13 agosto 2009

Reato di clandestinità, primi giorniin tragedia. Anche le colf hanno paura

Per capire gli effetti reali del pacchetto sicurezza, ora legge 94, bisogna farsi una passeggiata la domenica o il giovedì pomeriggio, giorni in cui viene concessa solitamente la libera uscita a colf e "badanti". Tante donne, le stesse che in Italia suppliscono all'assenza di un sistema di welfare. Almeno fino a quando non sarà effettiva la regolarizzazione sono tutte passibili del reato di clandestinità. Prima che entrasse in vigore la legge avevano modo di incontrarsi nei giardini o negli spazi pubblici delle città in cui lavorano, per godere di un momento di socialità con le proprie conterranee, per mantenere il contatto con il proprio paese di provenienza. Ora sono quasi scomparse dalle piazze. Chi non è in regola ha paura, preferisce restare in casa o uscire solo per una mezz'oretta, evitando luoghi troppo affollati. Irina, ucraina, da sei anni in Italia, sa che difficilmente verrà messa in regola. I figli dell'anziana signora che accudisce non vogliono versare contributi e non vogliono grane, trovarsi un altro lavoro non è facile. E' uscita ieri, proprio perché si era balenata una possibilità. Un italiano la assumerebbe ma vuole tremila euro a scatola chiusa e Irina, che mantiene madre e due figli a casa, quei soldi non li ha proprio. Era triste domenica, le avevano tolto anche la possibilità di parlare la propria lingua con alcune amiche in una situazione simile alla sua. Non si sente rassicurata quando le dicono che non la cacceranno via, non si fida. Perché dovrebbe? Spulciando fra le notizie che in questi giorni accompagnano l'entrata in vigore delle nuove norme, si resta allibiti dalla loro pochezza, da quella che Anna Harendt - la citazione c'è tutta - chiamava "La banalità del male". A Verona uno degli ultrà delle leggi repressive, il sindaco Flavio Tosi, già processato per istigazione all'odio razziale, vanta subito due grandi risultati. Uno riguarda i cittadini immigrati. L'eroico difensore della città scaligera è riuscito ad impedire la celebrazione di ben quattro matrimoni fra stranieri in cui uno dei coniugi è irregolare. Con buona pace di Romeo e Giulietta. Inoltre sta applicando con zelo gli articoli che innalzano le multe per reati connessi al codice della strada, soldi in più che entreranno nelle casse comunali. Purtroppo per lui, nella gara in velocità a chi riesce ad affibbiare per primo il reato di clandestinità è stato battuto dall'amministrazione di Sanremo che, lo stesso giorno dell'entrata in vigore della legge, ha sanzionato due cittadini marocchini pronti ora per essere multati ed espulsi.Nella Torino di Chiamparino al danno si unisce la beffa: un ragazzo asiatico, l'altra notte mentre passeggiava, è stato aggredito con una bottiglia rotta da altri tre giovani che gli hanno sottratto il portafoglio. Sentendosi come un normale cittadino, seppur senza permesso di soggiorno, ha chiamato la polizia e ha fatto arrestare i tre malfattori. La gioia per il recupero dei suoi pochi euro è durata poco, è stato immediatamente denunciato per il reato di immigrazione clandestina e rischia ora l'espulsione e una multa di 10 mila euro.Torino è più sicura? Vengono dei dubbi se si pensa al fatto che nei giorni scorsi una squadraccia di ragazzi italiani in due occasioni ha aggredito, pestato, accoltellato e rapinato, in 20 minuti, prima un cittadino marocchino, poi uno del bangladesh, certi di godere di impunità. E finora non sono stati presi. Verranno assunti come volontari per le ronde? E a tal proposito è interessante il titolo di un editoriale de El Pais , che parla di "Somaten italiano", usando la parola somaten che descriveva i corpi armati cittadini catalani medievali ("som atents", cioè 'stiamo attentì), per l'autodifesa contro criminali e nemici, proseguite anche in età contemporanea nelle campagne e riorganizzate poi dalla dittatura franchista con il nome di "Somaten Armado" su tutto il territorio nazionale spagnolo. Il prestigioso quotidiano spagnolo parla di aggressione allo stato di diritto.Cercando altri esempi di applicazione della legge, si arriva a Lecce dove il proprietario di un circo è stato denunciato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, reato che può comportare pene detentive pesanti. Non è ancora dato sapere se i due ragazzi indiani che lavoravano irregolarmente per lui e che verranno espulsi, siano stati tenuti in condizioni di sfruttamento come spesso capita o semplicemente se, in base ad una vecchia espulsione, non potevano essere regolarizzati. Ma per capire bene quale clima sta alimentando la nuova legge va ripresa una vicenda pubblicata sul Mattino di Napoli: lei si chiama Evelyn, ha 19 anni e una figlia, proviene da Santo Domingo, ha lavorato presso una signoraalla quale si è presentata un mese dopo per riscuotere il pattuito, 500 euro. La gentile signora partenopea le ha dato la metà di quanto promesso e alle rimostranze ha cominciato a rivolgere alla ragazza epiteti razzisti facili da intuire e, aiutata da parenti, ha aggredito Evelyn con calci pugni e morsi. Le urla hanno indotto i vicini a far intervenire le forze dell'ordine. La signora in questione non ha trovato di meglio che dire: «Portatela via è una clandestina!». Ma Evelyn è a tutti gli effetti cittadina italiana, una fortunata che ha potuto quindi denunciare l'aggresssione, farsi accompagnare al pronto soccorso: forse potrà avere giustizia. Quante Evelyn non potranno mai fare come lei? Da ultimo, altri dati che dimostrano quanto le norme imposte dalla Lega e avallate dall'intera maggioranza si stiano rivelando catastrofiche negli effetti. I Cie scoppiano, in primis quello di Roma a Ponte Galeria, tanto che i "clandestini" fermati ormai vengono tradotti direttamente nel carcere di Regina Coeli, rivolte come quella esplosa nel Cie di Gradisca di Isonzo rischiano di estendersi con il perdurare di condizioni di vita più infami e periodi di trattenimento insopportabili. E anche dal "fronte meridionale" giungono notizie infauste. Se i 22 che sono sbarcati senza farsi intercettare a Lampedusa si trovano ora a Porto Empedocle in attesa di veder esaminata la propria posizione, risulta ormai impossibile sperare che il ragazzo marocchino che si era tuffato ad un miglio dalla costa di Pantelleria per non farsi identificare, possa essere recuperato vivo. Sapeva che sarebbe stato rispedito in Marocco, che per lui non c'erano speranze. Per lui il pacchetto sicurezza si è applicato nel cimitero Mediterraneo.


Stefano Galieni

12 agosto 2009

Rovereto manifesta per Stefano Frapporti

Nessuna bandiera, tanta gente, tanti amici, almeno 300 persone. C'era la Rovereto che si pone qualche domanda e che vorrebbe vederci chiaro. Questo è emerso dalla manifestazione svoltasi ieri a Rovereto. Un corteo pacifico che ha preso le mosse verso le 18,15 da Piazza Loreto e che in 4 tappe (la stessa piazza, Largo delle Poste, Corso Rosmini nei pressi del Penitenziario e lo slargo di via Fontana) ha permesso alla gente di dire ciò che aveva nel cuore. C'è la Rovereto di tutti i giorni, famiglie con figli al seguito e c'è la Rovereto dell'impegno politico e anche degli ambienti legati alla disubbidienza civile. (continua )

G8 Genova: Violenze alla caserma di Bolzaneto la sentenza d´appello a fine anno

La sentenza è attesa per la fine dell´anno. Il giorno dell´ultima udienza - martedì, 29 dicembre - è stato fissato con straordinario anticipo. Potete scommettere che in quella data il presidente della seconda sezione della Corte d´Appello leggerà la sentenza di secondo grado di uno dei più delicati processi del G8: quello per i soprusi e le violenze commesse all´interno della caserma di Bolzaneto ai danni di «almeno» 252 no-global. Il calendario è pronto: si ricomincia il 20 ottobre davanti ad un collegio formato da Maria Rosaria D´Angelo (presidente), Roberto Settembre e Paolo Gallizia. Il procuratore generale Luciano Di Noto ha deciso di applicare i due pubblici ministeri che hanno condotto le indagini e continueranno a sostenere l´accusa anche in appello: Patrizia Petruzziello, Vittorio Ranieri Miniati. Le udienze si succederanno ogni martedì e giovedì, con qualche piccola eccezione. Quattro appuntamenti ad ottobre, sette a novembre e sei a dicembre. Compreso l´ultimo, che dovrebbe appunto coincidere con la lettura della sentenza.Il 14 luglio dell´anno passato, invece, solo 15 dei 45 imputati per i soprusi e le violenze perpetrate a Bolzaneto furono condannati. Complessivamente gli anni di reclusione furono 24, contro gli 80 richiesti dai pm: nel frattempo tutti i reati sono caduti in prescrizione.
fonte: La Repubblica

10 agosto 2009

Il clandestino beffato due volte

Rapinato da tre romeni, li ha fatti arrestare ma è stato denunciato in base alla nuova legge
Sei clandestino e subisci un reato? O inghiotti tutto in silenzio. O, sei fai denuncia, metti in conto il rischio di essere perseguito in base ai dettami della nuova legge sulla sicurezza. Cornuto e mazziato, insomma. Vittima due volte, dei "cattivi" di turno e dei perversi effetti collaterali del crime deal, come lo chiamano i sociologi contro.Il racconto del primo caso concreto, tecnicamente ancora da vagliare da parte dell´autorità giudiziaria, arriva direttamente da Palazzo di giustizia. Un ragazzo del Bangladesh l´altro giorno è stato aggredito e rapinato da tre cittadini romeni, all´angolo tra corso Vercelli e via Cuneo. Ha chiamato il 113, è stato riferito al magistrato che in procura ha raccolto la notitia criminis. Ha spiegato l'accaduto agli agenti della pattuglia di zona mandati in suo aiuto.Le tre persone accusate del raid, la fonte è sempre Palagiustizia, sono state arrestate dai poliziotti. Lui, identificato e denunciato, è finito dritto nel breve elenco degli immigrati indagati per il neonato articolo 10 bis aggiunto alla Bossi-Fini. La clandestinità. Da 5mila a 10 mila euro di ammenda. Un procedimento penale, oltre a quello amministrativo. L'amarezza dura da mandare giù.E la tutela delle persone offese? Il diritto ad avere giustizia? Le risposte le darà a settembre il giudice di pace chiamato a processare il ragazzo in questione, sempre che a giudizio alla fine venga portato. Nelle scorse ore, oltre a lui e al cittadino russo pescato dai carabinieri dopo un furto con spaccata in un centro commerciale di Collegno, un immigrato di origine marocchina è stato deferito alla procura dalle Volanti e sempre per il reato di clandestinità.La polizia, dopo la pubblicazione della notizia, ha fatto sapere di non aver avuto altra scelta: la nuova legge, dicono dalla questura, "non ammette eccezioni". All'immigrato rapinato e indagato per clandestinità è stato restituto il portafoglio, recuperato dagli stessi agenti che hanno arrestato i tre aggressori e denunciato lui.
fonte: La Repubblica

Carceri: Nei primi 7 mesi dell'anno si sono uccisi 45 detenuti

I suicidi in carcere sono in "lieve riduzione", come sostiene il Sottosegretario Caliendo che, rispondendo ad una interrogazione dei deputati Udc Roberto Rao e Michele Vietti, in Commissione Giustizia della Camera, ha affermato: "malgrado il crescente sovraffollamento, vi è stata una lieve riduzione" (dei suicidi - ndr)?
Secondo noi è esattamente il contrario, a fine anno probabilmente avremo il numero più alto di detenuti suicidi mai registrato nelle carceri italiane. Dall’inizio dell’anno ad oggi nel Centro Studi di "Ristretti Orizzonti" abbiamo già "registrato" (e documentato) 45 suicidi nelle carceri, ed alcuni altri casi ci sono sicuramente sfuggiti, come prova quello del detenuto nigeriano a Torino, mentre in tutto l’anno 2008 i suicidi "ufficialmente riconosciuti" furono 42.
Va detto che nel nostro dossier "Morire di carcere" lo scorso anno abbiamo documentato il suicidio di 48 detenuti, la differenza è data dal fatto che per il Ministero della Giustizia sono "suicidi in carcere" soltanto i casi nei quali il detenuto viene ritrovato già cadavere, oppure muore prima di essere caricato sulla autoambulanza: nel momento in cui il detenuto esce dall’istituto (anche se in coma profondo) scompare dalle statistiche dei suicidi in carcere.
Nel nostro Dossier invece, consideriamo "suicidi in carcere" anche i casi dei detenuti che muoiono durante il trasposto all’ospedale, oppure dopo alcuni giorni di ricovero senza riprendersi dal coma, come è successo il 12 luglio scorso, ad Imperia, per il detenuto algerino Dibe Rachid Salah.
Dal grafico che vedete sotto risulta evidente come nei primi 7 mesi di quest'anno il numero dei detenuti suicidi sia quasi raddoppiato, rispetto a due anni fa, quando nelle carceri era ancora tangibile l'effetto deflattivo dell'indulto.

Francesco Morelli curatore del Dossier


fonte: Ristretti Orizzonti

9 agosto 2009

Veneto. Le spiagge dell'intolleranza

E' scontro politico nella provincia di Venezia dopo la decisione della neo presidente leghista Francesca Zaccariotto che ha deciso di impiegare la polizia provinciale per contrastare il commercio abusivo. Una scelta che il consigliere regionale Gianfranco Bettin ha commentato come una "demagogia da ciarlatani". Ma non solo. Tre giorni fa l'esponente dei Verdi ha presentato una denuncia in Procura contro la giunta provinciale per abuso e omissione d'atti d'ufficio. Secondo Bettin si tratta di un uso improprio della polizia provinciale, che da sempre si occupa dei reati ambientali come la caccia e la pesca abusiva. La Lega ha subito replicato sottolinenado che il problema del commercio abusivo va risolto con l'arma della deterrenza. Insomma per Zaccariotto il problema dei cosiddetti vù comprà è un emergenza che va risolta, proprio come fosse uno dei mali sociali più diffusi. Ed è indubbio che certe dichiarazioni possano pericolosamente legittimare anche i cittadini comuni che si improvvisano sceriffi della spiaggia contro gli immigrati, forti di una politica che persegue l'intolleranza a tutti i costi. Qualche giorno fa a Jesolo, una delle spiagge più affollate del nord est dove da ieri è stato dato il via al pattugliamento misto con la polizia provinciale, un vù comprà mentre correva per evitare i controlli delle guardie ha abbandonato momentaneamente una borsa vicino ad un ombrellone, la quale è stata poi raccolta da un turista che l'ha sistemata sotto il suo lettino da sole. Poco dopo il venditore ambulante è tornato sui suoi passi per riprendere la sua merce, ma il turista l'ha apostrofato con parole razziste dicendo che la borsa apparteneva a lui e gli ha sferrato un pugno sul volto. Solo successivamente l'extra comunitario, probabilmente di origini senegalese, è riuscito a impossessarsi del maltolto e fuggire a gambe levate, mentre il turista non ancora soddisfatto gli lanciava addirittura uno sdraio, fortunatamente senza colpire nessuno. Sono certamente casi estremi, di una gravità assoluta. Episodi sempre più frequenti in un territorio dove l'intolleranza contro il "diverso" si va sempre più radicando, a causa soprattutto di una politica populista, che troppo spesso affronta il fenomeno dei flussi migratori e le sue conseguenze, ignorandone l'origine scatenante.


Clandestina, si getta nel fiume: «Temeva la nuova legge» a Ponte San Pietro, vicino a Bergamo

Fatima Aitcardi, 27 anni, si è buttata nel Brembo. Per il fratello si sarebbe uccisa perché«terrorizzata» dalle norme sulla sicurezza

Si è buttata nel fiume, poche ore prima di diventare una clandestina punibile con l'espulsione. Un peso troppo grande per Fatima Aitcardi, 27enne marocchina che giovedì sera si è suicidata gettandosi nelle acque del Brembo a Ponte San Pietro, vicino Bergamo. A identificarne il corpo ieri è stato il fratello di 23 anni, Mohamed, che in mattinata era andato dai carabinieri per denunciare la scomparsa della ragazza.Fatima era uscita di casa attorno alle 14 di giovedì, e non aveva più dato sue notizie. Voleva farla finita, oppressa dal suo dramma di clandestina. «Era depressa perché non riusciva a diventare u'immigrata regolare» ha raccontato il fratello, aggiungendo: «Fatima era terrorizzata dalla nuova legge».Ovvero dal testo sulla sicurezza, che da oggi introduce il reato di clandestinità, punibile con l'espulsione. Fatima non voleva lasciare l'Italia, dove era arrivata cinque anni fa, e il fratello, immigrato regolare. Ma non era mai riuscita a ottenere il permesso di soggiorno, nonostante diversi tentativi.La residenza era un sogno proibito per la ragazza, sconosciuta alle autorità e ai registri anagrafici. Una donna fragile, che aveva pochi contatti al di fuori della famiglia. L'unica amica che aveva era una conoscente della madre, con cui si vedeva sporadicamente. Fatima era triste, e preoccupata. Una vittima perfetta della depressione, in cui era caduta ultimamente. Un'ombra nera, pesante come un macigno per la ragazza. Che giovedì sera ha scelto di togliersi la vita, per scappare lontano da quella data che temeva come la fine di tutte le sue speranze. Così giovedì ha lasciato i familiari, forse già decisa a farla finita. E poco dopo si è buttata nel Brembo, come se volesse attuare una muta e disperata protesta. La polizia l'ha riportata a riva alle 21, dopo che una donna aveva visto riaffiorare il suo corpo proprio sotto il ponte del centro storico, in paese.La morte di Fatima ha riacceso le polemiche sul reato di clandestinità. Una norma duramente contestata da Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali della Camera, che afferma: «Il suicidio di Fatima è un atto sconvolgente, che mostra in modo drammatico quale sia la realtà della vita per molti immigrati. Un gesto che deve far riflettere tutti sulla necessità di avere, in materia di immigrazione, regole più eque ed efficaci che non generino paura,sempre foriera di solitudine e insicurezza. Per adesso la politica della destra su questi temi è stata inefficace, perché ha generato paura e non ha combattuto la clandestinità».



fonte: il secolo XIX

8 agosto 2009

La legge-sicurezza calpesta quella sull'uguaglianza

Oggi entra in vigore la legge "sulla sicurezza" che comprometterà definitivamente i diritti fondamentali dei migranti e in parte anche i diritti dei cittadini italiani. Le nuove norme introducono il "reato di clandestinità", che comporta l'obbligo a carico dei pubblici ufficiali di denunciare la persona che commette questo reato: il migrante colpevole di non possedere, suo malgrado, il permesso di soggiorno.Il reato di clandestinitàè palesemente incostituzionale perchè di fatto punisce i migranti non per quello che fanno ma per quello che sono. Secondo questa norma insegnati, magistrati ecc..., in quanto pubblici ufficiali, dovrebbero procedere alla denuncia del migrante irregolare che non potrà quindi neppure adire un tribunale come testimone o denunciare un reato.Ma non è tutto. La normativa obbliga i migranti al possesso del permesso di soggiorno per ottenere gli atti di stato civile. Così il migrante irregolare non potrà contrarre matrimonio, non potrà registrare una nascita, né riconoscere il proprio figlio, che verrà così dichiarato adottabile e tolto alla famiglia. Tutto questo configura un'evidente lesione dei diritti fondamentali della persona, di tutte le persone, compreso quel 25% di italiani decisi a contrarre un matrimonio "misto".A questo la norma aggiunge un'altra evidente discriminazione nei confronti dei cittadini italiani e stranieri, per i quali le istanze di iscrizione o di variazione della residenza anagrafica potranno discrezionalmente dar luogo alla verifica da parte del Comune delle condizioni igienico-sanitarie dell'immobile e, nel caso in cui l'alloggio venga giudicato inidoneo, la residenza potrebbe essere negata. La conseguenza potrebbe essere quella dell'impedimento dell'accesso alle prestazioni di sostegno al reddito, alle graduatorie per l'assegnazione degli alloggi, di posti agli asili nido o all'assistenza sanitaria. Controllare la residenza delle persone (tutte) è un modo per controllare i diritti.Viene poi reintrodotto il reato di oltraggio a pubblico ufficiale che era stato abrogato, in una versione punitiva intensificata rispetto alla precedente: è prevista la reclusione fino a tre anni. Sarà un'arma da utilizzare facilmente contro chiunque, italiano o migrante, all'interno di contesti di conflittualità sociale o di dissenso.Oltre alle già note ronde, la legge prolunga i tempi di detenzione nei Centri di identificazione e di espulsione fino a un massimo di 180 giorni (il mantenimento per persona, a carico dello Stato, ha un costo di circa 75 euro al giorno). Inasprite le sanzioni e le pene anche per chi favorisce l'immigrazione clandestina, ma nessun articolo parla delle pene da comminare ad esempio a quei datori di lavoro che impiegano lavoratori irregolari sottopagati.È chiaro che queste disposizioni non riguardano solo i migranti. Viene infatti messo in discussione e calpestato il principio di uguaglianza sancito all'articolo 3 della Costituzione che non varrà più per nessuno. E i diritti fondamentali o sono di tutti e lo Stato si impegna a tutelarli, o non sono più di nessuno.Oggi i diversi sono i migranti, ma anche i loro parenti, o chi vive in una casa considerata "inidonea". Domani, purtroppo la storia ci insegna, potrebbe andare peggio. O siamo tutti uguali davanti alla legge o nessuno più lo è. O forse la legge non è più degna di questo nome.

Patrizia Avellani Segreteria della Camera del lavoro di Genova.

Alessandra Ballerini avvocato.

6 agosto 2009

Pestaggi razzisti a Roma e Campomarino (Cb)

A Roma in in negozio di frutta a Tor Bella Monica un gruppo di giovani si sono radunati verso le 18 di ieri e hanno aggredito un dipendente, un bengalese di 23 anni. Una spedizione punitiva: il giovane è stato colpito ripetutamente con un bastone e un coltello. Autori dell'aggressione alcuni italiani probabilmente della zona probabilmente in cerca di vendetta per alcuni apprezzamenti che il bengalese avrebbe rivolto a una ragazza del posto. Il giovane è stato trasportato in codice rosso al policlinico Tor Vergata dove è ricoverato in prognosi riservata con ferite al torace e alla testa, e con un trauma cranico.
Stessa sorte è toccata ad un ambulante straniero nei pressi della spiaggia di Campomarino Lido (CB), massacrato di botte da un cittadino italiano per una contrattazione degenerata in lite.

5 agosto 2009

Roma: Ancora pestaggi al Cie di Ponte Galeria

Un racconto tremendo, e un appello, dal Cie di Ponte Galeria. Nella serata di lunedì arriva nel Centro un gruppetto di algerini, appena trasferiti da Bari Palese. Tra di loro c’è anche un ragazzo gravemente malato di cuore, che si lamenta e protesta: la polizia non ha provveduto a portare da Bari le medicine che deve prendere ogni giorno. Invece di procurare i farmaci, i poliziotti lo portano in infermeria e poi nella cella di sicurezza. Lì lo massacrano di botte, stufi di tutti questi stranieri sempre pronti a lamentarsi.Quando lo riportano in sezione è pieno di lividi e sangue. Lui è malato di cuore per davvero e durante la notte si sente malissimo: i suoi compagni danno l’allarme, e il malato lascia il Centro a bordo di una ambulanza. La mattina dopo i suoi compaesani, che stanno raccontando in giro gli avvenimenti della notte, vengono raggruppati e portati via. Tutti pensano ad un rimpatrio, e solo la sera si scoprirà che in realtà il gruppo è stato messo in “isolamento” nel reparto delle donne. Intanto, durante tutto il giorno, del ragazzo malato di cuore non si ha più alcuna notizia.Passano le ore, e i reclusi del Centro si ricordano di Salah Soudami, morto soltanto cinque mesi fa in circostanze pressoché identiche, e pensano al peggio.Così chiedono aiuto ai solidali che stanno fuori dai Centri e lanciano un appello dai nostri microfoni: vogliono avere notizie del loro compagno. Vogliono sapere come sta, se è vivo o morto, e dov’è. Lo hanno chiesto alla Croce Rossa e non hanno avuto risposta. Lo hanno chiesto pure agli agenti, e anche loro sono stati zitti: del resto, si sa, i poliziotti sono buoni solo a massacrare di botte i malati di cuore.


fonte. Indymedia

4 agosto 2009

Innse Milano: Gli operai continuano il presidio per difendere il posto di lavoro.. le forze dell'ordine continuano a picchiare i lavoratori

Scontri tra polizia e operai davanti alla Innse. Un gruppo di operai ha tentato di forzare il blocco di polizia davanti ai cancelli per prendere il controllo di alcune gru e macchinari. Quattro di loro hanno preso il controllo di un carro ponte. Il tentativo di forzare il blocco è giunto dopo l’ennesima notte di presidio. Gli operai dicono di essere pronti a resistere a oltranza per salvaguardare il posto di lavoro e la fabbrica. Ma la proprietà sembra non voler cedere e, anche questa mattina gli operai delle ditte acquirenti dei macchinari da dismettere, sono entrati per smontarli. Un nuovo tentativo di mediazione in Prefettura è sostanzialmente fallito anche se le squadre di smontaggio hanno abbandonato momentaneamente la fabbrica mancando per loro le condizioni minime di sicurezza. Il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini conferma che la protesta continua e chiede l'intervento diretto del premier Silvio Berlusconi.I quattro operai e il funzionario sindacale arrampicati sulla gru sono "determinati a resistere sulle per tutta la notte e oltre". Gli operai, a quanto si è saputo, non corrono rischi di caduta poichè si trovano dentro le cabine della gru, a una altezza di circa 10 metri metri. La Fiom ha fatto sapere che sono in buone condizioni, malgrado le sette ore circa trascorse al caldo in cima alle gru, e che nel corso delle prossime ore verranno portati loro acqua e cibo. Anche ieri era fallita la mediazione tra le istituzioni e gli operai. Il vertice, finito a tarda sera, ha tolto ogni speranza: la Prefettura ha respinto la richiesta di sospendere lo smontaggio dei macchinari in attesa che un nuovo tavolo tra istituzioni e parti in causa, cioè i diversi proprietari, valuti una soluzione alternativa. Con la Regione che in una nota tiene a precisare che «l’intervento delle forze dell’ordine è stato disposto dalla prefettura in ottemperanza a una decisione della magistratura, che questa mattina avrebbe potuto anche decidere di sospendere lo sgombero, ma non lo ha fatto».
L’unica certezza, oltre al presidio davanti all’azienda che prosegue, resta lo sciopero di due ore, indetto per oggi dalla Fiom in tutte le aziende metalmeccaniche di Milano e provincia. Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, si dice sconcertato dalla fallita mediazione: «Il viceprefetto ci ha spiegato che sono costretti a procedere per far rispettare il decreto ingiuntivo del Tribunale: stiamo sprofondando verso l’abisso ed è una vergogna per Milano e la Lombardia che le istituzioni considerino più importanti gli interessi di un padrone che vuole solo rivendere la fabbrica a pezzi piuttosto che quelli della gente». Già in mattinata si era intuito che la mediazione sarebbe stata difficile. Una delegazione di operai è rimasta tutto il giorno al Pirellone per cercare di parlare con il presidente Formigoni, ma si è dovuta accontentare di un incontro con alcuni dirigenti. La Regione, in una nota, ribadisce la sua posizione: «La Regione si è spesa da mesi e ben al di là delle sue competenze per cercare una soluzione e un acquirente, c’è stato chi — prosegue la nota — si era detto in un primo tempo interessato ad acquisire la Innse, ma poi si è tirato indietro». Di parere opposto Sergio Cusani, l’ex finanziere coinvolto in Mani pulite e da tempo impegnato in cause sociali, che per conto degli operai della Innse e della Fiom Cgil, ha avuto l’incarico di ricercare possibili compratori. «Imprenditori disposti ad acquistare la Innse ci sono perché è un’azienda viva — spiega Cusani, arrivato al presidio — addirittura c’è una cordata di imprenditori lombardi, alcuni ex clienti, che rileverebbe tutta l’a rea per riqualificarla con l’intesa di lasciar lo stabilimento». Sugli eventi della Innse sono piovute ieri molti reazioni politiche. "Piena solidarieta' con i lavoratoridell'Innse in lotta per il posto di lavoro che stamattina sonosaliti su una gru. Adesso il ministro dell'Interno Maroni ritiri la polizia, che da tre giorni sta unicamente difendendogli interessi degli speculatori e sprecando decine di migliaiadi euro di denaro pubblico con una parata militare di oltre un centinaio di agenti schierati contro 49 lavoratori che hanno la sola colpa di difendere il posto di lavoro". Cosi' in una nota Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se che aggiunge: Maroni ritiri le truppe e il prefetto di Milano convochi le parti, quello dell'Innse e' un problema sociale e non di ordine pubblico". ''Il ministro Maroni e la Lega hanno scelto di schierarsi a favore di questo imprenditore per la speculazione e la truffa''. Lo sostiene il segretario provinciale milanese di Rifondazione Comunista, Antonello Patta, riferendosi all'imprenditore Silvano Genta, proprietario della Innse Presse, storica azienda alla periferia est di Milano dove e' in corso un presidio dei lavoratori che chiedono di poter continuare a lavorare e che le macchine non vengano smontate. ''Le ragioni degli operai della Innse - spiega Patta - sono riconosciute da tutti perche' si parla di una realta' produttiva avanzata, che e' stata pero' lasciata nelle mani di un imprenditore truffaldino''. Secondo Patta, ''dietro di lui c'e' Maroni e la Lega che lo proteggono. Fu Castelli infatti a presentarlo tempo fa quando l'azienda doveva essere rilevata''

3 agosto 2009

Milano: Gli operai dell'innse difendono il posto di lavoro.... e la polizia continua a picchiarli !

Domani è previsto uno sciopero della Fiom di due ore in tutte le aziende metalmeccaniche del Milanese in solidarietà con i lavoratori della Innse Press. Lo ha annunciato Giorgio Cremaschi, della segretaria nazionale della Fiom, spiegando che già oggi si stabilirà un presidio permanente davanti allo stabilimento di via Rubattino cui parteciperà anche il leader nazionale del sindacato dei metalmeccanici, Gianni Rinaldini.E' la principale novità di una giornata che, dopo gli scontri di ieri, e momenti di tensione fra operai e carabinieri nel primo pomeriggio, è stata caratterizzata dall'allargarsi della solidarietà ai lavoratori in lotta.I leader nazionali del Pd interpellano sugli scontri di ieri Roberto Maroni. Pierluigi Bersani, ha telefonato al ministro dell'Interno per invitarlo ad affrontare il problema Innse, l'azienda milanese sgomberata ieri dalle forse dell'ordine. "Ho telefono al ministro Maroni - ha spiegato Bersani - chiedendogli che quando un problema è così acuto bisogna fermare le macchine e discutere. Avendo fatto il ministro dell'industria posso dire che ogni volta che si smantella un'attività produttiva è un pezzo di noi che se ne va e non solo di quegli operai". ''Nella vicenda Innse, dove il presidio degli operai e' stato forzato domenica dal blitz delle forze dell'ordine - afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc- il ministero dell'Interno si trova nella condizione di porre la forza pubblica (oltre centro tra poliziotti e carabinieri, per complessive decine di migliaia di euro al giorno) al servizio degli interessi privati di uno speculatore. Per questo - aggiunge - chiediamo a Maroni di fermarsi subito e ritirare la forza pubblica, in modo da permettere la riapertura e il buon esito del tavolo di mediazione in prefettura. Non sia il ministero degli interni a garantire lo smantellamento degli impianti dell'azienda affinche' la proprieta' possa fare la propria speculazione'. Ma anche dalla Regione arriva la sollecitata solidarietà. E in una nota si ribadisce che "la Regione si è spesa da mesi e ben al di là delle sue competenze per cercare una soluzione e un acquirente". "C'è stato chi - prosegue la nota - si era detto in un primo tempo interessato ad acquisire la Innse, ma poi si è tirato indietro". Oggi dirigenti di Regione Lombardia hanno incontrato una delegazione di lavoratori della ditta e partecipano ora all'incontro in prefettura con le altre istituzioni. "Dopo lo sforzo messo in atto dalla sola Regione in questi mesi - conclude il comunicato - notiamo che l'intervento delle forze dell'ordine e il sequestro dei macchinari è stato disposto dalla prefettura in ottemperanza a una decisione della magistratura. Notiamo ancora che la magistratura questa mattina avrebbe potuto anche decidere di sospendere lo sgombero, ma non lo ha fatto". A Palazzo di Giustizia il giudice della sesta sezione civile del tribunale di Milano, Salvatore Di Blasi, ha fatto alle parti una proposta conciliativa, che ora verrà vagliata in vista di un eventuale accordo e ha riconvocato i legali delle due società e lo stesso Genta, presente in aula, martedì della prossima settimana.Ma è dal fronte sindacale che arrivano le contestazioni più dure. "Abbiamo presentato una denuncia all'ispettorato del lavoro - ha detto il leader della Fiom Cremaschi - perchè non sappiamo chi sono quei lavoratori nè con quale contratto e a quali condizioni stanno lavorando". E' forte anche la polemica per la presenza di agenti, sensibilmente aumentata soprattutto nell'ultima ora. "E' una cosa vergognosa - ha commentato Cremaschi - si sta difendendo con strumenti costosissimi dello Stato. Saremmo curiosi di sapere con quanti soldi è stato organizzato questo G8 per impedire a 49 lavoratori di avere il loro lavoro. Maroni dovrà spiegare perchè ha mandato questo schieramento spropositato, perchè - ha concluso alludendo a quanto accaduto qualche anno fa, quando l'attuale proprietario fu presentato alle istituzioni locali dal viceministro alle Infrastrutture - non può essere solo per l'antica amicizia tra Genta e Castelli". Per i sindacati si tratta, comunque, di un pericoloso passo indietro ("i problemi del lavoro si risolvono con la polizia", ha sottolineato Cremaschi), ma anche di una "miopia delle istituzioni": "cosa succederà allora - ha domandato provocatoriamente il segretario della Fiom - quando con la crisi d'autunno ci saranno centinaia e forse migliaia di lavoratori che dovranno difendere il posto di lavoro? Maroni manderà allora quante centinaia di agenti delle forze dell'ordine per difendere le fabbriche?".

2 agosto 2009

Milano: Innse occupata, la polizia carica gli operai

Da questa mattina la polizia sta procedendo allo sgombero della Innse in via Rubattino a Milano, lo stabilimento presidiato da mesi da una quarantina di operai che si oppongono alla chiusra della fabbrica. La situazione, secondo la Questura, per ora è sotto controllo e sul posto sono arrivati alcuni giovani dei centri sociali per dare solidarietà agli operai. Allontanati dai cancelli, i lavoratori hanne tentato di bloccare la vicina Tangenziale Est ma sono stati respinti da una carica della polizia al termine della quale due operai sono rimasti contusi. Ma il presidio non si è sciolto ed è stato riformato in via Rubattino a qualche metro dai cancelli della fabbrica dove sarebbero già iniziate le operazioni di smantellamento dei macchinari ceduti dalla Innse a un'altra azienda.Secondo quanto è stato riferito, le forze dell'ordine stanno eseguendo un provvedimento con cui la magistratura ha disposto la riconsegna dei macchinari e del sito industriale. Pertanto le operazioni dureranno circa una settimana, tempo necessario alle ditte interpellate per entrare nella fabbrica e smontare i macchinari.La vicenda della Innse si trascina dalla fine del maggio dell'anno scorso, quando l'imprenditore Silvano Genta comunicò ai dipendenti con un telegramma di aver avviato la procedura di mobilità. Da allora la fabbrica è stata autogestita dagli operai che hanno continuato a produrre. Poco meno di un anno fa lo stabilimento è stato messo sotto sequestro dall'autorità giudiziaria, infine dissequestrato e da allora vigilato giorno e notte da un gruppo di operai.I consiglieri regionali Carlo Monguzzi (Verdi) e Luciano Muhlbauer (Prc) di fronte allo sgombero dell'Innse lanciano un appello al presidente della Regione perché "mantenga gli impegni". "La violenza contro manifestanti che difendono il proprio posto di lavoro - affermano i due esponenti della sinistra - è inaccettabile, le autorità accertino le responsabilità. Sulla Innse Formigoni deve mantenere gli impegni presi nei giorni scorsi, quando aveva assicurato che si sarebbe trovata una soluzione accettabile per i lavoratori dello stabilimento e per la proprietà"."Il Consiglio regionale - concludono - ha recentemente approvato un ordine del giorno che impegna la Giunta a trovare una soluzione accettabile per i lavoratori. Chiediamo al presidente di fare di tutto per non gettare nella disperazione più totale centinaia di famiglie". ''Un atto violento e proditorio'': cosi' il segretario del Prc-Se, Paolo Ferrero, ha definito lo sgombero della Innse, la fabbrica di Lambrate occupata da circa un anno dai lavoratori, chiedendo l'intervento del prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi e del ministro dell'Interno Roberto Maroni per impedire ''questo abuso''. Ferrero ha deciso di essere oggi pomeriggio davanti alla fabbrica dove c'e' un presidio con oltre un centinaio di lavoratori, ''Mi rivolgo - ha detto - per questo a tutte le forze sociali e democratiche, che non possono non intervenire dalla parte del mondo del lavoro il cui grido e' sempre piu' soffocato, rompendo ogni indugio nel contrasto al cinismo spropositato di questo capitalismo speculativo''. Secondo l'ex ministro, infatti, la decisione di smantellare la Innse ''nonostante una produzione qualificata con buone posizioni di mercato nel settore della meccanica di precisione su pezzi di grande dimensione'' e' solo ''un intervento speculativo''. ''Motivazioni e modalita' dell'intervento repressivo alla Innse sono assolutamente inaccettabili, sia sul piano politico che sul piano morale - ha concluso -. E non troveranno indifferente Rifondazione comunista, ne' la reazione del mondo del lavoro e democratico''.


fonte: La Repubblica

1 agosto 2009

Massa Carrara: C'è anche un maresciallo dei carabinieri tra le ronde "SSS".

C'è anche un carabiniere di stanza a Pisa, tra le persone accusate di essere coinvolte negli scontri accaduti a Massa, alcuni giorni fa.Come noto, nella cittadina apuana un esponente della destra locale aveva promosso una «ronda» di vigilanza dal nome "Soccorso sociale e sicurezza": la sigla - SSS - aveva suscitato numerose polemiche, per l'evidente assonanza con il corpo militare nazista. In risposta a questa iniziativa, un gruppo di giovani dei "CARC" - aveva promosso un presidio antifascista. I due gruppi erano venuti alle mani, provocando l'intervento delle forze dell'ordine. Ora gli inquirenti, analizzando foto e video degli scontri, hanno trovato tra le persone coinvolte anche un maresciallo dei carabinieri, massese ma di stanza a Pisa. Secondo quanto si apprende dalla stampa locale, il militare sarebbe stato ripreso da una telecamera mentre mostrava il braccio destro, a mo' di saluto romano, a un militante dei CARC. In un altro fotogramma, il carabiniere sarebbe stato ripreso mentre scagliava una sedia contro un funzionario di polizia. Diversa la versione dell'interessato. Che nega di aver fatto il saluto romano - "al massimo posso aver alzato il braccio per invitare quei ragazzi in corteo alla calma", ha dichiarato alla stampa - e sostiene di essere stato coinvolto per caso nella rissa.«Non sapevo che quello che stavo colpendo era un agente», ha spiegato in una intervista al quotidiano Il Tirreno, «ero circondato da una decina di persone che volevano picchiarmi con un bastone, dietro c'era mia moglie e un mio amico con il figlio di cinque anni che piangeva. Sono costernato per quanto accaduto al funzionario di polizia, andrò da lui a stringergli la mano e a chiedergli scusa. Era in borghese non l'ho riconosciuto». A quanto si apprende, il militare non è ancora formalmente denunciato, ma il Pubblico Ministero Alessandra Conforti, che conduce l'inchiesta sugli scontri a Massa, potrebbe far partire una denuncia già nei prossimi giorni.

LA LEGA FA SCUOLA IN CALABRIA .......MA AL PD

Leggiamo la delibera n.22 emessa dal Sindaco di Diamante, nonché consigliere provinciale del PD Ernesto Magorno, e restiamo davvero stravolti. Non è un sindaco leghista, Ernesto Magorno, è il sindaco di Diamante, paese a forte presenza turistica, dirigente del partito democratico e consigliere provinciale. Nell'ordinanza, si parla di vendita abusiva e di merce contraffatta, facendo fuori in un solo colpo centinaia e centinaia di immigrati che arrivano nelle nostre coste per raggranellare qualche lira, che possa servire loro a passare l'inverno oltre che a mandare qualcosa alle loro famiglie. Ma non solo gli immigrati si fanno fuori con questa ordinanza! Vengono colpiti anche tutti quei piccoli venditori di frutta, che si posizionano lungo le strade frequentate dai turisti, alle entrate dei campeggi, sui lungomare. Gente nostra, precari, disoccupati, che aspettano l'estate per fare qualche piccolo guadagno e che nulla tolgono alle grandi catene di supermercati, in cui si annidano I riciclatori di soldi di mafia , ( questi si che dovrebbero preoccupare il sindaco in questione ) o ai commercianti che comunque mantengono la propria clientela per diversi altri motivi. Chesenso ha quindi questa ordinanza, che speriamo non venga adottata da altri sindaci solerti? Una ordinanza grave che parte comunque da un sindaco di centrosinistra , appartenente ad una provincia che si dice politicamente a forte presenza progressista, e che potrebbe fare da apripista per i sindaci di centrodestra che di queste politiche fanno il loro cavallo di battaglia. Come associazioni che si occupano delle problematiche degli immigrati e dei tanti soggetti deboli e precari esistenti nei nostri territori, crediamo che non sia questa la strada che conduca verso la legalità, anzi, è sempre stata nostra convinzione che solo attraverso l'accoglienza, il riconoscimento dei diritti e delle diverse culture, oltre la tutela delle fasce più deboli, si possa giungere a un giusto quadro di legalità e rispetto dei diritti e dei doveri da parte dei cittadini tutti. Pertanto chiediamo un immediato pronunciamento, a tal proposito, al Presidente della provincia, Oliverio, il quale in campagna elettorale ha più volte espresso la sua convinzione di improntare questi futuri cinque anni di governo al sostegno dei meno abbienti, ed ai suoi alleati, distratti forse dalle corse alle poltrone in giunta. Inoltre chiediamo allo stesso sindaco Magorno un ripensamento su quanto espresso con l'ordinanza in questione.
NON VORREMMO CHE IL PROSSIMO PASSO SIANO LE RONDE ?!?

P.Alex Zanotelli ( P.Comboniano)
Domenico Lucano ( Sindaco di Riace )
Associazione Yaraiha
Associazione La Kasbah
Rete Antirazzista Calabria
Associazione “Baobab”
Mo.C.I. – ONG
Sentiero non violento – Onlus

31 luglio 2009

Roma: cariche della polizia sui manifestanti per il diritto alla casa

«Alcuni manifestanti dei movimenti per l'emergenza abitativa sono stati caricati dalla polizia e dai carabinieri nel cortile del Consiglio regionale del Lazio. Ci sono diversi feriti, alcuni portati via con le ambulanze, altri medicati nell'ambulatorio della Pisana». È quanto riporta il portavoce del gruppo federato Prc-Pdci-Socialismo 2000 Ivano Peduzzi. «Circa 500 persone tra cui donne, anche incinte, e bambini - racconta - stavano manifestando davanti all'ingresso per chiedere che nel Piano casa venissero inserite misure favorevoli non solo ai costruttori ma anche a chi soffre l'emergenza abitativa. Una delegazione autorizzata era infatti entrata nell'edificio per partecipare alla seduta della commissione Urbanistica. Dall'interno però abbiamo sentito poco dopo il rumore e le grida delle cariche». Ora, spiega ancora Peduzzi, nella sala della commissione sono riuniti i rappresentanti dei movimenti, che stanno discutendo con il presidente del Consiglio Guido Milana e gli assessori alla Casa Mario Di Carlo, al Lavoro Alessandra Tibaldi, al Bilancio Luigi Nieri e all'Ambiente Filiberto Zaratti, oltre che con i consiglieri del gruppo federato delle sinistre. «Stiamo chiedendo la riapertura di una discussione in merito alla legge. Ma dobbiamo constatare - conclude Peduzzi - come la giunta abbia svoltato a destra con l'apertura all'Udc, sia per il piano casa, sia ieri con la sostituzione di un Prc ai vertici Cotral, chiudendo la porta ai movimenti»


fonte: Ansa

Omicidio Aldrovandi: conclusa l’inchiesta bis sulle presunte coperture

“Si tratta di una seconda fase del processo principale che per noi è un completamento dell’intera vicenda. Abbiamo sempre chiesto giustizia per Federico e credo che senza certe stranezze le indagini sarebbero state molto più rapide. E forse non avremmo dovuto attendere quattro anni prima di ottenere una sentenza”. Commenta così Patrizia Moretti la notizia della chiusura delle indagini sulla cosiddetta inchiesta “Aldrovandi bis”, volta ad accertare presunte irregolarità avvenute durante lo svolgimento delle indagini sulla morte del 18enne Federico, avvenuta il 25 settembre 2005 e per la quale sono già stati condannati in primo grado 4 poliziotti per omicidio colposo. Il pm Nicola Proto ha depositato l’avviso di chiusura indagini e in queste ore stanno arrivando le notifiche ex art. 415 bis del codice penale ad altri quattro poliziotti indagati per quanto successe, o non successe, dopo il 25 settembre. “Penso che qualcuno abbia un debito verso l’intera città – continua la madre di Federico -. Oltre a noi come famiglia, è stata ingannata tutta Ferrara”. L’inizio delle vicenda risale al maggio 2007, quando vennero segnalate dalla squadra mobile presunte manomissioni nei brogliacci della questura attinenti agli interventi delle volanti la notte del 25 settembre. Il foglio originale relativo all’intervento in via Ippodromo, con numero di serie 686, riportava come orario le 5.45. Dopo una correzione a penna le 5.45 sono diventate le 5.50 (la prima chiamata al 113 risale proprio alle 5.45). Il foglio successivo in ordine temporale però, il 687, riporta un altro intervento effettuato dalla polizia quella notte, dove l’orario indica le 5.45. Due interventi inconciliabili dal punto di vista cronologico. A questo punto il 686 viene cancellato con segni trasversali, sempre a penna. Il registro riporta quindi al 688 l’intervento di via Ippodromo, questa volta con l’orario “ufficiale” delle 5.50. Solo il foglio 688 sarebbe stato trasmesso alla polizia giudiziaria. Da quelle incongruenze partì la seconda inchiesta, che vide indagati tre poliziotti: Paolo Marino, all’epoca dei fatti dirigente dell’ufficio Volanti, Marco Pirani, ispettore della polizia incaricato il 16 gennaio 2006 dal procuratore capo Severino Messina di affiancare il pm Guerra nelle indagini, Marcello Bulgarelli, che il giorno della tragedia era responsabile della centrale operativa 113. A loro, nel marzo 2009, si aggiunge Luca Casoni, quella notte capoturno delle volanti. I reati ipotizzati dalla procura estense sarebbero di natura dolosa. Ora si dovranno attendere i 20 giorni di rito (che, con la pausa estiva, fanno slittare i termini a inizio ottobre) per presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio. Dopodiché verrà fissata l’udienza preliminare davanti al gip che deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio accogliendola o decretando l’archiviazione.



30 luglio 2009

Pordenone: ordinanza del Sindaco, Vietato fermarsi in due in strada

Chissà come faranno i cittadini di Pordenone a commentare l'ordinanza del loro sindaco. Forse si passeranno di nascosto dei «pizzini». Oppure si sussurreranno frasi veloci incrociandosi per strada, senza fermarsi. Perché altrimenti rischierebbero proprio loro di diventare le prime vittime del provvedimento.Il «bravo» primo cittadino pordenonese, il «democratico» Sergio Bolzonello, ieri ha firmato un'ordinanza che vieta, in alcune vie della città, lo «stazionamento e l'assembramento di persone». E per «assembramento» non intende «folle oceaniche», sia chiaro. No: basteranno due persone a far scattare il divieto, nel caso in cui «per l'elevato tono di voce o per il modo di fruire gli spazi pubblici tale da non consentire analoga fruizione da parte degli altri cittadini» risultino, udite udite, «non consoni al decoro dell'ambiente e alla pubblica decenza». Ecco alcuni esempi di atteggiamenti «indecorosi», specificati nel testo: sedere sul selciato, imbrattare i muri, oppure «ostentare oziosità» o «essere petulanti» (adesso è vietato non fare nulla o «spettegolare» con le amiche?). Chi verrà sorpreso dai vigili in tali atteggiamenti dovrà pagare una multa da 25 a 500 euro. Se i trasgressori continueranno nel loro atteggiamento «delittuoso» allora potrebbe scattare l'arresto, fino a tre mesi. Lui si è difeso dicendo che lo ha fatto per un caso particolare, per i «punkabbestia». Nel dubbio, se qualcuno dovesse andare a Pordenone, parli piano.

Rovereto: chi ha ucciso Stefano Frapporti? Tanto il carcere quanto il proibizionismo!

E' in fondo poco importante discernere se la responsabilità ultima sia dei Carabinieri - che molto probabilmente l'hanno pestato - spingendo l'uomo al suicidio, piuttosto che la paura di una perdita di onorabilità e continuazione di una vita normale. Quello che conta, è che una persona di 48 anni possa morire (in carcere!) per il semplice possesso di un po' di fumo. Stefano Frapporti, muratore con una mano persa dopo un brutto incidente sul lavoro. Pare che sia stato fermato dai carabinieri mentre andava in bicicletta. Lo avrebbero perquisito, gli avrebbero trovato dell’hashish. A questo punto l’uomo è stato arrestato, dapprima condotto in caserma e poi al carcere di Rovereto dove gli è stata anche negata la possibilità di telefonare alla sorella che avrebbe potuto tranquillizzarlo. Circa due ore dopo si è tolto la vita con il cordoncino della tuta da ginnastica che indossava. In risposta della morte di Stefano una trentina di solidali e amici ha bloccato oggi per ore alcune vie della città. Su uno striscione la scritta: "Stefano è stato ucciso. Carabinieri e carcere assassini". Dopo le strade, per circa venti minuti sono stati bloccati due treni in stazione e poi di nuovo un corteo spontaneo ha chiuso corso Rosmini (il viale principale di Rovereto) con materiale vario recuperato nei cantieri a fianco. Polizia e carabinieri, in assetto anti-sommossa - sono rimasti in disparte senza intervenire.
fonte: InfoAut
"Documenti, foto, testimonianze, approfondimenti su GIORNALE SENTIRE
a questa pagina:http://www.giornalesentire.it/2009/agosto/1231/ilcasofrapporti.html

Carceri: Diritti e reiserimento, la Costituzione negata

Izet Sulejmanovic per alcuni mesi è stato costretto a vivere nel carcere romano di Rebibbia in soli 2,7 metri quadri. In uno spazio così piccolo una persona non può muoversi, non può respirare. Per questo motivo la Corte Europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia ad un risarcimento danni in favore del malcapitato, ritenendo un trattamento inumano e degradante costringere una persona a vivere in meno di tre metri quadri. Nella stessa situazione di Izet Sulejmanovic vi sono molti altri detenuti nelle carceri di Palermo, Brescia, Sassari e tante altre. Per queste ragioni l'Associazione Antigone si è messa a disposizione di quei detenuti che vogliano citare in giudizio lo stato italiano (difensorecivico@associazioneantigone.it) e a partire da oggi anche il nostro partito mette a disposizione i propri avvocati per quanti vogliano ricorrere alla Corte (per info e segnalazioni: giustizia@rifondazione.it - osservatorio@rifondazione.it). Così come aderiremo, con i nostri consiglieri regionali e militanti, alla campagna di visite in carcere promossa dai Radicali per il 14, 15 e 16 agosto. Perché il carcere è la cartina di tornasole dello stato di salute di una democrazia e promuovere i diritti di chi è in carcere significa, in ultima istanza, contribuire ad arginare la deriva democratica (e culturale) che dilaga nella nostra società. Perché invocare il rispetto della Costituzione significa invocare il rispetto dei diritti in essa sanciti per tutte le persone, libere o detenute che siano. Perché l'art. 27 della Costituzione sancisce che la pena non può essere contraria al senso di umanità e deve tendere al reinserimento del condannato. La prima finalità della pena è quindi quella di non stridere con il rispetto dei diritti fondamentali della persona e, in seconda battuta, quella di tendere al reinserimento sociale del reo. La prima formulazione della norma prevedeva che la funzione primaria della pena fosse quella della risocializzazione e, in secondo luogo, il rispetto dei diritti minimi della persona. Durante i lavori preparatori della Costituzione fu l'on. Aldo Moro a mettere in guardia i colleghi da una siffatta formulazione, che avrebbe legittimato, diremmo oggi, "cure Ludovico" da Arancia Meccanica, ovvero, la tortura di stato per reintegrare i condannati nella società. Grazie all'accoglimento dell'emendamento Moro, dunque, oggi per la nostra Costituzione la finalità della pena è il pieno rispetto dei diritti fondamentali e il reinserimento sociale può esservi soltanto a patto che la dignità della persona non venga soppressa. Mai come oggi l'insegnamento di Aldo Moro è importante. Le carceri scoppiano e l'attuale maggioranza continua ad emanare leggi riempi carcere piuttosto che pensare a provvedimenti di clemenza e di depenalizzazione di condotte non lesive dei diritti altrui per ricondurre le carceri al rispetto dei diritti minimi della persona. Ma a ben vedere, anche la finalità rieducativa della pena è rimasta inevasa se, stando ai dati del ministero della Giustizia, reitera il reato il 68% degli ex detenuti, mentre cade nella recidiva il 19% di coloro che hanno usufruito di una misura alternativa. Anche in questo caso la maggioranza, piuttosto di pensare ad inserire ulteriori limitazioni all'accesso delle misure alternative al carcere, bene farebbe a prevedere un maggiore ricorso alle stesse in quanto più efficaci sia per il reinserimento del reo che per la sicurezza dei cittadini. Partendo dal dettato costituzionale Aldo Moro, così come Togliatti, Ingrao e Dossetti, proposero, in tempi diversi, l'abolizione del fine pena:mai, perché tale pena contrasta con il principio "personalista" della nostra carta costituzionale, secondo il quale la persona è il fine ultimo del nostro ordinamento e la dignità umana non può essere calpestata: mai.Oggi, in tempi in cui centro-destra e centro-sinistra si rincorrono sul chi è più bravo a fabbricare paure e ricette contro l'insicurezza crediamo che il tema delle pene disumane, della maggiore efficacia delle misure alternative rispetto alla pena carceraria debbano essere ripresi con vigore.Perché la drammatica lettera del detenuto Mario Trudu dimostra che in Italia, aldilà delle menzogne della politica e dei media, vi sono detenuti che scontano l'ergastolo per l'intera vita (almeno la metà degli ergastolani ha le stesse preclusioni di Mario Trudu nell'accedere ai benefici penitenziari). Perché la storia di Carmelo Musumeci, al quale, stando alla lettera pubblicata anch'essa qui accanto, indebitamente viene trattenuta la posta per impedirgli di continuare la sua battaglia per l'abolizione dell'ergastolo, tanto ricorda prassi da regime totalitario che, dentro e fuori dal carcere, tenta di mettere il bavaglio a chi non fila dritto.


Giovanni Russo Spena

Più carcere per tutti

Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Lazio, Marche, Puglia, Toscana, Trentino Alto Adige, Valle D'Aosta, Sicilia, Veneto. Sono ben dodici le regioni "fuorilegge" che ospitano nelle patrie galere un numero di persone ben superiore al limite dell'umano. In Emilia Romagna, ad esempio, si è raggiunto il record del 202% della capienza regolamentare mentre in Trentino Alto Adige siamo intorno al 130%. Per quanto riguarda le singole case circondariali al primo posto nella triste classifica delle strutture più affollate c'è il carcere di Caltagirone (Catania) con 259 detenuti (345% oltre il massimo consentito per legge) a fronte di una capienza di 75 e di un limite di tollerabilità che può salire fino a 150. Un sistema, quello carcerario, ormai prossimo all'implosione se consideriamo che sta per entrare in vigore il cosiddetto Pacchetto Sicurezza: "più carcere per tutti", insomma.E allora, per fronteggiare questa emergenza, ecco che dalla scrivania del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, viene partorito un piano di «interventi necessari per conseguire la realizzazione di nuove infrastrutture penitenziarie e l'aumento di capienza di quelle esistenti»: in tutto il paese verranno realizzati complessivamente 17mila 129 nuovi posti per la faraonica cifra di un miliardo 590 milioni 730mila euro. Oltre un miliardo e mezzo, per la gioia di costruttori edili che si preparano a essere messi all'ingrasso dal governo che, fra Piani Casa e Piani Carceri, ha stanziato, in pochi giorni, quanto messo in campo per fronteggiare l'Emergenza Abruzzo. Il tutto per non risolvere né il problema del sovraffollamento delle carceri, né quello delle migliaia di persone sotto sfratto o senza casa.Un congestionamento, quello degli istituti penitenziari, che, come spiegato nella relazione illustrata del Programma Carceri, riguarda soprattutto le strutture del nord Italia e i grandi agglomerati metropolitani di Roma, Milano, Napoli e Catania. Un intervento di ampliamento che lo stesso Ministero considera necessario «data la protratta incapacità amministrativa di far fronte alla progressiva implementazione della popolazione detenuta». Come dire: vista la stretta legalitaria in atto nel nostro paese, possiamo già prevedere che aumenteranno gli arresti. E allora via a nuove carceri, ovviamente, come denunciato da tutti i sindacati di categoria che hanno manifestato a Napoli lo scorso 22 luglio, fermo restando il già insufficiente numero di agenti di Polizia penitenziaria all'interno delle strutture. Un problema, questo, di cui si è accorto anche il ministro Alfano che, nella relazione, ammette non solo l'uso improprio di agenti «su fronti diversi dal contesto penitenziario», facendo riferimento a compiti di sicurezza, vigilanza e servizio di polizia stradale come voluto dal Ministro degli Interni Maroni, ma la necessità di «riflettere sulla previsione di un piano straordinario di assunzioni».Intanto, però, il governo si dichiara pronto per «la realizzazione in tempi ragionevolmente brevi di 46 nuovi padiglioni in ampliamento a strutture già esistenti» che andranno ad aggiungersi a nuovi istituti penitenziari al posto di quelli attuali e di carceri che sorgeranno ex novo: Pinerolo (Torino), con 400 nuovi posti; Milano per una capienza di mille persone; Genova con 400; Roma che ospiterà mille detenuti; Nola (Napoli) con mille; Reggio Calabria con 250 e Catania con 600. Le regioni che registreranno il maggior aumento di posti in carcere saranno la Lombardia con un incremento di 3587 posti, il Lazio con 2909, la Campania con 2254 e la Sicilia con 1908. Numeri che delineano una sorta di cartina geografica dell'attuale emergenza di sovraffollamento. A Cagliari e Sassari, invece, due nuovi padiglioni detentivi, per un totale di 180 posti, saranno destinati a ospitare i detenuti sottoposti al regime dell'articolo 41 bis.«Invece di contrastare il sovraffollamento con la costruzione di nuove carceri» afferma Angiolo Marroni, Garante dei detenuti del Lazio, «governo e Parlamento dovrebbero puntare a una riforma del codice penale che preveda la reclusione per i casi veramente gravi e un sistema di misure alternative negli altri casi». Basti pensare a Silvio, un italiano senza fissa dimora arrestato mentre era ricoverato all'Ospedale Santo Spirito di Roma, condannato a quasi tre mesi di carcere e a un'ammenda di 4 centesimi per il furto, commesso tre anni fa, di un filone di pane e un altro genere alimentare in un supermercato e che ora si trova nell'infermeria del braccio G14 di Rebibbia con un fine pena fissato al prossimo 3 settembre. Oppure alla vicenda di un detenuto affetto da poliomielite che ha raccontato al Garante dei diritti dei detenuti di aver scontato un residuo di pena di dieci giorni: sempre sdraiato su un letto, costretto, ogni volta che doveva spostarsi per mangiare o andare al bagno, a far superare alla sua sedia a rotelle ripetuti controlli di sicurezza.Storie emblematiche dell'attuale confusione che regna nel sistema della sicurezza italiano che punisce ogni tipo di condotta difforme dalla legge con la reclusione, «con conseguenze drammatiche in termini di sovraffollamento, e che», commenta Marroni, «ha ormai praticamente abbandonato la funzione del recupero sociale dei reclusi garantita dalla Costituzione».

Milano: Fanno domande a Pecorella, avvocato di Berlusconi, perquisiti e denunciati

Perquisiti e denunciati per violazione della privacy per aver rivolto domande imbarazzanti armati di una videocamera all´avvocato e deputato Pdl Gaetano Pecorella. È capitato a due giovani dell´associazione Qui Milano Libera che avevano partecipato a una trasmissione della tv locale Telelombardia. Durante la trasmissione c´era stato uno scontro verbale dopo che Pecorella, in una pausa pubblicitaria, aveva definito uno dei preti uccisi dalla camorra come custode delle armi delle cosche.
fonte: La Repubblica

Testmonianze: Chiedo di essere condannato a morte

Io sottoscritto Trudu Mario, nato ad Arzana (Nu) l'11 marzo 1950 ristretto presso il carcere di Spoleto, con pena definitiva ergastolo, chiedoche questo Tribunale si pronunci sulla mia richiesta affinché mi venga tramutata in pena di morte, l'ergastolo inflittomi dalla Corte di Assise d'Appello di Firenze.Vengo spinto a questa decisione dalla mia consapevolezza che sia io, come moltissimi altri detenuti non potremo mai uscire di galera, questo perché il decreto legge (Scotti-Martelli) del 1992 legge fatta con la roncola, ignorando la costituzione, così facendo diventare alcuni reati ostativi e coloro che sono stati condannati per tali reati all'ergastolo non potranno mai usufruire di nessun tipo di benefici, e tanto meno potranno arrivare a un fine pena.In parte capisco che lo stato si è impegnato a farci morire un poco alla volta, ma io dopo trent'anni di tortura ho deciso che voglio morire subito con il metodo più sbrigativo. Le motivazioni che danno forza alla mia richiesta sono le stesse che vi ho sempre elencato negli ultimi decenni in cui ho invocato invano i benefici premiali (come il permesso premio... e altro) - vi allego un elenco con le motivazioni che infinite volte vi ho presentato nelle richieste per i benefici - Ma nei miei confronti ho visto da parte della giustizia soltanto accanimento e vendetta, bene! Oggi vi offro l'occasione giusta per una vendetta completa. Fino a oggi mi hanno sempre respinto le centinaia di istanze da me presentate, mi auguro che questa sia la volta buona e finalmente qualcosa viene accettata pure a me, io ormai ho una certa età e ho fatto 30 anni di carcere e potrei farmene altrettanti, non sono un tipo che s'impressiona, niente mi spaventa, se oggi inoltro questa mia richiesta (e mi rammarico per avere aspettato tanto), è soltanto per alleviare i miei familiari dell'enorme sacrificio che impongo loro da trent'anni, loro come me, hanno girato 16 carceri in cui ho soggiornato, per venire a trovarmi, pellegrinaggio iniziato il 12 maggio 1979 data del mio arresto. Avrei dovuto rifiutare molto tempo fa il tanto amore che mi hanno dimostrato e continuano a dimostrarmi venendo tuttora a trovarmi, ma non ho avuto mai né la debolezza e né la forza per suicidarmi, ora pretendo che lo Stato metta fine al loro eterno pellegrinare.Per questo oggi chiedo che sia lo Stato a sbrigare questa faccenda, non sarà difficile fra loro trovare un boia, ne hanno ammazzata tanta di gente uno in più uno in meno, non fa differenza.L'unica cosa che chiedo per essere soppresso è che si usi il metodo - fucilazione - possibilmente in un luogo pubblico, sarebbe per me una grande soddisfazione se avvenisse nella piazza del Duomo di Spoleto (il mio paese di residenza), possibilmente informando la popolazione, se all'evento partecipassero tutti i miei concittadini sarebbe una enorme gioia per me, così in un solo colpo potrete togliervi dalle scatole quel Mario Trudu che con insistenza per decenni ha continuato a chiedere ciò che per legge gli spetta, ma ignorante come è, non è riuscito a capire che non glieli avrebbero mai concessi, che stupido che è! Attendo con fiducia (anche se avere fiducia in voi è come se un agnello avesse fiducia in un lupo) un esito positivo della questione, vi ringrazio.
Mario Trudu

28 luglio 2009

Roma: sigilli al centro sociale Rialto

Questa mattina è stato sigillato anche lo spazio teatrale del Rialto Occupato a Roma. La sala teatro infatti era sfuggita al blitz che il 20 marzo scorso ha “sigillato” il Rialto.
Ci sembra questo l’ennesimo preoccupante atto “di sicurezza” che nei fatti tenta di mettere la parola fine ad un esperimento culturale che da oltre dieci anni in questa città promuove cultura e autorganizzazione.
Nella città di Alemanno con la polizia si impediscono le attività teatrali.
Questo accade all’indomani della mobilitazione in merito ai tagli definitivi al FUS, una mobilitazione che vede impegnato tra gli altri appunto i compagn@ del Rialto.
Riteniamo l’attacco al Rialto l’ennesimo atto repressivo che in questa città e in questo paese tenta di aggredire tutte le culture critiche. Noi continueremo a occupare e difendere spazi in cui la politica è appunto uno spazio pubblico per esigere diritti e liberare creatività. Continueremo a batterci contro i tagli alla cultura che sono l’ennesima manifestazione della idea ristretta e securitaria che il governo berlusconi ha della democrazia.

Italo Di Sabato responsabile Osservatorio sulla Repressione del Prc

26 luglio 2009

A Massa le ronde si chiamano SSS.... ma arrestano i compagni

Tensione e scontri la scorsa notte a Massa, dove un gruppo di giovani di estrema sinistra si è scontrato prima con alcuni esponenti di destra e poi con le forze dell'ordine. Tutto è accaduto nella serata di ieri, alla Partaccia, una località vicina a Marina di Massa popolata di camping. A generare il tafferuglio il faccia a faccia tra una cosidetta "ronda proletaria antifascista" (promossa dall' Associazione solidarietà proletaria e dalla Federazione toscana del partito dei Comitati di appoggio alla Resistenza per il comunismo, in risposta alle ronde organizzate dalla destra locale) e alcuni simpatizzanti di destra della zona. Dalle prime ricostruzioni la miccia si sarebbe accesa quando tra il gruppo dei Carc e il proprietario di un chiosco sono volate parole grosse. Provocazioni, saluti romani, l'inno d'Italia a tutto volume e alcune sedie che volano. Poco dopo, mentre i manifestanti di sinistra stavano tornando verso la loro festa, alcuni ragazzi in motorino li avrebbero provocati facendo il saluto romano. A questo punto sono scoppiati gli scontri più gravi, tra i giovani e le forze dell'ordine intervenute per sedare i tafferugli. Il bilancio finale parla di 5 poliziotti feri e due estremisti di sinistra, Samuele Bertoneri e Alessandro Della Malva, segretario regionale dei Carc, accusati di oltraggio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Altri due erano manifestanti stati fermati, ma sono stati rilasciati. Per protestare contro i fermi, questa mattina esponenti dell'Asp e dei Carc hanno bloccato la stazione ferroviaria di Massa. L'occupazione si è protratta per oltre un'ora e mezzo, provocando ritardi e disagi. E sempre in mattinata, davanti alla Questura, si sono radunati alcuni esponenti dei Carc per chiedere informazioni sui due fermati: "Il nostro segretario regionale è sparito dalla scorsa notte, chiediamo spiegazioni". Pare infatti che Della Malva sia rimasto feriti negli scontri. Per adesso dalla Questura nessuna comunicazione ufficiale.


fonte: La Repubblica

Benevento: notte di ordinaria repressione

Era quasi finita “la serata stamattina”, erano all’incirca le due e finalmente dopo una settimana di lavori, di taglio di erba, di pulizie, di sistemazione del palco all’esterno della struttura, con tutti i fratelli e le sorelle ci godevamo la serata: un po’ di frescura e relax, il meritato riposo. All’improvviso vengo accecato da una luce abbagliante, un faro e al seguito cinquanta tra agenti di polizia, carabinieri e guardia di finanza che mi chiedono i documenti per un regolare e semplice controllo.Un semplice controllo in cinquanta agenti di pubblica sicurezza che avevano scambiato il centro sociale per il rifugio di sandokan!<> , <<>> con queste frasi di rito ormai in tutti i fine settimana, guarda caso dall’approvazione del piano sicurezza in prefettura vengono a trovarci all’interno della struttura e con fare provocatorio non fanno che alimentare la tensione.Preparo il documento e chiedo ad un agente di Polizia che non ha avuto nemmeno il buon gusto di presentarsi di allontanarci all’esterno della struttura per evitare inutili tensioni e per effettuare l’identificazione. Mi viene risposto <<>>La tensione cresce e per una seconda volta chiedo di evitare inutili polemiche e di allontanarci all’esterno della struttura poiché la musica era stata staccata e quindi non c’era alcun motivo di restare all’interno del centro.A quel punto la tensione esplode e l’agente di polizia, quello che non ama identificarsi, mi prende per le braccia e mi dice che mi portano in questura: <>.Spiego che non c’era alcun motivo di andare in questura poiché non mi stavo rifiutando di consegnare le mie generalità ma chiedevo semplicemente di uscire fuori per procedere all’identificazione.A quel punto gli agenti diventano due e cominciano ad accompagnarmi al cancello mentre un altro agente, anche lui venuto per effettuare un semplice e regolare controllo, mi toglie con veemenza il documento dalle mani.Ci dobbiamo abituare mi dicono e soprattutto che <<>> e adesso <>.Siamo in tanti vicino al cancello,attendiamo l’identificazione.L’agente che evita di presentarsi mi consegna il documento e mi dice che è stato un piacere.Disturbo della quiete pubblica, un disturbo “provocato” in seguito all’irruzione in salsa cilena all’interno del centro sociale.Salutiamo gli agenti, i tutori della legge, della legalità e mi chiedo la legalità di chi? Ci rivedremmo presto mi dicono e io rispondo sicuramente, con una differenza loro a guardia di un decreto che limita la libertà di movimento noi sempre in movimento…Chiudiamo i cancelli, i fratelli e le sorelle, i commenti increduli per quello che è accaduto: una notte di “ordinaria” repressione, è il pacchetto sicurezza.

Csa Depistaggio Benevento

Ammanettato in ospedale e tradotto in carcere per il furto di un filone di pane"

E' stato arrestato (con tanto di manette ai polsi davanti al personale sanitario e agli altri ricoverati) i primi giorni di Giugno dentro l'Ospedale "SantoSpirito" di Roma perché aveva un carico penale di poco meno di tre mesi di carcere per il furto (commesso 3 anni fa...) di un filone di pane e di una scatolina di tonno in un supermercato di Monte Mario a Roma, perchè povero e colto da una crisi di fame. Ora l'uomo - un italiano senza fissa dimora condannato anche ad una ammenda pecuniaria di 4 centesimi (!)- si trova nell'infermeria del 'braccioG 14' del carcere di Rebibbia, con un 'fine pena' fissato per il 3 Settembre prossimo...
La vicenda è stata denunciata oggi dal Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni secondo cui "la storia di Silvio è l'emblema dell'attuale confusione che regna nel sistema della sicurezza italiano, che pensa di punire ogni tipo di condotta difforme dalla legge con la reclusione, con conseguenze drammatiche in termini di sovraffollamento e di recupero sociale dei reclusi. Una funzione, quella del recupero, garantita dalla Costituzione ma ormai praticamente abbandonata nelle carceri, perennemente alle prese con l'emergenza sovraffollamento". Di vicende come questa i collaboratori del Garante ne hanno gestite diverse nelle carceri di tutto il Lazio: ad esempio, sempre a Rebibbia, un detenuto affetto da poliomielite ha scontato un 'residuo pena' di 10 giorni immobile sul letto della cella ed ogni volta che doveva spostarsi per le necessità elementari, la sua sedia a rotelle doveva superare i severi controlli di sicurezza. Secondo il Garante tutto ciò dovrebbe far riflettere sul fatto che, invece di contrastare il sovraffollamento con la costruzione di nuove carceri,governo e Parlamento dovrebbero puntare ad una riforma del codice penale che preveda la reclusione per i casi veramente gravi, e un sistema di misure alternative negli altri casi.

Candannati all'inferno

Ci sono le prove. Foto e testimonianze che dimostrano come l'Italia il 30 giugno scorso abbia negato l'asilo a rifugiati eritrei, stremati dalla fame e dalla sete. Tutti respinti. Pur sapendo che si trattava di profughi con il diritto di entrare. E invece no. Gli 82 disperati, fra cui donne e bambini, sono stati rispediti in Libia, in aperta violazione della Convenzione di Ginevra: nessuna identificazione, maltrattamenti, confisca dei beni, consegnati poi alle autorità libiche. Soldi e documenti di cui non si sa più nulla. Ora sono tutti rinchiusi nelle carceri attorno a Tripoli, a pane e acqua, dove la polizia di Gheddafi picchia e tortura. E un'ombra inquietante si allunga sul governo Berlusconi, dopo l'ennesimo respingimento di un barcone al largo di Lampedusa.Le organizzazioni internazionali, dall'Unhcr, l'Agenzia Onu per i rifugiati, al Cir, il Consiglio italiano per i rifugiati sotto il patrocinio dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite, hanno denunciato la linea dura del Viminale e mosso accuse per i diritti negati. Ma i ministri Ignazio La Russa e Andrea Ronchi hanno risposto con veemenza, stigmatizzandole come "avventate, false, demagogiche, offensive e ripugnanti". E pretendendo scuse.Quegli addebiti trovano, invece, conferma. Sia nelle immagini scattate ai profughi sbarcati in Libia, sia nelle testimonianze dirette raccolte da 'L'espresso' anche fra i prigionieri trasferiti nei centri di detenzione, da Tripoli a Bengasi. Dove stupri, sevizie e botte sono la quotidianità.Sulla prassi non rispettata restano pochi dubbi: "Non risulta che le autorità italiane abbiano cercato di stabilire la nazionalità", ripete l'Unhcr. Come invece deve essere fatto, stando alle convenzioni internazionali sull'obbligo di 'non respingimento'. E c'è di più. L'Italia non avrebbe avuto nemmeno bisogno di effettuare quei controlli. I nostri militari sapevano da prima dello sbarco chi c'era a bordo della carretta del mare. "Profughi in fuga dalla dittatura eritrea, con donne e bambini, alcuni dei quali sono morti durante il viaggio e qualcuno ha gettato in mare", riferisce la parente di uno di quei disperati. Bene, è stata proprio lei, cittadina eritrea in Italia da 20 anni, a contattare la Capitaneria di porto, quello stesso pomeriggio verso le 15.30, pochi minuti dopo avere ricevuto un Sos dal barcone. "Hanno rischiato di affondare e morire tutti. L'ho detto subito ai militari", racconta. "Dopo la mia chiamata sono seguite 5 o 6 telefonate fra me e un capitano della Marina, molto gentile, al quale ho fornito tutti i dettagli. E ho specificato che a bordo c'erano dei rifugiati. Ho fornito addirittura il numero di cellulare del mio parente, per ogni verifica".Esistono poi le fotografie, in mano al Cir, dello sbarco dei rifugiati in Libia. Sono le prime immagini che provano i respingimenti di profughi con diritto d'asilo da parte dell'Italia. Sono parecchie. Sfuocate. Ma volti e dettagli appaiono sufficientemente chiari. Una mostra un giovane ferito alla testa. Ha una vistosa benda bianca. È uno dei sei eritrei che hanno denunciato l'uso della forza da parte della nostra Marina e hanno avuto bisogno di cure mediche. Un'accusa pesante, "l'utilizzo di bastoni elettrici", conferma il Cir, durante il trasbordo sulla motovedetta. Eccolo ritratto. Certo anche il respingimento di donne e i bambini, assieme al gruppo. E ritratti in un'altra foto dopo l'arrivo in Libia.Ai profughi sono stati confiscati soldi ed effetti personali: 600 dollari a uno, 400 a un altro e così via. L'elenco è lungo. Cellulari, agende telefoniche, carte d'identità. A un ragazzo è stata sottratta la tessera della Croce rossa. La numero 037871. E ancora le foto dei familiari. Via anche la Bibbia, a chi l'aveva con sé. Cancellati tutti i legami, quel rimasuglio di vita che resisteva. La risposta del governo è che questi soldi e questi oggetti sono stati imbustati e consegnati ai libici. Ma nei centri di detenzione non ce n'è traccia. "Riteniamo il racconto di queste persone credibile", afferma Cristopher Hein, direttore del Cir. "E il loro non è nemmeno l'ultimo barcone rifiutato. Ce n'è stato un altro il 4 luglio e i centri sono sovraffollati". Dal 7 maggio, quando sono cominciati i respingimenti italiani, circa 350 eritrei sono stati rifiutati senza controlli. Eppure il governo non ha avviato verifiche su tutto questo, limitandosi a una "dettagliata informativa sul respingimento", spiegano alla Difesa. Nemmeno alle due lettere dell'Unhcr che chiedeva accertamenti, datate 2 e 7 luglio, è seguita risposta.



fonte: L'Espresso

24 luglio 2009

Antifascismo: quindici perquisizioni in tutta Italia

Durante il corteo, convocato a seguito dell'omicidio per mano fascista di Nicola Tommasoli, si ebbero brevi momenti di tensione. Oltre un anno dopo, la Digos veronese irrompe in casa di attivisti antifascisti a Trento, Padova, Genova, Venezia, Bergamo, Treviso, Torino e Brescia, sotto indagine per travisamento, danneggiamento, porto di oggetti atti a offendere, e per l'esplosione di una (1) bomba carta.

Pubblichiamo il comunicato diffuso dall'assemblea cittadina che organizzò la manifestazione, nonché la successiva nell'anniversario dell'assassinio, lo scorso primo maggio


Comunicato stampa sulle perquisizioni avvenute a seguito della manifestazione NICOLA È OGNUNO DI NOI del 17 maggio 2008


Abbiamo appreso stamattina delle perquisizioni a carico di alcuni partecipanti al corteo antifascista svoltosi a Verona il 17 maggio dello scorso anno, pochi giorni dopo l’aggressione mortale a Nicola Tommasoli.I cinque giovani responsabili dell’aggressione a Nicola, legati alla tifoseria dell’Hellas (e almeno tre di loro anche a formazioni della destra radicale), sono oggi agli arresti domiciliari. Il processo, che si tiene alla Corte d’Assise di Verona, va per lunghe. Gli imputati, accusati di omicidio preterintenzionale in concorso e rapina, sono difesi da un imponente collegio di avvocati, i quali hanno assoldato fior fiore di consulenti e periti. La tesi che la difesa cerca di accreditare è che Nicola Tommasoli non sia morto per le percosse subite, ma per una causa patologica, un aneurisma o un difetto congenito di un’arteria del cervello. La Corte si è affidata a due periti super-partes, di cui il luminare è il professor Carlo Torre, autore della famosa “trovata” del sasso che avrebbe deviato la pallottola che uccise Carlo Giuliani al G8 di Genova.Nel frattempo si assiste ad una campagna di banalizzazione dei fatti di violenza accaduti a Verona negli ultimi anni, come sta succedendo per l’aggressione di piazza Viviani, anche quella opera di tifosi violenti e razzisti. Il sindaco stesso, noto per le sue ordinanze castigatutti e per la virulenza delle sue opinioni in fatto di “sicurezza”, prima invoca “condanne esemplari”, adesso parla di eventuali condanne a “lavori socialmente utili”, in una riscoperta del valore delle cosiddette “misure alternative” che forse per altri tipi di imputati/detenuti non verrebbero ritenute opportune.Noi non abbiamo mai pensato che la galera sia positiva. Ma pensiamo comunque che giustizia, che significa anche senso delle proporzioni, deve essere fatta. Riconoscendo però che “l’humus”, in cui le violenze ultras e/o neofasciste a Verona trovano nutrimento per crescere e coinvolgere tanti giovani e meno giovani, ha una precisa valenza culturale e politica. Quella di una città ripiegata su se stessa, governata da un sindaco e un assessore condannati per propaganda razzista, in cui il consiglio comunale è popolato di losche figure di fascisti e razzisti doc. Con la compiacenza di una classe politica che ha perso completamente di vista obiettivi e natura della politica, cioè il bene di tutti i cittadini, nessuno escluso.In questo quadro si inseriscono oggi le perquisizioni per i danneggiamenti verificatisi durante il corteo del 17 maggio 2008. Danneggiamenti di lievissima entità indipendenti dalla volontà degli organizzatori ma che, già nei giorni successivi (pensiamo alle dichiarazioni del sindaco sulle scritte), sono apparsi - in modo incredibile - quasi più gravi degli stessi fatti che hanno originato il corteo di protesta di diecimila persone: il pestaggio a morte di Nicola Tommasoli.Vogliamo sperare che questo tipo di azione giudiziaria non sia l’ennesimo “controbilanciamento” volto a distogliere dalle vere responsabilità per la morte di Nicola l’attenzione di una città che (dalle pagine dei giornali, ai rappresentanti delle istituzioni, fino al “senso comune” di una parte dei suoi cittadini) sembra aver già in gran parte assolto i cinque aggressori neofascisti, riaccogliendoli nel suo seno come “ragazzi che hanno sbagliato” e derubricando tutto ad una tragica casualità dovuta ad un’arteria difettosa.


Assemblea 17 Maggio (organizzatori della manifestazione del 17 maggio 2008)



23 luglio 2009

Vicenza: No a presidi del Sud

No a dirigenti scolastici del Sud in provincia di Vicenza. La mozione votata martedì dal consiglio provinciale della città veneta farà discutere. Anche perché approvata da maggioranza e opposizione: 26 consiglieri su 27. A proporla l'assessore alla Scuola, Morena Martini del Pdl. Razzismo? "Macché. Non si vuole puntare il dito contro le professionalità provenienti da altre regioni - dichiara - ma ripristinare una situazione di diritto che alcune regioni, diciamo non virtuose, hanno disatteso". Per comprendere la questione occorre fare un passo indietro. Nel 2004, dopo quasi un decennio, venne bandito il concorso per dirigente scolastico, gestito a livello locale. Il bando assegnava ad ogni regione un certo numero di posti disponibili e alla fine della complessa procedura gli idonei potevano superare il numero dei posti messi a concorso al massimo del 10 per cento. Ma in alcune regioni le cose andarono diversamente. "In Campania, per esempio, gli idonei furono parecchi di più di quello che prevedeva il bando", continua la Martini. Stesso discorso in Sicilia e in altre regioni meridionali, dove si scatenò una guerra di carte bollate. E quando il governo Prodi consentì agli idonei la cosiddetta mobilità interregionale, in 6 regioni settentrionali (Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna) su 118 poltrone disponibili vennero nominati ben 108 neodirigenti provenienti dal Sud. Rischiano ora di andare ad altrettanti presidi meridionali anche i 647 posti autorizzati qualche giorno fa dal ministero dell'Economia per il 2009/2010. Perché le uniche regioni italiane in cui sono ancora presenti idonei nelle graduatorie dei concorsi per dirigente scolastico - per un totale di circa 660 candidati - sono Lazio, Marche, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. Nelle restanti regioni le liste sono esaurite da tempo. E a settembre quasi tutti i posti lasciati liberi da coloro che sono andati in pensione andranno a dirigenti scolastici del Sud. Negli ultimi anni, coloro che dal profondo Sud hanno fatto le valigie e oggi insegnano al Nord sono tantissimi. In Veneto 17 insegnanti su 100 provengono dalle regioni meridionali, in Lombardia si tocca quota 31 per cento. "Nel Veneto - spiega l'assessore Martini - ci sono circa 70 posti liberi da coprire, ma nessuna graduatoria regionale da cui attingere. Ci sono invece tanti dirigenti in lista di altre regioni d'Italia, non perché altrove siano più disponibili e bravi che da noi, ma perché noi siamo stati ligi alla normativa mentre altri - continua - hanno creato liste di disponibilità pari, talvolta, anche al doppio dei posti da occupare". E la probabilità che le 70 poltrone libere del Veneto vengano occupate da meridionali è altissima. Eventualità che non va proprio giù ai vicentini. "Il Consiglio provinciale ha voluto denunciare il mancato rispetto della norma da parte di alcune regioni ed evidenziare la conseguente situazione di svantaggio in cui si trova la regione Veneto rispetto ad altre realtà nazionali. Tanti insegnanti in servizio nel Veneto aspirano da anni a diventare dirigenti attraverso un concorso".


fonte: La Repubblica

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