5 luglio 2011

Testimonianze dalla Val Susa: "Hanno fatto il tiro al piccione e la gente ha reagito, altro che black bloc..."

Flavio, ferito valsusino, è un uomo di una cinquantina d'anni, residente a Rivoli, appena fuori Torino, all'imbocco della Val Susa. Ammette candidamente di non essere un militantre No Tav dei più assidui ma di partecipare nelle grandi occasioni in cui sente l'importanza di essere presente per esprimere il proprio dissenso circa la costruzione di un'opera inutile. Certo, non il ritratto di pericoloso Black bloc con cui i Tg e i quotidiani cercano in questi giorni di criminalizzare la protesta valsusina od operare improbabili divisioni tar "buoni" e "cattivi" (che la distinzione non regge se ne sonoa ccorti pure dalle parti di MicromMega!).
Eppure, anche lui è stato fatto bersaglio di un lacrimogeno tirato ad altezza uomo, da una Carabiniere appostato sull'autostrada. Ricorda Flavio: "Stava in alto, 5 metri più alto di noi, ad una 50ina di metri di distanza. L'ho visto bene. Ha prreso la mira ed ha sparato. Non ero da solo. Sapeva di sparare nel mucchio e prendere qualcuno".
Nonostante la brutta esperienza - che lo obbliga per qualche tempo su una sedia a rotelle - non si dice per nulla intimorito, anzi più determinato a battersi contro l'opera inutile. Sarà più presente di prima alle iniziative del movimento.
A sarà propi dùra!

fonte InfoAut

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Sono tornato da poche ore a casa e quando ho aperto internet per vedere la cronaca della giornata di oggi a cui ho partecipato, non volevo credere ai miei occhi. Una cronaca del tutto distorta degli eventi, la parola black bloc che riemerge da Genova 10 anni dopo per descrivere una situazione e una lotta che non c'entrano niente l'una con l'altra. Ma d'altra parte c'è poco da sorprendersi, quando c'è da difendere qualche appalto e qualche lobby, Repubblica e il Pd sono i primi alfieri della conservazione e del potere. Addirittura ho visto che è stato messo un audio su due persone che parlano in inglese. Oggi ho visto migliaia di persone in corteo e forse ci sarà stato uno straniero ogni 1000 persone a dire tanto. Nesssun balck bloc di genovese memoria, nessuna persona fuori dal contesto.
Sono partito in macchina nella notte di sabato con alcuni amici, ritenendo la lotta No Tav come una continuazione di quella che è la quotidiana difesa dei beni comuni e di un modello di sviluppo diverso e alternativo. Sono arrivato a Venaus alle 7 di mattina dove c'erano centinaia di tende accampate allo storico presidio valsusino. C'era gente, molti giovani, da svariate città italiane e qualche valsusino che distribuiva mappe e dava informazioni circa i vari cortei che sarebbero partiti da diversi punti per accerchiare il cantiere. Uno da sud dalla zone di Chiomonte, uno da est da quella di Giaglione e uno da ovest dalla zona di Ramats.
Alle 9 e 30 abbiamo raggiunto il campo sportivo di Giaglione dove c'era la solita grande atmosfera popolare dei cortei No Tav: gazebo con materiali informativi e gadgets, famiglie, cani, anziani, giovani tutti uniti contro questo grande spreco dal disastroso impatto ambientale. Verso le 10 e 15 parte il corteo verso il cantiere della Maddalena che vede per la prima parte una mezzoretta di strada sterrata percorsa da quasi 5000 persone. Quel sentiero però non può condurci al cantiere perchè ad un certo punto iniziano gli sbarramenti e sarebbe impossibile andare avanti. Ma i valsusini conoscono bene le montagne e sapevano già che ci sarebbe stato da deviare verso un sentiero nel bosco che attraversa il torrente. Molte famiglie con bambini e molti anziani si fermano al bivio sapendo che a quel punto c'è da fare almeno un'altra ora su un sentiero scosceso e motlo duro in mezzo al bosco. Ma prima di abbandonare la compagnia salutano tutti coloro che continuano il percorso e li ringraziano. Dal sentiero di Giaglione si vede già il ponte dell'autostrada dove una macchia blu continua sullo sfondo significa la presenza di decine e decine di camionette della polizia.
Il percorso per gente di mare come me è abbastanza duro con continui saliscendi e sentieri stretti e scoscesi. Ci vorrebbe l'abbigliamento da montagna ma io al massimo in casa avevo le infradito e qualche scarpa da ginnastica. Dopo un paio di pause con annesso riposo e panino, arriviamo alla baita dopo il torrente verso le 12. E' quello il punto di arrivo e da quel momento serve iniziare l'accerchiamento alle recinzioni del cantiere. Dopo la baita c'è un bivio: verso l'alto si arriva quasi al ponte autostradale dove inizia il cantiere. Verso il basso si va alle recinzioni dei campi circostanti il cantiere. Il popolo No Tav ascolta in silenzio le indicazioni mandate col megafono. Verso il basso vanno coloro che cercheranno di avvicinarsi a questi terreni, verso l'alto chi vorrà cercare di abbattere la barricata ma l'azione verso l'alto è considerata la più pericolosa perchè lì verosimilmente arriveranno decine di lacrimogeni.. Verso il basso si iniziano a muovere i valligiani più anziani, verso l'alto i più giovani ma anche molti altri valligiani over40 ben muniti di occhialini e mascherine per alleviare l'effetto dei gas. Alcune signore sui 45 anni distribuiscono a chi va verso l'alto le pasticche di Malox che se sciolte nell'acqua e versate sugli occhi fanno diminuire il bruciore.
Non appena i due cortei si muovono inizia un lancio impressionante di lacrimogeni (video). Tutta la vallata sotto l'autostrada è una nube continua di lacrimogeni. Anche perchè la polizia è posizionata almeno 20 metri sopra (video) i manifestanti ed è gioco facile seguire ogni movimento e sparare (video). Ma non finisce qui. Il vantaggio di altezza viene trasformato in un tiro al piccione. La polizia dal ponte autostradale mira ad altezza d'uomo (audio)(video) le centinaia di persone che avanzano a piedi. Il primo a farne le spese è un cinquantenne valsusino che cammina qualche metro avanti a me. Colpito pieno alla coscia da un lacrimogeno dovrà essere portato via con l'elisoccorso perche la profonda ferita rischiava di aver preso l'arteria femorale. Dopo di lui saranno molti a cadere sotto i colpi dei cecchini. Ma dopo il suo ferimento si capisce che l'accerchiamento del cantiere non sarà come nel 2005. Questa volta la polizia è pronta a tutto e i manifestanti allora rispondono con gli unici mezzi a disposizione: i sassi. Alcuni giovani per avvininarsi alle recinzioni si inventano una specie di testuggine romana fatta con dei pannelli di legno che coprono l'avanzamento fino alle reti. Con questa tecnica i lacrimogeni rimbalzano sugli "scudi" mentre un paio di manifestanti raccolgono i lacrimogeni e li spengono in una cariola piena d'acqua. Grazie a questa tecnica questi ragazzi sono riusciti a fare un buco nella rete, che non è servito a niente concretamente ma che ha avuto un grosso significato simbolico, salutato da urla e applausi di coloro che erano scesi in basso e da coloro che stavano alla baita.
Leggo ora sui siti web nazionali il consueto e consolidato schema dei buoni e dei cattivi. Niente di più falso. Ogni volta che dall'alto scendeva qualche giovane ferito portato a braccia, le ali di folla si aprivano verso l'infermeria e la gente che era rimasta alla baita applaudiva lo sfortunato giovane. La "battaglia" è andata avanti per alcune ore fino a quando stremati dai lacrimogeni e dalla stanchezza abbiamo iniziato a risalire i sentieri verso Giaglione. Il numero dei poliziotti feriti penso sia in maggior parte una statistica Inail e un pretesto per una ferie estiva che altro, erano talmente posizionati in alto e super attrezzati che penso che difficilmente potessero essere feriti. Sul percorso di ritorno invece si poteva riscontrare la presenza di feriti fra i manifestanti, in particolare alcuni colpiti dai lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo.
L'ultima foto di questa giornata valsusina è un ciclista sulla sessantina che, mentre stremati da un'altra ora almeno di sentieri di ritorno, ci ha guardato e ci ha chiesto da dove venivamo. Noi gli abbiamo risposto: "Da Livorno". Lui ci ha detto: "Grazie".

Uno che è andato. Uno che ha visto

fonte: Senza Soste

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Io c'ero, io c'ero alla maddalena.

Ho visto, ho visto un poliziotto che era rimasto isolato, ho visto che si è preso delle botte (va beh, lo paghiamo anche per questo) ho visto però che è stato difeso, si è subito formato un cordone per evitare il linciaggio. Ho visto che qualcuno lo insultava ma ho visto che c'erano persone che aiutavano, che gli chiedevano come stava, dove aveva male.
Non esattamente il comportamento subito da Fabiano Di Berardino.
Ho visto che malgrado avessimo comunicato ai poliziotti che avevamo in mano uno di loro ferito e di smetterla con il lancio dei lacrimogeni, questi continuavano a lanciare ed a metterci in difficoltà nelle cure che stavamo dando al loro collega.
Ho visto che gli si era sottratta la pistola. Molto preoccupante...
Una pistola in mano ai black bloc valsusini: cosa succederà adesso...?
Ho visto che abbiamo restituito il poliziotto ai loro colleghi... un pò malconcio:-) ma in buone condizioni.
Ho visto anche, che dopo una trattativa, è stata restituita anche la pistola.
Evviva i black bloc della valsusa, evviva i "violenti" della valsusa. Alcune volte sono fiero di essere italiano... ITALIANI!!!!

Mauro P - via email

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Ci sono momenti in cui è necessario prendere una posizione netta, chiara e non restare indifferenti, chiusi nel proprio giardino, (ops, stalla è forse il termine giusto). Perchè gli uomini e le donne realmente informati sugli accadimenti, le persone che non si lasciano strumentalizzare nè dalle notizie manipolate dalla tv nè dalla solita carta stampata ne dalle parole che vengono usate per creare paura e far si che ci si isoli sempre di più sappiano usare la propria testa e decidano che solo" le stelle stanno a guardare" quindi agiscano. E' quelle che noi genitori abbiamo insegnato ai nostri figli e siamo orgogliosi di loro ,eravamo insieme sabato e domenica 25/26 luglio alla Maddalena dove abbiamo vissuto momenti irripetibili dove famiglie, uomini e donne di tutte le età, ceti sociali e centri sociali vivevano in armonia condividendo pane acqua pensieri.
Domenica siamo tornati e abbiamo ritrovato le stesse persone per condividere e appoggiare la popolazione della val susa, noi eravamo nel bosco e pacificamente ci siamo avvicinati alla recinzione del cantiere dove siamo stati accolti da una pioggia di lacrimogeni dove è ovvio che le persone si siano coperti volto e testa per proteggersi dai gas lanciati ad altezza uomo dai lanci di altre armi improprie come sassi e bottiglie.
Ora ci chiediamo chi sono i violenti? la polizia o i ragazzi dei centri sociali e valsusini? siete mai andati in un centro sociale con gli occhi ripuliti dai pregiudizi? siete al corrente di tutte le attività a favore della società che ha bisogno di aiuto? siete informati del fatto che spesso mettono i locali a disposizione per chi lo richiede in città dove le amministrazioni e le parrocchie selezionano a proprio piacimento la disponibilità? basta demonizzare i centri sociali noi siamo orgogliosi che nostro figlio li frequenti insieme ad altri ragazzi e ragazze in gamba che con determinazione e coraggio esprimono e vivono le proprie idee.

Famiglia Marzuoli
da notav.info

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Faccio parte del gruppo pace di Condove e sono tendenzialmente nonviolenta, direi, se mi si permette, per natura più che per ideologia. Confesso che anche a me danno fastidio gli insulti gratuiti, sia pure ai poliziotti; per non parlare del fatto che certo non tiro pietre – i son nen bona, come direbbe Perino. E vorrei che nessuno le tirasse.

Domenica però c’ero, alla manifestazione. E devo dire che neanche per un secondo ho avuto dei dubbi su chi fosse l’aggressore e chi fosse l’aggredito. Davanti a me c’era una recinzione con filo spinato degna di un campo di concentramento; uno schieramento di poliziotti mascherati e armati, chiaramente disposti per incutere paura; sopra di me un elicottero girava incessantemente, creando un clima aggressivo e ossessivo.
Sono nonviolenta, ma so che “anche l’odio per l’ingiustizia stravolge il viso”.
Sono nonviolenta, ma, permettetemi una citazione da vecchia professoressa, sono convinta, con il Manzoni che “i provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che , in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi.”
Si è cercato, sia pure in modo simbolico, di infrangere le fortificazioni che hanno costruito su luoghi che sono la testimonianza del lavoro secolare dell’uomo. Chi non ha visto i terrazzamenti delle vigne sotto la Ramat non può sapere di che cosa sia capace il lavoro paziente e costante. L’hanno costruito sopra uno dei siti archeologici più antichi del Piemonte, là dove l’uomo migliaia di anni fa onorava i suoi morti.
Non era legittimo cercare di forzare quel blocco, non era autorizzato da nessuno. Vorrei ricordare che neanche la marcia del sale era autorizzata. E’ costata ai seguaci di Gandhi morti, feriti, prigione.
Quel sedicente cantiere alla Maddalena è il simbolo dell’arroganza del potere; è la roccaforte di chi vuole il profitto a qualunque costo ; di chi pensa che lo sviluppo e la velocità siano dei valori; di chi non ha il senso del limite. Quel cantiere è uno sfregio alla valle di Susa, alla natura, alla democrazia. Nel mondo migliore che vorrei non solo per me, ma per i miei figli e i miei nipoti, quel cantiere non c’è.

Eleonora Cane
da notav.info

4 luglio 2011

VERITA' E GIUSTIZIA PER MICHELE FERRULLI. BASTA QUARTIERI DI DEGRADO ED ESCLUSIONE

Nella notte di giovedì 30 giugno 2011 in via Varsavia, nei dintorni dell'Ortomercato di Milano, a pochi passi dalle case popolari del quartiere Ponti, Michele Ferrulli, di anni 51, è morto mentre era in stato di fermo a seguito di un intervento della Polizia. Michele abitava in un alloggio del quartiere Ponti che aveva occupato con la sua famiglia nel 1991, in condizioni di gravi necessità. Giovedì notte Michele ascoltava in strada musica con amici: la polizia, intervenuta per la segnalazione di schiamazzi, si è ingiustamente e violentemente accanita contro di lui. Due video testimoniamo i fatti: Michele a terra, con il viso contro il selciato, i colpi che gli vengono sferrati. Michele si è sentito male, è stato trasportato con un'autoambulanza al Policlinico di San Donato, dove hanno constatato il decesso. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio preterintenzionale.
E' questo il modo in cui la Questura intende mantenere la sicurezza nei quartieri? Con la violenza, la repressione, la morte di un uomo giusto? Esigiamo che sia accertata la verità, che i responsabili vengano individuati e puniti, che cambino le concezioni e i metodi dell’intervento nei quartieri.
Michele era attivo nei movimenti di lotta per la casa, in difesa degli occupanti per necessità. Con lui perdiamo un compagno e un amico prezioso e generoso, aperto e disponibile. Chiediamo a tutti di riflettere. I ricchi che si arricchiscono sempre di più speculando sulla casa non corrono il rischio di fare la fine di Michele.
Per anni e anni il Consiglio di Zona, il Comune, l’Aler hanno lasciato in stato di abbandono il quartiere Ponti, come tanti altri quartieri degradati di Milano. Nel 2003 la Giunta Albertini l'ha affidato alla Soc. Romeo Gestioni, con risultati disastrosi. Dal primo ottobre 2009 la gestione è tornata in mano all'Aler, ma i problemi rimangono. Di recente nel quartiere Ponti sono stati effettuati sgomberi spietati di famiglie di occupanti, in condizioni di gravi difficoltà.
Al nuovo Consiglio di Zona 4, al nuovo sindaco, Giuliano Pisapia, alla nuova Giunta, al nuovo Consiglio comunale diciamo che deve cominciare subito il cambiamento delle politiche per la casa, per i quartieri di degrado ed esclusione.
Siamo vicini alla famiglia di Michele. Continueremo il nostro impegno con il ricordo di tanti che nei quartieri in condizioni di ingiustizia e oppressione hanno concluso la loro vita, nel ricordo di Michele, che contro l’ingiustizia ha saputo lottare, che una sera del giugno 2011 è uscito di casa e non c’è più tornato, che di ingiustizia è morto.

Venerdi' 8 Luglio 2011 ore 21.00 in Via del Turchino, Fiaccolata per non dimenticare Michele e per chiedere Verità e Giustizia.

Prime firme:

Amici d Michele - Comitato inquilini Molise-Calvairate-Ponti - Comitato inquilini via Maspero - Mercato pollame - Partito della rifondazione comunista zona 4 - Unione inquilini milano -Comitato Ponti occupanti per necessità - Comitato Niguarda occupanti per necessità - Comitato Bruzzano occupanti per necessità, Comitato Abitanti di San Siro - Comitato Primaticcio - Comitato Ex Feltrinelli - Cs Cantiere - Micene - Sicet Milano - Unione inquilini Milano - Asia Rdb

Firme individuali:

Haidi Gaggio Giuliani - madre di Carlo Giuliani, Adiaratou Guibre, Assanatou Guibre - Sorelle di Abba Abdoul Guibre, Rosa Piro - madre di Dax Davide Cesare,



I black block della Val Susa: poliziotti e carabinieri!

Leggere le prime pagine dei quotidiani e guardare i titoli dei telegiornali, nella mistificazione interessata dei media mainstream, ci restituiscono bene non solo lo schifo della classe dirigente del nostro paese - che essi siano giornalisti, ministri, imprenditori, etc - ma anche la debolezza alla quale il movimento No Tav costringe la sua controparte... 'La battaglia di Chiomonte' ha scatenato un marasma politico e mediatico: tutti assoldati per compiere servizio contro il movimento No Tav, per tentare di depotenziare la forza che invece - irriducibilmente - propaga.

Violenza, black block, etc. Questo il linguaggio adoperato dalle narrazioni giornalistiche questa mattina, totalmente interessate a tematizzare tutto sulla questione della 'violenza dell'assedio dei cantieri'... esercizio che non poteva trovare migliore risposta nelle parole di Alberto Perino a nome del movimento: 'Abbiamo visto chi ha usato la violenza, chi tira i lacrimogeni ad altezza d’uomo'.
Niente di nuovo certo, ma deve essere riconosciuta ancora l'altra faccia della medaglia. Il giorno dopo la grandiosa battaglia di assedio di Chiomonte resta quanto compiuto dalle forze dell'ordine, la violenza che lo Stato ha adoperato come risposta militare ad un 3 luglio No Tav che resterà nella storia dei movimenti del nostro paese. Una militarizzazione dispiegata energicamente lungo il fortino cantieristico, gas lacrimogeni cs – vietati dal 1997 dalla convezione sulle armi chimiche, già usati al G8 di Genova del 2001 - esplosi ad altezza d'uomo in quantità, adopero di pietre e spranghe, e altro ancora. Con il tutto che fa il paio con i comportamenti di carabinieri poliziotti e finanzieri che definire immondi nei confronti di coloro che sono stati fermati ed arrestati è poco. Si sono accaniti con metodo contro chi assediava i cantieri, si sono presi la libertà di poter compiere razzia indiscriminata e incontrollata.
E l'esempio più lampante e vergognoso del comportamento delle forze dell'ordine lo ritroviamo in quanto accaduto ad uno dei compagni che, come migliaia e migliaia di persone da tutt'Italia, è salito in Val Susa per rispondere all'appello del movimento No Tav. Fabiano del centro sociale Tpo di Bologna è infatti tra coloro che sono stati fermati dalle forze dell'ordine, quindi annoverato nelle fila dei feriti. Le pratiche crudeli che racconta in un video dall'ospedale immediatamente restituiscono il livello sul quale uomini e donne in divisa si sono riproposti: le manganellate a dieci, i calci e gli sputi in faccia, la sfilata di botte continuata, il bicchiere di urina lanciato, le minacce di morte e l'osteggiare il soccorso.
Senza spendere altre parole per descrivere una realtà che oramai è sedimentata e strutturata, che continua a trovare sostegno e sponda in un vertice istituzionale che, nuovamente dopo la giornata valsusina di ieri, ha sancito - se mai ce ne fosse ancora bisogno (...) - l'abissale distanza che separa e lacera 'governanti della crisi' da comunità resistenti in movimento. Se il ministro Maroni non conosce vergogna nel definire gli assedianti della Valle come dei 'terroristi', e il presidente Napolitano perde un'ulteriore occasione per stare zitto e smettere i panni di stella polare e morale di uno Stato che sa dare risposte solo con poliziotti e minacce, non ha fatto tanto meglio il rampante 'rottamatore' democratico Matteo Renzi, che ha dichiarato che 'si può stare solo da una parte' (la polizia)... il che non rappresenterà mai ne un interrogativo ne un problema, perchè saremo sempre avversi!


fonte: InfoAut

3 luglio 2011

Torture e violenze in val Susa.

Chi ha guardato il telegiornali (tutti, nessuno escluso) della straordinaria giornata di lotta in val Susa non ha potuto sapere nulla. Se non la versione dei comandi dei carabinieri, della finanza, della polizia.
Chi ha visto i tg non ha saputo che tre nostri fratelli sono stati tra i molti aggrediti, picchiati, feriti gravemente e sottoposti a torture.
Jacopo, studente veneziano di 19 anni, è tuttora in ospedale con traumi gravissimi ed in condizioni molto serie. Il poliziotto che gli ha sparato con una granata lacrimogena da guerra lanciata ad alzo zero lo ha fatto volontariamente e sapendo di poter uccidere.
Fabiano, del Centro sociale TPO ed attivista per la giustizia ambientale e sociale -non “un pregiudicato” come riportato dai lanci di agenzia- è stato ferito gravemente riportando traumi lacero-contusi al capo, il setto nasale fratturato ed ha una mano spaccata.
Fabiano è stato picchiato per ore, anche con un tubo di metallo, e sottoposto a torture dopo il suo fermo, fino a rendere necessario il suo trasporto d'urgenza con elicottero in ospedale.
Gianluca, attivista del Centro sociale Rivolta è stato fermato e trasportato in ospedale per le botte ricevute.
Agli arrestati è stato riservato un trattamento violento con botte e con privazione delle cure mediche. Chi lo ha fatto è un torturatore in concorso con altri, che vestono la stessa divisa.
A distanza di 10 anni da Bolzaneto, le pratiche dei reparti mobili italiani non sono cambiate per nulla.
Noi stiamo con Fabiano, con Iacopo, con Gianluca e staremo con loro per denunciare quello che hanno subito, per ottenere giustizia e facciamo appello ai giornalisti che non hanno smesso di pensare affinchè diano spazio e visibilità a questa altra verità che il can can mediatico di queste ore occulta completamente.
Chi si dissocia da “comportamenti violenti” si rivolga al Ministro Maroni e reclami le sue dimissioni, invece di confondersi nel gioco di distinzione tra manifestanti buoni e cattivi.
Ribellarsi ha significato costruire una giornata di indignazione generale, enorme e non ignorabile, con un assedio di massa di decine di migliaia di persone che hanno bloccato i cantieri accogliendo l'appello dei comitati no tav.
Noi eravamo a Chiomonte ed in Val Susa. E siamo felici di esserci stati. Perchè né Cota né Fassino possono fermare il vento che è cambiato.

Tutti liberi! Liberi tutti!

Manifestazione No Tav: continua la feroce repressione (segui la diretta)

La diretta a cura dell'Osservatorio sulla repressione con notizie che ci comunicano i compagni che sono sul posto e con le notizie da Atenei in Rivolta, InfoAut, Radio Onda d'Urto,  Global Project, Radio Onda Rossa, Radio Black Out

Ore19.00: Un gruppo di 100 manifestanti bloccati dalla polizia sono stati rilasciati e sono arrivati adesso ad Exillis senza problemi



Ore 18.30: I manifestanti stanno tornando a Chiomonte , la situazione pare si sia calmata è consigliato usare strade secondarie e non principali

Ore 18.14: A Chiomonte inizia il presidio che dichiara :"Nessuna caccia all' uomo, altrimenti l'assedio continuerà " a Ramat circondato un gruppo di manifestanti , fra i quali sono presenti consiglieri comunali ValSusini

 

Ore 18.01: caricato corteo da Ramat verso la Maddalena ,blocchi sparsi da parte della polizia

Ore 17:49: Posti di blocco lungo le strade. Bloccata Exiles, dove chi va a recuperare l'auto, viene fermato.

 
Ore 17,40 La polizia ha preso il ponte e prosegue su per la statale. I manifestanti continuano ad arrivare a Chiomonte nonostante la caccia all' uomo da parte delle forze dell' ordine


Uno studente veneziano è stato gravemente ferito dalla Polizia questo pomeriggio in Val di Susa: si tratta di un ragazzo di diciannove anni, del Coordinamento studenti medi di Venezia e Mestre. Lo sostiene il consigliere comunale di Venezia Beppe Caccia, che partecipava, insieme ad una folta delegazione partita da Mestre alla manifestazione

ore 17.28 : Sale a 76 il numero degli agenti feriti; La guardia di Finanza e le altre forze dell' ordine rincorrono i manifestanti dentro al bosco lungo la strada per Ramat. E' caccia all'uomo


ore 17.22 : 6 blindati chiudono la zona di Ramat, cariche della polizia facendo partire per i boschi la caccia al manifestanti , sale a 51 il numero di agenti feriti


ore 17.18 : Una trentina di agenti stanno scendendo verso la Maddalena per attaccare i manifestanti rimasti nella valle


ore 17.12 : La polizia affronta i manifestanti presso la centrale , la polizia attacca con idranti e lacrimogeni , i manifestanti si difendono con ciò che trovano; nei boschi parte la caccia da parte della polizia al manifestante


ore 17.08 : Creato presidio NO TAV presso la statale 24 ( nei pressi del campo di Chiomonte )


ore 17.04 . I manifestanti vanno via dalla zona dei viadotti dirigendosi verso Giaglione


oe 17.00 : 8 camionette si dirigono verso Ramat, nella zona della baita è scoppiato un grave incendio a causa del fitto lancio di lacrimogeni , i manifestanti stanno cercando di spegnerlo


ore 16.54 :Salgono a 15 i feriti fra i manifestanti in zona viadotti


ore 16.50 : A Giaglione la polizia lancia sassi dall'alto ; buona parte del corteo centrale inziaa a ritirarsi


ore 16.45 : La polizia si dispone a testuggine dietro la ruspa ; zona centrale , alle spalle si vedono cannoni ad armi chimiche , alla Maddalena i manifestanti continuano a ricostruire il presidio


ore 16.44 : I manifestanti continuano a resistere ormai da un' ora e mezza al lancio continuo delle forze dell' ordine alla centrale


H 16.40 : Le forze dell' ordine attacano dall' alto i manifestanti ma loro continuano a resistere


H 16.30 : La polizia usa estintori a piena potenza contro chi è sul lato nord e prova a rientrare, I manifestanti sono sotto l'autostrada, la polizia dall'alto lancia di tutto, comprese pietre e sbarre di ferro.


H 16.20 : In circa 300 sotto i viadotti dell'autostrada Torino-Bardonecchia tentano di sfondare la rete di recinzione dell'area occupata dalle forze dell'ordine. Polizia e Carabinieri respingono con lacrimogeni, sparati anche dal viadotto, e idranti.


H 16.18 : I manifestanti recuperano lo spazio della centrale e stanno montando un presidio permanente ; a il corteo proveniente da Giaglione continua a resistere e a far indietreggiare la polizia nonostante i molti feriti causati dai lacrimogeni sparati ad altezza uomo


H 16.10 : Ferito gravemente un manifestante , avvocati e medici cercano di parlamentare per prestare soccorso


H 16.06 : Continuano gli scontri vicino alla stazione di Chiomonte , ma i manifestanti continuano a resistere


H 16. 02 : Lo spezzone alla centrale indietreggia a causa del fumo


H 15.48 : I manifestanti resistono agli idranti; spengono i lacrimogeni e fanno staffette per portare il necessario ai compagni in prima linea


H 15.44 : La polizia avanza su un versante laterale con la ruspa , ma i manifestanti continuano a resistere


H 15.40 :Sono 3 i manifestanti feriti durante gli scontri in autostrada


H 15. 36 : Aumenta il numero dei feriti della polizia


H 15.32 : La polizia per far indietreggiare i manifestanti utilizza gli idranti; ora il corteo si trova alla seconda recinzione del cantiere della Maddalena


H 15.22 :Testimoni oculari parlano di aggressioni da parte delle forze dell' ordine; sulle montagne i manifestanti continuano a resistere al grido :"La Val di Susa non si tocca"


H 15.18 :Si cerca di spingere i manifestanti alla centrale, "opportunamente" gasati, verso exilles nervi


H 15.14 : L' elisoccorso atterra sull' autostrada, i no tav sposatano la draga e i lanciagranate


H 15.11 : I manifestanti aprono un varco nel cantiere della Maddalena , ma la polizia li respinge con uso massiccio di lacrimogeni


H 15.04 : Cariche allo spezzone istituzionale che si trova davanti la centrale


H 15.00 : Lacrimogeni anche allo spezzone pù grosso davanti la centrale


H 14.56 : Sventolano fiere le bandiere NO TAV all' interno del cantiere


H 14.54: I manifestanti feriti stanno venendo portati tutti in borgata sant'Antonio


H 14.52: La polizia usa proiettili in gomma contro i manifestanti , feriti i manifestanti


H 14.45: Ferito un altro manifestante ; è stato colpito alla gamba da un lacrimogeno


H 14.36: Dal presidio sembra che le forze dell'ordine abbiano finito i lacrimogeni grandi, ora il via con quelli piccoli


H 14.34: Sembra che la polizia cerca di utilizzare le camionette contro i manifestanti


H 14.30: 50 agenti feriti ; 5 manifestanti fermati


H 14.26: La polizia appicca il fuoco nei boschi; ma i manifestanti continuano a resistere e spengono il fuoco


H 14.22 :Continua l'attacco della polizia ai manifestanti con i lacrimogeni ; ma anche il vento dice :NO TAV soffiando il gas contro le forze dell' ordine


H 14.15: Una testimone racconta dell'utilizzo di fucili con proiettili i gomma da parte della Polizia. Un manifestante colpito al mento e ferito


H 14.13: un manifestante colpito al volto da un lacrimogeno

H 14.07: Sono migliaia i manifestanti fra i boschi che stanno portando avanti la guerriglia. La TAV non passerà!


H 13.48: La Polizia sta sparando i lacrimogeni ad altezza uomo. Diversi i manifestanti feriti, alcuni dei quali portati in ospedale


H 13.40: Il cantiere è stato di fatto assediato dai dimostranti. Frange di No-Tav lo hanno infatti raggiunto da più lati obbligando le forze dell' ordine a disporre l'interruzione dei lavori per evitare il peggioramento della situazione


H 13.23 : Le comunicazione con i manifestanti tramite cellulare sembrano non funzionare più


H 13.20: Arrestati 3 manifestanti


H 13.16:Portato all' ospedale il manifestante ferito , nel frattempo la polizia tenta di farmare i manifestanti che stanno tornando in treno

H 13.10 : L' assemblea dell' acqua in seguito alla notizia dell' inizio dell' assedio fa partire un grandissimo applauso


H 13.09 : Sfondata la recinzione del cantiere No Tav all' altezza dell' area archeologica da parte dei manifestanti


H 13.07 : La polizia inizia ad usare gli idranti


H 13.04 : Aumenta il numero dei feriti tra i manifestanti ; ferito un ragazzo alla schiena da un lacrimogeno


H 13.02 : Feriti 5 agenti ; arrestato un manifestante


H 13.00 : Ferito un manifestante da un lacrimogeno


H 12.53 : La polizia continua a sparare lacrimogeni anche dal cavalcavia soprastante il presidio dei manifestanti immobili


H.12 46: La questura di Torino dichiara di aver utilizzato :"pochi lacrimogeni"


H 12.43 : ferito un agente e un operaio dal lancio di pietre da parte dei manifestanti che resistevano ai lacrimogeni


H 12.36 : Sfondato a Ramat il cordone della polizia , i manifestanti partiti da Giaglione raggiungo il fortino


H 12.33 : Partita una carica ma i manifestanti resistono


H 12.24 : Continua il lancio di lacrimogeni da parte della polizia sui manifestanti , ma si continua a resistere al grido :"La Val di Susa non si tocca"


H 12.20 : In 10mila lasciano il corteo da Exilles e si riversano nei boschi per raggiungere la zona rossa controllata dalla polizia


H 12.14: Primi scontri tra i manifestanti e la polizia presso il cantiere della Tav a Chiomonte , lancio di lacrimogeni da parte della polizia ; i manifestanti rispondo con bombe carta


H 12.13 : Dalla strada di Ramat iniziano a vedersi i primi lanci di fumogeni verso Giglione


H 12.06 : Il corteo di Giaglione conquista la baita dentro il territorio sequestrato


H 12.03 : Continua l'avanzata del gruppo che si è staccato per raggiungere Ramat, nonostante la ripidità del terreno i manifestanti continuano ad andare avanti


H 11.50 : Secondo gli organizzatori più di 50mila manifestanti , la polizia tende a diminuire i numeri ; l'elicottero segue l'avanzata dei 2mila che intendono arrivare al cantiere della Tav a Chiomonte


H 11.42 : 2mila persone si staccano dal corteo per raggiungere il cantiere della Tav a Chiomonte


H 11.37 Il corteo principale si dirama in due , una parte va verso la centrale elettrica di Chiomonte , l'altra parte sale a Ramat per poi scendere verso la Maddalena


H 11.35 : La testa del corteo da Giaglione raggiunge il terreno del presidio NO TAV


H 11.15 : Il corteo da Exilles raggiunge il bivo che porta alla Maddalena


H 11.04 Il corteo da Giaglione si divide in due gruppo , uno ha quasi raggiunto il vecchio presidio , nel frattempo chiusa l'autostrada Torino-Bardonecchia per motivi di sicurezza

Manifestazione No Tav: Cariche, lanci di lacrimogeni e caccia all'uomo

E’ in corso di svolgimento la grande mobilitazione nazionale in Val di Susa contro l’alta velocità. Una mobilitazione convocata dai comitati popolari No Tav che prevede una marcia e un assedio simbolico al cantiere della Maddalena di Chiomonte, luogo dove sorgeva il presidio permanente dei comitati sgomberato con la violenza lunedì scorso.
Decine di migliaia i partecipanti alla manifestazione che si compone di tre cortei partiti da tre località distinte, Exilles, Giaglione e Chiomonte, per convergere e cingere d’assedio il cantiere dell’alta velocità, area totalmente militarizzata da lunedì scorso.
Verso mezzogiorno i dimostranti rioccupano il presidio sgomberato lunedì scorso ma la tensione sale vertiginosamente quando i No Tav cercano di avanzare verso il cantiere dell’alta velocità. Getti di idranti e un fitto lancio di fumogeni da parte delle forze dell’ordine causano il ferimento di un numero ancora inquantificabile di dimostranti.
Verso le 13.30 il lancio di lacrimogeni costringe i manifestanti a disperdersi fra i sentieri e i boschi della valle.
Ora  la situazione resta estremamente tesa e fluida, i manifestanti continuano a resistere e mantenere le posizioni nelle vicinanze del cantiere che continua a sparare lacrimogeni

segui la diretta su
 

"Anonymous", scatta operazione polizia.

Sono l'incubo di istituzioni, governi e multinazionali, agiscono divisi in gruppi e sono in grado di colpire un 'obiettivo' in pochi minuti dalla tastiera del loro Pc. Sono gli hacker di "Anonymous", responsabili di attacchi informatici a colossi come Sony, Apple e Google, ma anche ai governi di numerosi Paesi, dalla Turchia all'Italia, dalla Tunisia alla Malesia. Giovani, a volte giovanissimi informatici "fai-da-te" che si uniscono contando sulla certezza di impunità e che si chiamano a raccolta assegnandosi di volta in volta una missione diversa. In Italia, per esempio, hanno preso di mira il governo e l'Agcom e minacciato di colpire altri siti. Subito dopo la pubblicazione dei primi file riservati da parte di Wikileaks, il gruppo Anonymous ha deciso di schierarsi al fianco del collega Julian Assange prendendo di mira i Paesi che osavano ostacolare la diffusione del materiale 'top secret' americano. Gli attacchi, in quel caso, furono di tipo DDos, un bombardamento di clic in grado di mettere "off-line" un sito. Ma la maggior parte delle missioni di Anonymous è tesa a irridere istituzioni e aziende, a mostrare al mondo del web la loro vulnerabilità: molti hacker si divertono a pubblicare sul web guide per 'crackare' consolle e iPhone, permettendo agli utenti di usare programmi pirata, ma si dilettano anche a sottrarre dati sensibili e a inserirli su Internet. La vera notizia, però, è che, a quanto pare, la polizia postale italiana è riuscita a beccare una cellula. In realtà, si tratterebbe di un vero vanto perché solo loro ci sono riusciti fino ad ora. L'operazione Secure Italy è scattata all'alba di mercoledì: 32 perquisizioni svolte in Italia e in Svizzera. In totale sono 15 i giovani denunciati, di cui cinque minorenni. E' stato individuato anche il capo della cellula: ha 26 anni, viene dal Canton Ticino e si chiama Thre Frey. In totale le persone coinvolte nell'indagine sono 36. Per gli accusati non dovrebbero scattare gli arresti, ma in compenso saranno al centro di una causa civile. In verità, la maggior parte degli hacker sono giovani se non giovanissimi, sono super esperti di informatica e non superano quasi mai i 30 anni. Si aiutano tra loro scambiandosi file, programmi craccati o da craccare, chattano grazie ai social network e, a parte quel che credono di loro le Autorità, hanno svolto un ruolo fondamentale in alcune delle ultime "vere" rivoluzioni. Le accuse che ora gli vengono contestate sono di accesso abusivo in sistema informatico, danneggiamento a sistema informatico e interruzione di pubblico servizio. "Al di là dell’aspetto penale della vicenda - ha detto Antonio Apruzzese, direttore della polizia postale e delle telecomunicazioni - va sottolineato il danno patrimoniale arrecato da queste azioni, i cui costi graveranno sui ragazzi e sulle loro famiglie. Ci sono molti modi per esprimere un dissenso ma qui si producono reati e si producono anche seri danni economici".  Sarà, ma, come commenta anche il "Fatto quotidiano on line", esprimendo solidarietà ai pirati del web, "Anonymous" ha finalità soprattutto politiche che si traducono in: trasparenza, libera informazione, partecipazione, tutela dei diritti umani. "Sono valori del presente - si legge sul sito diretto da Padellaro - pronti a diventare piattaforma politica vasta e trasversale per il futuro". A questo punto,  diventa più che giusto esprimere solidarietà ai ragazzi di "Anonymous".

Caso Ferrulli: Avviso di garanzia ai poliziotti che hanno pestato Michele

Per il vice questore vicario di Milano, Nino Fabiano, il comportamento degli agenti delle due volanti che mercoledì sera sono intervenute in via Varsavia a Milano, per un controllo d'identità sfociato nella morte di Michele Ferulli, «è stato in linea con le procedure». La questura chiama in causa la stazza piuttosto imponente di Ferrulli che avrebbe creato notevoli difficoltà agli operatori delle volanti rendendo difficile il suo ammanettamento. L'immobilizazzione dei polsi, segnalata dalle tracce riscontrate dal referto medico, sarebbe avvenuta - sempre secondo la versione dei pubblici ufficiali - un attimo prima che l'uomo fosse colto da malore. A quel punto gli agenti del commissariato Mecenate gli avrebbero liberato i polsi rivoltandolo e tentando un massaggio cardiaco. In questura si dicono «assolutamente trasparenti e sereni» nonostante gli avvisi di garanzia per omicidio preterintenzionale, firmati dal pm Gaetano Ruta, pervenuti ai quattro poliziotti che hanno ammanettato Ferrulli dopo averlo gettato a terra. «Un atto dovuto», ha minimizzato il legale dei quattro agenti, in vista dell'autopsia sul corpo del 51enne di origini pugliesi che si terrà martedì prossimo. Eppure le immagini di quanto avvenuto durante il fermo, riprese con un telefonino e uno smartphone da due testimoni diversi, mostrano una sequenza dei fatti ben diversa dalla versione ufficiale. Nel primo video, quello a bassa risoluzione, trasmesso alla procura dal legale dei famigliari della vittima, Fiaba Lovati, si vedono gli agenti colpire più volte Ferrulli disteso a terra. L'altro video, registrato con un I-phone da un amico della vittima e pubblicato in esclusiva da Repubblica.it mostra Ferrulli a terra, immobile, quando viene colpito almeno tre volte, di cui una alla testa, dagli agenti mentre un altro tenta di ammanettarlo. Un secondo frame, poco dopo, mostra la vittima a terra, incosciente, rivoltata più volte senza tanti riguardi dagli agenti. Qualunque sia stato l'atteggiamento mostrato di fronte alla richiesta delle forze dell'ordine di farsi identificare, «aggressiva ed ostile» è scritto nel rapporto stilato dalla questura, le immagini mostrano un uso della violenza eccessivo e brutale nei confronti di un uomo già disteso a terra, inoffensivo e col viso rivolto verso il basso. Da una prima ricostruzione dei fatti sembra che Ferrulli sia intervenuto dopo l'arrivo di una volante chiamata intorno alla 22 da un abitante infastidito dalla musica ad alto volume e dal chiasso delle voci che provenivano dalla strada. Una zona popolare a sud-est della città, proprio di fronte ai mercati generali, dove la presenza della polizia è percepita come una presenza invasiva. Alla richiesta di fornire i documenti fatta a due amici di Ferrulli, che si trovavano di fronte ad un bar chiuso della via, la situazione sarebbe degenerata. Trasportato d'urgenza al policlinico di san Donato, alle 23.05 l'uomo è stato dichiarano morto per «collasso cardiocircolatorio dopo colluttazione con polizia», come si legge nella diagnosi di accettazione dell'ospedale. Ferrulli abitava a pochi passi di distanza, in via Turchina, sede da almeno vent'anni di una occupazione storica di case popolari. Un personaggio conosciuto nel quartiere, coinvolto nelle lotte per la casa. Nel 2007, si racconta in un ritratto apparso sul Corriere della sera, aveva partecipato ad un picchetto antisgombero, non era la prima volta, e per questo era stato denunciato. Titolare di una piccola impresa idraulica chiusa lo scorso anno, si arrangiava con lavori di edilizia e traslochi. Descritto come una persona altruista, sempre allegro,

1 luglio 2011

Milano: muore dopo un fermo di polizia. I familiari:"E' stato pestato dagli agenti"

Michele Ferrulli, 51 anni, incensurato,  è morto, per cause in corso di accertamento, dopo un fermo di polizia giovedì sera in via Varsavia, a Milano, tra il Parco Alessandrini e l'Ortomercato. Secondo quanto riferito dalla polizia, gli agenti sono intervenuti su richiesta di alcuni cittadini, infastiditi dagli schiamazzi e sarebbe morto per un malore dopo essere stato bloccato dagli agenti della volante.
I familiari, però, affermano che il loro congiunto è stato vittima di un pestaggio, come hanno riferito già durante la notte ai carabinieri di San Donato Milanese, e come ha confermato l'avvocato di famiglia. È stato lo stesso legale, venerdì, ad avvisare del caso il pm di turno, che ha subito disposto accertamenti. Per fare chiarezza sulla vicenda, la Procura ha aperto un fascicolo, e il pm Gaetano Ruta ascolterà i due cittadini romeni. Venerdì mattina sul posto sono arrivati alcuni sottufficiali della polizia giudiziaria della Procura. Gli uomini della Scientifica hanno sequestrato in via Varsavia due bottiglie di birra e una confezione del farmaco Sotalex, un betabloccante usato nei casi di tachiaritmie. Le forze dell'ordine hanno acquisito i filmati delle telecamere della farmacia adiacente al bar davanti al quale si sono svolti i fatti. C'è poi un filmato amatoriale, realizzato da un cittadino con un telefonino, che documenta l'arresto (il video mostrato dal Tg1). Le immagini sono poco nitide e la dinamica di quanto accaduto non è chiara: gli agenti, dopo aver fatto salire un uomo coi pantaloni bianchi su un'auto, si dirigono verso Ferrulli, a terra. Due agenti si chinano su di lui, uno pare colpirlo al dorso due volte.

30 giugno 2011

Teramo: detenuto si impicca in cella; è il 30 suicidio del 2011 nelle carceri italiane

Oggi si è impiccato nel carcere di Teramo un detenuto trentunenne, Cosimo Intrepido, originario di Trepuzzi (Le). Era in carcere dal 2009 per rapina (con arma giocattolo). Il pm aveva chiesto 3 anni, il giudice gliene aveva dati 8.
“L’istituto teramano potrebbe ospitare 240 detenuti invece ne ospita 410 - dichiara Giuseppe Pallini, segretario provinciale di Teramo del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. Di questi, oltre la metà soffre di problemi psichici con difficile gestione scaricati a Teramo per il solo fatto che vi è il servizio di guardia medica h 24 è una psichiatra per alcune ore la settimana”.

Giulio Petrilli (Pd): che vergogna…
Le notizie dei suicidi nelle carceri abruzzesi, passano sempre inosservate, nessun dice mai niente, tutto come in una lavagna si cancella, eppure ogni due tre mesi c’è un suicidio. Nessuno si interroga, nessuno riflette, ma alla fine sotto sotto quasi non dispiace sentir dire che un detenuto si è impiccato: questa è la verità. L’emarginato, colui che ha delle difficoltà deve essere cancellato, questo prevale ed è una cultura folle.
Ieri un altro detenuto si è suicidato nel carcere di Teramo, dopo venti suicidi e tanti trasferimenti il penitenziario di Sulmona si è un po’ calmato, ma subito sostituito da quello di Teramo in questo tragico primato della pena di morte. La politica è totalmente assente su questo terreno, totalmente muta, nessuno fa nulla, ci si preoccupa di tutto ma su questo aspetto, nessun impegno serio e vero, qualche volta un po’ di chiacchiere. La democrazia va affermata sempre e va attuata anche nei luoghi della reclusione.

Di Carlo (Giustizia Giusta): quel che temevamo è accaduto
“Quello che temevamo è accaduto: l’arrivo dell’estate ha puntualmente amplificato la già esplosiva situazione carceraria e quanto accaduto a Teramo ne è la triste conferma”. Così l’avvocato Alessio Di Carlo (nella foto), presidente di Giustizia Giusta, ha commentato il suicidio del detenuto pugliese avvenuto nel carcere teramano di Castrogno di Teramo. “In sede di audizione davanti alla V Commissione, sollecitando l’immediata istituzione del garante dei detenuti, abbiamo ricordato che le condizioni di sovraffollamento in cui vivono i detenuti negli istituti come quello teramano (in cui la presenza effettiva è quasi doppia di quella tollerata), diventano insostenibili con l’arrivo delle temperature estive”.
Di Carlo ha anche ricordato che “diversi esponenti radicali abruzzesi in queste settimane hanno affiancato Marco Pannella e tanti detenuti nello sciopero della fame e della sete messo in atto per richiamare l’attenzione su una situazione tanto grave”.
“La risposta di chi ha a cuore i diritti umani - ha concluso Di Carlo - non potrà che essere quella di riprendere e rilanciare l’iniziativa, in tutte le sedi, anche insieme agli amici radicali, per giungere quanto più in fretta possibile ad avere un sistema penitenziario degno di un Paese che voglia definirsi civile”.

fonte: Ristretti Orizzonti

Nichelino (To): Aggressione dei carabinieri al gruppo musicale Punkreas

Riportiamo e pubblichiamo un comunicato divulgato dai Punkreas tramite Radiocage

Stendiamo il presente comunicato per rendere pubblica la gravissima situazione che ci ha visto involontari protagonisti nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2011 presso l’Euro Hotel di Nichelino, alle porte di Torino.

Dopo il concerto dei Punkreas tenutosi presso il Free Music Festival di Nichelino, ci dirigiamo verso l’albergo insieme alla crew e ai rapper Anti L’Onesto e Dj Noko che hanno chiuso la serata e che viaggiano con noi. Arrivati sul posto, attorno alle ore 02:00 constatiamo la presenza di militari in divisa – carabinieri – che presidiano l’entrata e immediatamente ci si approcciano con modi poco amichevoli. Veniamo inoltre a conoscenza del fatto che l’albergo ospita un alto numero di carabinieri (70-100), presumibilmente destinati a servizio di O.P. in Val di Susa, dove il giorno precedente si sono avuti duri scontri con ampio uso di lacrimogeni contro i manifestanti. Alcuni di noi, come da consolidata tradizione, si ritrovano nella camera di Paletta per parlare del concerto appena effettuato e fare gli ultimi saluti prima di raggiungere le rispettive stanze. Dopo circa un’ora, il gruppetto si scioglie e restano nella stanza solo Paletta, Gagno e il fonico Gianluca Amen, che continuano a chiaccherare.
Quando sono circa le 03:30, senza aver avuto peraltro alcun avviso o richiamo né dalla direzione né dagli ospiti delle stanze confinanti, i 3 sentono dapprima bussare violentemente alla porta e subito dopo cominciano ad avvertire difficoltà respiratorie che in breve diventano sempre più pronunciate, unitamente a bruciore intensissimo a gola e occhi. In breve, si rendono conto che qualcuno sta pompando gas urticante da sotto la soglia della porta della camera. Sentendo rumori e grida di sfida e di scherno dall’esterno, e nonostante la situazione sia resa anche più grave dall’impossibilità di aprire completamente la finestra della camera , i 3 decidono di non uscire, per timore di aggressioni fisiche. Si chiudono momentaneamente nel bagno, sperando così – e con l’ausilio degli asciugamani bagnati – di limitare i danni e resistere a quello che sembra un vero e proprio assalto.
Immaginatevi 3 persone chiuse in una camera satura di gas iniettato dall’esterno da un numero indefinito ma alto di militari che gridano di volersi vendicare di un tono di voce – a loro detta – troppo alto. Nel frattempo qualcuno nelle stanze vicine sente qualcosa. Il primo ad affacciarsi è Anti, che subito si trova la strada sbarrata da tre militari in borghese, muniti di manganello .Il rapper viene schiaffeggiato, malmenato e spinto nel bagno. Gli viene intimato di non uscire dalla stanza e di “farsi i cazzi suoi”. A questo punto si sveglia il band manager Ruvido che si rende subito conto della gravità della situazione e chiama immediatamente ambulanza e carabinieri di Nichelino. Nel frattempo band e crew si compattano per affrontare la situazione. Solo a quel punto, rendendosi conto di avere a che fare con persone che potrebbero godere di attenzione mediatica, i militari cambiano repentinamente atteggiamento tentando di minimizzare l’accaduto. Appaiono graduati che si offrono insistentemente di trovarci dapprima delle nuove camere, poi addirittura un nuovo hotel.
Ovviamente rifiutiamo, raccogliamo i nostri bagagli e ripartiamo da Torino con destinazione casa. Abbiamo deciso di rendere noto l’accaduto non solo perché di per sé vergognoso e meritevole di suscitare indignazione, ma anche perché abbiamo avuto la netta sensazione che le cose sarebbero precipitate ulteriormente se non avessimo dato velocemente l’impressione di avere immediati e sufficientemente influenti contatti esterni (agenzia, ufficio stampa, avvocato). Per una lunghissima mezz’ora noi, e in particolare i 3 chiusi in camera ci siamo sentiti come devono essersi sentiti Uva, Cucchi, Aldrovrandi, e tanti, tantissimi, troppi altri finiti senza possibilità di difendersi nella mani di chi abusa del suo potere per scopi che nulla hanno a che vedere con l’ordine pubblico.

Punkreas & Crew

No Tav: Blindato dei Carabinieri investe ed uccide una pensionata

Ieri pomeriggio 29 giugno un mezzo blindato antisommossa dei Carabinieri diretto a Chiomonte ha investito e ucciso una pensionata a Venaria. Ci sentiamo di sottolineare da queste pagine quanto accaduto. E’ un’operazione militare a tutti gli effetti per la quantità di numeri e mazzi impiegata e nelle operazioni militari si sa ci stanno anche i morti. Dalle prime notizie l’autista dichiara di essersi fermato a fare rifornimento e poi essere ripartito per fermarsi dopo decine di metri al semaforo. Solo lì dice di essersi accorto di un corpo accasciato a terra dagli specchi retrovisori. Questi mezzi corazzati usati a Chiomonte sono mezzi da guerra dati in mano a dei criminali. Come a Genova ancora una volta l’arroganza e la guerra uccidono sotto gli pneumatici dei mezzi dei carabinieri. Fino a quando ancora? Questa morte è responsabilità della lobby si tav.
Il media mainstream dirà che questa è una forzatura strumentale dei notav. Non è così! In questi giorni decine e decine di mezzi incolonnati fanno su e giù per la valle. La realizzazione dell’opera prevede centinaia di tir – oltre ai mezzi delle forze dell’ordine – ch efaanno su e giù per decenni… Perché i giornali non scrivono che il mezzo che ha investito l’anziana signora era diretto al cntiere della Maddalena? Quando diciamo che il Tav è un’opera dannosa, nociva,necrogena intendiamo proprio questo: un costo sociale, umano e ambientale senza misura con i presunti “vantaggi”. Alla famiglia il nostro pensiero…


fonte: notav.info

29 giugno 2011

Solidarietà dei detenuti e degli ergastolani al movimento No TAV

Il mondo ci ha rifiutato, ma noi non abbiamo del tutto rifiutato il mondo.
Molti di noi non hanno più né sogni né speranze, ma sperano lo stesso in un modo migliore per i propri figli e nipoti.
Per molti di noi il mondo non va oltre il confine della propria cella, ma non rinunciamo lo stesso a interessarci del mondo.
Molti di noi si sono piegati, ma non si sono ancora spezzati e hanno ancora la forza di amare il mondo là fuori.
Molti di noi vivono di poco e di niente, ma sognano lo stesso un modo migliore per tutti gli altri. Ormai nelle carceri italiani ci sono suicidi, morti, autolesionismi, disumanità, violenze ed illegalità istituzionale, ma non vogliamo che là fuori diventi un luogo infame come da noi.
Molte volte comunisti e movimenti extraparlamentari ci hanno dato solidarietà.
Questa volta è il mondo carcerario che vuole dare sostegno al mondo esterno.
Solidarietà al movimento No TAV, a tutti gli abitanti della Val Susa e a chi li sostiene.

Gli ergastolani e i detenuti del carcere di Spoleto

NO TAV appello per manifestazione nazionale 3 luglio

Parma: Cariche della polizia contro il popolo indignato che chiede le dimissioni della giunta corrotta

La piazza insorge di nuovo. Dopo venerdì scorso, circa 500 persone si sono radunate nel pomeriggio davanti al Palazzo Comunale di Parma per chiedere le dimissioni della Giunta e soprattutto del sindaco Pietro Vignali dopo lo scandalo corruzione. A controllarle un nutrito spiegamento di forze dell'ordine, compreso un contingente di carabinieri in tenuta antisommossa arrivati da Bologna. Slogan, fischi, cartelloni: tutti contro gli amministratori. (foto)
Intorno alle 18 si è verificato il momento di tensione più alto. Un gruppo di persone, tra cui studenti universitari, ragazzi dell'Art Lab, autonomi e altri con sacchi neri di finto denaro hanno raggiunto una porta secondaria del Comune, nella strada che affianca lateralmente il municipio. Con forza i ragazzi hanno spinto e la porta ha ceduto: i giovani hanno così fatto irruzione nel cortile del Comune. Alcuni carabinieri si sono accorti del fatto e hanno tentato con un cordone di bloccare la cosa. Qualche momento di tensione fra manifestanti e forze dell'ordine. Poi le cariche della polizia. Poco dopo è seguita una seconda carica dei carabinieri. Il bilancio è di quattro feriti lievi ma i momenti di grande tensione sono durati per diversi minuti. Anche il comandante della guardia di Finanza Geremia è arrivato nella piazza davanti al municipio per assistere alla situazione.
Dopo le cariche intanto, in piazza, fra i manifestanti comincia a correre la voce che alcune delle persone coinvolte nelle cariche siano state denunciate. Intanto sarebbe in programma per giovedì una lenzuolata in città, come quella del 1975 fatta per chiedere le dimissioni di una giunta corrotta.

28 giugno 2011

La Cassazione: “Lecito coltivare una piantina di marjuana". E' ora di piantarla

Una sola pianta di canapa indiana «non è idonea a porre in pericolo il bene della salute pubblica o della sicurezza pubblica». Logico, elementare, lo pensano un po' tutte le persone sensate e la pensa così la Suprema Corte. La Quarta sezione penale ha bocciato il ricorso della Procura di Catanzaro che chiedeva la condanna di Giuseppe M. per avere coltivato sul balcone di casa una piantina di canapa sativa.
“La Corte di Cassazione con una sentenza storica ha stabilito che coltivare sul balcone di casa un piantina di Marijuana non è reato. Si tratta di una ottima sentenza in quanto riconosce – finalmente - che tale attività non è offensiva per nessuno e che quindi chi coltiva una pianta non è punibile" - dichiara Paolo Ferrero segretario nazionale del Prc - "Finalmente la follia repressiva della legge Fini- Giovanardi viene messa in discussione, applicando correttamente la Costituzione e quindi garantendo la libertà dei cittadini di compiere atti non dannosi per se o per gli altri. Questa sentenza sula legittimità della coltivazione di una pianta, apre anche la strada ad una positiva lotta al grande traffico di marijuana, notoriamente controllato dalle mafie. Così come apre un varco ad una netta separazione tra le diverse droghe, in quanto proprio il comune spaccio illegale determina una “contiguità” tra droghe pesanti e droghe leggere. Grazie quindi alla Cassazione – immagino anche a nome di qualche milione di italiani e di italiane - per questa sentenza di civiltà” conclude Ferrero.

Bari: Detenuto si impicca in carcere, dopo il colloquio con la famiglia

E' rientrato in cella dopo il colloquio con i suoi familiari, ha tagliato le lenzuola, le ha annodate alle grate della finestra del bagno e si è impiccato. Ennesima tragedia della disperazione nel carcere di Bari, dove un detenuto di 28 anni, recluso per fatti di droga, si è tolto la vita nel pomeriggio. Si tratta del quinto suicidio registrato nelle carceri pugliesi in sei mesi. La
notizia è stata diffusa dal segretario nazionale del Sappe, Federico Pilagatti, che solo qualche giorno fa aveva denunciato l'aumento del numero di suicidi nelle strutture della regione: l'anno scorso sono stati 6. "Senza dimenticare - sottolinea Pilagatti - tutti i tentativi di suicidio sventati all'ultimo momento grazie all'intervento degli agenti". "Sicuramente in questo suicidio - aggiuge - avranno influito ragioni di carattere familiare, ma l'assenza di un sostegno psicologico in una situazione di degrado, con condizioni igienico sanitarie da terzo mondo, avranno influito negativamente".
Il carcere di Bari a fronte di circa 200 posti disponibili ospita più di 520 detenuti. Sempre a Bari, secondo quanto denuncia il sindacato di polizia penitenziaria, "i detenuti vivono in dieci in camere da quattro posti con letti a castello che raggiungono i cinque metri da terra, e in costante pericolo". "Ormai rinunciare alla vita - si legge nella nota - può diventare un gesto estremo di protesta contro una situazione che è diventata fuori controllo". In Puglia la capienza regolamentare è di 2300 posti, i detenuti sono 4400.

fonte: La Repubblica

27 giugno 2011

No Tav, la polizia all'attacco. Scioperi spontanei in Valsusa e mobilitazioni urgenti in tutta Italia

Non hanno uno straccio di motivazione di merito per quest’opera: solo slogan di un fantomatico sviluppo. Non hanno risorse da investire nella realizzazione: vogliono solo mettere le mani sui contributi UE Non hanno remore a procedere usando anche dati fasulli e procedure illegittime. Non hanno un briciolo di autorevolezza, non avendo più un’etica su cui fondarla.E allora ricorrono all’autoritarismo, al monopolio della violenza autorizzata e vigliacca: manganelli in mano a uomini che non hanno piena coscienza del contendere e di cui non è dato conoscere l’identità (Venaus 2005 insegna).

Dopo la fiaccolata di Chiomonte, è partita all'alba di questa mattina, l'offensiva dello Stato contro i no Tav. 2000 agenti delle forze dell'ordine hanno attaccato la comunità della Val Susa. Bloccate le strade di accesso all'area sono intervenute con elicotteri, ruspe e un fitto lancio di lacrimogeni. Le forze dell'ordine (polizia e carabinieri) sono entrate nel terreno del presidio della comunità montana e dopo aver aver sfondato i blocchi dei presidianti hanno iniziato una caccia all'uomo. Le forze dell'ordine non erano autorizzate ad entrare nei terreni della comunità montana. Ma si sa "alla legalità di Stato" credono solo quei partiti che stanno silenziosamente appoggiando il progetto (il centrodestra, compresa i leghisti del "padroni a casa nostra" e il PD, Fassino in testa) e che non diranno una parola contro "la violenza di Stato". Durante la resistenza all'azione delle forze dell'ordine (erano migliaia i manifestanti accorsi da tutta Italia), si sono registrati quattro feriti tra i NO TAV. Alla notizia della presa in possesso delle forze dell'ordione della "Libera Repubblica di Maddalena" è partito uno sciopero spontaneo in molte fabbriche metalmeccaniche della Val di Susa ( la “Savio” di Chiusa San Michele, la “Teknocar” di Sant’Antonino, la “Beltrame” di San di Dero e la “Vertek” di Condove). Intorno alle 11 della mattinata la polizia ha consegnato "simbolicamente" l'area alla ditta che dovrà installare il cantiere entro il 30 giugno per mantenere l'impegno dello Stato con l'Europa e ricevere i fondi europei. I No Tav hanno cominciato a smontare le tende, ma come ha dichiarato Alberto Perino, una delle voci significative della protesta: "E' stata persa una battaglia, non la guerra". In questi anni era già capitato al movimento NO Tav di perdere momentaneamente l'area di un cantiere, ma è sempre stato in grado di riconquistarlo. Per questo motivo è di fondamentale importanza la solidarietà e la mobilitazione. Da tutta Italia spontaneamente sono state organizzate iniziative e la giornata si prefigura calda da nord a sud. Sul carro di questa valorosa e momentanea "sconfitta" saliranno tutti coloro che, pieni di indignazione, hanno sempre sostenuto dal principio le lotte dei montanari. Senza nessuna mediazione possibile. La partita è ancora aperta e sarà dura per i politici di professione recuperare la credibilità perduta.



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