fuga, giocando se stessi in dinamiche antiche eppure sempre nuove. Contro la forza, contro la violenza. Esprimendo maggiore forza, contrastando la violenza. Riaggiornando senso e valore della resistenza.


In un centro storico blindato a Roma, centomila persone hanno manifestato in concomitanza con il voto di fiducia per il Governo al Senato e alla Camera. L'area intorno a Palazzo Madama e a Montecitorio è stata dichiarata"zona rossa" dalle prime ore del mattino, presidiata da un massiccio spiegamento di forze dell'ordine. Presidiato anche Palazzo Grazioli., sede del premier al tramonto Silvio Berlusconi.

Foto 1 - 2 - 3    - Video - Video


Aggiornamento h. 20

Sono 35 i fermati dalle forze dell'ordine

Aggiornamento h 16.30

Difficile abbandonare la sede parlamentare per i deputati. Una fitta sassaiola è stata fatta da un gruppo di manifestanti contro un'auto blu che transitava in via Marcantonio Colonna, nel quartiere Prati. gli studenti si trovano adesso nella zona del quartiere Prati provenienti da piazzale Flaminio. Lungo il loro cammino hanno incendiato e rovesciato cassonetti dei rifiuti bloccando il traffico. Intanto, il corteo si dirige verso la Sapienza.

Aggiornamento h 16:00

Dopo le barricate in fiamme in piazza del Popolo gli scontri si spostano nella zona del Pincio e in Piazzale Flaminio. Cariche delle forze dell'ordine alla quali viene risposto con un lancio di sanpietrini. Prosegue anche il lancio di fumogeni, petardi da parte dei manifestanti e lacrimogeni da parte della polizia e una densissimo fumo avvolge la zona. La polizia carica in via Ripetta.
Come conseguenza degli scontri i deputati dopo il voto alla Camera sulla sfiducia al governo sono rimasti prigionieri nel palazzo. La cittadella politica è isolata e assediata.

Aggiornamento h 15:30

E' guerriglia nel centro di Roma!La rabbia dei manifestanti cresce: lanci di sassi, sampietrini e oggetti, barricate in fiamme. Cariche delle forze dell'ordine, la Guardia di Finanza carica dalle vie laterali tentando di respingere i manifestanti.
In fiamme un furgone della Guardia di finanza.
Alcuni feriti in piazza, fermati una decina di studenti. Nel frattempo una parte del corteo ha assaltato la sede della Protezione Civile in via Ulpiano, rompendo alcune vetrate e lanciando uova, fumogeni e bombe carta. In seguito, sempre verso questa sede, sono stati lanciati sacchi della spazzatura.
Intanto Montecitorio e Palazzo Chigi vengono ulteriormente blindate, per timore che gli studenti possano raggiungerle.
Ancora auto in fiamme, questa volta in via Babuino, dove le forze dell'ordine stanno caricando, continuano ad esplodere lacrimogeni.

Aggiornamento h 15

Ancora scontri a Roma: un'auto in fiamme sul Lungotevere, da Piazza del Popolo una parte dei manifestanti comincia a correre con l'intenzione di raggiungere Montecitorio imbracciando sedie, transenne, pietre e bottiglie.
Momenti di tensione in via Del Corso dove i manifestanti lanciano oggetti verso gli uomini della Guardia di Finanza schierati: le camionette delle forze dell'ordine stanno indietreggiando. Scontri anche in via Tomacelli, cariche in Largo Goldoni, cassonetti in fiamme, fermati due manifestanti.
Intanto a Torino gli studenti e le studentesse delle scuole superiori, in piazza da questa mattina, non si fermano e vanno ad occupare la sede del Miur, dove è stato esposto lo striscione di apertura del corteo: "se non cade il governo scateniamo l'inferno".

Aggiornamento h 14:15

Proseguono gli scontri nel centro di Roma: esplose bombe carta in corso Vittorio Emanuele, prese di mira le banche. Intanto pare siano stati fermati alcuni manifestanti.
Il corteo si trova ora sul Lungotevere, al grido di "blocchiamo la città" e "venduti venduti", i manifestanti proseguono e il traffico della capitale è completamente in tilt.
A Cosenza lo svincolo di dell' autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria è stato bloccato dagli studenti che lo hanno raggiunto in corteo dopo un'assemblea nell'Aula magna dell'Università, che è da tempo occupata.
A Milano i manifestanti lanciano uova contro la sede del Pdl; azioni anche a Siena, dove gli studenti hanno esposto uno striscione contro la Riforma Gelmini sulla centrale Torre del Mangia; intanto a Savona gli studenti e le studentesse delle scuole superiori hanno occupato la fortezza del Priamar srotolando un lungo striscione che recita "Savona risponde".
Altissimo il livello di mobilitazione a Palermo, dove proseguono i blocchi: i manifestanti si sono ora rivesrati nella metropolitana dell'aeroporto di Palermo per protestare contro Trenitalia che impedisce la partenza dei manifestanti protagonisti del blocco del "Falcone-Borsellino". Nel frattempo un migliaio di persone si è riversato nuovamente nella stazione centrale bloccando i binari e la biglietteria.

Aggiornamento h 13:45

Alla Camera respinta la sfiducia per un soffio: 314 no e 311 si, 2 gli astenuti. Intanto la tensione si alza all'interno del palazzo ed è bagarre tra i parlamentari.
Nel frattempo dalla piazza romana giungono notizie di nuovi scontri nei pressi della Camera, dove le forze dell'ordine hanno provato a respingere i manifestanti che hanno lanciato vernice e uova. Il corteo si trova nei pressi di Montecitorio, gli studenti urlano "venduti".


Aggiornamento h 13:30

A Roma tensioni in via Astalli: le forze dell'ordine esplodono lacrimogeni. I manifestanti lanciano letame, fumogeni e bombe carta vicino a Palazzo Grazioli.
Una carica sul corteo in Piazza Venezia. Tensioni anche su corso Risorgimento, dove molte camionette tentano di bloccare i manifestanti, che lanciano bombe carta e altri oggetti. Le forze dell'ordine esplodono ancora lacrimogeni. Bombe carta, vernice colorata e fumogeni anche contro Palazzo Madama.
Vetrine spaccate su Corso Vittorio Emanuele. Uno spezzone del corteo composto da un centinaio di persone si è staccato dal corteo e dopo aver spaccato alcune vetrine, si sta dirigendo velocemente verso il Parlamento dopo esser riuscito ad entrare in via di Torre Argentina ,non presidiata dalle forze dell'ordine. Al momento sono nei pressi del Pantheon. "Berlusconi pezzo di merda!" urlano mentre si dirigono verso il parlamento.
A Milano tensioni in Piazza Fontana dove sono stati lanciati sassi e uova, il corteo prosegue ora in via Palestro.
A Palermo un corteo non autorizzato di circa 30000 persone, dopo aver occupato l'aereoporto, la stazione centrale e il porto, assedia il palazzo dell'Ars.


Aggiornamento h 13

A Roma sfila ora un unico grande corteo; la città è blindata: decine di camionette bloccano ogni accesso al centro storico, tantissimi uomini delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa, la polizia municipale sgombra dai passanti le vie del centro. Fumogeni e petardi nel momento del passaggio ai Fori Imperiali.
Tensioni nei pressi di Palazzo Grazioli, quando dal corteo è partito un altro lancio di fumogeni e petardi. Ancora urla, fischi e lanci di petardi in via delle Botteghe Oscure, parallela a via Plebiscito, dove risiede Berlusconi. Il corteo prosegue verso Corso Vittorio Emanuele.
Nel frattempo a Genova gli studenti e le studentesse hanno occupato il varco portuale di Ponte Etiopia al porto di Sampierdarena e viale Canepa, esponendo lo striscione "studenti e lavoratori uniti verso lo sciopero generale".
A Torino gli studenti e le studentesse del Politecnico, che in mattinata si sono uniti alla Rete per il diritto alla casa che ha difeso uno sfratto, sono entrati all'interno di Mirafiori esponendo uno striscione contro il patto sociale e per lo sciopero generale. Brevi attimi di tensione con le forze dell'ordine durante l'ingresso in fabbrica.
Intanto gli studenti medi lasciano Porta Nuova, per tornare a sfilare nelle vie del centro.
A Bologna nel frattempo gli studenti medi annunciano che scenderanno in piazza questo pomeriggio alle 15:30.

Aggiornamento h 12

Mentre al Senato passa la fiducia con 162 sì 135 no e 11 astenuti, nelle piazze di tutta Italia continua l'unico reale voto di sfiducia, e si palesa di nuovo lo scarto immenso che esiste tra chi vorrebbe continuare a decidere sul futuro di tutti noi, scaricando sulle nostre teste i costi di una crisi di cui sono tra i principali responsabili, e chi questo futuro vuole riprenderselo e indirizzarlo in una direzione che è decisamente "opposta e contraria" alla loro.
A Roma le file del corteo partito da La Sapienza continuano ad ingrossarsi e gli universitari stanno per congiungersi con lo spezzone di Uniti contro la Crisi, partito dal Colosseo. Intanto, il corteo degli studenti medi e Roma 3 è arrivato sul Lungotevere, bloccando il traffico in via Marmorata e sul lungotevere in direzione centro da Testaccio al centro storico.
A Palermo, è appena finita l'occupazione della pista dell'ereoporto. Nel frattempo, però, un corteo di 10000 studenti si è diretto al porto, bloccandolo! Rilasciati i due studenti fermati all'aereoporto.
A Torino, davanti alla sede del PDL e poi davanti all'Unione Industriale, il corteo studenti medi ha lanciato uova, pomodori, sassi e fumogeni, per poi tornare a sfilare su Corso Vittorio e dirigersi verso la stazione di Porta Nuova, appena occupata!
Mentre a Genova, gli studenti universitari hanno occupato il Rettorato, a Cagliari petardi e fumogeni sono stati fatti esplodere di fronte al Consiglio regionale della Sardegna, in via Roma, dove attualmente è ancora fermo il corteo.


Aggiornamento h 11.30

Mentre a Roma il corteo degli universitari conta già più di 20000 persone, a Palermo è stato bloccato anche l'aeroporto Falcone e Borsellino! Gli studenti palermitani, circa 500 (cogliendo tutti di sorpresa!) sono arrivati con la linea metropolitana, sono riusciti ad accedere all'aereoporto eludendone i controlli e attraverso la sala degli arrivi sono arrivati alla pista! Sono stati fermati due studenti.
A Torino: mentre 5000 studenti medi in corteo da piazza Arbarello si stanno dirigendo verso la sede del PDL, il corteo degli universitari partito dal Politecnico è andato a congiungersi e dare manforte all'iniziativa che era stamattina organizzata in zona San Paolo contro lo sfratto di due famiglie, contribuendo al rinvio dello stesso e si sta ora dirigendo verso Mirafiori.
A Bari, due cortei, uno partito da Scienze politiche occupata, uno dal Politecnico e Ingegneria, entrambi occupati da giorni, stanno creando non pochi disagi al traffico cittadino. Presenti anche molti studenti medi, a ieri diversi licei cittadini risultavano ancora in occupazione o assemblea permanente.


Aggiornamento h 11

A Roma è appena partito il corteo da La Sapienza, con lo striscione d'apertura che recita "Voi andate alla deriva. Noi solchiamo il mare", mentre il corteo degli studenti medi è già giunto nei pressi del Ministero delle Finanze. Più di 15.000 persone hanno preso il via da Piazzale Aldo Moro, ma i numeri stanno velocemente aumentando.
A Milano, capitale economica del Belpaese, gli studenti hanno fatto irruzione alla Borsa, riuscendo ad entrare all'interno di Palazzo Mezzanotte. Gli studenti hanno alzato uno striscione con la scritta: "Accozzaglia di affaristi, razzisti, ladri, mafiosi. Fund our future. Dovete darci il denaro!". Intonando cori, hanno ricoperto la facciata di Palazzo Mezzanotte di volantini: "Join the resistance of new Europe (Unitevi alla resistenza della nuova Europa)", "Dovete ridarci il denaro". Prima di arrivare alla Borsa, che è in questo momento ancora bloccata, il corteo aveva sanzionato una banca di proprietà di Berlusconi e la sede di PDL di viale Monza, oltre ad aver occupato i binari della stazione Garibaldi per una mezz'ora.
A Brescia, migliaia di studenti medi sono partiti da piazza Garibaldi. Giunti nei pressi della stazione, il corteo ha deviato il percorso concordato, dirigendosi verso i binari che sono stati occupati.
Anche a Palermo occupata la Stazione Centrale da circa un migliaio di studenti. In testa lo striscione: "Blocchiamo tutto: Que se vana todos!"
Traffico paralizzato invece a Cagliari, dove circa 3.500 studenti universitari e delle superiori si sono messi in marcia questa mattina da piazza Garibaldi paralizzando il traffico e bloccando la circolazione delle auto. Alla manifestazione hanno partecipato, fra gli altri, anche i precari della scuola e una rappresentanza dei dipendenti del Teatro lirico di Cagliari, con il sostegno dei lavoratori ex Geas, che hanno protestato alla stazione ferroviaria, e il Movimento pastori sardi.

13 dicembre 2010

Vietata piazza Montecitorio per la manifestazione del 14: assedieremo comunque i Palazzi del Potere

Pochi minuti fa la questura ci ha comunicato il divieto di manifestare a Piazza Montecitorio, che era stata chiesta da "uniti contro la crisi" per tenere una grande assemblea popolare che portasse la sfiducia dal basso a Berlusconi.
La questura nel motivare il divieto precisa che " in relazione all'attuale situazione politica si rende necessario garantire il regolare svolgimento delle attività parlamentare" e "predisporre misure di ordine e sicurezza pubblica a tutela dei palazzi Istituzionali".
Si tratta di una inaccettabile inversione delle priorità. In un Paese Normale si dovrebbe tutelare il diritto di manifestare il dissenso e la rabbia verso il Governo e le sue politiche di distruzione del Welfare, invece che favorire l'isolamento dei palazzi del potere, rendendoli ancora più distanti dalla società.
Senza contare che "all'attuale situazione politica" a cui si riferisce il divieto altro non è che le liti personali, la compravendita di parlamentari, le cricche e la corruzione messa in campo da una destra pericolosa che riserva tagli e lacrime per studenti, lavoratori e cittadini e privilegi per se stessa.
Questo divieto segue all'annuncio di ieri che il voto alla camera è stato anticipato entro le 13.30.
Tutto questo è la prova che il governo ha paura della società.
Noi non ci fermiamo e martedì, come ci eravamo detti, assedieremo i palazzi del potere e concluderemo la manifestazione con una grande assemblea popolare in cui in tanti, studenti, lavoratori, senza casa, movimenti per la difesa dei beni comuni, migranti daranno la loro sfiducia dal basso al Governo e al palazzo e si confronteranno su una idea di società fondata su diritti sociali e beni comuni.

Per questo diamo appuntamento a tutti a piazza del colosseo alle ore 10.30, in tempo per portare la nostra sfiducia prima del voto.

Andrea Alzetta Roma in action

Action diritti in movimento

Il decreto "svuotacarceri", ennesima bufala del Governo:

Da giovedì entrerà in vigore la legge 199\2010, impropriamente soprannominata come "svuotacarceri" che permetterà ai detenuti ai quali mancano pochi mesi al fine pena (fino a 12 mesi) di usufruire degli arresti domiciliari. Dati alla mano sono circa 9600 i detenuti che potrebbero beneficiare dei domiciliari, a fronte di una popolazione carceraria che a fine anno sforerebbe il record storico di 70 mila unità, a fronte di una capienza massima non superiore ai 44 mila posti.
Ma non lasciamoci ingannare da questo provvedimento che varrà fino al 2013, data in cui dovrebbero essere pronte nuove carceri, nuovo business di ferro e cemento sottratto tra l'altro ad ogni controllo democratico, e spesso oggetto di scambio tra le istituzioni ed interessi in teoria assai distanti da esse. Nella realtà, e fuori dalla propaganda governativa, moltissimi tra i detenuti che rientrano nelle categorie idonee per tale provvedimento, non potranno in pratica beneficiare di esso perché privi di residenza, e non potranno nemmeno passare questo anno nelle strutture di assistenza ed accoglienza che sono già al collasso, colpite dai tagli del governo nazionale e dai tagli regionali. Quanti saranno allora i detenuti immigrati o tossicodipendenti che pur avendo la possibilità della misura alternativa al carcere non avranno famiglia o struttura per riceverli? Il provvedimento non si applica poi ai cosiddetti delinquenti abituali, alla reiterazione di piccoli reati (legati alla detenzione e al piccolo spaccio, o al mancato rispetto delle normative in fatto di immigrazione clandestina e non ottemperanza all'ordine di lasciare l'Italia); le misure alternative alla detenzione non valgono neppure per i reati inscirtti nell'art.4 bis dell'ordinamento penitenziario (vedi i reati associativi e di natura politico ideologica, ai quali viene chiesta in cambio, secondo una logica mercantilistica, la collaborazione con lo Stato). Basta poi un semplice parere negativo del magistrato di sorveglianza, per non concedere la misura alternativa al carcere. Insomma, manca un percorso serio e credibile di reinserimento dei detenuti nel tessuto civile e sociale, non ci sono i soldi per i centri di accoglienza e di recupero e il governo ha, in modo assolutamente irresponsabile e criminogeno, tagliato i fondi destinati agli sgravi fiscali per la occupazione e la assunzione di ex detenuti (col che risulta assai complesso a chi rientra nei giusti termini, poter usufruire delle misure previste, come l'art.21 ovvero il lavoro esterno al carcere che potrebbe invece essere ampliato come strumento di reinserimento e di alleggerimento).
Insomma, la nostra classe politica, e neppure la cd opposizione pare differenziarsi in questo, è come imbrigliata nelle maglie e nelle gabbie che essa stessa ha costruito: questo uniforme giustizialismo e sicuritarismo che pervade la nostra società e di cui le leggi vergogna sull'immigrazione, sul possesso di sostanze psicotrope anche leggere, il concetto che ogni emergenza e dialettica sociale vada affrontata con la forza della repressione e del carcere, rappresentano ciò da cui smarcarsi per costruire un progetto di cambiamento e di alternativa all'attuale stato di cose.
Più che ridare immagine al Ministro Alfano, per evitare che qualche galera scoppi ed esploda una protesta ingestibile entro gli istituti di pena italiani, questa legge lascia insoluti tutti i problemi e non affronta le cause del sovraffollamento, frutto non di un aumento della cd criminalità, ma soprattutto frutto di leggi, insensate e perverse, partorite da una classe politica fautrice e ormai schiava di un assurdo securitarismo. Zone del silenzio, anche per queste ragioni organizzerà una iniziativa davanti al carcere don Bosco nella giornata di Sabato mattina, perché il periodo Natalizio in carcere non è un giorno di festa ma di privazione degli affetti, dei diritti e della stessa dignità umana; il carcere è un luogo di sofferenza e di illegalità di Stato, una terra di nessuno dove regna la rabbia, la disperazione, l'abbandono dei detenuti e degli stessi operatori dentro questa gigantesca discarica sociale.

zonedelsilenzio



10 dicembre 2010

Sono 69.155 i detenuti nelle patrie galere e ben 15 mila sono in attesa di un primo giudizio.

Il 30 novembre 2010, nelle carceri italiane vi erano rinchiuse ben 69.155 persone detenute, di cui 3.033 donne. 69.155 detenuti a fronte di poco più di 42 posti. Ovvero circa 27 mila in più rispetto alla capienza regolamentare. (fonte. Dap e Ristretti Orizzonti)
La regione con più sovraffollamento è la Lombardia, che nelle sue carceri detiene 9.484 detenuti a fronte di 5.652 posti, seguita dalla Sicilia, con 8.017 detenuti a fronte di 5.393 posti, e dalla Campania, con 7.977 detenuti a fronte di 5.527 posti.
Ma è la posizione giuridica di chi è detenuto che continua a colpire maggiormente.
Infatti su un totale di 69.155 detenuti, 29.726 sono imputati e più precisamente: 15.020 sono in attesa di un primo giudizio, 8.012 sono attendono una sentenza d'appello e 4.952 sono coloro che in carcere attendono l'esito del ricorso in Cassazione.
Solo una parte dei detenuti, e non quasi il totale come sarebbe fisiologico, è in carcere per scontare una pena definitiva. Su un totale di 69.155 detenuto sono solo 37.589 le persone detenute condannate in via definitiva.
A questa moltitudine così diversificata di persone che affollano le patrie galere vanno poi aggiunti i detenuti più dimenticati. Ovvero coloro che sono in carcere, non perchè imputati o perchè condannati, bensì perchè sottoposti a misura di sicurezza detentiva. Sono i c.d. internati che nelle carceri sono 1.756.
Quanto poi alla nazionalità, nelle carceri italiane si contano ben 25.383 detenuti stranieri. Tra questi: 12.431 sono i detenuti stranieri imputati (5.794 in attesa di un primo giudizio, 3.864 appellanti e 2.394 ricorrenti in Cassazione) mentre 12.773 sono condannati in via definitiva. 157 poi sono i detenuti internati stranieri. Le regioni che contano più detenuti stranieri sono: la Lombardia (con 2.510 detenuti), il Lazio (con 1.429 detenuti) e l'Emilia Romagna (con 1.354 detenuti). I paesi esteri da cui maggiormente provengono i detenuti stranieri sono: Marocco (con 5.385 detenuti), Romania (con 3.490 detenuti) e la Tunisia (con 3.232 detenuti).
Non sono questi solo dati, cifre e numeri. Sono la misura del collasso carcerario italiano. Un collasso che determina un trattamento disumano e degradante nelle singole celle che compongono le italiche prigioni. Un collasso che annienta i principi costutuzionali della pena. Un collasso che annulla i diritti fondamentali delle persone detenute, come il diritto alla salute. Guardando a questa degradata realtà delle carceri e all'inerzia della politica del Governo Berlusconi e di gran parte dell'opposizione, c'è da chiedersi: Chi è il colpevole? Chi è il criminale che concorre nel determinare uno Stato fuori legge?

9 dicembre 2010

Intercettazioni abusive a carico dell'avvocato Anselmo, legale dei familiari di Cucchi, Aldrovandi e Uva

Veleni nella procura di Ferrara. Prima la presentazione di esposti per presunte intercettazioni abusive e minacce, ora l’indagine ispettiva del ministero di grazia e giustizia. Il capo dell’ispettorato generale Arcibaldo Miller ha ascoltato a Bologna in procura generale protagonisti e testimoni. Il primo ad essere convocato è stato l’avvocato Fabio Anselmo, legale dei familiari di Aldrovandi, Cucchi e Uva, subito dopo il procuratore capo di Ferrara Rosario Minna, poi altri magistrati.
Tutto è partito da un esposto presentato dall’avvocato dopo un colloquio con il capo della procura ferrarese avvenuto il 15 settembre.
Racconta Fabio Anselmo: “Chiesi un incontro al procuratore capo di Ferrara perché si verificarono strane anomalie nei telefoni del mio studio e in quelli della ditta Niagara, un’azienda di smaltimento rifiuti che io assisto, come parte lesa, in un processo per tentata concussione.”
Nel procedimento sono imputati due carabinieri del Nucleo operativo ecologico, Sergio Amatiello, ex comandante del Noe, il maresciallo Vito Tufariello e un imprenditore Marco Varsallona. La procura di Ferrara ha contestato loro i reati di concussione e rivelazione di segreto d’ufficio. Il processo è stato trasferito per competenza territoriale a Bologna e già dalle prime due udienze si annuncia complesso e carico di tensioni. Secondo l’accusa ci sarebbe un legame d’affari illegali tra i carabinieri e l’imprenditore, basato su una società di consulenza ambientale che i tre si preparavano a fondare, ancora prima di lasciare l’arma. Le intercettazioni telefoniche e ambientali dimostrerebbero la fondatezza delle denuncia dei rappresentanti della ditta Niagara: emergono minacce d’arresto, di chiusura e sequestro dell’azienda, richieste esplicite di denaro in cambio di una linea più morbida, l’indicazione di far transitare i soldi del riscatto attraverso uno studio legale di fiducia: E ora l’inchiesta potrebbe allargarsi ad altre ditte del settore e ricostruire un business illecito ben più vasto.
“Nel corso del colloquio il procuratore capo, prosegue l’avvocato Anselmo, mi colse di sorpresa informandomi che la mia incolumità personale o professionale, non era chiaro a cosa si riferisse, sarebbe stata compromessa da un gruppo di persone che mi avrebbe spezzato le gambe. La intesi come una notizia di carattere minaccioso e ciò che mi spaventò fu che mi fu data per certa, in modo asettico e poco rassicurante.”
I sospetti dell’avvocato sulle linee telefoniche si dimostrarono fondati. Il controllo ambientale ha appurato che le scatole della centralina sono state aperte e che le viti dei collegamenti manomesse. La relazione, acquisita dalla polizia giudiziaria, sottolinea che ci sono segni inequivocabili di intercettazione abusiva.
Altri elementi legano minacce e telefoni sotto controllo alla vicenda Niagara. Li forniscono in particolare due telefonate, dai toni e dalle frasi agghiaccianti, di un colonnello dei carabinieri: Michele Vito Sarno, allora comandante del quadrante Est del Noe. Sarno parla a lungo al telefono con uno dei due militari indagati, Vito Tufariello, esprime a lui e all’altro militare sotto inchiesta, Sergio Amatiello, solidarietà e pronuncia minacce pesantissime e volgari nei confronti di chi li ha denunciati. Anche questa telefonata è finita nel mirino degli ispettori del ministero. Ma non è tutto perché nel fascicolo, che poi sarà trasmesso al consiglio superiore della magistratura, si menziona anche un’altra inchiesta definita “esplosiva” da un inquirente. I pubblici ministeri Proto e Cavallo stanno facendo luce su una presunta truffa all’Iva realizzata attraverso un traffico di acciaio tra San marino, Panama e alcune aziende ferraresi. Venti persone sono indagate e tra queste anche Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo.

Padova: Polizia carica attivisti dei centri sociali contro la crisi

Questa mattina a Padova iniziativa dei centri sociali del Nord Est in P.zza Insurrezione, verso la manifestazione del 14 dicembre a Roma.
Prima tappa della mobilitazione la sede dell'Inps, simbolo dello sfruttamento e dell'assenza di diritti nel mondo del lavoro e dell'erogazione del denaro tra pochi. E' stato appeso uno striscione davanti all'entrata dell'edificio per reclamare reddito contro la crisi e per permettere a tutti una vita dignitosa.
Dopo l'iniziativa, blitz alla libreria Mondadori, la casa editrice di Berlusconi e la più grande in Italia, contro le speculazioni sulla cultura, contro i tagli del Governo alla formazione e per un libero accesso ai saperi. La libreria è stata chiusa e occupata per circa un'ora, mentre all'esterno dell'edificio la polizia ha caricato i manifestanti che cercavano di entrare, ferendone quattro.
Terminata l'occupazione, è partito un corteo che ha attraversato le vie del centro della città e che è terminato in Piazza dei Signori; qui è stata rilanciata la manifestazione del 14 dicembre a Montecitorio, per una mobilitazione che coinvolga tutti, uniti contro la crisi, per togliere dal basso la fiducia a Berlusconi e perchè in crisi vada il governo e le sue politiche.

8 dicembre 2010

Napoli: Cariche e arresti contro attivisti Critical Mass e studenti

Stamane mentre le facoltà occupate svolgevano ciascuna le proprie attività, a palazzo Giusso gli studenti discutevano di futuro, precarietà, università e ricerca, il centro storico di Napoli è stato blindato per la manifestazione annuale in onore della Madonna Immacolata (foto). Nei pressi della centralissima Piazza del Gesù, la polizia in assetto celere ha caricato degli attivisti della Critical Mass, radunati pacificamente per rivendicare come loro solito piste ciclabili e trasposto sostenibile, l’unica colpa dei manifestanti in bicicletta è stata la coincidenza della loro protesta con il luogo e il momento della celebrazione religiosa ed istituzionale. Due manifestanti, un ragazzo e una ragazza, dopo esser stati pestati sono stati fermati e arrestati (video).
Dalle Facoltà occupate è partito subito e spontaneamente un corteo partecipatissimo a cui si sono aggiunti anche i disoccupati organizzati anche essi mobilitati in giornata.

Domani mattina in occasione del processo per direttissima presidio al tribunale alle ore 9: liberi tutti subito!



Comunicato Stampa da Orientale Occupata

Un'aggressione gratuita della polizia, del tutto immotivata che si è conclusa con il fermo violento e l'arresto di due ragazzi colpevoli "di niente", se non di prender parte a un'iniziativa ciclistica e ambientalista che si chiama critical mass... E' quello che è successo oggi ai margini delle rituali celebrazioni del 8 dicembre in piazza del Gesù, una piazza completamente e incomprensibilmente blindata. Un gruppo di studenti universitari è riuscito ad entrare in piazza e ad aprire lo striscione "Obelisco Precario" per ironizzare sulle precarie condizioni dell'obelisco del Gesù in analogia con le proprie prospettive di vita. Qualcuno non deve aver digerito questo blitz assolutamente pacifico... !
Quando gli studenti sono usciti tranquillamente dalla piazza i cordoni di polizia e carabinieri li hanno seguiti, trovando su Calata Trinità Maggiore un gruppo di ciclisti della critical Mass che si apprestavano a partire per un giro in bicicletta nel centro storico di Napoli, per mettere in scena il "presepe morente". Alcuni dei ciclisti infatti erano in maschera per mostrare il declino della città.
A quel punto i carabinieri e la polizia hanno aggredito e fermato senza motivo due dei partecipanti, Alfonso che di mestiere fa l'animatore e Ana una studentessa brasiliana, semplicemente perchè erano, inermi, sulla loro strada.
Sono poi seguite una serie di cariche mentre gli studenti si raggruppavano e protestavano per i fermi, provenendo dall'Università dove c'era un incontro con Luigi Lo Cascio sul tema dell'attacco alla cultura e del film i "Cento Passi". A quel punto un corteo arrabbiato, improvvisato e sconcertato ha percorso le strade del centro, bloccando le strade, per arrivare sotto la Questura in via Medina, dove si è unito in presidio agli altri studenti che erano in piazza e ai movimenti dei disoccupati, che erano in presidio a piazzetta Monteoliveto e che hanno solidarizzato coi giovani fermati. C'era in particolare preoccupazione per la ragazza, che è stata sbattuta in terra nel fermo, mentre le veniva distrutta la bicicletta! Subito dopo la notizia ancora più incredibile che i fermi si erano tradotti in arresto!!

Domattina presidio sotto al tribunale di Napoli per la direttissima.

Qualcuno nella questura di Napoli ha ormai perso totalmente la testa!!

Orientale occupata

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