11 novembre 2011

Testimonianze: l'omicidio di Carrus Maria Rosanna

Buongiorno mi presento sono Massimo Uccheddu figlio della signora Maria Rosanna Carrus Vedova pensionata di 71 anni uccisa e data alle fiamme nella sua casa in sardegna Comune di Siliqua provincia di Cagliari da tre ragazzini del paese (di cui 1 minorenne all’ epoca dei fatti )e ritrovata nella sua casa semicarbonizzata il 10 Aprile 2010 dai vigili del fuoco intervenuti x domare l’ incendio divampato nel cuore della notte.SILIQUA è 1 PAESINO CON CIRCA 4000 ABITANTI e si conoscono tutti ;la rapina in casa in danno agli anziani soli era un abitudine che alcune persone attuavano gia da tempo ( anni ) e tutti in paese sapevano chi erano queste persone : lo dicono tutti anche le forze dell’ ordine solo che loro hanno a loro dire le mani legate perché la gente non li aiuta…………
Ci sono molti lati oscuri che vanno chiariti in questa vicenda,innanzitutto le forze dell’ ordine erano state allertate prima che accadessero i fatti ma( nell’ occasione una persona era andata in caserma a denunciare che alcune persone avevano espressamente dichiarato di voler entrare a casa di mia madre e di un altro anziano per rapinarli,fornendo anche nomi e cognomi delle stesse che in seguito si sono rivelate autori dei fatti, e tutto questo risulta agli atti della magistratura ) non hanno fatto nulla dopo 11 dico undici rapine in casa a danno di anziani indifesi commesse nell’arco di 6 mesi questi signori non fanno niente.( l’ultima prima di mia madre il giorno 02 Aprile 2010 con tanto di denuncia presentata alle stesse autorità)6 giorni prima……….
Dalla mattina del giorno 08 Aprile 2010 ore 10,30 quando come da verbale di servizio la persona a conoscenza dei fatti si presenta in caserma per denunciare non viene redatto nemmeno un verbale delle dichiarazioni, alla stessa viene chiesto di lasciare un recapito telefonico per essere contattata da un superiore.
Il superiore contatta telefonicamente la persona informata sui fatti alle 18,30 circa dello stesso 08 Aprile 2010 e la persona conferma telefonicamente quanto detto nella mattinata al suo subordinato,nessuno si sogna di andare ad avvisare mia Mamma soprattutto chi per dovere ha l’ obbligo di prevenire certi crimini……….sembra pazzesco ma è tutto vero e questo è quanto risulta dalla documentazione messa agli atti dalla magistratura non mi stò inventando niente,,,peccato che quando si toccano certi tasti o certi appartenenti alle forze dell’ ordine si sollevano muri di gomma e certa stampa addomesticata ti ascolta ma poi scrive quello che gli pare per non mettere in imbarazzo quei membri di certe forze dell’ ordine che gli danno le notizie fresche da mettere in esclusiva dimenticandosi però che prima si dovrebbero avvisare perlomeno i figli della vittima cosa che con noi non è avvenuta, anzi ; mentre sindaco funzionari e lacchè vari si complimentavano tra di loro con sorrisi ( cosa avevano poi da ridere )e strette di mano davanti alle telecamere della tv locale noi figli della vittima eravamo confinati in albergo( cercato da noi……che si arrivava con il traghetto dalla Brianza) nella più totale disinformazione con la scusa che non ci potevano dire nulla perché c’ era un indagine in corso……..ma come con la stampa parlate alla tv fate dichiarazioni e a noi non ci avvisate e non dite niente per via delle indagini?
Mi son detto qui c’è qualcosa che non ci dicono……..e infatti poi il 27 Ottobre 2010 sono andato a Cagliari presso la cancelleria del tribunale a ritirare tutti i documenti messi agli atti dal pubblico ministero………..e leggendo quei documenti ho capito perché a noi figli non hanno detto niente………hanno cercato di coprire le loro mancanze mia Mamma è stata uccisa lo stesso giorno : il 08 Aprile 2010 alle 14,00 15,00 circa dopo essere stata aggredita nel cortile di casa sua ,picchiata imbavagliata legata e soffocata con una maglietta spinta in fondo alla gola mentre uno dei due maggiorenni la immobilizzava l’ altro metteva a soqquadro tutta la casa in cerca di denaro e oggetti di valore e poi veniva aiutato dall’ altro perché mia madre aveva perso i sensi……..mentre il minorenne faceva il palo fuori nelle vie circostanti controllando che non vi fossero in giro i tutori dell’ ordine e della “pubblica sicurezza”dichiarazioni a verbale di indagato in procedimento penale dopo che lo stesso aveva chiesto di essere sentito dal magistrato in carcere e altra dichiarazione a verbale dell’ altro indagato sentito in seguito sempre dal magistrato.
Il giorno 08 Aprile in tarda serata la persona a conoscenza dei fatti contatta gli appartenenti alle forze dell’ ordine per riferire che ha notato un anomalia in casa di mia madre la serranda basculante è aperta cosa che non è nelle abitudini di mia madre ,i tutori dell’ ordine si fermano controllano i cancelli e risultano chiusi guardano con il faro brandeggiante in dotazione e vedono le persiane chiuse e il portoncino all ‘interno del cortile accostato come se fosse chiuso ma non si accertano suonando il campanello o chiamando mia madre ne mai l’ hanno fatto nell’ arco di tutta la giornata.nel frattempo gli esecutori della rapina come da loro dichiarazioni rese a verbale d’ interrogatorio stanno già aspettando il momento opportuno per rientrare in casa di mia madre e hanno pianificato un incendio per poter cancellare le tracce del loro passaggio visto che uno di loro è pregiudicato ed entrambi non avevano guanti.
Praticamente entrano dal retro come avevano già fatto nel primo pomeriggio durante la rapina e (si verrà poi a sapere leggendo gli atti anche la notte precedente senza esito perché mia madre era chiusa in casa)usando gli abiti le lenzuola e le coperte come delle micce e dirigendole da una stanza all’ altra imbevendo le stesse con liquido infiammabile appiccano un incendio nel piano abitativo della casa, nel seminterrato dove si trova una cucina rustica c’è il corpo di mia madre ormai senza vita, a loro dire e come risulta anche dal referto del medico legale,i due prendono un materasso lo sistemano sopra il corpo di mia madre lo imbevono di liquido infiammabile e con lo stesso fanno una scia fino alla porta che da sul cortile e poi danno fuoco e scappano scavalcando il muro di cinta.
E già la terza volta che entrano in casa di mia madre e 2 volte nello stesso giorno in cui sono state allertate le forze dell’ ordine.
Ora io mi faccio queste domande :i tutori dell’ ordine a noi dicono che nessuno li aiuta…….ma quando un cittadino rompe il muro del silenzio e li aiuta loro cosa fanno? Non si degnano di avvisare mia Mamma ne controllano le persone segnalate nonostante l’ ultimo colpo l’ abbiano fatto 6 giorni prima e quando vengono invitate a notare certi particolari rilevanti trattano gli argomenti con superficialità dopo ben 11 casi già accaduti e sapendo che le persone segnalate sono quelle che commettono questi reati .Hanno controllato a loro dire e sempre se questo si chiama controllare…. solo la parte davanti della casa e dietro? Forse i rapinatori conoscevano meglio il territorio di loro?
Veniamo al giorno 09 Aprile 2010 tutto tace nessuno si presenta a casa di mia madre cosi per curiosità x vedere se x caso è stata rapinata se quella basculante lasciata aperta è stata 1 dimenticanza se per caso ci viene voglia di avvisare la signora se si ha anche voglia di chiedergli se ha notato qualcosa di strano scambiare due chiacchere accertarsi che sia viva……insomma fare il lavoro per cui sono pagati oltre ad aver prestato giuramento e aver letto in che cosa consiste il lavoro che hanno scelto…….
Macche neanche l’ ombra di una divisa…….pero come da quanto risulta agli atti qualcuno si muove e con l’ aiuto di altre persone va a verificare come mai in paese non si parla dell’ incendio che hanno appiccato nella notte e manda prima qualcun’ altro a controllare e poi si accerta personalmente e vede che a parte qualche segno di bruciatura visibile dal cancello sul retro la casa è ancora li…però strano che le forze dell’ ordine non siano passate nella strada che da sul retro della casa se passavano e si affacciavano vedevano i segni che il fumo aveva lasciato sopra la facciata all’ altezza della porta che da sul cortile e invece niente……e magari passando avrebbero incrociato i rapinatori e ora anche assassini che andavano a controllare e invece niente ancora…….
Quindi per tutto l’ arco della giornata (a parte le perlustrazioni dei criminali e di alcuni loro amici fiancheggiatori che erano al corrente dell’ omicidio e dell’ intenzione dei criminali di appiccare un ulteriore incendio più devastante (come dichiarazione messa a verbale quindi agli atti) che facesse crollare tutta la casa)nessun tutore dell’ ordine viene colto dal dubbio e si premura di andare a controllare.
Magari si faranno un giro di sera o di notte e invece nulla anche stavolta……
I criminali invece ci tornano a casa di mia madre e passano dalla parte davanti ,dall’ ingresso principale rompendo la serratura del cancello e aprendo la famosa basculante( mai controllata in precedenza e lasciata accostata )mettono la diavolina su un’ auto parcheggiata nell’ autorimessa e danno fuoco.
Si allontanano e vanno a casa di uno dei due poi uno di loro torna indietro per controllare che l’ opera proceda ma tornando vede che il fuoco si è spento, allora ritorna a casa del complice e lo convince a ritornare sul posto per appiccare un nuovo incendio.
Detto fatto entrando sempre dall’ingresso principale riappiccano l’ incendio e questa volta la casa va in fiamme alle ore 03,00 circa della mattina del 10 Aprile 2010 i vicini sentono le pignate dell’ autorimessa esplodere e chiamano i vigili del fuoco il resto è storia di cronaca riportato dalle tv nazionali e dai quotidiani con farciture e fantasie varie tranne che per alcuni più vicini alle forze dell’ ordine che avevano l’ imbeccata giusta.
Morale la persona che ha avvisato le forze dell’ ordine è stata intervistata da un inviato di un’ emittente privata con la promessa che l’ intervista si sarebbe svolta nell’ anonimato e con la voce contraffatta , peccato che le promesse si sono rivelate parole al vento ed è stata riconosciuta e minacciata di morte per aver denunciato le intenzioni di quei criminali.
Ora si trova in una località lontana ma ha perso il lavoro , le forze dell’ ordine non la proteggono ne la aiutano altri organi governativi, anzi qualcuno che indossa la divisa si è anche permesso di intimidire questa persona dicendo che innanzitutto la hanno minacciata due donne( come se le donne non sono in grado di portare a compimento delle minacce fatte tra l’ altro in presenza di appartenenti alle forze dell’ ordine e testimoni dichiaranti vari di cui agli atti, nonostante questo senza alcun riscontro di altri organi competenti in materia e con il chiaro intento di attribuirsi i meriti della cattura dei criminali dicendo quelli li curavamo già da 1 anno e mezzo e li prendevamo anche se non c’eri tu.
Ma allora perché non li avete presi? Perché mia Mamma è morta assassinata?perchè dopo 5 volte che sono entrati in casa e hanno fatto quello che han voluto si lavano la faccia con il sangue di mia Mamma e nessuno ci dice dove erano e cosa aspettavano ad intervenire?
Premetto che in quel periodo ( Aprile 2010 )si era in campagna elettorale per le provinciali e un po’ tutti a partire dal sindaco che ci ha fatto un sacco di promesse ( far portar via le masserizie e i mobili bruciati all interno della casa a spese del comune quando ci avessero dissequestrato la casa)rivelatesi poi prese in giro di cattivo gusto…..(sono andato in Comune per chiudere le utenze e mi hanno consegnato il modulo x pagare l’ i.c.i. e la t.a.r.s.u. dicendomi che anche se la casa era andata bruciata ed era sotto sequestro erano dovute…….vergogna non avevo fatto il funerale a mia Madre e già chiedono soldi )il tutto per lavarsi la faccia in periodo di elezioni, a quel signore ho scritto 2 volte mai risposto.
Queste sono cose che lasciano rabbrividire se penso che la nostra sicurezza dipende da certa gente e gli esiti del loro operato sono il favoreggiamento all’ esecuzione di :rapine con percosse ai danni degli anziani soli ed indifesi con risvolti come l’ efferato delitto di mia Mamma ,incendi dolosi ad auto ed abitazioni e dopo…….il menefreghismo totale: la schifosa farsa di approfittare della situazione per attribuirsi dei meriti e coprire i demeriti e la negligenza del loro operato con un arroganza che ha del grottesco ci hanno provato anche con me appena arrivavo in paese si presentavano subito e mi chiedevano signor Uccheddu quando riparte?poi siccome hanno capito di che pasta sono fatto hanno cominciato a chiedere ad altre persone se sapevano cosa io facevo in paese di che e con chi parlavo dove andavo cosa avevo in mente e quando me ne andavo….
Io in paese ora ci sono rimasto anzi ho pure fatto la residenza…..perchè non chiedono alle famiglie di quei delinquenti quando se ne vanno?

Io non me ne vado e non mollo…….
Detto questo sono in possesso di tutti i documenti AGLI ATTI compresi i filmati del R.I.S. immagini crude e che fanno riflettere.
Se qualcuno pensa che questa storia meriti dell’ attenzione……..come questa ce ne sono tante perché si leggono tutti i giorni sui giornali.
Anziani ci vogliamo diventare tutti chi ha lavorato una vita facendo sacrifici ha il diritto di vivere la vecchiaia in tranquillità e protetto.
Contattatemi metterò tutto il materiale in mio possesso a disposizione perché venga a galla la verità scritta in quei verbali ,fate cadere questa moda infame.


P.S. il giorno 24 01 2011 presso il Tribunale dei Minori di Cagliari alle ore 09,00 ci sarà la prima udienza dibattimentale del processo a Porte Chiuse che vede imputato il Minore all’ epoca dei fatti(ora maggiorenne: lo è diventato due mesi dopo l’omicidio IL 22 06 2010 però gode della tutela delle leggi che regolano il trattamento dei Minori): noi figli della Vittima possiamo partecipare Ascoltare Senza intervenire e senza alcun diritto di replica se non solo a cose fatte cioè a Sentenza Emessa ed Inappellabile DA PARTE DELLE PERSONE OFFESE Con un eventuale Memoriale…….
Oltre al Dolore al Danno e i problemi ( economici non indifferenti Perché poi ci sarà un altro procedimento per i 2 maggiorenni coinvolti ed esecutori materiali dell’omicidio e i processi costano)che dovremo affrontare Io ,Mia Sorella Rita e le nostre Famiglie, ecco La beffa…….processo rinviato al 03 marzo 2011 perchè al P.M. mancano i verbali di 2 interrogatori.........ma come dobbiamo arrivare noi da milano per dargli copia durante il processo? a quegli interrogatori ha partecipato anche il P.M. perchè è 1 indagine congiunta, e poi c'è anche la sua firma su quei verbali....... ( il P.M. sostiene che c'è stata una mancanza del suo ufficio ) la difesa del minore chiede che vengano refertati gli esiti degli esami istologici :sono Stati effettuati durante l' autopsia dei prelievi su quel che resta del corpo di mia mamma si parla della data del 14/15 aprile 2010 e tuttora non si sà come mai quegli esami non sono ancora stati effettuati eppure hanno fatto la spola tra CAGLIARI e ROMA....COME SE IN QUESTO LASSO DI TEMPO IN QUEI LABORATORI SI FOSSE FERMATO IL MONDO E QUINDI??? IL P.M. decide comunque di andare al giudizio immediato senza fornire una motivazione valida........morale come già detto sopra processo rinviato tanto noi coglioni buttiamo via soldi tempo e salute e chi paga siamo noi di tasca nostra e le nostre famiglie a cui facciamo mancare il pane..........ma chi se ne frega? mica pagano loro e il tempo i sacrifici e la salute mica sono loro........beh io penso che abbiamo già pagato abbastanza ma al P.M. non basta e quindi in una assurda quanto inqualificabile ricostruzione della persona di mia mamma tira fuori sbagliando pure le date nonostante avesse davanti ( lo spero ) copia degli atti , tutto quello che sa fare è dire che mia mamma era 1 persona che parlava da sola.........perchè molti anziani che vivono da soli lo fanno..........MA QUESTO P.M.???? CHI CE L' HA MESSO LI ????? non mi invento niente quanto e accaduto viene registrato e trascritto per nostra fortuna ADESSO BASTA X FAVORE DATECI VOCE AIUTATECI VOI

QUESTI SONO INDIRIZZI WEB SU CUI POTETE TROVARE IMMAGINI NOTIZIE E VIDEO INERENTI LA VICENDA DI MIA MAMMA

Certo di un vostro gentile riscontro.

Vogliate gradire: Cordiali saluti.

Massimo Uccheddu


10 novembre 2011

Processo Cucchi: infermiera testimonia “mi disse che a picchiarlo furono i Carabinieri”

Continuano le udienze del processo per accertare le cause della morte del giovane Stefano Cucchi. Il romano 31enne, arrestato con l’accusa di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti, morì dopo un ricovero durato quattro giorni nel reparto penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini.
Imputati nel processo che si svolge in Corte d’Assise sono tre guardie penitenziarie, tre infermieri e sei medici. Ieri è stato uno di quei giorni in cui un testimone è venuto a confermare quanto detto durante la fase di indagine. Si tratta di una delle infermiere dell’ospedale Sandro Pertini, Silvia Porcelli: “Stefano Cucchi mi disse che qualcuno gli aveva menato e che erano stati i carabinieri - ha detto.
Quando dissi a Stefano che avrei dovuto chiamare gli agenti come testimoni di quello che mi diceva - ha aggiunto Porcelli - lui, mentre stavo per uscire dalla stanza, mi disse “non chiamare nessuno, tanto non lo ripeto”. Da quel momento ha cominciato a negare tutto, anche il fatto che aveva già detto di essere celiaco”. Ieri in aula è stato anche visto un video dei sotterranei delle celle del tribunale, dove secondo i pm Cucchi fu picchiato dagli agenti penitenziari, pestaggio suffragato dalla testimonianza Yaya Samura già raccolta in incidente probatorio. La difesa degli agenti ritiene che da quella posizione era impossibile vedere. Mentre secondo i pm la visuale era adeguata.

fonte: il manifesto

9 novembre 2011

15 Ottobre: arrestato un 19/enne

Un altro giovane è stato arrestato per gli scontri alla manifestazione dello scorso 15 ottobre, nella capitale. Si tratta di un ragazzo di diciannove anni, romano, finito ai domiciliari, che aveva tentato di assaltare il mezzo idrante della polizia in piazza S.Giovanni. L'accusa è di devastazione, saccheggio e resistenza pluriaggravata. La misura restrittiva è stata emessa dal gip Riccardo Amoroso nell'ambito delle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti e avviate dagli agenti del commissariato Trevi della questura di Roma.

Omicidio Cucchi: video conferma versione del supertest

La pubblica accusa, al processo per la morte di Stefano Cucchi in corso davanti alla corte d’assise di Roma, ha mostrato nell’udienza un filmato realizzato dai tecnici della polizia scientifica con le riprese delle camere di sicurezza in cui il trentenne geometra romano venne portato la mattina del 16 ottobre 2009, poche ore dopo il suo arresto per detenzione di una piccola quantità di droga, in attesa dell’udienza di convalida del fermo. In questi luoghi, secondo l’accusa, Cucchi fu picchiato da alcuni agenti della polizia penitenziaria; dopo l’udienza fu portato a nel carcere di Regina Coeli, da qui al pronto soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli e poi nel reparto di medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini, dove morì una settimana dopo l’arresto.
Il filmato è stato realizzato il 24 novembre 2009 alla presenza di Yaya Samura, il testimone originario del Gambia il quale sostiene di aver visto alcuni uomini “con la divisa blu” picchiare Stefano. In particolare Yaya Samura disse di aver visto la scena dallo spioncino della camera di sicurezza in cui lui era rinchiuso; lo spioncino è stato ripreso dai tecnici della Scientifica, i quali hanno anche realizzato la ripresa di ciò che da quel piccolo spazio era possibile vedere. Il testimone era chiuso nella cella numero 5, mentre Cucchi si trovava nella numero 3.

Rovigo: picchia un detenuto, ex agente penitenziario condannato

Era già finito in manette per aver chiesto 2.500 euro a un detenuto in cambio dell’uso del proprio cellulare. E due anni fa era stato rinchiuso nel carcere di Padova, con un anno e cinque mesi da scontare per corruzione. Ma per l’ex agente di polizia penitenziaria Luigi Marini, 42 anni, non è finita, perché tra capo e collo gli fiocca un’altra pena. Ieri il tribunale lo ha condannato a un anno e mezzo di reclusione per le lesioni procurate a un detenuto. Assoluzione piena invece, come chiesto dal pm Stefano Longhi, per il reato di abuso d’ufficio.
Il rodigino, residente a Costa, era imputato per alcuni episodi avvenuti all’interno della casa circondariale di via Verdi nel gennaio 2005. In un caso era stato accusato di aver percosso un detenuto con un manico di scopa. Un’altra volta Marini, invece di riportare in cella un carcerato, l’aveva condotto in quella di altri due, permettendo che lo prendessero a schiaffi. Gli episodi sono stati confermati da circostanze e testimoni e alla fine è arrivata la condanna: un anno e sei mesi per lesioni. Caduta invece l’accusa di abuso d’ufficio, per la quale l’agente è stato assolto.
Marini, addetto alla vigilanza della sezione maschile, ha già alle spalle una serie di grane giudiziarie. Anni fa era stato condannato a sette mesi di reclusione (pena sospesa) per il favoreggiamento di un detenuto, per conto del quale aveva portato all’esterno del carcere di via Verdi alcune lettere. Quindi, nel 2007, era scoppiato il caso del cellulare ceduto a un carcerato in cambio del pagamento di 2500 euro. In realtà si trattava di un agente sotto mentite spoglie. Una trappola messa in atto dalla Squadra mobile, dopo che alcuni suoi colleghi si erano insospettiti per alcuni comportamenti troppo confidenziali di Marini con i detenuti. Due anni fa la condanna a un anno e cinque mesi, con ordinanza di carcerazione a Padova. E ieri ecco la nuova botta da un anno e sei mesi: l’ultimo conto rimasto da saldare.

fonte: Il Gazzettino

8 novembre 2011

Democrazia sospesa in Val di Susa

La Val di Susa è la cartina di tornasole dello scivolamento democratico in atto, di un'alterazione della forma di governo parlamentare. Come nel ricorso continuo a decreti leggi a Roma, così nelle ricorrenti ordinanze prefettizie - per sgomberi e zone off-limits - in Valle, qualcosa non torna. Entrambi dovrebbero essere adottati solo in casi straordinari di necessità ed urgenza. Non è così. Perché, allora, stabilizzare l'emergenza? Se lo sono chieste due studiose di diritto, Daniela Bauduin (avvocato, recente autrice con Giancarlo Ferrero di L'economia sommersa e lo scandalo dell'evasione fiscale, Ediesse) ed Elena Falletti (ricercatrice di diritto privato comparato), che hanno analizzato le ordinanze emesse dalla prefettura di Torino da giugno a ottobre. Partiamo dalla prima, che ordinò lo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena (il presidio No Tav a Chiomonte), emessa il 22 giugno e notificata il 27.
Il provvedimento si richiamava all'articolo 2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, secondo il quale il prefetto nel caso di urgenza o grave necessità pubblica, ha facoltà di adottare provvedimenti indispensabili per la tutela dell'ordine pubblico. Articolo, ricordano Bauduin e Falletti, dichiarato parzialmente illegittimo - nei limiti in cui attribuisce ai prefetti il potere di emettere ordinanze senza il rispetto dei principi giuridici - dalla Corte costituzionale nel 1961, che invitò il legislatore a intervenire. Ma il testo è rimasto inalterato e «molti prefetti hanno emesso provvedimenti spesso oggetto di censure di legittimità». In realtà, le ordinanze prefettizie non dovrebbero mai essere in contrasto con la Costituzione. Gli strumenti ordinari, davvero, non bastano? Il pretesto dell'urgenza non regge di fronte a una protesta che dura da 22 anni. Sono poi arrivate le ordinanze del 29 luglio e del 30 settembre, quasi identiche, reiterate e prorogate che hanno, tra l'altro, vietato l'ingresso e lo stanziamento nell'area di persone cose e mezzi estranei alle attività di cantiere. Nemmeno un mese dopo, ecco quella prima della manifestazione del 23 ottobre, con la «zona rossa» istituita dal prefetto, che ha esteso l'area interdetta all'accesso dei manifestanti di alcuni chilometri. È seguita un'ordinanza della Questura, paventando una linea di «tolleranza zero». Provvedimenti «esorbitanti» e «in odore di incostituzionalità». «Questi strumenti - spiegano le studiose - rafforzano il ruolo del governo per far fronte a un'emergenza, che però viene qualificata come tale dallo stesso soggetto che esercita il potere straordinario.
Ne consegue l'ampia discrezionalità del prefetto. Le ordinanze dovrebbero essere giustificate da un contesto di eccezionalità e provvisorietà, senza nascondere problemi strutturali e persistenti. Diversamente, si altera la forma di governo democratico-parlamentare». Il legittimo diritto alla sicurezza «non può prevaricare sul diritto di manifestare liberamente il proprio dissenso».

Mauro Ravarino da il manifesto

Misteriosa incursione a casa dell'amico di Giuseppe Uva

La casa di Varese dove abitò Giuseppe Uva è stata devastata da ignoti, nella notte tra venerdì 4 novembre e sabato 5, in via Turati, a Biumo Inferiore. Nell’appartamento vive oggi Alberto Biggiogero (foto), l’amico di Giuseppe, il giovane che la notte in cui l'artigiano 42enne fu fermato si trovava con lui nella caserma dei carabinieri. E che ha depositato, due anni fa, una memoria alla procura della repubblica in cui sostiene di avere sentito, dalla stanza accanto, le urla dell’amico e un continuo andirivieni di carabinieri e poliziotti. Biggiogero, com'è noto, chiamò il 118 con il cellulare mentre si trovava ancora nel comando di via Saffi e implorò ai sanitari di inviare un’ambulanza «perché stanno massacrando un ragazzo». Attraverso il suo legale, Stefano Bruno, ha denunciato di aver subìto lo scasso di una porta finestra, al piano terra, effettuato probabilmente con un badile; chi ha compiuto il gesto è penetrato nell’appartamento e ha aperto tutti i cassetti, spaccando oggetti e mobili – anche un mobiletto del bagno - ma non ha portato via nulla, nemmeno il televisore e due stereo hi fi. La denuncia è stata spedita per raccomandata, questa mattina, alla procura della repubblica e ipotizza un gesto di deliberato vandalismo.
A questo si aggiungono le minacce via telefono compiute da ignoti. Biggiogero racconta di aver ricevuto, negli ultimi due anni, tre chiamate anonime, in cui una voce non meglio identificata gli diceva di guardarsi alla spalle. L’ultima, secondo quanto ha scritto, gli è giunta dopo il servizio tv de Le Iene, a ottobre, quando comparve accanto al giornalista inviato dalla tv: «Sei Alberto Biggiogero? – ha detto la voce dall’altro capo della cornetta – vieni bene in video, ma stai attento e guardati le spalle». In un’altra occasione, la voce al telefono gli ha detto che lui avrebbe fatto la stessa fine del suo amico.L’uomo è molto spaventato: l’episodio di venerdì notte era stata già verbalizzato agli agenti del 113 di turno, ma la denuncia dell’avvocato Stefano Bruno (che depositerà domani le carte anche di persona) mette adesso in diretta relazione gli episodi della casa devastata e delle minacce telefoniche, con il ruolo di testimone (in realtà ha solo depositato una memoria) avuto dal ragazzo nel caso della morte di Giusepe Uva. Ovviamente sono ipotesi tutte da verificare ma intanto, rinvolgendosi al suo legale, Biggiogero ha inteso tutelarsi, anche su consiglio dell’avvocato Fabio Anselmo, parte civile al processo incorso a Varese.

fonte: VareseNews

6 novembre 2011

"Malapolizia", la linea sottile tra ordine pubblico e abuso di potere

Molti anni dopo, di fronte a un cadavere con dodici costole fratturate e la milza spappolata di un ragazzo morto nelle procedure d'arresto, faccia a terra, con i segni delle manette - qualsiasi "nerista" scriverà che si tratta di un nuovo caso Aldrovandi. Lo scriverà, sebbene con mille cautele e condizionali all'ingrosso. Riporterà invece puntualmente le dichiarazioni dei vertici di polizia o carabinieri, parole rassicuranti che, anche di fronte all'evidenza, ci marceranno pescando nel repertorio della retorica delle "mele marce". Ma quel nerista non potrà non fare cenno al caso Aldrovandi.
Era l'alba di una domenica di settembre del 2005 quando il diciottenne ferrarese restò ucciso nel corso di un misterioso e violento «controllo di polizia» di fronte al cancello dell'ippodromo della sua città. Chi parlò a nome della Questura usò proprio questa formula «controllo di polizia». Ma i giudici scopriranno che già era partita la macchina del depistaggio. Da allora il caso Aldrovandi è l'archetipo della «malapolizia», un termine coniato da Liberazione - il primo quotidiano a raccogliere la denuncia di Lino e Patrizia, i genitori del ragazzo - per indicare i misteri e la mole di abusi nel "normale" svolgersi delle funzioni di polizia. Qualcosa di diverso ma non meno feroce dalla "straordinaria" repressione vista in atto sulle strade genovesi o alla Diaz e a Bolzaneto. Qualcosa di quotidiano, consuetudinario. Normale, appunto. Così normale che più di tre quarti dei colleghi dei quattro indagati, duecentocinquanta agenti della questura estense, manifesteranno in varie forme la propria solidarietà alle ultime quattro divise che videro vivo un ragazzo disarmato, incensurato, inerme, che non stava commettendo alcun reato. La condanna dei quattro in fondo a una faticosissima inchiesta della famiglia, sostenuta da una campagna di solidarietà in diverse città, ha scosso la proverbiale prudenza dei "neristi", assuefatti al flusso di notizie ben pastorizzate distribuite dagli uffici stampa delle forze dell'ordine. Da allora, infatti, sono usciti un bel po' di articoli, programmi tv e libri su quello e su altri casi di malapolizia.
Questo libro ha il merito di averne messi in fila un bel po', nell'assenza di qualsiasi statistica ufficiale, e di aver cercato un filo nero che li collegasse. Perché non è vero che di certe cose la stampa non ne parli. All'epoca del web è quasi impossibile che un fatto di cronaca venga insabbiato. E' vero che la stampa mainstream soffre di una dipendenza dalle fonti ufficiali - un giudiziarista penderà dalle labbra della Procura, un nerista da quelle dei comandi e così via - che ha l'effetto collaterale di produrre censura e autocensura. E' vero che, dopo il clamore del caso Aldrovandi, quel tipo di stampa ha imparato a parlarne come sa fare lei: trasformando in spettacolo il dolore di chi, scaraventato sulla scena pubblica dalle manganellate letali di un tutore dell'ordine su un figlio o un fratello, è costretto a rivivere lo strazio più immane della propria vita inseguendo brandelli di verità e giustizia. Così può accadere che Giuliano Giuliani, un decennio dopo l'omicidio di suo figlio in piazza Alimonda, sia ancora in giro per l'Italia a mostrare il filmato dell'agonia di Carlo. Oppure Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, morto dopo essere desaparecido per sei giorni tra un carcere e un repartino penitenziario di un ospedale romano, si senta chiedere da un noto anchorman dell'ammiraglia Mediaset: «Ma com'era suo fratello da bambino?». Bisogna fare pena se non si riesce a ribaltare i ruoli - come è capitato a Carlo come è stato tentato con Federico. E alla fine faranno pena tutti, aggressori e aggrediti perché resta potente la retorica pasoliniana dei figli del popolo. Tutto il dolore possibile va in scena, anche il sangue buca lo schermo, purché si eviti un ragionamento pubblico su che tipo d'uomo scelga di fare il poliziotto o il carabiniere al tempo del nuovo modello di difesa e della tolleranza zero. E di quale tipo di agente riesca a far carriera operando in quello che ormai appare come il fronte interno della guerra globale. Il Viminale e Viale Romania, quartier generali di ps e carabinieri, preferiscono distrarre l'opinione pubblica fornendo tutto il know how all'industria della fiction e perfino la pletora di sindacati di polizia, con marginali eccezioni, si sottrae al confronto pubblico sulla "malapolizia", ovvero sul moltiplicarsi di episodi di devianza da parte di cittadini in divisa e sulla relazione che questa devianza ha con i processi di rimilitarizzazione, con il modello di reclutamento e formazione in auge. E tutti si rifiutano di accettare perfino blande misure - come un codice alfanumerico sul casco di chi agisca travisato in ordine pubblico - che garantiscano i cittadini con la divisa o senza. Anzi, una delle sigle più importanti, ha inviato propri osservatori in Val Susa «per monitorare il comportamento dei manifestanti» e ha istituito una «help line telefonica» per i colleghi che occupano militarmente la valle a cui si promette «assistenza a 360 gradi gratis, anche legale se sarà necessario».
Da sempre gli unici posti al mondo in cui la gente si massacra cadendo dalle scale o si ammazza sbattendo la testa sul pavimento sembrano essere i commissariati o luoghi assimilabili. Da troppo tempo l'Italia è un «Paese di comitati», unici strumenti per la memoria collettiva, come non si stanca di ripetere Manlio Milani, la cui moglie fu uccisa nella strage di Piazza della Loggia del '74. Lo scarto di questo libro dalla corposa bibliografia, che pure lo ha generato, sta nella capacità di far parlare le carte, di non fare leva sulla compassione per comprendere i fatti in questione. Sta nella scelta di far parlare i fatti fino a scoprire che la malapolizia è una categoria necessaria per una critica del neoliberismo. E' proprio dentro le aree di esclusione sociale, indotte dai processi di precarizzazione delle vite e privatizzazione dei servizi, che mutano anche le politiche di controllo: questi cessa di essere uno strumento per la ricostruzione dell'integrazione sociale e diviene funzionale alla costituzione di recinti urbani, alla costruzione dello stigma per soggetti, etnie e classi "pericolose" perché marginali e subalterne. E' così che funziona la fabbrica della paura. E, in questo senso, la legge Reale, la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi non sono più violente del pacchetto Treu o della legge 30.
Questo libro ci insegna a leggere che ogni volta che siamo di fronte a un misterioso e violento controllo di polizia bisogna iniziare col domandarsi chi controlla la polizia. «Quello che vorrei - ha spiegato Fabio Anselmo, legale degli Aldrovandi all'indomani del giudizio d'appello - è che questo caso serva per spazzare via il pregiudizio deleterio della presunzione di fidefacenza degli imputati in divisa e dei loro colleghi che indagano. Gli imputati in divisa andrebbero trattati come imputati normali e le indagini su di loro affidate a terzi. Ma questo non accade mai».

Checchino Antonini

Milano: Polizia carica il presidio operaio ai magazzini Esselunga

Verso le 19.30 la polizia ha caricato il presidio permanente dei lavoratori del consorzio SAFRA , che lavora all'interno dei magazzini Esselunga di Limito Pioltello.
La carica della polizia è avvenuta dopo che i lavoratori hanno bloccato uno dei pochi crumiri rimasti con il padrone, che ha tentato diverse volte di investire con la macchina i lavoratori e i solidali in presidio.
Questo ennesimo episodio di provocazione fa seguito ai ripetuti tentativi fatti nei giorni scorsi,con minacce da parte dei capi, tra cui l'aggrssione fisica da parte di un capo (De Siena) ai danni di un lavoratore che rientrava a casa dopo il turno di presidio.
Lo sciopero prosegue da una settimana, oggi viviamo una fase della lotta che vede in difficoltà il consorzio SAFRA ed Esselunga, che sostenuti dalla polizia cercano di rompere il fronte di lotta con provocazioni in puro stile mafioso e cariche.
Si fa appello a tutti i solidali ad essere presenti stasera a partire dalle ore 22.00, per respingere tali tentativi e per favorire quella spallata operaia necessaria a piegare il Consorzio ad accettare le rivendicazioni della lotta.

Il presidio operaio permanente ai magazzini Esselunga di Limito Pioltello
Via Giambologna - Pioltello

Questura e antirazzismo

E' di mercoledì 2 novembre la notizia che una squadra di calcio di terza categoria del girone E della Figc è stata inibita dalla Divisione Anticrimine della Questura a continuare a giocare fino a che non cambierà il nome. La squadra è la Assata Shakur, derivata dalla Polisportiva Antirazzista che porta lo stesso nome, e risiede ad Ancona. Da 10 anni organizza tornei di calcio antirazzista, si impegna nella costruzione di palestre popolari, ed è uno dei riferimenti antirazzisti ed inclusivi della provincia di Ancona, assieme all'Ambasciata dei Diritti, alla Rete migranti "Diritti Ora!", all'Arci, ai sindacati, al mondo cattolico, impegnati tutti nella progettualità in rete con le istituzioni anche riguardo ai rifugiati, nella riduzione delle conseguenze della crisi nei confronti degli immigrati licenziati che perdono il permesso di soggiorno. Non è un caso che il Comune di Ancona da anni finanziasse alcune attività della Polisportiva e che il torneo organizzato in piazza Pertini o al vecchio convento dei Saveriani fossero momenti di gioia e vitalità. Forse non è nemmeno un caso che la Questura si sia mossa dopo avere incriminato il presidente Alessio Abraham, ultrà dell'Ancona, per avere violato il Daspo, avendo seguito la sua squadra durante una trasferta. Sono voluti andare a fondo della questione ed hanno concluso che dietro ai nuovi antirazzisti ce n'era una "vecchia", che fu perseguitata dalla polizia statunitense negli anni 70. Colpirne uno per educarne cento?

Marcello Pesarini

5 novembre 2011

Oltre il consentito dalla legalità costituzionale, molto oltre. Accade a Roma…

Articolo 17 della Costituzione

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Gli echi di quanto accaduto il 3 novembre continuano a fare rumore e notizia, ma, come in tutti gli echi, le voci sono soffuse e confuse; pertanto è fondamentale fare chiarezza e fissare dei punti saldi.
Il divieto di manifestare con cortei imposto a Roma nella vastissima area del centro storico da Alemanno nella sua veste di Commissario per l’emergenza traffico appare anomalo sotto il profilo costituzionale e “sovrabbondante” rispetto alle deleghe ricevute: dove si rinviene comprovatamente la sicurezza o l’incolumità pubblica?
Il divieto esiste dal 17 ottobre con validità di un mese. Da questo punto di vista è esistita una superficiale attenzione di tutte le forze di sinistra, “di qualunque tribù”, nel non impugnare immediatamente al TAR l’ordinanza. Al di là della rodomontata di Luigi Nieri del 19 ottobre in cui si preannunciava come SEL il ricorso avverso l’ordinanza, non si è sentito più nulla fino a quando la CGIL, il 3 novembre, non ha annunciato il ricorso al TAR dopo l’infamia della repressione della manifestazione degli studenti medi alla Stazione Tiburtina. Di questa superficiale attenzione delle forze di sinistra bisognerà ragionare, perché il politicismo sonnecchiante, se non alieno, rispetto ad alcune possibilità giurisdizionali di intervento genera …mostri.

Il modello Roma.
Ne parla chiaramente pure Stefano Rodotà in un articolo sulla pagine romane de La Repubblica il 5 novembre 2011: “Sta emergendo un modello romano di gestione dell’ordine pubblico? Un modello che fa le sue prove a Roma in vista di una sua generalizzazione? I fatti, ultimi quelli di due giorni fa al Tiburtino, inducono a rispondere sì alla prima domanda.”
La più che dubbia, costituzionalmente, ordinanza Aledanno diventa il grimaldello per scassare norme e prassi adottate per anni. Su Il Messaggero sempre del 5 novembre uno dei ragazzi “attenzionati” del Liceo Tasso afferma “I video erano delle identificazioni: dopo l’ordinanza Alemanno sono cambiate le regole dei controlli”. Stiamo parlando di un lungo video cui è stato sottoposto un minorenne da parte funzionari della Digos e della Questura. Un minorenne “indotto e condotto” dal Vicepreside ad avere un “colloquio” on the road con la Digos: anche i professori di liceo sono diventati degli ausiliari di Pubblica Sicurezza e da quando, dall’ordinanza Alemanno? E quale era la “colpa” del ragazzo: quella di esser di sinistra e di chiacchierare davanti scuola se era il caso o meno di recarsi alla Manifestazione di Tiburtina? Nulla poena sine lege, dice il diritto, a meno che non si voglia considerare reato il fatto che un “pubblico sovversivo”minorenne sia davanti alla scuola e occupi impropriamente il suolo pubblico o che stia pascolando abusivamente. E perché il video, il lungo video, dopo avere controllato i documenti: per studiare la mimica facciale e la gestualità di un “ragazzino sovversivo”? A quale PM servono queste riprese?
E che dire di Alemanno che, in apparenza sommessa, di fatto con gusto sarcastico e irridente, dichiara ''La manifestazione di ieri sarebbe stata contestabile anche se non ci fosse l'ordinanza perchè non era autorizzata; quindi, la forza pubblica sarebbe dovuta intervenire''. Ma se lui stesso ha proibito i cortei verso il Centro, come si faceva a chiedere l’autorizzazione? Siamo qui al comma 22 del regolamento militare americano dell’aviazione (unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia;.tuttavia chi chiede il congedo automaticamente non è pazzo). Tutto ciò che in politica “rimanda” al comma 22 è l’epifania autoritaria di situazioni illogiche in cui la contraddizione è voluta per rendere sprezzatamente inapplicabile un diritto! A chi prende in giro Alemanno?
Comunque nel caso in cui il teorema Questura/Alemanno non regga in presenza di una ordinanza illegittima e di giudici che potrebbero assolvere i “pericolosi eversori” dei licei alla Stazione Tiburtina sulla base delle leggi vigenti, la Sveva Belviso, assessore capitolino, faccia “pulita” senza passati fascisti, annuncia (non si capisce se come Roma Capitale o più propriamente come PDL, per il tramite di qualche parlamentare), nuove fattispecie di reato per chi manifesta e devasta (?) con pene fino a tre anni di reclusione…..

Ma c’è dell’altro nel modello Roma.
Le disposizioni dell’ordinanza antimanifestazione, comunque inique, non si applicano a tutti. I baldi giovinotti di Casapound il 21 ottobre (per loro squallidamente la ricorrenza di un bombardamento alleato nel 1944 a Milano, dove morirono molti bambini) a Roma hanno dato luogo a un corteo di 50-60 persone, sfilato per tutto il centro storico, con distribuzione di volantini, con fumogeni e con musiche assordanti, di cui rimangono anche tracce di minuti e minuti su video caricati su web. La manifestazione era partecipata da persone quasi tutti in maschera, in violazione palese tra l’altro dell’art. 85 del TULPS. Il questore Tagliente non se ne è accorto? E la Digos? Nessun poliziotto in servizio ha visto niente? Perché non ci sono state cariche e identificazioni? Non ci sono le flagranze differite? I giovinotti partecipanti al delizioso happening e frequentanti le medie superiori sono stati videati a lungo e coram populo i giorni successivi davanti casa o davanti alla scuola? O forse però i giovinotti sono stati giudicati artisti in una opera futurista e “goliardica”, vista anche con simpatia da parte di alcuni delle forze dell’ordine?

E’ importante che l’ordinanza venga revocata tout court.
Ma è pure importante respingere il modello Roma dell’ordine pubblico. Inoltre, quando cadrà, sperabilmente presto, il Governo Berlusconi, sarebbe auspicabile non avere dirigenti di PS come quelli attuali di Roma. Questo paese è devastato dalla crisi ed abbiamo bisogno nelle istituzioni di uomini che non ossequino i voleri dei “potenti” di turno al Governo, ma che seguano piuttosto il tracciato della Costituzione democratica italiana per impedire tensioni lancinanti e ulteriori orripilanti fughe autoritarie.

Uriel

Appello per i migranti tunisini dispersi

Prova a immaginare: tuo fratello o tuo figlio parte e non dà più notizie di sé dopo la sua partenza. Non è arrivato? Non lo sai, potrebbe essere stato arrestato nello stato di arrivo che non prevede che si possa arrivare semplicemente partendo e che per questo arresta quelli che arrivano mettendoli nei centri di detenzione o in prigione. Aspetti qualche giorno, guardi immagini alla televisione del luogo in cui potrebbe essere arrivato, per sperare di vederlo. Capisci anche che tuo figlio o tuo fratello non è l’unico a non aver telefonato dopo essere partito. Insieme alle altre famiglie chiedi allora alle autorità del tuo paese di informarsi, di capire se sono tutti in qualche carcere, speri che lo siano anche se temi che non vengano trattati bene. Ma le autorità non fanno nulla, non chiedono e non ti ascoltano, per mesi. Tu nel frattempo fai presidi, manifestazioni, parli con i rappresentanti di alcune associazioni, con i giornalisti, porti la foto di tuo figlio o di tuo fratello ovunque, ti affidi a ogni persona che viene dall’altro paese, le dai le foto, la data di nascita, le impronte digitali. Vuoi sapere.
Ma non accade nulla e cominci a immaginare: potrebbe essere in una cella di isolamento, potrebbe essere stato arrestato come passeur, potrebbe essersi rivoltato nel centro di detenzione, potrebbe…. Potrebbe essere in Italia, ma forse a Malta, forse in Libia.
Immagini, tu? Per alcune e alcuni di noi non si tratta di immaginare perché è quello che ci è successo. Sono partiti dalla Tunisia con le barche e in molti non hanno più dato notizia di sé. Sono morti? Sono in carcere? Sono…?
Per saperlo chiediamo ora alle autorità italiane e tunisine di collaborare. Sarebbe molto semplice, perché in Tunisia le carte di identità sono con le impronte digitali e in Italia esistono i rilievi dattiloscopici dei migranti identificati o detenuti. Chiediamo, allora, che i parenti dei dispersi possano fare una domanda al Ministero degli esteri tunisino affinché fornisca le impronte digitali al Ministero degli interni italiano e a questo chiediamo di rispondere.
Immagini, tu? Se riesci a immaginare ti chiediamo di sostenere con una firma questo appello.

4 novembre 2011

15 Ottobre: Concessi 7 domiciliari, 2 obblighi di firme, un compagno resta in carcere

Il tribunale del riesame - sugli incidenti del 15 ottobre scorso - ha concesso gli arresti domiciliari a sette indagati, fino a oggi detenuti a Regina Coeli, e l'obbligo di firma giornaliero alle due ragazze che, invece, erano già ai domiciliari. Uno solo deve restare in carcere, Giovanni Caputi. Tornano a casa Giuseppe Ciurleo, Alessandro e Giovanni Venuto, Lorenzo Giuliani, Robert Scarlet, Stefano Conigliaro e Ilaria Ciancamerla. Obbligo di firma, invece, per Alessia Catarinozzi e Alessandra Orchi. Oggi il riesame valuterà il ricorso presentato dall'undicesimo fermato, il pugliese Valerio Pascali. Il gip di Roma ha reiterato la misura cautelare nei confronti di Leonardo Vecchiolla, accusato dell'assalto al blindato dei carabinieri a San Giovanni.

Omicidio Aldrovandi: I poliziotti condannati ricorrono in Cassazione

Depositate le istanze da parte dei legali degli agenti condannati in primo e secondo grado per eccesso colposo in omicidio colposo in relazione alla morte, sei anni fa, del diciottenne Federico Aldrovandi.

Ci vorranno un paio di mesi prima che la Suprema Corte decida se accogliere o meno i ricorsi dei quattro agenti che all’alba del 25 settembre 2005 fermarono il ragazzo in via dell’Ippodromo, a Ferrara, e per ragioni che nessuna sentenza è ancora riuscita a spiegare inferirono su di lui con i manganelli e premendolo prono sull’asfalto fino a causarne la morte.
A quanto si apprende la natura delle istanze è di carattere molto tecnico, volti apparentemente più a distinguere le condotte dei quattro imputati piuttosto che a negare in toto l’impianto accusatorio. “Gli avvocati di quei quattro individui”, scriveva infatti domenica il padre Lino sul blog che, dal gennaio 2006, tiene aperta l’attenzione sul caso, “cominciano a prendere le distanze dalle responsabilità di ognuno dei loro assistiti, condannati con due sentenze, in attesa della terza. Leggo con molta stanchezza… sempre le stesse cose, su ipotizzati difetti di procedure, di travisamenti, ma resta un fatto inequivocabile, Federico è stato massacrato, non dai difetti di procedure o di travisamenti o da scartoffie ma da quattro persone che vestivano una divisa”

fonte: zic.it

3 novembre 2011

Roma, 3 novembre 2011: Cronaca di un giorno difficile da Stato di Polizia

C’erano stati i prodromi nelle ore precedenti.
La sera del 2 novembre le agenzie battono questo anodino e anomalo comunicato della Questura di Roma: "Nel ribadire che scendere in piazza senza preavviso potrebbe esporre i ragazzi a responsabilità penali, civili ed amministrative, si invitano i promotori a prendere contatti con l'Ufficio di gabinetto della Questura, per definire le modalità delle manifestazioni eventuali, al solo scopo di garantire e conciliare il diritto, previsto dalla costituzione e dalle leggi di pubblica sicurezza, a manifestare il dissenso, rispetto alle aspettative di quanti vivono la città nel quotidiano di non subire disagi"."Si invitano inoltre - conclude la nota col visto del questore Francesco Tagliente - i direttori degli istituti scolastici e chiunque altro a conoscenza di possibili iniziative, a informare i diretti interessati delle possibili conseguenze connesse all'omessa presentazione del preavviso"
Non risulta che il questore Tagliente abbia mai fatto simili comunicati, né che abbia mai avvisato i tifosi sportivi romani di andare solo allo stadio e di non soffermarsi mai nei paraggi dello Stadio Olimpico, perché ci sarebbero “responsabilità penali e civili”. Non risulta che il questore Tagliente abbia allertato il giorno prima genitori, amici e “chiunque altro a conoscenza” per impedire assembramenti non autorizzati, pochi giorni fa, in occasione dell’inaugurazione di Trony nella zona Ponte Milvio a Roma, cosa che ha causato impazzimenti del traffico e occupazione di sedi stradali per ore da parte di migliaia e migliaia di persone. Sarà!?!
Alla 1 del mattino del 3 novembre un po’ di giovinotti nazifascisti massacrano di botte 5 militanti del PD che attacchinano manifesti contro la mafia in zona Via dei Prati Fiscali: due braccia rotte, qualche taglio in faccia suturato, botte sui reni e in testa. Ovviamente l’intelligence del Questore di Roma si occupava dei liceali potenziali manifestanti qualche ora dopo, non certo della canaglia nazifascista che con mazze e spranghe è libera di scorazzare e massacrare…
Alle 9 del mattino del 3 novembre è prevista una manifestazione di studenti medi alla Stazione Tiburtina, per protestare contro il divieto di manifestare del Sindaco Alemanno nel centro storico romano, divieto inopinatamente adottato con una ordinanza forte dei suoi poteri di Commissario Straordinario per il traffico (a proposito che ne è dell’annunciato ricorso al TAR da parte di SEL?).
Quanto succede davanti ai cancelli di alcuni Licei romani alle 8 del mattino è miserabilmente solo una prova di muscoli di un paese autoritario che slitta progressivamente verso il fascismo.
Davanti al Liceo Tasso il vicepreside, “collaborando” con alti ufficiali della Digos e della Questura, “accompagna” per strada qualche studente a parlare con i funzionari di PS. Gli uomini della PS ad alcuni chiedono i documenti, nonché il numero del cellulare (a dei minorenni!), oltre a ricordare il comunicato di Tagliente della sera prima, enfatizzando il rischio di denunce; altri sono identificati, filmati e diffidati dal partecipare alle manifestazioni. Ciò avveniva davanti ai cancelli del Liceo per studenti che in quel momento non partecipavano ad alcuna dimostrazione!
Siamo alla schedatura preventiva di persone, spesso minorenni, che potenzialmente potrebbero partecipare a manifestazioni…
Al Liceo Mamiani una cinquantina di ragazzi veniva identificata dalla Digos; altrettanto avveniva davanti al Virgilio. In pratica, chi non entrava veniva schedato. Nessuno sa se i registri delle presenze sono stati “visurati” dalla PS, così come avveniva all’avvento del fascismo in tutti i Licei torinesi, in occasione delle manifestazioni antifasciste.
Il resto della giornata è noto: con le cariche alla Stazione Tiburtina, l’intervento di esponenti del PRC e di SEL, e di parlamentari PD e IDV, per “liberare” migliaia di manifestanti, che non venivano in un primo momento lasciati defluire se non tramite identificazione.
La follia orrenda di questa ordinanza di Alemanno di proibire le manifestazioni è una vergogna della democrazia italiana.
Quell’Alemanno che il 17 ottobre diceva a proposito dei manifestanti fermati a san Giovanni: “Sono degli animali, devono finire in carcere e ci devono restare il piu' a lungo possibile''. Quello stesso Alemanno che il 28 ottobre nulla dice della manifestazione gazzarra non autorizzata de il Popolo di Roma al Festival del Cinema di Roma caratterizzata tra l’altro di lancio di chiodi e chiusa con tre arresti di persone che nella lingua di Alemanno andrebbero chiamati animali. Quell’Alemanno, tutto legge e ordine oggi, forse dimentico del suo periodo “animale” quando fu arrestato più volte, ed una volta per molte settimane.
Ma altrettanto grave, rispetto all’ordinanza antimanifestazione, rimane la schedatura preventiva dei ragazzi dei licei romani. Cosa vuole fare la Polizia e Maroni (l’uomo condannato definitivamente per morsicatura di polpacci a poliziotto, nonché genio del diritto delle infrastrutture con le consulenze ai Gavio), la tessera del manifestante? Vogliono stuprare la Costituzione? O vogliono emulare Pinochet e la polizia sotto il fascismo?

Ezechiel

Roma: cariche della polizia e studenti "sequestrati" alla stazione tiburtina

Cariche di polizia a Roma contro gli studenti impegnati in un corteo contro le politiche neo liberiste e i continui tagli alla scuola pubblica gestita in maniera aziendalistica. Universitari  insieme a numerosi istituti medi, si sono mossi in corteo sfidando i divieti di Alemanno e della Questura. Una volta arrivati alla stazione Tiburtina gli studenti hanno trovato ad attenderli uno schieramento di polizia che impediva il proseguimento del percorso. Il corteo ha cambiato allora direzione, prendendo una via lasciata libera dai cordoni di agenti. I manifestanti sono avanzati a mani alzate e con gli ormai famosi Book Block in testa. A questo punto è partita la carica che ha bloccato anche la via prima scoperta. Non ci sono stati fermi o feriti. Gli studenti hanno tentato di occupare il cantiere della stazione ma sono stati nuovamente caricati dalla polizia. La repressione è cominciata già dalla prima mattina. Secondo le testimonianze degli stessi studenti davanti a numerose scuole romane come il Tasso e il Righi, le forze dell’ordine avrebbero intimidito i ragazzi intimandogli di non prendere parte alla manifestazione e avrebbero chiesto ai presidi di fornirgli i nominativi degli alunni che non si sono presentati oggi a scuola.
Mentre scriviamo gli studenti sono stati "sequestrati" dalle forze dell'ordine sotto il cavalcavia della tangenziale, con la minaccia di liberarli solo dopo essere stati identificati e denunciati.

Dopo più di 4 ore gli studenti hanno potuto lasciare il piazzale della stazione tiburtina, uscendo a fila indiana e filmati ad uno ad uno dalle foeze dell'ordine

15 Ottobre: Libertà per Carlo Seppia , liberi tutti\e

Carlo Seppia è un giovane di 28 anni, arrestato a seguito della Manifestazione nazionale del 15 Ottobre a Roma. Egli non appartiene ad alcun gruppo politico, è uno dei tanti indignati che partecipano a manifestazioni, cortei e iniziative; come tanti suoi coetanei, egli non ha certo un futuro roseo, ostaggio di precarietà e miseria, per questo si è unito agli altri manifestanti per le vie di Roma.

Roma: Aggressione fascista con bastoni e mazze

Aggressione fascista con mazze e bastoni contro il capogruppo del Partito Democratico del IV Municipio Paolo Marchionne e quattro ragazzi dei giovani democratici Pietro Liverotti, Luca Quartu, Agostini e Tommaso Scrivano. É accaduto la notte scorsa nel quartiere Valli dove i giovani democratici stavano affiggendo manifesti sul recupero dei beni confiscati alle mafie. All’improvviso i giovani del Partito Democratico sono stati accerchiati da una decina di persone vestite di nero ed incappucciate che con bastoni e mazze hanno cominciato a malmenarli ed inseguirli. Fra gli aggressori Alberto Palladino di Casapound, in arte Zippo, riconosciuto e denunciato ai carabinieri che fortunatamente sono intervenuti pochi minuti dopo l’inizio dell’aggressione, mettendo in fuga il gruppo di fascisti che si é disperso lungo via dei Prati Fiscali. I ragazzi aggrediti sono stati ricoverati agli ospedali Pertini ed Umberto I, dove saranno tenuti in osservazione per le prossime dodici ore. Refertati trauma cranici, suture alle ferite alcune delle quali alla testa, sugli zigomi e sulle sopracciglia. Un braccio rotto per uno dei ragazzi che ha tentato disperatamente di resistere all’aggressione del branco. Oggi alle ore 12 il Partito Democratico ha indetto una conferenza stampa presso la sede di Piazza Sempione. 



2 novembre 2011

G8 Genova: «Lo Stato non paga le vittime pignorare il questore del G8»

Condannati di serie A e condannati di serie B. Per i primi lo Stato non solo non ha trovato intralci a travolgenti carriere ma s'è anche spicciato a pagare parte dei risarcimenti. Le vittime dei condannati di serie B, al contrario, aspettano ancora, a dieci anni e mezzo dai fatti, il risarcimento. Diaz e Bolzaneto.
Il comitato Verità e Giustizia per Genova denuncia che, nel caso dell'irruzione nel dormitorio dei manifestanti, si sia fatto di tutto «per tutelare i vertici della polizia» e che i condannati per le torture nel carcere provvisorio ricavato in una caserma di polizia «non hanno cognomi altrettanto importanti».
Mentre per le torture di Bolzaneto non s'è vista una lira, per il processo Diaz sono state pagate solo le "provvisionali", degli acconti stabiliti dal tribunale penale sui risarcimenti futuri oggetto di un ulteriore processo civile. Nessuna traccia delle spese legali tanto che un legale del Genoa Legal Forum ha avviato le procedure di pignoramento nei confronti del questore Spartaco Mortola, uno dei condannati della scuola Diaz durante il G8 del luglio 2001 (tre anni e otto mesi comminati in appello per falso) ora vicequestore vicario a Torino per far sentire il fiato sul collo ai no Tav. All'epoca era il capo della digos genovese e salirà agli onori delle cronache per le intercettazioni che consentiranno di arrivare alla condanna del suo capo di allora, De Gennaro, per l'induzione alla falsa testimonianza di un altro dei protagonisti in negativo di quello scorcio di luglio, il questore Colucci.
L'atto di precetto gli è stato notificato pochi giorni fa. Si tratta del documento che, in assenza di risposta, porta al pignoramento dei beni o di parte dello stipendio.
L'azione nei confronti del funzionario - uno dei 25 ritenuti colpevoli - mira ad ottenere il pagamento delle spese legali. Al momento viene chiesta la parcella di un avvocato, circa 20mila euro, ma è probabile che a breve seguiranno altri precetti.
La stampa genovese parla della preoccupazione del Viminale per la mossa dei legali e già sono partite lettere che promettono un versamento imminente. Lo conferma Gilberto Pagani, di Legal Team Italia, uno dei legali dei ragazzi pestati alla Diaz e a Bolzaneto. A complicare la questione ci sarebbe l'intreccio, per i fatti avvenuti nel carcere provvisorio, di due burocrazie, quella del Viminale e quella di Via Arenula, il ministero di Giustizia. Ma, secondo indiscrezioni, sarebbero gli Interni a prendersi carico dei risarcimenti. Resta il sospetto delle vittime che si sarebbero tutelati con maggiore solerzia beni e stipendi degli alti funzionari condannati per la Diaz a dispetto dei meno autorevoli condannati per Bolzaneto». Tra anticipi e spese legali la cifra per le 300 parti offese si aggira sui 6 milioni di euro per la Diaz e di 10 milioni per Bolzaneto.
Va detto, infine, che vale anche per i condannati del G8 la legge del 2010 che affida ad una commissione presieduta da un prefetto la possibilità di avvalersi o rinunciare "all'esercizio di rivalsa" nei confronti di appartenenti alle forze dell'ordine condannati a risarcire le vittime. Tutto ciò mentre il governo studia il cosiddetto decreto "salva-manganello". Ne ha dato l'annuncio di recente il ministro Maroni riferendo alla Camera sugli scontri del 15 ottobre. Nel caso di reati le indagini non saranno più di competenza del pubblico ministero di turno, ma dovrà esserci «un intervento diretto del procuratore capo, cui spetterà procedere sottraendo la competenza al primo sostituto procuratore». Si tratterebbe di una norma per rispondere alle pressioni dei servitori dello Stato che «dagli incidenti di Genova in poi hanno manifestato una sorte di timore psicologico a intervenire», come ha detto Maroni che punta pure a estendere ai manifestanti come già avviene per gli ultras, l'aggravante delle lesioni gravi e gravissime a pubblico ufficiale (da 4 a 10 anni e da 8 a 16 anni).

Checchino Antonini da Liberazione

Le politiche di ordine pubblico dopo le manifestazioni di Roma e della Val Susa

COMUNICATO LEGAL TEAM ITALIA SULLE MANIFESTAZIONI DI ROMA DEL 15/10/2011 E DELLA VALSUSA DEL 23/10/2011

A due settimane dalla manifestazione di Roma e ad una da quella della Valsusa è possibile una valutazione non solo di questi eventi ma della complessiva situazione dell'ordine pubblico e delle politiche autoritarie nel Paese.
La nostra analisi deriva dalla conoscenza diretta delle situazioni che gli avvocati presenti nei legal team locali hanno potuto monitorare.
La manifestazione di Roma ha visto all'inizio gravi episodi di danneggiamento che si sono potuti svolgere indisturbati, in quanto le violenze non potevano certo essere fermate dalle proteste del corteo.

1 novembre 2011

Roma: Sgomberato l'ex deposito Atac a San Paolo

Questa mattina verso le ore 7 ingenti e arroganti forze del reparto celere della Polizia di Stato hanno circondato l'ex deposito ATAC di San Paolo per sgomberarlo.
Gli e le occupanti sono saliti/e sul tetto per cercare di restare nelle loro case. In questi frangenti mentre gli uomini sono stati portati via al commissariato di zona ci sono state poi alcune aggressioni alle donne con i bambini in braccio, sono tirate per i capelli, insultate e maltrattate.
Nel frattempo occupanti e solidali giunti da tutta Roma hanno provato a partire in un corteo comunicativo che spiegasse cosa stava succedendo al quartiere e perchè Alemanno avesse sgomberato quel posto che tante nuove attività sociali aveva portato nel quartiere durante questi mesi di occupazione.
Questa pacifica manifestazione comunicativa è stata impedita dalla Polizia che si è schierata davanti agli uomini, donne e bambini del corteo con caschi, scudi e manganelli... pronti a colpire.
Non cadiamo in queste trappole, ma lo diciamo fin da subito che ci riprenderemo il diritto a manifestare nelle strade della nostra città e che questa stretta autoritaria fascistoide di Alemanno ha i minuti contati.
Alemanno se ne deve andare al più presto e questo sarebbe sicuramente un bene comune per la cittadinanza di Roma.
Il deposito ATAC ormai da tempo abbandonato era stato occupato il 20 giugno per sottrarlo alla speculazione dopo che il sindaco Alemanno aveva approvato la delibera 35 per poter vendere ai privati i beni di ATAC per trovare nuovi fondi dopo i disastri combinati dalla sua amministrazione oscenamente implicata nello scandalo parentopoli all'ATAC e nel saccheggio di tutte le altre minucipalizzate del comune di Roma.

Diamo un calcio all'ergastolo. Iniziativa al carcere di Spoleto

Sabato 29 ottobre si è giocata una partita di calcio nel carcere di Spoleto. A fronteggiarsi una squadra di ergastolani ed una composta da militanti del Prc, da rappresentanti dell'osservatorio sulla repressione, associazioni culturali e mutualistiche e soprattutto dai lavoratori in lotta del circolo Prc della Fiat di Pomigliano. Un’ occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’orrore civile dell’ergastolo ostativo e non, del sovraffollamento carcerario, dell’esclusione sociale che vivono i familiari dei reclusi.
Radio Onda d'urto si è collegata con l’iniziativa e intervistato diverse personalità che vi hanno partecipato


L’intervista a:

Carceri, sovraffollamento e degrado nelle carceri. Il rapporto di Antigone

All’ex pm antiterrorismo Franco Ionta, oggi capo dell’amministrazione penitenziaria, non è piaciuto l’ottavo rapporto sulla condizione della detenzione, intitolato “Prigioni malate”, presentato ieri dall’associazione Antigone.
Invitato alla presentazione del volume, il massimo responsabile delle carceri si è eretto a “coscienza critica” di chi, come Antigone, denuncia l’insostenibile situazione delle prigioni. Un singolare esercizio di “critica della critica” che sarebbe stato più utile rivolgere alla tragica quotidianità della realtà carceraria.
Dietro alla valanga di cifre che il rapporto elenca emerge una situazione già ampiamente nota: siamo il Paese con il maggior tasso di sovraffollamento carcerario in Europa dopo la Serbia mentre i nostri tassi di criminalità sono scavalcati da Francia e Spagna. Antigone cita i dati comparativi rilevati dal Consiglio d’Europa e da Eurostat. Attualmente per ogni 100 posti disponibili ci sono 47 detenuti eccedenti.
Gli istituti di pena sono oramai enormi lazzaretti, degli ospizi per derelitti, vaste discariche dove viene confinato ogni dolore e malessere sociale, nelle quali si ammassano umiliati e offesi, vite rottamate, sfigati senza speranza. Nel sistema penitenziario, quelle che con un eufemismo sociologico vengono definite “nuove povertà” ammontano oramai a circa l’80% della popolazione reclusa.
Una parte della popolazione è predestinata a convivere con la reclusione, è questo il dato strutturale della politica penitenziaria. Guarda caso questa porzione di popolazione è sempre la stessa: un terzo degli attuali 67.429 incarcerati sono stranieri mentre nel corso di un intero anno hanno fatto ingresso in cella ben 84.641 persone. Il profilo classico è quello del giovane privo d’istruzione e con problematiche esistenziali legate alla tossicodipendenza. Un dato che rende uniche le carceri italiane rispetto alla situazione europea.
Una buona parte dei reclusi proviene dall’Italia meridionale. Non a caso la Puglia risulta la regione più sovraffollata con un tasso del 183%. Chi viene dal Sud non ha titoli di studio, appartiene ai ceti sociali più bassi. Chi arriva dai paesi d’emigrazione vede aumentare, molto di più che nel passato, la probabilità di finire imprigionato. Cifre ch e indicano come il carcere rinvii ad uno degli aspetti più crudi della discriminazione di classe mentre il richiamo alla legalità è la macchina ideologica che legittima e riproduce questa dominazione.
La misure alternative funzionano a macchia di leopardo rasentando un sistema che assomiglia ad un specie di feudalesimo giudiziario: a parità di reato attribuito, pena comminata, percorso penitenziario svolto, il trattamento riservato dai tribunali di sorveglianza assomiglia alla ruota della fortuna. La Cassa delle ammende, riservata per statuto al finanziamento delle attività trattamentali esterne, è stata stornata per finanziare nuove carceri e infrastrutture.
Il Dap spende appena 4 euro a detenuto per tre pasti giornalieri, confidando nelle loro tasche per l’integrazione dei generi alimentari tramite il sopravvitto. Solo che il lavoro scarseggia e le mercedi sono state ridotte. Non esistono appalti trasparenti per le ditte fornitrici, ma un’attribuzione mafiosa concessa per “licitazione privata”.
In altre parole, la gara non è aperta a tutti. “Questo sistema - denuncia Antigone - ha prodotto e continua a produrre un’oligarchia di fornitori di pasti a crudo priva di qualsiasi controllo e basata sugli introiti per le ditte appaltatrici derivanti dal sopravvitto”. In Italia - secondo quanto si legge nel rapporto - sono due le ditte a spadroneggiare in questo settore: “la Arturo Berselli & C. spa e la Seap spa”. La prima attiva, direttamente o attraverso società legate, in oltre 40 istituti; la seconda presente in 26 istituti.
Che le prigioni fossero una purulenta sentina della società è stato scritto, detto e ribadito fino alla nausea. Un’ovvietà che suona come una vuota retorica dell’indignazione, non più udibile da chi vi è costretto a trascorrere periodi sempre più lunghi della propria esistenza. Secondo Vittorio Antonini, coordinatore dell’associazione Papillon: “Dopo anni di denunce non è il più il momento di spiegare a partiti di maggioranza e di opposizione, o addirittura al governo, quanto sia drammatica la realtà nelle carceri. Questa fase è finita. Si tratta invece di imporre a tutti concreti e immediati atti di responsabilità prima che le carceri scoppino. Per quel che ci riguarda - conclude - continueremo a rivolgerci alla base elettorale di tutti i partiti per spiegare quanto sia criminogeno il comportamento dei loro eletti”.

 Paolo Persichetti

Malapolizia. Ovvero, quanto, come e perché aver paura di essere protetti

«Non sono contro la polizia, ne ho solo paura». Alfred Hitchcock

Questo non è un pezzo contro la polizia.

Qualcuno leggendo il termine malapolizia potrebbe storcere il naso. Il prefisso “mala”, che posto prima di una parola la connota negativamente, invertendone il significato, è sempre utilizzato per parlare di sanità che non funziona, di pubblica amministrazione imbarbarita dalla burocrazia, di politica inefficace, di tutto ciò che a livello istituzionale non funziona come dovrebbe.

Notizie Correlate