15 dicembre 2010

Cronaca di un pomeriggio di guerriglia

"Il limone, qualcuno mi dia il limone. Non ci vedo più". Il suo scudo-libro "Uno nessuno e centomila" è finito per terra, travolto dal fuggi fuggi generale. Per la carica della celere che non si risparmia nel lancio dei lacrimogeni CS. E adesso i suoi occhi sono gonfi come mai. Semichiusi dal bruciore. Sono da poco superate le 13, gli studenti hanno appena provato a sfondare il blocco delle forze dell'ordine per riuscire ad arrivare fino a Montecitorio. "Per chiedere le dimissioni di quel fantoccio" urla un giovane dal microfono. Avanti gli studenti universitari coi loro scudi-libro, la fantasia dei titoli ormai non ha più limiti, dietro i medi. Vanno per Corso Rinascimento, dove trovano chiusa la strada da tre blindati messi di traverso. Iniziano a lanciare ortaggi, prima, e petardi, poi. Scena tra l'altro simile a quella già vista mezz'ora prima a Piazza Venezia, quando l'obiettivo era arrivare sotto Palazzo Grazioli. Ma stavolta gli studenti sono di più e più decisi. La celere carica pesantemente per far indietreggiare i giovani e rimandarli a Corso Vittorio Emanuele. Qui i primi feriti e fermati. Tutto finito, penso. Adesso sarà un corteo pacifico fino a Piazza del Popolo. Presto mi ricredo.
Le banche che si incontrano sul percorso vengono prese di mire e "sanzionate". Vetrine spaccate, bancomat che prendono fuoco. E' solo l'antipasto di quello che succederà nel centro di Roma, un'ora dopo. Il clima è surriscaldato. Si diffonde la voce che Berlusconi sia stato sfiduciato, si esulta. Cori di giubilo. Un minuto dopo la doccia fredda. Arriva la notizia, quella vera. La risposta? Il coro "Vergogna, vergogna". Il corteo prosegue: le macchine di lusso vengono distrutte e qualche gruppo inizia a riempirsi gli zainetti di bottiglie vuote e sampietrini. Divelgono i cartelli stradali. Viene assalita la sede della Protezione Civile. E quando un tipo, coperto dalla testa ai piedi, lancia una sassata all'Ara Pacis viene aggredito da una sorta di servizio d'ordine. "E' un monumento, non una banca. Idiota!". Mi scappa una risata. Torno serio quando un vigile della polizia municipale decide di attraversare il corteo con la sua moto e sfiora una manifestante. Viene letteralmente assalito e linciato dalla folla. Riesce a scappare per miracolo. Intanto si arriva a Piazza del Popolo. I partecipanti sono decine di migliaia. Il corteo riuscito. Insieme studenti e il cartello "uniti contro la crisi", ovvero Fiom, partiti della sinistra radicale, i comitati di Terzigno e dell'Aquila e pezzi del Popolo Viola. Qui però i destini delle varie anime si dividono. Una parte del corteo decide di provare nuovamente ad arrivare a Montecitorio. Inizia a scontrarsi con la polizia a Via del Corso che sbarra loro la strada. La Fiom, i partiti e il popolo Viola lasciano la piazza. Anche se, al momento, non è arrivata nessuna dissociazione da quello che avverrà dalle 15 in poi nel centro della capitale. Ovvero una rivolta.
Una guerriglia urbana dove il morto non ci scappa per puro caso perchè un finanziere, circondato dai manifestanti, tira fuori la pistola dalla fondina. Per fortuna non spara. Scontri così in Italia non si vedono dal G8 di Genova 2001. Se da una parte ci sono le forze dell'ordine, giusto chiedersi chi ci sia dall'altra. I Black Bloc? Forse un po' troppo riduttivo. In quella piazza rimangono infatti giovani, tanti giovani sono sotto i trent'anni. Ci sono gli universitari, riconoscibili dai loro scudi. Ci sono molti campani, forse di Terzigno. Ci sono i centri sociali romani e nazionali. Ma queste sigle fanno 10mila persone? Perchè di tante stiamo parlando nei momenti di scontro a piazza del Popolo. Non credo proprio. In quelle vie c'è una nuova generazione di ragazzi stanca di Berlusconi e delle sue politiche. "Oggi ci riprendiamo il nostro futuro" dice uno con casco in testa e mazza in mano. Qualche fila più dietro qualcuno intona "sfiduciare il governo dal basso assediando i palazzi del potere".Gli agenti lanciano lacrimogeni a volontà, non si respira: qualcuno vomita, altri si fanno prendere dal panico. Ma quella piazza resiste. Non indietreggia. Viene assalita una camionetta della Guardia di Finanza. Prende fuoco. E qui ritorno a Genova. La polizia è caricata da migliaiadi persone che lanciano oggetti e non temono il corpo a corpo. Agenti picchiati. Sembrano dinamiche da stadio, non credo ai miei occhi. I manifestanti non ci pensano proprio a tornare a casa. Le parole "rivolta" e "Londra" sono quelle più gettonate in piazza, oltre al classico "Roma libera, Roma libera". I duri fronteggiamenti avvengono prima a Via del Corso e poi, più volte, a Piazza del Popolo. Gli agenti riescono a sfollare lo slargo solo caricando con gli autoblindati. E neanche qui è finito tutto. A Piazzale Flaminio nuove mazzate. Il corteo si dirama in più direzioni. Al Muro Torto si giunge nuovamente a contatto coi finanzieri. Sul Lungotevere prende fuoco una volante. I cassonetti rigirati per strada e appiccati a fuoco. Roma è paralizzata. Il traffico in tilt. Si vede fumo nero in cielo. Si sentono le sirene di ambulanza e pompieri. Partono i rastrellamenti dei manifestanti, nascosti anche nei portoni degli edifici. Bilancio della giornata? Quasi cento feriti, 41 fermati, danni un po' ovunque, tanto spavento e una certezza: oggi in piazza non ho visto i Black Bloc.

Giacomo Russo Spena da MicroMega on-line

Roma: rinchiusi nelle celle della procura centrale i fermati di ieri.

Ancora imprecisato il numero dei manifestanti in stato di fermo, rinchiusi nelle celle della procura centrale di Roma.
Sono stati rilasciati i minorenni.
Gli avvocati che si trovano lì da stamattina, non hanno avuto ancora un contatto con loro. Domani ci sarà il processo per direttissima. Reati ipotizzati dal pm: resistenza, oltraggio danneggiamento e devastazione.


fonte: Radio Onda Rossa

14 dicembre 2010

Il governo repressivo della crisi

Quello che è successo a Roma, oggi, è davvero un brutto segnale per la già fragile democrazia italiana. Dentro il Parlamento, il governo otteneva una fiducia risicata grazie al trasformismo di parlamentare eletti, o meglio dire nominati, dal Pd e dall’Idv; per le strade di Roma, dove il centro diventa una enorme “zona rossa” per difendere l’ultima farsa del governo Berlusconi, poliziotti travestititi da robocop caricavano gli studenti, rompevano teste e imprigionavano i dimostranti.
Questa è la situazione cui ci sta portando la crisi e il perpetuarsi delle politiche neo-liberiste.
Il debito creato dalle banche e dalla insostenibilità del capitalismo sfrenato viene pagato dai più poveri, dai giovani che non potranno permettersi di andare all'università o lo potranno fare solamente indebitandosi fino al collo; dai lavoratori pubblici licenziati o con lo stipendio congelato per anni; dai cittadini comuni che vedono i servizi pubblici tagliati senza pietà.
Quello che sta succedendo è una svolta epocale. Certo, gli ultimi trent'anni ci avevano abituato alla crescente diseguaglianza, agli attacchi al welfare state, all'ingiustizia sociale. Ma la crisi finanziaria degli ultimi anni ha rimesso in discussione quel modello, basato sulla democrazia del debito. La recessione ha cambiato i parametri, non ci sono più soldi per finanziare i servizi pubblici, o almeno così ci si vuol far credere.
Quindi inizia un periodo di vere vacche magre, una riduzione dello stato sociale come mai si era visto prima, una politica economica, in Italia come nel resto d'Europa, violentemente classista, che toglie ai lavoratori per dare ai padroni.
La riforma Gelmini ne è l'esempio forse migliore, non è un caso dunque che siano stati gli studenti i primi a prendere la via della piazza, e certo altri seguiranno presto quando i tagli e le tassazioni indirette cominceranno a farsi sentire per tutti.
Si tratta della riapertura del conflitto sociale che è stato sopito per anni concedendo le briciole dell'accumulazione capitalista ai lavoratori che ora si trovano deprivati anche di quel poco e questo vuol dire che anche il sistema politico che aveva supportato quel contratto sociale diventa, tutto ad un tratto, inadeguato.
Il capitale approfittatore non può permettersi il compromesso democratico che ha caratterizzato i nostri paesi nella seconda metà del XX secolo. La diseguaglianza, la polarizzazione del reddito, la concentrazione del capitale in poche, rapaci mani deve per forza alzare il livello di repressione per contenere la rivolta sociale.
Quello che è successo a Roma è la prova generale di questo giro di vite. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza contro studenti, precari e lavoratori, come a fine Ottocento contro le prime manifestazioni operaie.
Cariche ripetute, violentissime. Giovani studenti con la testa fracassata, altri sotto shock, mentre la polizia ha addirittura il coraggio di rivendicare le proprie azioni come auto-difesa. Certo, i manifestanti hanno reagito a questa violenza e alla blindatura della città, ma d’altronde bisogna ricordare che le forze dell’ordine li avevano una volta di più intrappolati, negandogli la possibilità di uscire dalla piazza e mettendoli effettivamente sotto sequestro. L’unica maniera per riconquistare la libertà era, naturalmente, cercare di rompere l’accerchiamento. Questo, in fondo, è quello che voleva la polizia, questo è quello che voleva il governo di Berlusconi e Maroni, che di democratico non ha nulla. La strategia è molto chiara e ricorda in maniera sempre più sinistra Genova 2001: cercare sempre e comunque il confronto con i dimostranti. Alcune scene sono molto simili: giovani studenti sdraiati a terra, indifesi, riempiti di botte e di manganellate. Formazioni a V per penetrare la folla e botte da orbi per ritirarsi data l’incapacità dei poliziotti di mantenere una formazione compatta. Il tutto approfittando di una piazza disorganizzata, fondamentalmente pacifica e solamente esasperata dalla tattiche provocatorie della polizia.
Il neo-liberismo torna alle origini, alla violenza per governare la piazza, alla repressione brutale, come si è visto oggi per le strade di Roma, quello che non si tollera è l’esercizio delle libertà democratiche, si sta dando un segnale per i prossimi mesi, quando anche altri settori della società saranno attaccati dalla crisi e dalle politiche economiche criminali del governo e dalle politiche monetarie dell'Unione Europea.
Una scena di lotta di classe nel lussuosissimo centro di Roma, una scena che vedremo sempre più spesso nel prossimo futuro. Quello cui ci dovremo abituare però, è anche il tentativo che continuerà di limitare la nostra libertà e di trasformare sempre più le nostre democrazie in stati di polizia, una degenerazione che solo un forte movimento sociale, organizzato strutturato e cosciente del suo ruolo politico può evitare.

14 dicembre - L'opposizione sociale "vota" la sfiducia. Il Potere si arrocca nei palazzi. Cariche, scontri e arresti

Le immagini rimandano la rabbia di questo pomeriggio invernale soleggiato e terso. A Roma come in altre città.
Immagini sporche, concitate e mosse, eppure lucide e illuminanti, che ci riportano a tutte le piazze attraversate dai movimenti che hanno nel corpo la loro arma di massa-distruzione. Genova 2001 paradigma ancora attuale dopo un decennio: nulla è cambiato nelle coordinate di uso della forza di parte statuale. Immutate le regole di ingaggio, di uso delle armi, di uso assassino dei mezzi blindati, di irriconoscibilità dei robocp. Ma i nostri corpi, quelli, sono i corpi di ieri, ma sono nuovi. Invertono con maggiore determinazione e consapevolezza il senso della fuga, giocando se stessi in dinamiche antiche eppure sempre nuove. Contro la forza, contro la violenza. Esprimendo maggiore forza, contrastando la violenza. Riaggiornando senso e valore della resistenza.


In un centro storico blindato a Roma, centomila persone hanno manifestato in concomitanza con il voto di fiducia per il Governo al Senato e alla Camera. L'area intorno a Palazzo Madama e a Montecitorio è stata dichiarata"zona rossa" dalle prime ore del mattino, presidiata da un massiccio spiegamento di forze dell'ordine. Presidiato anche Palazzo Grazioli., sede del premier al tramonto Silvio Berlusconi.

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Aggiornamento h. 20

Sono 35 i fermati dalle forze dell'ordine

Aggiornamento h 16.30

Difficile abbandonare la sede parlamentare per i deputati. Una fitta sassaiola è stata fatta da un gruppo di manifestanti contro un'auto blu che transitava in via Marcantonio Colonna, nel quartiere Prati. gli studenti si trovano adesso nella zona del quartiere Prati provenienti da piazzale Flaminio. Lungo il loro cammino hanno incendiato e rovesciato cassonetti dei rifiuti bloccando il traffico. Intanto, il corteo si dirige verso la Sapienza.

Aggiornamento h 16:00

Dopo le barricate in fiamme in piazza del Popolo gli scontri si spostano nella zona del Pincio e in Piazzale Flaminio. Cariche delle forze dell'ordine alla quali viene risposto con un lancio di sanpietrini. Prosegue anche il lancio di fumogeni, petardi da parte dei manifestanti e lacrimogeni da parte della polizia e una densissimo fumo avvolge la zona. La polizia carica in via Ripetta.
Come conseguenza degli scontri i deputati dopo il voto alla Camera sulla sfiducia al governo sono rimasti prigionieri nel palazzo. La cittadella politica è isolata e assediata.

Aggiornamento h 15:30

E' guerriglia nel centro di Roma!La rabbia dei manifestanti cresce: lanci di sassi, sampietrini e oggetti, barricate in fiamme. Cariche delle forze dell'ordine, la Guardia di Finanza carica dalle vie laterali tentando di respingere i manifestanti.
In fiamme un furgone della Guardia di finanza.
Alcuni feriti in piazza, fermati una decina di studenti. Nel frattempo una parte del corteo ha assaltato la sede della Protezione Civile in via Ulpiano, rompendo alcune vetrate e lanciando uova, fumogeni e bombe carta. In seguito, sempre verso questa sede, sono stati lanciati sacchi della spazzatura.
Intanto Montecitorio e Palazzo Chigi vengono ulteriormente blindate, per timore che gli studenti possano raggiungerle.
Ancora auto in fiamme, questa volta in via Babuino, dove le forze dell'ordine stanno caricando, continuano ad esplodere lacrimogeni.

Aggiornamento h 15

Ancora scontri a Roma: un'auto in fiamme sul Lungotevere, da Piazza del Popolo una parte dei manifestanti comincia a correre con l'intenzione di raggiungere Montecitorio imbracciando sedie, transenne, pietre e bottiglie.
Momenti di tensione in via Del Corso dove i manifestanti lanciano oggetti verso gli uomini della Guardia di Finanza schierati: le camionette delle forze dell'ordine stanno indietreggiando. Scontri anche in via Tomacelli, cariche in Largo Goldoni, cassonetti in fiamme, fermati due manifestanti.
Intanto a Torino gli studenti e le studentesse delle scuole superiori, in piazza da questa mattina, non si fermano e vanno ad occupare la sede del Miur, dove è stato esposto lo striscione di apertura del corteo: "se non cade il governo scateniamo l'inferno".

Aggiornamento h 14:15

Proseguono gli scontri nel centro di Roma: esplose bombe carta in corso Vittorio Emanuele, prese di mira le banche. Intanto pare siano stati fermati alcuni manifestanti.
Il corteo si trova ora sul Lungotevere, al grido di "blocchiamo la città" e "venduti venduti", i manifestanti proseguono e il traffico della capitale è completamente in tilt.
A Cosenza lo svincolo di dell' autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria è stato bloccato dagli studenti che lo hanno raggiunto in corteo dopo un'assemblea nell'Aula magna dell'Università, che è da tempo occupata.
A Milano i manifestanti lanciano uova contro la sede del Pdl; azioni anche a Siena, dove gli studenti hanno esposto uno striscione contro la Riforma Gelmini sulla centrale Torre del Mangia; intanto a Savona gli studenti e le studentesse delle scuole superiori hanno occupato la fortezza del Priamar srotolando un lungo striscione che recita "Savona risponde".
Altissimo il livello di mobilitazione a Palermo, dove proseguono i blocchi: i manifestanti si sono ora rivesrati nella metropolitana dell'aeroporto di Palermo per protestare contro Trenitalia che impedisce la partenza dei manifestanti protagonisti del blocco del "Falcone-Borsellino". Nel frattempo un migliaio di persone si è riversato nuovamente nella stazione centrale bloccando i binari e la biglietteria.

Aggiornamento h 13:45

Alla Camera respinta la sfiducia per un soffio: 314 no e 311 si, 2 gli astenuti. Intanto la tensione si alza all'interno del palazzo ed è bagarre tra i parlamentari.
Nel frattempo dalla piazza romana giungono notizie di nuovi scontri nei pressi della Camera, dove le forze dell'ordine hanno provato a respingere i manifestanti che hanno lanciato vernice e uova. Il corteo si trova nei pressi di Montecitorio, gli studenti urlano "venduti".


Aggiornamento h 13:30

A Roma tensioni in via Astalli: le forze dell'ordine esplodono lacrimogeni. I manifestanti lanciano letame, fumogeni e bombe carta vicino a Palazzo Grazioli.
Una carica sul corteo in Piazza Venezia. Tensioni anche su corso Risorgimento, dove molte camionette tentano di bloccare i manifestanti, che lanciano bombe carta e altri oggetti. Le forze dell'ordine esplodono ancora lacrimogeni. Bombe carta, vernice colorata e fumogeni anche contro Palazzo Madama.
Vetrine spaccate su Corso Vittorio Emanuele. Uno spezzone del corteo composto da un centinaio di persone si è staccato dal corteo e dopo aver spaccato alcune vetrine, si sta dirigendo velocemente verso il Parlamento dopo esser riuscito ad entrare in via di Torre Argentina ,non presidiata dalle forze dell'ordine. Al momento sono nei pressi del Pantheon. "Berlusconi pezzo di merda!" urlano mentre si dirigono verso il parlamento.
A Milano tensioni in Piazza Fontana dove sono stati lanciati sassi e uova, il corteo prosegue ora in via Palestro.
A Palermo un corteo non autorizzato di circa 30000 persone, dopo aver occupato l'aereoporto, la stazione centrale e il porto, assedia il palazzo dell'Ars.


Aggiornamento h 13

A Roma sfila ora un unico grande corteo; la città è blindata: decine di camionette bloccano ogni accesso al centro storico, tantissimi uomini delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa, la polizia municipale sgombra dai passanti le vie del centro. Fumogeni e petardi nel momento del passaggio ai Fori Imperiali.
Tensioni nei pressi di Palazzo Grazioli, quando dal corteo è partito un altro lancio di fumogeni e petardi. Ancora urla, fischi e lanci di petardi in via delle Botteghe Oscure, parallela a via Plebiscito, dove risiede Berlusconi. Il corteo prosegue verso Corso Vittorio Emanuele.
Nel frattempo a Genova gli studenti e le studentesse hanno occupato il varco portuale di Ponte Etiopia al porto di Sampierdarena e viale Canepa, esponendo lo striscione "studenti e lavoratori uniti verso lo sciopero generale".
A Torino gli studenti e le studentesse del Politecnico, che in mattinata si sono uniti alla Rete per il diritto alla casa che ha difeso uno sfratto, sono entrati all'interno di Mirafiori esponendo uno striscione contro il patto sociale e per lo sciopero generale. Brevi attimi di tensione con le forze dell'ordine durante l'ingresso in fabbrica.
Intanto gli studenti medi lasciano Porta Nuova, per tornare a sfilare nelle vie del centro.
A Bologna nel frattempo gli studenti medi annunciano che scenderanno in piazza questo pomeriggio alle 15:30.

Aggiornamento h 12

Mentre al Senato passa la fiducia con 162 sì 135 no e 11 astenuti, nelle piazze di tutta Italia continua l'unico reale voto di sfiducia, e si palesa di nuovo lo scarto immenso che esiste tra chi vorrebbe continuare a decidere sul futuro di tutti noi, scaricando sulle nostre teste i costi di una crisi di cui sono tra i principali responsabili, e chi questo futuro vuole riprenderselo e indirizzarlo in una direzione che è decisamente "opposta e contraria" alla loro.
A Roma le file del corteo partito da La Sapienza continuano ad ingrossarsi e gli universitari stanno per congiungersi con lo spezzone di Uniti contro la Crisi, partito dal Colosseo. Intanto, il corteo degli studenti medi e Roma 3 è arrivato sul Lungotevere, bloccando il traffico in via Marmorata e sul lungotevere in direzione centro da Testaccio al centro storico.
A Palermo, è appena finita l'occupazione della pista dell'ereoporto. Nel frattempo, però, un corteo di 10000 studenti si è diretto al porto, bloccandolo! Rilasciati i due studenti fermati all'aereoporto.
A Torino, davanti alla sede del PDL e poi davanti all'Unione Industriale, il corteo studenti medi ha lanciato uova, pomodori, sassi e fumogeni, per poi tornare a sfilare su Corso Vittorio e dirigersi verso la stazione di Porta Nuova, appena occupata!
Mentre a Genova, gli studenti universitari hanno occupato il Rettorato, a Cagliari petardi e fumogeni sono stati fatti esplodere di fronte al Consiglio regionale della Sardegna, in via Roma, dove attualmente è ancora fermo il corteo.


Aggiornamento h 11.30

Mentre a Roma il corteo degli universitari conta già più di 20000 persone, a Palermo è stato bloccato anche l'aeroporto Falcone e Borsellino! Gli studenti palermitani, circa 500 (cogliendo tutti di sorpresa!) sono arrivati con la linea metropolitana, sono riusciti ad accedere all'aereoporto eludendone i controlli e attraverso la sala degli arrivi sono arrivati alla pista! Sono stati fermati due studenti.
A Torino: mentre 5000 studenti medi in corteo da piazza Arbarello si stanno dirigendo verso la sede del PDL, il corteo degli universitari partito dal Politecnico è andato a congiungersi e dare manforte all'iniziativa che era stamattina organizzata in zona San Paolo contro lo sfratto di due famiglie, contribuendo al rinvio dello stesso e si sta ora dirigendo verso Mirafiori.
A Bari, due cortei, uno partito da Scienze politiche occupata, uno dal Politecnico e Ingegneria, entrambi occupati da giorni, stanno creando non pochi disagi al traffico cittadino. Presenti anche molti studenti medi, a ieri diversi licei cittadini risultavano ancora in occupazione o assemblea permanente.


Aggiornamento h 11

A Roma è appena partito il corteo da La Sapienza, con lo striscione d'apertura che recita "Voi andate alla deriva. Noi solchiamo il mare", mentre il corteo degli studenti medi è già giunto nei pressi del Ministero delle Finanze. Più di 15.000 persone hanno preso il via da Piazzale Aldo Moro, ma i numeri stanno velocemente aumentando.
A Milano, capitale economica del Belpaese, gli studenti hanno fatto irruzione alla Borsa, riuscendo ad entrare all'interno di Palazzo Mezzanotte. Gli studenti hanno alzato uno striscione con la scritta: "Accozzaglia di affaristi, razzisti, ladri, mafiosi. Fund our future. Dovete darci il denaro!". Intonando cori, hanno ricoperto la facciata di Palazzo Mezzanotte di volantini: "Join the resistance of new Europe (Unitevi alla resistenza della nuova Europa)", "Dovete ridarci il denaro". Prima di arrivare alla Borsa, che è in questo momento ancora bloccata, il corteo aveva sanzionato una banca di proprietà di Berlusconi e la sede di PDL di viale Monza, oltre ad aver occupato i binari della stazione Garibaldi per una mezz'ora.
A Brescia, migliaia di studenti medi sono partiti da piazza Garibaldi. Giunti nei pressi della stazione, il corteo ha deviato il percorso concordato, dirigendosi verso i binari che sono stati occupati.
Anche a Palermo occupata la Stazione Centrale da circa un migliaio di studenti. In testa lo striscione: "Blocchiamo tutto: Que se vana todos!"
Traffico paralizzato invece a Cagliari, dove circa 3.500 studenti universitari e delle superiori si sono messi in marcia questa mattina da piazza Garibaldi paralizzando il traffico e bloccando la circolazione delle auto. Alla manifestazione hanno partecipato, fra gli altri, anche i precari della scuola e una rappresentanza dei dipendenti del Teatro lirico di Cagliari, con il sostegno dei lavoratori ex Geas, che hanno protestato alla stazione ferroviaria, e il Movimento pastori sardi.

13 dicembre 2010

Vietata piazza Montecitorio per la manifestazione del 14: assedieremo comunque i Palazzi del Potere

Pochi minuti fa la questura ci ha comunicato il divieto di manifestare a Piazza Montecitorio, che era stata chiesta da "uniti contro la crisi" per tenere una grande assemblea popolare che portasse la sfiducia dal basso a Berlusconi.
La questura nel motivare il divieto precisa che " in relazione all'attuale situazione politica si rende necessario garantire il regolare svolgimento delle attività parlamentare" e "predisporre misure di ordine e sicurezza pubblica a tutela dei palazzi Istituzionali".
Si tratta di una inaccettabile inversione delle priorità. In un Paese Normale si dovrebbe tutelare il diritto di manifestare il dissenso e la rabbia verso il Governo e le sue politiche di distruzione del Welfare, invece che favorire l'isolamento dei palazzi del potere, rendendoli ancora più distanti dalla società.
Senza contare che "all'attuale situazione politica" a cui si riferisce il divieto altro non è che le liti personali, la compravendita di parlamentari, le cricche e la corruzione messa in campo da una destra pericolosa che riserva tagli e lacrime per studenti, lavoratori e cittadini e privilegi per se stessa.
Questo divieto segue all'annuncio di ieri che il voto alla camera è stato anticipato entro le 13.30.
Tutto questo è la prova che il governo ha paura della società.
Noi non ci fermiamo e martedì, come ci eravamo detti, assedieremo i palazzi del potere e concluderemo la manifestazione con una grande assemblea popolare in cui in tanti, studenti, lavoratori, senza casa, movimenti per la difesa dei beni comuni, migranti daranno la loro sfiducia dal basso al Governo e al palazzo e si confronteranno su una idea di società fondata su diritti sociali e beni comuni.

Per questo diamo appuntamento a tutti a piazza del colosseo alle ore 10.30, in tempo per portare la nostra sfiducia prima del voto.

Andrea Alzetta Roma in action

Action diritti in movimento

Il decreto "svuotacarceri", ennesima bufala del Governo:

Da giovedì entrerà in vigore la legge 199\2010, impropriamente soprannominata come "svuotacarceri" che permetterà ai detenuti ai quali mancano pochi mesi al fine pena (fino a 12 mesi) di usufruire degli arresti domiciliari. Dati alla mano sono circa 9600 i detenuti che potrebbero beneficiare dei domiciliari, a fronte di una popolazione carceraria che a fine anno sforerebbe il record storico di 70 mila unità, a fronte di una capienza massima non superiore ai 44 mila posti.
Ma non lasciamoci ingannare da questo provvedimento che varrà fino al 2013, data in cui dovrebbero essere pronte nuove carceri, nuovo business di ferro e cemento sottratto tra l'altro ad ogni controllo democratico, e spesso oggetto di scambio tra le istituzioni ed interessi in teoria assai distanti da esse. Nella realtà, e fuori dalla propaganda governativa, moltissimi tra i detenuti che rientrano nelle categorie idonee per tale provvedimento, non potranno in pratica beneficiare di esso perché privi di residenza, e non potranno nemmeno passare questo anno nelle strutture di assistenza ed accoglienza che sono già al collasso, colpite dai tagli del governo nazionale e dai tagli regionali. Quanti saranno allora i detenuti immigrati o tossicodipendenti che pur avendo la possibilità della misura alternativa al carcere non avranno famiglia o struttura per riceverli? Il provvedimento non si applica poi ai cosiddetti delinquenti abituali, alla reiterazione di piccoli reati (legati alla detenzione e al piccolo spaccio, o al mancato rispetto delle normative in fatto di immigrazione clandestina e non ottemperanza all'ordine di lasciare l'Italia); le misure alternative alla detenzione non valgono neppure per i reati inscirtti nell'art.4 bis dell'ordinamento penitenziario (vedi i reati associativi e di natura politico ideologica, ai quali viene chiesta in cambio, secondo una logica mercantilistica, la collaborazione con lo Stato). Basta poi un semplice parere negativo del magistrato di sorveglianza, per non concedere la misura alternativa al carcere. Insomma, manca un percorso serio e credibile di reinserimento dei detenuti nel tessuto civile e sociale, non ci sono i soldi per i centri di accoglienza e di recupero e il governo ha, in modo assolutamente irresponsabile e criminogeno, tagliato i fondi destinati agli sgravi fiscali per la occupazione e la assunzione di ex detenuti (col che risulta assai complesso a chi rientra nei giusti termini, poter usufruire delle misure previste, come l'art.21 ovvero il lavoro esterno al carcere che potrebbe invece essere ampliato come strumento di reinserimento e di alleggerimento).
Insomma, la nostra classe politica, e neppure la cd opposizione pare differenziarsi in questo, è come imbrigliata nelle maglie e nelle gabbie che essa stessa ha costruito: questo uniforme giustizialismo e sicuritarismo che pervade la nostra società e di cui le leggi vergogna sull'immigrazione, sul possesso di sostanze psicotrope anche leggere, il concetto che ogni emergenza e dialettica sociale vada affrontata con la forza della repressione e del carcere, rappresentano ciò da cui smarcarsi per costruire un progetto di cambiamento e di alternativa all'attuale stato di cose.
Più che ridare immagine al Ministro Alfano, per evitare che qualche galera scoppi ed esploda una protesta ingestibile entro gli istituti di pena italiani, questa legge lascia insoluti tutti i problemi e non affronta le cause del sovraffollamento, frutto non di un aumento della cd criminalità, ma soprattutto frutto di leggi, insensate e perverse, partorite da una classe politica fautrice e ormai schiava di un assurdo securitarismo. Zone del silenzio, anche per queste ragioni organizzerà una iniziativa davanti al carcere don Bosco nella giornata di Sabato mattina, perché il periodo Natalizio in carcere non è un giorno di festa ma di privazione degli affetti, dei diritti e della stessa dignità umana; il carcere è un luogo di sofferenza e di illegalità di Stato, una terra di nessuno dove regna la rabbia, la disperazione, l'abbandono dei detenuti e degli stessi operatori dentro questa gigantesca discarica sociale.

zonedelsilenzio



10 dicembre 2010

Sono 69.155 i detenuti nelle patrie galere e ben 15 mila sono in attesa di un primo giudizio.

Il 30 novembre 2010, nelle carceri italiane vi erano rinchiuse ben 69.155 persone detenute, di cui 3.033 donne. 69.155 detenuti a fronte di poco più di 42 posti. Ovvero circa 27 mila in più rispetto alla capienza regolamentare. (fonte. Dap e Ristretti Orizzonti)
La regione con più sovraffollamento è la Lombardia, che nelle sue carceri detiene 9.484 detenuti a fronte di 5.652 posti, seguita dalla Sicilia, con 8.017 detenuti a fronte di 5.393 posti, e dalla Campania, con 7.977 detenuti a fronte di 5.527 posti.
Ma è la posizione giuridica di chi è detenuto che continua a colpire maggiormente.
Infatti su un totale di 69.155 detenuti, 29.726 sono imputati e più precisamente: 15.020 sono in attesa di un primo giudizio, 8.012 sono attendono una sentenza d'appello e 4.952 sono coloro che in carcere attendono l'esito del ricorso in Cassazione.
Solo una parte dei detenuti, e non quasi il totale come sarebbe fisiologico, è in carcere per scontare una pena definitiva. Su un totale di 69.155 detenuto sono solo 37.589 le persone detenute condannate in via definitiva.
A questa moltitudine così diversificata di persone che affollano le patrie galere vanno poi aggiunti i detenuti più dimenticati. Ovvero coloro che sono in carcere, non perchè imputati o perchè condannati, bensì perchè sottoposti a misura di sicurezza detentiva. Sono i c.d. internati che nelle carceri sono 1.756.
Quanto poi alla nazionalità, nelle carceri italiane si contano ben 25.383 detenuti stranieri. Tra questi: 12.431 sono i detenuti stranieri imputati (5.794 in attesa di un primo giudizio, 3.864 appellanti e 2.394 ricorrenti in Cassazione) mentre 12.773 sono condannati in via definitiva. 157 poi sono i detenuti internati stranieri. Le regioni che contano più detenuti stranieri sono: la Lombardia (con 2.510 detenuti), il Lazio (con 1.429 detenuti) e l'Emilia Romagna (con 1.354 detenuti). I paesi esteri da cui maggiormente provengono i detenuti stranieri sono: Marocco (con 5.385 detenuti), Romania (con 3.490 detenuti) e la Tunisia (con 3.232 detenuti).
Non sono questi solo dati, cifre e numeri. Sono la misura del collasso carcerario italiano. Un collasso che determina un trattamento disumano e degradante nelle singole celle che compongono le italiche prigioni. Un collasso che annienta i principi costutuzionali della pena. Un collasso che annulla i diritti fondamentali delle persone detenute, come il diritto alla salute. Guardando a questa degradata realtà delle carceri e all'inerzia della politica del Governo Berlusconi e di gran parte dell'opposizione, c'è da chiedersi: Chi è il colpevole? Chi è il criminale che concorre nel determinare uno Stato fuori legge?

9 dicembre 2010

Intercettazioni abusive a carico dell'avvocato Anselmo, legale dei familiari di Cucchi, Aldrovandi e Uva

Veleni nella procura di Ferrara. Prima la presentazione di esposti per presunte intercettazioni abusive e minacce, ora l’indagine ispettiva del ministero di grazia e giustizia. Il capo dell’ispettorato generale Arcibaldo Miller ha ascoltato a Bologna in procura generale protagonisti e testimoni. Il primo ad essere convocato è stato l’avvocato Fabio Anselmo, legale dei familiari di Aldrovandi, Cucchi e Uva, subito dopo il procuratore capo di Ferrara Rosario Minna, poi altri magistrati.
Tutto è partito da un esposto presentato dall’avvocato dopo un colloquio con il capo della procura ferrarese avvenuto il 15 settembre.
Racconta Fabio Anselmo: “Chiesi un incontro al procuratore capo di Ferrara perché si verificarono strane anomalie nei telefoni del mio studio e in quelli della ditta Niagara, un’azienda di smaltimento rifiuti che io assisto, come parte lesa, in un processo per tentata concussione.”
Nel procedimento sono imputati due carabinieri del Nucleo operativo ecologico, Sergio Amatiello, ex comandante del Noe, il maresciallo Vito Tufariello e un imprenditore Marco Varsallona. La procura di Ferrara ha contestato loro i reati di concussione e rivelazione di segreto d’ufficio. Il processo è stato trasferito per competenza territoriale a Bologna e già dalle prime due udienze si annuncia complesso e carico di tensioni. Secondo l’accusa ci sarebbe un legame d’affari illegali tra i carabinieri e l’imprenditore, basato su una società di consulenza ambientale che i tre si preparavano a fondare, ancora prima di lasciare l’arma. Le intercettazioni telefoniche e ambientali dimostrerebbero la fondatezza delle denuncia dei rappresentanti della ditta Niagara: emergono minacce d’arresto, di chiusura e sequestro dell’azienda, richieste esplicite di denaro in cambio di una linea più morbida, l’indicazione di far transitare i soldi del riscatto attraverso uno studio legale di fiducia: E ora l’inchiesta potrebbe allargarsi ad altre ditte del settore e ricostruire un business illecito ben più vasto.
“Nel corso del colloquio il procuratore capo, prosegue l’avvocato Anselmo, mi colse di sorpresa informandomi che la mia incolumità personale o professionale, non era chiaro a cosa si riferisse, sarebbe stata compromessa da un gruppo di persone che mi avrebbe spezzato le gambe. La intesi come una notizia di carattere minaccioso e ciò che mi spaventò fu che mi fu data per certa, in modo asettico e poco rassicurante.”
I sospetti dell’avvocato sulle linee telefoniche si dimostrarono fondati. Il controllo ambientale ha appurato che le scatole della centralina sono state aperte e che le viti dei collegamenti manomesse. La relazione, acquisita dalla polizia giudiziaria, sottolinea che ci sono segni inequivocabili di intercettazione abusiva.
Altri elementi legano minacce e telefoni sotto controllo alla vicenda Niagara. Li forniscono in particolare due telefonate, dai toni e dalle frasi agghiaccianti, di un colonnello dei carabinieri: Michele Vito Sarno, allora comandante del quadrante Est del Noe. Sarno parla a lungo al telefono con uno dei due militari indagati, Vito Tufariello, esprime a lui e all’altro militare sotto inchiesta, Sergio Amatiello, solidarietà e pronuncia minacce pesantissime e volgari nei confronti di chi li ha denunciati. Anche questa telefonata è finita nel mirino degli ispettori del ministero. Ma non è tutto perché nel fascicolo, che poi sarà trasmesso al consiglio superiore della magistratura, si menziona anche un’altra inchiesta definita “esplosiva” da un inquirente. I pubblici ministeri Proto e Cavallo stanno facendo luce su una presunta truffa all’Iva realizzata attraverso un traffico di acciaio tra San marino, Panama e alcune aziende ferraresi. Venti persone sono indagate e tra queste anche Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo.

Padova: Polizia carica attivisti dei centri sociali contro la crisi

Questa mattina a Padova iniziativa dei centri sociali del Nord Est in P.zza Insurrezione, verso la manifestazione del 14 dicembre a Roma.
Prima tappa della mobilitazione la sede dell'Inps, simbolo dello sfruttamento e dell'assenza di diritti nel mondo del lavoro e dell'erogazione del denaro tra pochi. E' stato appeso uno striscione davanti all'entrata dell'edificio per reclamare reddito contro la crisi e per permettere a tutti una vita dignitosa.
Dopo l'iniziativa, blitz alla libreria Mondadori, la casa editrice di Berlusconi e la più grande in Italia, contro le speculazioni sulla cultura, contro i tagli del Governo alla formazione e per un libero accesso ai saperi. La libreria è stata chiusa e occupata per circa un'ora, mentre all'esterno dell'edificio la polizia ha caricato i manifestanti che cercavano di entrare, ferendone quattro.
Terminata l'occupazione, è partito un corteo che ha attraversato le vie del centro della città e che è terminato in Piazza dei Signori; qui è stata rilanciata la manifestazione del 14 dicembre a Montecitorio, per una mobilitazione che coinvolga tutti, uniti contro la crisi, per togliere dal basso la fiducia a Berlusconi e perchè in crisi vada il governo e le sue politiche.

8 dicembre 2010

Napoli: Cariche e arresti contro attivisti Critical Mass e studenti

Stamane mentre le facoltà occupate svolgevano ciascuna le proprie attività, a palazzo Giusso gli studenti discutevano di futuro, precarietà, università e ricerca, il centro storico di Napoli è stato blindato per la manifestazione annuale in onore della Madonna Immacolata (foto). Nei pressi della centralissima Piazza del Gesù, la polizia in assetto celere ha caricato degli attivisti della Critical Mass, radunati pacificamente per rivendicare come loro solito piste ciclabili e trasposto sostenibile, l’unica colpa dei manifestanti in bicicletta è stata la coincidenza della loro protesta con il luogo e il momento della celebrazione religiosa ed istituzionale. Due manifestanti, un ragazzo e una ragazza, dopo esser stati pestati sono stati fermati e arrestati (video).
Dalle Facoltà occupate è partito subito e spontaneamente un corteo partecipatissimo a cui si sono aggiunti anche i disoccupati organizzati anche essi mobilitati in giornata.

Domani mattina in occasione del processo per direttissima presidio al tribunale alle ore 9: liberi tutti subito!



Comunicato Stampa da Orientale Occupata

Un'aggressione gratuita della polizia, del tutto immotivata che si è conclusa con il fermo violento e l'arresto di due ragazzi colpevoli "di niente", se non di prender parte a un'iniziativa ciclistica e ambientalista che si chiama critical mass... E' quello che è successo oggi ai margini delle rituali celebrazioni del 8 dicembre in piazza del Gesù, una piazza completamente e incomprensibilmente blindata. Un gruppo di studenti universitari è riuscito ad entrare in piazza e ad aprire lo striscione "Obelisco Precario" per ironizzare sulle precarie condizioni dell'obelisco del Gesù in analogia con le proprie prospettive di vita. Qualcuno non deve aver digerito questo blitz assolutamente pacifico... !
Quando gli studenti sono usciti tranquillamente dalla piazza i cordoni di polizia e carabinieri li hanno seguiti, trovando su Calata Trinità Maggiore un gruppo di ciclisti della critical Mass che si apprestavano a partire per un giro in bicicletta nel centro storico di Napoli, per mettere in scena il "presepe morente". Alcuni dei ciclisti infatti erano in maschera per mostrare il declino della città.
A quel punto i carabinieri e la polizia hanno aggredito e fermato senza motivo due dei partecipanti, Alfonso che di mestiere fa l'animatore e Ana una studentessa brasiliana, semplicemente perchè erano, inermi, sulla loro strada.
Sono poi seguite una serie di cariche mentre gli studenti si raggruppavano e protestavano per i fermi, provenendo dall'Università dove c'era un incontro con Luigi Lo Cascio sul tema dell'attacco alla cultura e del film i "Cento Passi". A quel punto un corteo arrabbiato, improvvisato e sconcertato ha percorso le strade del centro, bloccando le strade, per arrivare sotto la Questura in via Medina, dove si è unito in presidio agli altri studenti che erano in piazza e ai movimenti dei disoccupati, che erano in presidio a piazzetta Monteoliveto e che hanno solidarizzato coi giovani fermati. C'era in particolare preoccupazione per la ragazza, che è stata sbattuta in terra nel fermo, mentre le veniva distrutta la bicicletta! Subito dopo la notizia ancora più incredibile che i fermi si erano tradotti in arresto!!

Domattina presidio sotto al tribunale di Napoli per la direttissima.

Qualcuno nella questura di Napoli ha ormai perso totalmente la testa!!

Orientale occupata

7 dicembre 2010

Milano: cariche alla prima della Scala

Con fischietti, trombette e vuvuzela, studenti e lavoratori della cultura hanno protestato rumorosamente davanti al Teatro alla Scala,  in occasione della prima della Valchiria I carabinieri in tenuta antisommossa li hanno respinti usando gli scudi e manganelli ( foto video1 video2 ).


Roma: Cariche e fermi contro la protesta studentesca

Un'altra giornata di proteste studentesche a Roma. Una cinquantina di univesitari hanno manifestato questa mattina presso la sede di Fondazione Roma, in via Marco Minghetti, nel cuore della capitale, contro la politica del primo ateneo capitolino. Oggi il consiglio di amministrazione discuterà la partecipazione della Fondazione, azionista del gruppo Banca di Roma-Unicredit, nella gestione dell'università.
Appena varcato l'ingresso della Fondazione ci sono stati momenti di tensione con i vigilantes. Hanno iniziato a spintonare i manifestanti fino a infrangere la porta di vetro della fondazione che si è spaccata ed è crollata sui ragazzi. Un giovane è stato ferito dai frammenti di vetro.
Poi, gli studenti hanno raggiunto piazza San Silvestro, dove hanno srotolato uno striscione e acceso alcuni fumogeni rossi. All'arrivo delle forze dell'ordine si sono mossi in direzione di piazza San Silvestro. Lì sono stati raggiunti da due camionette e da alcuni poliziotti in tenuta antisommossa (foto). I manifestanti hanno incominciato a correre per disperdersi ma alcuni sono stati bloccati.
Alcuni si erano nascosti sugli autobus. Un agente in borghese ha bloccato i mezzi disponendo lo stop a tutte le vetture che si trovavano parcheggiate al capolinea. Quindi la polizia ha individuato i manifestanti, li ha fatti scendere dagli autobus. In 12 sono stati portati al commissariato Trevi. Lì, fa sapere la questura, verranno valutati caso per caso.
"Un gruppo di studenti è stato picchiato da agenti delle forze dell'ordine che gli hanno inseguiti, al termine di un'azione dimostrativa sotto la sede degli uffici legali della Fondazione Roma, mentre stavano andando a riprendere l'autobus in piazza San Silvestro", spiega uno studente dell'Unione degli Universitari. Durante i tafferugli le cariche uno studenteha ricevuto una manganellata ad una mano.
"Esprimo piena solidarietà ai 12 studenti fermati in piazza San Silvestro e chiedo che vengano immediatamente rilasciati" dichiara Paolo Ferrero segretario nazionale del Prc/FdS - " I manifestanti sono stati inseguiti e picchiati dalle forze dell'ordine mentre protestavano legittimamente contro la scelta scellerata del CDA della Sapienza di aprire le porte dell'Università alle fondazioni private. Invece di un fermo questi studenti meriterebbero una medaglia", - continua Ferrero - " perché stanno utilizzando il loro tempo per difendere la scuola pubblica, cioè un bene comune di tutta la nazione. Invitiamo tutte e tutti a manifestare nelle piazze il 14 dicembre contro la repressione di studenti, lavoratori e precari della ricerca".

"Mamma, ci scappa la pipì" Denunciati due ragazzini sorpresi lungo una strada

«Mi scappa la pipì», ma ai due ragazzi e alla mamma costretta a fermare l’auto in aperta campagna è andata davvero storta: una pattuglia dei carabinieri li ha fermati, portati in caserma e denunciati. Una disavventura che costerà alla famiglia poco meno di settecento euro, tra contravvenzione e spese legali. E’ successo lungo la direttrice per Lombardore, a una quindicina di chilometri da Torino.
Mentre la donna resta al volante, i due si dirigono verso i prati. Passa una gazzella, i carabinieri notano la scena. «Ehi voi, che fate?», intima il maresciallo. «Sto facendo la pipì», confessa il grande, sorridendo. Presi in flagrante: «Documenti!», dice il milite.
Atti osceni in luogo pubblico? I carabinieri scartano l’articolo 527 del codice penale, impugnano il 726 «Atti contrari alla pubblica decenza». La mamma scende dalla vettura, chiede spiegazioni, poi timorosa si giustifica: «Del piccolo non ho documenti». «Fermi. Facciamo accertamenti», aggiungono i militari. «Ma scherzate davvero? qui ci sono solo arbusti, che cosa c'è di male?» prova a dire la madre. «Tutti in caserma! Seguiteci!», l'ordine è perentorio.
Inutili le giustificazioni dei ragazzi: «Mamma, non c'era nessuno...» ripete timidamente il bambino. I carabinieri sono abituati, fan tutti così davanti a chi deve far rispettare l'ordine: che paghino quanto prevede il 726 e via... a processo. La contravvenzione davanti al giudice comporterà una oblazione di 206 euro oltre le spese per l'avvocato.
Eppure la Cassazione ha sentenziato che «se certi atti vengono fatti con accortezza, lontano da occhi indiscreti e senza offendere o recare fastidio non si parla di reato». Ma allora perché perdere tempo in casi del genere? Si discute tanto di riforma della giustizia per ridurre i tempi dei processi e si rischia di moltiplicare le cause vigilando le campagne a caccia di chi gli «scappa la pipì». Una bella ramanzina e le forze dell'ordine avrebbero potuto dedicarsi ad altri servizi.

fonte: la Stampa

6 dicembre 2010

Un appello degli intellettuali napoletani contro il clima repressivo in atto in città

La gestione dell'ordine pubblico non ha, e non dovrebbe avere, per sua natura, volto politico. È neutrale, e si pone come garanzia di sicurezza materiale e di tutela dei diritti costituzionali anche e soprattutto nel conflitto sociale.
Da mesi la città di Napoli è costretta a subire una gestione della questione sicurezza assolutamente estranea alla lezione della democrazia. Una gestione che sembra assumere un ruolo politico di braccio armato del Governo. Lo lasciano credere la vicenda di Terzigno e la gestione della questione-rifiuti, la maniera di affrontare in piazza il dramma della disoccupazione e, da ultimo, l'attacco gratuito e proditorio portato all'interno del San Carlo contro gli studenti, gli artisti e i lavoratori del teatro (foto).
In una città come Napoli trattare il dissenso a suon di manganellate e fermi ingiustificati fa pensare a intenti intimidatori e rischia di innescare una catena di violenza di cui la Questura si assumerebbe la pesantissima responsabilità.
È il caso che le autorità riflettano a fondo e tengano conto delle esigenze democraticamente espresse dai movimenti sociali di questa città che ha già troppi problemi per avere anche quello della Polizia.


prime adesioni

Giso Amendola (docente Università di Salerno); Giuseppe Aragno (docente Università Federico II); Giuseppina Buono (ricercatrice Università Orientale); Silvana Carotenuto (docente Università Orientale); Iain Chambers (docente Università Orientale); Alessandro Cimino (precario della ricerca); Gemma Teresa Colasanti (docente Università Orientale); Erri De Luca (scrittore); Michele Fatica (docente Università Orientale); Carmen Gallo (precaria della ricerca); Angelo Genovese (docente Università Federico II); Alexander Höbel (ricercatore Università Federico II); Giovanni La Guardia (docente Università Orientale); Gerardo Marotta (presidente Istituto Italiano per gli Studi Filosofici); Maurizio Memoli (docente Università di Cagliari); Sergio Muzzupappa (ricercatore Università Orientale); Salvatore Pace (preside del Pansini); Luigi Parente (docente Università Orientale); Luca Persico (musicista, 99 Posse); Antonello Petrillo (docente Università Suor Orsola Benincasa); Anna Pia Ruoppo (precaria della ricerca); Consiglia Salvo (attivista movimenti per l'acqua pubblica); Luca Scafoglio (precario della ricerca); Daniele Sepe (musicista); Emilio Surmonte (docente Università di Salerno); Tiziana Terranova (docente Università Orientale); Davide Torri (docente Università di Chester, UK); Aldo Trucchio (docente Università Orientale); Stefano Vecchio (Direttore Dipartimento Farmacodipendenze Asl Napoli 1); Alex Zanotelli (missionario comboniano)

La polizia carica e respinge gli occupanti della Regione Lazio.

Questa mattina un gruppo di lavoratori e cittadini appartenenti alla USB e al sindacalismo di base, ai movimenti per il diritto alla casa, reddito e tutela dei beni comuni, e attivisti dei 'Movimenti uniti contro la crisi' sono saliti lungo le scale esterne intorno alle 11 e hanno srotolato due grandi striscioni: "Where is my house" e "Polverini, hai paura di parlare con noi?". Verso mezzogiorno circa 400 persone(Video) hanno fatto irruzione nel palazzo. Dopo una lunga trattativa la polizia ha iniziato a caricare le persone fuori. Un ragazzo è svenuto sul prato. Una signora, calpestata durante le cariche, è ancora stesa in terra all’interno della Regione (foto). Paolo Di Vetta, sindacalista dell’Usb, viene trasportato di urgenza all’ospedale Cto del quartiere Garbatella dopo essere stato ripetutamente picchiato, anche una volta a terra, dagli agenti. Alla fine, saranno sei le persone ferite e trasportante in ambulanza al pronto soccorso dove verranno interrogate, ancora in barella, dalle forze dell’ordine. Contemporaneamente la folla, intanto arrivata ad oltre mille persone, dà vita a un corteo per le strade di Garbatella. Tra la gente arrabbiata «e umiliata da una regione che alla richiesta di confronto con le parti sociali ha risposto ancora con i manganelli e la repressione» anche il presidente del Municipio XI Andrea Catarci che si dice «scandalizzato da una simile risposta a un disagio sociale sempre crescente». Dello stesso tono i consiglieri regionali della Federazione della Sinistra, Ivano Peduzzi e Fabio Nobile: «la Polverini si è assunta una grave responsabilità con una risposta di chiaro stampo fascista alla richiesta dei movimenti che questa mattina hanno portato la protesta fin dentro un’istituzione sorda. Ora» continuano «non provi ad addossare la responsabilità di ciò che è accaduto ai lavoratori e ai precari: la decisione di militarizzare per la seconda volta in pochi giorni la sede della Regione è la prova che questa Giunta non ha risposta da dare alla crisi se non imponendo decisioni che ricadono, inevitabilmente, sulla pelle dei cittadini».

Processo Sud Ribelle: Digos di Cosenza e Ros chiedono l’elemosina in Cassazione

“Signori della corte, vi chiediamo scusa, perché se oggi siamo qui a discutere ancora una volta di questa vicenda, al cospetto di un tribunale che forse in Calabria dovrebbe occuparsi di ben altro, la responsabilità è anche nostra. Se fossimo stati meno inadeguati, oggi questa corte avrebbe avuto la possibilità di impegnare in maniera più proficua e seria il proprio orario lavorativo”. Si era conclusa così, con un tono fortemente ironico, lo scorso 20 luglio, l’arringa di uno degli avvocati dei 13 attivisti imputati per i reati di cospirazione politica, associazione sovversiva e associazione a delinquere. Davanti alla corte di appello di Catanzaro andava in scena l’ennesima puntata – sembrava fosse quella decisiva – di un processo kafkiano ai danni di compagne e compagni che in una notte del novembre 2002 furono prelevati dalle loro case e portati nelle carceri speciali. Otto anni di scenette tragicomiche, paradossi, messe in scena della digos di Cosenza guidate dal signor Alfredo Cantafora e dei Ros comandati dal condannato a 14 anni di reclusione Giampaolo Ganzer, con gli unici obbiettivi di sperperare il denaro pubblico, riscrivere la stiria dei fatti di Genova 2001, sperimentare vecchi arnesi del controllo sociale e distrarre l’attenzione generale dai veri mali della Calabria e del sud intero.
Le hanno provate tutte. Sono andati a cercare cavilli e cavillini. Sono arrivati al punto di umiliarsi davanti la corte di assise di Catanzaro, ammettendo in un pubblico tribunale che alcune tra le accuse da loro stessi formulate, erano spropositate e prive di fondamento. E infatti in aula non sono mancati i momenti di ilarità generale. Nonostante la palesi figuracce rimediate nel corso di tutti questi anni, la Procura di Cosenza, e adesso la Procura Generale rappresentata dalla dottoressa Manzini, tentano il tutto per tutto presentando ricorso in cassazione. L’unico straccio di motivazione addotto consiste in un presunto vizio di forma nella composizione del collegio giudicante del primo grado.
In sostanza questi azzeccagarbugli del terzo millennio contestano il fatto che dopo la sostituzione del giudice a latere dottoressa Portale, non sarebbe dovuta cambiare la composizione dei giudici popolari.
Confidando in un cavillo dimenticato in chissà quale cassetto del sistema giudiziario italiano, la nuova inquisizione spera così di “fare melina”, seppellire nell’oblio le proprie vergogne e lanciare un messaggio intimidatorio ai movimenti che in questi giorni hanno ripreso felicemente il cammino del conflitto. Ma a giudicare dalle cronache delle ultime settimane – e da quel che si annuncia per il prossimo 14 dicembre – questo cammino non si fermerà!

fonte: radio Ciroma

Carcere: rompere il silenzio!

Le carceri italiane hanno poco da invidiare a paesi come la Turchia, sono infatti tra le più affollate d'Europa, in alcune regioni i detenuti sono il doppio del numero consentito, ogni mese entrano circa 1000 detenuti,la stragrande maggioranza dei quali per reati legati al possesso e spaccio di droga anche leggera, alla immigrazione clandestina e a piccoli reati. La popolazione carceraria a fine anno arrivarà dunque a 70 mila unità, a fronte di una capienza di 44mila posti. Il 50% dei detenuti nelle carceri italiane è in attesa di giudizio e i dati del Ministero di grazia e Giustizia dicono che il 30% di loro viene assolto al momento del processo. Il 40% dei detenuti ha semplicemente violato le regole sancite dalla legge 309\1990 meglio nota come testo unico sulle droghe. In carcere ci sono quasi 27 mila detenuti tossicodipendenti circa il 70% in più di quelli ricoverati in strutture terapeutiche. I detenuti migranti non possono per lo più beneficiare degli arresti domiciliari perché non hanno un posto dove andare, sono privi di legami affettivi stabili e di supporti esterni (famiglia, lavoro, legami sociali). Ben 13 mila detenuti immigrati sono colpevoli solo di non avere rispettato l'ordine del questore di lasciare il territorio nazionale, il loro reato risiede nella loro stessa esistenza sociale . Ed è bene sapere che il detenuto che trascorre la pena in carcere ha buona possibilità di tornare dietro le sbarre (il 68%) al contrario di chi invece beneficia di misure alternative (meno del 27% torna in carcere), ciò a dimostrare l'inutilità del carcere se non per riprodurre le condizioni stesse della propria legittimazione securitaria.
Allora questi pochi dati ci consentono di dire con assoluta certezza che a nelle carceri italiane c'è un alto numero di detenuti innocenti e quelli colpevoli in buona parte dovrebbero beneficiare di misure alternative al carcere se esistesse una legislazione e uno stato di diritto degne di questo nome e non legate all'emergenza, alla carcerazione preventiva, alla ferocia securitaria che sottrae risorse alla scuola e al sociale per investirli in apparati repressivi, militari e di controllo sociale. L'Italia è stata condannata per trattamenti degradanti e inumani, l'Italia non ha sottoscritto la convenzione internazionale contro la tortura, è ormai drammatica l'emergenza umanitaria e sanitaria, malattie come la scabbia, l'epatite, la stessa Tbc sono diffusissime negli istituti di pena. La situazione delle carceri è insostenibile come si evince dalle sempre più numerose denunce di maltrattamenti, di pestaggi che arrivano ai garanti dei detenuti e a quei legali che si occupano di queste tematiche. Nè il cd provvedimento "svuotacarcri", così come concepito, potrà avere qualche effetto tangibile, viste le eccezioni alla sua applicazione tra art.4 bis, recidiva, lungaggni burocratiche nella trasmissione degli atti, esso non rappresenta che una mossa d'immagine a testimoniare la inettitudine di chi amministra, mentre i problemi ed i costi sociali ed economici determinati dalle leggi varate negli ultimi anni costituiscono un vero e proprio crimine.
A questo punto , se vogliamo affrontare la tematica carceraria bisogna partire da una lotta per l' abrogazione delle leggi vergognose che alimentano la detenzione e al contempo creano un clima sociale irrespirabile. Ci chiediamo se la Bossi fini, la Fini Giovanardi e la Cirielli che insaprisce le pene e ai recidivi e impedisce l'accesso a misure alternative al carcere, come la semilibertà i permessi o l'affidamento in prova, non siano leggi da abolire (come anche quegli aspetti dell'ordinamento penitenziario vedi l'art.4 bis) e contro le quali aprire una campagna politica che inchiodi la classe politica all'assunzione di precise responsabilità. Ci chiediamo se non valga la pena di partire dal carcere per una battaglia contro il testo unico sulle droghe, per la eliminazione del reato di clandestinità e di mancata ottemperanza all'ordine di espulsione, la costruzione di percorsi terapeutici da un lato e di reinserimento sociale dall'altro, tempi celeri per i processi che certo non potranno essere ottenuti con una macchina giudiziaria sulla quale pesano come macigni le decisioni ad personam del Presidente del Consiglio e del Ministro Alfano. Sarebbe ragionevole una riforma seria del Codice Penale italiano, in buona parte fermo ancora agli anni "30 della dittatura (vedi la configurazione dei reati associativi e di pericolo presunto) che si concluda con una Amnistia riequilibratrice. Sono questi solo alcuni esempi di come trasformare la questione carceraria in battaglia politica perché la soluzione non sia la riproposizione delle logiche securitarie, la edificazione di nuovi carceri o delle chiatte galleggianti.
Occuparsi oggi di carcere significa non solo aiutare il detenuto e seguire il tema specifico di cui nessuno piu' si occupa, vuol dire rimettere in discussione legislazioni, modelli sociali e culturali ormai trasversali al sistema politico. E da qui riparte la campagna no carcere, perché le zone del silenzio si trasformino in proposta e azione politica.


zone del silenzio -pisa-

5 dicembre 2010

Processo Cucchi: Avvocato tira in ballo i carabinieri

Nell'ultima parte dell'udienza preliminare per l'omicidio Cucchi, tornano alla ribalta i carabinieri e sembra squarciarsi il cono d'ombra delle indagini relative alla morte del trentunenne romano ucciso in sei giorni in sei giorni dal mix malapolizia/malasanità. «Dico con certezza chi non è stato. Gli atti del processo ci portano a un momento preciso, le 9.05 del mattino del 16 ottobre 2009 quando Stefano viene portato alle celle del Tribunale. Lì, tutto quello che doveva succedere era già avvenuto prima», ha detto l'avvocato Diego Perugini, difensore di uno degli agenti penitenziari accusati di aver picchiato Stefano Cucchi. «In più, vi sono tutta una serie di dichiarazioni dello stesso Stefano, a lui attribuibili, dal momento in cui entra nelle celle del Tribunale a poco prima di morire, in cui fa riferimento a chi lo ha malmenato. E non indica gli agenti di polizia penitenziaria, ma fa riferimento al suo arresto. Stefano è stato arrestato alle 23 e 30 dai Carabinieri e fino al giorno dopo - conclude Perugini - è rimasto in diverse caserme dei carabinieri».

fonte: Liberazione

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