25 novembre 2011

Milano: Arrivano le denunce per i picchetti alla Bennet

A tre anni di distanza dai fatti stanno arrivando una serie di avvisi di garanzia per la mobilitazione dei  lavoratori delle coop alla Bennet di Origgio (VA), la lotta che ha dato il via alle agitazioni tuttora in corso nelle cooperative del settore della logistica. Alla Sda primi risultati. Alla Esselunga continua la lotta.
Lavoratori, iscritti del SI Cobas/ Slai Cobas), compagni del CSA Vittoria e del Coordinamento di Sostegno alle lotte delle Cooperative, sono stati raggiunti da avvisi di garanzia con accuse di "resistenza", "lesioni", ecc. Spicca tra le accuse, quello piuttosto ridicola, di aver indicato con il dito uno dei capetti della Bennet accusandolo di essere uno schiavista.
Nel settore dela logistica oggi sono in piedi una serie di lotte nelle cooperative, con 15 licenziati politici per rappresaglia all'Esselunga di Pioltello (Consorzio Coop Safra), alla SDA di Carpiano (Consorzio Coop UCSA), e in numerose altre realtà.
Da poco si è conclusa la lotta alla TNT di Piacenza (Consorzio Gesco Nord). A breve, il 30 novembre, sarà pronunciata la sentenza per le lotte alla GLS di Brembio (Coop Papavero) con 12 lavoratori licenziati dal 2010. (Dopo che è stata ribaltata la prima sentenza del tribunale del lavoro di Firenze che, coraggiosamente, sanciva che i soci lavoratori della Papavero fossero dei dipendenti a tutti gli effetti e che quindi dovessero essere reintegrati come previsto dallo Statuto dei Lavoratori).
Questi avvisi di garanzia sono funzionali al tentativo di intimidire i lavoratori che lottano e le realtà che li sostengono. Vogliono impedire l'autorganizzazione dei lavoratori e che siano adottate forme di lotta che creano realmente un danno ai profitti dei padroni delle Coop e dei committenti (la logistica, la grande distribuzione, ..), come il blocco dei camion e delle merci.
In questi anni le lotte nelle coop si sono sviluppate, hanno cominciato a mettere in discussione la dittatura e l'arbitrio dei capetti, si sono contrapposte a condizioni di lavoro umilianti e pressoché di schiavitù. Condizioni imperniate sulla mancata applicazione dei contratti, sul continuo ricatto del licenziamento e, quindi, della perdita del permesso di soggiorno, sulla negazione dei diritti minimi di qualunque lavoratore.
Con la repressione si vuole bloccare un movimento di lotta che sta crescendo, si vuole impedire che venga messa a nudo fino in fondo la "truffa del socio lavoratore" che costringe un essere umano a essere "socio" senza le prerogative di un vero socio di coop e, contemporaneamente, a essere "lavoratore" senza avere i diritti di tutti gli altri lavoratori.
Ma la repressione statale che oggi inizia a colpire le lotte nelle cooperative, non riguarda solo questo settore. E' funzionale allo scenario che si va delineando con un governo chiamato "tecnico", ma che ha l'obiettivo di far pagare la crisi ancora più duramente ai lavoratori e ai proletari, di "rilanciare" l'economia capitalista con la riduzione dei salari e l'azzeramento di diritti e contratti, sul modello di Marchionne alla Fiat.
In questo scenario il grande capitale, economico e finanziario, non vuole disturbatori, né operai e lavoratori che rifiutano di continuare a essere calpestati dalle politiche di rilancio dei profitti padronali, di precarizzazione di tutti i lavori e i lavoratori.

Napoli. La mano pesante della "legalità"

Proteste e solidarietà ai lavoratori arrestati ieri. Manifestazione a Poggioreale e denuncia della logica poliziesca con cui vengono affrontati i conflitti sociali nella città.
Sono stati trasformati in arresti i quattro fermati dalla polizia ieri a Napoli a seguito delle proteste di piazza dei lavoratori dell’Astir e dell’Arpac e di un gruppo dei Precari Bros.
Questa mattina (venerdì 25 novembre) si terrà un Presidio al carcere di Poggioreale a cui seguirà una Conferenza Stampa per denunciare la repressione statale che si sta accanendo contro lavoratori e lavoratrici di società pubbliche a partecipazione regionale le quali da alcuni mesi non erogano gli stipendi ai propri dipendenti.
Eppure queste società sono state costituite, negli anni scorsi, per intervenire nel settore delle bonifiche e della manutenzione del territorio della regione Campania. Un territorio che – come è ampiamente noto – è stato stuprato da decenni di sistematiche manomissioni ambientali ad opera dei quell’intrigato intreccio affaristico e speculativo tra pezzi del sistema politico, del mondo imprenditoriale e della criminalità organizzata.
Oggi, all’indomani dei tagli dei trasferimenti economici dal governo agli enti locali ed in osservanza ai “patti di stabilità finanziaria” imposti dai diktat dell’Unione Europea l’amministrazione regionale del Presidente Caldoro sta procedendo ad una pesante ristrutturazione antisociale del settore.
Una sciagurata governance che si sta dispiegando contro i lavoratori delle aziende partecipate, contro il sistema sanitario e dei trasporti pubblico regionale e contro ciò che ancora residuava del welfare regionale.
Del resto la repressione contro i lavoratori Astir e Arpac fa il paio con l’autentica persecuzione giudiziaria contro i Precari Bros e contro chiunque osi contrapporsi al massacro sociale in atto.
Si pone – dunque – in maniera sempre più stringente la necessità di una unificazione delle varie vertenze sociali e sindacali in corso e un serio problema di difesa della libertà di lotta e di organizzazione la quale è costantemente messa in discussione dall’azione autoritaria e repressiva degli apparati polizieschi e giudiziari.

24 novembre 2011

Napoli: Proteste dei precari, cariche e fermi di Polizia

Scontri, questa mattina a Napoli, tra manifestanti e forze dell'ordine davanti alla Questura partenopea in via Medina. Qui era arrivato il corteo non autorizzato organizzato da parte di centinaia di lavoratori del progetto Bros, dell’Astir e dell’Arpac dopo il blocco stradale di questa mattina davanti alla sede dell'assessorato all'Ambiente della Regione Campania. I manifestanti si erano spostati poi in piazza Borsa ed avevano raggiunto via Medina dove si sono verificati gli scontri con le forze dell'ordine in assetto antisommossa. A poca distanza era anche in corso una manifestazione del Sindacato Lavoratori in Lotta i cui aderenti ieri avevano occupato il Duomo.
I lavoratori Astir ed Arpac sono impegnati nel campo delle bonifiche ambientali e lamentano il mancato pagamento di stipendi da quattro mesi oltre alla non erogazione dei buoni pasto da dieci mesi. Inoltre sottolineano di non avere garanzie sulle erogazioni delle prossime mensilità e della tredicesima. I loro timori riguardano anche il futuro produttivo delle aziende che, a giudizio dei portavoce dei lavoratori, non hanno commesse che garantiscano la prosecuzione delle attività. E così questa mattina, in concomitanza con la visita a Napoli del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, disoccupati e lavoratori degli enti a rischio hanno portato di nuovo la loro protesta nel centro della città.
Quattro lavoratori, al termine degli scontri con i celerini, sono stati portati in Questura per essere identificati ed eventualmente denunciati. Una donna, secondo quanto riferiscono alcuni portavoce dei manifestanti, è stata portata via da via Medina con un'ambulanza dopo essersi sentita male.

Carceri: detenuto si cuce la bocca nel penitenziario di Bad'e Carros

Drammatico gesto autolesionistico di un detenuto del carcere nuorese di Bad'e Carros che si e' cucito la bocca e rifiuta cibo e acqua per protesta. Si tratta di un ergastolano, Alessandro Bozza, 50 anni, di Ginosa (Taranto) in carcere da 20 anni e che si ritiene vittima di una ingiustizia. All'uomo e' stato precluso l'accesso al laboratorio e alla scuola, che frequenta con profitto, a seguito di un certificato medico che ne attesta la non idoneita'.

fonte: Ansa

23 novembre 2011

De Gennaro assolto dal G8 punta a Finmeccanica

Da quando, come capo della polizia nel 2005, Gianni De Gennaro trasferì il fidato Luciano Pucci dal Viminale a Seicos, il disegno del controllo di tutte le forniture della sicurezza nazionale da parte di chi stava collocando i suoi uomini (in gran parte indagati per i fatti del G8 di Genova) ai vertici di tutti gli apparati delle forze dell’'ordine e dei servizi, apparve chiaro almeno a chi voleva vedere. Ora, messo da parte Berlusconi e assolto in Cassazione il prefetto imputato, la strada per mettere le mani sull'’apparato militare industriale italiano terremotato dalla corruzione si riapre.

Un quadro politico-giudiziario favorevole. Certo nel nuovo governo non c'’è la prevista coppia Gianni Letta e Giuliano Amato, che avrebbe messo il turbo nell'’operazione, ma il quadro politico-giudiziario è favorevole. Entrambi gli amici sono consiglieri molto ascoltati sia dal premier Monti che dal capo dello Stato e soprattutto l'’ammiraglio Gianpaolo Di Paola, amico tra i più amici, è Ministro della Difesa, e non è poca cosa. Amato poi, in particolare, nominò De Gennaro capo della polizia nel 2000 e nel 2007, ritornato al Ministero dell’'Interno con Prodi, lo promosse con un quasi golpe capogabinetto del suo Ministero, proprio all’'indomani – guarda caso - dell’'iscrizione del capo della polizia nel registro degli indagati per il depistaggio nel processo per l’'assalto alla scuola Diaz, da cui ora è stato assolto in via definitiva.

L'uomo più potente degli apparati di sicurezza. Oggi non c’è uomo più potente negli apparati di sicurezza, sia per il controllo assoluto dei servizi segreti attuato attraverso una riforma bipartisan cucitagli addosso a pennello, sia per l'’esplicito sostegno statunitense (vorrei ricordare che il nostro è l’'unico poliziotto al mondo non americano ad aver vinto il premio Fbi): una garanzia che le commesse di Finmeccanica continuino a guardare oltreatlantico più che al vecchio continente.
Ovviamente è difficile sapere se questo progetto vedrà la luce, ma il momento è propizio per ‘mettere ordine’ in un settore delicato come Finmeccanica che, oltre agli armamenti, gestisce o si prepara a gestire la strumentazione antiterrorismo e per il contrasto dell'immigrazione clandestina (ancora valido è il progetto di muro elettronico in Libia, concordato con Gheddafi per intercettare i profughi dall’'area subsahariana), la sorveglianza delle reti informatiche e delle infrastrutture strategiche (porti, aeroporti, gasdotti), nonché la gestione delle intercettazioni telefoniche disposte dalla magistratura. E De Gennaro è l'’uomo più adatto.

Come spazzò via la concorrenza del Sismi. Qualcuno si ricorderà, a tal proposito, come fu spazzato via l'’apparato del Sismi del generale Pollari e dei patetici ritagli di giornale di Pio Pompa dalla corazzata Pucci-Tavaroli messa in piedi nel 2004 al Viminale (ossia il supercervellone elettronico prodotto da Telecom che forse qualcosa riguarda le cosiddette ‘fughe di registrazioni’ di cui spesso si parla), che consentì di spiare –illegalmente - per due anni persino il capo dei servizi segreti in carica, le cui spie spiavano –abusivamente - magistrati e giornalisti. …Ora, per lo spoil system prodotto nell’'intelligence italiana dal supercapo, a nessuno interessa – - aldilà della retorica patriottica e guerrafondaia delle istituzioni, Napolitano in capo - se sono lasciati allo sbaraglio militari e civili nei teatri di guerra, ma tant'’è.

Ombre inquietanti sull'’ordine pubblico. Le recenti vicende che hanno riguardato la gestione dell’'ordine pubblico, dalla Val di Susa al corteo di Roma del 15 ottobre, lasciano intravedere a mio avviso la marcia verso ‘il riscatto’ di polizia e carabinieri di fronte all'’opinione pubblica, costruita da De Gennaro e Manganelli: siamo noi ad essere aggrediti, spopolano i violenti, destra e sinistra ci chiedono di intervenire, persino settori di manifestanti si appellano a noi per difenderli. Con buona regia, come sempre, del quotidiano ‘la Repubblica’. Con le possibili rivolte sociali che si potranno produrre di fronte alle misure draconiane da applicare ai cittadini italiani, solitamente i più deboli, c'’è un bel programma in vista: siamo finalmente in buone mani. Un po'’ meno, temo, lo è la democrazia.

Gigi Malabarba

Caso De Cupis: Si indaga per omicidio colposo

Il caso di Cristian De Cupis è ancora mistero. La morte del giovane romano, avvenuta a tre giorni dall’arresto somiglia per molti versi a quella di Stefano Cucchi. Il 36enne di Ostiense, è morto negli scorsi giorni al presidio ospedaliero legato al carcere di Viterbo, dopo essere stato picchiato dagli agenti alla stazione Termini di Roma . Il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, chiede verità e giustizia e, in un’intervista rilasciata al quotidiano Roma Capitale News parla delle indagini per il reato di omicidio colposo.
“Si indaga per omicidio colposo contro ignoti - ha spiegato il garante a Roma Capitale News - Sarà molto utile, a questo punto, approfondire proprio l’autopsia. Confidiamo comunque nel lavoro scrupoloso della magistratura viterbese che sta gestendo il caso. Anche noi stiamo cercando di far luce sui fatti e sulle procedure. Tuttavia finora non siamo riusciti ancora ad avere il referto dell’spedale Santo Spirito e nemmeno quello di Viterbo. Sul corpo del detenuto è stata fatta un’autopsia ma purtroppo non c’era il consulente di parte, della vittima. Quindi occorrerà sanare questa procedura. Il presunto pestaggio sul ragazzo sarebbe da attribuire agli agenti della polizia di stato che lo hanno arrestato a Roma e poi trattenuto un giorno in caserma”.
Tante le cose che non tornano in questa storia che a molti ricorda il Caso Cucchi. Nemmeno Marroni smentisce che vi siano analogie: “Non è come il caso Cucchi, non è un caso Cucchi ma ci somiglia molto. La differenza sostanziale è che Cucchi fu malmenato nelle celle mentre Cristian è stato picchiato alla Stazione Termini davanti a tutti, quindi è più facile da provare. Tuttavia per riuscire ad avere verità e giustizia occorre non perdere tempo. Si deve procedere rapidamente”.

fonte Ansa

Nardò: Condanna a sei anni e tre mesi di reclusione per 4 piantine di marijuana

Era stato denunciato nell'estate di due anni fa ed ora dopo il processo presso il Tribunale di Nardò è stato condannato dal giudice Giuseppe Biondi alla pena di sei anni e tre mesi di reclusione ed al pagamento di una multa di 30mila euro. Non solo: non potrà più aver accesso ai pubblici uffici.
Claudio Bonsegna, 49 enne di Nardò, venne sorpreso dagli agenti del Commissariato di Nardò a coltivare quattro grosse piante di marijuana presso la sua abitazione sita in Porto Selvaggio.
Al blitz dei poliziotti le piante risultarono già sradicate e pronte per l'essicazione, così il 49enne venne denunciato per detenzione di sostanze stupefacenti.
Nel corso degli accertamenti tecnici sulle piante in questione, venne stato rilevato che se ne sarebbero potute ricavare 200 dosi medie di marijuana.
Il processo a carico di Bonsegna ha messo in evidenza lla recidiva specifica nel reato ed il comportamento doloso.


Per ‎4 piante di marijuana 6 anni e 4 mesi di galera! Per l'omicidio di Federico Aldrovandi i 4 poliziotti furono condannati a 3 anni e 6 mesi...... Per la giustizia italiana una canna vale più di una vita umana......

22 novembre 2011

Sentenza Vergognosa: De Gennaro e Mortola assolti per il G8 di Genova

La Cassazione ha assolto "perchè i fatti non sussistono l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro e l'ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola. L'accusa era di istigazione alla falsa testimonianza in uno dei filoni processuali del G8 di Genova (per le "false molotov" dell'assalto alla scuola Diaz).

La VI sezione penale della Corte, presieduta da Adolfo Di Virginio, ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Genova del 17 giugno 2010 che aveva condannato De Gennaro a un anno e quattro mesi di reclusione e Mortola a un anno e due mesi. I due erano stati invece assolti in primo grado. L’accusa era quella di aver istigato l’ex questore di Genova, Francesco Colucci, a ritrattare la sua testimonianza al processo sulla sanguinosa irruzione della polizia alla scuola Diaz-Pertini, avvenuta la sera del 21 luglio 2001. Colucci sta affrontando un processo separato, con rito ordinario, per questa stessa vicenda.
Per l’avvocato di parte civile Laura Tartarini, la richiesta di assoluzione e “abbastanza surreale. Evidentemente non sono stati letti gli atti del procedimento. Se li avessero letti, e avessero visto anche le intercettazioni, non sarebbero arrivato a una richiesta del genere”. E il collega Emanuele Tambuscio ha aggiunto: “E’ inopportuno che si arrivi a un processo in Cassazione con funzionari di così alto grado ancora in carica. Avrebbero dovuto essere sospesi”.
Da registrare anche l’intervento di Enrico Zucca, procuratore generale della corte d’appello di Genova, già titolare dell’inchiesta Diaz e del filone sulla falsa testimonianza, che ha criticato la requisitoria di Iacoviello: ”Il procuratore generale della Cassazione è andato oltre le sentenze di primo e secondo grado. Sul tema della rilevanza della falsa testimonianza di De Gennaro, i giudici di Genova erano stati concordi in entrambi i gradi di giudizio. Evidentemente il pg ha scoperto cose che gli altri giudici non avevano visto”. Ma alla lettura della sentenza si è limitato a dire: “La Cassazione pronuncia sentenze definitive e dunque giuste. E anche questa è una sentenza giusta. Per il resto non ho nulla da dire”.
Per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista " è una sentenza vergognosa: un’altra volta su Genova giustizia non è stata fatta. L’impunità per i vertici delle forze dell’ordine è stata garantita.  A dieci anni di distanza, per la mattanza del luglio 2001 e per tutti i fatti successivi, non solo il movimento che scese in piazza in quei giorni, ma tutto il popolo italiano non ha avuto né verità né giustizia. Non è un buon segnale per la democrazia".

LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI?

L'epilogo del processo De Gennaro-Mortola non può rincuorare nessuno: da questa vicenda esce sconfitta la complessiva credibilità delle istituzioni. Solo in Italia può accadere che funzionari di alto rango imputati e condannati in appello - in questo come negli altri processi scaturiti dal G8 di Genova - non rinuncino ai loro incarichi, come avviene nelle normali democrazie, a tutela dei corpi di appartenenza e della serenità di giudizio dei magistrati. Ma l'Italia è un paese speciale dove l'etica pubblica ha poco corso e nessuno sente il dovere di rendere conto di qualcosa di fronte ai cittadini, tant'è che nessuno ha mai chiesto scusa per gli abusi, i falsi, le violenze - accertati storicamente - alla Diaz, a Bolzaneto, nelle strade di Genova.
Sulla vicenda specifica, forse un giorno capiremo, magari grazie al processo principale, perché l'ex questore Colucci in tribunale cambiò versione sulla presenza alla Diaz del dottor Sgalla rispetto alle precedenti testimonianze. Intanto i fascicoli del processo d'appello per i falsi e le violenze alla scuola Diaz (25 funzionari e dirigenti condannati in appello) sono fermi da un anno mezzo in attesa di arrivare in Cassazione e le parti civili per Bolzaneto non hanno ancora ricevuto alcun indennizzo nonostante quanto stabilito nelle sentenze di primo e secondo grado.
E' difficile, oggi in Italia, avere ancora fiducia nelle istituzioni.

Enrica Bartesaghi e Lorenzo Guadagnucci - Comitato verità e giustizia per Genova


Da registrare che questa sentenza di assoluzione avviene subito dopo la nomina dell'avv. Paola Severino a Ministro della Giustizia. L'avv.  Paola Severino, ha difeso Gilberto Caldarozzi, ex vice capo dello SCO, torturatore alla scuola Diaz a Genova. In tutte le udienze ai processi sulle violenze alla diaz ha contribuito ai depistaggi, alle menzogne per coprire "la mecelleria messicana". Gli stessi depistaggi di cui era accusato anche De Gennato. Sarà un caso?

Napoli: Aggressione fascista ad una studentessa

I neofascisti di Casa Pound si preparano “a modo loro” al presidio del 26 novembre a Napoli. L'obiettivo è occupare uno stabile e insediarsi stabilmente in città. Sabato manifestazione antifascista.

Il clima a Napoli continua ad essere pesante in previsione della giornata del 26 novembre e del tentativo dei fascisti di Casa Pound di insediarsi stabilmente nella città. Ci sono state nuove intimidazioni e ancora una volta i “bravi ragazzi dalla testa rasata” rivelano la loro vera natura, quella di violenti e squadristi senza scrupoli. Ieri infatti infatti c'è stata una nuova aggressione di stampo fascista nei confronti di una studentessa delle scuole superiori. La ragazza era appena uscita dalla cumana di Montesanto, quando due personaggi, molto più grandi di lei, hanno provato ad aggredirla cercando addirittura di colpirla con una transenna. L'unica colpa della studentessa è stata quella di togliere alcuni manifesti di Casapound, apparsi stamattina, fuori la sua scuola. Non è un caso, infatti che i due erano stati visti nelle vicinanze dell'istituto e sono poi saliti sulla sua stessa cumana. Fortunatamente la studentessa non si è fatta nulla ed è riuscita ad andarsene. "Questi personaggi sono gli stessi che per il prossimo 26 novembre hanno indetto un corteo nazionale nella nostra città e che in questi anni si sono macchiati di continue intimidazioni e violenze contro studenti, immigrati e attivisti di sinistra, ecc. Basti pensare alle aggressioni che avvennero qualche mese fa fuori la facoltà di Lettere, dove tre studenti furono accoltellati in pieno giorno, o ai numerosi agguati che si sono susseguiti in questi mesi nella zona di via Foria" denunciano gli studenti antifascisti napoletani in un comunicato. "E' inaccettabile che venga concesso a gruppi di questo stampo di manifestare per le strade delle nostre città, è inaccettabile che nonostante le pressioni messe in campo dalla società civile venga autorizzato anche solo un presidio".
I fascisti o meglio i "fascisti del terzo millennio" già provarono nel 2009 ad insediarsi a Napoli occupando un ex monastero nel quartiere di Materdei e grazie ad una mobilitazione larga e popolare si è riusciti a far si che se ne andassero con la coda tra le gambe.
Diventa sempre più importante ribadire che Napoli, città medaglia d'oro per la Resistenza, capace di liberarsi dal nazifascismo contando solo sulle proprie forze, era, è, e sarà sempre antifascista. L'avvenimento di questa giornata non è un caso isolato; non fa altro che confermare la vera natura di questi gruppuscoli che cercando di infiltrarsi tra i giovani, mostrando un presunto volto pulito, ci vengono a raccontare una storiella che parla di ragazzi impegnati nel sociale, pronti ad aiutare il prossimo e che in realtà non sono altro che la reincarnazione degli ideali e delle pratiche fasciste, razziste e xenofobe. Per respingere le aggressioni e le provocazioni fasciste è stato indetto un corteo antifascista sabato 26 novembre alle 15.00 da piazza Cavour.

21 novembre 2011

Assolto Bruno Bellomonte. Smontato il teorema

Dopo alcune ore di Camera di Consiglio i giudici della Corte d’Assise del Tribunale di Roma hanno finalmente assolto il ferroviere arrestato 29 mesi fa e accusato di banda armata a fini terroristici. Cessa quindi lo sciopero della fame di solidarietà di Nicola Giua, portavoce dei Cobas della Sardegna, che lo aveva intrapreso sei giorni fa, al quale si era poi aggiunto il giorno successivo Antonello Tiddia, RSU della Carbosulcis e animatore insieme ad altri esponenti del sindacalismo di classe di un comitato di solidarietà che sabato scorso aveva realizzato un presidio sotto al Palazzo di Giustizia di Cagliari per denunciare la vera e propria persecuzione giudiziaria ai danni del dirigente dell’organizzazione politica sarda ‘A Manca pro s’Indipendentzia’ (A Sinistra per l’Indipendenza).
Chi conosceva Bellomonte aveva fin da subito scommesso sulla sua innocenza denunciando il carattere inconsistente e fantasioso delle accuse nei suoi confronti. «Bruno è stato arrestato 29 mesi fa con l'accusa di preparare qualcosa di grosso per il G8 di La Maddalena - ha spiegato Giua - l'accusa si è basata su una indecifrabile intercettazione fatta in un ristorante romano da cui si è desunta l'intenzione di attaccare il G8 con aeromodelli». Il rappresentante dei Cobas ha ricordato, inoltre, che Bellomonte «è stato licenziato da Trenitalia oltre un anno fa per assenza dal posto di lavoro». “Smontato finalmente un teorema accusatorio inconsistente e tutto politico teso a criminalizzare l’indipendentismo sardo di sinistra in un momento in cui nell’isola si moltiplicano le lotte” commenta al telefono Cristiano Sabino, dirigente di A Manca. "Voglio ringraziare tutti coloro che in questi anni si sono spesi per diffondere la verità su questa vicenda dando voce a Bruno" ha aggiunto.
Il clima in cui i giudici di Roma sono stati chiamati a decidere non era certo dei migliori. Proprio alcuni giorni fa alcuni media sardi e 'Il Fatto Quotidiano' avevano riportato con grande evidenza e, come al solito in maniera acritica, la notizia che la Direzione Distrettuale Antiterrorismo di Cagliari aveva riaperto le indagini sulla cosiddetto 'operazione Arcadia'. Secondo la Direzione cagliaritana i militanti di A Manca si sarebbero responsabili, nella prima metà degli anni 2000, non solo di una generica «propaganda sovversiva», fatta di volantini e proclami, ma «atti di terrorismo - li chiama la magistratura - compiuti da una banda armata organizzata per sovvertire l'ordine costituito». Accuse pesantissime che l'organizzazione politica rigetta in toto rivendicando, come del resto ha sempre fatto anche Bellomonte, la propria militanza politica e sociale comunista e indipendentista svolta alla luce del sole.
Quell'inchiesta, coordinata dal Pm Paolo de Angelis, condusse l'11 luglio del 2006 all'arresto di dieci tra attivisti e attiviste e dirigenti di A Manca. Tra questi c'era anche Bruno Bellomonte, poi scarcerato prima di essere arrestato di nuovo in conseguenza della nuova inchiesta sul 'tentativo di attaccare il G8 della Maddalena attraverso l'uso di un aeroplano telecomandato' (!) in 'combutta con alcuni complici' sparsi in varie città italiane (!!). Tra questi il 59enne romano Luigi Fallico, morto a causa di un infarto all'interno della sua cella nel carcere di Mammagialla, a Viterbo. Una morte che, alla luce dell'assoluzione di oggi di Bellomonte, genera ancora più rabbia e sconcerto.
Così come qualche dubbio, per lo meno, genera la condanna a 7 anni e 6 mesi di Massimo Riccardo Porcile (per lui il Pm aveva sollecitato la condanna a 15 anni), a 8 anni e 6 mesi Gianfranco Zoja (15 anni) e Bernardino Vincenzi a 4 anni e 6 mesi (il Pm aveva chiesto 12 anni e 8 mesi). Tutti - giudicati dalla sentenza responsabili del fallito attentato del 26 settembre 2006 alla caserma Vannucci di Livorno, rivendicato da «Per il comunismo Brigate Rosse» - erano stati arrestati il 10 giugno del 2009. Assolti invece, insieme a Bellomonte, anche Costantino Virgilio e Manolo Pietro Morlacchi, nei confronti dei quali la corte ha deciso l'immediata scarcerazione.


19 novembre 2011

Bologna: detenuto suicida al carcere Dozza

È il secondo suicidio nel carcere bolognese in pochi mesi. In Italia dati allarmanti, denuncia Uil-Pa Penitenziari, sottolineando le gravi condizioni dei carcerati.
Si è legato le mani, per evitare ripensamenti, poi si è stretto un cappio intorno al collo: così si è suicidato ieri un detenuto nella sua cella alla Dozza di Bologna. Un gesto disperato e volontario, come lo stesso suicida ha lasciato scritto in alcune missive indirizzate ai familiari.
L’uomo, Pastor Chavarro Antonio, 48enne colombiano, si trovava in carcere perché coinvolto nell’operazione “Due Torri connection” che aveva portato all’arresto di una quindicina di persone mettendo in luce una sorta di intrigo internazionale allestito da esponenti di una ‘ndrina calabrese e narcotrafficanti colombiani, per fare arrivare a Bologna una tonnellata e mezzo di cocaina, valore sul mercato 50 milioni di euro.
L’uomo oggi aveva rifiutato l’ora d’aria e quindi era rimasto da solo nella cella, che in queste situazioni viene richiusa a chiave. Delle indagini si occupano la Squadra Mobile e il Pm Alessandra Serra, che è di turno.
Con questo la conta dei suicidi in cella, nel solo 2011, ammonta a 59: due avvenuti a Bologna, l’ultimo pochi giorni fa, all’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia. Un dato allarmante, come denuncia il segretario generale della Uil Penitenziari, Eugenio Sarno: “È del tutto evidente che il bilancio di questo 2011 - ha aggiunto - è “solo” di 59 suicidi solo perché in almeno 370 casi la polizia penitenziaria è riuscita ad intervenire in extremis per salvare detenuti che avevano messo in atto tentativi di suicidio.
Purtroppo aver evitato, parzialmente, un’ecatombe da numeri spropositati, forse, contribuisce al silenzio e all’indifferenza della quasi totalità dello schieramento politico rispetto al dramma che si consuma ogni giorno nelle nostre prigioni. Purtroppo anche in queste ore durante il dibattito al Senato ed alla Camera per la fiducia al Governo Monti, non una sillaba sulle criticità del sistema penitenziario è stata pronunciata dal Presidente del Consiglio e dai gruppi parlamentari di opposizione e di maggioranza”.
“A Bologna - ha ricordato Sarno - sono ristretti circa 1.070 detenuti, in spazi in cui regolarmente ne dovrebbero essere ospitati circa 480. Al grave, evidente, certificato sovrappopolamento della Dozza occorre coniugare anche le gravi condizioni strutturali che conseguono alla mancata manutenzione degli ambienti”. Tra le misure che Sarno caldeggia, anche “rivedere gli organici del personale, a cominciare dalla polizia penitenziaria. Non si può continuare ad aprire padiglioni ed istituti nuovi senza assumere una sola unità in più”.

Il caso di Marcello Lonzi sarà esaminato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo

La Corte europea dei diritti dell’uomo discuterà il ricorso presentato da Maria Ciuffi sulla vicenda del figlio, Marcello Lonzi, il detenuto morto nel carcere di Livorno nel 2003. Lo rende noto la stessa Ciuffi. Oggi, i suoi avvocati hanno ricevuto la comunicazione della Corte riguardo la “rubricazione” del ricorso.
Questo, spiega l’avvocato Matteo Dinelli, significa che la Corte ha recepito il ricorso e che prenderà una decisione (non con un dibattimento ma basandosi sugli atti ricevuti). Nessuna indicazione sui tempi, anche se i legali ritengono che i giudici di Strasburgo dovrebbero discutere il caso nei primi mesi del 2012. Maria Ciuffi è convinta che il figlio sia morto per un pestaggio da parte della polizia penitenziaria e non per cause naturali, come invece ha stabilito la magistratura livornese.

fonte: Ansa

Carceri: indagati altri due agenti per l'omicidio di Marco Erittu

Altri due agenti di polizia penitenziaria indagati nell’inchiesta sulla morte del detenuto Marco Erittu, del 18 novembre 2007. Gian Franco Faedda e Giuseppe Sotgiu, difeso dagli avvocati Gabriele Satta e Gerolamo Pala, in servizio a San Sebastiano, sono iscritti nel registro degli indagati per favoreggiamento nei confronti del collega Mario Sanna, arrestato per l’ipotesi di omicidio con Pino Vandi, presunto mandante, e Giuseppe Bigella, sedicente esecutore materiale divenuto teste d’accusa.
Secondo le indagini dei Carabinieri di Nuoro, Sotgiu e Faedda avrebbero aiutato Sanna a spostare per terra il corpo di Erittu per simulare il suicidio (pista che dissimulò l’omicidio): dopo il delitto compiuto da Bigella e da un presunto complice, Nicolino Sanna (mai arrestato), gli agenti avrebbero cambiato la posizione del cadavere e fatto sparire il legaccio, un lembo di una coperta. Ai pm Gian Carlo Moi e Giovanni Porcheddu, avrebbero mentito sul loro ruolo. Nell’interrogatorio di fine ottobre, Sotgiu si è avvalso della facoltà di non rispondere.

fonte:La Nuova Sardegna

17 novembre 2011

15 ottobre: Arriva la prima condanna, 3 anni e 4 mesi a un giovane pugliese

E' arrivata la prima condanna per gli scontri avvenuti il 15 ottobre scorso durante la manifestazione a Roma . I giudici della decima sezione penale del tribunale hanno inflitto 3 anni e 4 mesi di reclusione, al termine del giudizio con rito abbreviato, a Giovanni Caputi, 22enne originario di Terlizzi in provincia di Bari, accusato del reato di resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. La procura aveva chiesto una condanna a 4 anni. Caputi, da tempo trasferitosi in Spagna, era l'unico di tutti gli arrestati di quel giorno a essere rimasto in carcere.

L'esordio del governo delle banche: Cariche agli studenti

Il governo delle banche, nato dalle imposizioni della Bce, - per mettere in atto la macelleria sociale ai danni di lavoratori, precari, studenti e pensionati - ha esordito oggi con violente cariche contro gli studenti che sono scesi in piazza contro le politiche di austerità e la crisi.

A Palermo Le forze dell'ordine hanno caricato i manifestanti, giunti all'altezza di via Fiume, davanti alla sede di banca Ugf. Un senzatetto dello Zen Giovanni Pisciotta di 47 anni, che si è unito insieme ad altri senzatetto al corteo studentesco, è stato ferito alla testa da una manganellata  "Ho tentato di difendere i ragazzi dalle manganellate, ho detto non li picchiate, sono dei bambini" . Uno studente è rimasto ferito durante scontri in via Roma.  "I poliziotti gli hanno rotto la testa - dice Bianca Giammanco, del coordinamento studentesco - ed è stato portato via. Ma noi continueremo a protestare". (video)

A Milano,  all'angolo tra corso Italia e via Molino delle armi le forze dell'ordine hanno caricato violentemente gli studenti che tentavano di raggiungere  l'Università Bocconi (foto)

A Bergamo un giovane è stato portato in questura per essere identificato.

A Torino cariche della polizia in via Lascaris, in via Santa Teresa,  in via San Tommaso fermati due studenti, un manifestante ferito davanti alla libreria luxenburg (foto)

Intimidazione e violenza ad un detenuto nel carcere di Sollicciano

Un “nuovo episodio di intimidazione e violenza” nel carcere di Sollicciano: lo denunciano i consiglieri provinciali di Rifondazione comunista Andrea Calò e Lorenzo Verdi. L’episodio, secondo quanto ricostruito dal garante dei detenuti, Franco Corleone, risalirebbe a una decina di giorni fa “quando un giovane detenuto magrebino sarebbe stato percosso da tre agenti”.
“Oltre ad aver mandato le carte alla procura - ha detto Maria Pia Giuffrida, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria della Toscana - abbiamo aperto un’inchiesta amministrativa”. Il detenuto, ricoverato in osservazione nel reparto di psichiatria, sarebbe stato prelevato da tre agenti che nel tentativo di calmarlo lo avrebbero portato in un’altra stanza. Secondo quanto ricostruito il giovane, poi trasferito, avrebbe perso due denti e riportato contusioni. “Al di là di ciò - continua Corleone - il problema sono le condizioni di vita e il sovraffollamento del carcere e le situazioni di stress a cui sono sottoposti anche gli agenti”.

fonte: il manifesto

15 ottobre: Chucky è libero!!!

Leonardo Vecchiolla, detto Chucky, è stato liberato la sera del 16 novembre in seguito al riesame. Ariano in Movimento è partecipe della gioia di Chucky, della famiglia, degli amici e dei compagni. Chucky è stato sempre presente nelle vertenze irpine: dalle battaglie contro le discariche alle più recenti in difesa del lavoro e degli operai Irisbus , pertanto non può essere considerato né un teppista né un criminale. Vecchiolla è un non violento che si è sempre impegnato per i più deboli, la comunità arianese e irpina è in debito verso questo ragazzo. Abbiamo da sempre confidato nell’innocenza di Chucky , ci auguriamo che possa superare questa vicenda senza conseguenze negative per la propria vita personale e sociale.


Ariano in Movimento

16 novembre 2011

'Un testimone ha visto picchiare Cristian De Cupis

“È chiaro che è stato percosso dalla polizia alla stazione Termini. Su questo non ci sono dubbi. C'è anche un testimone, un avvocato, che mi ha telefonato e ha visto tutto”'.
Così dal carcere romano di Rebibbia, il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, in riferimento alla morte di Cristian De Cupis, il 36enne arrestato il 9 novembre scorso alla Stazione Termini per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. L’uomo, dopo essere stato condotto all’ospedale Santo Spirito, era stato trasferito in un reparto sanitario nell'ospedale Belcolle collegato al carcere Mammagialla di Viterbo.
Dopo aver presentato il progetto di informatizzazione del carcere di Rebibbia accanto al direttore dell'istituto di reclusione Carmelo Cantone e del presidente del Tribunale di sorveglianza di Roma, Giovanni Tamburino, Marroni, parlando del caso De Cupis, ha detto: “Putroppo l'autopsia è stata fatta senza il consulente di parte perché non è riuscito ad arrivare in tempo. Non si capisce come un ragazzo di 36 anni possa morire d'infarto. Mi fido comunque molto del magistrato che ha in mano la vicenda. Mi dicono che è un magistrato molto serio e molto severo”.
A proposito della situazione delle carceri nel Lazio, Marroni ha infine sottolineato: “Ci sono ancora carceri troppo affollate. Abbiamo 6.600 detenuti, la capienza è però intorno ai 4.200, 4.300 posti. Ovunque ci sono affollamenti - ha precisato ancora - spazi ristretti, ridotta anche la parte della socialità. Ovunque, inoltre, c'è anche una carenza di polizia penitenziaria che è assolutamente spaventosa. Per questo motivo ci sono assenze tra il personale e la polizia penitenziaria e anche qualche suicidio. Una situazione difficile -ha concluso Marroni - di cui non vedo lo sbocco”.

fonte: Viterbo News 24

Ilaria Cucchi: i familiari di De Cupis trattati come noi

Il caso della morte di Christian De Cupis presenta già un'analogia con quello di Stefano Cucchi: i tempi e le modalità con cui i rispettivi familiari ne sono venuti a conoscenza. A denunciarlo è Ilaria Cucchi, la sorella del ragazzo morto a 31 anni nel periodo della sua detenzione a Regina Coeli.
Di De Cupis, il detenuto romano di 36 anni morto nel reparto di medicina protetta dell'ospedale Belcolle di Viterbo sabato scorso, Ilaria premette di "saperne molto poco, ma una cosa mi ha colpito: mia madre ha saputo della morte di Stefano sei giorni dopo che non lo vedeva, lo ha saputo con il decreto di autopsia. In questo modo è stato comunicato ad una madre che il proprio figlio non c'era più". In maniera analoga, accusa Cucchi, "i familiari di questo ragazzo hanno saputo, dopo la sua morte, che il ragazzo era stato arrestato. Vengono trattate queste persone come se non fossero degli esseri umani, con del vissuto e degli affetti. In questi ambienti -conclude Ilaria Cucchi- la vita non conta niente, conta solo la loro burocrazia.

Napoli: raffica di perquisizioni contro i ‘Precari Bros’

All'alba perquisite numerose abitazioni e due sedi di movimento. Nel mirino di nuovo il movimento dei disoccupati, in particolare quello dei 'Precari Bros'.

All’alba la Digos ha effettuato 15 perquisizioni nelle abitazioni di numerosi aderenti al movimento dei ‘precari Bros’ e di altre sigle dei senza lavoro partenopei. Le perquisizioni sono state realizzate su mandato della Procura della Repubblica del capoluogo nell'ambito di una inchiesta che considera il movimento di lotta dei precari alla stregua di una associazione a delinquere. Ai perquisiti viene infatti contestato l’articolo 416 del Codice Penale.
Il procuratore aggiunto, Giovanni Melillo, spiega alla stampa che le indagini mirano a verificare se i «blocchi ferroviari, lesioni personali, danneggiamenti ed incendi, invasioni di edifici, violenze private siano o meno espressione di strategie criminose finalizzate ad un uso ricattatorio della violenza di piazza di gruppi organizzati che non si battono per l'affermazione di diritti ma apertamente pretendono il mantenimento di promesse, o presunte tali, ricevute nel quadro di pluriennali ed ambigue relazioni politico-clientelari».
Oltre a numerose abitazioni la Digos ha perquisito anche il Centro Sociale "Carlo Giuliani" e il Centro di Banchi Nuovi. Gli agenti hanno portato via pc e ‘documentazione varia’. «Uno dei nostri compagni è stato condotto in Questura ma non sappiamo a che titolo. Ci accusano di associazione per delinquere in base ad una indagine avviata dai Pm due anni fa» ha detto uno dei portavoce del movimento dei disoccupati alle agenzie di stampa. Nel corso della mattinata si annuncia quindi una massiccia partecipazione alla manifestazione, già programmata, dei disoccupati organizzati da piazza Garibaldi. Ai perquisiti sono già arrivati numerosi messaggi di solidarietà da parte dei collettivi studenteschi e dei sindacati di base.
L’inchiesta sarebbe partita già due anni fa, ma c’è chi afferma che l’improvvisa recrudescenza della repressione abbia a che fare con la clamorosa contestazione nei confronti del Sindaco di Napoli Luigi De Magistris che alcuni giorni fa ha visto come protagonisti proprio gli aderenti al movimento finito oggi di nuovo nel mirino degli inquirenti.


Di seguito il comunicato diffuso dai ‘Precari Bros’.

ANCORA UN TENTATIVO DI CRIMINALIZZARE E INFANGARE LA MOBILITAZIONE E GLI OBIETTIVI DI LOTTA DEI DISOCCUPATI E DEI PRECARI BROS.

Questa mattina (mercoledì 16) la polizia si è reacata nelle case di 15 precari aderenti ai movimenti di lotta dei disoccupati e dei precari Bros nell’ambito di una inchiesta che configura il reato di “Associazione a delinquere”.
Sono state perquisite le sedi del Centro Sociale “Carlo Giuliani” in Via Cesare Rosaroll e la sede del Comitato Banchi Nuovi in Via del Grande Archivio.
E’ evidente il tentativo della Procura della Repubblica, attraverso questo tipo di inchiesta, di infangare, attraverso l’utilizzo di un articolo del codice penale che, di solito, viene utilizzato contro delinquenti e camorristi, la lotta e le Vertenza dei Precari Bros.
Mentre, a Napoli come altrove, cresce il numero dei disoccupati, mentre le politiche padronali e governative causano la chiusura di fabbriche, mentre le amministrazioni regionali e locali chiudono ospedali e tagliano i trasporti pubblici la Procura della Repubblica si accanisce contro chi si organizza e lotta per affermare il proprio sacrosanto diritto al lavoro.
Non è la prima volta che la Procura della Repubblica prova ad infangare la Vertenza Bros. Già negli anni passati una inchiesta simile si rivelò una vera e propria bufala giudiziaria.
Nel ribadire le ragioni e gli obiettivi della nostra Vertenza i Preacri Bros rilanciano l’allarme democratico circa il tentativo di criminalizzare e soffocare una protesta sociale che non si fermerà fino all’affermazione del diritto al reddito e al lavoro.

Bologna: sgomberato l'ex cinema Arcobaleno occupato

Alle 6 di questa mattina una quarantina fra agenti di polizia e carabinieri circondano i portici davanti all'ex cinema Arcobaleno occupato. La polizia in assetto antisommossa è intervenuta, sgomberando lo stabile e sollevando di peso gli occupanti. Le forze di polizia, chiamate dal sindaco Merola - degno successore dello “sceriffo” Cofferati - hanno sgomberato quel posto, per restituirlo al nulla al quale l’occupazione lo aveva sottratto.
Alle sette una bordata di fischi accoglie la serranda dell'ex cinema che si abbassa e mette fine allo sgombero. Gli occupanti pensano già al dopo: finita l'operazione di polizia sollevano la statua di Santa Insolvenza, simbolo della loro protesta, e la portano in giro per la città. Slogan contro il sindaco urlati col megafono mentre marciano sotto la Questura e il Comune blindatissimo, poi tornano davanti all'ex cinema Arcobaleno e infine, sugli scalini di Sala Borsa, annunciano una conferenza stampa per oggi alle ore 16.
Un luogo pubblico, un luogo che apparteneva alla comunità è stato sequestrato dagli interessi privati. Come accade sempre più spesso gli interessi del profitto, della rendita immobiliare e della speculazione prevalgono sugli interessi della comunità. Avrebbero voluto aprire un supermercato, in quel posto. Ma non ne possono mutare la destinazione d'uso, quindi il cinema ex Arcobaleno, non più cinema, è diventato un buco nero, un monumento al nulla culturale di questa classe politica corrotta e asservita alla dittatura finanziaria. E tale deve rimanere: un monumento al nulla.

15 novembre 2011

Viterbo: Detenuto muore, aveva denunciato pestaggio da parte degli agenti della Polfer


Cristian De Cupis

Una storia già vista troppe volte. Nove novembre, in mattinata, Cristian De Cupis, 36 anni, una vita complicata, come tanti, viene fermato dagli agenti della polizia ferroviaria alla Stazione Termini di Roma. Secondo le forze dell’ordine, con versioni diverse e discordanti, avrebbe dato in escandescenze, un normale fermo che diventa in arresto. Resistenza a pubblico ufficiale o pestaggio vero e proprio? Fatto sta che viene condotto all’ospedale romano di S. Spirito. Presenta lividi in fronte ed escoriazioni, denuncia – su consiglio degli stessi medici – i maltrattamenti ma viene trasferito, per ragioni ancora da comprendere presso l’ospedale di Belcolle, a Viterbo, dove viene sottoposto a tutti gli esami di rito, compresa una Tac. L’arresto viene convalidato, si aspetta solo il termine del ricovero per mandare Cristian agli arresti domiciliari. Chi lo incontra lo definisce a tratti agitato e a tratti lucido, ma nulla lascia presagire il seguito. La mattina del 12 novembre Cristian muore, per cause ancora da accertare. I suoi familiari nel frattempo non vengono a sapere nulla, Ricevono una telefonata quando il decesso è già avvenuto. "Ha denunciato, al Pronto Soccorso di un ospedale di Roma, di essere stato pestato dagli agenti della Polfer che lo avevano arrestato. " denuncia il fratello.
Il garante per i detenuti, Angiolo Marroni, ha già disposto, in attesa dell’esame autoptico, una nota al ministro della Giustizia e a quello dell’interno, per chiedere chiarimenti e approfondimenti.
Sulla morte di Cristian De Cupis, detenuto romano nel carcere di Viterbo, Giovanni Russo Spena, responsabile dipartimento giustizia di Rifondazione comunista, ha dichiarato: “Occorre accertare al più presto le cause della morte di De Cupis. L’episodio è l’ennesima dimostrazione della drammatica situazione in cui versano le carceri italiane: da Stefano Cucchi in poi anche l’opinione pubblica ha realizzato che la tortura, nei nostri istituti di pena, è purtroppo una realtà. Per risolvere il problema delle carceri in questo Paese noi chiediamo e sosteniamo la decarcerizzazione e la depenalizzazione dei reati, per scongiurare o almeno ridurre in primis il sovraffollamento, che è una costante pressoché in tutti i penitenziari italiani. Ci auguriamo che venga fatta luce nel più breve tempo possibile sulla fine di De Cupis. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà alla famiglia del giovane morto a Viterbo”.

C’è però la solita atmosfera di omertà, sembra di rivivere l’incubo della storia di Stefano Cucchi e di tanti altri morti di Stato

14 novembre 2011

Napoli: Tensione tra disoccupati e polizia

A Napoli questa mattina due diverse proteste stanno bloccando la città.
Tensione e scontri a Napoli per un corteo non autorizzato realizzato da un centinaio di aderenti al movimento di disoccupati organizzati «Banchi Nuovi».
Il gruppo di disoccupati si è concentrato in via Vittorio Colonna ed è entrato in contatto con la polizia a piazza San Pasquale. Lì si sono verificate delle tensioni con le forze dell'ordine che hanno intimato loro di disperdersi. Poco dopo il gruppo di manifestanti si è nuovamente riunito in piazza Trieste e Trento dove, ancora una volta, è entrato in contatto con la polizia. Dopo essere stati allontanati dalla polizia, i disoccupati organizzati si sono spostati in una strada parallela a via Roma, nei Quartieri Spagnoli tallonati dalla polizia che presidia la zona che va da piazza Trieste e Trento a piazza Carità.
Un gruppo di lavoratori dell'Arpac, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania, sta invece effettuando un blocco stradale in via Nuova Poggioreale, nei pressi della sede dell'agenzia. I lavoratori protestano contro il mancato pagamento dei loro stipendi e chiedono un incontro urgente con il direttore dell'Agenzia per sbloccare la situazione.

fonte: contropiano.org

Carceri: 58 suicidi in 2011 uno ogni 5 giorni.

Con gli ultimi due suicidi avvenuti a Napoli e Reggio Emilia sale a 58 il bilancio dei detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri italiane nel 2011, una media di un suicidio ogni 5 giorni, mentre sono in totale 164 ad oggi i decessi. Sabato scorso due detenuti si sono suicidati. Erano uomini con gravi problemi psichici. Il primo era stato protagonista, il giorno prima, di una vera e propria notte di follia seminando il terrore in diverse abitazioni ed accoltellando, nel tentativo di ucciderle, la compagna, la madre, la sorella e una vicina. I carabinieri - racconta Riccardo Polidoro, presidente dei 'Il Carcere Possibile Onlus' -lo hanno trovano chiuso in bagno con un grosso coltello. Si è impiccato nella casa circondariale di Poggioreale, riuscendo a fare un cappio con la coperta.
Il secondo era stato condannato, due settimane fa, a 20 anni di reclusione e 5 anni di cura in ospedale psichiatrico giudiziario, per aver ucciso con una pistola e un fucile a pompa, il 25 aprile, l'ex moglie, una vicina di casa e un conoscente. Si è impiccato nell'Opg di Reggio Emilia. "Due storie simili - spiega Polidoro - che hanno in comune anche l'assoluta incapacità del sistema penitenziario di garantire il necessario controllo in situazioni di accertata pericolosità. Se si consente ad una persona reclusa, a 24 ore da folli gesti, di togliersi la vita vuol dire che ormai lo stato di abbandono è totale".
"Per la sopravvivenza dei detenuti, cioè per il cibo, oggi vengono spesi 3,95 euro al giorno, mentre per il trattamento 11 centesimi. Cifre - aggiunge - che non hanno bisogno di commenti e che lasciano comprendere come quello 'stato di emergenza' proclamato dal Consiglio dei Ministri il 29 marzo 2010 e poi prorogato per tutti il 2011, debba essere davvero affrontato, senza più alcun rinvio, con interventi concreti".

fonte TMNews

13 novembre 2011

Cronaca di una partita di pallone fra comunisti e uomini ombra

Alcuni vivono per la politica, molti della politica (Max Weber)

Sabato 29 ottobre del 2011 dentro l’Assassino dei Sogni (il carcere come lo chiamo io) di Massima Sicurezza di Spoleto per la prima volta in assoluto c’è stata una partita di calcio tra una squadra composta da ergastolani ostativi ( cattivi, i colpevoli per sempre) e una composta da dirigenti e militanti del partito di Rifondazione Comunista, da associazioni mutualistiche, politiche e culturali e da lavoratori in lotta della Fiat di Pomigliano.
Per gli ergastolani ostativi tutti i giorni sono uguali, rotondi e vuoti, ma oggi è stata una giornata diversa da tutte le altre. Mi sono svegliato presto, ero preoccupato per il tempo e subito ho guardato fra le sbarre il cielo per vedere se pioveva o se era nuvoloso. Quando ho visto che la giornata non era troppo bella, ma neppure troppo brutta per non poter giocare la partita, ho tirato un grosso respiro di sollievo. All’apertura delle celle sono andato dal dentista e poi subito di corsa al campo sportivo del carcere. Erano già tutti lì prima di me, gli operai cassaintegrati di Pomigliano, Giovanni Russo Spena (ex senatore della Repubblica) Mario Pontillo e Italo Di Sabato (dell'Osservatorio sulla Repressione), Giuliano Capecci dell’Associazione Liberarsi, (un fratello adottivo che mi segue da venti anni) Nadia e Giuseppe della Comunità Papa Giovanni XXIII ( due angeli fra molti diavoli rossi) e tanti altri che io non ricordo i nomi ma il mio cuore ricorda bene i loro visi e i loro meravigliosi sorrisi. Ho iniziato a salutare e abbracciare tutti e subito vengo a sapere che il Ministro di Giustizia ci ha vietato le riprese televisive, ci ha autorizzato solo di fare una foto di gruppo. Peccato, ma non fa nulla, non mi arrabbio, non voglio rovinarmi la gioia di questa giornata diversa da tutte quelle passate e da tutti quelle che verranno. Intanto la partita incomincia, si nota subito che le due squadre sono diverse perché la nostra è composta esclusivamente da uomini ombra (ergastolani ostativi). Poi per miracolo e magia anche gli uomini ombra s’illuminano d’amore sociale e non noto più nessuna differenza fra le due squadre. I miei compagni smettono di essere uomini ombra, mi sembrano pieni di luce come i giocatori dell’altra squadra, sorridono ed esultano ogni volta che segnano un goal.
Finita la partita, per la cronaca cinque a cinque, si va alla biblioteca del carcere e inizia il momento più politico, comunicativo della giornata:

-Anche la fabbrica è diventata un carcere e devi chiedere persino il permesso di andare in bagno

-Finirò la mia pena nel 9.999.999, ma credo che in quel anno non ci sarò più, almeno in questo mondo. Forse sarò da un’altra parte, ma spero che l’aldilà non esista perché non vorrei continuare a scontare la mia pena anche nell’altro mondo.

-Come la maggioranza dei partiti sfruttano la criminalità per farsi eleggere, poi sfruttano pure gli operai per farsi mantenere.

-La condanna più assurda è una pena che non finisce mai, perché non è ragionevole ritenere una persona colpevole e cattiva per sempre.

- Lottiamo insieme e uniti per cambiare e portare legalità e diritti dentro e fuori nelle fabbriche.

-Per prima cosa al mattino quando apro gli occhi guardo le sbarre della mia finestra per assicurarmi che mi trovo dove un giorno dovrò morire. Si vive come morti che respirano, ma che cazzo di giustizia ci potrà mai essere in una pena che non finisce mai?

Poi arrivano le guardie, bisogna andare via, ci scambiamo gli ultimo saluti, gli ultimi abbracci, gli ultimi sorrisi e gli ergastolani ostativi ridivengono uomini ombra, ma con la speranza là fuori di non essere più soli.

Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto, novembre 2011

Reggio Emilia: suicidio all’Opg, internato di 40 anni si impicca in cella

Un uomo di 40 anni, che era internato nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, si è impiccato nella sua stanza questa mattina dopo il colloquio con i familiari. Lo ha reso noto il sindacato della polizia penitenziaria Sappe, aggiungendo che - nonostante l’immediato intervento del personale sanitario dell’ospedale psichiatrico e degli operatori del 118 - non c’è stato niente da fare per l’uomo, “che aveva commesso tre omicidi”.
L’uomo - spiega Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe - era ristretto in uno dei cinque reparti gestiti esclusivamente da personale medico e paramedico, dove si svolge la sperimentazione sulla sanitarizzazione degli ospedali psichiatrici, cioè la gestione affidata al solo personale medico e paramedico, senza la presenza del personale di polizia penitenziaria.
“Dobbiamo ricordare - aggiunge Durante - che esiste una legge che prevede la dismissione di tali strutture, con passaggio delle stesse all’esclusiva competenza della sanità e relativa territorializzazione dell’esecuzione di tali misure. Oggi, in Italia, esistono sei ospedali psichiatrici, ognuno dei quali ha una competenza extraregionale. Ogni regione dovrebbe dotarsi di una propria struttura, per ospitare gli internati appartenenti al proprio territorio. L’Emilia-Romagna ha già firmato un protocollo d’intesa con il Dipartimento dell’ Amministrazione penitenziaria, anche se al momento sembra che nessuna delle regioni interessate abbia individuato la struttura per ospitare gli internati. Bisogna comunque tenere conto del fatto che alcuni di questi internati sono soggetti molto pericolosi, per i quali è necessario dotarsi di strutture adeguatamente attrezzate”.
È Omar Bianchera, un autotrasportatore di 45 anni che il 25 aprile dello scorso anno aveva ucciso nel Mantovano - con due pistole e un fucile a pompa - l’ex moglie, una vicina di casa e un conoscente con cui in passato aveva avuto rapporti di affari, l’uomo che si è impiccato questa mattina nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia.
Appena due settimane fa, il 28 ottobre, Bianchera era stato condannato a vent’anni di carcere più cinque di cura in ospedale psichiatrico. La sentenza era stata pronunciata a porte chiuse dal Gup di Mantova, Gianfranco Villani; il Pm aveva chiesto l’ergastolo. Sulla sentenza ha pesato la perizia psichiatrica che aveva dichiarato l’imputato seminfermo di mente. Bianchera - già detenuto nell’Opg reggiano - aveva assistito impassibile all’udienza e alla lettura della sentenza.
L’uomo, dopo il triplice omicidio compiuto tra Volta Mantovana e Monzambano, era fuggito per essere poi rintracciato ad Anfo, nel Bresciano, dove si era arreso senza opporre resistenza.

fonte: Ansa

11 novembre 2011

La storia di Malik noi non l'archiviamo !

NON E' SUCCESSO NIENTE...

Nella giornata di mercoledì 12 ottobre abbiamo appreso dai legali di Malika Yacout che il medico legale e l'ufficiale Giudiziario imputati di "violenza privata" e "lesioni personali in concorso di reato" NON SONO
STATI RINVIATI A GIUDIZIO, questa è la decisione del Giudice dell'Udienza Preliminare, quindi il caso è chiuso, e il procedimentoarchiviato...
Non è successo niente...
Il giorno dello sfratto il 3 dicembre del 2004, Malika (cittadina italiana e marocchina) era in avanzato stato di gravidanza (al sesto mese), viene bloccata, strattonata e gettata per terra da cinque uomini, e mentre la  tengono ferma, le vengono praticate due iniezioni pesantissime per sedarla, si saprà, diversi giorni dopo, che i farmaci in questione sono due neurolettici, Largactil e Farganese. Questi farmaci possono avere, come sottolineato anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità effetti dannosi sul feto in qualsiasi periodo della gravidanza.
La donna viene accompagnata al reparto di Psichiatria di S.M.NUOVA con un TSO, mai convalidato da nessuno...eppure il Trattamento Sanitario Obbligatorio le è stato APPLICATO...
Oltre al danno la beffa! Infatti questa settimana Malika ha avuto, dopo 6 anni, la dichiarazione di Ballerini (psichiatra, all'epoca primario di S:M:Nuova, ma che non era presente al momento del TSO) che Malika non è e non era affetta da nessuna patologia psichiatrica. Dichiarazione fondamentale che nessun giudice e nessun avvocato ha mai preso in considerazione.
Insomma, una serie di abusi che vanno dal sequestro di Persona alle alle minacce, dalla violenza privata all'abuso d'ufficio, alle lesioni (quelle provocate alla figlia che oggi ha 6 anni) ma secondo il Giudice
non è successo niente.
Insieme a Malika e al suo avvocato è stato deciso di fare ricorso in appello per riaprire il caso e, qualora si chiudessero tutti i gradi di giudizio, faremo anche ricorso alla corte di giustizia europea.
Intanto in questi giorni è stato informato il consolato del Marocco, che avrebbe il dovere di prendere posizione.

Le donne del Movimento di Lotta per la Casa e il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud continueranno la comune battaglia per richiedere VERITA' E GIUSTIZIA sul quel BARBARO episodio.

sabato 12 novembre presidio 10.30 Piazza San Firenze  a seguire conferenza stampa alle ore 11.30.

 
Le donne del movimento di lotta per la Casa di Firenze
Il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa

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