14 luglio 2009

Gerenzano (VA): il diktat dell'assessore leghista "Non vendete o affittate a extracomunitari"

L'appello è senza mezzi termini: "Chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari. Altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura a uscire di casa!". Con tanto di punto esclamativo alla fine, per rafforzare il concetto, e la firma di Cristiano Borghi, assessore alla Polizia locale e alla sicurezza pubblica del Comune di Gerenzano, in provincia di Varese, retto da una amministrazione monocolore leghista. La pagina è apparsa sul numero di maggio di Filo diretto con i cittadini, il bollettino ufficiale del Comune, ed è stata già segnalata all'Ufficio contro le discriminazioni razziali istituito presso il ministero delle Pari opportunità. L'appello è contenuto nell'ultima parte del testo che riportiamo in questa pagina così come appare nel bollettino. Ma anche l'incipit non è da meno: "Questa amministrazione che guida il Comune ormai da diversi anni non ha mai - e sottolineo mai - agevolato l'afflusso degli extracomunitari nel nostro paese". Vantandosi del fatto che la stessa amministrazione "non ha mai costruito con i soldi dei gerenzanesi case popolari, in quanto ai primi posti della graduatoria ci fossero sempre i soliti noti"; che "non abbiamo mai destinato terreni per la costruzione di moschee e destinato edifici come luoghi di culto agli extracomunitari di religione islamica"; che "i nomadi che arrivano e sostano all'interno del territorio comunale devono lasciare il paese entro 48 ore"; e che "non abbiamo mai favorito gli extracomunitari sotto il profilo dei contributi o dei sussidi economici".L'assessore minimizza i contenuti della sua sortita. "Non c'è nulla di razzista - replica - Non dico di non affittare agli extracomunitari, ma di controllare chi si mettono in casa". Nel bollettino, però, aveva parlato chiaro. E adesso si difende dicendo che fa riferimento agli appartamenti in paese da quattro o da cinque posti in cui vivono invece una decina di persone. "Il mio era un grido d'allarme e uno sfogo. Si parla di diritti: e i diritti calpestati dei geranzanesi? Sono tanti e talmente esasperati che ho paura succeda qualcosa".La polemica è scoppiata pochi giorni dopo che un altro esponente della Lega Nord, addirittura il neoeurodeputato Matteo Salvini, era finito in un video pubblicato da repubblica.it che lo ritraeva nell'ultimo raduno del partito di Umberto Bossi, a Pontida, mentre intonava cori razzisti contro i napoletani. Salvini, per inciso, è lo stesso che aveva invocato carrozze speciali della metropolitana riservate solo ai milanesi doc, per evitare commistioni con gli extracomunitari. E che intonava quel coro indossando una maglietta con la scritta "più rum meno rom".

fonte: La Repubblica

Testimonianze: Arresti e perquisizioni del 3 luglio

Il 3 luglio, a ridosso della tragedia targata Trenitalia di Viareggio, a pochi giorni dal g8 della crisi, la stessa P.M. del processo farsa Brushwood , Manuela Comodi , richiede 40 perquisizioni in tutta Italia e il mandato di cattura per Sergio e Alessandro, basandosi solamente su un fermo casuale dei due avvenuto nel marzo del 2008. I giornali, come sempre, ci mettono del loro: montano ad hoc le veline della questura, tanto da far credere che i due, al momento dell'arresto, stessero per realizzare, supportati da una nutrita schiera di "tifosi", un sabotaggio sulla linea ferroviaria Orte-Ancona. L'accusa è la stessa per tutti, perquisiti e arrestati: il famigerato articolo 270 bis, associazione terroristica a fini di sovversione dell'ordine democratico, un cavillo del codice Rocco, ancora perfettamente in grado di incutere terrore, isolare, azzittire chiunque si azzardi a discutere il potere. La P.M. Comodi, non contenta della figuraccia di Brushwood che proprio in questi giorni starivelando tutta la sua inconsistenza giudiziaria, si inventa un'associazione sovversiva costituita su basi di "affinità" tra persone che vivono in diverse regioni e che in alcuni casi nemmeno si conosco. Chi spaccia sicurezza, pratica terrore. Lo dimostrano i passamontagna, i mitra e la violenza psico-fisica che hanno accompagnato le perquisizioni.

Senigallia - Un'altro pestaggio in divisa. Corteo spontaneo nella notte e blocchi stradali

Ieri pomeriggio verso le sette, a Senigallia, davanti al Matt bar (rione Porto), Yousefh un migrante regolare che da tanti anni vive in città, è stato avvicinato da due agenti dei carabinieri per un controllo, uno dei quali era l’ agente Prota, noto per le sue ripetute vessazioni.
Dopo aver esibito i documenti e il permesso di soggiorno, mentre questi venivano accertati, dalla porta di ingresso il ragazzo si è spostato all’ interno per andare a comprare una bottiglietta d’acqua. Tornato è stato aggredito dalle forze dell’ordine, buttato a terra, picchiato e portato in caserma, il tutto di fronte a più testimoni che sono riusciti anche a scattare una fotografia del fermo. Alle 22.30 una sessantina di militanti, per lo più migranti, del Coordinamento migranti Terza Italia, l’Ambasciata dei diritti e il csoa Mezza Canaja, si sono diretti sotto la caserma dell’ Arma dei Carabinieri. Una delegazione è stata fatta entrare, tra lo stupore il dirigente responsabile ha confermato senza aggiungere e negare niente l’accaduto e che il migrante era in stato di arresto per resistenza a pubblico ufficiale. Alla notizia, è partito un corteo che ha bloccato il traffico fino a via Carducci, cuore del rione Porto, il quartiere a più alta densità dei migranti, dove è stato accolto dagli applausi della gente, italiani e migranti. L’accaduto è il secondo caso denunciato dai movimenti sociali e dai migranti dopo il pestaggio di cinque lavoratori senegalesi che aveva portato in piazza trecento persone in corteo. Quello che si evince è un clima di impunità di cui godono le forze dell’ordine e la tolleranza delle istituzioni di centro sinistra ancora più grave adesso che viene approvato il pacchetto sicurezza e il migrante è il capro espiatorio sul quale riversare le contraddizioni di una crisi economica che colpisce e impoverisce tutti.
Chiediamo che chi governa questa città prenda una posizione netta, senza titubanze contro chi abusa del proprio potere e non rispetta i diritti delle persone, per una città democratica, antirazzista e solidale.


fonte: GlobalProject

13 luglio 2009

C'è un De Gennaro per tutte le stagioni

Gianni De Gennaro, imputato di istigazione alla falsa testimonianza al processo per i fatti del G8 del 2001 e per il quale il Pm ha chiesto due anni di reclusione, all'epoca era Capo della polizia e dirige tuttora il Dis (dipartimento delle informazioni per la sicurezza) ufficio che dovrebbe coordinare l'attività dei due principali servizi segreti italiani. Nato a Reggio Calabria nel 1948, è personaggio di prima grandezza nel firmamento nazionale, protagonista di una grande carriera iniziata nel 1973 quando, entrato nella Polizia, fu assegnato alla questura di Alessandria. Trasferito poi a Roma, nel 1981 è rimasto alla Criminalpol fino al 1991, quando è stato designato dal ministro dell'interno Vincenzo Scotti alla Dia (Direzione Investigativa Antimafia).Dal punto di vista strettamente poliziesco non gli sono attribuite operazioni di rilievo e dai suoi colleghi era considerato uomo da scrivania più che da indagini, contrariamente ad Antono Manganelli, che gli è stato vice e lo ha poi sostituito nel 2007 al vertice della Polizia. De Gennaro era appoggiato dal Capo della Polizia Vincenzo Parisi - che non ha lasciato un buon ricordo - a sua volta nella manica del già presidente Oscar Luigi Scalfaro. Grazie alla sua ottima conoscenza dell'inglese, De Gennaro ha portato a termine felicemente due operazioni all'estero, una legata a Edoardo Agnelli (che ha poi incontrò tragica fine) e l'altra a Claudio Martelli. Da questi due interventi coronati da successo gli venne grande prestigio nell'ambiente politico nazionale e infine, nell'anno 2000, Giuliano Amato, presidente del Consiglio ed Enzo Bianco, ministro dell'Interno, gli affidano il comando della Polizia. Vi resta sette anni e in quell'arco di tempo si avvicendano i governi: dal centrosinistra passa al centrodestra berlusconiano, poi è riconfermato ancora dal centrosinistra e ririconfermato dal centrodestra ritornante. Il vai-e-vieni politico non coinvolge il "migliore", come lo ha definito Giuseppe Pisanu, uno dei sette ministri dell'Interno che si sono avvicendati al Viminale nel corso della gestione De Gennaro della Polizia.Infine, e dopo che De Gennaro aveva già da tempo in saccoccia l'iscrizione nel registro degli indagati per via del fattaccio G8, con Romano Prodi presidente del Consiglio viene assunta, nel giugno 2007, la decisione di sostituire, dopo sette anni di carica, il capo della Polizia, però nessuno osa parlare di giubilarlo. Anzi, la sua ricollocazione diventa un affare di Stato, tanto che si apre il problema di scovare una poltrona degna di questo personaggio buono per tutte le stagioni. Il ministro dell'Interno Giuliano Amato lo vuole come Capo di gabinetto al ministero e per fargli posto sradicano il prefetto Carlo Mosca, anch'egli già appartenente alla polizia. Non viene considerata la levata di scudi dei prefetti di carriera, che protestano per l'invadenza degli ex poliziotti, ai quali vengono offerte troppe poltrone dorate che - affermano a gran voce - spetterebbero di diritto a loro. Non è certo per queste obiezioni, dunque, che De Gennaro viene presto trasferito su una poltrona che è ancor più importante: la direzione del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), che nella farraginosa struttura dell'intelligence nazionale è l'organismo destinato a coordinare i due maggiori servizi, l'Aise e l'Aisi, un tempo denominati Sisde e Sismi. Contrariamente a quel che avviene in tutto il mondo, da noi non si usa affidare i servizi a elementi rigorosamente del mestiere, quindi l'inserimento del "migliore" tra i poliziotti passa senza che venga sollevata obiezione da nessuna parte politiche.Però attualmente, vista la situazione processuale in corso e quel che è emerso nei rapporti tra il già capo della Polizia e il già questore Colucci (anche lui, nel frattempo, transitato nei servizi segreti) in relazione alle sciagurate vicende del G8 genovese del 2001, si è indotti ad esprimere qualche considerazione. In un paese com'è la Penisola, dove tutto viene accanitamente lottizzato, la collocazione in orbita stanziale di un "migliore" buono per tutte le stagioni non può non suscitare dubbi e perplessità.



Massimo Zamorani il secolo XIX

12 luglio 2009

Bologna: Due writers fermati dalla Polizia, scatta denuncia

Questa volta non si tratta di scritte in solidarietà agli studenti arrestati, come nelle due notti precedenti, ma il copione è lo stesso: il nuovo sindaco Flavio Delbono ha lanciato l'ennesima santa crociata contro i writers e la Questura risponde subito "Presente!". Nella notte tra venerdì e sabato una volante è prontamente accorsa in zona Saragozza alla ricerca di due "pericolosissimi" ragazzi, di 17 e 18 anni, che sulla base di una segnalazione partita da qualche residente avrebbero lasciato una scritta su un muro. Il maggiorenne è stato denunciato per imbrattamento

fonte: zic

Cosenza: Attacco incendiario al cpoa Rialzo

Ieri pomeriggio il C.p.o.a rialzo ha ricevuto un attacco all'interno della propria sede su viale parco. Nei capannoni delle ex ferrovie della Calabria sono stati appiccati tre diversi incendi con il chiaro intento di voler distruggere la struttura. Sono entrati spaccando una finestra al piano superiore accanto alla porta antincendio. Hanno attaccato vari punti del posto con una azione troppo efficiente per essere frutto del caso o di un singolo individuo. Hanno appiccato fuoco ai materassi usati durante la fiera di San Giuseppe per dare ospitalità ai nostri fratelli e alle nostre sorelle migranti. Hanno messo a soqquadro la birreria popolare, e tentato di distruggere il palco, strumenti che ci hanno permesso in questi anni di offrire una socialità altra, che parla il linguaggio dell'aggregazione e non del consumo. Hanno attaccato la sala assemblea dove ci riuniamo per discutere e fare politica lontani dalle stanze dei bottoni dai miliardi e dalla corruzione, dove facciamo politica come crediamo che si debba fare "dal basso".Inoltre la sede dei Rebel Fans è stata messa a soqquadro senza però rubare ne stendardi né sciarpe appese ai muri. Ci riesce difficile capire cosa cercassero di dimostrare. Quello che sappiamo è che diamo fastidio a qualcuno in questa città!Diamo fastidio a tutti quelli che vogliono fare di Cosenza una città grigia e chiusa, un posto in cui non cresce nulla se non il cemento e i palazzi, un posto in cui i poteri politici in diretta commistione con il potere mafioso continuino a magiare ed ad ingrassarsi sulle nostre spalle.Diamo fastidio a loro perché nonostante processi, denunce e teoremi, nonostante tutti si siano omologati c'è ancora qualcuno che vuole parlare il linguaggio del conflitto e lo vuole fare usando un posto abbandonato al centro di questa città come megafono. Lo abbiamo fatto e lo continueremo fare, questo non ci fermerà, continueremo a proporre iniziative culturali, presentazioni di libri, concerti e proiezioni, continueremo a creare conflitto nelle strade nelle piazze a nelle università contro tutti coloro che vogliono svendere la città regalando beni comuni ad enti privati, contro tutti coloro che ci bloccano il futuro.Ogni tipo di atto intimidatorio non ci tocca minimamente, la repressione si manifesta in molti modi ma non riusciranno a zittire menti pensanti e con voglia di riappropriarsi dei propri spazi e del proprio tempo.

Indietro non si torna!

La gente come noi non molla mai !


C.P.O.A. Rialzo

I movimenti non si arrestano.Presidio al carcere di Teramo MERCOLEDI 15 LUGLIO ore 15 Egidio Libero ! Liberi Tutti !

L'inchiesta Rewind della Procura della Repubblica diTorino ha portato all'arresto di 21 studenti dell'Onda in diverse città italiane, a Torino, Napoli, Bologna,Padova, la polizia ha arrestato degli studenti in merito alle mobilitazioni contro il G8 dell'Università tenutosi a Torino il 19 maggio scorso. Un provvedimento che ha visto l'arresto di Egidio Giordano nel campo della Rete 3e32 a LAquila il giorno dopo la fiaccolata che ha visto la partecipazione di migliaia di persone a tre mesi dalla morte delle 307 vittime del sisma dellAbruzzo, e dall'inizio delle giornate di mobilitazione contro il G8 de l'Aquila. Le accuse agli attivisti non avrebbero giustificato l'arresto, che è stato eseguito in base alla possibilità di reiterazione del reato in occasione delle mobilitazioni contro il G8 aquilano. Una giustizia ad orologeria che oltre al tentativo non riuscito di criminalizzare le mobilitazioni dei comitati dei terremotati in occasione del G8, prova a fare una separazione all'interno dei movimenti. Da una parte i buoni e dall'altra i cattivi. Un disegno che abbiamo già visto altre volte e che tende a riportare in un quadro di compatibilità i movimenti. Il messaggio è chiaro : o i movimenti possono essere solo d'opinione, compatibili, senza incidere sui processi reali, ed allora sono tollerati, ma se i movimenti si pongono il problema di aggredire davvero il nodo della decisione sui processi reali, se si pongono come obiettivo l'articolazione della rabbia contro la sottrazione del futuro, l'impoverimento generale, quindi se davvero pongono come priorità la capacità di incidere nella società in piena autonomia ed indipendenza, allora non vanno più bene, escono fuori dalla compatibilità, e devono essere messi in galera. Questo tentativo, così come gli altri prima di esso, saranno respinti. Le mobilitazioni tenutesi in tutta Italia per rivendicare la liberazione degli arrestati, con l'occupazione degli atenei di mezza Italia, le manifestazioni delle ultime settimane, ed anche la solidarietà dei comitati dei terremotati, hanno dimostrato come il movimento non si farà dividere, come la solidarietà espressa in queste settimane contro l'inchiesta del procuratore Caselli, vecchia conoscenza dei movimenti in questo paese, ha provocato un ondata di indignazione in tutto il paese. Giovedì prossimo si terrà presso il tribunale del riesame di Torino l'udienza per la scarcerazione dei 21attivisti arrestati, 21 studenti che sono impegnati nelle lotte sociali in questo paese, a cominciare dall'Onda studentesca fino alle lotte in difesa dei beni comuni. In tutta Italia le mobilitazioni si susseguiranno per reclamare la liberazione dei 21 arrestati e per smontare dal basso l'inchiesta del Procuratore Caselli, per difendere l'agibilità politica dei movimenti e la possibilità di espressione del dissenso in tutto il paese.

MERCOLEDI 15 LUGLIO ORE 15

Presidio al Carcere di Teramo, Contrada Castrogno.

Egidio Libero ! Liberi Tutti !


per adesioni : orientale2punto0@yahoo.itinsurgencia@email.it

11 luglio 2009

Bologna: La procura notifica 9 denuncie contro studenti dei collettivi

La Procura di Bologna sta notificando nove avvisi di fine indagine per altrettanti studenti che, il 30 giugno scorso, protestarono all'ingresso del Rettorato dell'Universita' di Bologna per bloccare una seduta del consiglio di amministrazione dove si discuteva sulla modifica delle tasse universitarie. In quell'occasione i manifestanti lanciarono uova, bottiglie d'acqua ed altri oggetti contro le forze dell'ordine e 11 poliziotti rimasero lievemente feriti riportando contusioni guaribili dai tre ai dodici giorni. Gli studenti destinatari degli avvisi (ai quali solitamente segue, da parte del pm, la richiesta di rinvio a giudizio) frequentano alcuni collettivi universitari riferibili al movimento dell'Onda: Collettivo universitario autonomo (Cua), Collettivo di Scienze Politiche e Bartleby. Il pm titolare dell'inchiesta, Valter Giovannini, ha contestato ai nove giovani il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Tra gli indagati e' presente anche uno dei quattro studenti, iscritti all'Universita' di Bologna, arrestati dalla polizia nell'ambito dell'inchiesta torinese sui disordini scoppiati nel maggio scorso durante il G8 dei Rettori universitari. Il ragazzo, attualmente detenuto nel carcere della Dozza, dovra' rispondere anche del reato di lesioni.


fonte: La Repubblica

10 luglio 2009

Concluso il G8, 10 mila in corteo a L'Aquila, blocchi a Venezia. Rimessi in libertà gli 8 arrestati di Roma

Eravamo circa 10 mila i partecipanti alla manifestazione nazionale contro il G8 indetta dal Patto di base oggi a L'Aquila. Ed è continuata, ieri e oggi, la «contestazione diffusa» al vertice, con le azioni nei porti di Ancona e Venezia. Anche l’ultimo giorno del G8 è stato segnato dalle mobilitazioni «decentrate» e dalla manifestazione nazionale, a l’Aquila, indetta dal Patto di base e della rete No G8. Migliaia di manifestanti, arrivati in pullman e in auto da tutta Italia, hanno percorso la strada [nove chilometri] tra la stazione di Paganica e la Villa comunale, a ridosso del centro della città. La «marcia» è stata serena, ha aderito Rifondazione, Epicentro solidale, c’erano delegazioni dell’Onda e dei No Dal Molin. Tutto è andato per il meglio, anche al passaggio del corteo davanti ai cantieri delle C.a.s.e. di Bruzzano, difesi da un imponente schieramento di polizia che è risultato inutile. La manifestazione è iniziata intorno alle ore 14. Il corteo ha toccato 4 tendopoli: quella di Paganica, le 2 di Bazzano e quela di Sant'Elia. . Migliaia di manifestanti, arrivati in pullman e in auto da tutta Italia, hanno percorso la strada tra la stazione di Paganica e la Villa comunale, a ridosso del centro della città. La «marcia» è stata serena, ha aderito Rifondazione, Epicentro ssiccio lo schieramento di forze dell'ordine, tanti agenti davanti e lungo il corteo, in un clima costruito mediaticamente di esagerata e sproporzionata tensione. In testa lo striscione "Contro il G8 della crisi Per la ricostruzione sociale al 100%", i comitati de L'Aquila, Epicentro solidale con la scritta "Una sola grande opera: ricostruire L'Aquila dal basso". Presenti anche i vigili del fuoco, con lo striscione "Voi G8 siete il terremoto", compagine importante nell'emergenza creata dal sisma e dalle pesanti responsabilità delle istituzioni sul disastro abruzzese, unico reale punto di riferimento per la gente terremotata trovatosi da far da tampone alle mancanze di chi fa promesse ma non le mantiene. Oltre 8 chilometri di marcia, soprattutto lungo la statale 17, fino al giungere al centro de L'Aquila dichiarato zona rossa e limite invalicabile per la cittadinanza, i giardini comunali costituiscono l'ultima frontiera concessa. E proprio li, a termine del corteo, si sono verificati brevi momenti di tensione quando un gruppo di manifestanti ha provato a forzare le transenne di corso Federico II. La manifestazione è andata poi a concludersi con una serie di interventi dal palco improvvisato e montato dal Patto di Base, momento nel quale gli applausi più sentiti sono stati nel ricordo di Carlo Giuliani, compagno ucciso dalla polizia al No G8 di Genova 2001.

Blocchi a Venezia: "siamo tutti clandestini!"

Un'iniziativa simile a quella compiuta ieri ad Ancona è stata messa in campo dalle sigle No G8 di Venezia. Questa mattina un centinaio di persone hanno bloccato le operazioni di carico di una delle navi dirette verso la Grecia, alla luce del ruolo ricoperto da Venezia in quanto approdo di tanti migranti richiedenti asilo, soprattutto curdi e afgani.


Gli 8 arrestati di Roma rimessi in libertà

Questa mattina sono stati liberati gli 8 compagni arrestati nella mattinata di martedi a Roma, durante i blocchi No G8. Il gip ha respinto la richiesta di carcerazione fatta dal pm De Falco, imponendo a 5 l'obbligo della firma. I giovani sono accusati di danneggiamento, violenza e resistenza a pubblico ufficiale nonché di porto e detenzione di oggetti contundenti, facevano parte del gruppo dei 36 fermati ad Ostiense.

Ci sono le prove della repressione di Stato contro i movimenti

Hanno convocato i giornalisti in un'ala dello storico cimena Volturno di Roma occupato e mostrato un filmato di 7 minuti dove non si vedono scene di violenza, ma si sentono frasi minacciose verso gli studenti. Scene filmate dagli stessi attivisti della Rete No G8 mertedi' 7 luglio scorso all'Ostiense a Roma dove la Digos ha proceduto a 8 arresti per danneggiamenti, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, ancora al vaglio della magistratura. Un supporto visivo che, negli intendimenti dei movimenti che contestano la riunione dei Grandi del mondo de L'Aquila, renderebbe chiara l'accusa, rivolta oggi in modo esplicito, a governo e polizia: quella di aver voluto innalzare la soglia dello scontro e proceduto ad una vera e propria ''azione repressiva verso il dissenso pacifico, per mostrare al mondo l'efficienza dello Stato e rilzare, cosi', la credibilita' del Governo Berlusconi scesa negli ultimi mesi''. ''Martedi' scorso si e' raggiunto il grottesco se non ci fossero anche degli arresti - ha sostenuto Valerio della Rete contro il G8 nel corso della conferenza stampa -. Basti dire che la manifestazione partita da Architerrura a Roma Tre era composta da non piu' di 150 studenti e che, alla fine, si sono contati 36 fermi. Anche le immagini che abbiamo mostrato fanno capire che negli 800 metri che separano la facolta' dalla stazione metro della Piramide, non ci sono stati atti violenti o di danneggiamenti e che la polizia ha subito provveduto ad attaccare il corteo una volta giunto in piazzale Ostiense. Un blindato della Finanza ha quasi investito i manifestanti che hanno sempre arretrato fino a tornare sui loro passi verso l'Universita'. A quel punto e' scattata una vera e propria caccia all'uomo e chi e' stato arrestato ha il solo torto di aver aiutato qualcun altro a sfuggire ai fermi''. Se questa e' la versione dei fatti dei manifestati,la lettura piu' politica e' lasciata ad uno dei portavoce del Movimento. ''Non vorremmo - afferma - che si ripetessero i tristi schemi usati gia' a Genova. Anche in quella occasione qualche poliziotto coraggioso parlo' di 'macelleria messicana'. Il movimento ha dimostrato in questi giorni un profilo assolutamente pacifico eppure ci troviamo con 10 arresti e decine di fermi. Addirittura e' stato portato in caserma chi ha mostrato le mutande... Non vogliamo che si torni ad uno stato eccezionale dove non viene piu' tollerato alcun tipo di dissenso. A Ostiense - conclude - i fermi si sono, per cosi' dire, limitati a 36 solo per la 'complicita' democratica' dei cittadini di Testaccio che hanno aiutato e messo in salvo molti studenti. A loro va il nostro grazie piu' sentito''. Ed intanto, mentre sono attese per oggi le decisioni dei giudici sugli arresti, la Rete NoG8 sta pensando se spostare, anche sul piano parlamentare, la richiesta di ''chiarezza'' sui fatti di questi giorni.

9 luglio 2009

G8: Anche oggi tantissime iniziative diffuse di contestazione

Anche oggi molte iniziative contro il G8 in tutta Italia, mentre a L'Aquila i cittadini protestano contro G8 e i piani del governo per la ricostruzione e occupano simbolicamente un palazzo per chiedere la requisizione delle case sfitte.
«C’è una evidente sproporzione tre la repressione messa in atto e le manifestazioni di dissenso. Vogliamo sapere se questa aggressività è legata solo al G8 o se si tratta di una nuova linea di condotta delle forze di polizia». Queste le parole di uno studente dell’università Roma tre durante la conferenza stampa oggi al Volturno Occupato, sugli arresti e fermi avvenuti martedì scorso durante la giornata di «accoglienza ai grandi». Chiara l’accusa rivolta a governo e polizia: quella di aver voluto innalzare la soglia dello scontro e proceduto a una vera e propria «azione repressiva verso il dissenso pacifico e rialzare, così, la credibilità del governo Berlusconi scesa negli ultimi mesi».Gli attivisti respingono anche le accuse di aver provocato violenze: «Alcune nostre compagne sono piene di lividi e graffi nel tentativo di aiutare altri compagni, chi è stato arrestato ha il solo torto di aver aiutato qualcun altro a sfuggire ai fermi», dicono. Non c’erano black bloc in quel corteo: «Tutta gente che opera e lotta sul territorio da anni, precari, senza casa, la polizia lo sapeva bene».Intanto una lettera firmata da intellettuali come Dario Fo, Franca Rame, Giacomo Marramao, Gianni Vattimo, Luisa Capelli, in cui si denunciano «segnali allarmanti sullo stato di salute delle garanzie democratiche e dei diritti di libertà in Italia» è stata anche sottoscritta dall’assessore regionale al Lavoro, Alessandra Tibaldi, intervenuta alla conferenza stampa e che oggi andrà a trovare in carcere alcuni degli otto arrestati martedì.Durante la conferenza stampa è stato mostrato un video che ricostruisce i momenti del corteo spontaneo del 7 luglio scorso ad Ostiense, dove la Digos ha proceduto a otto arresti e ha fermato 36 persone. Un filmato di sette minuti dove non si vedono scene di violenza, ma si sentono invece minacce esplicite da parte della Digos agli attivisti che chiedono alle forze dell’ordine di fermarsi.Stamattina il pubblico ministero della Procura di Roma, Giuseppe De Falco, ha chiesto la convalida degli arresti, con mantenimento della custodia in per «danneggiamento, violenza e resistenza a pubblico ufficiale». Secondo quanto spiegato dal Legal team, oggi sarebbero dovuti avvenire gli interrogatori di garanzia ma a causa di un ritardo nel trasferimento delle informazioni delle forze dell’ordine al Pm, gli interrogatori si svolgeranno domani alle 14,30. Gli otto ragazzi arrestati rimarranno così in carcere fino all’ultimo giorno di contestazione del G8 [domani è prevista la marcia a L’Aquila convocata dal Patto di base].Nel frattempo, a L’Aquila, prosegue il circo del G8 [oggi in versione allargata G14] impegnato a discutere di clima, emissioni nocive e povertà. A proposito di crisi alimentare, le agenzie stampa hanno pensato bene di mettere in risalto la «notizia» che Michelle Obama, «grata per le gustose fettuccine e rompendo ogni protocollo, ha schioccato due baci sulla guancia del cameriere che le aveva servito le prelibatezze al ristorante ‘Maccheroni’ a Roma».Nelle stesse ore, a Coppito, circolava la bozza della dichiarazione finale «G14 per crescita economia globale», in cui si parla di «assicurare che l’economia globale riprenda la crescita lungo un cammino equilibrato, equo e sostenibile a beneficio di tutti». L’Egitto, però, rompe ufficialmente la finta unanimità sul tema del cambiamento climatico, chiedendo che «nessun vincolo sia posto sulla riduzione di gas serra per i paesi emergenti».A Roma e in tutto il paese vanno avanti le iniziative di contestazione al vertice degli ex otto grandi. Nella capitale, attivisti travestiti da leader del mondo hanno improvvisato un banchetto a base di spaghetti nel quartiere di San Giovanni. Un’azione dimostrativa dal titolo «Cibo e agricoltura: i G8 agiscano ora per sfamare e salvare migliaia di vite», organizzata da Oxfam International e dalla ong Ucodep.A Salerno gli studenti dell’Onda hanno rovinato la festa ad Assindustria, con un presidio rumoroso che ha sconsigliato la presenza al ministro del welfare Sacconi. Poco dopo l’annuncio della disdetta del ministro, è toccato alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che è stata contestata con un blocco stradale che l’ha costretta ad entrare nella sala del convegno da un ingresso secondario.A Torino, nel primo pomeriggio, una sessantina di studenti dell’Onda ha occupato gli uffici del rettorato del Politecnico. I giovani hanno affisso all’ingresso dell’ateneo uno striscione con la scritta: «Contro ogni repressione l’Onda non si arresta. Liberi tutti». Poi hanno indetto una conferenza stampa, nella quale hanno mostrato anche i caschi e gli estintori con cui, dicono, «ci siamo protetti durante la manifestazione in occasione del G8 dell’Università». Oggi pomeriggio, infine, appuntamento a Roma davanti l’ingresso del Centro di espulsione e identificazione [Cie] di Ponte Galeria, per contestare il pacchetto sicurezza del governo.E mentre gli Otto prendono decisioni «storiche», come quella di limitare a due gradi l’aumento delle temperature, quelli di Greenpeace si sono dati da fare. Ieri l’organizzazione ambientalista aveva occupato quattro centrali, che oggi sono salite a cinque. Ci sono attivisti anche nella nuova centrale a carbone Enel di Torre Valdaliga Nord, a Civitavecchia. Come si legge in una nota di Greenpeace sottolineando che «gli attivisti si sono calati dalla cima del carbonile con le corde per scrivere sulla superficie del medesimo un altro messaggio al G8, dopo i deludenti risultati di ieri. ‘G8: stop this!’ ‘G8: ferma questo!’ [ovvero il carbone]. La polizia ha fermato per identificazione membri dello staff di Greenpeace e foto e video operatori che non partecipavano direttamente all’azione e che erano all’esterno della centrale. Nel frattempo – prosegue Greenpeace – la notte nelle altre centrali occupate, Brindisi, Fusina/Marghera, Porto Tolle e Vado Ligure, è stata sostanzialmente calma. Tutti gli attivisti e i giornalisti fermati a Porto Tolle sono stati rilasciati. A Marghera, gli attivisti saliti sulla gru sono scesi per il rischio di fulmini, mentre altri, una trentina di persone, restano all’interno della centrale. Le azioni continuano «per fare pressione sul G8».E proprio all’Aquila, dove si svolge il summit, sono continuate le proteste. Dopo il «Yes we camp» di ieri, oggi è stata la giornata delle «last ladies». Un centinaio di manifestanti della Rete di Comitati cittadini, dell’Associazione 3.32 e di Epicentro solidale hanno occupato simbolicamente un complesso residenziale in viale Carducci, nella zona di Pettino, all’Aquila. Diversi gli striscioni esposti mentre molte ragazze indossano al collo la scritta «the last ladies». Alcune di loro hanno scritto anche sul corpo «Più case meno chiacchiere». «Prima del terremoto – dice Claudia Pajewski – c’erano all’Aquila tremila case sfitte, dopo il 6 aprile ne sono rimaste ufficialmente solo 250. Noi chiediamo che vengano requisiti gli alloggi per i cittadini». Gli fa eco Marco, che grida: «Un inverno in tenda non potremo sopportarlo, né vogliamo che siano costruiti mostri di cemento nelle campagne. La nostra lotta è per una casa prima di ottobre». La protesta colorata è scandita dagli spettacoli di due improvvisati fachiri, che suonano la tromba e il flauto, lanciando un messaggio ai potenti della Terra riuniti a Coppito per il G8. Altri indossano magliette gialle con la scritta: «Forti e gentili sì, fessi no».Nel pomeriggio, il sit-in dei comitati aquilani e abruzzesi si è trasformato in una marcia scherzosa e ironica aperta dalle Last Ladies delle tendopoli, che ha raggiunto la Villa Comunale.Lo spezzone d’apertura portava in mano i vassoi vuoti, a segnalare la volontà dei terremotati di «non essere più imboccati da governo e Protezione civile». I manifestanti scandivano: «Questa è la nostra città, siamo stanchi dei vostri galà!», «Michelle, Carla, venite nelle tende, le donne abruzzesi vi aspettano in mutande!». Sul sito Globalproject.info viene inoltre riportato un episodio inquietante: «Durante il passaggio di fronte alla tendopoli di Collemaggio – si legge – i manifestanti hanno invitato gli abitanti ad unirsi alla manifestazione, ma un cordone di celere si è rapidamente schierato di fronte all’ingresso impedendo ogni comunicazione: un altro segnale della ormai abituale militarizzazione totale del territorio aquilano, a cui si somma la violenza della ‘Zona Rossa’ dovuta alla presenza del vertice».Alle 19 inizia al porto di Ancona una «giornata senza frontiere», contro il G8 e contro il pacchetto sicurezza.Intanto domani alle 10.30 si terrà a L’Aquila, nella Piazza 3e32 di via Strinella, una conferenza stampa per presentare cinque proposte concrete su clima, povertà, ambiente per affrontare e risolvere le crisi. «Proposte – dice Giuseppe De Marzo, dell’associazione Asud – già condivise da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo e portate avanti dalle organizzazioni indigene, contadine e dalla società civile del nord e del sud del pianeta, ma non rappresentate durante il summit di Coppito».


Domani 10 luglio è prevista la marcia contro il G8 per una ricostruzione partecipata. L'osservatorio sulla Repressione parteciperà alla marcia e non potrà fornire la diretta quotidiana. seguira un report della manifestazione.

Omicidio Sandri: il Pm chiede 14 anni di reclusione per il poliziotto che ha sparato

Per mostrare alla corte il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri, stamani il pm Giuseppe Ledda ha portato in aula una Beretta, come quelle in dotazione alla polizia, e ha mimato il gesto impugnandola a braccia tese. E' stato il momento culminante della sua requisitoria al termine della quale il magistrato ha chiesto una condanna a 14 anni di reclusione per l'agente Spaccarotella, accusato di omicidio volontario. Pena ridotta di un terzo rispetto ai 21 previsti perché, ha sottolineato l'accusa, "ha distrutto una vita umana, ma anche la propria, e che paga anche la sua famiglia". Una precisazione che ha deluso e amareggiato il padre e la madre di Gabriele che ritengono scorretto il "confronto con la famiglia Spaccarotella. Non è la stessa cosa, noi non abbiamo più un figlio" ha detto Daniela Sandri. Durante il suo intervento in corte d'assise ad Arezzo, Ledda ha ricostruito il racconto di alcuni testimoni: "Ci sono cinque persone che con diversi angoli visivi hanno visto la scena o parti sostanziali di essa. Sono cinque ricostruzioni sostanzialmente concordanti: Spaccarotella si ferma e punta l'arma verso l'area di servizio". A quel punto il magistrato ha impugnato la pistola mimando il gesto. Riferendosi ad alcune discordanze fra le testimonianze Ledda ha detto: "Un braccio era teso, non ha rilevanza se l'altra mano fosse sull'arma, o sul polso". Poi Ledda impugnando la Beretta con il braccio destro teso e protraendo in avanti il sinistro ha chiesto: "Se no, a cosa serviva questa mano sinistra? Cos'era un saluto romano? Un saluto generico? Ma via sono scenari ridicoli".
Il magistrato ha poi messo a confronto le dichiarazioni rilasciate da Spaccarotella nell'imminenza del fatto e quelle successive, fra cui la dichiarazione spontanea in aula. Un cambio di versione "che aggrava parecchio" la sua posizione e "lo affossa definitivamente" ha detto il pm. Ledda ha ricordato infatti che, all'indomani dell'accaduto, Spaccarotella aveva sostenuto che il colpo di pistola era partito accidentalmente mentre correva, mentre invece "dopo un anno e mezzo c'è un cambio di versione abborracciato che aumenta il grado di inverosimiglianza e arriva al parossismo quando l'agente cerca di ipotizzare un racconto che concili la sua versione a quella dei testi. Questo tentativo maldestro lo affossa definitivamente". Ledda si è soffermato poi sulla scelta di Spaccarotella di non sottoporsi al contraddittorio in aula davanti alla corte: "Lungi da me dire che chi non si sottopone a contraddittorio è colpevole, però chi racconta una storia costruita a tavolino ha paura delle contestazioni". Ripercorrendo le dichiarazioni dell'agente, il magistrato ha chiesto: "Come è possibile credere? Solo un folle avrebbe potuto correre con il cane armato e il dito sul grilletto. Si sarebbe sparato addosso. Quando si è fermato, l'agente ha di nuovo messo il dito sul grilletto". Nella requisitoria il magistrato ha affermato che l'agente aveva la consapevolezza "del concreto pericolo di centrare l'abitacolo e cagionare la morte di qualcuno degli occupanti", quindi "la sanzione deve essere corrispondente al grado del dolo", e per l'omicidio volontario sono previsti 21 anni. Però, ha aggiunto, Spaccarotella è "meritevole di riconoscimento delle attenuanti generiche" spiegando "il carattere istantaneo di questa condotta: tutto l'evento si è svolto nell'arco di pochissimi minuti" e sottolineando che il poliziotto "ha distrutto una vita umana, ma anche la propria e che paga anche la sua famiglia". Per questo il pm ha chiesto una riduzione di un terzo della pena. Al termine dell'udienza i genitori della vittima hanno espresso delusione e amarezza per la richiesta del pm. Il padre, Giorgio, ha annunciato che domani non saranno in aula "perché per me è troppo forte sentire ancora parlare di tosse asmatica o stress. Non ci sono attenuanti generiche per una famiglia come noi che soffre. Mi dispiace per i figli e la moglie dell'agente ma ci si deve ricordare che dall'altra parte c'è una famiglia che non può riabbracciare un figlio. Ridurre la pena di un terzo è troppo".

fonte: La Repubblica

Bologna: Denunciati due studenti dell'Onda

La Polizia di Bologna, la scorsa notte in via Berti, ha fermato e denunciato due studenti dell'Onda accusandoli di aver tracciato alcune scritte su un muro per promuovere il corteo di domani contro gli arresti scattati lunedì scorso. Sono stati denunciati per imbrattamento, danneggiamento e anche resistenza a pubblico ufficiale per aver tentato di allontanarsi
fonte: zic

Firenze: operazione poliziesca contro gli studenti. Fermi, perquisizioni e avvisi orali

Studenti della Rete dei Collettivi trattenuti per dodici ore in questura; cinque perquisizioni nelle loro abitazioni private alla ricerca di “armi ed esplosivi” (effettuate senza mandato della magistratura applicando l'art. 41 t.u.l.p.s.) ed un avviso orale notificato a uno di loro (che consiste in una misura restrittiva preventiva disposta arbitrariamente dalla questura senza alcun processo, a cui segue il provvedimento di sorveglianza speciale), mentre altri avvisi orali sono stati preannunciati agli altri.E' questo il bilancio definitivo dell'operazione sbirresca di ieri mattina messa in atto dagli “uomini” della Digos fiorentina. L' “operazione pianificata”, come viene definita dalla stessa questura sui giornali di oggi, era iniziata con il fermo dei cinque compagni in piazza Dalmazia. Questi, mentre si dirigevano verso la stazione per raggiungere il corteo contro il G8 a Roma, sono stati seguiti e poi circondati da un numero spropositato di agenti.Il movente dell'intera operazione sarebbe stata la “ricerca di armi ed esplosivi” di cui, nelle ridicola e pretestuosa montatura poliziesca, gli studenti non solo sarebbero stati in possesso, ma che si preparavano ad usare nella stessa giornata per attentare alla vita del Presidente della Repubblica in visita a Viareggio per i funerali di stato.Di fronte all'esito negativo di tutte le perquisizioni, la Digos si è accontentata di sequestrare caschi, passamontagna, libri, “82 etichette adesive”, un “tubo a vite per candela”, “volantini incitanti alla violenza”, qualche foglio scarabocchiato e... una “felpa con cappuccio di colore blu”!Durante le dodici ore passate in questura, la digos non ha esitato ad alzare le mani contro alcuni dei fermati allo scopo di estorcere qualche parola con la forza, mentre ai genitori costretti a raggiungere la questura per consentire il rilascio dei figli minorenni, non sono state risparmiate le solite squallide e infami strategie atte a terrorizzare ed intimidire le famiglie.E' chiaro come quanto accuduto a Firenze sia un episodio da inscrivere in un contesto nazionale, che solo pochi giorni fa a visto 21 arresti e perquisizioni in tutto il paese contro altrettanti studenti colpevoli di aver partecipato al corteo contro il G8 dell'Università a Torino, mentre sempre ieri, nelle stesse ore, 36 compagni venivano fermati al corteo a Roma, e 8 di loro arrestati.Eliminare ogni dissenso reale. Soffocare ogni focolaio di rivolta. Sono queste le parole d'ordine di un sistema in “crisi”, che si vede sempre più minacciato da dei conflitti sociali della cui imminente crescita sembra essere ben consapevole. E' in questo contesto che gli studenti, medi ed universitari, diventano tra i primi bersagli da colpire, dopo essersi resi protagonisti nell'ultimo anno di una serie di mobilitazioni, spesso radicali, radicate ed incisive nei contenuti come nelle pratiche, inaugurate con le occupazioni delle scuole e delle università dell'autunno scorso.Dopo le cariche, le piogge di denunce, gli sgomberi e le initimidazioni, che gli studenti fiorentini hanno imparato a conoscere sulla propria pelle, gli avvenimenti di ieri segnano un “salto di qualità” della repressione, che gioca come al suo solito l'ultima carta del “terrorismo” per colpire chi continua senza paura a ribellarsi nelle scuole, nelle università e nelle strade (… delle strade sempre più negate e violentate dagli afibi dell'Esercito, schierato in città come prescritto dal progetto NATO Urban Operation 2020, che prevede per quell'anno l'esplodere del conflitto sociale).

LA VOSTRA CRISI E' IRREVERSIBILELA NOSTRA RIVOLTA E' INARRESTABILE!SOLIDARIETA' AI COMPAGNI DI OGNI DOVE FERMATI E PERQUISITI

LIBERTA' PER TUTTI GLI ARRESTATI!


gli studenti e le studentesse della Rete dei Collettivi

8 luglio 2009

Omicidio Aldrovandi: nonostante la condanna i 4 poliziotti restano al proprio posto

Mentre è già partita tra i frequentatori del blog Aldrovandi una raccolta di firme per chiedere la sospensione dal servizio dei quattro poliziotti condannati in primo grado e, in caso di condanna definitiva, l’espulsione dal corpo di polizia, una risposta arriva già dal questore di Ferrara: Forlani, Pollastri, Pontani e Segatto “rimarranno in servizio e nessun provvedimento amministrativo sarà preso nei loro confronti prima di una eventuale condanna definitiva”.
Salvatore Longo ha ricordato che “come prevede la Costituzione un cittadino è colpevole solo quando arriva la sentenza definitiva”. Gli agenti dopo la sentenza di lunedì sono stati ricevuti dallo stesso questore, che li ha trovati molto provati. Paolo Forlani, in servizio all’ufficio immigrazione della questura estense, si trova aggregato ai rinforzi presso la dogana del Tarvisio per la vigilanza disposta dal ministero in attesa del G8 dell’Aquila. Eppure la Segreteria particolare del Capo della Polizia Manganelli, quando aveva ricevuto nei mesi scorsi una delegazione di amici di Federico (in cui si riferiva alla morte di Federico come "tragica ed assurda") “ci aveva rassicurato – scrivono i portavoce della sezione romana di “verità per Aldro” - sul fatto che le nostre richieste sarebbero state prese in considerazione”. “Nei giorni dopo il G8 – affermano - contatteremo gli stessi interlocutori per chiedere l'attuazione della richiesta. Da sottolineare che in occasione della visita fu regalato al dott. Manganelli un libro con questa dedica: "Ad Antonio Manganelli, perché la Riconciliazione passi attraverso la Giustizia". Il dott. Manganelli ha successivamente di scritto di suo pugno ringraziando per "il libro impreziosito dalla gradita dedica"”. Intanto l’eco della lettera dell’ispettore Solito ha raggiunto Roma, dove il deputato ferrarese del Pd Alessandro Bratti presenta una interrogazione al ministro dell'Interno, per chiedere di fare luce su quanto si legge "in una commovente lettera di Nicola Solito, l'ispettore di polizia che portò, per conto dei suoi superiori, la notizia della tragica morte di Federico ai suoi genitori dei quali era molto amico". "Solito -spiega Bratti- riferisce di una situazione di disagio e difficoltà subita all'interno del luogo di lavoro nel corso di questo lungo periodo che lo ha portato ad allontanarsi dai suoi amici: il suo stato di 'amico' della famiglia delle vittima lo avrebbe, insomma, oltremodo penalizzato. Credo -conclude Bratti- che su questa vicenda, all'indomani di una sentenza che riconosce il coraggio di denuncia e la determinazione della madre di Federico, sia opportuno fare piena chiarezza, per questo sollecito il ministro dell'Interno ad intervenire".


fonte: estense.com

Contro gli arresti di Torino, contro il G8 de L'Aquila: mobilitazioni in tutt'Italia. Occupazioni a Torino Trento e Firenze, blocchi a Roma

Altra giornata di mobilitazione, di respiro nazionale e diffuso, nella sincronizzazione datasi nell'opposizione al G8 e nella campagna per la liberazione dei 21 arresti per gli scontri al G8 di Torino.L'Onda ancora in mobilitazione contro gli arrestiQuesta mattina l'Onda di Firenze ha occupato il rettorato dell'università per rilanciare la richiesta di liberazione immediata dei comapgni e delle compagne in carcere, seguendo la scia fortissima tracciata in tutt'Italia dal movimento studentesco. Lo stesso è avvenuto a Trieste, ooccupati gli uffici del rettore dall'Onda. Alle 11 invece gli studenti e le studentesse di Padova hanno fatto un presidio dinnanzi al tribunale cittadino, dove Max e Benji si sono recati per l'interrogatorio di rito. polizia nervosa, che nel tentativo di appendere 2 striscioni davanti la struttura ha distribuito un paio di manganellate. Quest'oggi infatti sono iniziati gli interrogatori dei 21 arrestati, per domani è prevista la decisione del tribunale sulle conferme degli arresti. Mentre continua a caratterizzarsi come diffusissima la risposta dell'Onda a livello nazionale, per venerdi sera in diverse città (Torino, Bologna, Pisa e altre) vi saranno cortei per la libertà degli arrestati. Nel pomeriggio l'Onda torinese è tornata con un'altra iniziativa di mobilitazione, legando la campagna contro gli arresti con la battaglia nell'università in avversione all'aumento delle tasse. Occupata una sala del rettorato dell'ateneo, bloccando una riunione che si stava svolgendo. L'Onda con questa occupazione ha voluto ribadire la richiesta di immediata liberazione degli studenti e delle studentesse arrestati e la propria contrarietà nel vedersi scaricati addosso i primi costi della riforma Gelmini.
A Roma come a L'Aquila contro il G8Nuova giornata di iniziative anche a Roma e L'Aquila contro il G8 che prende il suo via quest'oggi, con l'arrivo di tutti i capi di Stato. Un centinaio di attivisti del comitato 3 e 32, a Colle Roio, davanti alla caserma Coppito dove si svolge il vertice del G8, hanno esposto un gigantesco striscione su cui c'è scritto "Yes we camp". A Roma un centinaio di militanti dei Blocchi Precari Metropolitani hanno effettuato blocchi in via XX settembre davanti al ministero dell'economia. Due striscioni: "Il G8 è un terremoto, siamo tutti aquilani", "G8, banca mondiale, fondo monetario internazionale chi devasta e saccheggia siete voi". Bloccati gli accessi di 2 banche, simbolo evidente delle responsabilità pendenti in riferimento alla global crisis. In corteo hanno poi raggiunto piazza Fiume. Anche gli attivisti di Greenpeace hanno messo in campo un'iniziativa contro il G8: occupate 4 centrali a carbone a Brindisi, Marghera, Porto Tolle e Vado Ligure. Occupate ciminiere e nastri trasportatori.
fonte: Infoaut

Genova G8: Assolti quattro poliziotti accusati di arresti illegali

Erano accusati di aver arrestato illegalmente due studenti spagnoli durante le manifestazioni del G8 di Genova, nel luglio del 2001, ma sono stati assolti per insufficienza di prove. Sul banco degli imputati quattro agenti di polizia, Antonio Cecere, Luciano Beretti, Marco Neri e Simone Volpini, all’epoca dei fatti in forza al settimo reparto mobile di Bologna. Per loro il pm Francesco Cardona Albini aveva chiesto condanne a quattro anni di reclusione per falso ideologico in atti pubblici, calunnia e abuso d’ufficio. Il reato di falso ideologico è stato prescritto, agli altri due reati, constatata l’insufficienza di prove, è invece stata applicata la formula del ragionevole dubbio. Secondo il pm genovese, i due giovani spagnoli sarebbero stati accusati ingiustamente di aver lanciato una bottiglia incendiaria e di essersi scagliati contro gli agenti impugnando una sbarra di ferro. Gli arresti erano stati effettuati nella zona di piazza Manin dove manifestavano varie associazioni religiose e pacifiste.

Padova: Neri, puzzate». E usa lo spray contro una studentessa di colore

Episodio di razzismo nell’aula-studio di galleria Tito Livio. Un universitario iscritto al corso di laurea in Diritti umani ha spruzzato del deodorante contro una studentessa di colore, la quale, mortificata, è uscita. Il preside di Scienze politiche Gianni Riccamboni: "Un fatto inqualificabile. I testimoni vengano da me e poi procederò"«E’ successo venti giorni fa: mi stavo dirigendo all’aula studio di Galleria Tito Livio, dove di solito vado a studiare quando, fuori dall’ingresso, ho visto dei poliziotti che cercavano di sedare un botta e risposta concitato tra un gruppetto di ragazzi neri e un altro di italiani». Jeff, nato nella repubblica africana del Togo ma cresciuto in Francia, 23 anni, al Bo studia Scienze politiche e racconta di un episodio di discriminazione razziale contro un ragazzo iscritto al corso di laurea in Diritti umani e una ragazza di colore. La studentessa è stata costretta a raccogliere il suo zainetto abbandonando l’aula studio dopo un’umiliazione consumatasi sotto gli occhi di tutti.«Un’amica - riferisce Alessandro Della Marina, di Psicologia - mi ha raccontato che quel ragazzo, infastidito dal suo odore di sudore, ha spruzzato del deodorante intimo addosso alla giovane la quale, mortificata, è stata costretta ad andarsene. Al ché un gruppo di ragazzi ha preso le difese della studentessa, criticando il comportamento dello studente, il quale, però, difendeva la sua posizione tanto da chiamare la polizia».
LE REAZIONI. In aula studio, non si parla d’altro. «Un’o ffesa gravissima - punta il dito il somalo Ahmed Nurosman, di Relazioni internazionali - Un fatto non permissibile, a maggior ragione se si considera che quel ragazzo studia diritti umani: dovrebbe essere più sensibile di altri ai temi dell’integrazione». «Non mi è piaciuto per niente, è un fattaccio» aggiunge il togolese Credo Hossemey, iscritto a Ingegneria delle telecomunicazioni. «Non mi sarei mai immaginato che una cosa del genere potesse succedere; finora, non siamo stati vittime di comportamenti razzisti nei nostri riguardi» continua Leleng, ingegnere biomedico nativo del Togo pure lui.
IL PRESIDE. «Se veritiero - commenta cauto Gianni Riccamboni, preside di Scienze politiche - si tratta di un fatto inqualificabile e inaccettabile. Molto grave». Prima di passare ai provvedimenti disciplinari, vuole prove certe: «Invito i testimoni a venire da me per verificare l’episodio nei dettagli e da più punti di vista, poi procederò. Senza timori».
L’AULA STUDIO. Spaziosa, conta circa 200 posti; l'aula studio di Galleria Livio è aperta dal lunedì al venerdì (8.30-23), il sabato (9-23) e la domenica (9-19). Vi studiano ragazzi di tutte le etnie, iscritti a Scienze politiche, Psicologia, Lettere, Ingegneria, Farmacia e Medicina. Finora, a detta dei testimoni, non vi si erano mai verificati episodi di discriminazione razziale.

7 luglio 2009

Blocchi, scontri e arresti: Roma si ribella al G8

Cariche, arresti e perquisizioni: questura e prefettura scelgono il pugno di ferro davanti alle azioni di disturbo degli studenti e degli attivisti No G8. 26 le persone fermate, dieci quelle arrestate per danneggiamenti e blocco stradale. Alle 17, manifestazione cittadina a piazza Barberini.
Una mattina di ordinaria follia segna l’inizio delle contestazioni romane contro il G8. E’ di 26 fermi e 10 arresti il bilancio della caccia all’uomo messa in campo dalle forze dell’ordine e, in particolare, dai reparti della guardia di finanza. A nulla sono valse le parole del prefetto Caruso che ieri, a sorpresa, aveva mostrato una certa freddezza, se non contrarietà, davanti all’operazione di polizia che ha messo agli arresti 21 studenti dell’Onda di diverse città [Torino, Padova, Napoli]. A ventiquattro ore dall’inizio del summit, la città si sveglia blindata per i primi arrivi dei leader mondiali. Circa 15 mila gli uomini messi in campo tra militari e forze dell’ordine. Dopo l’occupazione del rettorato della Sapienza, questa mattina si annunciavano azioni da parte degli attivisti della Rete contro il G8. Alle 10 in punto, un gruppo di oltre cinquanta persone ha bloccato per mezz’ora la tangenziale est, all’altezza della autostrada Roma-L’Aquila. Tutte le persone indossavano caschetti gialli in solidarietà ai terremotati dell’Abruzzo e tenevano in mano i ritratti giganteschi dei “responsabili della crisi”, gli ex otto grandi da oggi riuniti nella caserma di Coppito. Prima dell’arrivo della polizia, sono state montate alcune tende e issati due striscioni con su scritto “Roma-L’Aquila NO G8” e “Il G8 è un terremoto – siamo tutti aquilani”. Nelle stesse ore, nella zona di Ostiense e Testaccio, un piccolo corteo di oltre cento persone, ha bloccato le strade del quartiere fino al piazzale antistante la stazione Piramide. All’improvviso, un plotone di finanzieri in assetto antisommossa ha deciso di inseguire i manifestanti fin dentro i vicoli di Testaccio. Una parte degli attivisti si è rifugiata nella palazzina occupata ieri dagli studenti di Roma Tre che sorge accanto alla facoltà di architettura. La polizia ha circondato l’edificio e ha operato un vero e proprio rastrellamento, con 26 fermi e 10 arresti. Gli imputati [tra cui anche un minorenne] dovranno rispondere di blocco stradale, danneggiamenti, incendio e possesso di oggetti contundenti atti ad offendere. Tra i fermati ci sono nove stranieri, di cui quattro svedesi, due tedeschi, uno svizzero, un francese e un polacco. Poco dopo giunge la notizia di una perquisizione al centro sociale Acrobax di Ponte Marconi, in perfetta continuità con le altre iniziative di carabinieri e Digos che ieri avevano fatto irruzione al centro sociale Askatasuna di Torino e al festival di radio Sherwood a Padova. La notizia degli arresti fa il giro dello città in pochi minuti; gli studenti della Sapienza decidono di uscire dalle facoltà con un corteo spontaneo che blocca le vie attorno alla città universitaria. All’altezza di piazzale Aldo Moro, i manifestanti vengono circondati da polizia e finanzieri e per qualche minuto si teme il peggio, ma per fortuna non succede nulla. Verso le 15, gli studenti e la Rete contro il G8 convocano una conferenza stampa per ricostruire le tappe di una giornata di ordinaria follia. “Siamo davanti a un’operazione di polizia preventiva – dice uno studente – che punta a soffocare le contestazioni contro il G8. Ma non ci riusciranno”. Appuntamento per tutti alle 17 a piazza Barberini, battezzata per oggi “piazza della [non] accoglienza”. Intanto, non si fermano le proteste in diverse città italiane contro gli arresti decisi dalla procura di Torino. A Padova, poche ore fa, una delegazione dell’Onda si è incontrata con il rettore dell’università a cui è stata chiesta una presa di posizione ufficiale sui provvedimenti a carico degli studenti. Nel tardo pomeriggio è in programma un sit-in davanti al carcere, dove risulta essere ancora trattenuto Max Gallob, attivista del centro sociale Pedro, arrestato ieri all’alba dalla Digos.


6 luglio 2009

Processo Aldrovandi: poliziotti condannati a tre anni e 6 mesi

Il tribunale di Ferrara, giudice Francesco Maria Caruso, ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia. Alla lettura della sentenza i genitori del ragazzo si sono abbracciati piangendo e in aula sono partiti applausi. Inchiesta e processo hanno visto come parte fondamentale la famiglia Aldrovandi, la mamma Patrizia Moretti e il papà Lino, in prima linea per chiedere la verità, prima con il blog su Kataweb aperto nel gennaio 2006 e diventato uno dei più cliccati in Italia, poi lungo l'inchiesta e il processo, scanditi dalle perizie, dalla raccolta delle testimonianze, dalla ricostruzione faticosa delle cause della morte di Federico. Il pm Nicola Proto aveva chiesto condanne per tre anni e otto mesi a ciascuno dei quattro agenti. L'accusa è di aver ecceduto nel loro intervento, di non aver raccolto le richieste di aiuto del ragazzo, di aver infierito su di lui in una colluttazione imprudente usando i manganelli che poi si sono rotti. La parte civile, (Gamberini, Del Mercato, Anselmo e Venturi) ha ricostruito sotto quattro angolazioni diverse le difficoltà per raggiungere non la verità ma il processo stesso, sostenendo che la morte di Federico sia addebitabile alla colluttazione con gli agenti (nel corso della quale si ruppero due manganelli) e all'ammanettamento del giovane a pancia in giù con le mani dietro la schiena. Posizione che, secondo i loro consulenti, avrebbe causato un'asfissia posturale. A questa causa va aggiunta la tesi di un cardiopatologo dell'Università di Padova, il professor Thiene, secondo il quale il cuore avrebbe subito un arresto dopo aver ricevuto un colpo violento. Per la difesa (Pellegrini, Vecchi, Bordoni, Trombini) l'agitazione del ragazzo quella mattina, prima e durante l'intervento di polizia, era dovuta all'effetto di sostanze assunte la notte prima al Link di Bologna con gli amici. Sostanze che lo avrebbe portato a uno scompenso di ossigeno durante la colluttazione. Tutte le difese hanno chiesto l'assoluzione piena degli imputati, che agirono rispettando le regole e il modus operandi previsto per interventi di contenimenti di persone fuori controllo (uso dei manganelli, metodo di ammanettamento e di contenzione o pressione sul corpo). Ancora oggi, tuttavia, nonostante l'intervento di oltre 15 tra i più affermati e riconosciuti esperti italiani (medico-legali, tossicologi, anestesiologi, cardiopatologi) non si è arrivati a chiarire con certezza le cause della morte.

fonte: La Repubblica

Rifondazione Comunista chiede l'immediato rilascio degli attivisti arrestati

Questa mattina, nell’ambito di un’inchiesta partita dalla procura di Torino, a seguito della protesta studentesca contro il G8, sono state attuate numerose perquisizioni ed arresti in tutta Italia contro attivisti del movimento dell’onda.
Al momento le notizie parlano di attivisti arrestati a Padova, Bologna, Torino, Napoli, e L'Aquila.
Ma i contorni dell’operazione sono ancora confusi.
Quello che appare chiaro, invece, è il meccanismo repressivo che mira a colpire il movimento di contestazione al G8 e le mobilitazioni studentesche degli ultimi mesi: studenti, precari, giovani che in questi mesi hanno dimostrato, con i fatti e con le analisi, la vitalità di una generazione che molti, evidentemente, vorrebbero schiacciata dalla crisi.
L’operazione odierna svela le carte in tavola: punisce chi ha saputo generalizzare lo slogan “Noi la crisi non la paghiamo”, punisce chi non si è arreso ad un destino di precarietà, punisce chi, alle lamentele, ha preferito la pratica dell’autoriforma, punisce chi si oppone ad un governo razzista e xenofobo.
Chiediamo l’immediato rilascio degli attivisti arrestati, denunciamo la volontà del Ministro degli Interni di voler alzare “la tensione” alla vigilia del vertice del G8, ribadiamo il diritto a manifestare il dissenso.


Eleonora Forenza – segreteria nazionale PRC
Italo Di Sabato – resp. Osservatorio sulla Repressione del PRC

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FERRERO (PRC), INACCETTABILI ARRESTI AD OROLOGERIA


''Gli arresti di stanotte, che seguono le limitazioni del diritto a manifestare attuate in varie occasioni dal governo ed un clima di intimidazione in occasione delle manifestazioni, segnalano in modo pieno la strategia del governo: cerca di trasformare il confronto politico e sociale in un problema di ordine pubblico e in questo modo di circoscrivere e ridurre al minimo le espressioni del dissenso'': lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc. ''Il tutto - prosegue - mentre i provvedimenti del governo (a partire dal pacchetto sicurezza) violano palesemente la Costituzione e legittimano il formarsi di squadracce in ogni citta'. E' del tutto evidente che gli arresti di stanotte sono arresti ad orologeria, tesi a criminalizzare il movimento contro il G8: si tratta di una operazione politica inaccettabile che denunciamo con forza. Per parte nostra siamo impegnati alla costruzione di un movimento di massa contro le politiche del governo e di Confindustria, a partire dalle iniziative contro il G8. Riteniamo infatti che solo la costruzione di un largo movimento di massa, non violento nei modi quanto radicale nei contenuti, possa sconfiggere il tentativo reazionario del governo e aprire la strada - conclude - ad una uscita da sinistra e democratica dalla crisi attuale''.




G8 univesità: Arresti e perquisizioni

Questa mattina la digos di Torino, in coordinamento con la Direzione centrale della polizia di prevenzione, ha eseguito 21 arresti in diverse città d'Italia contro l'Onda Anomala. Le misure repressive fanno riferimento agli scontri studenti-polizia del 19 maggio scorso a Torino, in occasione del corteo in opposizione al G8 University Summit.A Torino, Padova, Napoli e Bologna sono stati arrestati studenti e studentesse protagonisti della, già soprannominata, "rivolta di Torino". 12 di questi sono stati realizzati nel capoluogo piemontese, gli altri nel resto d'Italia. Il compagno napoletano è stato fermato a L'Aquila, trovandosi lì in occasione delle mobilitazioni contro il G8 abruzzese.Arresti più che attesi dall'Onda: la mannaia della repressione non ha bloccato la rabbia degli studenti e delle studentesse, che in 10mila hanno attraversato Torino il 19 maggio contro il G8 dell'università, che in migliaia si sono scontrati con le forze dell'ordine, che compatti hanno rivendicato in toto la giornata di conflitto. Gli arresti dell'oggi quindi non possono che essere considerati come il conseguente costo della rottura di piazza esercitata, dell'esondante segnale politico lanciato il 19 maggio. "Noi la crisi non la paghiamo, noi la crisi ve la creiamo!", questo quello che l'Onda ha gridato per le strade di Torino, questo quello che ha fatto e si prepara a fare per l'autunno che viene.Le misure contro l'Onda arrivano, non casualmente, poco prima del G8 de L'Aquila: fin troppo scontata la tempistica del ministro dell'interno Roberto Maroni, in combutta con la cabina di regia della "procura democratica" di Giancarlo Caselli, con quest'ultimo al servizio del duo Berlusconi-Maroni nella fabbricazione della risposta da dare alla mareggiata di maggio.L'Onda non arretra, affronterà anche questo scoglio, non facendosi in alcun modo intimorire dagli arresti e dalle perquisizioni operate su scala nazionale, cosciente di aver intrapreso la direzione giusta visti i risultati politici ottenuti dall'Onda perfetta, nella scelta di un piano di conflitto e contrapposizione ad una realtà, universitaria e sistemica, colma e da traformare. L'Onda non si arresta, liber* tutt*.
fonte: InfoAut
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Da Genova/ Liber@ tutt@ subito!
Comunicato dell'onda anomala di Torino

Bologna: Repressione e controllo al Parco Cà Bura

E' gia da qualche anno che in alcuni quartieri di periferia bolognese si sta attuando una politica non riconosciuta di integrazione tra popoli e culture. Questa politica si sviluppa grazie ad eventi che vengono organizzati in parchi e centri sociali che permettono confronto conoscienza e relazioni tra gente di tutto il mondo. Una di queste è Il Giardino dei popoli che, per il secondo anno consecutivo, si svolge nel parco Ca' bura nel quartiere Navile. Il festival è iniziato nella giornata di venerdì 3 luglio e si è concluso oggi. Nel corso di queste giornate la polizia, sull'onda dell'approvazione del pacchetto sicurezza tanto caro al ministro Maroni, ha messo in atto atteggiamenti repressivi e intimidatori. Un nostro lettore ci scrive: "La cosa che mi ha colpito è stata la poca presenza di extra comunitari che fino all'anno scorso sono stati l'anima dell'evento.Dopo qualche ora è giunta voce che 4 pattuglie della polizia erano appostate vicino un'ingresso del parco, e chiedevano i documenti ai migranti che si apprestavano ad andare al Festival". Insomma le forze dell'ordine non perdono tempo e colgono l'occasione per effettuare i controlli, e quale occasione migliore di un Festival rivolto alle culture migranti? Una scelta che, di fatto rende inutile lo sforzo fatto per costruire percorsi che permettano di incontrare e parlare con queste persone.
fonte: zic

Pesaro: Sparano a nigeriano con pistola a salve

Cinque ragazzi residenti a Colbordolo eTavullia sono stati denunciati dai carabinieri con l'accusa didiscriminazione razziale e minacce aggravate. I cinque, tra cui unminorenne, avrebbero anche sparato a un nigeriano con pistole soft air.L'identificazione dei ragazzi è avvenuta tramite Youtube, il sito web dove avevano riversato loro ‘gesta’, come l’assalto a un casolare abbandonato che pensavano fosse occupato da immigrati. I militari sono arrivati all’autore grazie al suo nickname.Nelle abitazioni degli indagati, sono state trovate armi da soft air(due pistole, due fucili ad aria compressa) un coltello, vessilli dimatrice fascista e busti raffiguranti Mussolini. Le indagini sonoscattate il 22 febbraio scorso quando un giovane nigeriano (residente con la famiglia a Colbordolo) era stato colpito da pallini, mentre viaggiava in moto.L’immigrato aveva subìto ferite guaribili in sette giorni. Nellostesso periodo alcuni giovani in auto avevano insultato persone dicolore alla fermata dell’autobus. Qualcuno degli indagati ha accolto in lacrime l’arrivo dei carabinieri, ma tutti hanno ammesso le loro responsabilità. Hanno detto di avercela con i neri e gli stranieri "perché rubano illavoro agli italiani", anche se nessuno di loro ha problemi dioccupazione. Avevano cercato di iscriversi a un’associazione pesarese di soft air, che non li aveva accettati. Il gruppetto non era aderente a formazioni politiche di estrema destra o naziskin.

5 luglio 2009

Milano: Baschi azzurri con il cuore nero ecco chi c'è dietro i Blue Berets

In testa porta il berretto azzurro, ma il suo cuore è nero. Vincenzo Scavo, presidente dei Blue Berets, è il tesserato numero 090203 del partito Destra nazionale Msi, la stessa formazione politica che organizza le “ronde nere” con divise da Ventennio fascista. L’iscrizione di Scavo al partito è del 16 agosto 2003 e scadrà nel 2013. Fino a quel giorno, il capo dell’associazione a cui il Comune dà 220mila euro per fare vigilanza in metropolitana è “dirigente nazionale” del Msi di Gaetano Saya. L’uomo che guida le ronde regolari, che il vicesindaco Riccardo De Corato definisce «un contributo importante per la sicurezza delle fasce più deboli e indifese», appartiene a un movimento politico che per simboli ha l’aquila imperiale e il sole nero, stemma del misticismo nazista. E Scavo non è solo. Altro ex iscritto al Msi passato anche per i Blue Berets è Riccardo Sindoca, accusato nel 2005 dalla procura di Genova del tentativo di costituire un servizio segreto parallelo. Sul banco degli imputati c’era anche Saya, fondatore del partito. L’inchiesta è ancora aperta. Sulla tessera di iscrizione ai berretti blu, del 3 marzo 2004, Sindoca è registrato con il grado di “Colonnello”. Il sospetto che i Blue Berets, cui il Comune affida da due anni servizi di ronda, potessero avere simpatie estremiste era stato sollevato dal Pd, che in un’interrogazione parlamentare del 26 giugno segnala «la vicinanza dei berretti blu ad Azione sociale, il partito di Alessandra Mussolini». Lo stesso giorno, De Corato risponde che «l’associazione non ha alcun legame politico». E sfida l’opposizione: «Tirino fuori le prove». La Mussolini non sembra entrarci, il Pd ha sbagliato mira, ma di poco. A provare invece l’a ppartenenza di Scavo al Msi, oltre a tessera e modulo di adesione, c’è la conferma di Maria Antonietta Cannizzaro, presidente del partito: «È un nostro dirigente nazionale – dice – non partecipa più alla vita del movimento, ma non avendo restituito la tessera resta in carica fino al 2013».

FOTO Le uniformi della Guardia Nazionale


fonte: La Repubblica

Bologna: Processato l’antiproibizionismo Chieste pesanti condanne a cinque attivisti del Livello57

il PM al processo contro l’ex Centro Sociale di via Muggia ha calato il pugno di ferro. Se passasse la tesi dell'accusa un'intera esperienza di antiproibizionismo e di riduzione del danno nei confronti dei consumatori di sostanze verrebbe criminalizzata.

Durante l’udienza del 3 luglio, il PM Giuseppe Di Giorgio ha chiesto cinque condanne e un’assoluzione nei confronti di sei attivisti del Livello 57. Le accuse che vengono rivolte ai cinque livellini sono spaccio di stupefacenti e agevolazione dello spaccio. I fatti risalgono al 25 maggio 2006, quando i Carabinieri perquisirono all’alba il centro sociale di via Stalingrado, eseguendone poi la chiusura su mandato dell’autorità giudiziaria.
Nello specifico, le richieste sono di quattro anni e tre mesi e 20 mila euro per Rosario Piccolo, Alessandro Pancaldi e Michele Manca, tre anni e dieci mesi e 14 mila euro per Maria Pia Scarciglia e Alessandro Sponsiello.
Maria Pia Scarciglia, che fu arrestata la mattina della perquisizione, dopo diversi mesi di arresti domiciliari, fu assolta nel gennaio 2007 dall’accusa di aver gettato dalla finestra un panetto di hascisc.
Per tutti gli imputati gli avvocati difensori hanno chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto.
La sentenza è stata annunciata dal presidente del Tribunale per il 24 luglio.


fonte: zic




Roma: aggressione razzista

Aggressione razzista nel quartiere di Monteverde Nuovo a Roma. Un uomo del Congo è stato selvaggiamente picchiato da tre italiani, in via di Donna Olimpia, al grido di "sporco negro, noi facciamo la volontà del governo, dovete tornare a casa vostra". Il fatto è avvenuto giovedì pomeriggio. Il congolese stava distribuendo volantini quando dalle finestre di una palazzina alcune persone lo hanno insultato per il colore della sua pelle. Mentre si allotanava spaventato, dalla palazzina sono usciti tre uomini, tutti italiani tra i 30 e i 50 anni, che lo hanno rincorso. Raggiunto lo hanno bloccato e picchiato, ferendolo al volto. Poi lo hanno derubato del passapoprto passaporto e dei soldi che aveva in tasca.
L'uomo ha chiamato, poco prima delle 15, il 113 raccontando di essersi nascosto in un palazzo di via di Donna Olimpia dopo l'aggressione. All'arrivo degli agenti della polizia di Stato gli aggressori si erano già dati alla fuga mentre l'uomo è stato soccorso dal personale del 118 ed accompagnato in ospedale dov'è stato dimesso con sette giorni di prognosi per un trauma cranico e una ferita al sopracciglio sinistro. Il congolese è un rifugiato politico in Italia dal 2004, si è sposato in Italia, vive a Roma e ha una bambina di pochi anni. Ha raccontato ai poliziotti che stava distribuendo volantini pubblicitari citofonando agli inquilini della zona quando un cinquantenne infuriato per essere stato disturbato durante il riposino pomeridiana lo ha prima pesantemente insultato dalla finestra e poi è sceso e gli ha rotto una bottiglia in testa. Successivamente sarebbe stato raggiunto da altri due italiani che lo hanno continuato a picchiare. Il sindaco Gianni Alemanno ha dichiarato: "L'insulto razziale offende persino più della violenza fisica. Indubbiamente quello che rende grave l'aggressione a Monteverde non è tanto l'entità delle lesioni riportate, quanto l'idea che nella nostra città si aggirino personaggi che odiano e assalgono in base al colore della pelle. Esprimo piena solidarietà alla vittima di questa aggressione razzista e chiedo agli inquirenti un'indagine approfondita per individuare e punire i responsabili".

Video intervista: Mi urlavano via sporco negro tornatene a casa


fonte: La Repubblica

4 luglio 2009

Vicenza, 4 luglio - La cronaca multimediale della manifestazione

ore 15.15 - La testa del corteo si sta formando. Sullo striscione di apertura c'è ll slogan che ha accompagnato questa mobilitazione "No dal Molin? Yes, we can!".

In testa le donne del Presidio permanente.

ore 15.45 - "Il dispositivo militare messo in campo oggi è inacettabile", dicono dal sound system di testa del corteo. Sono centinaia gli agenti che circondano l'area.

Gli interventi ribadiscono la richiesta legittima di allontanare il dispiegamento di forze dell'ordine che di fatto rappresenta un deterrente per chi vuole manifestare.

ore 16.15 - Il corteo sta passando davanti al presidio permanente no dal molin, continuano gli speackeraggi e gli interventi dal camion.

ore 16.30 - Imponente schieramento delle forze dell'ordine. La testa del corteo chiede alla polizia di spostarsi per far procedere la manifestaione

Nell'area dei campi da rugby nella zona civile sono stati posizionati i carabinieri.

ore 15.50 - L'elicottero continua a sorvolare il corteo.

ore 16.40 - La testa del corteo, organizzato con i cordoni e gli scudi, chiede con determinazione la rimozione dello smisurato schieramento di forze dell'ordine che stanno palesemente impedendo lo svolgimento della manifestazione.

ore 16.50 - L'elicottero della polizia vola a bassa quota sui manifestanti in bicicletta che percorrono le strade laterali tentando di farli cadere.

ore 16.55 - Più che un blocco della polizia sembra un vero e proprio divieto a manifestare. La testa del corteo sta avanzando lentamente.

ore 17.00 - La testa del corteo respinge l'avanzata dei carabinieri. Le forze dell'ordine lanciano lacrimogeni per respingere il corteo.

ore 17.05 - La testa del corteo è ferma sul ponte. Si sta alzando del fuoco a difesa del corteo. I blindati della polizia avanzano sul ponte davanti alla testa del corteo.

ore 17.05 - La coda del corteo si trova lungo il fiume e alcuni manifestanti stanno cercando di attraversarlo con un ponte di fortuna.

ore 17.10 - Sono tantissime le persone che stanno tentando di risalire l'argine e attraversare il fiume per riuscire a piantare le bandiere nell'area. A pochissimi metri dall'area militare

ore 17.15 - La testa del corteo si è ricompattata, si trova all'altezza del presidio e si susseguono interventi che ribadiscono la volontà di procedere lungo il percorso autorizzato.

ore 17.20 - La coda del corteo si avvicina per assediare le reti dell'aereoporto militare.

ore 17.20 - La coda del corteo si avvicina per assediare le reti dell'aereoporto militare.

ore 17.30 - Le migliaia di persone presenti non si sono fatte intimorire dalle cariche della polizia. La generosità dei manifestanti in testa ha retto di fronte alla brutalità delle forze dell'ordine e ha difeso le migliaia di persone venute oggi a vicenza per assediare e fermare le basi di guerra.

ore 17.40 - L'esercito ha difesa di campi vuoti in una giornata in cui è stata imposta la legge militare, non è riuscito a fermare le migliaia di persone presenti che ancora una volta hanno affermato con determinazione che mai regaleranno Vicenza alla guerra.

ore 17.50 - Anche la coda del corteo è arrivata al presidio. Cinzia Bottene dal camion sottolinea come la scelta di schierare la forza smisurata dell'esercito a difesa di una base di guerra americana sia una grave sconfitta per lo stato italiano.

ore 18.00 - Un enorme abbraccio dal no dal molin alla redazione di radio sherwood per la perquisizione avvenuta oggi pomeriggio al festival presso lo stadio euganeo di padova.

Tra i tantissimi interventi che si sono susseguiti dal palco del presidio permanente anche alcuni rappresentanti delle comunità abruzzesi che stanno organizzando le mobilitazioni del 6 e 7 luglio a L'Aquila. Domani partirà anche un pullman del no dal molin per raggiungere L'Aquila e partecipare alla fiaccolata.

ore 18.20 - Tutti i manifestanti hanno espresso la volontà di ritornare in corteo. Si stanno ricompattando per ripartire.

ore 18.30 - Ancora una volta le donne del presidio aprono il corteo. Sono in prossimità dell'ingresso dell'aereoporto civile, si sono riprese le zone in cui oggi è stato impedito di manifestare a causa della pressante militarizzazione. Ancora una volta vicenza è libera. Questa terra è la nostra terra.


fonte: Global Projetc




OPERAZIONE STENTERELLO: CARABINIERI IN AZIONE A GAVINANA

Nella notte tra il 30 giugno e il 1 luglio nel quartiere di Gavinana a Firenze sud i Carabinieri hanno svolto un'operazione militare nei confronti di due compagni del CPA, uno dei quali di origine basca. Verso 00.30 i due compagni, che si erano avviati verso le macchine dopo una birra in un bar, sono stati bloccati da diversi uomini in borghese che li hanno immobilizzati, perquisiti e minacciati con pistole puntate alla testa: "SE SI MUOVE SPARAGLI" ...LA DICE LUNGA SUL CLIMA CHE SI RESPIRAVA. Subito dopo due volanti appostate poco distante sono sopraggiunte: da queste sono scesi due uomini armati di mitraglietta. I due compagni, uno dei quali ammanettato, sono stati condotti in caserma. Il compagno basco è stato trattenuto perchè ritenuto un militante di ETA in possesso di documenti falsi, mentre la ricerca di armi eseguita sulla persona e nei veicoli ha dato esito negativo. L'altro è stato rilasciato dopo circa tre ore, senza nessun verbale. La situazione si è risolta verso le 17.00 del giorno seguente dopo l'intervento di un avvocato e dopo accurati controlli sulle impronte digitali e prove salivari che hanno dimostrato l'estraneità del compagno ai fatti che gli venivano contestati ...in due parole SCAMBIO di PERSONA come attestano anche i verbali. Conosciamo bene la situazione che si vive nel Paese Basco: partiti, organizzazioni e associazioni giovanili della sinistra indipendentista vengono illegalizzate, radio e giornali chiusi e i prigionieri torturati quotidianamente. Il teorema del “todo es ETA” arriva a colpire i compagni baschi che anche fuori da Euskal Herria lottano per il proprio popolo contribuendo a iniziative di lotta e solidarietà. Quello che è accaduto non è casuale ma l'ennesimo tentativo di criminalizzare e isolare i legami internazionali di lotta che si sviluppano in Europa. La solidarietà è un'arma ed è il meccanismo che la repressione vorrebbe stroncare. Questo è il livello che ci viene imposto e a cui abbiamo il dovere di continuare a rispondere così in Euskal Herria come a Firenze e in Italia. Da parte nostra non siamo più disposti ad accettare intimidazioni, provocazioni e criminalizzazioni di questo genere. Non è possibile che una nottata di mitra, manette, minacce e reclusione nelle gabbie della caserma si risolva con un "ci scusi, arrivederci può andare", che non può e non deve passare sotto silenzio. Il goffo tentativo di cercare l'operazione da sbandierare sulle pagine dei giornali, su cui costruirsi ulteriori teoremi aggiungendo lustro alle loro divise, non ha portato questa volta i risultati sperati. Oggi infatti non si vedono le foto delle conferenze stampa con il ridicolo materiale sequestrato, magari falsificato come le molotov della Diaz di Genova, o le foto dei mostri da sbattere in prima pagina, accanto ai ghigni soddisfatti di qualche milite che avrà anche le congratulazioni delle istituzioni "democratiche" e del loro "papi". Non si vorrebbe far vedere però neanche lo schifo di questa notte, le conseguenze che poteva avere, di quanti ogni giorno sono costretti a subire questi soprusi ed, in alcuni casi, percosse e torture. Non importare evocare il Cile per ricordarselo, Bolzaneto insegna. Sottovalutare situazioni come queste legittima chi le compie a fare ulteriori passi avvanti con conseguenze facilmente immaginabili. Ora più che mai è necessario rafforzare la solidarietà con il Paese Basco e con tutti quei compagni indagati, sotto inchiesta e rinchiusi in carcere perchè nei loro percorsi di lotta e nella loro crescita politica hanno scelto di alzare la testa e provare a decidere per il proprio futuro. EUSKAL HERRIA NON CAMMINA DA SOLA! NOI NON SAREMO MAI SOLI! CONTRO LA REPRESSIONE NON UN PASSO INDIETRO!
Centro Popolare Autogestito fi-sud EHL Firenze

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