4 luglio 2009

Vicenza, 4 luglio - La cronaca multimediale della manifestazione

ore 15.15 - La testa del corteo si sta formando. Sullo striscione di apertura c'è ll slogan che ha accompagnato questa mobilitazione "No dal Molin? Yes, we can!".

In testa le donne del Presidio permanente.

ore 15.45 - "Il dispositivo militare messo in campo oggi è inacettabile", dicono dal sound system di testa del corteo. Sono centinaia gli agenti che circondano l'area.

Gli interventi ribadiscono la richiesta legittima di allontanare il dispiegamento di forze dell'ordine che di fatto rappresenta un deterrente per chi vuole manifestare.

ore 16.15 - Il corteo sta passando davanti al presidio permanente no dal molin, continuano gli speackeraggi e gli interventi dal camion.

ore 16.30 - Imponente schieramento delle forze dell'ordine. La testa del corteo chiede alla polizia di spostarsi per far procedere la manifestaione

Nell'area dei campi da rugby nella zona civile sono stati posizionati i carabinieri.

ore 15.50 - L'elicottero continua a sorvolare il corteo.

ore 16.40 - La testa del corteo, organizzato con i cordoni e gli scudi, chiede con determinazione la rimozione dello smisurato schieramento di forze dell'ordine che stanno palesemente impedendo lo svolgimento della manifestazione.

ore 16.50 - L'elicottero della polizia vola a bassa quota sui manifestanti in bicicletta che percorrono le strade laterali tentando di farli cadere.

ore 16.55 - Più che un blocco della polizia sembra un vero e proprio divieto a manifestare. La testa del corteo sta avanzando lentamente.

ore 17.00 - La testa del corteo respinge l'avanzata dei carabinieri. Le forze dell'ordine lanciano lacrimogeni per respingere il corteo.

ore 17.05 - La testa del corteo è ferma sul ponte. Si sta alzando del fuoco a difesa del corteo. I blindati della polizia avanzano sul ponte davanti alla testa del corteo.

ore 17.05 - La coda del corteo si trova lungo il fiume e alcuni manifestanti stanno cercando di attraversarlo con un ponte di fortuna.

ore 17.10 - Sono tantissime le persone che stanno tentando di risalire l'argine e attraversare il fiume per riuscire a piantare le bandiere nell'area. A pochissimi metri dall'area militare

ore 17.15 - La testa del corteo si è ricompattata, si trova all'altezza del presidio e si susseguono interventi che ribadiscono la volontà di procedere lungo il percorso autorizzato.

ore 17.20 - La coda del corteo si avvicina per assediare le reti dell'aereoporto militare.

ore 17.20 - La coda del corteo si avvicina per assediare le reti dell'aereoporto militare.

ore 17.30 - Le migliaia di persone presenti non si sono fatte intimorire dalle cariche della polizia. La generosità dei manifestanti in testa ha retto di fronte alla brutalità delle forze dell'ordine e ha difeso le migliaia di persone venute oggi a vicenza per assediare e fermare le basi di guerra.

ore 17.40 - L'esercito ha difesa di campi vuoti in una giornata in cui è stata imposta la legge militare, non è riuscito a fermare le migliaia di persone presenti che ancora una volta hanno affermato con determinazione che mai regaleranno Vicenza alla guerra.

ore 17.50 - Anche la coda del corteo è arrivata al presidio. Cinzia Bottene dal camion sottolinea come la scelta di schierare la forza smisurata dell'esercito a difesa di una base di guerra americana sia una grave sconfitta per lo stato italiano.

ore 18.00 - Un enorme abbraccio dal no dal molin alla redazione di radio sherwood per la perquisizione avvenuta oggi pomeriggio al festival presso lo stadio euganeo di padova.

Tra i tantissimi interventi che si sono susseguiti dal palco del presidio permanente anche alcuni rappresentanti delle comunità abruzzesi che stanno organizzando le mobilitazioni del 6 e 7 luglio a L'Aquila. Domani partirà anche un pullman del no dal molin per raggiungere L'Aquila e partecipare alla fiaccolata.

ore 18.20 - Tutti i manifestanti hanno espresso la volontà di ritornare in corteo. Si stanno ricompattando per ripartire.

ore 18.30 - Ancora una volta le donne del presidio aprono il corteo. Sono in prossimità dell'ingresso dell'aereoporto civile, si sono riprese le zone in cui oggi è stato impedito di manifestare a causa della pressante militarizzazione. Ancora una volta vicenza è libera. Questa terra è la nostra terra.


fonte: Global Projetc




OPERAZIONE STENTERELLO: CARABINIERI IN AZIONE A GAVINANA

Nella notte tra il 30 giugno e il 1 luglio nel quartiere di Gavinana a Firenze sud i Carabinieri hanno svolto un'operazione militare nei confronti di due compagni del CPA, uno dei quali di origine basca. Verso 00.30 i due compagni, che si erano avviati verso le macchine dopo una birra in un bar, sono stati bloccati da diversi uomini in borghese che li hanno immobilizzati, perquisiti e minacciati con pistole puntate alla testa: "SE SI MUOVE SPARAGLI" ...LA DICE LUNGA SUL CLIMA CHE SI RESPIRAVA. Subito dopo due volanti appostate poco distante sono sopraggiunte: da queste sono scesi due uomini armati di mitraglietta. I due compagni, uno dei quali ammanettato, sono stati condotti in caserma. Il compagno basco è stato trattenuto perchè ritenuto un militante di ETA in possesso di documenti falsi, mentre la ricerca di armi eseguita sulla persona e nei veicoli ha dato esito negativo. L'altro è stato rilasciato dopo circa tre ore, senza nessun verbale. La situazione si è risolta verso le 17.00 del giorno seguente dopo l'intervento di un avvocato e dopo accurati controlli sulle impronte digitali e prove salivari che hanno dimostrato l'estraneità del compagno ai fatti che gli venivano contestati ...in due parole SCAMBIO di PERSONA come attestano anche i verbali. Conosciamo bene la situazione che si vive nel Paese Basco: partiti, organizzazioni e associazioni giovanili della sinistra indipendentista vengono illegalizzate, radio e giornali chiusi e i prigionieri torturati quotidianamente. Il teorema del “todo es ETA” arriva a colpire i compagni baschi che anche fuori da Euskal Herria lottano per il proprio popolo contribuendo a iniziative di lotta e solidarietà. Quello che è accaduto non è casuale ma l'ennesimo tentativo di criminalizzare e isolare i legami internazionali di lotta che si sviluppano in Europa. La solidarietà è un'arma ed è il meccanismo che la repressione vorrebbe stroncare. Questo è il livello che ci viene imposto e a cui abbiamo il dovere di continuare a rispondere così in Euskal Herria come a Firenze e in Italia. Da parte nostra non siamo più disposti ad accettare intimidazioni, provocazioni e criminalizzazioni di questo genere. Non è possibile che una nottata di mitra, manette, minacce e reclusione nelle gabbie della caserma si risolva con un "ci scusi, arrivederci può andare", che non può e non deve passare sotto silenzio. Il goffo tentativo di cercare l'operazione da sbandierare sulle pagine dei giornali, su cui costruirsi ulteriori teoremi aggiungendo lustro alle loro divise, non ha portato questa volta i risultati sperati. Oggi infatti non si vedono le foto delle conferenze stampa con il ridicolo materiale sequestrato, magari falsificato come le molotov della Diaz di Genova, o le foto dei mostri da sbattere in prima pagina, accanto ai ghigni soddisfatti di qualche milite che avrà anche le congratulazioni delle istituzioni "democratiche" e del loro "papi". Non si vorrebbe far vedere però neanche lo schifo di questa notte, le conseguenze che poteva avere, di quanti ogni giorno sono costretti a subire questi soprusi ed, in alcuni casi, percosse e torture. Non importare evocare il Cile per ricordarselo, Bolzaneto insegna. Sottovalutare situazioni come queste legittima chi le compie a fare ulteriori passi avvanti con conseguenze facilmente immaginabili. Ora più che mai è necessario rafforzare la solidarietà con il Paese Basco e con tutti quei compagni indagati, sotto inchiesta e rinchiusi in carcere perchè nei loro percorsi di lotta e nella loro crescita politica hanno scelto di alzare la testa e provare a decidere per il proprio futuro. EUSKAL HERRIA NON CAMMINA DA SOLA! NOI NON SAREMO MAI SOLI! CONTRO LA REPRESSIONE NON UN PASSO INDIETRO!
Centro Popolare Autogestito fi-sud EHL Firenze

La lunga marcia della tolleranza zero

Reato d'immigrazione irregolare. Irrigidimento delle regole per accedere e per mantenere la regolarità. Tassazione delle sanzioni e dell'accesso a diritti elementari. Liberalizzazione delle ronde e delle bombolette spray al peperoncino, ripristino del reato di oltraggio a pubblico ufficiale, persecuzione dell'accattonaggio e dei writers e altre perle ancora. Ecco infine approvata la legge da anni agognata da quell'Italia fascista e più che mai razzista. Da domani la persecuzione dei clandestini, le continue angherie e i soprusi a danno di tutti gli immigrati e l'accanimento repressivo nei confronti di chi dissente dalle scelte e dalle pratiche del potere nazionale e locale, ma anche dei padroni e padroncini, rischieranno di accentuarsi. Al di là dei soliti balletti che si succederanno nella definizione del decreto applicativo e nella discrezionalità se non nell'arbitrario che come sempre ne accompagnerà l'applicazione, la legge approvata ieri dal senato può essere considerata il primo epilogo di quell'escalation del fascismo/razzismo democratico innescata negli anni '90. Ricordiamoci che il primo «pacchetto sicurezza» fu lanciato dal governo D'Alema e le prime elaborazioni - «apologia dell'ordine pubblico» le chiamò nel 1995 - si devono al geniale Violante. Da anni, «Il centro-sinistra ha fatto 10 e i leghisti e i vari reazionari della destra si sentono in diritto e in dovere di fare 100»: è così che si può riassumere il processo di esasperazione delle paure e delle insicurezze attribuite al nemico di turno per legittimare la guerra permanente della tolleranza zero. Ovviamente per gli sfigati, per chi non ha il profilo del buon cittadino corteggiato dalla destra e da quasi tutto il centro-sinistra. I leghisti e il presidente del consiglio se la godono e possono anche permettersi di dire che sono in una botte di ferro perché tanto l'opposizione non esiste (e in effetti i leader diventati neo-cons stile Blair per vent'anni hanno distrutto il PCI e nei successi dieci anni anno azzerato ciò che era rimasto a sinistra). E' ancora possibile «resistere, resistere, resistere»? Oppure bisogna scappare all'estero ? O prepararsi quantomeno a schivare le violenze del neofascismo-razzista? Molte persone oggi al potere fanno paura, a volte proprio perché sembrano segnate da quell'arroganza stupida che però uccide. Ma è anche vero che la demagogia che spinge a tirare troppo la corda conduce al fallimento. A condizione, però, che si inneschi una dinamica collettiva che si oppone con efficacia. In questa dinamica sarà decisivo costruire solidarietà con tutti i democratici coerenti che sebbene isolati e minoritari, ci sono anche nelle forze di polizia come nella magistratura e in tutte le amministrazioni pubbliche. Ben al di là dei leaderini esperti solo in distruzioni non creative, è forse ancora possibile costruire la resistenza collettiva di italiani e immigrati che non possono più subire questo potere e l'inesistente opposizione. Se veramente la chiesa, i sindacati e altri vogliono difendere i diritti fondamentali di tutti gli esseri umani, aprano le loro sacrestie e sedi per ospitare zingari, immigrati, perseguitati, difendano seriamente i lavoratori in nero e i precari, facciano presidi insieme a quegli operai (peraltro italiani) che come è successo a Biella sono cacciati col foglio di via di fascista memoria.
Salvatore Palidda da il manifesto

Lettera aperta ai fratelli e alle sorelle migranti “clandestini”

Care sorelle e fratelli immigrati in Italia o che state per venire,dopo la giusta presa di posizione della S. Sede contro la legge razzista approvata dal Parlamento italiano in questi giorni, mi sono confrontato a lungo con i documenti del Magistero della Chiesa, con un insegnamento che non tentenna nell’affermare l’assoluta priorità per il cristiano di farsi prossimo a chi non ha prossimo. E, in questo particolare momento storico, chi è più privo di prossimo di voi, sradicati dalla vostra terra, lontani dalla patria e dagli affetti, scacciati dai Paesi ricchi? Accettare fino in fondo il Vangelo e l’insegnamento della Chiesa deve portare noi cristiani a denunciare fermamente l’imperante ondata di xenofobia nei vostri confronti, e deve farci andare controcorrente rispetto al dilagare del razzismo camuffato da presunta “sicurezza”. Inoltre, deve porci di fronte ad un dissidio inconciliabile: l’impossibilità di rispettare le leggi dello Stato che si ergono come muro ad arginare la massa dei disperati che preme.Nella Bibbia si legge: “non dimenticate la filoxenia, alcuni praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli” (Eb.13, 2). L’autore della lettera agli Ebrei non chiede solo l’accoglienza dello straniero, ma l’amore per lui: la filoxenia appunto, che è l’esatto contrario della xenofobia. Si dice che l’Italia sia un Paese a maggioranza cattolica, o comunque di radici culturali cristiane, ma sembra che l’onda montante nel Paese abbia ben diversa matrice. E non mancano, ormai, forze politiche come la Lega, che squallidamente cavalcano questa pericolosa onda dell’intolleranza, esclusivamente per fini elettorali.In questi giorni il Parlamento del mio Paese, che si dichiara a maggioranza cristiana, ha deciso di cacciarvi via, vuole respingervi dall’Italia. Mi sono interrogato su quale sia il ruolo del Parlamento: accettare il ricatto interessato di fascisti e leghisti a recepire e ratificare gli umori del Paese oppure – nel rispetto dello spirito della Costituzione – attraverso le leggi, aiutare questo Paese a crescere. Io non sono un esperto di leggi, né un esperto dei problemi dell’immigrazione, tuttavia mi permetto di ricordare ai parlamentari del mio Paese, che una legge per regolamentare l’ingresso degli immigrati e che costituisca la Carta fondamentale per una convivenza multietnica, non può fondarsi sulla repressione, sui respingimenti indiscriminati e sullo stato di polizia, ma deve avere come presupposto l’accoglienza. Non si può considerare, infatti, “hostis” chi il dato costituzionale e la nostra tradizione culturale considera “hospes”.Perciò, fratelli migranti, invito a venire e restare in Italia perché non è vero che siete delinquenti, perché non è vero che venite a rubarci il posto di lavoro, perché non è vero che siete troppi, tanto da non poter essere integrati nel nostro tessuto sociale. Vi invito a venire e restare in Italia perché in ogni caso avete qualcosa da regalarci, perché potete aiutare questo Paese a cambiare, perché non ci sono soltanto quelli che non vi vogliono: per fortuna, ci sono tanti che sono contenti di avervi tra noi, e non vedo per quale motivo debba comunque prevalere il razzismo.Venite e rimanete in Italia se questo è il posto in cui vi piace vivere, perché i confini territoriali, l’idea di patria e di nazione fanno parte del passato; siamo tutti, egualmente, cittadini dello stesso mondo.Faccio mie le parole di don Tonino Bello, vescovo e presidente di Pax Christi, e vi chiedo di accettarle a nome di tutti i cristiani italiani: “Perdonaci, fratello straniero, se non abbiamo saputo levare coraggiosamente la voce per forzare la mano dei nostri legislatori. Ci manca ancora l’audacia di gridare che le norme vigenti in Italia, a proposito di clandestini come te, hanno sapore poliziesco, non tutelano i più elementari diritti umani, e sono indegne di un popolo libero come il nostro”.Fratelli migranti, non date retta a chi vuol farvi credere che l’Italia è un Paese razzista; sono invece convinto che ci sono tante persone che sarebbero davvero felici di stringersi un po’ per farvi posto. Io sono tra questi, pronto a disobbedire alla legge appena approvata dal Parlamento, una legge ingiusta, razzista e disumana; pronto ad ospitarvi e, se è il caso, a nascondervi. E sono certo che tantissimi miei confratelli preti e connazionali italiano faranno altrettanto. I padri della Chiesa da sempre hanno affermato che “una legge ingiusta non è una legge, e disobbedirle è un dovere”. Per questo sono pronto a pagare qualsiasi prezzo penale per la mia disobbedienza, anzi, al più presto mi autodenuncerò all’autorità giudiziaria per “istigazione a delinquere” e “apologia di reato”.Intanto, per quanto mi riguarda, benvenuti in Italia fratelli migranti “clandestini”!
Don Vitaliano della Sala

3 luglio 2009

Peggio delle leggi fasciste

Sembrava iperbolico, ai soliti minimizzatori di professione, definire nuove leggi razziali i dispositivi del pacchetto sicurezza. Oggi che l’osceno ddl 733-B entra in vigore con le sue norme devastanti, a suggello finale delle leggi razziali, perfino i più moderati dei democratici hanno qualche sussulto. Norme gravissime in sé, a illuminarle di luce ancor più sinistra vi sono l’incoraggiamento alla delazione di massa, la legalizzazione di milizie private, l’incitamento alla caccia all’estraneo, che rendono più evidente la continuità con le fasi più oscure della storia europea.
Come durante i regimi fascisti, queste norme sono finalizzate a punire non singole condotte individuali criminose, ma una categoria di persone, in tal caso definita da una condizione non solo giuridica ma anche sociale: quella di lavoratore immigrato privo di titolo di soggiorno, non certo per sua scelta o volontà. Basta considerare l’introduzione del reato d’ingresso e soggiorno illegale, la dilatazione abnorme della detenzione amministrativa, l’aggravante di un terzo della pena per qualsiasi reato se commesso da “irregolari”, i dispositivi che tendono a inibire atti che concernono i diritti fondamentali della persona: l’accesso all’istruzione e alle cure mediche, a molti servizi e protezioni sociali, la possibilità di contrarre matrimonio, la registrazione delle nascite e dei decessi… Si inverano così il rigurgito del passato più vergognoso –ma neppure il fascismo osò a tal punto- e nel contempo un radicale salto di paradigma: rispetto non solo ai fondamenti dell’ordine costituzionale e della civiltà giuridica, ma perfino ai presupposti minimi che rendono possibile la convivenza degli umani (e anche di altre specie). Che altro è se non la cancellazione di un principio elementarmente umano la possibilità, prevista dalla legge, che un infante venga strappato dallo Stato alla madre “irregolare”, dato che la legge le vieta di riconoscerlo? E non è forse più crudele delle norme del regime mussoliniano la sottrazione di ogni protezione agli apolidi, oggi di fatto esposti alla deportazione?
Coloro che ci governano non sono maestri di etica personale, tanto meno pubblica. Sporcaccioni - e bacchettoni quando conviene - ogni giorno danno prova di quale rispetto abbiano dell’umano: dalla mercificazione totale dei corpi femminili alla espropriazione e marchiatura simbolica dei corpi degli stranieri e dei minoritari, che essi hanno provveduto a rappresentare come onnipresenti, proliferanti, minacciosi. Gli uni e gli altri deumanizzati, dunque esposti ad ogni insulto ed arbitrio. Le nuove leggi razziali a questo mirano o almeno questo effetto avranno: una mutazione culturale del clima del paese, già per molti versi alla deriva, per cui offese e violenze contro gli stranieri non saranno più considerate tali. “Clandestini” e rom non sono umani, dice la legge, dunque non trattateli da umani.
Come Domenico Gallo anch’io chiedo rispettosamente al Presidente della Repubblica di non promulgare questa legge per non rendersi corresponsabile di una nefandezza. Nel contempo penso che ogni forma di disobbedienza civile debba essere praticata. Io la pratico subito dichiarando che ho offerto ed offro solidarietà concreta ed assistenza umanitaria a persone prive del titolo di soggiorno.
Annamaria Rivera da il manifesto

Le principali norme approvate definitivamente nel ddl Sicurezza

REATO DI CLANDESTINITA'
Lo straniero che fa ingresso violando la legge, è punito con l'ammenda da 5mila a 10mila euro e l'espulsione.
IDENTIFICAZIONE
Il periodo massimo complessivo di trattenimento per l'identificazione non puo' essere superiore a 180 giorni.
RONDE SENZA ARMI
Associazioni volontarie dei cittadini "a guardia" dei quartieri. I "volontari per la sicurezza" non potranno girare armati e svolgeranno attività di segnalazione alle forze dell'ordine, ma non di presidio del territorio. Le associazioni saranno iscritte in un apposito elenco tenuto dal prefetto.
ZONE DI SICUREZZA
L'inasprimento di pena scatta nel caso in cui gli illeciti siano compiuti in alcuni luoghi particolarmente frequentati dai cittadini come stazioni, banche, uffici postali, parchi e giardini pubblici e fermate di autobus.
SINDACI SCERIFFI
I primi cittadini potranno ordinare l'immediato ripristino dello stato dei luoghi a spese dei colpevoli. Se si tratta di venditori ambulanti viene predisposta la sospensione dell'attività commerciale fino all'adempimento dell'ordine e del pagamento delle spese, o la chiusura per motivi di igiene e decoro urbano.
LE STRAGI DEL SABATO SERA
Si inaspriscono le pene per gli automobilisti ubriachi o drogati. Il "Fondo contro l'incidentalità notturna" servirà per l'acquisto di materiali e mezzi per le forze di polizia oltre che per campagne di sensibilizzazione.
TASSA PERMESSO SOGGIORNOLa richiesta di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno è sottoposta al versamento di un contributo il cui importo è fissato fra un minimo di 80 e un massimo di 200 euro.
FONDO RIMPATRI
Istituito presso il ministero dell'Interno un Fondo rimpatri finalizzato a finanziare le spese per il rimpatrio degli stranieri.
CARCERE PER CHI AFFITTA A CLANDESTINI
Chiunque dà alloggio o cede anche in locazione un immobile a uno straniero che sia privo di titolo di soggiorno è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.
Sempre nel ddl sulla sicurezza ci sono:
OLTRAGGIO A PUBBLICO UFFICIALE
Viene reintrodotto il reato abrogato nel 1999. La pena massima, per chi è di 3 anni.
REGISTRO DEI CLOCHARD
Presso il Viminale ci sarà il Registro nazionale dei senza fissa dimora. Per i clochard viene stabilito anche l'obbligo di dimora.
ALBO DEI BUTTAFUORI
Nasce l'albo degli addetti ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento o di spettacolo
DECORO URBANO E WRITER
Per i writer che sporcano o deturpano monumenti o palazzi storici, carcere fino a un anno e multa fino a 3mila euro.
BAMBINI INVISIBILIGli stranieri avranno l'obbligo di esibire agli uffici della pubblica amministrazione il permesso di soggiorno anche per atti di stato civile o per accedere ai pubblici servizi. Questo renderà impossibile l'iscrizione all'anagrafe per i figli dei clandestini

Razzismo e discriminazione sono legge

Il governo dell'insicurezza ferroviaria e stradale, quella stessa insicurezza, incapacità di gestire le reti e malfunzionamenti dolosiche è alla base della tragedia di Viareggio, ha varato oggi -naturalmente a colpi di fiducia - definitivamente il cosiddetto"pacchetto sicurezza", norme odiose e contestate da settori amplissimi della società civile, dai medici ospedalieri ad Amnesty International,dalla Chiesa cattolica come dall'Onu, che non faranno altro che aumentare il numero dei clandestini presenti nel nostro Paese, il lavoro schiavistico e il lavoro nero.- e quando ha dichiarato Paolo Ferrero segretario nazionale del Prc - Contro tali norme, continua Ferrero, ci batteremo in ogni modo e in ogni luogo, a partire dai territori in quanto si tratta di una legge palesemente incostituzionale e che si basa su veri e propri orrori giuridici, dalle "ronde", che demoliscono lo Stato di diritto per tutti i cittadini, al reato di immigrazione clandestina che rompre il principio di eguaglianza previsto dall'articolo 3 della Costituzione. Reagiremo con forza subito contro questo pacchetto sicurezza, e partire dai territori, organizzando la disobbedienza civile a talinorme, organizzando osservatori e nuclei di difesa legale percittadini extracomunitari e non, denunciando l'iniquità di queste norme alla Corte costituzionale e alle corti penali internazionali,visto che tali norme ledono tutte le convenzioni internazionali firmate dall'Italia.

«Con l’approvazione da parte del Senato in via definitiva del cosiddetto “Pacchetto sicurezza”, si conclude l’iter della legge più razzista e discriminatoria in materia d’immigrazione emanata dal dopo guerra ad oggi». Comincia così un comunicato diffuso oggi dall’associazione Naga di Milano che da anni di occupa di accoglienza di migranti e antirazzismo. “L’introduzione del reato di immigrazione clandestina chiude infine il cerchio della scellerata legislazione italiana in materia – prosegue il comunicato – L’approvazione di tale “indegno” reato nonchè di alcune norme specifiche come l’obbligo di dimostrazione della regolarità del soggiorno ai fini dell’accesso e del perfezionamento degli atti di stato civile (matrimonio, registrazione della nascita, riconoscimento del figlio, registrazione della morte), l’obbligo di dimostrazione della regolarità del soggiorno per la celebrazione del matrimonio in Italia, l’introduzione del permesso a punti e la legalizzazione delle ronde minano nel profondo l’esercizio dei diritti fondamentali da parte dei cittadini stranieri presenti nel nostro Paese; minano, altresì, le basi della società democratica e quelle dello stato di diritto, peggiorando in definitiva la condizione di ognuno di noi, italiano o meno” afferma Pietro Massarotto presidente del Naga “come operatori nell’ambito dell’immigrazione ma, soprattutto, come cittadini esprimiamo il nostro più forte allarme per le conseguenze che deriveranno da tali norme sia per la vita dei cittadini stranieri sia per la loro portata simbolica altamente discriminatoria. Il Naga continuerà a fornire assistenza a tutti cittadini stranieri che si rivolgeranno ai nostri servizi e a monitorare e denunciare ogni violazione dei diritti fondamentali».


“La legge approvata oggi è una legge infame – dice Patrizio Gonnella dell’associazione Antigone -, in quanto individua nello straniero il nemico. E’ una legge che criminalizza coloro i quali vivono in una condizione di mera irregolarità formale. Con il reato di clandestinità ci saranno ora centinaia di migliaia di processi penali che ingolferanno il sistema della giustizia. I Giudici di Pace saranno invasi da centinaia di migliaia di processi contro inermi badanti o lavoratori edili i quali, se non pagheranno la multa e non andranno via dall’Italia, rischieranno il carcere. Questa norma, insieme a quella che legittima le ronde o a quella che estende la permanenza degli immigrati nei Cie fino a 6 mesi, costituisce un primo passo verso un diritto speciale per gli immigrati che tanto assomiglia a quello del 1938”.


L’Arci, dopo l’approvazione definitiva del Ddl sulla sicurezza 733 al Senato, lancia la campagna di disobbedienza civile «Porte Aperte». «A partire da oggi in Italia cittadini che vivono nello stesso Paese non saranno più tutti uguali di fronte alla legge – spiega Filippo Miraglia dell’Arci – né godranno delle stesse garanzie. La maggioranza modifica di fatto la Costituzione negando l’articolo 3 e la pari dignità a cui ogni cittadino senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, avrebbe diritto. Ed è per tutelare i diritti di quanti subiscono le misure razziste e discriminanti di questo Ddl che l’Arci darà ospitalità nei propri circoli ai migranti, aprendo le porte a quelli regolari e agli irregolari, proprio come dopo il 1938 fecero molti “giusti” sottraendo gli ebrei alle leggi razziali. Invitiamo gli esponenti del mondo della politica e della cultura a sostenere, diventandone portavoce, questa campagna, così come chiediamo alle amministrazioni democratiche di non obbedire a questa legge. Disobbedire! Come fece nel 1955 in Alabama Rosa Parks contribuendo in maniera decisiva a combattere la segregazione razziale e dando il via a un percorso di integrazione che ha consentito nel 2009 l’elezione di un Presidente nero a capo degli Stati uniti».


«Il Senato ha approvato oggi l’ultima consistente parte delle riforme legislative del “pacchetto sicurezza”, pianificate dal governo nel maggio 2008, durante il primo consiglio dei Ministri tenutosi dopo l’insediamento. Sin da quel momento, la Sezione Italiana di Amnesty International ha dichiarato la propria preoccupazione per l’impatto di tali proposte e dell’approccio che le ha accompagnate sui diritti umani di migranti e richiedenti asilo. Prevedere la natura penale dell’ingresso e della residenza irregolare in Italia rende obbligatoria la denuncia del migrante che si trovi in tale situazione da parte di ogni pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che ne venga a conoscenza. L’organizzazione per i diritti umani torna oggi a sottolineare che i migranti, per timore di essere denunciati con conseguenze di rilievo penale, saranno percio’ indotti a sottrarsi al contatto con tutti gli uffici pubblici, in qualunque ambito, piombando cosi’ in un’allarmante situazione di mancato accesso ai servizi e di compromissione dei loro diritti umani. Questo stato di cose potra’ colpire i migranti irregolari e i loro familiari – siano essi migranti regolari o irregolari, o cittadini italiani – in diversi campi, tra cui l’accesso alle cure mediche e all’istruzione, la possibilita’ di registrare i bambini e le bambine alla nascita, di contrarre matrimonio, di denunciare alla polizia i reati subiti.A queste norme, osserva con preoccupazione la Sezione Italiana di Amnesty International, si affiancano quelle che prolungano sino a sei mesi i tempi massimi di detenzione dei migranti nei Centri di identificazione ed espulsione, le quali confermano l’utilizzo della detenzione dei migranti come unica risposta e non come ultima risorsa, senza alcuna previsione di misure alternative, come invece richiesto dagli standard internazionali sui diritti umani».«Il Senato ha approvato oggi l’ultima consistente parte delle riforme legislative del “pacchetto sicurezza”, pianificate dal governo nel maggio 2008, durante il primo consiglio dei Ministri tenutosi dopo l’insediamento. Sin da quel momento, la Sezione Italiana di Amnesty International ha dichiarato la propria preoccupazione per l’impatto di tali proposte e dell’approccio che le ha accompagnate sui diritti umani di migranti e richiedenti asilo. Prevedere la natura penale dell’ingresso e della residenza irregolare in Italia rende obbligatoria la denuncia del migrante che si trovi in tale situazione da parte di ogni pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che ne venga a conoscenza. L’organizzazione per i diritti umani torna oggi a sottolineare che i migranti, per timore di essere denunciati con conseguenze di rilievo penale, saranno percio’ indotti a sottrarsi al contatto con tutti gli uffici pubblici, in qualunque ambito, piombando cosi’ in un’allarmante situazione di mancato accesso ai servizi e di compromissione dei loro diritti umani. Questo stato di cose potra’ colpire i migranti irregolari e i loro familiari – siano essi migranti regolari o irregolari, o cittadini italiani – in diversi campi, tra cui l’accesso alle cure mediche e all’istruzione, la possibilita’ di registrare i bambini e le bambine alla nascita, di contrarre matrimonio, di denunciare alla polizia i reati subiti.A queste norme, osserva con preoccupazione la Sezione Italiana di Amnesty International, si affiancano quelle che prolungano sino a sei mesi i tempi massimi di detenzione dei migranti nei Centri di identificazione ed espulsione, le quali confermano l’utilizzo della detenzione dei migranti come unica risposta e non come ultima risorsa, senza alcuna previsione di misure alternative, come invece richiesto dagli standard internazionali sui diritti umani».

Appello: “Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa”

“Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimonoLe cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo. Non sempre sono state però conosciute in tempo. In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti. Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani. Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada. La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.”


primi firmatari:
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio

Genova G8: Bolzaneto, Nessun risarcimento ai torturati. La denuncia degli avvocati

Ai ministri di Giustizia e degli Interni.
Vi scriviamo in qualità di avvocati di parte civile nel processo per i fatti avvenuti a Genova, nella caserma di Bolzaneto, nelle giornate del 20, 21 e 22 luglio 2001. Con sentenza emessa in data 14 luglio 2008, il Tribunale di Genova ha condannato 15 imputati, appartenenti alla Polizia di Stato e all'Amministrazione penitenziaria, a pene tra i cinque mesi e i cinque anni di reclusione, nonché al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili, in solido con i ministeri che voi rappresentate, liquidando delle provvisionali immediatamente esecutive, che variano da 2.500 fino ad un massimo di 15.000 euro a seconda della gravità dei danni subiti. Il Tribunale ha riconosciuto che a Bolzaneto fu violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, che vieta la tortura e i trattamenti inumani e degradanti, individuando tali trattamenti in molteplici condotte poste in essere dalle forze dell'ordine contro gli arrestati (dalle posizioni vessatorie che essi sono stati obbligati ad assumere nel corso della loro permanenza nella caserma alle ripetute percosse, agli insulti, alle minacce subiti; dallo spruzzo di sostanze urticanti o irritanti nelle celle alla costrizione a pronunciare frasi lesive della propria dignità personale o frasi ed inni al fascismo e al nazismo; dal taglio forzato dei capelli alla marchiatura sulla guancia con pennarelli colorati). Si tratta di fatti gravissimi, indegni di uno Stato di diritto, che, non a caso, alcuni osservatori internazionali hanno definito come una delle più gravi violazioni dei diritti democratici avvenuta in Europa occidentale dopo il secondo conflitto mondiale.Ebbene, nonostante tale pronuncia giudiziaria, i due ministeri condannati si sono rifiutati sinora di adempiere spontaneamente a quanto deciso dal Tribunale.Tale incomprensibile atteggiamento di chiusura obbligherà le parti civili ad intraprendere la faticosa e lunga strada delle procedure esecutive, che determinerà costi aggiuntivi e conseguenti esborsi economici, dilaterà a dismisura i tempi nei quali la loro legittima pretesa di ottenere almeno una parte del risarcimento del danno subìto verrà soddisfatta, comporterà un ulteriore danno per l'Erario, che si troverà alla fine a dover sopportare i costi di tali procedure.Poiché pensiamo che le decisioni giudiziarie vadano sempre e comunque rispettate, tanto più se riguardano attori istituzionali, che non esistano nell'ordinamento democratico soggetti che possano permettersi di ignorare una statuizione penale ad esecutività immediata, vi chiediamo, nell'interesse dei nostri assistiti, di voler provvedere all'adempimento immediato di quanto disposto dalla sentenza del Tribunale genovese.


Gli avvocati delle parti civili di Bolzaneto

2 luglio 2009

Pacchetto sicurezza - La norma è legge. Passa al Senato con voto di fiducia. Da oggi siamo tutti più insicuri

Entrerà in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. E’ il pacchetto sicurezza che, in questo anno di tempo che lo divide dalla sua presentazione, ha fatto tanto discutere. Era il maggio 2008 quanto il nuovo Governo, appena insediato, presentava un pacchetto di provvedimenti, il pacchetto sicurezza appunto, composto da un decreto legge, in vigore fin da subito - contenente l’aggravante di reato se commesso da irregolari - tre decreti legislativi, rispettivamente su ricongiungimenti, asilo e cittadini comunitari, di cui il terzo ritirato dopo le pressioni europee, ed un disegno di legge, il 733, oggi votato definitivamente al Senato.
L’iter del provvedimento non è stato certo senza intoppi e battute d’arresto.Durante la prima votazione al Senato la bocciatura di ronde e prolungamento della detenzione nei Cie fino a 18 mesi. Poi, le polemiche seguite alla previsione della cancellazione del divieto di segnalazione (art 35 TU) da parte del personale medico sanitario per i cittadini stranieri non in possesso del permesso di soggiorno, mentre a catena, emergevano via via tutte le crudeltà neppure troppo nascoste tra le pieghe del testo in discussione.Su tutte, il vero volano del provvedimento, l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare.La sanzione prevista rimane pecuniaria e va da 5.000 a 10.000 euro, ma ciò che è più grave è proprio l’essenza stessa del punto in questione. Entrare irregolarmente in uno stato è espressione di una condizione individuale, soggettiva, quaella di essere migranti e non rappresenta un atto lesivo di beni meritevoli di tutela penale, come sottolineato in un appello sottoscritto da moltissimi giuristi. Inoltre, l’introduzione del reato, combinata ad altre norme, rivela quanto sia spietato nel complesso il pacchetto sicurezza proprio imponendo in moltissimi casi la segnalazione, la denuncia della presenza irregolare nel territorio. Delazione diffusa e governo attraverso la minaccia. E’ così per esempio per l’istruzione scolastica che, nonostante vi sia una deroga alla richiesta del permesso di soggiorno per iscrivere i figli a scuola, potrebbe comportare l’impossibilità, per uno studente divenuto maggiorenne, di portare a termine gli studi sostenendo gli esami finali e contemporaneamente obbligare il preside a denunciare lo studente privo di permesso. Inoltre, la modifica all’articolo 6 del TU sull’immigrazione, che introduce la richiesta del permesso di soggiorno per ogni atto di stato civile, rende generalizzata la possibilità di denuncia oltre ad inibire alcuni tra gli atti che hanno più strettamente a che vedere con i diritti della persona e dei minori, come la registrazione delle nascite (per chi è privo di passaporto) o la registrazione dei decessi, ma anche l’emersione dal lavoro nero, proprio in quei settori in cui poggia per la quasi totalità sullo sfruttamento di manodopera "irregolare", sottoponendo al rischio di denuncia i testimoni se privi di permesso di soggiorno. Se fino ad oggi le pratiche di pensiero più avanzate ed attente al teme delle migrazioni ci hanno aiutato a leggere il presente attraverso il paradigma dell’utilità del lavoro migrante, in termini di sfruttamento e subordinazione, oggi, dento la crisi globale, la nuova cifra della nostra epoca, il pacchetto sicurezza sembra consegnarci una angolo di visuale notevolmente più complesso. E’ il governo dell’esubero, fino in fondo il governo della vita, del lavoro e del non lavoro il nuovo baricentro della normativa sull’immigrazione. Il passaggio alla Camera, anticipato da una nuova bocciature delle ronde e del prolungamento, questa volta fino a sei mesi, dei tempi di detenzione, che il Ministro Maroni aveva inserito in un decreto legge (quello denominato anti-stupri), è stato poi un terreno di misurazione dei rapporti di forza tutto interno alla maggiornaza. Allora, via la norma sui medici-spia, grazie alle pressioni del presidente della Camera Fini e di una lettera sottoscritta da oltre 100 parlamentari del Pdl, in cambio della reintroduzione ancora delle ronde e del prolungamento dei tempi di detenzione, poi, in cambio del voto di fiducia, la deroga prevista per l’iscrizione scolastica. Oggi ci troviamo davanti all’approvazione finale, in ogni caso, di un provvediemnto che ci riporta ad un medioevo dei diritti, una soluzione normativa che non solo attacca i diritti dei migranti, con uno stigma ufficiale impresso sui loro corpi, ma rende meno sicuri noi tutti. La lotta alla "clandestinità" è il leito motiv dominante, retorica utile a legittimare tanta crudeltà. Ma la realtà è ben diversa. Non solo agli irregolari vengono inibiti una complessità di diritti che nulla hanno a che vedere con la sicurezza, ma la tassa di 200 euro per i rilasci ed i rinnovi dei permessi di soggiorno, le nuove difficoltà previste per ottenere la cittadinanza, le ulteriori restrizioni ai ricongiungimenti, l’introduzione di norme che se applicate provocherebbero una insostenibile emergenza sociale per quanto riguarda il tema della casa e dell’iscrizione anagrafica, con conseguenze drammatiche a catena su una serie infinita di diritti, insieme alla previsione di un test di lingua a cui è subordinato l’ottenimento del permesso di lungo periodo e all’introduzione del permesso di soggiorno a punti, testimoniano come siano anche e soprattutto i cittadini stranieri regolari ad essere colpiti dal pacchetto sicurezza. Per loro, oltre ad una preoccupante stretta sui diritti, anche la minaccia della crisi e della perdita del permesso di soggiorno. Un vortice assolutamente pericoloso. Per migranti e non. Uno scenario, quello che si prefigura, che si inserisce in un quadro già pesantemente restrittivo e complesso. La legge sull’immigrazione già attualmente in vigore è in primo luogo spettacolo, produzione di immaginario, costruzione di senso, non per questo meno violenta di altre. Ma è anche e soprattutto un terreno di negoziazione, dove ciò che la legge dovrebbe garantire è sottoposto ad una continua contesa e deve essere permanentemente conquistato nel rapporto con l’amministrazione, con i vari servizi coinvolti, fa i conti con prassi disomogenne e restrittive che ogni giorno ricordano ai migranti la loro posizione subordibnata nella scala graduale della cittadinanza. Allora forse, davanti a tanta barbarie, si è concluso il tempo di chi "accetta" l’immigrazione perchè utile al mercato del lavoro, è finito il terreno di discussione sulla ricchezza della società multietnica, si eclissa la possibilità di opporsi a questi dispositivi deliranti con approci solidaristici o attraverso le lenti dell’anti-razzismo così come fino ad oggi è stato inteso.Oggi scopriamo che dietro a tanti lavoratori ci sono sogni, desideri e progetti di vita che, né la crisi, né il pacchetto sicurezza, sono in grado pienamente di piegare, scopriamo che la società multietnica è fino in fondo scontro, terreno di contesa, scenario in cui si esercitano, in maniera irruenta, rapporti di forza che coinvolgono noi tutti. E scopriremo, forse, insieme, migranti e non, che è ora di prender parte, di assumere l’attualità dello scontro in atto per dare corpo ad un nuovo modo di schierarsi in questo scenario di violenza che ci viene imposto.Se sarà il medioevo dei diritti e della dignità, oppure una società diversa il nostro futuro, dipende solo ed esclusivamente da noi.

Napoli: Devastato da atto vandalico lo Spazio Sociale Parco San Gennaro

Stamattina abbiamo avuto una bruttissima sorpresa: lo spazio sociale autogestito del parco San Gennaro alla Sanità era stato devastato, distrutti i servizi igienici, trafugato un computer con cui si tenevano i corsi di informatica per i bambini, danneggiate alcune giostre, gettate all'aria la documentazione sulle attività che il Comitato del parco sociale svolge da un anno a titolo assolutamente gratuito e con una partecipazione aperta a tutti, tramite l'assemblea di gestione.Inizialmente abbiamo pensato a un grave atto vandalico, ma poi il custode del parco (della napoliservizi), ci ha anche riferito che in mattinata due persone adulte sullo scooter sono passate recapitando una pesante minaccia indirizzata al Comitato: "Il comitato deve lasciare il parco, perchè dobbiamo fare le cose nostre..."!! Noi non sappiamo chi sia il committente di quest'azione, se persegua finalità speculative e/o elettoralistiche, ma magari la presenza di una rete sociale no-profit, estranea a partiti e interessi economici, è considerata da costoro un'ostacolo da eliminare e non una risorsa culturale e civile...! Dal 2 maggio del 2008 come gruppo di cittadini e attivisti sensibili all'autogestione come strumento di cambiamento della socialità e della città, insieme alle persone della rete sanità di Alex Zanotelli, ai ragazzi ed agli abitanti della zona, abbiamo ri-aperto il parco San Gennaro, costruito e mai inaugurato e l'abbiamo restituito al quartiere, permettendo a tutti di poterlo vivere, di poter godere di uno spazio verde, uno dei pochi in questa citta'. Abbiamo di fatto con la nostra iniziativa costretto il comune a completarlo! Ma non ci siamo limitati a questo. Abbiamo reso un semplice giardino pubblico un luogo di socialita', di incontro, di aggregazione. Un posto in cui i piu' piccoli in particolare, il futuro di questa citta', potessero sperimentare un modo nuovo di stare insieme, libero dalle logiche di violenza, di aggressivita', di brutalita', che sempre piu', sopratutto negli ultimi tempi, stanno caratterizzando la citta' di Napoli. Sono tante le iniziative che abbiamo costruito da un anno a questa parte. I laboratori (di giocoleria, informatica, di arti figurative) per i bambini; le feste ed i concerti, liberi e gratuiti, momenti importanti di socializzazione, in un quartiere che non ha altri spazi comuni di incontro.Ma anche sportelli di informazione sul diritto alla casa e sui diritti di cittadinanza. Il mese scorso, un torneo di calcio antirazzista con i ragazzi napoletani della sanità e del centro storico insieme a quelli delle comunita' Rom e srilankerse per consentire di superare quelle barriere culturali che generano intollerabili episodi di razzismo ed esclusione sociale. Tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo sempre fatto spinti unicamente dal desiderio e dalla volonta' di provare a cambiare questo quartiere, questa citta', questa societa'. Evidentemente pero', a qualcuno tutto questo non e' piaciuto! Evidentemente qualcuno non sopporta che in un quartiere come questo esistano spazi liberi da interessi economici, facili guadagni, facili speculazioni. Da circa due mesi, infatti, all'interno del Parco San Gennaro si ripetono senza sosta episodi minori di vandalismo. In un primo momento abbiamo pensato a stupide ragazzate, azioni fastidiose, ma senza troppa importanza. Ma il ripetersi costante e sempre piu' grave di simili episodi ed il fatto che si concentrassero sempre e solo sulla struttura che ospita le assemblee di gestione del Parco sociale, c'ha fatto immaginare , verosimilmente, scenari ben peggiori. Ad una situazione gia' grave, come quest'ultima, si sono aggiunte le minacce fatte al custode della Napoli Servizi ma indirizzate a noi. Ma noi non abbiamo nessuna intenzione di sottostare a minacce di questo tipo! Non abbiamo nessuna intenzione di cedere a pressioni che vengono da fuori e che vorrebbero probabilmente trasformare questo posto in una macchina per fare soldi. Non abbiamo nessuna intenzione di far diventare il parco “proprieta' privata”. La nostra reazione sara' diversa dalla loro violenza. Agiremo come sempre pubblicamente, alla luce del sole, insieme a chi vive quotidianamente questo parco.

Venerdi' 3 Luglio alle ore 17 lanciamo una giornata di comunicazione in difesa del Parco San Gennaro e facciamo appello agli abitanti del quartiere, a tutti i cittadini napoletani, agli artisti, alle sensibilità democratiche, di sostenere questa esperienza rispetto alla barbarie.


Il Parco e' di tutti e tutte !

Resisteremo un minuto in piu' delle loro minacce !
Noi non abbiamo paura !



Comitato "Parco sociale San Gennaro" - Spazio sociale "Rita Parisi"

Padova: Questore vuole licenziare poliziotta che si è dichiarata lesbica

Ha dichiarato di essere lesbica. Ha denunciato le discriminazioni subite. Ha sfilato al Gay Pride. Ora il questore di Padova vuole il suo licenziamento. Anticipazione dell’inchiesta dell’Espresso domani in edicola.

Il giorno prima aveva sfilato con altri 150 mila contro le discriminazioni sessuali al Gay Pride di Genova. Una volta ritornata a casa però ha trovato ad attenderla la lettera del suo “capo”, il questore di Padova, Luigi Savina, con cui si avvia la pratica della sua destituzione dalla Polizia. Luana Zanaga, 39 anni di Rovigo, in forza alla polizia patavina, nei mesi passati ha fatto coming out, rivelando pubblicamente la propria omosessualità. E da ottobre dello scorso anno, da quando ha reso pubblica la sua tendenza sessuale, per lei è cominciato un calvario. Dapprima è stata “processata” da una commissione di disciplina, che ha proposto di punirla con una sospensione dal servizio “fino a sei mesi”. Ma ora, forse, non farà nemmeno in tempo a scontare quella sanzione, perché è arrivata la nuova tegola: la destituzione. Che nei fatti significa licenziamento. Il questore Savina nega che nel provvedimento si parli di licenziamento, ma non dice quale punizione intende infliggere all’agente Zanaga. Infatti con la lettera si è solo avviata la pratica di contestazione degli addebiti, mentre i provvedimenti adottati verranno resi noti solo successivamente. A parlare apertamente di destituzione è invece il funzionario incaricato di seguire il caso per conto del questore. E Savina infatti scrive che non è più sufficiente la sola “deplorazione” con la conseguente sospensione. D’altra parte in questi giorni Luana Zanaga si è anche sentita rivolgere l’accusa di essere pericolosa. Perché, come è scritto espressamente nella lettera del questore Savina, alla fine di maggio ha rilasciato delle dichiarazioni, senza autorizzazione a “L’espresso”, riportate nell’articolo “Agente gay a rapporto” e poi riprese dal sito Dagospia. Nell’articolo l’agente gay diceva di vivere in un ambiente omofobico, di aver subito il mobbing e di essere stata sottoposta a vessazioni. Come successe anni fa, quando la costrinsero ad andare dal medico per attestarne l’idoneità visto che era omosessuale. «Mi chiedevano se stavo bene con la mia omosessualità e io rispondevo che stavo benissimo», accennava nell’articolo. Per il capo della Questura di Padova queste accuse sono fortemente denigratorie e portano discredito alla Polizia. Nessun cenno invece, nella lettera, agli altri giornali, riviste e tv che hanno riferito della poliziotta. O alla solidarietà manifestatale dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. Pubblicazioni uscite nello stesso periodo e anche successivamente. Più che per le dichiarazioni dell’agente Zanaga, viene il sospetto che l’infrazione più grave sia aver parlato con il nostro giornale. Invece di approfondire e verificare le accuse della poliziotta sull’ambiente omofobico, si preferisce rimuovere chi solleva dubbi e parla di discriminazioni. Nessuno, infatti, ha chiesto all’agente di portare le prove delle sue accuse. Una denuncia, la sua, circostanziata, precisa e grave, come nel caso dei due poliziotti che le scrissero che doveva «bruciare in un lager». Dunque non c’è stato accertamento della verità, ma è comunque in arrivo una punizione esemplare perché ha parlato. Così Luana Zanaga rischia di veder svanire il sogno di una vita, cioè fare la poliziotta, solo perché difende e rivendica la propria sessualità.


La Marina militare abbandona 89 migranti su una piattaforma Agip

Un pattugliatore della Marina italiana ha prima soccorso 89 migranti - tra cui tre bambini - che erano in balia del mare su un gommone, e poi li ha lasciati su una piattaforma dell'Eni davanti alla Libia. Una motovedetta libica li ha prelevati e li ha portati tutti in carcere. La notizia è sul sito del Corriere della sera, sono poche righe: «Un gruppo di 89 migranti è stato respinto dalle coste di Lampedusa. Erano stati soccorsi martedì su un gommone nel canale di Sicilia a circa 50 chilometri dalla terraferma. Una nave della Marina, il pattugliatore Orione, ha preso a bordo i migranti nelle acque internazionali di competenza maltese e li avrebbe quindi trasferiti su una piattaforma Agip. Sono stati gli stessi migranti a lanciare una richiesta di soccorso con un telefono satellitare. Una motovedetta di Tripoli avrebbe poi trasferito poi le 89 persone, tra cui nove donne e tre bambini, in Libia».Il sito di Fortress Europe offre particolari in più. I migranti sono stati lasciati dalla Marina militare italiana sulla piattaforma off-shore dell’Eni che si trova esattamente al largo di Bahr Essalam, non lontano dalle coste libiche di Zuwarah; erano stati fermati a 25 miglia da Lampedusa; i respinti, comprese le donne e i bambini, «sono stati presi a bordo di una motovedetta libica e portati in carcere». Ci vuole coraggio a lasciare su una piattaforma petrolifera tre bambini e 86 adulti stremati da un viaggio a bordo di un gommone, ma si vede che ai valorosi marinai del pattugliatore Orione non manca. D’altronde non manca nemmeno ai senatori che domani voteranno il ddl sulla sicurezza, sul quale il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito oggi ha posto la fiducia. La legge, approvata anche alla Camera con il voto di fiducia, prevede tra l’altro le ronde e il reato di immigrazione clandestina, passibile di multe da cinque a diecimila euro, con obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali, e l’aumento da 60 a 180 giorni del periodo in cui un immigrato potrà essere trattenuto nei centri di identificazione ed espulsione. Prevede anche il superamento di un test di italiano per chi chiede la carta di soggiorno.Le contestazioni alla legge in via di approvazione sono venute, in questi mesi, da parte delle categoria professionali coinvolte [medici, insegnanti, forze dell’ordine, magistrati e giudici di pace], oltre che dalle associazioni e da magistrati che ne hanno sottolineato i profili d’incostituzionalità. Ha detto oggi Pietro Soldini, responsabile immigrazione della Cgil: «Si conferma il carattere vessatorio, discriminatorio e razzista, come l’istituzione del reato di clandestinità, che segna una preoccupante involuzione della nostra civiltà giuridica»: Critiche arrivano anche dal Consiglio d’Europa. «Il respingimento delle barche di immigrati dalle coste italiane non può continuare», e il Consiglio d’Europa e le istituzioni europee «devono esprimere un’opinione ferma al riguardo per evitare che la pratica venga adottata anche da altri paesi»: lo ha dichiarato in un’intervista di Klaus davi il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, lo svedese Thomas Hammarberg.Hammarberg ha definito «retrogrado» il punto di vista del presidente del Consiglio Berlusconi sull’’Italia multietnica. «Il problema che abbiamo con la politica di Maroni – ha aggiunto – è che respingendo le barche che arrivano si rende praticamente impossibile l’accesso alla richiesta d’asilo politico da parte di persone che ne hanno bisogno». Per il commissario, il governo ha «assolutamente ragione» quando dice che non tutti coloro che arrivano in Italia ne hanno diritto, «tuttavia hanno certamente diritto a richiederlo» e con i respingimenti «viene negata la possibilità che le ragioni portate avanti da queste persone siano valutate secondo i principi dei diritti umani». Per Hammarberg «talvolta l’Italia non si attiene agli standard europei». Il commissario intende quindi tornare in visita in Italia «per verificare se gli ultimi respingimenti di immigrati siano stati rispettosi delle indicazioni» del Consiglio d’Europa. Le indicazioni prevedono anche la possibilità di abbandonare 89 persone su una piattaforma petrolifera?


1 luglio 2009

Caso Bianzino: rinviata l'udienza preliminare

È stata rimandata al 14 luglio l’udienza preliminare sulla morte di Aldo Branzino fissata per oggi presso il Tribunale di Perugia. Il Gip doveva decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per omissione di soccorso della guardia carceraria in servizio durante la notte in cui Aldo morì. Aldo fu trovato morto il 14 giugno del 2007 nel carcere perugino di Capanne, a due giorni dall’arresto per possesso di alcune piantine di canapa indiana. Da quel momento amici e familiari [la sua compagna, arrestata con lui, è morta qualche giorno fa] non si sono mai arresi all’idea di morte naturale. Il 17 ottobre hanno chiesto l’iscrizione nel registro degli indagati del personale in servizio nella sezione del carcere di Capanne la notte in cui morì Aldo, una perizia medico-legale che sgomberi il campo da equivoci e stabilisca le cause della morte, accertamenti sui tabulati
telefonici degli agenti di turno e un’analisi dei filmati delle telecamere a circuito chiuso.

Il Pacchetto sicurezza, orrore per orrore

Il 2 luglio il parlamento approverà il Pacchetto sicurezza criticato perfino da Gianfranco Fini. Domani la Rete contro il Pacchetto sicurezza organizza un sit in al Senato. Un'analisi delle misure del ddl 733, orrore per orrore. Dopo mesi di discussioni, rinvii e voti di fiducia che hanno ignorato ogni forma di protesta, il governo Berlusconi si appresta ad approvare definitivamente in senato il disegno di legge 733, noto come «pacchetto sicurezza»: una legge che nega i diritti fondamentali delle persone, siano esse migranti o native. Intanto oggi, perfino il presidente della camera Gianfranco Fini, dalla Spagna, è tornato a esprimersi sui provvedimenti contenuti nel ddl. «Sarebbe immorale dire subito ‘sei clandestino, ti rimando al tuo paese’. Sarebbe come condannare una persona a morte». «E’ assolutamente indispensabile – ha dichiarato Fini – distinguere chi chiede asilo politico: i rifugiati non possono essere automaticamente equiparati ai clandestini. L’equiparazione automatica farebbe meno la dignità della persona umana». A questo proposito il presidente della Camera ha citato anche il caso di alcune norme contenute nel ddl sicurezza all’esame del Senato che obbligano i medici a denunciare i migranti: «E’ necessario distinguere tra immigrazione regolare e clandestina. Tuttavia anche per gli irregolari vale il principio base della nostra cultura, prima sono uomini e poi immigrati. Non è accettabile che venga messa in secondo piano la dignità della persona rispetto alla condizione di legalità o meno del proprio status». Domani, la Rete contro il pacchetto sicurezza convoca un sit-in davanti al senato, dalle 15,30 in poi. «Crediamo – dicono quelli della Rete – che sia necessario sentirsi tutte e tutti coinvolti in quanto sta accadendo, creare spazi di dibattito sempre più ampi e moltiplicare le iniziative di protesta in ogni città, a partire dalle giornate di discussione e approvazione del pacchetto sicurezza. Vogliamo prendere la parola, per lottare insieme, italiane e italiani e migranti, a partire dai nostri territori, perché desideriamo una società aperta all’incontro tra tutte le differenze, perché l’unica sicurezza che vogliamo è libertà e diritti per tutte e tutti». http://nopacchettosicurezza.noblogs.org/

Pubblichiamo di seguito un articolo di Fulvio Vassallo Paleologo, pubblicato su Carta N.23, che riprende gli aspetti più pericolosi del disegno di legge che sarà approvato il 2 luglio.È ormai imminente l’approvazione del disegno di legge sulla sicurezza. A meno di contrasti interni alla maggioranza, entro il mese di luglio il parlamento approverà un provvedimento che non si rivolge soltanto contro i migranti, regolari o irregolari che siano, ma stravolge i principi sui quali si basa lo Stato di diritto scaturito dalla Costituzione. Uno stravolgimento di consolidati principi che trova conferma in altri provvedimenti che il governo si accinge ad approvare.


L’indipendenza della magistratura

A fronte dell’ingolfamento degli apparati giudiziari, derivanti dalla sanzione penale di una miriade di comportamenti attribuibili agli immigrati irregolari, e tra breve anche ai cittadini che dissentono, si stanno introducendo, con un separato provvedimento legislativo, modifiche al Codice di procedura penale che permetteranno ai vertici giudiziari e al ministero della giustizia un ferreo controllo delle decisioni della magistratura sui provvedimenti relativi alla libertà personale dei migranti, con il superamento del principio della promozione di ufficio dell’azione penale, con il trasferimento dei poteri dai magistrati alla polizia giudiziaria, con la gerarchizzazione degli uffici giudiziari, con l’ampliamento delle funzioni dei giudici di pace in materia di provvedimenti sulla libertà, e con la introduzione dei giudici elettivi, come richiesto dalla Lega nord. Un attacco senza precedenti alla indipendenza della magistratura e alla garanzia della legge «uguale per tutti».


Un diritto penale speciale

Si stanno costituendo le condizioni per un processo penale speciale per i migranti. Ed è già definito il quadro di un nuovo diritto penale speciale. che non si limita agli immigrati, ma coinvolge tutti i cittadini, con il ricorso alla sanzione penale totalmente rimessa alla discrezionalità amministrativa per sanzionare i comportamenti più frequenti nelle situazioni di conflitto sociale. Va in questa direzione la reintroduzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale, che costituirà in futuro un arma potentissima in mano alla polizia per mettere sotto processo qualsiasi persona, migrante o cittadino, che abbia comportamenti qualificati discrezionalmente come offensivi per l’autorità. Un passaggio decisivo dallo stato di diritto allo stato di polizia. Il reato di clandestinitàL’introduzione del reato di immigrazione clandestina, seppure sanzionato da una pena pecuniaria, costituisce una rilevante rottura del principio di eguaglianza affermato dall’art. 3 della Costituzione dato che coloro che si troveranno in una condizione di irregolarità non potranno fare valere in giudizio i propri diritti e i propri interessi legittimi come previsto dall’art. 24 della Costituzione, che riguarda tutti gli esseri umani e non soltanto i cittadini.

Detenzione amministrativa ed espulsione

Il prolungamento dei tempi della detenzione amministrativa fino a sei mesi viola la riserva di giurisdizione stabilita dall’art. 13 della Costituzione poiché snatura la funzione dell’internamento nei Centro di identificazione ed espulsione [Cie], misura non più finalizzata all’esecuzione delle misure di allontanamento forzato, ma vera sanzione per una condizione soggettiva di irregolarità, applicabile, anche con successivi internamenti, nei confronti di chi non ha commesso alcun reato. La sanzione del reato di immigrazione clandestina consentirà inoltre alle autorità di polizia di detenere e allontanare dal territorio i migranti privi del permesso di soggiorno senza applicare le garanzie procedurali [a partire dal diritto di difesa] previste dalla direttiva comunitaria sui rimpatri, che stabilisce la priorità dei rimpatri volontari e limita i casi di detenzione amministrativa alle ipotesi nelle quali non siano possibili altre forme di limitazione della libertà di circolazione.


La denuncia del lavoro nero

L’introduzione del reato di immigrazione clandestina comporterà anche uno stravolgimento di quanto previsto dall’art. 2 del Testo Unico sull’immigrazione che riconosce a tutti, quale che sia la loro condizione di soggiorno, i diritti fondamentali della persona. La certezza dell’allontanamento forzato, a seguito della scoperta della condizione di irregolarità, potrà impedire anche le già modeste possibilità di denuncia dei caporali e dei datori di lavoro in nero, limitando l’accesso alle misure di protezione sociale previste dall’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione n.286 del 1998, sempre più rimesso alla discrezionalità delle autorità di polizia.

Il diritto d’asilo negato

Il reato di immigrazione clandestina costituirà un ulteriore ostacolo per l’accesso alle procedure di protezione internazionale e permetterà, in caso di diniego sulla prima istanza, un allontanamento forzato verso paesi che non rispettano i diritti fondamentali della persona. In contrasto con quanto previsto dalle convenzioni internazionali e dalle direttive comunitarie, si introduce come regola la detenzione amministrativa dei richiedenti asilo costretti all’ingresso irregolare dalla mancanza di qualsiasi possibilità di ingresso legale.

La salute e la scuola

Con l’entrata in vigore delle norme che inaspriscono le sanzioni penali per gli immigrati privi di permesso di soggiorno non sarà possibile neppure riconoscere un figlio, avere accesso alle cure mediche senza il rischio di essere espulsi, rivendicare la retribuzione per il lavoro prestato. Diventerà impossibile per i figli di immigrati irregolari completare i corsi di studio oltre la scuola dell’obbligo. Le nuove norme consegnano i migranti irregolari a una condizione di sfruttamento servile che si sta estendendo rapidamente. Il disegno di legge sulla sicurezza cancella gli orientamenti giurisprudenziali che avevano escluso la sanzionabilità penale degli immigrati irregolari che dopo l’ordine di allontanamento si erano trattenuti nel territorio nazionale per un «giustificato motivo», come la mancanza di documenti, o di mezzi economici per fare rientro nel paese di origine.


Il permesso di soggiorno «a punti»

La previsione di un permesso di soggiorno «a punti» che i migranti regolari possono perdere sulla base di valutazioni discrezionali delle autorità di polizia, in caso di mancato rispetto del cosiddetto «accordo di integrazione», viola l’articolo 10 della Costituzione, che afferma il principio secondo cui spetta alla legge la definizione della condizione giuridica dello straniero. Tutti gli immigrati, anche quelli regolari, diventano così «ostaggio» delle autorità di polizia.


Le mafie e le collusioni

Le scelte proibizioniste dei governi che chiudono ai migranti le vie di ingresso legale ed effettuano respingimenti collettivi, vietati a livello internazionale, verso Stati che non rispettano i diritti dell’uomo, e in particolare il diritto di asilo, alimentano le mafie che speculano sulla domanda di mobilità delle persone, con frequenti collusioni tra le organizzazioni criminali e le autorità che nei paesi di transito sono preposte ai controlli di frontiera.


Nuclei di difesa legale

In un paese in cui il sistema elettorale nega la rappresentanza politica a milioni di cittadini, mentre si escludono dalla cittadinanza e dal diritto di voto gli immigrati, si ripropone l’esigenza di individuare e praticare nuove prassi di difesa e di aggregazione sociale che riuniscano migranti e cittadini. In questa prospettiva va svelata l’utilizzazione del diritto penale nel controllo, e ora sanzione, del conflitto sociale, mentre dovranno essere contrastate sul territorio, anche attraverso l’organizzazione di osservatori indipendenti e nuclei di difesa legale, le diverse forme di razzismo istituzionale. E dovrà crescere e diventare capillare la capacità di denuncia delle nuove norme di fronte alla Corte costituzionale e alle corti internazionali.




Processo Aldrovandi:La difesa chiede l'assoluzione dei poliziotti per mancanza di prove

Il teorema difensivo resta immutato: Federico sarebbe stato sotto effetto di un mix di droghe, gli agenti non avrebbero procurato nessna asfissia. Fondamento dell'arringa l'"Excited Delirium Syndrome", una poco scientifica invenzione della criminologia psichiatrica americana. Le parti civili accusate di depistaggio. La sentenza prevista per il 6 luglio

Presenti in aula entrambi i genitori di Federico.Prende la parola l'avvocato Michela Vecchi, difensore di Luca Pollastri ed Enzo Pontani, che in una lunghissima arringa è ben determinata nello smontare le tesi dell'accusa e del P.M. Il punto di partenza sono i già noti capisaldi della difesa ovvero l'ipotesi di agitazione psicomotoria e l'assunzione in quantità di un mix di alcool e droghe. Da qui si citano le prime testimonianze degli amici di Aldro che confermerebbero i dati registrati dalle analisi tossicologiche su sangue ed urine, pur dimenticando le polemiche intercorse in merito alle modalità d'interrogatorio che avrebbero visto minacce ai ragazzi da parte della questura. Dette analisi sono state al centro di diverse polemiche durate tutta la durata del processo e l'avvocato insiste su come, secondo le sue parole, le stesse testimonianze degli amici siano variate nel tempo intercorso fra le prime analisi svoltesi a Ferrara e le successive avvenute a Torino. Morfina, Ketamina, LSD, Popper, Alcool... Queste le sostanze rinvenute nel sangue e nelle urine e su cui l'avvocato ha elaborato una delle tesi riguardanti la morte di Federico. Sarebbero state le droghe infatti a determinare la morte, tesi questa rafforzata nel discorso della difesa dalla presunta constatazione in Aldro della cosiddetta excited delirium syndrome. Questa "sindrome", la cui scientificità è ancora da provare, avrebbe procurato scompensi respiratori che uniti all'effetto della Ketamina avrebbero procurato la morte del giovane. Forti le accuse contro p.m. e parte civile per un'"irresponsabile" rincorsa, nelle loro tesi, delle diverse perizie che si sono succedute dall'inizio del processo. Per consolidare la sua tesi, l'avvocato Vecchi comincia un tentativo di erosione della valutazione del Dott. Thiene, consulente per la difesa, secondo cui il decesso di Federico sarebbe avvenuto in seguito ad una compressione meccanica (schiacciamento del torace) esercitata sul ragazzo steso a terra prono e ammanettato; ciò avrebbe comportato un blocco del fascio di His e il successivo arresto cardiaco.Secondo il legale della difesa la "perizia non può essere fatta sulla base di una foto bidimensionale, senza esaminare i vetrini del cuore e apprezzare col tatto che le macchie, che per Thiene sono due metà di un solo ematoma, rappresentano in realtà fenomeni putrefattivi post mortem". La Vecchi si spinge poi oltre fino ad affermare che, anche qualora fosse avvalorata la suddetta ipotesi scientifica, resterebbero il contesto di droghe ed EDS a far passare in secondo piano la tesi in merito all'asfissia. Thiene viene accusato addirittura di "aver fatto deragliare il processo" EDS e droghe danno struttura a tutto l'impianto accusatorio e anche la stessa colluttazione tra ufficiali di polizia e ragazzo andrebbe inquadrata e valutata alla luce di questi dati. Il discorso viene quindi spostato sull'analisi delle testimonianze di pm e parte civile che secondo la difesa non potrebbero avvalorare le ipotesi di compressione toracica in fase di contenimento. Qui starebbe il vuoto probatorio dell'accusa vista la poca importanza attribuita dalla Vecchi alle dichiarazioni di Lucia Bassi. Ciò che avrebbe visto sarebbe stato un "generico sovrastare di un corpo sull'altro", il che non costituisce reato ma la normale prassi procedurale per quanto riguarda ammanettamento e contenimento.Per l'altra teste, Anne Marie Tsegue, vengono spese ancor meno parole liquidandola con un sbrigativo "non ha visto niente" e sottolineando ancora una volta la mancanza di un nesso causale tra la morte di Aldro e l'intervento dei quattro agenti, morte che si sarebbe verificata in ogni caso secondo la difesa. E' quindi impossibile, per l'avvocato della difesa, ricostruire le cause della morte e di conseguenza viene inficiata ogni possibilità di determinare la catena causale di eventi precedenti e determinanti il decesso così come la possibilità di individuare nelle azioni dei quattro imputati una condotta colposa per eccesso nell'adempimento del proprio dovere, pur marginalizzando la discussione sui manganelli e sulle ferite riportate da Aldrovandi. Da qui la richiesta al giudice di assoluzione degli imputati per mancanza di prove certe rimandando al principio del ragionevole dubbio. Conclude l'udienza l'arringa dell'altro avvocato della difesa Gabriele Bordoni.La sentenza è prevista per lunedì 6 luglio a seguito delle repliche delle due parti.


fonte: zic

Bologna: Aggressione a due transessuali

Due transessuali sono finite in ospedale a Bologna dopo essere state vittime di un’aggressione: due auto le hanno affiancate in via Stalingrado e hanno «sparato» contro di loro con un estintore. Le due sono state colpite agli occhi e hanno dovuto farsi medicare, ricevendo cinque e sette giorni di prognosi. Una terza transessuale che ha assistito alla scena, però, è subito balzata in macchina e si è messa a inseguire gli aggressori fino a via Massarenti, schivando anche l’estintore che a un certo punto gli è stato lanciato contro da una delle due auto in corsa. Imperterrita, è riuscita a inseguire gli autori del gesto fino in via Massarenti, poi li ha persi di vista. Il fatto è successo il 30 giugno intorno alle tre in via Stalingrado all’altezza del Mercatone Uno. Non è la prima volta che avvengono aggressioni del genere anche a Bologna.

Monza: Sgomberato l'Foa Boccaccio

La nuova sede dell'Foa Boccaccio, occupata solo lo scoso sabato pomeriggio da olre 150 compagn* del movimento milanese e del'hinterland è stata sgomberata con forza questa matiina dalle forze dell'ordine citatdine su mandato della Questura di Monza. Gli/le occupanti si erano dati appuntamento alle 5.30 di questa mattina di fronte alla nuova sede del centro sociale, l'ex cinema Apollodi Monza, per fronteggiare il probabile intervento della Questura, poi avvenuto.
Dalle 9 di questa mattina è in corso un presidio di protesta di fronte al comune di Monza. Ci sono stati momenti di tensione con la Polizia e pare una compagna sia stata manganellata alla testa.



fonte: InfoAut

G8 Genova, il pm: condannate De Gennaro. Per l'ex capo della Polizia chiesti 2 anni

Il pm ha chiesto due anni di reclusione per l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro. Sul banco degli imputati, insieme all'attuale direttore del Dipartimento della Informazioni per la Sicurezza Dis, l'ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola - oggi questore vicario di Torino - per il quale l'accusa ha chiesto 1 anno e 4 mesi. "Istigazione a falsa testimonianza". Avrebbero indotto l'ex questore Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza sulla sciagurata e sanguinosa irruzione nella Diaz occupata dai no-global durante il G8 del 2001. Il processo si svolge a porte chiuse. Durante l'udienza, il pm ha letto in aula le intercettazioni che dimostrerebbero la colpevolezza di De Gennaro e Mortola. La parola passa ora alle parti civili (alcune persone fisiche e l'associazione giuristi democratici). Il 15 luglio sarà la volta delle difese, mentre la sentenza è prevista per settembre. Le due versioni di Colucci. La vicenda nasce da un interrogatorio dell'allora questore che inizialmente ammise un coinvolgimento indiretto dell'ex capo della Polizia nei fatti della Diaz. In seguito, durante il dibattimento, Colucci fece però un passo indietro e sostenne che De Gennaro era all'oscuro di quelle violenze. Da qui la richiesta dei pm di falsa testimonianza per Colucci e di istigazione alla falsa testimonianza per De Gennaro e Mortola che avrebbero indotto l'ex questore a ritrattare. Ambedue gli imputati respingono gli addebiti e saranno processati con rito abbreviato, mentre Colucci ha preferito optare per quello ordinario. L'intercettazione: "Ho parlato con il capo". L'accusa si fonda su una telefonata registrata tra la prima e la seconda versione dell'ex questore. Colucci chiama Mortola e gli dice: "Ho parlato con il capo. Devo fare marcia indietro". Il "capo" cui fa riferimento sarebbe proprio De Gennaro. L'intercettazione finisce per caso nell'inchiesta avviata dopo la misteriosa sparizione delle bottiglie molotov che erano state falsamente attribuite ai no-global arrestati. E scatta l'incriminazione per il vertice della Polizia. I pm: "De Gennaro sapeva". Tutto ruota intorno alla presenza nella scuola Diaz di Roberto Sgalla, responsabile delle pubbliche relazioni per la Polizia di Stato. Colucci aveva in precedenza giurato che De Gennaro gli aveva detto di avvertire Sgalla e inviarlo alla Diaz per seguire l'irruzione. Secondo gli inquirenti, questo dimostrerebbe che anche i massimi vertici dell'Interno erano perfettamente a conoscenza di quanto era accaduto nell'istituto. Ma chiamato a testimoniare in aula - e dopo la telefonata intercettata - il questore cambiò versione: "Sono stato io - disse Colucci - a chiamare Sgalla. E' stata una mia iniziativa".





fonte: La Repubblica

G8 Genova: G8, le intercettazioni "inchiodano" De Gennaro

Il G8 continua a tenere banco. Se n´è avuta l´ennesima conferma ieri, alla ripresa del processo a carico di due imputati eccellenti, entrambi «ex», Gianni De Gennaro, all´epoca dei drammatici fatti del luglio 2001 capo della polizia e Spartaco Mortola, che in quello stesso periodo era a capo della Digos di Genova. Si è praticamente in vista del traguardo, perché è scesa in campo l´accusa. Ha dato il via alle requisitorie il primo dei piemme, Francesco Albini Cardona, oggi sarà la volta del collega Enrico Zucca. De Gennaro e Mortola debbono rispondere di istigazione a deporre il falso, cioè che l´allora questore del capoluogo ligure Francesco Colucci sarebbe stato indotto a modificare la sua precedente versione su alcuni aspetti della violenta irruzione alla scuola Diaz. L´addebito, secondo gli inquirenti, avrebbe il supporto di alcune conversazioni intercettate, in particolare su una «chiacchierata» compiutamente registrata dalla quale emergerebbe che Colucci sarebbe stato convinto a «deporre circostante non rispondenti al vero» riguardanti soprattutto la fase di preparazione e organizzazione di polizia condotta alla Diaz.In particolare ci sarebbero stati precisi «suggerimenti» e richieste esplicite di «modifiche» allo scopo di eliminare il principale punto di contrasto fra le dichiarazioni rese in precedenza, relative alla richiesta di fare intervenire il responsabile delle relazioni esterne Sgalla sui luoghi dell´operazione e rendere così omogenea la testimonianza di Colucci a quanto oggetto della propria. Secondo la ricostruzione della procura, si tratterebbe di un elemento fondamentale, perché dimostrerebbe come le alte gerarchie della polizia avessero gestito l´operazione Diaz affiancando o scalzando di fatto i responsabili locali. Quanto al coinvolgimento di Mortola, l´accusa è basata in particolare su alcune telefonate nelle quali Colucci, oltre a spiegare che il Capo (De Gennaro) lo avrebbe sollecitato ad aggiustare le precedenti dichiarazioni, gli chiedeva di rinfrescargli la memoria «in vista della sua deposizione al processo nel quale «rimedierà» l´accusa di falsa testimonianza su quanto avvenuto alla Diaz».Il magistrato requirente avrebbe puntato tutto sulle carte (il condizionale è d´obbligo perché l´udienza, trattandosi del rito abbreviato chiesto dagli imputati si è svolta a porte chiuse, davanti al giudice Silvia Carpanini), avrebbe proiettato su un ideale schermo fatti e retroscena del blitz alla Diaz e le presunte sollecitazioni a modificare precedenti e compromettenti dichiarazioni, Il magistrato, ad eccezione di un breve break, ha parlato per cinque ore. Richiamandosi sempre a circostanze considerate assolutamente vere e citando i passaggi più significativi delle intercettazioni. C´è ovviamente molta attesa per avere conferma del peso che avranno in sede di decisione gli argomenti dibattuti. Per oggi è previsto l´intervento del pm Enrico Zucca, il quale dovrebbe affrontare il tema in diritto.E i difensori, professor Franco Coppi e avvocato Carlo Biondi (per De Gennaro), Alessandro Gazzolo e Piergiovanni Iunca (per Mortola) non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione, lasciando comunque intendere che sono più che decisi a dare battaglia.



fonte: La Repubblica

30 giugno 2009

Genova G8: VOCI E TONI DI UNA POLIZIA CHE NON PIACE

PERCHÉ è importante ascoltare le intercettazioni telefoniche di questa inchiesta e non limitarsi alla lettura di trascrizioni già circolate in passato? Oggi sul sito http://www.ilsecoloxix.it/ e su Radio19, nella trasmissione “Due ore del Se­ colo” in onda dalle7 alle9, sarà pos­sibile sentire i momenti più impor­tanti dei dialoghi tra i poliziotti ac­cusati dalla procura di aver “tra­mato” per addomesticare le proprie versioni sul blitz alla scuola Diaz e, in ultima sostanza, per di­fendere l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. È importante ascoltarle perché unacosa è leggere la fredda e impersonale trascri­zione di un colloquio. Tutt’altra cosa è sentire i sospiri, le inflessioni, le incertezze, le interiezioni che ac­compagnano un dialogo. Un giornale non è un’aula di tri­bunale. È difficile (e nessuno lo vuole fare) capire se, sulla scorta di queste intercettazioni, sarà davvero possibile dimostrare che è stato compiuto un reato, se sia stato davvero realizzato “un complotto contro i magistrati”, se qualcuno sarà condannato. Il toto­sentenza non è un esercizio che interessa, in questo momento. Importante è, invece, ascoltare il tono di queste conversazioni per­ ché da questo si evince quale sia stato, in molti inquisiti delle vi­cende G8, l’atteggiamento sprezzante nei confronti dei pm; la sicu­mera che sarebbe bastato offrire una qualsiasi versione di comodo per “addomesticare” gli inquirenti e cavarsi dagli impicci; la certezza che piccole camarille di bassissima lega avrebbero potuto salvare “il capo” e ottenere la sua gratitudine. Il tutto immerso in un contesto in cui emerge una verità inoppu­gnabile. La polizia dell’epoca G8 non era la Spectre. Era un’accolita scalcagnata e approssimativa. Il questore di Genova che nei giorni del G8 avrebbe dovuto essere, in città, la massima autorità di pub­blica sicurezza, farfuglia dimo­strando di non sapere nemmeno quel che è accaduto. I consigliori si affannano a complimentarsi a vi­cenda e a offrirsi reciproca solida­rietà. Funzionari che non hanno nemmeno un’autonoma rete di in­formazioni, ma passano la giornata al computer consultando le notizie di agenzie, aggiornano via via i col­leghi sugli sviluppi giudiziari e con­ cordano le contromosse. Comun­que la si pensi sui fatti del G8,anche chi ripone la sua fiducia nelle forze dell’ordine non può non convin­cersi. Questa è la polizia che nes­suno vuole. E che si spera, dopo otto anni, sia profondamente cambiata.


fonte: MARCO MENDUNI menduni@ilsecoloxix.it

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