17 maggio 2009

Parma: Rinvio a giudizio per tutti i dieci vigili coinvolti nel caso Bonsu.

Lo ha richiesto la Procura di Parma. Lo scorso ventidue Settembre, lo studente ghanese era stato coinvolto in un’operazione antidroga della polizia municipale parmense, nonostante non vi avesse nulla a che vedere. Condotto al comando di polizia, venne reiteratamente picchiato e insultato per il colore della sua pelle. Il bilancio: uno zigomo sfondato, ematomi su tutto il corpo, tante offese razziste e verbali falsi alla magistratura. Ora il Gup Maria Cristina Serli provvederà a fissare la data dell’udienza preliminare. Le ipotesi di reato sono: sequestro di persona, lesioni, minaccia, calunnia, falso ideologico e materiale. Tali capi d’accusa, già presenti nella custodia d’ordinanza cautelare, confermati dal Tribunale del riesame e quindi depositate dal Pubblico ministero Licci, sono rimasti gli stessi durante l’iter che porterà al processo.




fonte: Zic

15 maggio 2009

Torino: Il rettore Pelizzetti ordina la chiusura di Palazzo Nuovo. L'Onda non accetta divieti!

Mentre prosegue l'avvicinamento in direzione del G8 University Summit di Torino, con l'Onda Anomala impegnata da settimane nella costruzione della sua opposizione a questo insostenibile vertice dell'università, arriva a freddo un'inaccettabile provocazione oltre che limitazione: il rettore dell'università torinese, Ezio Pelizzetti, ha dato quest'oggi disposizioni unilaterali per la chiusura coatta della sede delle facoltà umanistiche, Palazzo Nuovo, dalle ore 8 del 15 maggio alle ore 20 del 19 maggio.Un atto che chiaramente assume le sembianze di divieto, di tentativo di limitazione, se non di impedimento, della presa di parola e libertà di movimento dell'Onda Anomala torinese verso il G8 dell'università. Un gesto che gli studenti e le studentesse in mobilitazione non possono che ritenere inaccettabile, specchio dell'arroganza per niente celata delle autorità accademiche, ma anche cartina di tornasole di un'università in crisi che vede oggi contrapposti chi è bramosamente attaccato ai propri privilegi e interessi ed un movimento come l'Onda con tutto il suo carico di ricchezza e forza espresso diffusamente lungo tutto l'autunno (e non solo!) che ha alle spalle.Palazzo Nuovo è stato il simbolo e centro nevralgico delle mobilitazioni contro il primo troncone della riforma Gelmini, tenuto sotto occupazione per oltre 3 mesi. Oggi è ancora il teatro che l'Onda sta continuando ad inondare, nel continuo, su livelli diversi rispetto all'autunno, di una mareggiata che non sarà certo fermata da divieti e intimidazioni. Onda, primo movimento europeo dentro la global crisis, che ha saputo superare lo steccato dello studentismo, coniando la condizione di studenti con quella di già precari, praticando e producendo discorso su una molteplicità di aspetti a dispetto di un'oggi sprovvisto di futuro.Prossima tappa: G8 dell'università, appuntamento capillarmente assunto nell'agenda dell'Onda su scala nazionale, trampolino di lancio per le prossime mobilitazioni contro la già annunciata riforma organica dell'università del ministro Gelmini ma anche altro momento tutto da attraversare nella decostruzione e nella contrapposizione ad un G8 University Summit insostenibile e illegittimo. Nella diffusa costruzione di questo appuntamento, le università di Roma Napoli Cosenza Milano Palermo Pisa Padova e tante altre sono in movimento verso il G8, un primo risultato l'Onda lo ha già portarto a casa: a differenza di quanti, tanti, speravano, auspicando il ritorno alla "normalità accademica" delle università nel post-autunno, l'Onda si è sedimentata negli atenei di tutt'Italia, ogni articolazione del movimento prepara altre mareggiate, la prossima è già annunciata per martedi 19 maggio, giorno del corteo nazionale contro l'insostenibile summit.Quindi, la chiusura imposta dal rettore Pelizzetti non arriva sicuramente casualmente, (per domani è prevista a Palazzo Nuovo una notte bianca con gli Assalti Frontali in concerto, a partire da lunedi molteplici sono gli appuntantamenti di discussione e analisi dell'università globale in crisi fissati), nella preoccupazione di una nuova occupazione e nel tentativo di togliere da sotto i piedi la tavola ad un esercito di surfisti ben capaci ed attenti a superare ogni scoglio. Come il rettore ha potuto direttamente vedere quest'autunno: le autorità accademiche sono incapaci di prendere una posizione forte, politica, contro il governo? l'Onda occupa le facoltà inonda le strade blocca le città; le autorità accademiche mantengono il momento di inaugurazione dell'anno accademico? l'Onda assedia il fortino-rettorato e prende parola, pone il problema ed evidenzia le contraddizioni.Se c'è qualche d'uno che pensa che gli studenti e le studentesse, tutti quei soggetti sociali che sono coinvolti nella costruzione della campagna contro il G8 di Torino, faranno un passo indietro dinnanzi ai divieti si sbaglia di grosso!

L'Onda non accetta divieti, zone rosse, controllo.
L'Onda travolge chiusure e divieti
Contro l'insostenibile G8 dell'università!
Noi la crisi non la paghiamo e ve la creiamo!


Onda Anomala Torino

14 maggio 2009

Firenze: Sabato 16 maggio giornata contro la repressione

Lunedì 11 Maggio, studenti medi ed universitari si sono ritrovati davantial Liceo Michelangelo per opporsi alla decisione del preside Primerano divietare ai collettivi delle scuole di riunirsi nell'aula autogestitadell'istituto come avviene ogni lunedì. Di fronte all'impossibilità disvolgere l'assemblea, visto il portone chiuso e presidiato dalle forzedell'ordine, gli studenti hanno dato vita ad un corteo per le vie delcentro.In via della Colonna il corteo è stato caricato dalla celere in seguito adun diverbio verbale tra manifestanti e agenti della DIGOS, i quali,provocatoriamente, continuavano a filmarli ( nonostante varie richiesteperchè non lo facessero ) al fine di identificarli e denunciarli. Dopo leprime cariche uno studente è finito in ospedale, dove è stato sottopostoad un intervento chirurgico, e altri due in questura in stato di fermo. Altentativo dei manifestanti di raggiungere la Questura, per aspettare ilrilascio dei compagni fermati, la polizia ha risposto con una nuovaviolenta carica e una caccia all'uomo fin sui viali. Il bilancio conclusivoè di oltre 10 fermati e denunciati e vari contusi, tra cui una studentessapestata mentre era a terra.Dopo le numerose denunce, i divieti e le intimidazioni sono arrivate anchele botte a tentare di stroncare il movimento nato dalle mobilitazioni edalle occupazioni dello scorso autunno.Questi provvedimenti vanno di pari passo con la progressiva chiusura deglispazi autogestiti e di agibilità politica nelle scuole, nelle universitàe in tutta la città, in un'ottica di repressione sistematica dei gruppiautorganizzati, svincolati da logiche sindacali e partitiche. Chiunqueaffermi pratiche (come, in questo caso, un corteo spontaneo e nonautorizzato) che non rientrano nel dogma della legalità, tanto sbandieratoda destra e sinistra, viene picchiato, denunciato e processato.Questo viene accentuato durante una campagna elettorale, incentrataprincipalmente sul tema propagandistico della “sicurezza”.La stessa sicurezza in nome della quale, a livello nazionale, si consumauna deriva autoritaria, xenofoba e neofascista ( di cui legalizzazionedelle ronde leghiste, dispiegamento dell'esercito nelle città, attacco aldiritto di sciopero e proliferazione dei Cpt per immigrati rappresentanosolo la punta dell'iceberg ).La prima risposta da dare alla violenza della polizia è la solidarietàconcreta di tutti i cittadini, dimostrata fin da subito dagli abitanti delquartiere, che hanno aperto le proprie porte ai manifestanti feriti infuga, e in strada e dai balconi, di fronte a ciò che stava accadendo, nonhanno potuto fare a meno di apostrofare come “fascisti” le forzedell'ordine.Scendere in piazza è necessario in quanto l'attacco repressivo noncolpisce solamente gli studenti ma chiunque autorganizzi il propriodissenso in città.Per questo diamo appuntamento per un corteo cittadino che si terrà Sabato16 Maggio alle 15 in Piazza San Marco, in modo da esprimere la solidarietàagli studenti picchiati e denunciati e rilanciare così le stesse lotte checon la repressione si vogliono soffocare.

CONTRO LA REPRESSIONE RILANCIAMO LA LOTTA

SABATO 16 MAGGIO 2009 ORE 16.00 PIAZZA SAN MARCO


compagni/e di Firenze

13 maggio 2009

Passa la fiducia sul ddl sicurezza

Passa la fiducia sul ddl sicurezza, Maroni soddisfatto. L'opposizione protesta. Intanto si organizza la visita a Roma dell'amico libico, il 10 e l'11 giugno. L'Unhcr e il Cir preoccupati.
I deputati hanno approvato due dei tre maxiemendamenti al disegno di legge sicurezza sottoposti alla fiducia. Il primo – quello che comporta le norme razziste – è stato approvato con 316 voti a favore e 258 contrari. Il secondo riguarda la mafia, ed è stato approvato con 315 sì e 247 no. Il terzo riguarda la sicurezza urbana. Dopo il voto alla camera, il ddl verrà esaminato dal senato.Il ministro dell’interno Roberto Maroni, «soddisfatto», incassa la fiducia e dice di voler arrivare all’approvazione definitiva del ddl entro maggio. Sul tema della sicurezza «è aumentato nettamente il consenso verso il governo, anche in strati di elettorato di sinistra», ha dichiarato Maroni. Quanto al sondaggio che parla di diminuzione di consensi, Maroni replica: «Dei sondaggi non mi fido. Noi abbiamo i sondaggi quotidiani dei nostri militanti che parlano con la gente. Continueremo su questa linea: non solo per l’aumento di consenso, ma perché è giusto». L’Italia sembra decisa a proseguire sulla strada dell’esternalizzazione delle frontiere. Maroni ha anche fatto sapere che venerdì prossimo incontrà Lawrence Jolles, responsabile per l’Italia dell’Unhcr. «Lo vedo – ha spiegato il ministro – perché le preoccupazioni che vengono sollevate le teniamo in conto ma la proposta che facciamo non è quella che hanno avanzato loro di accoglierli tutti e poi valutare, ma quella di creare una struttura in Libia per valutare là se qualcuno ha i requisiti per lo status» di rifugiato. Le nuove norme sulla sicurezza sono «razziste, contrarie alla Costituzione e alla carta delle Nazioni unite – ha dichiarato il segretario del Prc Paolo Ferrero, mentre partecipava al sit-in di protesta davanti a Montecitorio – Questo provvedimento non ridurrà il numero dei clandestini, ma li spingerà ancor più a diventare invisibili. Aumenteranno i lavoratori in nero, sfruttati e costretti a un lavoro di tipo schiavistico. E cosa succederà al clandestino che ha voglia di denunciare ai carabinieri che il suo datore di lavoro? Finirà in galera». Per la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia alla camera, Donatella Ferranti, «con le ronde il governo introduce una pericolosa giustizia ‘fai da te’ e sforna l’ennesimo regalo alla criminalita’ organizzata che in alcune aree del paese vedrà ‘legalizzati’ i propri metodi di riscossione del pizzo. Le ronde sono un attacco frontale alle forze dell’ordine che vedono svilito il proprio ruolo di unico punto di riferimento sul territorio per la prevenzione e la repressione dei reati e che a causa di questo governo non hanno ancora ricevuto interventi organici che tengano conto delle esigenze economiche, materiali e funzionali rappresentate dalle organizzazioni rappresentative delle forze di polizia. E poi, ad oggi non sappiamo nulla su come il ministero dell’Interno ha intenzione di regolamentare le ronde: chi ci dice che i rondisti non diventeranno dei prezzolati di partito o squadristi a caccia di migranti senza permesso di soggiorno? Insomma siamo profondamente contrari a questa norma che giudichiamo inutile e pericolosa». Intanto, si conosce la sorte delle oltre 300 persone che il governo italiano ha deportato in Libia. Sono stati suddivisi in piccoli gruppi e alloggiati in vari centri di accoglienza. In una decina di casi è stato necessario l’immediato ricovero in ospedale, anche perché tra i migranti ci sono diverse donne incinte. «Tutti – dice Lawrence Hart, responsabile a Tripoli dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni [Oim] all’Agenzia Misna – hanno bevuto acqua marina e sono arrivati disidratati. L’ambiente promiscuo dei centri favorisce poi la diffusione di malattie contagiose molto comuni, come la scabbia». La legge libica non prevede limiti alla permanenza nelle strutture di accoglienza e, secondo il responsabile di Oim, può capitare che i migranti restino detenuti per mesi in attesa di identificazione. «Sui barconi trasportati a Tripoli dalla Marina militare italiana – dice Hart alla Misna – viaggiavano persone provenienti da Nigeria, Ghana, Burkina Faso, Mali, Bangladesh: una volta accertata la loro cittadinanza tramite i consolati saranno riportati nei paesi d’origine con voli charter. Sovraffollamento e condizioni igienico-sanitarie precarie fanno dei centri libici luoghi di tensione e violenza: se la politica segnalata dagli ultimi interventi della Marina militare italiana dovesse continuare, la situazione rischia di diventare insostenibile». Christopher Hein, il direttore del Consiglio italiano dei rifugiati [Cir], ha dal canto suo rivolto un appello al governo italiano «affinché non crei situazioni estreme che possano vanificare quello che è stato fatto sino a ora per provare a migliorare le condizioni di vita all’interno delle strutture libiche», note per le torture e le violenze che vi subiscono i migranti. Il 10 e l’11 giugno, Gheddaffi sarà in visità a Roma dall’«amico» Silvio. Il dittatore libico, a cui l’Università di Sassari vuole conferire una laurea honoris causa, tornerà in Italia per il G8 dell’Aquila – dall’8 al 10 luglio prossimi, nelle vesti di presidente dell’Unione africana.


fonte: Carta

Trento: Aggressione fascista presso la sede del Partito della Rifondazione Comunista


Sabato sera si è verificato un altro, grave episodio di violenza di matrice politica, il secondo in pochi giorni in città. A farne le spese è stata in questo caso una giovane attivista del tavolo LGBTQ* (lesbico gay bisessuale trans queer) di Trento, del collettivo femminista deGenere ed iscritta e candidata alle elezioni comunali e provinciali con Rifondazione. La compagna si trovava da sola presso la sede del circolo del PRC di Trento, in via Santa Margherita, in pieno centro storico, quando ha sentito dalla strada pronunciare la parola: "Froci" e sputare all'indirizzo della sede. Affacciandosi si è trovata di fronte due giovani, all'apparenza più o meno ventenni. Uno dei due, vedendola, le ha gridato: "Troia", tentando con forza di entrare nella sede. La compagna ha opposto resistenza, cercando di chiudere la porta di ingresso, che affaccia direttamente sulla strada. La violenza dell'aggressore le ha causato una lesione alla spalla ed al braccio. Dopo aver minacciato di chiamare la polizia, è finalmente riuscita a far allontanare i due ed ora sporgerà querela contro ignoti.Negli ultimi tempi la sede del PRC è spesso stata usata dal tavolo LGBTQ* per tenervi le riunioni organizzative del festival lesbico, gay, trans, bisessuale, e queer "Universinversi", che avrà inizio il 15 maggio: dunque quanto accaduto non è casuale e riteniamo sia da ricondurre alla matrice culturale di stampo fascista che fomenta e legittima odio contro donne, gay, lesbiche, trans e migranti ed in generale soggetti politici di sinistra ed antifascisti.Si tratta di un episodio di violenza ed aggressione di stampo politico, ancora una volta testimone di un clima politico allarmante, in cui i toni e le pratiche ricordano sempre più da vicino i tempi bui dello squadrismo fascista. E' necessario che la società civile, la politica e le istituzioni cittadine reagiscano senza ambiguità rispetto a episodi di tale gravità, senza nasconderne la matrice politica dietro a confortanti e conniventi analisi sul bullismo, sul disagio giovanile o sulle varie teorie degli opposti estremismi.


Tavolo LGBTQ Trento
Collettivo femminista deGenere
Partito della Rifondazione Comunista del Trentino

Genova: Bastone e spray al peperoncino ecco le armi dei nuovi vigili. Passa in consiglio comunale la proposta del Pdl.

La pistola, che tutti i vigili urbani hanno in dotazione, deve restare nella fondina, ma entro la fine dell´anno - se i tempi saranno confermati - anche i cantuné genovesi avranno la possibilità di utilizzare lo spray al peperoncino o comunque irritante e i bastoni telescopici. Li chiamano "distanziatori": sono strumenti previsti dalla legge e solo quando questa sarà approvata Palazzo Tursi avvierà le gare per acquistarli e comincerà un percorso con i sindacati per definire il loro uso: ma intanto la Sala Rossa conferma che sì, è il caso di dotarsene. La proposta arriva dall´opposizione di centrodestra, ma a ben vedere anche la maggioranza dice di sì, tanto che il voto finale alla mozione di Giuseppe Murolo (An) ottiene 30 voti favorevoli, mentre cinque sono i contrari (Biggi, Farello, Frega e Ivaldi del Pd, Nacini del Prc) e altrettanti gli astenuti (Bruno, Dallorto, Delpino, Lecce e Porcile di Sinistra, Verdi e Pd).Una maniera per difendersi per gli agenti di polizia municipale lasciando fuori l´uso delle armi o un passo in più verso la città degli sceriffi? «Stiamo attenti: è un problema di sicurezza degli agenti, che peraltro stanno già seguendo corsi di mediazione per sapere come allontanare, con le mani o con le parole, le persone esagitate o con cattive intenzioni» spiega Francesco Scidone, assessore alla sicurezza; che precisa come l´attuale normativa, in vigore dall´87, non lo consenta. Ma ritiene "positivo" introdurre questi dispositivi non appena la normativa, probabilmente entro l´estate, verrà approvata dal parlamento. Altre città l´hanno già decisa, insiste Murolo, facendo riferimento a Milano, Salerno, Padova; noi aspetteremo la norma nazionale, ribatte Scidone. Ma spray e bastone telescopico («stiamo parlando di torce elettriche che hanno una prolunga estensibile, flessibile e leggera, capace però di tenere a distanza chi ha cattive intenzioni», precisa l´assessore) ci saranno.«Faccio un esempio chiaro: nei giorni scorsi un gruppo di persone, sotto i portici di via Turati, ha continuato a bere sino ad ubriacarsi, e ha iniziato a tirare le bottiglie ai vigili del presidio - ha spiegato Scidone - Come rispondere? È chiaro che non puoi certamente usare le armi da fuoco. Ma che senso ha andarsene? Sembra una fuga, dà la sensazione che per la strada si possa fare qualsiasi cosa. E se una di queste persone spacca una bottiglia e aggredisce gli agenti? I distanziatori serviranno a questo». Nel frattempo, aggiunge, gli agenti della polizia municipale stanno già imparando le tecniche di intervento "dolce": cioè quali parole usare e quali no, quando si tratta di tenere a bada qualcuno che non ragiona o che può diventare pericoloso. Proprio la formazione sarà l´elemento chiave: perché avere spray e bastone non significa poterli o doverli usare in maniera indiscriminata. E questo ha preoccupato i consiglieri che hanno votato contro o si sono astenuti.
fonte: La Repubblica

12 maggio 2009

Firenze: violente cariche della polizia contro gli studenti

Scontri tra una cinquantina di studenti delle superiori e polizia alla fine di un corteo non autorizzato. Un agente e un giovane manifestante all´ospedale, dieci fermati, polemiche e accuse reciproche. «Ci hanno aggredito con i caschi in mano e i manganelli» dicono i ragazzi della Rete dei Collettivi. «Hanno preso di mira uno dei nostri» ribattono dalla questura. Alle 16 di una giornata di sole la tensione sale ai massimi livelli, i più alti degli ultimi anni, in pieno centro. Con tanto di cariche ripetute della polizia per allontanare i giovani che se la sarebbero presa con un agente in borghese intento a riprenderli con una telecamera. Siamo in via della Colonna, nel tratto tra via della Pergola e Borgo Pinti, dove tra l´altro resta bloccato un autobus dell´Ataf proprio nel momento più caldo. In tanti assistono agli scontri dalle finestre delle case, qualcuno grida di smetterla, in pochi capiscono da cosa è partito tutto quanto. Saltano fuori telecamere e macchine fotografiche che registrano le varie fasi. «Che è successo? Hanno aggredito un poliziotto», dice il capo della Digos Alfredo Pinto, allontanandosi con aria preoccupata poco dopo la fine dei disordini. Nessuno si aspettava questo epilogo, anche se il corteo non era autorizzato. Il poliziotto della scientifica con la telecamera è stato circondato, aggredito secondo la polizia, solo offeso secondo i manifestanti. «Non vedete che sono in difficoltà?», avrebbe gridato ai compagni l´agente. Ed è partita la prima carica, che ha travolto la cinquantina di studenti. Sono quasi tutti appartenenti alla Rete dei Collettivi che aveva organizzato il corteo per protestare contro la mancata concessione dell´aula autogestita al liceo classico Michelangelo da parte del preside Massimo Primerano. La decisione era stata presa in seguito all´aggressione (del 25 aprile) al gazebo del candidato a sindaco del Pdl Giovanni Galli. Dal liceo i ragazzi si sono mossi verso le 15 e hanno raggiunto la prefettura, dove era in corso un presidio degli studenti del Castelnuovo, che protestavano per problemi legati alla loro sede. I due gruppi non si sono mescolati, e i ragazzi dei Collettivi sono tornati indietro, da soli fino a via della Colonna. «Sono partiti all´improvviso - raccontano i manifestanti - e ci colpivano con i caschi in mano, altri con i manganelli». Grida, slogan, insulti. La gente si affaccia alle finestre, qualcuno apre il portone per dare rifugio ai giovani. «Ho visto tutto dall´alto - racconta Pina, 22 anni, studentessa universitaria - C´era un signore con gli occhiali scuri e la camicia beige che discuteva con un gruppetto di ragazzi del corteo, alcuni si sono messi in mezzo per separarli. Nessuno degli studenti era armato, ma sono stati assaliti con i manganelli, ho visto un ragazzo spinto contro il muro, è come se si stessero sfogando... C´era un ragazzino che si allontanava in bici ed è stato colpito con una manganellata in faccia. Ho visto un poliziotto che rideva e con la mano faceva il segno come a dire: vi facciamo paura eh?». Qualcuno parla di «un ragazzo trascinato a terra da due o tre poliziotti». Alla fine degli scontri gli studenti si disperdono, mentre uno di loro viene portato all´ospedale con la faccia insanguinata. Due vengono fermati e portati in via Zara. Più tardi la Rete dei collettivi si presenta davanti alla questura. Qualcuno si lascia andare, prende a calci un portone, altri danneggiano un cartello stradale. Escono poliziotti con caschi e manganelli per allontanare di nuovo i manifestanti. Alcuni vengono bloccati, in otto verranno denunciati.




fonte: La Repubblica

Napoli: Vigili urbani caricano venditori ambulanti

La polizia municipale ha occupato piazza Mancini e le strade limitrofe a partire dalle 5 per sgomberare gli abusivi e consentire l'apertura di un cantiere per la realizzazione di un parcheggio a raso. Ma gli ambulanti hanno opposto una forte resistenza, che è sfociata in scontri. Un agente della polizia municipale in borghese estrae una pistola (nella foto) durante la fase calda dell'intervento in via Mancini; la visione dell'arma, però, genera ulteriore tensione nella zona; subito dopo si verificheranno gli scontri. Due ambulanti sono stati fermati e poi denunciati per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Una delegazione degli ambulanti protagonisti degli scontri ha ottenuto di incontrare entro oggi l'assessore al commercio Raffa

GenovaG8: De Gennaro davanti ai giudici. L´ex capo della polizia accusato di avere istigato l´ex questore Colucci a mentire

Responsabile dell´ordine pubblico durante il G8, il prefetto Gianni De Gennaro non ha però mai messo piede a Genova. Non per questioni legate al vertice, si intende. Non c´era durante quelle sciagurate giornate di luglio, e sui quei fatti è stato puntualmente interrogato a Roma. L´ex capo della polizia italiana ha sempre preferito tenersi lontano dal capoluogo ligure. Stamani potrebbe tuttavia ripensarci, e fare capolino in occasione dell´udienza preliminare che in tribunale lo vede imputato per aver istigato Francesco Colucci - che otto anni fa da queste parti era questore - a mentire sullo sciagurato blitz della scuola Diaz. Secondo i pubblici ministeri, Colucci avrebbe «aggiustato» i suoi ricordi in modo da tenere De Gennaro il più lontano possibile da quella vergognosa notte, in cui fu scritta una delle pagine più nere della storia della Polizia di Stato. Con questi due funzionari, che nel frattempo hanno continuato a salire i gradini del Ministero dell´Interno arrivando ai massimi vertici e facendo anche un pensierino - De Gennaro - a qualche dicastero, compare Spartaco Mortola. E´ l´ex capo della Digos genovese nel 2001, oggi questore vicario a Torino. Sono state le sue chiacchiere in libertà con Colucci a determinare l´apertura dell´inchiesta e questo inquietante processo. Mortola era tra gli accusati - poi assolto - per l´irruzione nella scuola di via Cesare Battisti: sapeva di essere imputato ma parlava tranquillamente con l´ex questore, che il giorno seguente sarebbe stato chiamato a testimoniare sulla vicenda. Immaginate un qualsiasi altro imputato di un qualsiasi altro procedimento che ventiquattr´ore prima dell´interrogatorio rinfresca le idee ad uno che dovrebbe liberamente raccontare come sono andate le cose. Pare incredibile che un funzionario della polizia si comporti così, ma è quello che è accaduto. Il cellulare di Mortola era però sotto controllo per via di un´altra inchiesta che lo vedeva coinvolto. La procura ascoltò questi sconcertanti dialoghi tra due servitori dello Stato, uno dei quali appunto tirava in ballo l´allora capo della polizia. In aula, il testimone Colucci fu protagonista di uno degli interrogatori più imbarazzanti a memoria di cronisti giudiziari. Rosso in volto, tra un´infinità di «non ricordo», l´ex questore cambiò come previsto versione: al momento del blitz non fu De Gennaro a dirgli di avvertire il responsabile delle pubbliche relazioni per prendere contatto con i giornalisti, quella fu solo una sua iniziativa. In altre parole, De Gennaro nulla sapeva.Alle nove si apre l´udienza davanti al gup Silvia Carpanini. L´ex capo della polizia è difeso da Carlo Biondi e Franco Coppi, Colucci si è affidato a Maurizio Mascia - che aveva chiesto inutilmente di spostare il processo a Torino - , Mortola a Piergiovanni Iunca


fonte: La Repubblica

11 maggio 2009

Cagliari: il Tribunale contro gli Ultrà

Dopo la chiusura anche il sequestro della sede degli ultras del Cagliari a seguito di vari episodi di "violenza". E' il primo provvedimento di questo tipo in Italia.

Dopo la chiusura a seguito di vari episodi di violenza, ora è arrivato anche il sequestro della sede degli Sconvolts, il gruppo di ultras del Cagliari. E' stato il tribunale (seconda sezione penale) del capoluogo sardo a firmare il decreto, sollecitato dalla Questura, fissando per il 19 maggio l'udienza di convalida. Si tratta del primo provvedimento del genere adottato in Italia, come ha sottolineato oggi il questore Salvatore Mulas nel corso della cerimonia per il 157esimo anniversario della fondazione della Polizia di Stato.

CHIUSA DOPO L'AGGRESSIONE AI TURISTI SICILIANI La sede degli ultras, che si trova nel centro storico del capoluogo sardo, era stata chiusa con un provvedimento del questore al termine delle indagini seguite all'aggressione di una comitiva di studenti messinesi, il giorno della gara Cagliari-Catania. Il provvedimento è stato notificato nei giorni scorsi al proprietario dell'immobile dalla Divisione Anticrimine della Questura di Cagliari, che ha anche chiesto la misura della sorveglianza speciale per Valentino Murru, un pregiudicato considerato il leader degli "Sconvolts".

LA MOTIVAZIONE Secondo l'accusa, la sede di via del Collegio ha rappresentato per il gruppo di tifosi "un sicuro punto di riferimento - spiega una nota della Questura - un luogo di aggregazione ove esercitare il proselitismo e un'esternazione della sussistenza di una 'entita" idonea ad aggregare individui animati dalla stessa mancanza di qualsiasi valore civico. Dalla prepotenza del gruppo non sono riusciti a salvarsi nè i luoghi nè le persone - conclude la Questura di Cagliari - visto che il forte vincolo associativo era in grado di condizionare perfino la partecipazione agli incontri di calcio degli altri cittadini.

La tifoseria cagliaritana, dopo il caso 'bufala' Roma-Napoli e l'esilio forzato dei tifosi napoletani da ogni stadio italiano (tranne il proprio) , è finita nel mirino per la protesta del carcere dove morì Giancarlo, del gruppo Ultras Sconvolts. Per loro voce fanno intendere che l'assalto alla scolaresca non riguarda alcuno dei componenti del gruppo che per la questura di Cagliari assalì la scolaresca messinese, ma che questa aggressione è stata presa come movente per colpirli duramente, arrivando anche alla chiusura della loro sede.




fonte: Infoaut

Rimpatri migranti: Si vergognano persino i militari

"È l'ordine più infame che abbia mai eseguito. Non ci ho dormito, al solopensiero di quei disgraziati", dice uno degli esecutori del"respingimento". "Dopo aver capito di essere stati riportati in Libia -aggiunge - ci urlavano: "Fratelli aiutateci". Ma non potevamo farenulla, gli ordini erano quelli di accompagnarli in Libia e l'abbiamofatto. Non racconterò ai miei figli quello che ho fatto, me nevergogno".Parlano i militari delle motovedette italiane - quella della Guardia diFinanza, la "Gf 106" e quella della Capitaneria di porto, la "Cpp 282"- appena rientrati dalla missione rimpatrio. Sono stati loro ariportare in Libia oltre 200 extracomunitari, tra i quali 40 donne (3incinte) e 3 bambini, dopo averli soccorsi mercoledì scorso nel Canaledi Sicilia. Un "successo", lo ha definito il ministro Maroni, chefinanzieri e marinai delle due motovedette non condividono anche sehanno eseguito quegli ordini. Niente nomi naturalmente, i marinai delledue motovedette rischierebbero quanto meno una punizione se non peggio.Ma molti non nascondono il loro sdegno per quello che hanno vissuto edovuto fare. "Eravamo impegnati in altre operazioni - dicono fiammegialle e marinai della capitaneria - poi improvvisamente è arrivatol'ordine di andare a soccorrere quelle tre imbarcazioni, ditrasbordarli sulle nostre motovedette e di riportarli in Libia".Non è stato facile, a bordo di quelle carrette del mare c'erano donneincinte, tre bambini e tutti gli altri che avevano tentato diraggiungere Lampedusa. "Molti stavano male, alcuni avevano delle graviustioni, le donne incinte erano quelle che ci preoccupavano di più, manon potevamo fare nulla, gli ordini erano quelli e li abbiamo eseguiti.Quando li abbiamo presi a bordo dai tre barconi ci hanno ringraziatoper averli salvati. In quel momento, sapendo che dovevamo respingerli,il cuore mi è diventato piccolo piccolo. Non potevo dirgli che listavamo portando di nuovo nell'inferno dal quale erano scappatati arischio della vita".Abordo hanno anche pregato Dio ed Allah che li aveva risparmiati daldeserto, dalle torture e dalla difficile navigazione verso Lampedusa.Ma si sbagliavano, Roma aveva deciso che dovevano essere rispediti inLibia. "Nessuno di loro lo aveva capito, ci chiedevano come maiimpiegavamo tanto tempo per arrivare a Lampedusa, rispondevamo dicendobugie, rassicurandoli".La bugia non è durata molto, poco prima dell'alba qualcuno ha notatoche le luci che vedevano da lontano non erano quelle di Lampedusa maquelle di Tripoli. Alla fine i marinai italiani sono stati costretti aspiegare: "Non è stato facile dire a tutta quella gente che li avevamoriportati da dove erano partiti. Erano stanchi, avevano navigato con ibarconi per cinque giorni, senza cibo e senza acqua. Non hanno avuto laforza di ribellarsi, piangevano, le donne si stringevano i loro figlial petto e dai loro occhi uscivano lacrime di disperazione".Lo sbarco a Tripoli è avvenuto poco dopo le sette del mattino: "Vederliscendere ci ha ferito tantissimo. Ci gridavano: "Fratelli italianiaiutateci, non ci abbandonate"". Li hanno dovuti abbandonare, invece,li hanno lasciati al porto di Tripoli dove c'erano i militari libiciche li aspettavano. Sulla banchina c'erano anche i volontari delleorganizzazioni umanitarie del Cir e dell'Onu, ma non hanno potuto farnulla, si sono limitati a contare quei disperati che a fatica,scendevano dalla passerelle delle motovedette per tornare nell'infernodal quale erano scappati. Le donne sono state separate dagli uomini eportati in "centri d'accoglienza" vicino Tripoli. Non si sa che finefaranno. Solo uno è riuscito a sfuggire al rimpatrio. Un ventenne del Mali cheaveva intuito cosa stava succedendo a bordo e si era nascosto sotto untelone. Ha messo la testa fuori solo quando la motovedetta dellaFinanza è attraccata a Lampedusa, ha aspettato che a bordo non ci fossepiù nessuno e poi è sceso anche lui. È stato rintracciato mentrepasseggiava nelle strade dell'isola ed ha subito confessato. Adesso sitrova nel centro della base Loran di Lampedusa. Un miracolato.
fonte: La Repubblica

Genova G8: Processo Diaz De Gennaro chiede il rito abbreviato

Il colpo di scena arriverà, probabilmente, domani poco prima delle 10. Quando Gianni De Gennaro, l'ex capo della polizia oggi al vertice dei servizi segreti (è alla guida del Dis, l'organo di coordinamento fra le varie branche di 007) potrebbe ufficializzare quella che negli ultimi giorni a Palazzo di giustizia è parsa molto più di un'indiscrezione. E cioè la richiesta di essere processato con rito abbreviato per i presunti depistaggi al G8 del luglio 2001, a seguito del quale la Procura del capoluogo ligure lo aveva indagato per istigazione alla falsa testimonianza insieme all'ex questore Francesco Colucci e all'ex dirigente della Digos genovese Spartaco Mortola. De Gennaro è senza dubbio il "big" dell'inchiesta, il più alto funzionario coinvolto in uno dei tanti rivoli nei quali si è frammentato il mare magnum dei procedimenti penali sul super-vertice. E dovrebbe, se non cambierà idea all'ultimo minuto, presentarsi di persona in città, per chiedere di stringere i tempi sul processo e arrivare a un verdetto forse prima della pausa estiva.Di cosa è accusato lo "squalo", com'è definito da sempre per la sua rapidità e decisione a muoversi nei contesti più controversi? Per capirlo bisogna focalizzare non tanto i fatti di otto anni fa, quanto le numerose udienze che li hanno seguiti. E in particolare la testimonianza che Colucci rese nel maggio 2007, a proposito dell'irruzione alla scuola Diaz. L'ex questore disse che telefonò lui stesso, di propria iniziativa, al dirigente dell'ufficio stampa per far contattare i giornalisti, mentre in precedenza aveva rivelato che l'idea era stata di De Gennaro. Perché cambiò versione? Secondo la Procura fu proprio l'ex numero uno a dirgli di rivedere il resoconto, per tenerlo il più possibile fuori dall'affare Diaz. E la conferma di questo teorema, insistono i pm, è in una telefonata che Colucci fece pochi giorni prima della testimonianza modificata. Parlando con Mortola, l'ex questore disse testualmente «il capo mi ha detto di fare un po' marcia indietro e "bisogna che aggiusti il tiro sulla stampa"». A parere dei magistrati che hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio (per la precisione cinque: Enrico Zucca, Francesco Cardona Albini, Vittorio Ranieri Miniati, Patrizia Petruzziello e Mario Morisani) si tratta di pressioni indebite, appunto un'istigazione alla falsa testimonianza. De Gennaro, scrivono, avrebbe quindi spinto Colucci a mentire «in relazione alla fase di preparazione e organizzazione del blitz».Che cosa succederà, a questo punto? Con la probabile istanza di rito abbreviato (la stessa che formulerà Spartaco Mortola, oggi numero due della questura torinese) De Gennaro in qualche modo gioca d'anticipo e "costringe" il giudice Silvia Carpanini a decidere, in tempi ovviamente molto più brevi di un eventuale dibattimento ordinario. E una delle indagini più spinose del G8 - nata dalle intercettazioni su un altro "buco nero", cioè la scomparsa durante il processo Diaz delle bottiglie molotov che furono introdotte nella scuola per addebitarne il possesso ai noglobal - potrebbe registrare il suo capitolo più importante entro pochi mesi.
fonte: il secolo XIX

Bergamo: Si può chiedere l'elemosima una sola ora al giorno

A dimostrazione che le regole ferree non interessano solo Lega e Pdl. L'uscente giunta comunale di centrosinistra a Bergamo ha approvato l'altro ieri il nuovo «Regolamento di polizia urbana». Che tuttavia non entra in vigore perché non può essere deliberato in tempo utile dal consiglio, sciolto per le elezioni ormai imminenti. Nel documento, i provvedimenti volti a determinare il comportamento dei cittadini in luoghi pubblici. L'elemosina in strada non si potrà fare per più di un'ora al giorno in una sola via. Allo scopo di punire «i mendicanti professionisti che occupano spazi pubblici», sostiene Dario Guerini, assessore alla sicurezza. Non si potrà giocare a pallone in strada, andare in skateboard, sedersi sui monumenti. «Un testo condiviso che lasciamo in eredità alla successiva amministrazione», commenta il sindaco uscente, Roberto Bruni. L'ultimo regolamento, tuttora in vigore, risale al 1960. Quando gli skateboard non c'erano ancora.


fonte: il manifesto

Napoli: Senza prove il tribunale condanna ragazzina rom

Il tribunale dei minori di Napoli non ha voluto concedere nessuna attenuante ad Angelica, la quindicenne rom accusata di aver rapito una neonata a Ponticelli e che scatenò la furia cieca della popolazione contro i campi nomadi del quartiere incendiati nel maggio 2008. La Corte d'Appello ha confermato la sentenza di primo grado che la vedeva condannata a 3 anni e 8 mesi. «È una decisione indecente - ha commentato l'avvocato della ragazzina, Cristian Valle - noi speravamo in un risultato positivo, ma il presidente Trione non ha preso in considerazione nessuna delle nostre richieste, anzi». Ad Angelica, da dieci mesi chiusa nel carcere minorile di Nisida, secondo la difesa non è stato consentito di avere un processo equo e sarebbe vittima di un accanimento giudiziario. Mentre secondo Marco Nieli dell'Opera nomadi «siamo di fronte una di quelle sentenze esemplari che dovrebbero rispecchiare il comune sentire degli italiani manipolato dai media e indirizzato verso il pregiudizio e l'odio razziale». Le associazioni e la difesa infatti hanno da sempre sostenuto l'innocenza della ragazzina, sottolineando una totale mancanza di prove da parte dell'accusa che continua a fondarsi esclusivamente sulle dichiarazioni di Flora Martinelli, la mamma della neonata, che ha precedenti specifici per falsa testimonianza. «A questa ragazza - dice Valle - viene riservato un trattamento severissimo, non le viene concesso la detenzione ai domiciliari o in una comunità. Il rifiuto è stato motivato col fatto che non c'è stata alcuna confessione della minore, che al contrario si è sempre detta innocente anche sapendo che, se avesse ammesso la responsabilità, sarebbe uscita dal carcere e affidata ai servizi sociali. In ogni caso è un'indecenza non ammettere che una minorenne così da sola e senza parenti non poteva organizzare una compravendita di minore». Angelica aveva anche scritto una lettera aperta a Napolitano affinché le fosse concesso un giusto processo, ora non le resta che sperare nella Cassazione. «Organizzeremo una campagna per sensibilizzare l'opinione pubblica», afferma Nieli.
fonte: il manifesto

Roma: proteste contro "gli omicidi di cie".

Ore 18, via del Porto Fluviale, Roma. Di fronte alla sede della Croce Rossa i carabinieri e i finanzieri se ne vanno, due agenti della polizia municipale gettano segatura sull'asfalto per cancellare una grande macchia rossa. Vernice, non sangue, sparsa per terra per ricordare la morte di Mabruka Mimouni, la donna di 44 anni che 3 giorni fa si è impiccata all'alba, nel bagno del Cie di Ponte Galeria, preferendo la morte al rimpatrio. Ma una manciata di segatura non cancella la rabbia e il dolore che ieri si è respirato nel corteo autoconvocato per protestare contro l'ennesimo "omicidio di Cie". Un appuntamento improvvisato in 24 ore, una breve riunione e poi la scelta di incontrarsi davanti alla fermata metro di "Piramide". Alle 16 già qualche centinaio di migranti, antirazzisti, provenienti dai centri sociali e dalle occupazioni romane, si sono radunati per contrattare un corteo altrimenti non autorizzato. Le richieste erano semplici e nette: libertà di movimento e di circolazione, cittadinanza, permesso di soggiorno, chiusura ora e subito di tutti i Cie. Striscioni in italiano, in memoria di Mabruka, ma anche in arabo e spagnolo, per un corteo finalmente meticcio ed espressione anche se ancora parziale di quello che è ormai diventata l'Italia, un paese in cui vivono, lavorano e crescono cittadini autoctoni e no, che aspirano ad avere gli stessi diritti. Una mobilitazione contro un crimine razzista, contro l'indifferenza in cui questo è avvenuto, fatta in fretta anche per far giungere ai migranti rinchiusi nel centro la voce di un paese diverso da quello che li tiene rinchiusi. A Ponte Galeria intanto arrivano segnali di forte tensione. Sia nel settore maschile che in quello femminile stanno rifiutando il cibo, protestano contro quella che era un suicidio prevedibile e contro la possibilità di veder esteso il trattenimento fino a sei mesi. Alcune testimonianze affermano che prima di riuscire, verso le 4 nel suo tentativo di uccidersi, Mabruka ci avesse già provato, e che non era stata data alcuna importanza alla preoccupazione espressa dalle sue amiche. A star male sono soprattutto le due donne che dormivano con Mabruka, non riescono a dimenticare il corpo penzolante dell'amica. io d'ore meno sola.

MIlano: La Cassazione conferma condanne ai compagni di Dax

E' andata male, come però gli amici e i compagni di Dax avevano già annunciato sarebbe andata. La Corte di Cassazione ha infatti confermato le condanne comminate nel processo di appello per i fatti accaduti la notte del 19 marzo 2003 a Milano a poche ore dall'assassinio di Dax da parte di due neofascisti: OE e DB, amici di Dax, sono stati condannati a un anno e otto mesi di carcere e a oltre centotrentamila euro di risarcimento. Il carabiniere ripreso in un video mentre pestava uno dei compagni, e per questo condannato in primo grado, è stato invece assolto. Lapidario il commento dell'avvocato Mirko Mazzali: «Questa volta i giudici hanno superato se stessi. Sono riusciti ad assolvere l'agente ripreso a picchiare un giovane inerme, mentre hanno condannato il giovane che era stato pestato». Quella notte, infatti, le forze dell'ordine caricarono pesantemente i giovani accorsi all'ospedale San Paolo appena appresa la notizia del ricovero in fin di vita di Dax

8 maggio 2009

Migranti respinti. Le critiche di Amnesty al governo italiano

Il governo italiano e quello maltese hanno contravvenuto ai propri obblighi internazionali di proteggere i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo soccorsi in mare, ha dichiarato oggi Amnesty International. ‘La vita e l’incolumita’ di migranti e richiedenti asilo sono state messe a rischio prima da un bisticcio tra le autorita’ italiane e maltesi circa gli obblighi relativi alle richieste di soccorso marittimo e poi dalla decisione senza precedenti del governo italiano di inviare gli stessi a Tripoli, senza prenderne in considerazione eventuali bisogni di protezione internazionale’ – ha affermato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. La mattina del 6 maggio, tre imbarcazioni con 227 persone a bordo hanno lanciato un allarme di soccorso mentre si trovavano a circa 50 miglia a sud dell’isola di Lampedusa. Una disputa tra il governo maltese e quello italiano su chi avesse la responsabilita’ d’intervenire puo’ aver ritardato le operazioni di soccorso, alla fine intraprese da due navi della guardia costiera italiana, che hanno poi condotto i migranti a Tripoli senza fermarsi in un porto italiano. Secondo quanto riportato dagli organi di informazione il ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni ha dichiarato che si e’ trattato di “un risultato storico dopo un anno di negoziati bilaterali con la Libia”. La Libia e l’Italia hanno firmato un Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione, che include disposizioni sul contrasto all’immigrazione irregolare anche attraverso il pattugliamento congiunto dei mari. ‘Le dispute sulla giurisdizione e sulle responsabilita’ non dovrebbero mai impedire o ritardare il soccorso e l’assistenza a persone che sono a rischio di annegamento. Gli stati devono assicurare che gli accordi di cooperazione internazionale e assistenza reciproca, tra cui quelli riguardanti il controllo delle frontiere e le politiche di immigrazione, non determinino violazioni dei diritti umani’ – ha aggiunto Duckworth.
Amnesty International richiama l’Italia e Malta al rispetto dei diritti fondamentali di richiedenti asilo, migranti e rifugiati e chiede alle autorita’ libiche di introdurre procedure che consentano ai richiedenti asilo di presentare domanda per lo status di rifugiato e garantiscano a tutti coloro che sono potenzialmente bisognosi di protezione internazionale di accedere all’Alto commissariato Onu per i rifugiati in Libia. L’organizzazione per i diritti umani chiede inoltre a tutti i governi di cooperare strettamente per assicurare che coloro che vengono soccorsi in mare siano immediatamente condotti in un luogo sicuro, nel pieno rispetto del principio di non refoulement (e dunque non rinviandoli in paesi in cui potrebbero rischiare la tortura e altri maltrattamenti o dove l’accesso a un’equa e soddisfacente procedura d’asilo sia limitato). Infine, Amnesty International sollecita tutti gli stati a rispettare fino in fondo i propri obblighi relativi al diritto internazionale dei rifugiati, al diritto internazionale dei diritti umani e al diritto internazionale marittimo.

Milano: La Lega propone «Posti riservati ai soli milanesi sulla metro»

«Prima c’erano i posti riservati agli invalidi, agli anziani e alle donne incinta. Adesso si può pensare a posti o vagoni riservati ai milanesi». Dopo la proposta di vagoni metro per sole donne e per migranti avanzata da Raffaella Piccinni, candidata della Lega alle provinciali, ecco quella di Matteo Salvini, annunciata durante la presentazione dei candidati milanesi del Carroccio alle elezioni provinciali del 6 e 7 giugno.«L’unico modo per applicare questa sua proposta è mettere stelle sul petto, di diversi colori a seconda della razza». Così il presidente della commissione Politiche sociali di Palazzo Marino, Aldo Brandirali (Pdl) commenta la proposta. «Salvini pur di conquistare voti – ha dichiarato Brandirali – è disposto a rischiare la ferocia umanitaria. Il problema è che queste proposte non si risolveranno con la fine della campagna elettorale e la conquista del consenso. Proseguirà con la sua influenza sulla gente, sempre più chiusa in se stessa e in conflitto con il diverso. E’ scandaloso il ruolo diseducativo che Salvini svolge».

Roma: Donna tunisina si suicida nel Cie di Ponte Galeria

Una cittadina tunisina di 49 anni, rinchiusa nel Cie di Ponte Galeria dallo scorso 24 aprile, si’ e’ suicidata nelle prime ore di questa mattina. “Purtroppo alle ore 06.45 il medico della Cri in servizio presso il Centro, chiamato d’urgenza dalle nostre operatrici, non ha potuto far altro che constatarne la morte”, afferma Claudio Iocchi, direttore del Comitato provinciale di Roma della Croce Rossa Italiana. “Il vero problema e’ che i Cie come quello di Ponte Galeria – ha aggiunto il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni – sono sempre meno centri di accoglienza e sempre piu’ centri di reclusione mascherata che, con la possibilita’ di protrarre la permanenza degli immigrati fino a 180 giorni, oggi sono molto peggiori delle carceri”.Le 140 donne rinchiuse nel centro hanno cominciato uno sciopero della fame. E la protesta sta arrivando anche al padiglione maschile, dove molti uomini hanno smesso di mangiare.
“Ho appreso la notizia drammatica del suicidio della donna di origine tunisina nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, nel quale era detenuta dal 24 aprile scorso, in attesa di espulsione”. E’ quanto afferma la consigliera di Sinistra e Liberta’ alla Regione Lazio, Anna Pizzo.“Tale episodio – continua – e’ la riprova di quanto ho sempre sostenuto sui Cie, anche a seguito di numerose visite effettuate presso la struttura di Ponte Galeria: si tratta di luoghi della sospensione del diritto, dove le persone immigrate vengono recluse pur non avendo colpe, se non quella di non avere i documenti”. “Il gesto estremo commesso da una persone che, a quanto sembra, non aveva mai dato segnali in tal senso, dimostra con tutta evidenza lo stato di sconforto e di disperazione in cui cadono gli immigrati una volta all’interno dei Centri. Questa donna – conclude Anna Pizzo – ha dovuto compiere un doppio salto nel buio: il primo quando e’ stata rinchiusa nel Cie, dove i diritti umani vengono negati; il secondo quando ha ricevuto l’obbligo di espulsione in un paese, la Tunisia, che ormai da tempo sentiva estraneo e quindi ostile”.
E’ in arrivo una “immediata verifica sulle condizioni di vita nel Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Ponte Galeria”. La annuncia Peppe Mariani, presidente della commissione Politiche Sociali della Regione Lazio in una nota. “Apprendo con sgomento – scrive – la notizia del suicidio verificatosi questa mattina presso il Cie di Ponte Galeria ed ho prontamente recepito l’invito del vicepresidente Battaglia di convocare quanto prima una seduta di commissione. Sarà mio compito effettuare una verifica immediata – prosegue Mariani – sulle reali condizioni di vita del soggiorno obbligato e l’effettiva capacità di ricezione in rapporto al numero della gente ospitata, nonché l’adeguatezza dei servizi sanitari e psicologici”. “Ci recheremo direttamente sul posto – aggiunge Mariani – per accertare in loco la situazione di malessere e tensione derivante dal confermato dilatamento del periodo di permanenza disposto dal nuovo pacchetto sicurezza. Alla presenza della Croce rossa convocheremo i dirigenti responsabili del centro di identificazione ed espulsione per chiedere conto sulle condizioni degli stranieri condotti in tale struttura. Questo episodio – conclude – rischia di rappresentare il punto di non ritorno all’interno di un contesto di estrema frustrazione”.

227 immigrati deportati in Libia per direttissima

Soddisfatto per la deportazione collettiva di 227 migranti soccorsi nel Canale di Sicilia e rispediti da Gheddafi, il ministro dell'interno riesce ad ottenere che il governo ponga la fiducia sul ddl sicurezza. Il ricatto della Lega paralizza il Parlamento.
«Vorrei confermare una notizia apparsa oggi che rappresenta una svolta nel contrasto all’immigrazione clandestina: per la prima volta nella storia siamo riusciti a rimandare direttamente in Libia i clandestini che abbiamo trovato ieri in mare su tre barconi. Per la prima volta la Libia ha accettato di prendere cittadini extracomunitari che non sono libici, ma che sono partiti dalle coste libiche». Così il ministro dell’interno Roberto Maroni commenta la notizia dell’«accompagnamento» da parte di tre motovedette italiane di 227 migranti, tra cui 40 donne, presso le coste libiche. In mare da giorni, i profughi hanno anche dovuto attendere che le autorità italiane chiarissero l’ennesimo scontro diplomatico con Malta sulle competenze relative agli interventi di soccorso. Si tratta di una delle prime conseguenze del trattato italo-libico, firmato a Bengasi ad agosto 2008 e ratificato dal parlamento italiano lo scorso febbraio. Spacciato come accordo sulla cooperazione, in realtà il trattato affida a Gheddafi la repressione dei flussi migratori che attraversano la Libia. Ogni anno, come è stato molte volte denunciato dai migranti stessi, migliaia di persone, dopo aver attraversato il deserto, subiscono violenze di tutti i tipi nelle prigioni della Libia dove sono reclusi, e vengono costretti a pagare somme altissime ai trafficanti che li accompagnano verso le coste europee, nella speranza di poter ottenere asilo politico. «Se questa operazione voluta da Maroni – commenta Fulvio Vassallo Paleologo dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione – dovesse realizzarsi, ci saranno gli estremi per una denuncia alla Commissione europea per la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea a dei diritti dell’uomo, che costituisce anche violazione delle norme comunitarie sui diritti fondamentali della persona e sul diritto di protezione internazionale, reato per cui l’Italia è già stata condannata nel 2005». Quello che dal governo viene sbandierato come un grande successo, dunque, altro non è che l’ennesima truffa ai danni di persone che fuggono da guerre e da una lunga serie di violenze. La prossima mossa si chiama «decreto sicurezza», alias ddl 2180, su cui il governo ha dato il via libera per porre la fiducia, in calendario in parlamento per la prossima settimana. Pur avendo rinunciato a norme disumane come la possibilità di denuncia degli stranieri irregolari per i medici e per i presidi scolastici, il ddl sicurezza conserva tutto il suo carattere discriminatorio e repressivo. Suddiviso in tre maxi emendamenti, il testo in approvazione introdurrà il reato di ingresso e soggiorno irregolare e il trattenimento nei Cie fino a 180 giorni e un test di lingua italiana per la concessione dei permessi di soggiorno di lungo periodo. Per quanto riguarda i ricongiungimenti familiari, verranno introdotti criteri ancor più restrittivi, ma soprattutto è previsto un contributo di 200 euro per ogni richiesta di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno, nonché per la concessione della cittadinanza [che avrà inoltre tempi ancor più lunghi]. I matrimoni e ogni atto di stato civile, inoltre, compreso il riconoscimento di un figlio, saranno subordinati al permesso di soggiorno. È anche prevista per i sindaci la possibilità di rifiutare la domanda di residenza nel loro comune, verificando le condizioni igienico sanitarie dell’abitazione, norma che darà nuova linfa al fenomeno delle ordinanze. Dulcis in fundo, nel decreto vengo ripristinate le ronde, «introduciamo – ha detto Maroni – la possibilità per i sindaci di avvalersi di associazioni di volontari per la sicurezza, le cosiddette ronde. Viene anche istituito un registro delle persone senza fissa dimora». Già paragonato alle «leggi razziali» da Dario Franceschini, anche secondo Pino Sgobio del Pdci «il decreto sicurezza è una porcheria legislativa degna di un regime fascista», mentre la rappresentante italiana dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati [Unhcr], Laura Boldrini, spiega che «la gestione dell’immigrazione non può tradursi in misure che rendono la vita del migrante ancora più difficile. Le politiche di immigrazione dovrebbero andare al di là dei problemi di sicurezza, per sviluppare l’inclusione e l’inserimento sociale». Intanto la capogruppo del Pd nella commissione giustizia della camera, Donatella Ferranti, lancia un appello al presidente della camera Gianfranco Fini: «Maroni è stato chiaro – spiega Ferranti – la fiducia serve esclusivamente a ‘mettere in sicurezza dalla maggioranza il decreto sicurezza’. Si tratta di una ragione tutta politica, dettata esclusivamente dalle laceranti divisioni del Pdl e della Lega, come dimostrano ancora oggi le dichiarazioni del ministro La Russa contro le ronde padane. Ci appelliamo al presidente della camera, affinché non vengano aggirate le garanzie regolamentari che consentono la richiesta del voto segreto sulle disposizioni volte a incidere sui diritti fondamentali».


Lucia Alessi

fonte: Carta

7 maggio 2009

Bologna: Continuano i pestaggi nel Cie di via Mattei

Un altro pestaggio al Cie di via Mattei a Bologna . Ormai è diventato più una consuetudine che fatto isolato. Stavolta la violenza dell'ispettore di turno si è scagliata contro Raya, una giovane ragazza tunisina rinchiusa nella struttura. La notizia è stata diffusa dal blog la Scheggia e confermata sulle frequenze di radio Città del Capo, che il giorno seguente ha contattato direttamente la ragazza. I fatti parlano di Raya che intorno alle 14.00 di lunedì si è recata nell'infermeria del Cie per chiedere dei medicinale. Sembra che poichè entrata senza permesso, il personale medico e paramedico abbia chiamato l'ispettore di turno. Uno di quelli, che come riferisce il blog, i detenuti all'interno del Centro di Espulzione chiamano della "banda". Ovvero il personale di polizia che interviene nelle situazioni definite di "eccezione". L'uomo in borghese irritato per l'accaduto si è scagliato contro Raya malmenandola a mani nude e riempiendola di lividi e contusioni su tutto il corpo fino a lasciarla svenuta sul pavimento. Tutto questo sotto gli occhi complici della Misericordia. La ragazza contattata dalla radio non è riuscita a raccontare i particolari dell'accaduto anche perchè non parla bene l'italiano e al momento il suo legale non sembra aver ancora sporto denuncia.

6 maggio 2009

Albano: Perquisita abitazione attivista no inceneritore

Nella giornata di ieri, 5 Maggio, un membro del coordinamento contro l’inceneritore di Albano ha subito la perquisizione personale, della propria abitazione e della propria auto da parte delle forze dell’ordine con l’accusa di detenzione di esplosivo. Un accusa pretestuosa e atta soltanto a criminalizzare coloro che quotidianamente si battono alla luce del sole per contrastare chi vuole lucrare sulla salute dei cittadini e sul nostro ambiente. L’esito della perquisizione infatti non ha dato alcun frutto se non il ritrovamento di una scatola di piccoli petardi, tra l’altro ammuffiti. Oggi quando ormai è evidente a tutti che l’illegalità sta dalla parte di chi come Marrazzo impone la scelta del gassificatore, nonostante i pareri contrari degli enti locali e della Asl locale, nonostante una valutazione di impatto ambientale negativa e nonostante lo scandalo della gestione dei rifiuti esplosa nel Lazio (come la vicenda di Colleferro insegna con l’arresto di ben 13 dirigenti) guarda caso scatta la stretta repressiva e si cerca di mettere in cattiva luce chi invece denuncia questa continua violazione dei diritti dei cittadini a vivere in un ambiente sano.
Il Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, nell’esprimere la propria solidarietà incondizionata al compagno che ha subito la perquisizione respinge allo stesso tempo ogni forma di provocazione ribadendo che nessuno può intimidire e criminalizzare una vertenza che ha visto da sempre una vasta partecipazione popolare e pacifica in assemblee e manifestazioni.

LA NOSTRA LOTTA NON SI ARRESTA

Palermo: vietata via Roma al corteo No-G8

In un clima nazionale che da Roma a Bologna è scandito dall'attuazione di protocolli "anti protesta" conformi al presunto allarme sicurezza, anche a Palermo arrivano limitazioni ingiustificate e autoritarie alla libertà di manifestare attraverso vessatori divieti e sbarramenti per lo svolgimento dei cortei. Ieri alcuni portavoce dell'Onda Anomala dell'Università di Palermo e del Coordinamento CONTRO G8 Palermitano hanno presentato alla questura di Palermo la richiesta di autorizzazione al percorso per la manifestazione-corteo di protesta da attuare venerdì pomeriggio 8 maggio nei confronti del G8 University students summit che si terrà nella città l'8 e 9 maggio presso il Museo di Storia Patria. La questura, pur dichiarandosi aperta al dialogo, preclude categoricamente al corteo il passaggio per via Roma, una delle principali arterie della città. Il capoluogo siciliano conosce già politiche di militarizzazione e repressione rivolte verso le parti deboli della popolazione come i senza casa, i dissensienti come i centri sociali e quanti altri si impegnano nelle battaglie sociali per la salvaguardia dei diritti umani troppo spesso violati. Con le tre giornate siracusane di contestazione, organizzate dal Coordinamento regionale siciliano Contro G8 in coincidenza del G8 ambiente, era stata data ampia e inequivocabile dimostrazione di volontà e capacità di manifestare con equilibrio, e sintonia con la popolazione, al punto da far sgretolare il teorema appositamente ordito per additare come violenti e facinorosi i manifestanti. Oggi vorremmo contare sull'esperienza siracusana come segnale di controtendenza rispetto a fatti gravissimi che hanno segnato certi eventi di protesta sociale in occasione di altri G8. Tuttavia diffidenza e resistenza che oggi incontriamo a Palermo, nel proporre regolari iniziative e nel richiederne riconoscimento, ci spingono a diffidare degli interlocutori e a sospettare che negazione e repressione rappresentino l'unico strumento che il governo italiano sa adottare per difendere l'irresponsabilità e l'insostenibilità delle sue scelte.Contro il moltiplicarsi di questi attacchi alla libertà di espressione e dissenso, invitiamo cittadinanza, associazioni, sindacati, partiti, intellettuali a mobilitarsi per affermare con determinazione il diritto a manifestare e per riappropriarsi della città anche attraverso la partecipazione al corteo dell'8 maggio."

ONDA ANOMALA" UNIVERSITÀ PALERMO
COORDINAMENTO "CONTRO G8" PALERMO

5 maggio 2009

Roma: attentato incendiario contro il centro sociale Acrobax

"Ai camerati caduti". "Basta antifascismo". Questi gli slogan usati come rivendicazioni dal gruppo di fascisti che a Roma, nella notte tra domenica e lunedì, poco dopo l'una, ha compiuto un attentato contro il centro sociale Acrobax. Una bomba carta sotto la macchina (nella foto) di un ragazzo del Coordinamento cittadino di lotta per la casa e in pochi attimi un boato e le fiamme hanno avvolto e distrutto il mezzo. Mentre l'incendio illuminava il piazzale antistante il centro sociale e spaventava non solo le persone presenti all'interno dell'ex cinodromo, ma anche gli abitati del vicino insediamento rom, una decina di camerati accendeva dei fumogeni e sparpagliava sull'asfalto un centinaio di volantini per firmare l'atto. ‹Il nostro compagno era rientrato da poco a casa› raccontano le persone che abitano nel centro sociale ‹quando abbiamo sentito un botto fortissimo. Siamo usciti dalla struttura e abbiamo visto che le fiamme avevano avvolto l'auto›. In pochi istanti gli autori del gesto sono fuggiti, ‹come sempre. Non è la prima volta che l'Acrobax è oggetto di attacchi premeditati e vigliacchi da parte di gruppi di fascisti. Già lo scorso anno avevano tentato di innescare un ordigno davanti il portone di ingresso ma, per fortuna, ce ne siamo accorti e li abbiamo messi in fuga›. Il consigliere comunale Andrea Alzetta ha immediatamente portato la sua solidarietà agli occupanti, pregando il sindaco ‹di non continuare a nascondere la testa sotto la sabbia e di rendersi conto una volta per tutte di chi è a fomentare questo clima di violenza reiterata e diffusa e di condannare apertamente l'insorgere di organizzazioni neofasciste›. Stavolta ‹sfidiamo il sindaco a dire che si tratta di un atto di bullismo› commentano i ragazzi del centro sociale che avvertono come ‹non saranno di certo questo tipo di attacchi a fermare le nostre lotte›.«Solidarietà e «condanna dell'episodio» anche da Massimiliano Smeriglio (Sinistra e libertà), assessore alle politiche del lavoro e formazione della Provincia di Roma. Dal canto suo Alemanno ha una sua spiegazione sul clima di violenza giovanile che sta prendendo sempre più corpo a Roma: «Tutta colpa di serie tv come Romanzo Criminale (la ficton di Sky sulla Banda della Magliana». Lo ha detto durante la visita ala scuola media nella borgata di Villaggio Prenestino. Sarà....

Roma: 12 fermi per la contestazione al ministro degli esteri israeliano

Portavano uno striscione, di circa 6-7 metri di lunghezza e di 1 metro di altezza, con su scritto «Liberman Roma ti rifiuta, free Gaza stop to racism» i dodici ragazzi bloccati poco fa dagli agenti del Commissariato Trevi e della Digos a piazza Montecitorio, nel corso dei servizi di prevenzione e controllo del territorio disposti dal Questore di Roma in occasione della visita del ministro degli Esteri israeliano Avigdor Liberman.
Leader della destra radicale, Liberman, è arrivato ieri sera a Roma, prima tappa di un tour che proseguirà a Berlino, Parigi e Praga. Lieberman sarà ricevuto da Berlusconi, dal presidente della Camera Fini, e dal collega Frattini. La visita, ufficialmente incentrata sulle sorti del processo di pace mediorientale sara' l'occasione per mettere a punto la cooperazione militare tra Italia e Israele e giunge alla vigilia del vertice italo-egiziano a Sharm el Sheikh e precede i colloqui negli Usa del presidente Obama col premier Netanyahu e con Abu Mazen. Uno striscione recante la scritta «Lieberman go home, Palestina libera» è comparso ieri sera sull'autostrada Roma-Fiumicino. Con questa iniziativa - si legge in una nota di Forumpalestina - comincia «la mobilitazione contro la presenza di chi propugna la pulizia etnica per la popolazione palestinese e contro la complicità italiana con la politica di apartheid e di occupazione israeliana della Palestina». Nel ribadire che «Lieberman non è un ospite gradito in Italia», Forumpalestina ricorda la manifestazione di protesta organizzata per le 18 di oggi nel centro di Roma, in largo Torre Argentina.Le seguenti associazioni e forze politiche, Forum Palestina, Donne in Nero, Comitato Palestina nel cuore, Sport sotto l’assedio, UDAP, Associazione Punto Critico, Associazione La Villetta, Associazione Altrimondi, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Critica, Rete dei Comunisti, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Comunista dei lavoratori, Collettivo Antagonista Primavalle , CIP, Coordinamento Giovani in Lotta, Rete Semprecontrolaguerra…., in solidarietà con il popolo palestinese considerano la visita del ministro israeliano una vergogna e contestano la permanenza a Roma di Lieberman.

APPELLO PER IL CORTEO DEL 9 MAGGIO A TARANTO IN SOLIDARIETA’ A RICCARDO, A DIFESA DEL CLORO ROSSO, CONTRO OGNI FORMA DI EMARGINAZIONE E DEGRADO SOCIAL

Sono passati pochi giorni dalla notte tra il 30 Aprile e l'1 Maggio, dalla notte in cui al Cloro Rosso si è sparato. Ci sembra ancora assurdo come da una banale rissa si sia passati alle pistole. Quella notte, non è stato colpito solo il Cloro Rosso e i 150 ragazzi che vi erano dentro, quella notte è stata colpita tutta la città. Questo è un episodio che sarebbe potuto succedere ovunque, al centro sociale come in discoteca o in un bar, e per un qualsiasi motivo, magari per un' incomprensione o per un parcheggio. Questa possibile strage, per quanto assurda, ha tante spiegazioni: è figlia di una città in cui la povertà diffusa, la mancanza di cultura, di lavoro e di prospettive hanno portato a far vigere la legge del più forte, della prevaricazione e dell'arroganza. E' una città in cui già a vent'anni si può non aver più nulla da perdere. Le condizioni socio-economiche non permettono a tanti ragazzi di costruire un futuro e purtroppo neanche di immaginarlo. Colpa di tutti, nessuno escluso. Colpa delle istituzioni che troppo spesso hanno dimenticato chi nel 2009 vive ancora in quartieri ghetto, abbandonati a se stessi e ai mille modi per arrangiarsi, spesso illegali, per sopravvivere. E questa lotta alla sopravvivenza ha fatto passare in secondo ordine l'illegalità, la differenza tra il giusto e il sbagliato, tra il bene ed il male. E' colpa di una città costretta a diventare menefreghista ed individualista, in cui non c'è nè la voglia nè la possibilità di pensare al bene comune, alla società nella sua interezza, alle esigenze dei tanti, e non solo alle proprie.In questo anno di vita, il Cloro Rosso ha cercato di creare una nuova idea di città, di socialità e di aggregazione. Un'idea che si basa sulla cultura diffusa ed accessibile a tutti, sull'autodeterminazione , sull'aggregazione come necessità e che faccia di un centro sociale, come di un qualsiasi altro spazio autogestito, una risorsa per tutti in cui migliorarsi, crescere e conoscere giorno dopo giorno. Il cloro rosso vuole essere un luogo attraverso cui sviluppare quel processo di emancipazione di cui tutta Taranto ha bisogno.Quello che è accadutola notte del 30 Aprile non possiamo accettarlo con indifferenza o riducendo il tutto ad una bravata. Ora è forte l'esigenza di alzare la voce, insieme a tutta la città, per dire che c'è anche una Taranto che si ribella al modo di vivere basato sulla prevaricazione, la violenza e le pistole. Sentiamo quindi l'esigenza di lanciare per SABATO 9 MAGGIO un corteo che attraversi tutta la città e che ribadisca che questo episodio non fermerà la nostra voglia di immaginare una Taranto migliore, una vita migliore, un futuro migliore per tutti/e. Non basteranno 7 colpi di pistola a fermare le nostre idee e le nostre pratiche di vita quotidiane. Questo corteo lo dobbiamo a Riccardo, che a soli 18 anni sta vivendo un esperienza cosi forte, lo dobbiamo a tutti quei ragazzi della città e non solo che hanno creduto e credono nel progetto del Cloro Rosso e che in tutti questi mesi hanno attraversato con gioia quegli spazi arricchendoli con le proprie esperienze, pensieri ed emozioni. Lo dobbiamo a tutti quei cittadini che non vogliono vivere in una città in cui basta un nulla per ritrovarsi con una pistola puntata in faccia..Chiediamo quindi che ci sia una risposta forte, vera, unanime da tutte le forze civili e democratiche della città , ci rivolgiamo quindi a tutti i cittadini , a tutte le esperienze di spazi autogestiti cittadini e non, a tutte le associazioni, i partiti, i sindacati e le istituzioni che si sentono colpiti anch'essi, come Noi, da quei maledetti 7 colpi di pistola e che hanno deciso di reagire e di non avere paura ma di voler dimostrare che ci sono delle idee e dei sogni che non si faranno spezzare da chi con odio ed ignoranza ha cercato di ucciderli..Con il Corteo del 9maggio vogliamo aprire uno spazio di confronto e dibattito sulla realtà che si vive oggi nei quartieri di Taranto e sulla necessità di far vivere esperienze di autogestione come il Cloro Rosso, che ancora posto sotto sequestro, dovrà, quanto prima, essere restituito alla città e a tutti/e i/le ragazzi/e che quotidianamente ci lavorano. Gesto importante, che auspichiamo, dopo questa brutta esperienza, è che le istituzioni riconoscano le pratiche, le progettualità e le necessità di uno spazio autogestito come il nostro e che quindi si adoperino per l'assegnazione della ex scuola Martellotta ai ragazzi che in tutto questo anno hanno costruito quel sogno chiamato C.S.O.A CLORO ROSSO.

SABATO 9 MAGGIO CONCENTRAMENTO ORE 15 C/O CSOA CLORO ROSSO VIA SCOGLIO DEL TONNOLE


ADESIONI VANNO INVIATE ALL'INDIRIZZO MAIL: manifestazione9maggio@gmail.com

1 maggio 2009

Taranto: agguato al centro sociale Cloro Rosso

Ieri si è verificato, nella città di Taranto, un fatto gravissimo: dei sicari incappucciati sono entrati in un centro sociale cittadino, hanno sparato e ferito un ragazzo del centro, in un agguato dalle tipiche modalità mafiose. Chiediamo venga fatta piena luce su questa brutta vicenda e che venga restituita piena agibilità ai ragazzi del centro sociale.


Ecco la breve della “Gazzetta del Mezzogiorno”, con pochi altri riscontri, seguono una nota di Alessandro Marescotti e un comunicato del PRC di Taranto (gc).


Un giovane di 18 anni è rimasto ferito in un agguato avvenuto la notte scorsa nel centro sociale ‘Cloro Rossò di Taranto. Alcuni malfattori con il volto coperto si sono introdotti nella struttura e hanno sparato sette colpi di pistola, tre dei quali hanno ferito il diciottenne alle gambe. Subito dopo gli autori dell’agguato sono fuggiti. Il ferito, condotto nell’ospedale ‘Santissima Annunziatà, è stato dichiarato guaribile in 30 giorni. Indagini sono state avviate dalla polizia per risalire ai responsabili.


Alessandro Marescotti: Tre colpi di pistola hanno centrato un ragazzo di Cloro Rosso, il quarto è stato attutito dal telefonino che ha fatto da scudo. E’ stato operato d’urgenza ed è ora all’ospedale il ragazzo del centro sociale autogestito che stanotte è stato colpito da una persona che è entrata nei locali di Cloro Rosso e ha fatto fuoco. Poco prima erano stati respinti alcuni ragazzi che volevano entrare con la forza. Chi ha sparato aveva un passamontagna, ed è fuggito via. Non vi sarebbe un movente dichiaratamente politico. Ma è ugualmente la spia di un clima di sopraffazione violenta che detta le regole nella città. E’ un’emergenza che non è stata colta a sufficienza da chi, accecato dal furore ideologico, chiedeva la chiusura di un centro di aggregazione giovanile che in questi mesi ha svolto attività positive, che spaziavano dalla palestra alla biblioteca, dalla musica alla visione di film. Riteniamo che una città violenta e degradata ha bisogno di cambiare pagina impegnando i giovani sul terreno della cultura e dell’impegno civile, ed è chiaro che Cloro Rosso fa parte della soluzione, non del problema.


Nella nottata appena trascorsa energumeni incappucciati hanno sparato all’interno del centro sociale ben sette colpi di pistola, tre dei colpi sono andati a segno ferendo un giovane compagno agli arti inferiori, per una pura casualità è stata sfiorata la strage. La malavita del posto ha ottenuto il suo scopo, far chiudere il centro sociale (sottoposto a sequestro giudiziario) che nella sua attività di recupero sociale e culturale del quartiere è diventato chiaramente un ostacolo alle attività illecite. Ora bisogna dire basta. Da mesi è in atto un pressing a tenaglia contro le attività del centro sociale da parte di forze politiche di destra ma anche di settori moderati e “benpensanti”, frange di istituzioni e della stragrande maggioranza della stampa “borghese” che oggi spero abbiano la decenza di provare un minimo di vergogna per l’opera di diffamazione costante nei confronti delle attività del centro. Ora siamo alla quadratura del cerchio: la diffamazione continua e costante si è saldata con la malavita ed il risultato è sotto gli occhi di tutti. Diciamo la verità il centro sociale dà fastidio perché è in grado di mobilitare migliaia di giovani a salvaguardia della salubrità dell’ambiente, nelle lotte a difesa del lavoro o contro il carovita, nella narrazione e costruzione di un pensiero libero ed alternativo per questo va soppresso con le buone (facendolo chiudere aggrappandosi a cavilli giuridici) o con le cattive (attraverso attentati in stile mafioso). Rifondazione Comunista auspica una rapida ripresa delle attività del centro sociale ed invita tutte le forze politiche/sociali democratiche e popolari e le istituzioni ad una mobilitazione generale a difesa della democrazia, della legalità e del Cloro Rosso che in questi mesi si è dimostrato autentico baluardo di questi valori.
FRANCO GENTILE segretario prov. Prc

Per il G8 l'Italia richiude Schengen. La stessa scelta nel 2001

E ci sarà anche la sospensione degli accordi di Schengen «per un congruo periodo» tra le misure per garantire la sicurezza del G8 dell'Aquila. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, a margine di una conferenza stampa al Viminale. In mattinata il ministro ha presieduto una riunione del comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza dedicato all'evento previsto per il prossimo luglio. E' stata definitiva una proposta di date per la sospensione di Schengen, ha spiegato Maroni, «che porterò in uno dei prossimi Consigli dei ministri e all'attenzione della commissione Europea». Anche nel 2001, l'Italia scelse di chiudere le frontiere a ridosso del vertice del G8, che si svolgeva a Genova. All'epoca, la chiusurà ridusse di poco l'accesso dei manifestanti (in alcuni valichi, e in particolare nel porto di Ancona, l'ordine di respingere gli accessi si risolse con cariche piuttosto dure) e finì per intralciare soprattutto l'arrivo e la partenza dei vacanzieri di tutt'Europa. Quella di ieri è stata la prima riunione operativa del comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza dedicata al nuovo vertice del G8, spostato nella città dell'Aquila. E non è chiaro se, durante il vertice, si sia parlato oppure no dei pericoli che correrebbe la caserma Vincenzo Giudice, già scelta come se del vertice e probabile dimora del presidente Barak Obama durante i giorni del vertice. Stando all'articolo pubblicato su L'Espresso in edicola oggi, le sue fondamenta sarebbero state tirate su con una tecnica anomala «che non rispetta le norme e senza i calcoli necessari per verificarne la tenuta sotto sisma». La denuncia del pericolo sarebbe contenuta in un esposto dell'Ordine degli ingegneri di Roma inviato alla procura dell'Aquila nel novembre 2004 e quindi archiviato. E dopo 57 pagine si conclude dicendo: «L'incertezza statica è fondata e non assicura la pubblica incolumità». Dell'anomalia si sarebbe accorto uno dei collaboratori dello studio di Vittorio De Benedetti (autore e realizzatore del progetto), l'ingegner Sergio Andruzzi. «Il complesso B2 - scrive ancora l'Espresso - è stato realizzato, contrariamente a quanto scritto nel progetto e diversamente dal B1, senza che i pali di cement delle fondazioni siano collegate alla struttura. Non c'è continuità nella gettata di calcestruzzo tra i piloni e le nove camerate sovrastanti». Detta così, suona un po' inquietante, anche se il sismologo Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale geologia e vulcanologia ha smorzato la polemica: «Usiamo il buonsenso. La caserma, vicina all'epicentro ha superato indenne un terremoto di magnitudo 5.8 che ha generato accelerazioni del suolo oltre il 60% dell'accelerazione di gravità, cioè valori notevolissimi. Quale verifica antisismica può essere più valida di questa? Quale collaudo migliore?». Il ministro degli interni Roberto Maroni, però, ieri sembrava soprattutto interessato a tranquillizzare sulla eventuale presenza di manifestanti, che potrebbero, però, prediligere Roma per organizzare una manifestazione alternativa al G8: «Ci sono problemi diversi, né maggiori né minori rispetto alla Maddalena: stiamo monitorando le reazioni degli antagonisti che avevano previsto di organizzare delle contro manifestazioni a L'Aquila, in modo da capire quello che potrà succedere». Alla riunione hanno partecipato il sottosegretario Alfredo Mantovano, i vertici delle forze di polizia, i direttori delle Agenzie informazioni e sicurezza, interna ed esterna, ed il capo di Stato Maggiore della difesa, Vincenzo Camporini. E il ministro ha, dice la nota conclusiva, «invitato i vertici delle forze dell'ordine a porre in essere tutte le sinergie necessarie per assicurare la massima efficacia dei dispositivi di prevenzione al fine di garantire il tranquillo svolgimento delle iniziative previste». Il dispositivo approvato ieri sarà presentato al consiglio dei ministri di oggi. Ed è qui che si capirà quanto è destinato a spendere il governo per il vertice spostato in fretta e furia dalla Maddalena all'Aquila. Da spendere (ma meno che per la Sardegna) ci sarà anche in tema di ordine pubblico. Il ministro ha promesso già ieri «risorse finanziarie ed umane adeguate».
fonte: il manifesto

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