
14 agosto 2007
Carceri, sette morti dall'inizio di agosto

13 agosto 2007
Verona: Il Sindaco Tosi vuol mandare i rom sotto i ponti

12 agosto 2007
Livorno, brucia la baracca Morti quattro bimbi rom

Treviso: Sfida gay a Gentilini

Il kiss-in c'è stato. La pacificazione no. Oltre cinquecento persone hanno affollato ieri mattina il municipio di Treviso, rispondendo all'appello di Arcigay Veneto alla mobilitazione dopo le parole del prosindaco leghista Giancarlo Gentilini che farneticava di «pulizia etnica» contro gli omosessuali. Cinquecento persone, uomini, donne, tanti giovani, gay e lesbiche, eterosessuali, di Treviso e del Veneto. Qualcuno anche da fuori regione. Lo sceriffo leghista non s'è fatto vedere. E anzi ha fatto sprangare le finestre del suo ufficio in comune. Le scuse richieste dalla comunità gay e non non ci sono state. Del resto, difficile pensare che un personaggio come Gentilini potesse davvero tornare sui suoi passi. I manifestanti portavano al petto un triangolo rosa, il simbolo dei detenuti omosessuali deportati dai nazisti. L'onorevole Franco Grillini ha voluto sottolineare che «Gentilini fa abusivamente il sindaco e Gobbo dovrebbe vergognarsi di fare da prestanome alle sue esternazioni. L'unica cosa illegale - ha aggiunto Grillini - è proprio lui, Gentilini». Colorata, rumorosa, la manifestazione ha attirato anche molti trevigiani che pur rimanendo ai margini hanno comunque voluto portare la loro solidarietà. Dopo l'ennesimo sproloquio di Gentilini a Treviso, dicono in molti, qualcosa si è mosso. Le esternazioni razziste e omofobe del prosindaco non sono poi così condivise dai suoi concittadini. E ieri sono stati in tanti a volerlo far sapere ai manifestanti. Assieme all'Arcigay c'erano anche i giovani del laboratorio sociale Ubik Lab di Ponzano Veneto (in provincia di Treviso). Nel suo intervento alla manifestazione un portavoce di Ubik Lab ha sottolineato che «queste dichiarazioni alimentano e incoraggiano atteggiamenti di intolleranza e violenza di tutti quei personaggi che nel nostro territorio sono riconducibili a formazioni neonaziste e tanto care al pro sindaco di Treviso. Proprio per opporci a questa mentalità xenofoba e nazista siamo anche noi al fianco di tutti quei cittadini democratici che non sono disposti a subire in silenzio il ritorno di ideologie appartenute al periodo più buio della nostra storia». Quindi ha concluso dicendo che «crediamo che le diversità siano una valore per la società, certo è molto più complicato cercare un dialogo e una convivenza con altri diversi da noi ma siamo convinti che il confronto e la contaminazione rappresentino un valore». Prima che il kiss-in iniziasse le forze dell'ordine hanno fatto sapere di aver fermato tre giovani appartenenti a formazioni di estrema destra. La gente è comunque arrivata davanti al Municipio a gruppetti, chi a mano, chi sventolando la bandiera della pace. Un lungo striscione rosa senza scritte ha impacchettato simbolicamente la facciata del municipio e quindi i presenti si sono scambiati lunghi baci. Qualche sbirciatina verso le finestre del comune che sono rimaste chiuse. «Voglio dire grazie a tutta l'altra Treviso», ha detto Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell'Arcigay, che ha invitato i partiti a fare «pulizia etnica» al loro interno, parafrasando quanto detto dal vicesindaco di Treviso a proposito degli omosessuali. «Questa manifestazione - ha aggiunto - non sarà l'ultima. Sarà la prima di una lunga serie che porterà allo svolgersi, proprio a Treviso, di una grande manifestazione nazionale contro l'omofobia». Per gli esponenti di Arcigay infatti «Treviso e l'Italia sono stufe di avere amministratori pubblici come Calderoli, Di Piazza, Prosperini, Tremaglia o Giancarlo Gentilini, tutti omofobi della peggior specie». Quanto alla manifestazione di ieri Mancuso ha voluto sottolineare che la «miglior risposta alle parole del prosindaco è la decisione di un gruppo di ragazzi di istituire un comitato di Arcigay anche qui nella città dello sceriffo». Dove i gay non hanno avuto mai vita facile, come hanno raccontato alcuni giovani omosessuali locali, «difficile - hanno detto - vivere apertamente la nostra sessualità in questo Veneto, ancora molto bigotto e cattolico».Da segnalare la presenza di Franco Miracco, portavoce del presidente della regione Veneto Giancarlo Galan. «Da parte del presidente Galan - ha detto Miracco ai cronisti - c'è il massimo di solidarietà nei confronti di quanti manifestano qui». Poi ha aggiunto che questa è «la solidarietà che Galan ha sempre espresso sia quando si è polemizzato per le trasfusioni di sangue negate in altre città d'Italia ai gay, sia quando, poche settimane fa, disse che piuttosto di vedere rovinata la vita di un bambino nell'orrore di un orfanotrofio sarebbe stato preferibile lasciarlo adottare da una coppia gay». Tra le forze politiche presenti, Rosa nel Pugno, Prc e Pdci, oltre ai Verdi.
10 agosto 2007
ABBIATEGRASSO (MI): Attentato alla moschea

Il sindaco di Forza Italia, Albetti, sdrammatizza dicendo che è “probabilmente una bravata” o che possa trattarsi si un problema “all’interno della comunità islamica”.
Del clima di intolleranza che si sta diffondendo in tutto il nord Italia, complici anche le politiche xenofobe e omofobe di molti partiti del centro-destra, il sindaco invece non ne parla. L’attentato o è una bravata o è un fatto tutto ascrivibile dentro la comunità islamica, un problema loro.
9 agosto 2007
TREVISO: Il prosindaco di Treviso Gentilini dichiara guerra ai gay
L'ex sindaco sceriffo della Lega annuncia "un giro di vite" contro gli omosessuali: "Se ne andassero nei capoluoghi disposti ad accoglierli. Qui non li vogliamo"C'è bisogno di iniziare una "pulizia etnica contro i culattoni". Con queste parole durissime Giancarlo Gentilini, prosindaco leghista di Treviso, ha dichiarato guerra agli omosessuali. Colpevoli di aver trasformato il parcheggio di via dell'Ospedale in un luogo di incontro dove si consumano rapporti sessuali, suscitando le proteste degli abitanti della zona. "Darò subito disposizioni alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni - ha detto ai microfoni di Rete Veneta l'ex sindaco sceriffo della Lega, riportano oggi i quotidiani locali - Devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'è nessuna possibilità per culattoni e simili". Gentilini è famoso per essere stato più volte protagonista di polemiche infuocate, l'ultima delle quali dopo il pestaggio dell'onorevole Vladimir Luxuria da parte della polizia russa. A tenere banco soprattutto le sue dichiarazioni sugli extracomunitari, che aveva definito "perdigiorno", suggerendo che "i gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka". E adesso ha annunciato un "giro di vite" contro gli omosessuali e gli scambisti. "Useremo la videosorveglianza per stroncare il via vai di scambisti", denunciato dagli abitanti nel parcheggio "a luci rosse", dove è stata segnalata anche la presenza di prostitute. "Darò disposizione di rinforzare le telecamere. Ma a me interessa piuttosto fare i controlli mirati - ha detto ancora Gentilini -. Quando la mia polizia vigilerà per la zona ci sarà un fuggi fuggi generale".
Per il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo, le dichiarazioni del prosindaco "non sono preoccupanti. E' il suo modo di essere. Lui parla sinceramente, con un linguaggio concreto che tutti capiscono. In questo caso si parla di decoro pubblico e noi cerchiamo di spostare gay, prostitute, coppie omosessuali o eterosessuali, fa lo stesso, che si scambiano effusioni sotto gli occhi di tanta gente". Un problema, spiega Gobbo, di dimensione nazionale, "e infatti ci stiamo attivando perchè venga cambiata la legge Merlin. Bisogna riaprire le case chiuse e creare quartieri a 'luci rosse' come succede nel resto d'Europa: garantiscono protezione sanitaria e tasse pagate". Ma le associazioni omosessuali annunciano guerra. "Non possiamo - spiega Rossana Praitano, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli - restare in silenzio dopo affermazioni agghiaccianti come queste. Per questo quereleremo il prosindaco per apologia di Nazismo".
Rom a Pavia Quando una grave emergenza umanitaria, sanitaria e politica viene trasformata in un problema di polizia

8 agosto 2007
GENOVA: Corteo contro Forza Nuova, denunciati 11 antifascisti

7 agosto 2007
Cassazione: "Via Rasella fu atto di guerra"Il Giornale condannato per diffamazione'

Ad avviso dei supremi giudici, tutti questi fatti "non rispondenti al vero non possono essere considerati di carattere marginale". E anche se la Corte di Appello di Milano ha riconosciuto che si sarebbero potute esprimere "dure critiche sulla scelta dell'attentato, l'organizzazione, i suoi scopi", questo non basta per mettere in piedi un castello di inesattezze e falsità. Per questo è da ritenersi "lesiva dell'onorabilità politica e personale" di Bentivegna "la non rispondenza a verità di circostanze non marginali come l'ulteriore parificazione tra partigiani e nazisti con riferimento all'attentato di via Rasella e l'assimilazione tra Erich Priebke e Bentivegna". Un parallelo che Vittorio Feltri, allora direttore del quotidiano, aveva azzardato in un editoriale. Soddisfatto il commento di Bentivegna: "E' la quarta sentenza di un'alta corte italiana, militare penale o civile che ci dà ragione con le stesse motivazioni, ma il il mondo è pieno o di imbecilli o di faziosi ancora disposti a sostenere il contrario. C'è poco da fare..".
Strage alla stazione di Bologna: Lettera aperta a Paolo Bolognesi presidente dell'associazione familiari vittime della strage
Caro Paolo, ho letto il discorso che hai tenuto nell'anniversario della strage di Bologna. Lo condivido in gran parte, e lo rispetto anche laddove non lo condivido. Quel rispetto ti è dovuto per l'associazione che rappresenti, per l'impegno che metti nelle tue azioni, per l'assenza nelle tue parole di calcoli "in politichese": a te non interessa essere gradito o sgradito a questa o quella parte politica; segui con coerenza le tue convinzioni, non sembra importarti l'arte della diplomazia, se può in qualche modo indebolire le tue battaglie. Proprio per questo, spero tu possa apprezzare pure la mia di franchezza: credo che il tuo discorso "sugli amici dei terroristi che siedono in parlamento" sia stato semplicistico. Prima di entrare nel merito, vorrei fare alcune precisazioni. In primo luogo, non sono fra quelli che assegnano un diverso gradiente morale alle azioni terroristiche in base alla matrice di appartenenza; non sono fra chi guarda agli anni di piombo dividendo i colpevoli fra "terroristi" e "compagni che sbagliano". Certo, da uomo di sinistra credo che i percorsi - individuali e collettivi - che condussero molti compagni ad abbracciare la lotta armata vadano indagati e non liquidati come si trattasse di follia collettiva, ma capisco che questi approfondimenti possono sembrare sterile intellettualismo, per chi è rimasto vittima della violenza politica. In secondo luogo, non ho mai attribuito a semplice "vendettismo" l'atteggiamento di chi, colpito dal terrorismo, si sente oggi ferito dalle attenzioni che i media riservano verso i protagonisti di quegli anni, constatando che alle vittime si lascia il solo ruolo di "immaginette" buone per gli anniversari. Fatta salva questa premessa, non condivido il tuo discorso sugli ex terroristi per due questioni. La prima: penso sia un errore gettare nello stesso calderone chi ha scontato la propria pena e chi ne è sfuggito. Volutamente eviterò nomi: vorrei che questa mia analisi - condivisibile o meno che sia - non servisse a rialimentare polemiche su Tizio o Caio, ma fosse il più possibile generale. Il principio di civiltà, non solo giuridica, secondo cui chi ha scontato la propria pena si presenta riabilitato nella società non credo ti sfugga. Se posso capire il vostro fastidio nel vedere un ex brigatista (per fare un esempio) promuovere il proprio libro sugli anni '70, non posso ritenere illegittima l'operazione. Diverso è il discorso sulla non eleggibilità degli ex terroristi, ma pure in questo caso la questione dei "paletti etici" va affrontata in termini generali. Sotto questo profilo, pur non interessando aspetti penali, ritengo che l'esser stato affiliato alla P2 presenti considerazioni anche maggiori di inopportunità. E, siccome poco m'importa di essere bipartisan (anzi…), ti dirò che in questa Repubblica nata dalla Resistenza mi indigna ancora di più la presenza in parlamento di chi vanta legami ideologici col fascismo. La seconda questione: mi sembra, dal tuo discorso, che tu ritenga inopportuna la presenza di ex terroristi in ruoli istituzionali quanto in un centro sociale, a parlare magari di problematiche diverse da quelle relative agli anni ‘70. Esistono ex componenti di bande armate che, scontata la propria pena e dopo aver nei fatti preso le distanze dalle azioni di quegli anni, oggi si occupano di problematiche carcerarie, occupazionali, relative alle tossicodipendenze: il loro apporto su questi argomenti dovrei ritenerlo inficiato dal loro passato? Ma la domanda fondamentale è questa: un'eventuale imposizione del silenzio verso gli ex terroristi sarebbe forse diversa da quella che in molti, in modo più subdolo, hanno cercato di assegnare proprio alle vittime di quei fatti? L'ho già detto in passato e lo ripeto a te: in materia di terrorismo credo che il silenzio invocato per i carnefici possa trasformarsi in un boomerang per la legittima e sacrosanta sete di verità e giustizia delle vittime. Nei giorni scorsi ho dato un'occhiata ad alcuni quotidiani. Le tue dure parole verso "terroristi in parlamento e loro amici" hanno ottenuto molta attenzione. Lo so, non era certo la ricerca di visibilità a muovere il tuo discorso, ma ho trovato di che riflettere sulla circostanza: quando in passato denunciasti le influenze piduiste dell'allora maggioranza di centrodestra le tue parole trovarono una cassa di risonanza molto inferiore; idem dicasi delle tue reiterate affermazioni sulla matrice fascista della strage di Bologna, che in molti - spiace dirlo: non solo a destra - mettono in dubbio ancora oggi. Caro Paolo, credo purtroppo che quei politici che oggi appoggiano le istanze di rigidità verso gli ex protagonisti degli anni di piombo siano interessati più a stendere un velo di silenzio su quegli anni, piuttosto che a concedere a voi vittime una sorta di risarcimento morale sotto la forma di una condanna al silenzio verso gli ex terroristi. Quei politici sono più interessati a dimenticare. Ma dimenticare è la cosa più stupida si possa fare: spesso non è azione durevole e sincera, quasi mai è innocente, mai risulta utile, se non a fini che nulla hanno a vedere con la verità e la giustizia che ti stanno a cuore. Con affettuoso rispetto Francesco "baro" Barilli
http://www.reti-invisibili.net/
5 agosto 2007
ROMA: Storie di ordinaria ingiustizia

C.S.O.A. Macchia Rossa
Dopo la fuga dal Cpt di Bari, Amato decide espulsioni immediate

E si alleggerisce, nello stesso tempo, la pressione sui Cpt, dove questi soggetti venivano destinati al momento della scarcerazione per essere identificati (con un tempo massimo di 60 giorni, dopo essere stati in carcere spesso per anni).
Ed ecco come funzionerà il nuovo sistema. La Questura deve essere subito informata dalla direzione del carcere interessato dell’emissione del provvedimento di custodia cautelare o della definitiva sentenza di condanna ad una pena detentiva nei confronti di un migrante. Deve essere tempestivamente informata anche della data prevista per la scarcerazione. Ogni bimestre, ciascuno istituto dovrà comunicare l’elenco dei detenuti i cui termini di scarcerazione sono in scadenza entro il successivo semestre. Tempestiva comunicazione viene fatta anche nel caso in cui il magistrato di sorveglianza dispone l’anticipazione della scarcerazione. Il direttore del carcere provvede poi ad assicurare la scarcerazione in orario compatibile con quello di partenza del mezzo di trasporto con il quale avverrà il rimpatrio. Le forze di polizia devono eseguire il fotosegnalamento dattiloscopico (cioé il rilevamento delle impronte delle dieci dita ruotate e non piane; e la fotografia di fronte e di profilo a capo scoperto) subito dopo l’arresto e, comunque, prima che questi vengano condotti in udienza per la convalida. La Polizia penitenziaria, al momento in cui lo straniero viene condotto in carcere, accerterà che questa pratica sia stata eseguita o ne solleciterà l’adempimento. In caso negativo lo straniero sarà trasferito presso l’ufficio della forza di polizia per la procedura. Una copia del cartellino fotodattiloscopico sarà inviata alla polizia penitenziaria del carcere dove lo straniero è detenuto per essere allegata al suo fascicolo personale.
Copia del cartellino sarà inviata anche all’Ufficio Immigrazione. La Questura avvia l’identificazione immediatamente dopo il provvedimento di custodia cautelare o della definitiva sentenza di condanna, interessando le autorità diplomatiche dei Paesi di possibile provenienza degli immigrati. Da questo momento comincia un percorso che vede una stretta collaborazione tra le forze di polizia interessate. Il carcere, dove lo straniero è detenuto, è luogo privilegiato di osservazione per agevolare l’identificazione, e l’amministrazione può acquisire elementi utili che devono essere forniti alla Questura.
4 agosto 2007
Lampedusa: Vacanza xenofoba per Forza Nuova
salviamo Lampedusa». Va detto che loro stessi non si aspettano grandi numeri, prevedono infatti la presenza «di un numero di militanti compreso tra le 20 e le 30 unità». Alle elezioni amministrative la giunta di Lampedusa è rimasta in mano alla destra: il vicesindaco è Angela Maraventano della Lega (nella foto).2 agosto 2007
VERONA: Una via dedicata a un picchiatore fascista.

1 agosto 2007
Cpt di Bari, rimpatriati 40 egiziani

PERGOLA (PU): Aggressione fascista

BARI: Cosa succede al CPT ?

Ormai è noto a tutti che questi luoghi sono delle prigioni in tutti i sensi, con l’unica differenza che i reclusi non hanno commesso alcun reato, se non quello di scappare dai propri paesi per motivi di guerra o di miseria, alla ricerca di una vita migliore.
L’ episodio del CPT di Bari, una vera e propria “rivolta” di cittadini egiziani, conclusasi con otto ricoverati immigrati e diversi contusi tra le forze dell’ordine, non è notizia di tutti i giorni. Per questi motivi chiediamo che il Ministero degli Interni avvii immediatamente una ispezione per verificare come sono realmente avvenuti questi gravi episodi. Inoltre abbiamo verificato e ci stupisce che tra gli “ospiti” del CPT vi sia la presenza di un minore, anch’esso ricoverato. Ci chiediamo come mai fosse rinchiuso nel CPT, quando montagne di circolari ministeriali vietano il trattenimento di minori non accompagnati, da ultima la circolare 11 Luglio 2007. Per questo ragazzo chiediamo che da subito si attivino i servizi sociali del Comune di Bari ma sarà anche necessario verificare come è possibile abusare così disinvoltamente della legge, con relative responsabilità civili e penali qualora emergessero.
Il Governo di centro sinistra non può continuare a trattare la questione dell’immigrazione come questione che riguarda le sole forze dell’ordine. E’ giunto il momento di aprire un confronto serrato con le comunità migranti presenti nel paese e le associazioni antirazziste per arrivare alla cancellazione definitiva della legge Bossi- Fini e costruire una nuova legislazione sui temi dell’immigrazione che abbia al centro l’accoglienza, il rispetto dei diritti civili e sociali.
Spotello Migranti
31 luglio 2007
Fermiamo la violenza fascista. Basta incendi! Basta aggressioni!.

Alcuni giorni prima un compagno del coordinamento 16 settembre veniva aggredito nell’affollatissima via Landolina, teatro ormai consueto della violenza squadrista a Catania, da tre noti esponenti del movimento neofascista Forza Nuova. Questi sono solo gli ultimi episodi di un’ ottusa escalation di violenza scatenata dall’estrema destra nella nostra città.
È ora di dire basta!
Di dire basta alla violenza neofascista che da Roma a Catania colpisce impunita i militanti e le militanti di sinistra, il movimento GLBT e gli immigrati, e all’indifferenza di chi ritiene che organizzazioni come Forza Nuova possano avere legittima cittadinanza politica nel nostro Paese. È ora di condannare pubblicamente la complicità ideologica delle amministrazioni Scapagnini e Lombardo.
Non è forse vero che la giunta Scapagnini vede al suo interno ex picchiatori fascisti come l’assessore Fatuzzo di Alleanza Nazionale e che proprio la stessa giunta è il primo nemico degli spazi autogestiti come l’Auro, sotto perenne minaccia di sgombero richiesto più volte dal consigliere comunale Consoli del Movimento Per l’Autonomia ed inserito tra gli immobili da svendere alla società truffa Catania Risorse?
La provincia di Catania non ha forse patrocinato l’iniziativa pubblica: “dalla fiamma alla celtica” alla quale è intervenuto l’esimio Raffaele Lombardo?
Ma soprattutto è ora di svegliare la coscienza di una città che non è ancora stanca di vivere nell’ignoranza e nel degrado!
Mobilitiamoci allora! Per difendere luoghi come l’Auro che anche quest’anno ha offerto alla città iniziative culturali e di dibattito, laboratori d’arte, una palestra, cinema, musica e soprattutto uno spazio di libertà in una Catania sempre più schiava dei suoi antichi padroni.
Svegliamoci! Per difendere tutti insieme le nostre idee, i nostri diritti, i nostri spazi.
Non arrendiamoci alla violenza Fascista perché per noi il sogno di una Catania diversa non è ancora finito.
CSA AURO
COORDINAMENTO 16 SETTEMBRE
29 luglio 2007
LA SPEZIA: Oltraggiato monumento alla resistenza

Il capoluogo della provincia medaglia d'oro per la Resistenza Partigiana ha subito un duro attacco nei suoi valori antifascisti.
La notte tra il 26 ed il 27 luglio alcuni "ignoti" hanno lordato e deturpato il monumento alla Resistenza posto nei giardini pubblici della città con svastiche, croci celtiche e vari simboli nazisti.
28 luglio 2007
CATANIA: Aggredito da militanti di Forza Nuova il coordinatore dei Giovani Comunisti

27 luglio 2007
ROMA: Fermata coppia omosessuale. Si baciava davanti al Colosseo.
Sorpresi dai carabinieri due gay che si scambiavano effusioni nel centro di Roma. Ferma condanna dell'Arcigay: "Non siamo di serie B. Il 2 agosto organizzeremo un bacio collettivo" Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay Roma, grida allo scandalo: "E' un fatto gravissimo. Mostra che ancora oggi le coppie omosessuali sono considerate di serie B. Abbiamo segnalato la cosa al legale di Gay Help Line, che la scorsa settimana, per la prima volta in Italia, ha fatto ottenere la costituzione di parte civile al compagno di un gay ucciso. Non ci faremo intimidire da queste azioni e proseguiremo nei nostri progetti: le lesbiche ed i gay in Italia non devono più subire soprusi di questo tipo. Tra una settimana, quando le autorità renderanno pedonale quel tratto di strada dove si affacciano il maggior numero di bar gay della città, abbiamo deciso che ci baceremo in pubblico. Saremotanti, centinaia. Sarà la nostra risposta alla denuncia per atti osceni".
26 luglio 2007
MILANO: Sgomberato lo stabile occupato in via Volturno 33

24 luglio 2007
VERONA: Un naziskin per la Resistenza

Leader degli skinhead, tre mesi in carcere per istigazione all’odio razziale, dirigente di Fiamma Tricolore, membro del gruppo “Gesta bellica”, che ha tra i suoi inni canzoni come “Il capitano”, dedicata ad Erik Priebke, e “Vittima della democrazia”, in onore a Rudolph Hesse.
Se gli chiedete se è un fascista, vi risponde: “Fascista? Per me è un termine molto caro”.
Considerate le premesse, la domanda nasce spontanea.
Che ci fa costui come rappresentante del Comune di Verona all’Istituto per la Resistenza?
La ingegnosa nomina è stata fatta dalla maggioranza del consiglio comunale, chiaramente di destra.
Infatti l’altra persona nominata all’ente è stata Lucia Canetti, di Alleanza Nazionale.
Il neo eletto sindaco della Lega Flavio Tosi è contento, secondo lui i due consiglieri comunali porteranno “ un confronto positivo all’interno dell’Istituto” e approfondiranno "alcuni aspetti sui quali fino ad ora c’è stata minore sensibilità”.
Ma non c’è da stupirsi il sindaco ha una condanna , ancora non definitiva, per lo stesso reato di Miglioranzi. E come prima cosa ha cacciato gli “zingari” dalla città.
Simpatica maggioranza quella di Verona!
“Qui è peggio del periodo di Hitler, a Verona manca totalmente la memoria storica”.
Lo dice lo scultore Vittore Bocchetta, uno che di nazisti ne sa qualcosa, dal momento che è sopravvissuto ai campi di concentramento. Questo paese è indubbiamente un paese strano.
Speriamo che Oscar Luigi Scalfaro, che è presidente degli enti di ricerca sulla Resistenza, chieda immediatamente l’annullamento della nomina e si unisca alle proteste che già sono incominciate a Verona, città medaglia d’oro per la Resistenza.
23 luglio 2007
PIETRASANTA: Vice Sindaco di AN espone bandiera della X MAS

A pochi giorni dal 12 Agosto in cui si ricorda l'eccidio di S.Anna di 63 anni fa questa gente senza rispetto inneggia ad un corpo responsabile di gravi fatti anche nella nostra zona. Dobbiamo immediatamente coinvolgere l'Anpi e tutte le associazioni e forze politiche democratiche per respingere questa ennesima provocazione incivile.
Ciao a tutti,
Marco Bonuccelli
22 luglio 2007
VICENZA: Il segretario provinciale Raniero e il delegato sindacale Sacchiero arrestato (ieri rimesso in libertà) contestano accuse, scenari e modalità

21 luglio 2007
Genova 2001-2007, «Siamo qui e dove serve»

«Lo stesso caldo di allora», dice Marina che sei anni fa era infermiera del Gsf mentre ripercorre la strada che porta in Piazza Alimonda dallo stadio Carlini. Pensa ad alta voce Marina e, come chi le sta attorno, misura la distanza da quel 20 luglio 2001, il giorno della furia assassina di migliaia di poliziotti-finanzieri-carabinieri, persino forestali di cui dal tentato golpe Borghese nessuno aveva più sentito parlare. Poco prima della partenza del corteo le gradinate dello stadio s'erano ripopolate di testimoni di quei giorni. Seduto più o meno dove dormì nel 2001 c'è Gennaro Migliore, ora capogruppo alla Camera per il Prc. Dice che proprio qui sono cambiate molte cose, dentro e fuori di sé. Ricorda l'assemblea la sera in cui fu ucciso Carlo, quando le notizie arrivavano col contagocce e si doveva decidere come scendere in piazza il mattino dopo. Ricorda l'intervento di Daniele Farina, allora portavoce del Leoncavallo, oggi vicepresidente della commissione Giustizia a Montecitorio. Anche lui tornato ieri in Piazza Alimonda. «Fu lui a convincerci di restare calmi, eravamo molto determinati. Nessuno decise di ripartire». Veniva da Napoli, Gennaro Migliore, dove il 17 marzo 2001 la polizia aveva assalito un grande corteo no global. «Non credevamo proprio si potesse ripetere in grande quell'orrore che avevamo attribuito all'impazzimento della questura».In parecchi hanno issato le tende al Carlini, oggi giocheranno a pallone, condivideranno lo spazio anche per discutere, proiettare video e stare ancora insieme. Ma ieri era il giorno del ricordo più dolente, del ritorno in Alimonda, del minuto di silenzio quando le lancette si appuntano sull'ora in cui la pistola di un carabiniere mise fine alla vita di un ragazzo di 23 anni che aveva raccolto un estintore proprio per difendere se e gli altri, dopo tre ore di scontri nella trappola di Via Tolemaide. Quando l'ordine pubblico fu violentato proprio da chi avrebbe dovuto tutelarlo. E' un rito collettivo che si ripete ogni anno con minime variazioni. E si ripeterà fin quando non ci saranno verità e giustizia. Qualcuno continuerà a cantare, leggere poesie, lasciare piccole cose e striscioni sulla grata all'angolo della chiesa. Un ritorno «bello, doloroso e necessario nello stesso tempo», spiega Betta Piccolotti, una dei due coordinatori nazionali dei Gc. Ieri, in una piazza ingombra dalla invasiva postazione di La7, circolavano anche copie della mostra sui Luoghi resistenti, le lotte di comunità, ideata e realizzata dai milanesi del Progetto comunicazione, gli stessi che avevano fatto il Libro bianco a un anno da quel luglio, in collaborazione con Socialpress. Pochi o tanti, Haidi Giuliani esorta a non farsi venire il complesso dei numeri. «Bisogna esserci e qui e dove serve: Vicenza, la Val Susa, Ferrara…».Ieri, comunque, si era almeno in mille, tra chi ha sfilato e chi ha atteso in piazza. E c'erano manifestanti di allora, vittime dei pestaggi, militanti politici e sindacali, parlamentari della sinistra radicale, cittadini genovesi e delegazioni da altri luoghi dove hanno scavato i social forum (Bologna, l'Abruzzo, Firenze, Asti), c'era Rosa Piro, la mamma di Dax ucciso anche lui a 26 anni dalle coltellate fasciste, come Renato Biagetti a Roma solo un anno fa, c'era Francesco Barilli, l'animatore del sito delle Reti meno invisibili, c'era Italo Di Sabato dell'osservatorio contro la repressione (un'iniziativa dei gruppi parlamentari Prc), c'era Paolo Beni, leader dell'Arci che consegnerà in serata al comitato PiazzaCarloGiuliani, con Roberto Presciutti, l'amministratore delegato di Liberazione, il ricavato della distribuzione del video-denuncia che ricostruisce la vicenda di Piazza Alimonda. C'erano parecchi dei portavoce del Gsf, da Raffaella Bolini (Arci, reduce dalla cerimonia della dedica ad Angelo Frammartino della sala dei deuptati del Prc) ad Alessandra Mecozzi (Fiom), da Alfio Nicotra a Luciano Muhlbauer e poi Luca Casarini, Francesco Caruso, Antonio Bruno fino a Vittorio Agnoletto, all'epoca "portavoce dei portavoce", adesso eurodeputato Prc, promotore dell'assemblea di domani contro il progettato G8 in Sardegna, e firmatario, tra gli altri, di una lettera ai parlamentari dell'Unione, polemica sull'avvicendamento De Gennaro-Manganelli e che chiede una vera inchiesta parlamentare."De Gennaro ha Amato i Mangnelli" si leggere sullo striscione, felice per sintesi ed efficacia, di centri sociali genovesi e Network delle comunità in movimento, tirato fuori nell'inatteso fuori-programma: un corteo non autorizzato, pacifico e senza tensione, fino alla questura dove una delegazione di cinque ragazze, lo porterà fino all'uscio della polizia sotto la quale risuonavano le parole delle due poliziotte che esultavano per l'omicidio di un ragazzo di 23 anni. Sui muri, a segnare il cammino del corteo, volantini che cucivano le foto dei misfatti di polizia al G8 con gli slogan accattivanti della pubblicità di Arma e ps, tipo "vicini alla gente". «E' stata la risposta alla provocazione del Coisp, un sindacatino di ps che voleva manifestare in Alimonda - spiega l'altro coordinatore dei Gc, Federico Tomasello mentre il deputato Caruso chiede scusa ai genovesi per l'occupazione temporanea della strada - ma questa iniziativa vuole denunciare la promozione di De Gennaro subito dopo la sua iscrizione al registro degli indagati per la Diaz».