21 ottobre 2008

Milano: Polizia carica corteo degli studenti.

A Milano un corteo di studenti, lavoratori e universitari è partito stamattina, dopo l’assemblea degli stati generali alla Statale, per arrivare in piazza Duomo al grido di «la Gelmini non la vogliamo» dietro lo striscione «contro la legge 133 occupiamo l’università». I carabinieri hanno impedito agli studenti – circa un migliaio – di entrare in stazione da piazza Cadorna con cariche e lanci di fumogeni. Un ragazzo già caduto a terra sarebbe stato compito a calci dagli agenti, così come documenta un video girato da uno degli studenti in cui si vede un carabiniere che prima colpisce il ragazzo con una manganellata e poi infierisce con un calcio. Tre sono i feriti e tre i contusi.

Melfi: Licenziato perché indagato. Lo scagionano ma la Fiat non lo riassume.

La sua vicenda giudiziaria si è conclusa con un'archiviazione, ma lui resta disoccupato. Michele Passannante è uno degli operai e sindacalisti licenziati l'autunno scorso dalla Fiat di Melfi per aver ricevuto un avviso di garanzia che gli contestava il reato di associazione sovversiva con finalità terroristiche. Perquisizione a casa a Vietri (nel potentino, metà ottobre 2007) con magro "bottino", gli trovarono solo qualche volantino e lo statuto dei Cobas. Eppure bastò alla Fiat per sospenderlo dall'impiego allo stabilimento lucano e licenziarlo in tronco. Il tutto in soli sei giorni. E' passato un anno da allora. Nel frattempo Michele, 36 anni, si è appoggiato alla pensione sociale della madre per campare, ha continuato con l'impegno politico, pur essendosi sospeso dalla carica di segretario del circolo del Prc di Vietri subito dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia. In primavera, il "riconoscimento" dal partito che lo ha inserito nelle liste elettorali per la Camera. E' andata com'è andata, si sa, nessun seggio per nessuno a sinistra. E Michele, che da qualche tempo è entrato nel direttivo provinciale di Rifondazione, si trova a dover combattere ancora con la Fiat che continua a ignorare le conclusioni cui sono giunti i giudici.Il pubblico ministero Francesco Basentini aveva chiesto l'archiviazione del procedimento già a novembre dell'anno scorso. «La notizia di reato è da considerarsi infondata», scriveva allora non solo riguardo al caso Passannante, ma anche su Vincenzo Miranda, Tonino Innocenti, Donantonio Auria, Francesco Ferrentino, licenziati dalla Fiat perchè coinvolti in vicende giudiziarie simili a quella di Michele. Tutti finiti nell'ondata di provvedimenti emessi l'anno scorso nei confronti di un totale di circa 25 operai in tutt'Italia, da Milano a Palermo. «E' stato accertato - scrive il pm - che le persone indagate siano state "avvicinate", a seguito delle rivendicazioni sindacali verificatesi nella nota "primavera di Melfi" con 21 giornate di sciopero dei lavoratori dello stabilimento, da soggetti operanti negli ambienti sovversivi». Soggetti che «sfruttando illecitamente alcune sigle sindacali e segnatamente quella dello Slai-Cobas - continua Basentini - avrebbero cercato di attuare un'intensa operazione di proselitismo e di reclutamento di risorse umane da integrare nei programmi di lotta armata». Ma le verifiche della Digos sugli operai lucani indagati, conclude il magistrato, «non hanno dimostrato una piena e convinta partecipazione di costoro ai programmi sovversivi», bensì «al più segnali di mero interesse, non penalmente punibile, senza rilevanti profili di coinvolgimento soggettivo e materiale negli obiettivi strategici dell'organizzazione terroristica». Dunque, accuse «infondate». E così le hanno ritenute i giudici che hanno accolto la richiesta di archiviazione. Già alla fine di marzo 2008. Solo che la Fiat non se n'è accorta. O ha fatto finta.«Strano», rileva Paolo Pesacane, segretario del Prc Potenza. «E' singolare che l'azienda abbia licenziato anche operai che non avevano ancora ricevuto un avviso di garanzia e il cui nome non era nemmeno comparso sui giornali, come Francesco Ferrentino, rsu in fabbrica, accusato per la sola distribuzione di volantini. Come minimo si può ipotizzare una fuga di notizie dalla procura ai vertici aziendali. Singolare che la Fiat si ostini a ignorare l'archiviazione dell'inchiesta». Di fatto, Michele Passannante dall'anno scorso non ha più messo piede in fabbrica. Anche se a maggio il giudice gli ha accordato un reintegro temporaneo in attesa della chiusura del procedimento a suo carico. Vi si è opposta la Fiat che ha presentato ricorso contro la riassunzione in via cautelare ed ha ottenuto ragione in tribunale. «Con l'archiviazione, vengono a mancare i presupposti del licenziamento», spiega Lina Grosso, legale di Passannante, soffermandosi molto anche sul fatto che «solo da un mese sappiamo dell'archiviazione. E' vero che come dicono in tribunale non c'è obbligo di comunicazione verso gli avvocati, ma il decreto è stato disposto a marzo! Questi operai non possono pagare il prezzo di una giustizia lenta e ignorante...». Per alcuni degli operai licenziati sono già state fissate le udienze sull'istanza di reintegro. Alcune a febbraio, altre a maggio dell'anno prossimo. «Ma vorremmo far fronte comune tra avvocati per portare avanti la questione insieme e magari arrivare ad un'unica udienza straordinaria al più presto», continua Grosso. L'obiettivo è ottenere che il magistrato non solo intimi alla Fiat il reintegro dei licenziati, ma che predisponga anche il divieto di trasferimento, per evitare casi come quello di Vincenzo Miranda, l'unico tra gli ex indagati ad essere stato reintegrato, ma staccato in uno stabilimento Fiat in Toscana. «Fa male aver saputo solo dopo tanto tempo dell'archiviazione», commenta Passannante. «Ora incrocio le dita...». Per la segreteria provinciale del Prc potentino, «l'archiviazione pone fine ad ogni possibile discussione. Siamo assolutamente persuasi che sia un atto dignitoso, da parte della Fiat, quello di revocare i licenziamenti, senza aspettare le scontate decisioni del Giudice del Lavoro», recita una nota. «Un tale gesto potrebbe rappresentare la base per intraprendere un confronto dialettico più corretto tra le parti sociali, all'interno così come all'esterno della fabbrica più importante del Mezzogiorno, e potrebbe provare a scongiurare una interpretazione di quei licenziamenti come esclusivamente politici. Qualora ciò non avvenga in tempi rapidi, chiediamo che le istituzioni, provinciale e regionale, intervengano per chiedere con fermezza alla Fiat la riassunzione dei lavoratori ingiustamente licenziati».

Roma: Sgomberato l'Horus occupato. Il comunicato del Prc

Questa mattina alle 7 venti camionette tra polizia e carabinieri, in assetto antisommossa, hanno occupato militarmente piazza Sempione e hanno violato l’ingresso dell’Horus occupato.
Il sindaco Alemanno si assume la responsabilità politica di dichiarare guerra alla città intera, agli spazi sociali, a chi lotta per la casa, alle reti contro la precarietà, a chi si batte quotidianamente per diritti e dignità. E’ evidente che il sindaco Alemanno porta il suo attacco a tutte le esperienze di autorganizzazione sociale attraverso la criminalizzazione della pratica dell'occupazione. Esperienze che in questi anni con la appropriazione di spazi sociale hanno contribuito a creare quella socialità che si oppone alla desertificazione sociale e culturale a cui questa città sembra destinata, da quando è diventata teatro di sperimentazione delle politiche securitarie.
C’è bisogno di dare una risposta politica forte e chiara alla follia securitaria, all’intolleranza, al fascismo.
Valorizzare le esperienze dei centri sociali per potenziare una fitta rete di relazioni, di progetti, di campi di intervento: dalla casa alla formazione, dalla produzione culturale indipendente all’antiproibizionismo. Valorizzare per mettere al centro questa ricchezza, una parte di città che nessuna istituzione può ridurre al silenzio. Le esperienze di autogestione e di occupazione non staranno nell’angolo, non aspetteranno di subire colpi, non arretreranno di un passo.
Nell’esprimere solidarietà alle compagne e compagni dell’Horus occupato rilanciamo la nostra comune, volontà e determinazione a difenderci dagli attacchi che mirano a negare la legittimità e ruolo sociale, pronti a tornare ad animare le strade e le piazze della città contro chi, al legittimo dissenso, contrappone politiche repressive e autoritarie.

Roma 21 ottobre 2008

Italo Di Sabato
Resp. Naz.le Osservatorio sulla Repressione del Prc/Se

Liberato su cauzione Luca Zanotti, detenuto in Grecia per 21 grammi di hashish

È stato liberato su cauzione Luca Zanotti il 24enne riminese estradato in Grecia un mese fa per 21 grammi di hashish. La Suprema Corte aveva concesso alla Grecia di detenere il nostro connazionale in attesa del giudizio. Su di lui pende l’accusa di spaccio internazionale e il rischio di passare 10 anni in carcere. La decisione di liberarlo su cauzione è stata presa oggi dal tribunale di Kalamata, dove era stato trasferito al suo arrivo in Grecia. Il giudice ha disposto una cauzione di 10 mila euro ed ha aggiornato il processo al 16 dicembre prossimo a causa di uno sciopero dei cancellieri. Nel frattempo Luca potrà tornare in Italia probabilmente già in giornata.

Rimini: "Sequestro preventivo" al laboratorio Paz

Questa mattina la Procura di Rimini ha posto sotto "sequestro preventivo" l’immobile occupato il 27 settembre scorso dagli attivisti del Laboratorio Paz.Si tratta di un magazzino di proprietà della Coop. Gran latte che detiene l’80% della Granarolo spa, un’ex centrale del latte, abbandonato da due anni, che i ragazzi avevano riaperto alla città dopo lo sgombero dello stabile in via Montevecchio.Riapertura collegata all’importante progetto presentato che ha dato anima e corpo alla nuova progettualità sociale del Paz e che ha preso il nome di "La via del Mare". Il sequestro si collega ad un altro tipo di procedimento penale da parte dell’Ufficio misure di prevenzione anticrimine della Questura di Rimini che ha predisposto delle diffide che indicano gli attivisti del Paz come soggetti socialmente pericolosi.

' Ora schedateci tutti!! '. I cittadini di Marano e Chiaiano consegnano le impronte digitali alla Questura di Napoli...


Forse pensavano che i cittadini, in lotta contro la bomba ecologica nella cava del Poligono, si fossero arresi! Non sapevano che possiamo solo difendere il nostro futuro!?
Sta di fatto che dopo le mobilitazioni di settembre culminate nello 'Jatevenne Day', si è dispiegata una strategia che da un lato ha portato a un differimento dei lavori, che noi cogliamo come un risultato della protesta, dall'altro a un'impetuosa accelerazione della repressione e soprattutto di comportamenti intimidatori perfino vigliacchi verso chi si oppone alla mega-discarica.
Dapprima le 5 denunce per interruzione di pubblico servizio per il blocco temporaneo di alcuni camion militari, poi il 'finto' arresto del ex-sindaco di Marano Mauro Bertini, e quindi una serie incredibile di comunicazioni a comparire in Questura per tantissimi tra attivisti e cittadini di Chiaiano e Marano.Le convocazioni in Questura, cosa ancora piu' grave, vengono condite da intimidazioni e minacce che hanno spinto il Presidio a munirsi di un colleggio legale che sta accompagnando a sabato scorso tutti coloro che vengonoconvocati in Questura. Inoltre si sono registrati casi di schedatura illegale, ovvero cittadini convocati in questura a cui vengono prese le impronte digitali e vengono fatte le foto segnaletiche senza aver ricevuto nessuna contestazione di reato !!! Perciò abbiamo deciso di risparmiargli lo stillicidio e di andare direttamente a consegnare le nostre impronte digitali come delegazione simbolo delle genti di Chiaiano e Marano. E come simbolo dello stato della democrazia in Italia! Che sulla cosiddetta 'emergenza rifiuti' significa sequestro da 15 anni delle decisioni pubbliche e leggi speciali per chi protesta dopo il decreto-legge di Berlusconi. L'indagine condotta dalla Questura di Napoli riguarderebbe i fatti del 23 maggio scorso, quando centinaia di poliziotti ecarabinieri attaccarono il presidio permanente presso la rotonda Titanic. Di quel pomeriggio, conclusosi con 3arresti e diversi feriti, le immagini hanno fatto il giro del mondo, rappresentando in maniera chiara cosa e'successo, ovvero un'attacco unilaterale della forze dell'ordine nei confronti di cittadini inermi con le manialzate e seduti in terra.Ricordiamo inoltre cio' che fu documentato da numerosi giornalisti quel 23 maggio, che furono a loro voltamanagnellati ed a cui furono sequestrati i video come nel caso del giornalista Romolo Schicchi di Rai 3. Il Presidio permanente di Chiaiano e Marano all'oggi conta già 21 denunciati, 2 processi in corso, 1 processo in appello, 2 inchieste in attesa di rinvio a giudizio, oltre alla nuova inchiesta sui fatti del 23 maggio, un avviso di garanzia peril soft walking sulla Salerno - Reggio Calabria. Ricordiamo inoltre che da giovedi' scorso Massimiliano Ranieri agli arresti domiciliari dal mese di agosto per uninchiesta del mese di luglio per la presunta partecipazione al danneggiamento di un bus, e' stato nuovamente ricondotto in carcere con una scusa del tutto pretestuosa che gli ha contestato di aver ricevuto visite a casa.Probabilmente l'uso politico e la funzione di criminalizzazione anche pubblica e mediatica dell'inchiesta di Pianura verso le resistenze ambientaliste ha aperto la strada.

BASTA ! DOBBIAMO DIFENDERCI !Perche' in gioco c'e' la difesa della nostra terra, perche' in gioco che la difesa della democrazia e degli spazi diagibilita' politica nel nostro paese, perche' gli abusi di potere delle forze dell'ordine non possono essere tollerati.Il questore Puglisi deve assumersene la responabilità!

Se pensano di intimidirci sbagliano di grosso! Chiaiano Resiste!La Campania libera resiste!




Presidio permanente di Chiaiano e Marano contro la discarica

20 ottobre 2008

La polizia a scuola di G8

Dopo il G8 di Genova, in vista del vertice della Maddalena il Viminale organizza «corsi di ordine pubblico». I responsabili sono ancora tutti in carica, ma per non ripetere gli errori del 2001 la Ps punta sulla formazione di 200 funzionari. Peccato che tra gli insegnanti ci siano anche dirigenti finiti nei guai per gli scontri di Genova e del Global meeting di Napoli. Anche allora era stato tentato un addestramento speciale e persino distribuito un opuscolo agli agenti dove si spiegava che «i manifestanti non sono tuoi nemici». Com'è andata a finire si sa

Di punire o cacciare i responsabili delle violenze all'ultimo g8 italiano non se ne parla. Ma visto che un nuovo meeting dei potenti si avvicina - questa volta ospitato dall'isola della Maddalena - la polizia italiana ha deciso di correre ai ripari. Da domani, e per dieci settimane, saranno convocati al Viminale venti funzionari di polizia alla volta per seguire un vero e proprio corso di «ordine pubblico», in cui analizzare gli errori del passato e provare a far meglio. Peccato, però, che alcune delle lezioni saranno tenute da dirigenti di polizia finiti nei guai per gli scontri del g8 di Genova e del Global meeting di Napoli. E che all'epoca di quei fatti alcuni di loro abbiano fatto davvero una pessima figura.L'idea è stata di Oscar Fioriolli, Direttore centrale per gli istituti di istruzione presso il Dipartimento di Ps ed ex questore di Genova subito dopo il g8 del 2001. Che ha puntato tutto sulla formazione dei funzionari di polizia, convocando lezioni settimanali per analizzare i video degli scontri fatti in passato e provando a spiegare che sta ai poliziotti più qualificati e non ai singoli agenti del reparto mobile far sì che si svolga tutto con calma e senza incidenti. Al momento di organizzare le lezioni, però, qualcosa non ha funzionato. E infatti ai corsi ci saranno almeno due dirigenti di polizia che di problemi in fatto di ordine pubblico ne hanno avuti più d'uno: alle lezioni dello psichiatra Vittorino Andreoli sui meccanismi della paura e dell'attuale responsabile dell'antiterrorismo dell'Ucigos, Ignazio Coccia, seguiranno quelle organizzate da Raffaele Aiello e Mario Mondelli. Entrambi, in fatto di piazza, no global e scontri hanno un passato a dir poco burrascoso. Aiello, che oggi è il Direttore dell'ufficio ordine pubblico del dipartimento di pubblica sicurezza è stato a capo del Quarto reparto mobile di Napoli dal 1998 al 2002. Il 17 marzo 2001, il giorno del Global forum napoletano, era in piazza Municipio, nel mezzo degli scontri che molti considerarono l'ouverture delle violenze genovesi. Aiello era tra i dirigenti che pianificarono gli schieramenti delle forze in piazza sia a Napoli sia quando, alcuni mesi dopo, fu spedito a Genova col suo reparto. La jeep magnum che passò davanti alla scuola Diaz poco prima della violenta perquisizione nel dormitorio - e che secondo la polizia fu danneggiata dai manifestanti che stazionavano lì di fronte - era della sua squadra e fu lui a vistare la relazione che parlava dei danni. Dopo il g8 e dopo il ritorno a Napoli, Aiello è andato al Viminale e oggi, oltre a dirigere l'ufficio ordine pubblico, è tra i membri dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. Curriculum discutibile anche quello di Mario Mondelli, capo del Reparto mobile di Roma, il dirigente di polizia che dovrebbe occuparsi di chiarire tutti i problemi nel rapporto tra ordine pubblico e polizia. All'epoca del g8 genovese era vicequestore di Cuneo e fu «aggregato» sotto la lanterna, con lo specifico compito di gestire la piazza in cui sfilavano le ex tute bianche. Era il dirigente più alto in grado quando partirono le cariche di via Tolemaide, quelle del caos, di manifestanti e giornalisti pestati e della morte di Carlo Giuliani, nella poco distante piazza Alimonda. Al processo contro i no global condannati per devastazione e saccheggio, parlò di «oggetti lanciati dal corteo» e della furia della manifestazione, senza convincere i giudici della corte, che il 14 dicembre 2007, nel firmare la sentenza contro alcuni partecipanti al corteo, ha mandato la sua deposizione alla procura di Genova per falsa testimonianza. Prima del g8 genovese, delle sue cariche e degli abusi in piazza e non, la Polizia pensò (male) di addestrare militarmente il VII Nucleo sperimentale antisommossa e distribuire a tutti gli altri un opuscolo di una decina di frasi come: «Coloro che manifestano non sono tuoi nemici, stanno esprimendo le loro idee». Oppure: «Agisci con tolleranza anche di fronte allo scherno e agli insulti». E: «Il tuo lavoro deve consentire le manifestazioni pacifiche di chi non condivide gli obiettivi del Summit», tutti materiali che l'allora capo della polizia Gianni De Gennaro presentò in sua difesa davanti all'inchiesta parlamentare dell'estate 2001. Stavolta le intenzioni sembrano diverse. Ma luglio è sempre più vicino.


Morire di carcere: dossier 2008. Suicidi, assistenza sanitaria disastrata, morti per cause non chiare, overdose

Nelle carceri italiane dal 1° gennaio al 15 ottobre 2008 sono morti in totale 98 detenuti, dei quali "almeno" 37 per suicidio (alcuni casi sono dubbi e si attende l'esito delle indagini). Rispetto allo stesso periodo del 2007 il numero di suicidi tra i detenuti è aumentato dell'11%, mentre il numero totale delle "morti da carcere" è aumentato del 5% circa. L'incremento percentuale delle morti in carcere (suicidi compresi) è comunque inferiore al tasso di crescita della popolazione detenuta, che in un anno è stato di oltre il 15%.
Le "proiezioni" per l'intero anno 2008 dicono che a fine anno i suicidi tra i detenuti potrebbero arrivare a "quota" 50 (contro i 45 del 2007) e il totale dei decessi a 128 (contro i 123 del 2007).
I "casi" raccolti in questo Dossier comunque non rappresentano la totalità delle morti che avvengono all’interno dei penitenziari: sono quelle che siamo riusciti a ricostruire, in base alle notizie dei giornali, delle agenzie di stampa, dei siti internet, delle lettere che ci scrivono i volontari o i parenti dei detenuti morti.
Purtroppo molte morti in carcere passano ancora sotto silenzio, diventando mera statistica, mentre il nostro intento è di ridare una dimensione umana, una storia e un nome, ai detenuti che spesso muoiono nell’indifferenza dei media e della società.


dossier completo su: http://www.ristretti.it/

19 ottobre 2008

Testimonianze: Io e il mio gelato finiti in questura

Sono a via della Lungaretta nel cuore di Trastevere a Roma, giovedì 16 ottobre ore 22,30 circa. Improvvisamente, di fronte alla gelateria, sento schiamazzi, urla e parolacce. Prendo la mia coppetta di gelato, esco in strada e vedo un uomo malmenare un ragazzo del Bangladesh che vende borse contraffatte: un pugno si poggia sulla guancia mentre l'altra mano trattiene la maglia all'altezza della spalla. Il volto del ragazzo è spaventato. Un altro signore cerca di raggruppare la merce prendendola a calci. Ci sono in tutto 5 uomini e una donna che si agitano radio in mano su e giù per la via. I passanti si fermano commentando perplessi l'azione della Polizia municipale in borghese: «manco fosse 'na retata contro i Casalesi» dice uno. I turisti che passeggiano rilassati iniziano a camminare stupiti.A questo punto io e la mia coppetta di gelato ci avviciniamo timidamente ad un agente e chiediamo: «Scusate, ma che state facendo?». Non lo avessi mai detto. «Chi è lei! Come si permette!!! Si faccia gli affari suoi!». «Ho fatto solo una domanda mi sembra legittimo».«Lei sta intralciando un'operazione di polizia, lei non può fare domande, come si permetteee...». «Ma veramente io…». «No, no, lei ci intralcia non può fare domande, chi è lei!? Ora viene con me in centrale!». «Ma veramente io ho solamente fatto una doman….». «Cosa dice!... mi favorisca i documenti!».Il poliziotto, una volta segnati i miei estremi su un pezzo di cartone, sentenzia: «Ora si aspetti la notifica a casa». Io, con molta calma, gli chiedo: «Ma sulla notifica c'è anche il fascio littorio?». Bum!Preso per un braccio e strattonato mi trasportano dentro la volante con tutto il gelato. La sirena è accesa ed il poliziotto, "lievemente" indispettito per la battuta sul fascio littorio, continua ad urlare: «Lei, come si permette! Lei non mi può dire come devo fare il mio lavoro!». «Sì, ma io… scusi… ma…», niente non riesco a controbattere, e lui ancora: «Qui non è politica... lei ha intralciato un'azione di poliziaaa!» Mi arrendo, tanto non mi ascolta e non voglio alzare la voce.Arrivati in centrale io ed il mio gelato ci sediamo. C'è anche il ragazzo del Bangladesh, il quale, incupito e preoccupato, osserva la sua merce andar via impacchettata dentro degli scatoloni. Si avvicina un poliziotto: «Lei è straniero?». «No» rispondo io. «E allora che ci fa qui? Cosa ha fatto?». Nel frattempo il poliziotto che urlava si riunisce con altre 3 persone intorno ad un libro che dal numero delle pagine potrebbe essere il codice penale. Dopo circa un'ora mi fanno firmare due carte. Nel Verbale di identificazione e dichiarazione di persona c'è scritto: «…i sottoscritti Ufficiali/Agenti di P.G. C.M e D.F. hanno proceduto alla compiuta identificazione di persona sottoposta ad indagine, per i reati di cui all'art. 379 e 337 C.P…». Favoreggiamento e resistenza a pubblico ufficiale???!!! Uscito dalla centrale il gelato ormai sciolto rompe il sacchetto di carta e cade a terra.
Luca Ferrari

18 ottobre 2008

Roma: ennesima aggressione razzista, bengalese pestato

Scritte antisemite sui muri della tangenziale. Richieste di tutto punto inoltrate all'Acea per chiedere, si pensi un po', di vietare l'acqua ai bambini rom. Sì, proprio così, e a chiudere le fontanelle del IV municipio è stato niente di meno che il presidente dello stesso: Cristiano Bonelli, An, ex Fronte della gioventù. Senza parlare dei pestaggi veri e propri che da qualche mese a questa parte si registrano con cadenza quotidiana per le strade della capitale. L'ultimo è capitato proprio ieri a Tor Bella Monaca, in via Ferdinando Quaglia. Il quartiere è ormai tristemente noto anche perché solo due settimane fa, in via Duilio Cambellotti, alla fermata del bus, sei bulli, tutti minorenni, colpirono al volto con un pugno un cinese che aspettava l'autobus. Ieri è accaduto qualcosa di più grave con la stessa accanita ferocia e, appunto, razzismo ai danni del giovane bengalese pestato. Questo il suo racconto: «Uno dei giovani (erano in quattro, ndr) ha preso in mano uno dei miei anelli, se ne stava andando senza pagarlo, gli ho chiesto di ridarmelo, ma lui è tornato indietro e mi ha preso un secondo anello. Quando ho tentato di fare resistenza, con l'aiuto di altri tre, ha cominciato a darmi dei pugni». Pugni al braccio, al volto, calci sulle gambe tanto da riservare al malcapitato ben quindici giorni di prognosi riservata. Se a questi fatti si aggiunge il proposito del ministro Gelmini di metter sù le classi separate per stranieri - da vero apartheid - non può, infine, che sorgere spontanea la domanda: come fa Schifani a dire che l'Italia non sia diventato ormai un paese razzista in piena regola? «Una volta - replica il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti - si diceva, se vuoi la pace, prepara la pace. Di fronte a questo ennesimo segnale mi verrebbe da dire che la condanna di atti di intolleranza è addirittura ipocrita se tutti non comprendono che il razzismo si sconfigge solo con la coerenza dei comportamenti con l'efficacia di una nuova cultura». Proprio martedì, a fronte di questa preoccupazione, la provincia di Roma ha deciso di scendere in campo proclamando a Palazzo Valentini la prima giornata dedicata alla lotta al razzismo e a tutte le forme di intolleranza nei confronti del prossimo. Razzismo che, per il presidente Schifani, come detto, semplicemente non esiste. «Il nostro paese - ha dichiarato la seconda carica dello Stato- non è razzista», ricordando che anche a lui destò preoccupazione quella foto - terribile - della donna nigeriana apparsa sui giornali, a terra, quasi nuda, nella caserma dei Vigili urbani a Parma. Ma, appunto, continua Schifani, «il nostro Paese non è razzista». Su questo concorda anche Mariastella Gelmini per la quale le classi di «inserimento» per i bambini immigrati «non sono un problema di razzismo, ma solo didattico». Anzi, addirittura, agevolano «l'integrazione». Parole da ministro dell'Istruzione.

17 ottobre 2008

Firenze: Rischiano il carcere i compagni che contestarono il PD

Potrebbe aggravarsi la posizione di quel gruppo di persone che il 7 settembre scorso inscenarono una contestazione durante la chiusura della Festa nazionale del partito democratico, alla Fortezza da Basso, mentre Concita de Gregorio intervistava il sindaco di Firenze Leonardo Domenici. Erano una dozzina, tra loro c'erano anche due minorenni. Entrarono nella sala dibattiti esponendo uno striscione contro i centri di permanenza temporanea con la scritta "I CPT SONO SEMPRE FASCISTI". Intervennero subito le forze dell'ordine per allontanare i contestatori; sembrava non fosse successo niente di grave, ma in realtà 9 persone furono portate in questura e lì trattenute per alcune ore. Adesso le indagini stanno per concludersi e gli indagati rischiano un processo con accuse molto pesanti.Che è successo? Probabilmente il sindaco Domenici ha preso bene la contestazione che ha interrotto il suo discorso di chiusura di una festa nazionale come quella del PD dove sono passati tutti gli schieramenti.Nessun problema neanche per Bossi e Calderoli o per Gianfranco Fini perfino applauditi dal pubblico democratico. E invece la contestazione c'è stata solo quel giorno lì, quando a parlare era Domenici. Una contestazione blanda, di poche persone, nessun gruppo organizzato, qualche studente medio minorenne. E' durata poco, la reazione delle forze non si è fatta attendere: via lo striscione, fuori i contestatori. Un po' di parapiglia, qualche spintone e poi l'interrogatorio e le denunce per 9 di loro. Accuse pesanti: manifestazione non autorizzata, resistenza e inosservanza dei provvedimenti dell'autorità, e almeno per uno al quale giorni fa è stata perquisita l'abitazione è scattata anche l'accusa di lesioni. Pure la la polizia ha pagato: il sindaco pare non abbia gradito che la situazione sia scappata di mano e qualcuno in questura è stato improvvisamente trasferito. Se ne saprà di più, forse, quando le indagini saranno concluse e ai malcapitati arriveranno le notifiche di rinvio a giudizio. Per uno striscione rischiano pene paesanti (dai 5 mesi ai 5 anni) ci ha detto il loro avvocato Sauro Poli che adesso attende di consultare i fascicoli per preparare la difesa.

Carcere per la "permanenza illegale"

L'emendamento del governo al ddl sicurezza mette a rischio badanti, studenti e turisti che si trattengono oltre i tre mesi


Un passo avanti, due indietro. L'Europa tira le orecchie all'Italia sull'immigrazione, il governo Berlusconi prende nota. Tutto qui. Infatti basta entrare nella giungla degli emendamenti al disegno di legge sulla sicurezza per rendersi conto che nulla è cambiato. Come pretendere di raddrizzare le gambe a un giocatore di calcio. Impossibile. L'ultima "perla" dice in sostanza così: se stai entrando clandestinamente in Italia paghi solo dei soldi, perché l'Europa ci ha appena spiegato che non si può mettere in prigione chi arriva su un barcone e quindi senza permesso di soggiorno. Ma se dopo qualche tempo vieni scoperto a giro per la penisola, dietro le sbarre ci finisci ugualmente. Quasi inutile dire cosa possa significare una legge del genere per chi nell'ex belpaese ci lavora da anni al nero e quindi senza possibilità di regolarizzarsi.Mentre il governo al Senato si accinge con un emendamento a cancellare il reato di ingresso illegale nel territorio italiano, eliminando il carcere e introducendo una sanzione pecuniaria, ne presenta un altro che introduce il reato di permanenza clandestina con carcere fino a quattro anni in caso di mancato rispetto di un ordine di espulsione o allontanamento. Ma c'è di più, a rischiare saranno non solo gli extracomunitari senza lavoro o che hanno commesso un reato, ma anche le badanti con permesso di soggiorno scaduto o gli studenti stranieri e i turisti che si trattengono oltre i tre mesi previsti dalla legge. Un passo avanti e due indietro, come in un minuetto settecentesco. La norma prevede che quando non sia stato possibile trattenere lo straniero presso un centro di identificazione, diventi effettiva l'espulsione entro cinque giorni. Di più: «Lo straniero che senza giustificato motivo permane illegalmente nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine impartito dal questore è punito con la reclusione da uno a quattro anni se l'espulsione o il respingimento sono stati disposti per ingresso illegale nel territorio nazionale, ovvero per non aver richiesto il permesso di soggiorno o non aver dichiarato la propria presenza nel territorio dello Stato nel termine prescritto in assenza di cause di forza maggiore, ovvero per essere stato il permesso revocato o annullato». Le badanti sono avvertite. Potrebbe bastare, ancora non basta. «Si applica la pena della reclusione da sei mesi ad un anno se l'espulsione è stata disposta perché il permesso di soggiorno è scaduto da più di sessanta giorni e non ne è stato richiesto il rinnovo, ovvero se la richiesta del titolo di soggiorno è stata rifiutata». Ma anche, «se lo straniero si è trattenuto nel territorio dello Stato in violazione dell'articolo 1, comma 3, della legge 28 maggio 2007» e cioè quella che disciplina i soggiorni di breve durata degli stranieri per visite, affari, turismo e studio. In ogni caso, prosegue l'emendamento, «salvo che lo straniero si trova in stato di detenzione in carcere, si procede all'adozione di un nuovo provvedimento di espulsione con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica per violazione all'ordine di allontanamento adottato dal questore». Il carcere per chi permane illegalmente in Italia sale fino a cinque anni se lo straniero continua a permanere nello stato di clandestinità. L'emendamento del governo infine prevede che in questi casi si proceda con rito direttissimo e che l'arresto dell'autore del fatto sia obbligatorio.Pugno di ferro in guanto di velluto? Peggio, perchè nel gioco dei rimandi legislativi resta inalterata la strategia d'azione del governo Berlusconi: stranieri, qui per voi non c'è posto. A meno che non vi adattiate ai lavori più umili, a quello che noi italiani non vogliamo più fare, senza sgarrare nemmeno di un millimetro. Se vi comportate così, qualche aggiustamento in corso d'opera lo possiamo trovare. Altrimenti per voi c'è la galera. Parafrasando Orwell, tutti gli uomini sono uguali ma gli indigeni sono più uguali degli altri.



fonte: Frida Nacinovich da Liberazione

16 ottobre 2008

Pavia: aggressione fascista

Mercoledì 15 ottobre al CSA Barattolo di Pavia si è svolta una serata di musica e balli contro le ordinanze "anti-bivacco", Organizzata dal Collettivo Universitario Autonomo.Fin dall'inizio sono state segnalate davanti alla vicina sede di Forza Nuova continue intimidazioni nei confronti di quanti si stavano recando alla festa.I provocatori sono presto passati dalle parole ai fatti: costoro hanno aggredito tre giovani pavesi, colpendone al volto uno. Quattro persone sono Sopraggiunte nel tentativo di soccorrere il ragazzo ferito. Gli aggressori, dopo essersiarmati di spranghe, mazze chiodate e tirapugni recuperati all'interno della sede, sisono scagliati con violenza contro gli amici dell'aggredito, colpendoli ripetutamente.Le sette persone picchiate sono state Trasportate al pronto soccorso: le prognosi sono comprese tra i 3 e i 12 giorni. Al sopraggiungere dei partecipanti alla serata, alcuni dei vigliacchi sono fuggiti a bordo di un'auto e di un furgone, altri si sono barricati all'interno della sede di Forza Nuova. Nonostante la tempestiva chiamata al 113, le forze dell'ordine si sono fermate a debita distanza, lasciando passare troppo tempo prima di intervenire. Spontaneamente si è radunato un cospicuo numero di persone in strada ad impedire la fuga degli aggressorinella speranza di facilitarne l'arresto. Gli agenti di polizia, che si sono interposti tra imanifestanti e l'ingresso della sede di Forza Nuova, hanno poi tentato di disperdere la folla. Il fermo dei colpevoli è avvenuto dopo quattro ore di estenuante trattativa, durante la quale gli agenti si sono mostrati più ostili verso le persone accorse che verso gli aggressori forzanovisti.Questo vile attacco è avvenuto premeditatamente, con il solo fine di intimidire e allontanare i giovani universitari da uno spazio sociale, tra i pochi luoghi di aggregazione e riflessione in città. A dimostrazione di tutto ciò vi sono lafuga preparata ad hoc, le armi pronte all'uso e l'inusuale apertura della sede di Forza Nuova.Sottolineiamo che questa gravissima aggressione è stata preceduta nei mesi passati da diverse altre, insieme ad atti intimidatori e danneggiamenti alla struttura del CSA.
Ribadiamo la necessità di chiudere definitivamente tutte le sedi di organizzazioni nazifasciste sul territorio pavese, nonché su quello italiano.
In questo particolare momento, in cui si parla tanto di "sicurezza" e di decoro urbano, pare assurdo che si perseguano gli studenti e i migranti che si ritrovano nelle aree cittadine, mentre vengono ignorate organizzazioni come Forza Nuova che, invece, rappresentano il reale problema per l'incolumità di tutte le persone.

INVITIAMO TUTTI GLI ANTIFASCISTI AL PRESIDIO EALLA CONFERENZA STAMPA CHE SI TERRANNO OGGI ALLE ORE 18 DI FRONTE ALLA SEDE DI FORZA NUOVA A PAVIA in via dei Mille.


Collettivo Universitario Autonomo, Collettivo Co.r.s.a.ri., Fattispazio, Studenti presenti alla serata

Volontari Cri: ecco le violenze della Folgore a Roma contro i rom

La Croce rossa romana ha concluso il censimento delle comunità rom, che si è svolto tra luglio e ottobre negli insediamenti spontanei e nei campi autorizzati del Comune di Roma. Ma già da ieri è circolata una lettera scritta da alcune associazioni al Prefetto Mosca, ripresa anche dalla stampa nazionale, che denunciava numerose violenze nei campi già censiti.Sempre ieri, il Prefetto Mosca ha ringraziato i settanta volontari del Comitato provinciale della Croce rossa che si sono impegnati in questa raccolta dati. Oltre ai ringraziamenti del presidente della Cri Massimo Barra, due volontari hanno a sorpresa preso la parola e consegnato nelle mani di Mosca la lettera e le foto della distruzione di alcuni campi [che Carta pubblica sul sito]. «Dalla seconda metà del mese di agosto molti degli stessi insediamenti che alcune settimane prima erano stati visitati dalla Croce rossa Italiana hanno ricevuto la visita inaspettata di unità miste, composte prevalentemente da giovani militari della Folgore in tenuta mimetica e generalmente guidati da almeno un poliziotto del corpo della Polizia fluviale» scrivono Arci di Roma, Arpj–Tetto onlus, Popica onlus, Gruppo EveryOne, associazioni che da anni seguono la situazione dei rom nella capitale e che più volte hanno segnalato le gravi violazioni dei diritti umani perpetrati contro quelle comunità. «Poliziotti e militari entravano negli insediamenti dicendo che dovevano controllare chi c’era e chi non c’era – si legge ancora nella lettera – ed effettivamente chiedevano documenti a tutti i presenti, dando vita a un parallelo e silenzioso censimento».In alcuni dei campi già censiti dalla Croce rossa su mandato del Prefetto, dunque, si sono poi presentati militari e poliziotti minacciando le persone, distruggendo baracche e arredi, in alcuni casi picchiando gli uomini. Tra i campi distrutti anche il primo insediamento censito il 15 luglio, quello di Bravetta, quando sotto le telecamere dei telegiornali il pulmino della Croce rossa aveva dato il via, dopo numerose polemiche, alle operazioni volute dal Commissario straordinario a Roma per l’emergenza nomadi, lo stesso prefetto Mosca. Si era parlato di un censimento soft, lontano dai clamori delle impronte [prese anche a Napoli e Milano], che nascondeva però dietro di sè visite diurne e notturne, non amichevoli, da parte delle forze dell’ordine. Sono così stati distrutti i ricoveri di fortuna di centinaia di persone, rimesse di nuovo sulla strada senza alcuna prospettiva futura. Le associazioni firmatarie della lettera dichiarano che sono state così disattese le promesse di non effettuare sgomberi in città durante lo svolgimento dell’iniziativa della Croce Rossa; chiedono a Mosca di intervenire e verificare quanto accaduto. Il Prefetto ha risposto che non sapeva nulla e che procederà per individuare i responsabili. La Croce Rossa non ha commentato la lettera, ma ha pubblicato il ringraziamento del Prefetto. Tra le pagine della rassegna stampa sul sito della Cri sono però segnalati gli articoli riferiti alla lettera di protesta consegnata ieri. Secondo i dati forniti dalla stessa Croce Rossa e pubblicati oggi sulla stampa locale, sono stati censiti 4268 rom, una cifra che non rispecchia le stime della Prefettura e neanche quelle delle associazioni di volontariato [sono tra 5.000 e 10.000 le presenze stimate, compresi i rom italiani e quanti risiedono da decenni a Roma]. I campi autorizzati di Castel Romano e di Candoni non si sono fatti censire, mentre non c’è traccia della decina di italiani che all’occupazione di via delle Cave di Pietralata, per protesta, hanno forniti i loro dati insieme ai rom. La Croce Rossa ha rilasciato, nel corso di questi tre mesi, un tesserino sanitario che è valido solamente in due strutture della stessa organizzazione. Insomma, rispetto alle politiche di «accoglienza» verso i rom, niente di nuovo: ancora distruzioni, intimidazioni e violenze. E ora c’è anche l’Esercito italiano.


G8 Genova: chiesti per Perugini due anni e tre mesi

La richiesta del pm nel processo per il famoso pestaggio di Marco Mattana
Sguardo di dolore e rabbia, volto tumefatto, occhio sinistro gonfio e sanguinante. La foto ha fatto il giro del mondo, triste testimonial delle violenze delle forze dell'ordine contro i manifestanti anti-G8 di Genova. Sette anni fa. Marco Mattana, il ragazzo di Ostia che quel 20 luglio 2001 offrì - suo malgrado - quello sguardo agli obiettivi dei fotografi, oggi ha 23 anni. Studia da sommelier, lavora nei ristoranti e da allora «non ne ha voluto più sapere di politica», dice il suo avvocato Mario Stagliano. Due anni e 3 mesi di reclusione ha chiesto la procura di Genova per uno dei poliziotti che conciarono Marco in quel modo: Alessandro Perugini, all'epoca vice capo della Digos di Genova, immortalato mentre sferra un calcio al volto del ragazzo già a terra.
Perugini, che nel frattempo ha fatto carriera (vice questore) come altri dirigenti delle forze dell'ordine imputati nei processi sui fatti di Genova, è accusato di lesioni personali aggravate. A Mattana ha offerto un risarcimento e per questo ieri la difesa del ragazzo ha ritirato la querela («Un buon gesto da parte sua», dice Stagliano). Ma in aula il vice questore ha continuato a respingere le accuse, negando l'evidenza, ribadendo di non aver colpito il ragazzo: «La violenza ha superato ogni previsione. Noi abbiamo cercato di fare del nostro meglio...». Il pm Francesco Cardona Albini ha chiesto la stessa pena di 2 anni e tre mesi di reclusione per Antonio Del Giacco, all'epoca dei fatti ispettore capo della Digos di Genova, mentre 2 anni e 1 mese sono stati chiesti per il sovrintendente Sebastiano Pinzone, un anno e 8 mesi sia per l'agente scelto Enzo Raschellà che per l'assistente Luca Mantovani (Digos Padova). Sono imputati per falso, calunnia, abuso in atti d'ufficio (reati contestati anche allo stesso Perugini). Hanno accusato Mattana e altri cinque ragazzi poi arrestati in corso Barabino (lì dove è avvenuto il pestaggio di Marco) di aver lanciato sassi e bottiglie contro la polizia schierata in assetto anti-sommossa. «In realtà, i ragazzi stavano solo facendo un sit-in di fronte a un centinaio di poliziotti», precisa l'avvocato Emanuele Tambuscio, del Genoa Legal Forum. «Meno male che c'erano i filmati e le foto - dice Tambuscio - Senza quelle prove schiaccianti, questo sarebbe stato solo un processo contro i sei arrestati».A carico di Perugini e degli altri agenti, c'è un'intera sequenza fotografica, famosissima. Marco viene bloccato dagli agenti. Colpito, frana sull'asfalto. Tra i poliziotti presenti, spicca Perugini, in abiti civili e senza casco: rincorsa e calcio sul volto del ragazzo. Un primo piano di Marco riesce ad essere intercettato dai fotografi, prima del trasferimento alla caserma Bolzaneto. «Dove gli hanno puntato una pistola contro», continua Tambuscio. In caserma, Marco è uno dei tanti manifestanti fermati e torturati, insultati da poliziotti, agenti della penitenziaria. Quarantacinque di loro sono finiti alla sbarra, ma 30 sono stati assolti, 15 i condannati a un totale di 24 anni di reclusione (i pm avevano chiesto complessivamente 76 anni, 4 mesi e 20 giorni). E tra i 15 c'è anche Perugini, imputato anche nel processo Bolzaneto: per lui i pm avevano chiesto una pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi. La sentenza - si ricorderà - è stata emessa a luglio e ha fatto molto discutere. Di certo, ha pesato e in negativo il fatto che in Italia non esista il reato di tortura, il fatto che il nostro paese non abbia mai adeguato il proprio codice penale alla convenzione dell'Onu contro la tortura, pur ratificata ben 20 anni fa, nel 1988. Da luglio si attende ancora che i giudici depositino le motivazioni di quella sentenza shock su Bolzaneto.«Il clima è cambiato e non solo a Genova, ma in tutt'Italia - ragiona l'avvocato Stagliano - E' vero che la giustizia deve essere giusta e non esemplare, ma se oltre la metà degli imputati nel processo su Bolzaneto è stata assolta... Penso che non ci sia del buono da aspettarsi dai successivi gradi di giudizio, in questo e altri processi sui fatti del G8». Al di là del merito delle sentenze, l'unica nota positiva sta nel fatto che entro la fine dell'anno tutti i processi in corso arriveranno al primo grado di giudizio (tranne uno su quattro poliziotti imputati per un arresto ingiustificato in piazza Manin, altro punto nevralgico della protesta anti-G8). Oltre a quello di Bolzaneto, si è concluso (e male) il procedimento sull'omicidio di Carlo Giuliani in piazza Alimonda: archiviato, gli imputati Mario Placanica e Filippo Cavatatio agirono per llegittima difesa, dicono i magistrati. Mentre al processo sul massacro alla scuola Diaz (29 imputati, tra cui dirigenti e alti vertici della polizia come Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, all'epoca dei fatti rispettivamente direttore dello Sco e vice direttore dell'Ucigos) si attende che finiscano di parlare gli avvocati della difesa, la sentenza di primo grado dovrebbe essere emessa a novembre. Per il pestaggio di Mattana e i fatti di corso Barabino la prossima udienza è fissata per il 10 dicembre, parleranno gli avvocati dei poliziotti, la sentenza dovrebbe comunque arrivare entro la fine del 2008. Le varie tempistiche sono l'unica buona notizia. Perchè da Genova è passato del tempo e a gennaio 2009 scatta la prescrizione per molti dei reati contestati.

Castello Tesino (Trento): carabiniere in servizio per "salvaguardare" il suo Bed&Breakfast Vietato l'accesso a zingari, immigrati ed ecologisti .

Un pistolone formato ispettore Callaghan, il simbolo del divieto d'accesso bene in vista e la scritta: «Proprietà privata, non sono particolarmente gradite intrusioni da parte di: extracomunitari, nomadi, venditori ambulanti o porta a porta, testimoni di Geova, associazioni pseudo ambientaliste o animaliste».

E' il cartello apparso ieri l'altro sul cancello di un Bed & Breakfast di Castello Tesino, provincia di Trento. Un B&B, come ha poi scoperto un giornalista de L'Adige , di proprietà di R.F., un Carabiniere in servizio a Trento.
Insomma, un agente che dovrebbe garantire la pubblica sicurezza - anche quella degli immigrati, dei nomadi e degli ecologisti - "suggerisce" a quest'ultimi di stare alla larga dalla sua proprietà visto che, come ricorda e avverte il milite nello stesso cartello: «La persistenza dell'intrusione (dopo la comunicazione di abbandonare il fondo) e nel caso si estendesse ai caseggiati sarà considerata offesa ai sensi dell'articolo 52 del codice penale (legittima difesa) come modificato dal governo Berlusconi».
Tradotto: signori nomadi, immigrati vari, ecologisti e testimoni di Geova, sappiate che se vi becco nella mia proprietà sono autorizzato a spararvi. In effetti la modifica dell'articolo 52 del codice penale, fortemente voluta dalla Lega Nord, autorizza l'uso delle armi «se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: la propria o altrui incolumità; i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione. La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale». E in effetti, il nostro, oltre a essere un Carabiniere in servizio è titolare del B&B di Castello Tesino.
Raggiunto al telefono da Liberazione , R.F. si è rifiutato di rispondere, «non posso - ha specificato - la mia professione me lo impedisce». Così come non ha risposto il comando dei carabinieri di Trento che si è trincerato dietro un irremovibile «no comment».
Ma il giornalista dell'Adige è riuscito a scucire qualche parola all'autore del cartello: «Perché quell'avviso?», gli ha infatti chiesto. «È a norma di legge», ha risposto R.F. «Ne siamo certi ma pare una comunicazione piuttosto dura. Lì si nominano espressamente extracomunitari, nomadi, venditori ambulanti. Addirittura testimoni di Geova. Cosa c'entrano i testimoni di Geova?», incalza il giornalista. Risposta: «Si parla di intrusi che entrano senza permesso e in modo fraudolento. Sa, quando vengono a disturbarti alle 9 del mattino e più volte...». Già, quando uno disturba la mattina presto come minimo deve aspettarsi un revolverata.
Del resto, un'altra notizia che arriva da Napoli dice esattamente questo: la violenza, o la minaccia come nel caso del B&B trentino, contro immigrati e zingari "funziona". Da una ricognizione effettuata a Napoli nel mese di settembre emerge infatti che i nomadi presenti in Campania sono circa 2700. Circa la metà rispetto a quelli censiti nel 2007. Un caso? Nulla affatto. Effetto, piuttosto dei roghi contro i rom residenti a Ponticelli.
Nel presentare il rapporto sul censimento dei nomadi presenti in Italia, il ministro dell'Interno Maroni ha parlato di un'iniziativa per cui, proprio a Napoli, una cooperativa di rom si è impegnata nello smaltimento dei rifiuti tossico-nocivi, in parallelo con l'azione del commissario Bertolaso.

15 ottobre 2008

Chiaiano: Schedature illegali ai danni degli attivisti antidiscarica

E' evidente in queste ultime settimane l'escalation repressiva nei confronti delle mobilitazioni contro la devastazione ambientale. Anche a Chiaiano.
Nella serata di ieri un attivista, Francesco Barone, giovane operaio edile di Chiaiano e partecipante del presidio, viene convocato in questura con un avviso per "motivi di giustizia". Francesco si reca in questura ritenendo debbano notificargli eventualmente qualcosa. Ma una volta arrivato lo portano al quinto piano e cominciano prima a interrogarlo, poi a minacciarlo. Gli fanno vedere fotografie del 23 maggio, dove francesco, come tanti altri, è seduto in terra con le mani alzate e subisce la carica della polizia. Fotografie comparse su molti giornali dove evidentemente i dimostranti sono vittime.
Contremporaneamente cominciano a minacciarlo apertamente affermando di essere "pronti ad usare altri metodi per farti cantare". A questo punto viene condotto nella sala per le fotosegnalazioni e gli vengono fatte le fotografie segnaletiche e prese le impronte digitali, in maniera assolutamente immotivata e illegale! Tanto che a Francesco non viene consegnato nessun verbale. Non solo la schedatura è illegale, ma tutto il comportamento è da "stato di polizia": se Francesco è stato interrogato come indagato aveva diritto a un avvocato, se è stato interrogato come testimone allora evidentemente non doveva subire quello che gli hanno fatto fino alla schedatura!
Una evidentissima e grave intimidazione che fa seguito alle denunce contro i cittadini che avevano bloccato per qualche ora i camion dell'esercito, ma anche ad altri episodi del tutto analoghi a quello di Francesco, che stanno venendo fuori in queste ore.
Un escalation probabilmente preparata dall'uso criminalizzante dell'inchiesta di Pianura.
Raccogliendo le testimonianze di chi ha subito questi episodi, stiamo preparando su questo un dossier sulla violazione dei diritti democratici da presentare alla corte europea di giustizia.
Invitiamo tutti i sinceri democratici a prendere la parola per impedire che questa operazione di repressione del dissenso, motivata dall'enorme business che sorregge "questo" piano rifiuti, vada ancora avanti!

Noi, per conto nostro, non ci faremo certo intimidire, perchè è in gioco la nostra terra, la nostra salute e il nostro futuro!


Comitati contro la discarica di Chiaiano e Marano

Testimonianze: Ormai il dissenso è un crimine, anche a Palermo

Caro "Osservatorio", il 26 settembre 2008 è stato recapitato al compagno Pietro Milazzo, sindacalista Cgil attivo su numerose vertenze sociali, un avviso orale dal questore di Palermo, ai sensi della legge del 1956 che regola le misure di prevenzione, con il quale viene bollato per la sua attività politica come un soggetto pericoloso, per cui si necessita una sorveglianza speciale per la pubblica sicurezza. Immediatamente si è attivato un appello che in poche ore ha visto l'adesione di centinaia di persone che hanno a cuore la democrazia in tutte le sue forme, inclusa la libertà di opinione e di manifestare legalmente e pacificamente il proprio dissenso a chi governa. Questa vicenda ci segnala che esiste una volontà atta a trasformare ogni questione sociale in mera questione di ordine pubblico, criminalizzando ogni forma di dissenso, in nome della "sicurezza". Il clima repressivo presente a Palermo, e su tutto il territorio nazionale (avviso orale pervenuto a Pietro Milazzo, ordinanza antibivacco del sindaco di Palermo, denunce e condanne ad attivisti del movimento per la casa, ordinanza di sgombero di centri sociali) ci obbliga a prendere atto della deriva autoritaria e fascista delle istituzioni. Per arrestarla è necessario reinventare un'altra opposizione. Nella mattinata di sabato 11 ottobre il Comitato di Lotta per la Casa 12 luglio, con il concreto sostegno dei compagni dello ZLab, dello "Sparo", del Collettivo 20 luglio, dell'Ask 191 e la Rete di Sostegno Palermo (r)esiste hanno occupato con 15 famiglie sfrattate una struttura scolastica abbandonata nel centro di Palermo. Questa è una prima risposta concreta del movimento alle politiche di chiusura dell'amministrazione comunale ai problemi dei senza tetto di Palermo che nelle ultime settimane si erano riunite in assemblea permanente prima al Palazzo di Città e successivamente alla Cattedrale. Palermo resiste, nonostante i pesanti attacchi di polizia e magistratura e il tentativo di isolamento del movimento. Mercoledì 15 ottobre (oggi, ndr) alle 16,30 assemblea cittadina nell'aula consiliare del comune di Palermo su "Criminalizzazione del dissenso".

Enrico Galici

La morte di Federico Aldrovandi secondo i periti della difesa

Il 10 ottobre il tribunale di Ferrara ha ascoltato gli esperti nominati dal collegio difensivo dei quattro poliziotti imputati di omicidio colposo per la morte di Federico Aldrovandi. I consulenti della difesa sono arrivati a conclusioni opposte rispetto a quelle pronunciate dai periti di parte civile. La "fame d'aria" che ha portato alla morte il giovane Aldro sarebbe da addebitare al mix di ketamina e morfina, mentre la colluttazione coi poliziotti e la posizione cui è stata costretta la vittima (prona e schiacciata a terra) sarebbero irrilevanti come cause o concause del decesso. La mattina del 25 settembre 2005 il ragazzo sarebbe morto in ogni caso, in via Ippodromo o dopo essere giunto a casa, indipendentemente dall'incontro con i quattro agenti sotto processo. In sostanza le perizie non confutano la violenza del controllo di polizia cui è stato sottoposto Federico (un vero pestaggio, stando alla testimonianza della testimone Anne Marie Tsegueu, già a suo tempo resa davanti al Gip), ma ne valutano l'ininfluenza ai fini del decesso. Gli imputati hanno il diritto di mentire. Se anche così non stabilissero i principi del diritto (nemo tenetur se detegere, ossia a nessuno può essere chiesto di autoincriminarsi o comunque di confermare una propria responsabilità penale) basterebbe il buon senso a capirlo. Un imputato può decidere se deporre o meno, e in caso positivo la sua deposizione non è preceduta dal giuramento. Una simile possibilità ovviamente non è concessa, né dal buon senso né dalla legge, ai testimoni o a chi è chiamato ad altro titolo a collaborare al processo. Questo forse rende particolarmente crudele la ricostruzione fatta al tribunale di Ferrara lo scorso 10 ottobre. Chi scrive non ha competenze tecniche o scientifiche per confutare specialisti sicuramente qualificati come quelli nominati dal collegio difensivo. Le loro teorie saranno sicuramente suffragate da elementi "di scienza", da riscontri presenti in letteratura. E per smontarle non basta sottolineare quanto quelle teorie siano distanti, diametralmente opposte, a quelle di altri consulenti ascoltati sul caso. Sicuramente il proliferare di informazioni sui fatti di sangue che colpiscono l'opinione pubblica ha reso più importante il ruolo che rivestono i periti, nella soluzione dei casi giudiziari. Sembra quasi che oggigiorno la scrittura della Giustizia sia ormai affidata alla fredda scienza. Ma laddove non arriva la competenza può però arrivare il ragionamento. A tale scopo si ricorda che le deposizioni a suo tempo rese in aula dagli imputati hanno descritto Federico come una forza scatenata della natura, capace di spezzare i manganelli con un calcio, un ciclone che ha travolto i quattro agenti minacciandone l'incolumità, fino ad essere "contenuto". Una ricostruzione che, abbinata a quella dei consulenti della difesa, porterebbe ad un'ipotesi quasi fumettistica: un ragazzo di 18 anni, dopo aver assunto una specie di siero della forza, si sarebbe trasformato in una sorta di "incredibile Hulk", per poi morire per le conseguenze negative della stessa pozione. Difficile a questo punto immaginare lo sdegno e la rabbia che devono aver provato i genitori di Federico Aldrovandi nell'ascoltare la ricostruzione fatta da chi ha sostenuto l'ineluttabilità della morte del loro figlio, quella mattina. La prossima udienza è fissata per l'11 novembre. In calendario, gli ultimi consulenti nominati dal collegio difensivo. Poi, il 24 novembre, saranno i periti del tribunale a dirimere i contrasti fra le perizie di parte.
Francesco "baro" Barilli

Razzismo, ridipinte di bianco le sagome di bimbi neri

E' accaduto a Brinzio, nel Varesotto, dove ignoti hanno ripassato con spray bianco faccia, mani e piedi di alcune sagome installate dalla scuola elementare del paese nelle strade

Sagome di legno raffiguranti bambini di colore "sbiancate". E' accaduto a Brinzio, nel Varesotto, dove ignoti hanno ripassato con spray bianco faccia, mani e piedi di alcune sagome installate dalla scuola elementare del paese nelle strade. I bambini avevano realizzato le sagome di cartone nell' ambito del progetto di sicurezza stradale (stanno a indicare la presenza di una scuola agli automobilisti e a far rallentare il traffico).Indignazione per il vandalismo di stampo razzista è stata espressa dal sindaco e dalle maestre della scuola, che hanno parlato di "grande amarezza" e scritto insieme con i bambini una lettera aperta: "Cari imbrattatori delle sagome - si legge - siamo indignati per quello che avete fatto. Ci piacerebbe che sapeste prendere diluente e vernice per farci ritrovare una mattina le nostre sagome come erano". E "cari imbrattatori,ha più valore il ragionamento dei bambini che qualsiasi altro commento da parte dell'amministrazione. Se non siete codardi o peggio conigli, vi consigliamo di fare ciò che i bambini vi chiedono, cioè ripulire le sagome imbrattate", si legge in una nota dell'amministrazione comunale di Brinzio, firmata dal sindaco Bruno Vanini. Sul fatto indagano i carabinieri.


14 ottobre 2008

Pisa: Mobilitazioni e appelli contro il razzismo

Da qualche settimana si è formata a Pisa un'assemblea antirazzista che si riunisce ogni lunedi , alle 20.30, presso lo Spazio Antagonista Newroz . L'assemblea in questione, che vede la partecipazione di moltissime persone , tra cui molti ragazzi senegalesi, è nata dall'esigenza di contrastare il clima intollerante e razzista che si è diffuso anche nella nostra città. Simbolo di questo clima è l'ormai famosa ordinanza "anti-borsone" , provvedimento razzista e miope, che tenta di risolvere un problema sociale trattandolo come se fosse un semplice problema di ordine pubblico. Per contrastare questa situazione sono stati organizzati diversi momenti , come il presidio al Duomo del 27 settembre, o quello in Banchi, conclusosi con la pacifica invasione del consiglio comunale, del 2 ottobre. L'ultima iniziativa organizzata dall'assemblea antirazzista è stata la festa-presidio che si è svolta sotto le logge di Banchi, sfociata in un vasto e coloratissimo corteo spontaneo. Tutte queste iniziative, che hanno visto la partecipazione di moltissime persone, hanno mostrato chiaramente l'esistenza e la forza di una Pisa solidale, che fa dell'antirazzismo un valore reale. La parola d'ordine di tutte le iniziative è stata il ritiro dell'ordinanza "anti-borsone" . Ad oggi tuttavia il Sindaco e le autorità cittadine non sembrano assolutamente intenzionate a prendere in considerazione questa richiesta.
Per questo crediamo che sia giunto il momento di organizzare una manifestazione cittadina tanto grande e forte che non potrà essere ignorata.
INVITIAMO PERTANTO TUTTI I MIGRANTI, LE ASSOCIAZIONI, I SOGGETTI POLITICI, I SEMPLICI CITTADINI, AD UN'ASSEMBLEA CHE SI TERRÀ SOTTO LE LOGGE DI BANCHI MERCOLEDI SERA ALLE 21.00, IL CUI SCOPO PRINCIPALE SARÀ LA REDIGERE UNA PIATTAFORMA AMPIA E CONDIVISA.

ASSEMBLEA ANTIRAZZISTA

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Il Circolo "Tognetti" del Partito della Rifondazione Comunista, in merito ai fatti dello scorso venerdì 3 ottobre, esprime la sua ferma condanna e preoccupazione per la reazione spropositata che ha portato le forze dell'ordine alla carica di un assembramento spontaneo che contestava un raduno razzista in P.zza S.Caterina. Il clima di razzismo strisciante di questi tempi si è ormai impadronito pure delle politiche istituzionali locali, un esempio è proprio l'ordinanza anti vu cumprà, dietro la quale si cela la deriva di una politica oramai centrata sui luoghi comuni agitati per anni dalla destra. Quando si arriva ad assecondare i peggiori istinti razzisti, superando così la misura, non si fa che incentivare e portare acqua alla destra e allo scivolamento autoritario che pervade ogni ambito della società, con una politica in tutto subalterna. E come disse a suo tempo qualcuno tra la copia e l'originale... Nell'esprimere la nostra solidarietà ai cittadini e lavoratori extracomunitari ed alla mobilitazione di questi giorni di un variegato schieramento di realtà dell'associazionismo, del precariato e di movimento, vogliamo riaffermare come battersi per i diritti dei cittadini stranieri non è solo parte di una fondamentale battaglia democratica e contro la deriva autoritaria, in difesa cioè dei diritti di tutti; rientra a pieno titolo in una irrinunciabile battaglia di classe. Oggi, ogni diritto in meno per i cittadini e i lavoratori stranieri è un diritto in meno per i cittadini e i lavoratori italiani. In merito ai fatti di venerdì 3 a Pisa vogliamo sottolineare il peso dell'assenza di un'opposizione determinata e forte, la necessità di ricostruire una politica che sappia farsi carico ed intervenire nei conflitti che si determinano nella società e sviluppare per questi una prospettiva di lungo respiro. E' anche il progetto della Rifondazione Comunista, secondo le indicazioni del congresso nazionale confermate domenica scorsa nel congresso regionale del Partito, come nelle realtà provinciali. Confermiamo questo nostro impegno, e ci rivolgiamo a tutti i comunisti, ai sinceri democratici, alle realtà di movimento, per ricostruire una forte opposizione sociale e politica, sfruttando ogni occasione unitaria di mobilitazione.
P.R.C. Circolo "Tognetti" Pisa.



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In merito ai fatti di Piazza Santa Caterina del 6 ottobre non possiamo non prendere posizione.L'Italia intera sta vivendo un periodo buio della sua storia in cui autoritarismo razzismo e violenza sono sempre più diffusi. Ci aspetteremmo dalle istituzioni e dalle forte "parlamentari" un atteggiamento più responsabile, ed un uso dei mezzi stampa più ponderato.La destra invece sembra colta da un delirio di controllo totale di ogni Potere statale e ne ha data ampia dimostrazione il 6 ottobre e nei giorni a seguire.Durante lo svolgimento di una manifestazione di chiaro stampo razzista (basti leggere il titolo del volantino distribuito in piazza), la spontanea contestazione -dura ma pacifica- da parte dei soggetti più sensibili a questi temi si è tramutata in una violenza gratuita e in una caccia all'uomo da parte delle forze di Polizia presenti sul posto. Come è potuto accadere che il legittimo dissenso nei confronti di razzismo e discriminazione venga zittito attraverso l'uso indiscriminato di manganelli e reparti anti sommossa?E come si può pensare che chi non era presente creda alla versione della stampa locale, a metà tra il grottesco e il melodrammatico?Come sinceri democratici, esprimiamo tutta la nostra preoccupazione davanti al crescente clima di intolleranza che si respira dietro la questione "immigrazione", la quale si aggrava davanti alla svolta autoritaria e violenta presa da chi dovrebbe gestire la piazza in maniera responsabile e civile. Respingiamo con forza le accuse di intolleranza mosse verso quei giovani che hanno tutto il diritto di dimostrare il loro dissenso nei confronti di iniziative inopportune e razziste. Invitiamo la cittadinanza a riflettere su chi sia l'intollerante tra chi lancia sloga contro il razzismo e chi pretende che venga bastonato chi dissente da un iniziativa molto ambigua. Tra chi lotta per l'integrazione dei soggetti più deboli e chi fa allontanare tutti coloro che hanno la pelle scura da una intera piazza della città. Noi Giovani Comunisti non abbiamo dubbi e a tutti i contestatori antirazzisti aggrediti fisicamente e a mezzo stampa va la nostra solidarietà.


Giovani/e Comunisti/e PISA

Colle di Val d'Elsa, ucciso dai carabinieri tentava di sfuggire al posto di blocco

Un uomo è rimasto ucciso all'alba a un posto di blocco dei carabinieri a Colle di Val d'Elsa, in provincia di Siena. I militari avevano intercettato due auto che si erano date alla fuga, una terza vettura, una Lancia Y, si è schiantata contro la vettura dei carabinieri. I due occupanti hanno cercato di fuggire nei campi mentre i carabinieri, che avevano udito uno scoppio, hanno esploso alcuni colpi di pistola. Uno ha raggiunto e ucciso un uomo, mentre l'altro è riuscito a far perdere le proprie tracce. L'uomo ucciso è senza documenti, ma potrebbe essere un albanese, segnalato in precedenza in varie parti d'Italia dodici volte. Aveva fornito ben nove identità diverse.I carabinieri della compagnia di Poggibonsi e della stazione di Colle di Val d'Elsa avevano predisposto la notte scorsa un'operazione di controllo del territorio dopo una serie di furti in alcune abitazioni della zona. I militari prima di intercettare la vettura, avevano cercato di bloccare altre due auto (un'Astra e un fuoristrada), anche queste risultate rubate dopo alcuni furti nelle abitazioni della zona, ma i loro occupanti erano riusciti a far perdere le tracce. Secondo gli investigatori la pattuglia dei carabinieri potrebbe essere incappata in una banda pronta a compiere altri furti.

fonte: La Repubblica

Pavia: intimidazioni poliziesche e denunce fasciste

La deriva autoritaria che imperversa nel nostro paese è un dato tangibile che possiamo verificare quotidianamente: denunci i disservizi di Trenitalia? Sei licenziato! Sei un bambino di etnia rom?Ti prendiamo le impronte digitali! Sei comunista? Ti schediamo! No, quest’ultimo non è uno scherzo e nemmeno una rievocazione propagandistica delle pratiche coercitive del ventennio fascista: Alessandro Savoldi, militante dei giovani comunisti e membro del collegio di garanzia provinciale del PRC pavese è stato schedato sabato 4 ottobre presso i locali della questura. Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo tutti i momenti di questa allarmante vicenda. Giovedì 2 ottobre. Alessandro riceve una telefonata dall’ispettore Manzi della Digos di Pavia che lo avverte che il sabato seguente alle ore 10.00 si deve recare in questura per essere ascoltato su questioni di giustizia. Arriva il fatidico giorno e Alessandro viene ricevuto dall’ispettore Michele Boccardo, quest’ultimo gli comunica che il tribunale di Roma ha dato mandato alla Digos di Pavia di aprire un’indagine in merito ad una denuncia per diffamazione inoltrata dal segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore, per un articolo scritto da Savoldi e pubblicato sul sito www.giovanicomunistipavia.org. Una volta accertata la paternità dell’articolo Alessandro diventa ufficialmente indagato, si compilano i verbali e quando l’incontro sembra volgere al termine l’ispettore gli comunica che bisogna procedere all’identificazione. La richiesta sembra subito ambigua, infatti, l’identificazione era già avvenuta attraverso la consegna della patente di guida (come risulta dagli stessi verbali) e dalla dichiarazione di residenza e domicilio. Nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo ed il compagno si trova sbattuto all’anti-crimine nell’ufficio della scientifica. I poliziotti procedono all’insolita “identificazione” che si trasforma in una vera e propria schedatura politica, prima gli vengono fatte le foto segnaletiche e poi gli vengono prese le impronte digitali come se avessero a che fare con un criminale. Alessandro chiede spiegazioni, i poliziotti bofonchiano e dicono che si tratta di una normale procedura. Questa spiegazione non regge: altri compagni di Pavia sono stati denunciati da Roberto Fiore per diffamazione (tra cui il segretario provinciale del PRC Giuseppe Abbà e quello cittadino Pablo Genova) e a nessuno e stato riservato un simile trattamento. Ci preme segnalare che Alessandro è incensurato e che la sua fedina penale è più bianca del latte..il suo reato? Quello di essere un militante comunista, di aver sempre difeso gli oppressi e gli sfruttati, di essersi schierato dalla parte dei rom della SNIA quando ondata razzista e xenofoba si era abbattuta sulla provincia pavese lo scorso anno, di essere da anni in prima linea nel movimento studentesco pavese. Quello della questura è stata un atto indegno, sproporzionato e intimidatorio che non può passare sotto silenzio, la gravità di questo gesto conferma la deriva autoritaria e repressiva dei tempi che corrono (all’indietro!) Ancora una volta è il momento di riflettere, capire e agire perché quello che è successo a Pavia non capiti mai più.


Marina Petrella resta in Francia

Il presidente della repubblica francese Nicolas Sarkozy ha chiesto al suo primo ministro François Fillon di ritirare il decreto di estradizione firmato il 3 giugno 2008 nei confronti di Marina Petrella, l'ex brigatista riparata in Francia nel 1993. È quanto comunicato nella giornata di domenica da una nota dell'Eliseo, dopo che il Journal du dimanche aveva anticipato la notizia.L'annullamento del decreto chiesto dal capo dello Stato francese è stato possibile grazie all'applicazione della «clausola umanitaria», iscritta in calce alla convenzione europea sulle estradizioni del 1957, firmata proprio a Parigi. La notizia era nell'aria da tempo. Infatti, nonostante la scarcerazione per motivi di salute avvenuta lo scorso mese di agosto e il ricovero presso l'ospedale psichiatrico saint-Anne di Parigi, le condizioni della Petrella non erano affatto migliorate. Arrestata nei locali del commissariato di Argenteuil nell'agosto 2007, dove era stata convocata per delle questioni amministrative, le sue condizioni d salute erano progressivamente precipitate.In una intervista rilasciata al quotidiano Le Figaro del 30 settembre, il suo avvocato Irène Terrel spiegava che solo da poco la sua cliente aveva accettato di alimentarsi con una sonda, cessando così di perdere peso. Tuttavia il suo quadro clinico perdurava molto grave, come spiegavano i medici. Lo stesso Sarkozy ha avuto modo di precisare che prima di prendere la decisione finale ha parlato col medico curante della Petrella, il professor Rouillon. Il primario del servizio medico che ha accolto l'esule italiana ha ribadito che la profonda depressione di cui è sofferente è tale da mettere in pericolo la sua sopravvivenza.Nell'intervista, l'avvocato Terrel lasciava intendere di aver riscontrato «una volontà politica di avanzare nella soluzione del caso». L'esito positivo della vicenda è stato preannunciato mercoledì scorso all'interessata dalla consorte di Sarkozy, Carla Bruni, insieme alla sorella, Valeria Bruni Tedeschi, entrambe personalmente impegnate nella soluzione del caso, ma solo sabato 11 la notifica ufficiale è pervenuta direttamente in ospedale.Nonostante le autorità di Parigi abbiano più volte ribadito che la scelta di rinunciare all'estradizione sia stata dettata «unicamente dalle condizioni di salute» della Petrella e che si tratti dunque di una scelta singolare, è innegabile la portata politica che la decisione riveste. Al di là del gossip che circonda alcuni aspetti della vicenda e delle ragioni umanitarie che si attagliano al caso specifico, la rinuncia all'estradizione rappresenta una svolta significativa che ripristina la situazione antecedente al 2002. Dopo due anni di presidenza Sarkozy ha stabilizzato il suo potere. L'opposizione è ben lontana dall'insidiarlo, nel frattempo ha interamente riformato il comparto della sicurezza. Eliminati i renseignements généraux , che l'avevano danneggiato, a capo della polizia, dei servizi interni ed esterni, ha piazzato uomini fidati. Difficile che si riapra il dossier dei rifugiati italiani senza il suo accordo. In passato invece non aveva esitato ad utilizzarli per farsi strada. È stato Il primo ad infrangere con successo la dottrina Mitterrand. Al di là delle polemiche ciò che in Italia non si riesce a comprendere è il fatto che in Francia l'asilo è un valore costituzionale iscritto nella tradizione giuridica, dalla costituzione del 1789 a quella della quinta repubblica. Che in Sarkozy si fosse fatta strada una consapevolezza diversa del problema, più politica e meno strumentale, lo si era capito già dai passaggi della lettera a Berlusconi in cui chiedeva a questi di farsi latore della domanda di grazia per la Petrella. La distanza pluridecennale dai fatti contestati, 27 anni, venivano letti come un tempo sufficiente lungo per storicizzare un'epoca di conflitto, quale che fosse il giudizio portato su di essa.Resta da capire quanto il clima sia cambiato in Italia. Non ci sono state fino ad oggi reazioni ufficiali del governo. «Gli italiani sono stati sempre tenuti al corrente, non credo ci sia mai incomprensione quando c'è una ragione umanitaria», ha spiegato lo stesso Sarkozy. Reazioni sono venute da alcune associazioni delle vittime e sindacati di polizia vicini alla destra. Tra le fila della politica reazioni sparpagliate un po' su tutti i fronti per censurare la decisione, in buona compagnia con quanto dichiarato in Francia dalla vicepresidente del Fronte Nazionale, Marine Le Pen, che ha ironizzato sulla decisione. A ognuno gli amici che merita.

13 ottobre 2008

Varese: Ragazza marocchina picchiata ed insultata sul pullman

L'avrebbero picchiata a sangue e umiliata con pesanti frasi razziste come "brutta marocchina di m...". L'episodio, del quale si è avuta notizia solo ieri sera, sarebbe avvenuto nel primo pomeriggio di venerdì, attorno alle 14.30, nella zona del mercato, in centro Varese. Vittima dell'aggressione ad opera di alcune coetanee una ragazzina di 15 anni, residente nell'Hinterland varesino, trovata sanguinante da un volontario dei City Angels che ha subito chiamato il 118. Sulla scorta della descrizione fornita dall'adolescente, i carabinieri hanno già denunciato a piede libero una delle ragazzine che avrebbero dato vita al pestaggio. Si tratta di una compagna di scuola. Anna, questo il nome di battesimo dell'extracomunitaria, ha riportato la frattura del setto nasale. Pare che alla base dell'episodio di violenza vi siano degli alterchi maturati il giorno precedente all'uscita dalla Scuola professionale di via Montegeneroso, a Varese, dove la vittima frequenta un corso per parrucchiera. Subito dopo essere salita sul bus, sarebbe stata insultata da un ragazzo che reclamava il diritto a quel posto. Poi si sarebbe intromessa un'amica del giovane e le due ragazze si sarebbero insultate, strattonate, graffiate. Al momento di scendere Anna si sarebbe sentita promettere ulteriori rappresaglie. Venerdì pomeriggio, stando al suo racconto, mentre si trovava nel piazzale dove si svolge il mercato cittadino, sarebbe stata avvicinata da una trentina di persone che l'avevano seguita sin dall'uscita da scuola. Quindi il violento pestaggio che sarebbe avvenuto in mezzo all'indifferenza generale dei passanti.

12 ottobre 2008

Testmonianze: Razzismo a Pisa, la rossa....

Pisa – Una città tranquilla, con un retroterra storico e culturale di città "di sinistra", ma come accade da un po' in altre città, toscane e non solo, la politica degli sceriffi e del securitarismo non manca di dare i suoi frutti. Da tempo in città si avverte un clima pesante verso i cittadini extracomunitari, con un particolare accanimento verso i venditori ambulanti in gran parte della comunità senegalese. Una recente ordinanza del sindaco Filippeschi (PD) proibisce di avvicinarsi nei pressi dei luoghi di interesse storico o monumentale muniti di borse o borsoni, con ciò pensando di intimorire o colpire i cosidetti vu comprà. In risposta a questa iniziativa del Comune si sono attivate associazioni, comunità senegalese, realtà del precariato e dell'antagonismo, la scorsa settimana un presidio di trecento persone sotto al Comune. Presidì con borse al seguito e richieste inascoltate di incontrare il sindaco non sono servite a far rientrare le decisioni prese. Intanto la destra ha ben pensato di soffiare sul fuoco. Lo scorso Venerdì, fin dal primo pomeriggio Polizia, vigili urbani e carabinieri hanno dato prova delle politiche sulla sicurezza cittadine. A giudicare dai fatti verrebe da dire che il razzismo e la xenofobia non sono più elemento caratterizzante di una sparuta minoranza di neo-fascisti. Andiamo ai fatti.
Come informa un comunicato dell'ass. d'informazione indipendente aut-aut Pisa, nel pomeriggio di venerdì la polizia interviene in piazza S.Caterina e manda via i migranti che riposano sulle panchine. Viene detto loro di andar via, senza una reale motivazione. Qualcuno scappa per paura, ma non vengono chiesti documenti. I poliziotti si avvicinano ai migranti e svegliandoli con calcetti, viene intimato loro di andar via. In piazza non si può sostare,riposare. Se la tua pelle è scura devi allontanarti, specialmente se sta per cominciare una dimostrazione razzista. Un gruppo di giovani si avvicina per capirne il perché: gli uomini in divisa iniziano a telefonare ai superiori e dopo un po' vanno via. I ragazzi, prosegue la nota di aut-aut, "accompagnano" i migranti su panchine più sicure. Intorno alla piazza, nel frattempo, vigili urbani e poliziotti di quartiere fermano tutti i migranti che sono in zona. Documenti ed allontanamento dal quartiere. Ripuliscono la piazza per permettere ad un gruppo di neofascisti (azione giovani, laboratorio 99 etc..) di inscenare una pseudo-manifestazione contro i "vu cumprà", poche decine di persone con trenta bandierine dell'Italia. Gli stessi, giorni prima, avevano tentato un'azione di arbitraria identificazione sotto il Duomo, aggirandosi fra le bancarelle e chiedendo i documenti ai migranti. Ma questa volta lo fanno in centro, a due passi da Borgo Largo.
Un gruppo di anitrazzisti, allora, decide di contestare il presidio xenofobo. Lancia slogan. La Questura si fa prendere dal panico e cominciano le botte. Mentre un auto di neofascisti si allontana sgommando, in piazza arriva correndo la celere. Al grido di "prendeteli" le guardie si lanciano verso i contestatori. Nei vicoli del centro si scatena la caccia all'antifascista. Schiaffi, manganellate e gente trascinata. E questo, a dire dei presenti, senza che ve ne fosse motivo ( il presidio dei destrorsi era infatti ormai concluso). Alla fine gli agenti fermano un giovane e lo portano in questura. Qui un centinaio di militanti antifascisti rimane in presidio aspettandone la liberazione. Dopo un paio d'ore viene rilasciato. Fine della giornata. Accade a Pisa, accade un po' ovunque ultimamente, in attesa che i tempi sonnacchiosi della politica "di sinistra" siano al passo con quelli di una realtà che non può attendere, e ogni giorno che passa è più pesante.


Adriano Ascoli -Pisa-

Testimonianze: La storia di una carta...di soggiorno

Fatma vive da quattro anni a Capranica, come quattro sono i figli, tra isei e i 18 anni. Lei ne ha più di trenta ed è una curda, della Turchia.E’ riuscita ad avere l’unica “casa popolare”, messa in palio negliultimi anni, grazie alla vincente prole, al reddito dimostrato, al fattoche uno di loro che compie lunedì 13 anni, è affetto da un raro virusper cui è stato operato infinite volte e altrettante ne dovrà affrontaree ha ottenuto il certificato d’invalidità. Ha anche un marito, Bawer,rifugiato politico che da sempre è mediatore culturale e operatoresanitario in strutture pubbliche di assistenza a Roma, dove sta sempre.Lei lavora come “donna delle pulizie”, è una freccia, alta, bellissima,carica di dignità e passione: oggi parla quasi bene l’italiano. Così miha raccontato proprio ieri la storia della sua carta di soggiorno. Hascoperto che poteva richiederla e pagare, solo una volta ancora, in viapermanente ma…alt: quanto è grande la sua casa? Può davvero ospitare 6persone? Bene: ha tre stanze da letto, due bagni, cucina e soggiorno,non basta, va misurata. Fatma è andata all’Ufficio tecnico del comune di Capranica già carica di documentazioni necessarie ma non basta, dovevaandare a Viterbo: misurare, misurare. L’ha fatta misurare, ha perso inquesti valzer, tre giornate di lavoro, correndo a riprendere i figli ascuola e pagare le richieste quotidiane di cancelleria, cartoleria,assicurazioni scolastiche , per l’istruzione gratuita e obbligatoria dielementari e medie inferiori e tra libri e varie sono stati 700 euro,solo a settembre. Attende inoltre dall’Ambasciata di Turchia,l’attestazione che è sposata. Oggi apprendo che dopo il permesso di soggiorno a punti, arriva la tassa sull´immigrato. Ogni straniero dovrà infatti versare 200 euro perchiedere il rilascio e il rinnovo del permesso o avviare la pratica dicittadinanza e che la tassa va ad aggiungersi ai 70 euro di costi fissigià sborsati dai lavoratori extracomunitari. Il nuovo balzello ècontenuto in due emendamenti leghisti al disegno di legge sullasicurezza e servirà a finanziare un “fondo per la prevenzione dei flussimigratori” istituito presso la Farnesina. Non ho parole, se non quelle che ho scritto.

Doriana Goracci

10 ottobre 2008

Bologna: La Procusa indaga sulla mappatura antifascista

La Procura di Bologna apre un fascicolo ipotizzando il reato di istigazione a delinquere in relazione alla pubblicazione sul blog dell'Assemblea Antifascista Permanente di una dettagliata mappa di sedi e ritrovi neofascisti in città. Ciò a soli due giorni di distanza dalle dichiarazioni del leader locale di CasaPound Italia Alessandro Vignali, che avevano attirato l'interesse dei media locali sul monitoraggio dell'AAP («Serve a promuovere azioni contro persone e luoghi»), e a cui la redazione del blog aveva risposto negando qualsiasi istigazione alla violenza e riaffermando la necessità, a fini di tutela collettiva, della massima attenzione sulle attività dell'estrema destra.

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