7 maggio 2009

Bologna: Continuano i pestaggi nel Cie di via Mattei

Un altro pestaggio al Cie di via Mattei a Bologna . Ormai è diventato più una consuetudine che fatto isolato. Stavolta la violenza dell'ispettore di turno si è scagliata contro Raya, una giovane ragazza tunisina rinchiusa nella struttura. La notizia è stata diffusa dal blog la Scheggia e confermata sulle frequenze di radio Città del Capo, che il giorno seguente ha contattato direttamente la ragazza. I fatti parlano di Raya che intorno alle 14.00 di lunedì si è recata nell'infermeria del Cie per chiedere dei medicinale. Sembra che poichè entrata senza permesso, il personale medico e paramedico abbia chiamato l'ispettore di turno. Uno di quelli, che come riferisce il blog, i detenuti all'interno del Centro di Espulzione chiamano della "banda". Ovvero il personale di polizia che interviene nelle situazioni definite di "eccezione". L'uomo in borghese irritato per l'accaduto si è scagliato contro Raya malmenandola a mani nude e riempiendola di lividi e contusioni su tutto il corpo fino a lasciarla svenuta sul pavimento. Tutto questo sotto gli occhi complici della Misericordia. La ragazza contattata dalla radio non è riuscita a raccontare i particolari dell'accaduto anche perchè non parla bene l'italiano e al momento il suo legale non sembra aver ancora sporto denuncia.

6 maggio 2009

Albano: Perquisita abitazione attivista no inceneritore

Nella giornata di ieri, 5 Maggio, un membro del coordinamento contro l’inceneritore di Albano ha subito la perquisizione personale, della propria abitazione e della propria auto da parte delle forze dell’ordine con l’accusa di detenzione di esplosivo. Un accusa pretestuosa e atta soltanto a criminalizzare coloro che quotidianamente si battono alla luce del sole per contrastare chi vuole lucrare sulla salute dei cittadini e sul nostro ambiente. L’esito della perquisizione infatti non ha dato alcun frutto se non il ritrovamento di una scatola di piccoli petardi, tra l’altro ammuffiti. Oggi quando ormai è evidente a tutti che l’illegalità sta dalla parte di chi come Marrazzo impone la scelta del gassificatore, nonostante i pareri contrari degli enti locali e della Asl locale, nonostante una valutazione di impatto ambientale negativa e nonostante lo scandalo della gestione dei rifiuti esplosa nel Lazio (come la vicenda di Colleferro insegna con l’arresto di ben 13 dirigenti) guarda caso scatta la stretta repressiva e si cerca di mettere in cattiva luce chi invece denuncia questa continua violazione dei diritti dei cittadini a vivere in un ambiente sano.
Il Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, nell’esprimere la propria solidarietà incondizionata al compagno che ha subito la perquisizione respinge allo stesso tempo ogni forma di provocazione ribadendo che nessuno può intimidire e criminalizzare una vertenza che ha visto da sempre una vasta partecipazione popolare e pacifica in assemblee e manifestazioni.

LA NOSTRA LOTTA NON SI ARRESTA

Palermo: vietata via Roma al corteo No-G8

In un clima nazionale che da Roma a Bologna è scandito dall'attuazione di protocolli "anti protesta" conformi al presunto allarme sicurezza, anche a Palermo arrivano limitazioni ingiustificate e autoritarie alla libertà di manifestare attraverso vessatori divieti e sbarramenti per lo svolgimento dei cortei. Ieri alcuni portavoce dell'Onda Anomala dell'Università di Palermo e del Coordinamento CONTRO G8 Palermitano hanno presentato alla questura di Palermo la richiesta di autorizzazione al percorso per la manifestazione-corteo di protesta da attuare venerdì pomeriggio 8 maggio nei confronti del G8 University students summit che si terrà nella città l'8 e 9 maggio presso il Museo di Storia Patria. La questura, pur dichiarandosi aperta al dialogo, preclude categoricamente al corteo il passaggio per via Roma, una delle principali arterie della città. Il capoluogo siciliano conosce già politiche di militarizzazione e repressione rivolte verso le parti deboli della popolazione come i senza casa, i dissensienti come i centri sociali e quanti altri si impegnano nelle battaglie sociali per la salvaguardia dei diritti umani troppo spesso violati. Con le tre giornate siracusane di contestazione, organizzate dal Coordinamento regionale siciliano Contro G8 in coincidenza del G8 ambiente, era stata data ampia e inequivocabile dimostrazione di volontà e capacità di manifestare con equilibrio, e sintonia con la popolazione, al punto da far sgretolare il teorema appositamente ordito per additare come violenti e facinorosi i manifestanti. Oggi vorremmo contare sull'esperienza siracusana come segnale di controtendenza rispetto a fatti gravissimi che hanno segnato certi eventi di protesta sociale in occasione di altri G8. Tuttavia diffidenza e resistenza che oggi incontriamo a Palermo, nel proporre regolari iniziative e nel richiederne riconoscimento, ci spingono a diffidare degli interlocutori e a sospettare che negazione e repressione rappresentino l'unico strumento che il governo italiano sa adottare per difendere l'irresponsabilità e l'insostenibilità delle sue scelte.Contro il moltiplicarsi di questi attacchi alla libertà di espressione e dissenso, invitiamo cittadinanza, associazioni, sindacati, partiti, intellettuali a mobilitarsi per affermare con determinazione il diritto a manifestare e per riappropriarsi della città anche attraverso la partecipazione al corteo dell'8 maggio."

ONDA ANOMALA" UNIVERSITÀ PALERMO
COORDINAMENTO "CONTRO G8" PALERMO

5 maggio 2009

Roma: attentato incendiario contro il centro sociale Acrobax

"Ai camerati caduti". "Basta antifascismo". Questi gli slogan usati come rivendicazioni dal gruppo di fascisti che a Roma, nella notte tra domenica e lunedì, poco dopo l'una, ha compiuto un attentato contro il centro sociale Acrobax. Una bomba carta sotto la macchina (nella foto) di un ragazzo del Coordinamento cittadino di lotta per la casa e in pochi attimi un boato e le fiamme hanno avvolto e distrutto il mezzo. Mentre l'incendio illuminava il piazzale antistante il centro sociale e spaventava non solo le persone presenti all'interno dell'ex cinodromo, ma anche gli abitati del vicino insediamento rom, una decina di camerati accendeva dei fumogeni e sparpagliava sull'asfalto un centinaio di volantini per firmare l'atto. ‹Il nostro compagno era rientrato da poco a casa› raccontano le persone che abitano nel centro sociale ‹quando abbiamo sentito un botto fortissimo. Siamo usciti dalla struttura e abbiamo visto che le fiamme avevano avvolto l'auto›. In pochi istanti gli autori del gesto sono fuggiti, ‹come sempre. Non è la prima volta che l'Acrobax è oggetto di attacchi premeditati e vigliacchi da parte di gruppi di fascisti. Già lo scorso anno avevano tentato di innescare un ordigno davanti il portone di ingresso ma, per fortuna, ce ne siamo accorti e li abbiamo messi in fuga›. Il consigliere comunale Andrea Alzetta ha immediatamente portato la sua solidarietà agli occupanti, pregando il sindaco ‹di non continuare a nascondere la testa sotto la sabbia e di rendersi conto una volta per tutte di chi è a fomentare questo clima di violenza reiterata e diffusa e di condannare apertamente l'insorgere di organizzazioni neofasciste›. Stavolta ‹sfidiamo il sindaco a dire che si tratta di un atto di bullismo› commentano i ragazzi del centro sociale che avvertono come ‹non saranno di certo questo tipo di attacchi a fermare le nostre lotte›.«Solidarietà e «condanna dell'episodio» anche da Massimiliano Smeriglio (Sinistra e libertà), assessore alle politiche del lavoro e formazione della Provincia di Roma. Dal canto suo Alemanno ha una sua spiegazione sul clima di violenza giovanile che sta prendendo sempre più corpo a Roma: «Tutta colpa di serie tv come Romanzo Criminale (la ficton di Sky sulla Banda della Magliana». Lo ha detto durante la visita ala scuola media nella borgata di Villaggio Prenestino. Sarà....

Roma: 12 fermi per la contestazione al ministro degli esteri israeliano

Portavano uno striscione, di circa 6-7 metri di lunghezza e di 1 metro di altezza, con su scritto «Liberman Roma ti rifiuta, free Gaza stop to racism» i dodici ragazzi bloccati poco fa dagli agenti del Commissariato Trevi e della Digos a piazza Montecitorio, nel corso dei servizi di prevenzione e controllo del territorio disposti dal Questore di Roma in occasione della visita del ministro degli Esteri israeliano Avigdor Liberman.
Leader della destra radicale, Liberman, è arrivato ieri sera a Roma, prima tappa di un tour che proseguirà a Berlino, Parigi e Praga. Lieberman sarà ricevuto da Berlusconi, dal presidente della Camera Fini, e dal collega Frattini. La visita, ufficialmente incentrata sulle sorti del processo di pace mediorientale sara' l'occasione per mettere a punto la cooperazione militare tra Italia e Israele e giunge alla vigilia del vertice italo-egiziano a Sharm el Sheikh e precede i colloqui negli Usa del presidente Obama col premier Netanyahu e con Abu Mazen. Uno striscione recante la scritta «Lieberman go home, Palestina libera» è comparso ieri sera sull'autostrada Roma-Fiumicino. Con questa iniziativa - si legge in una nota di Forumpalestina - comincia «la mobilitazione contro la presenza di chi propugna la pulizia etnica per la popolazione palestinese e contro la complicità italiana con la politica di apartheid e di occupazione israeliana della Palestina». Nel ribadire che «Lieberman non è un ospite gradito in Italia», Forumpalestina ricorda la manifestazione di protesta organizzata per le 18 di oggi nel centro di Roma, in largo Torre Argentina.Le seguenti associazioni e forze politiche, Forum Palestina, Donne in Nero, Comitato Palestina nel cuore, Sport sotto l’assedio, UDAP, Associazione Punto Critico, Associazione La Villetta, Associazione Altrimondi, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Critica, Rete dei Comunisti, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Comunista dei lavoratori, Collettivo Antagonista Primavalle , CIP, Coordinamento Giovani in Lotta, Rete Semprecontrolaguerra…., in solidarietà con il popolo palestinese considerano la visita del ministro israeliano una vergogna e contestano la permanenza a Roma di Lieberman.

APPELLO PER IL CORTEO DEL 9 MAGGIO A TARANTO IN SOLIDARIETA’ A RICCARDO, A DIFESA DEL CLORO ROSSO, CONTRO OGNI FORMA DI EMARGINAZIONE E DEGRADO SOCIAL

Sono passati pochi giorni dalla notte tra il 30 Aprile e l'1 Maggio, dalla notte in cui al Cloro Rosso si è sparato. Ci sembra ancora assurdo come da una banale rissa si sia passati alle pistole. Quella notte, non è stato colpito solo il Cloro Rosso e i 150 ragazzi che vi erano dentro, quella notte è stata colpita tutta la città. Questo è un episodio che sarebbe potuto succedere ovunque, al centro sociale come in discoteca o in un bar, e per un qualsiasi motivo, magari per un' incomprensione o per un parcheggio. Questa possibile strage, per quanto assurda, ha tante spiegazioni: è figlia di una città in cui la povertà diffusa, la mancanza di cultura, di lavoro e di prospettive hanno portato a far vigere la legge del più forte, della prevaricazione e dell'arroganza. E' una città in cui già a vent'anni si può non aver più nulla da perdere. Le condizioni socio-economiche non permettono a tanti ragazzi di costruire un futuro e purtroppo neanche di immaginarlo. Colpa di tutti, nessuno escluso. Colpa delle istituzioni che troppo spesso hanno dimenticato chi nel 2009 vive ancora in quartieri ghetto, abbandonati a se stessi e ai mille modi per arrangiarsi, spesso illegali, per sopravvivere. E questa lotta alla sopravvivenza ha fatto passare in secondo ordine l'illegalità, la differenza tra il giusto e il sbagliato, tra il bene ed il male. E' colpa di una città costretta a diventare menefreghista ed individualista, in cui non c'è nè la voglia nè la possibilità di pensare al bene comune, alla società nella sua interezza, alle esigenze dei tanti, e non solo alle proprie.In questo anno di vita, il Cloro Rosso ha cercato di creare una nuova idea di città, di socialità e di aggregazione. Un'idea che si basa sulla cultura diffusa ed accessibile a tutti, sull'autodeterminazione , sull'aggregazione come necessità e che faccia di un centro sociale, come di un qualsiasi altro spazio autogestito, una risorsa per tutti in cui migliorarsi, crescere e conoscere giorno dopo giorno. Il cloro rosso vuole essere un luogo attraverso cui sviluppare quel processo di emancipazione di cui tutta Taranto ha bisogno.Quello che è accadutola notte del 30 Aprile non possiamo accettarlo con indifferenza o riducendo il tutto ad una bravata. Ora è forte l'esigenza di alzare la voce, insieme a tutta la città, per dire che c'è anche una Taranto che si ribella al modo di vivere basato sulla prevaricazione, la violenza e le pistole. Sentiamo quindi l'esigenza di lanciare per SABATO 9 MAGGIO un corteo che attraversi tutta la città e che ribadisca che questo episodio non fermerà la nostra voglia di immaginare una Taranto migliore, una vita migliore, un futuro migliore per tutti/e. Non basteranno 7 colpi di pistola a fermare le nostre idee e le nostre pratiche di vita quotidiane. Questo corteo lo dobbiamo a Riccardo, che a soli 18 anni sta vivendo un esperienza cosi forte, lo dobbiamo a tutti quei ragazzi della città e non solo che hanno creduto e credono nel progetto del Cloro Rosso e che in tutti questi mesi hanno attraversato con gioia quegli spazi arricchendoli con le proprie esperienze, pensieri ed emozioni. Lo dobbiamo a tutti quei cittadini che non vogliono vivere in una città in cui basta un nulla per ritrovarsi con una pistola puntata in faccia..Chiediamo quindi che ci sia una risposta forte, vera, unanime da tutte le forze civili e democratiche della città , ci rivolgiamo quindi a tutti i cittadini , a tutte le esperienze di spazi autogestiti cittadini e non, a tutte le associazioni, i partiti, i sindacati e le istituzioni che si sentono colpiti anch'essi, come Noi, da quei maledetti 7 colpi di pistola e che hanno deciso di reagire e di non avere paura ma di voler dimostrare che ci sono delle idee e dei sogni che non si faranno spezzare da chi con odio ed ignoranza ha cercato di ucciderli..Con il Corteo del 9maggio vogliamo aprire uno spazio di confronto e dibattito sulla realtà che si vive oggi nei quartieri di Taranto e sulla necessità di far vivere esperienze di autogestione come il Cloro Rosso, che ancora posto sotto sequestro, dovrà, quanto prima, essere restituito alla città e a tutti/e i/le ragazzi/e che quotidianamente ci lavorano. Gesto importante, che auspichiamo, dopo questa brutta esperienza, è che le istituzioni riconoscano le pratiche, le progettualità e le necessità di uno spazio autogestito come il nostro e che quindi si adoperino per l'assegnazione della ex scuola Martellotta ai ragazzi che in tutto questo anno hanno costruito quel sogno chiamato C.S.O.A CLORO ROSSO.

SABATO 9 MAGGIO CONCENTRAMENTO ORE 15 C/O CSOA CLORO ROSSO VIA SCOGLIO DEL TONNOLE


ADESIONI VANNO INVIATE ALL'INDIRIZZO MAIL: manifestazione9maggio@gmail.com

1 maggio 2009

Taranto: agguato al centro sociale Cloro Rosso

Ieri si è verificato, nella città di Taranto, un fatto gravissimo: dei sicari incappucciati sono entrati in un centro sociale cittadino, hanno sparato e ferito un ragazzo del centro, in un agguato dalle tipiche modalità mafiose. Chiediamo venga fatta piena luce su questa brutta vicenda e che venga restituita piena agibilità ai ragazzi del centro sociale.


Ecco la breve della “Gazzetta del Mezzogiorno”, con pochi altri riscontri, seguono una nota di Alessandro Marescotti e un comunicato del PRC di Taranto (gc).


Un giovane di 18 anni è rimasto ferito in un agguato avvenuto la notte scorsa nel centro sociale ‘Cloro Rossò di Taranto. Alcuni malfattori con il volto coperto si sono introdotti nella struttura e hanno sparato sette colpi di pistola, tre dei quali hanno ferito il diciottenne alle gambe. Subito dopo gli autori dell’agguato sono fuggiti. Il ferito, condotto nell’ospedale ‘Santissima Annunziatà, è stato dichiarato guaribile in 30 giorni. Indagini sono state avviate dalla polizia per risalire ai responsabili.


Alessandro Marescotti: Tre colpi di pistola hanno centrato un ragazzo di Cloro Rosso, il quarto è stato attutito dal telefonino che ha fatto da scudo. E’ stato operato d’urgenza ed è ora all’ospedale il ragazzo del centro sociale autogestito che stanotte è stato colpito da una persona che è entrata nei locali di Cloro Rosso e ha fatto fuoco. Poco prima erano stati respinti alcuni ragazzi che volevano entrare con la forza. Chi ha sparato aveva un passamontagna, ed è fuggito via. Non vi sarebbe un movente dichiaratamente politico. Ma è ugualmente la spia di un clima di sopraffazione violenta che detta le regole nella città. E’ un’emergenza che non è stata colta a sufficienza da chi, accecato dal furore ideologico, chiedeva la chiusura di un centro di aggregazione giovanile che in questi mesi ha svolto attività positive, che spaziavano dalla palestra alla biblioteca, dalla musica alla visione di film. Riteniamo che una città violenta e degradata ha bisogno di cambiare pagina impegnando i giovani sul terreno della cultura e dell’impegno civile, ed è chiaro che Cloro Rosso fa parte della soluzione, non del problema.


Nella nottata appena trascorsa energumeni incappucciati hanno sparato all’interno del centro sociale ben sette colpi di pistola, tre dei colpi sono andati a segno ferendo un giovane compagno agli arti inferiori, per una pura casualità è stata sfiorata la strage. La malavita del posto ha ottenuto il suo scopo, far chiudere il centro sociale (sottoposto a sequestro giudiziario) che nella sua attività di recupero sociale e culturale del quartiere è diventato chiaramente un ostacolo alle attività illecite. Ora bisogna dire basta. Da mesi è in atto un pressing a tenaglia contro le attività del centro sociale da parte di forze politiche di destra ma anche di settori moderati e “benpensanti”, frange di istituzioni e della stragrande maggioranza della stampa “borghese” che oggi spero abbiano la decenza di provare un minimo di vergogna per l’opera di diffamazione costante nei confronti delle attività del centro. Ora siamo alla quadratura del cerchio: la diffamazione continua e costante si è saldata con la malavita ed il risultato è sotto gli occhi di tutti. Diciamo la verità il centro sociale dà fastidio perché è in grado di mobilitare migliaia di giovani a salvaguardia della salubrità dell’ambiente, nelle lotte a difesa del lavoro o contro il carovita, nella narrazione e costruzione di un pensiero libero ed alternativo per questo va soppresso con le buone (facendolo chiudere aggrappandosi a cavilli giuridici) o con le cattive (attraverso attentati in stile mafioso). Rifondazione Comunista auspica una rapida ripresa delle attività del centro sociale ed invita tutte le forze politiche/sociali democratiche e popolari e le istituzioni ad una mobilitazione generale a difesa della democrazia, della legalità e del Cloro Rosso che in questi mesi si è dimostrato autentico baluardo di questi valori.
FRANCO GENTILE segretario prov. Prc

Per il G8 l'Italia richiude Schengen. La stessa scelta nel 2001

E ci sarà anche la sospensione degli accordi di Schengen «per un congruo periodo» tra le misure per garantire la sicurezza del G8 dell'Aquila. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, a margine di una conferenza stampa al Viminale. In mattinata il ministro ha presieduto una riunione del comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza dedicato all'evento previsto per il prossimo luglio. E' stata definitiva una proposta di date per la sospensione di Schengen, ha spiegato Maroni, «che porterò in uno dei prossimi Consigli dei ministri e all'attenzione della commissione Europea». Anche nel 2001, l'Italia scelse di chiudere le frontiere a ridosso del vertice del G8, che si svolgeva a Genova. All'epoca, la chiusurà ridusse di poco l'accesso dei manifestanti (in alcuni valichi, e in particolare nel porto di Ancona, l'ordine di respingere gli accessi si risolse con cariche piuttosto dure) e finì per intralciare soprattutto l'arrivo e la partenza dei vacanzieri di tutt'Europa. Quella di ieri è stata la prima riunione operativa del comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza dedicata al nuovo vertice del G8, spostato nella città dell'Aquila. E non è chiaro se, durante il vertice, si sia parlato oppure no dei pericoli che correrebbe la caserma Vincenzo Giudice, già scelta come se del vertice e probabile dimora del presidente Barak Obama durante i giorni del vertice. Stando all'articolo pubblicato su L'Espresso in edicola oggi, le sue fondamenta sarebbero state tirate su con una tecnica anomala «che non rispetta le norme e senza i calcoli necessari per verificarne la tenuta sotto sisma». La denuncia del pericolo sarebbe contenuta in un esposto dell'Ordine degli ingegneri di Roma inviato alla procura dell'Aquila nel novembre 2004 e quindi archiviato. E dopo 57 pagine si conclude dicendo: «L'incertezza statica è fondata e non assicura la pubblica incolumità». Dell'anomalia si sarebbe accorto uno dei collaboratori dello studio di Vittorio De Benedetti (autore e realizzatore del progetto), l'ingegner Sergio Andruzzi. «Il complesso B2 - scrive ancora l'Espresso - è stato realizzato, contrariamente a quanto scritto nel progetto e diversamente dal B1, senza che i pali di cement delle fondazioni siano collegate alla struttura. Non c'è continuità nella gettata di calcestruzzo tra i piloni e le nove camerate sovrastanti». Detta così, suona un po' inquietante, anche se il sismologo Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale geologia e vulcanologia ha smorzato la polemica: «Usiamo il buonsenso. La caserma, vicina all'epicentro ha superato indenne un terremoto di magnitudo 5.8 che ha generato accelerazioni del suolo oltre il 60% dell'accelerazione di gravità, cioè valori notevolissimi. Quale verifica antisismica può essere più valida di questa? Quale collaudo migliore?». Il ministro degli interni Roberto Maroni, però, ieri sembrava soprattutto interessato a tranquillizzare sulla eventuale presenza di manifestanti, che potrebbero, però, prediligere Roma per organizzare una manifestazione alternativa al G8: «Ci sono problemi diversi, né maggiori né minori rispetto alla Maddalena: stiamo monitorando le reazioni degli antagonisti che avevano previsto di organizzare delle contro manifestazioni a L'Aquila, in modo da capire quello che potrà succedere». Alla riunione hanno partecipato il sottosegretario Alfredo Mantovano, i vertici delle forze di polizia, i direttori delle Agenzie informazioni e sicurezza, interna ed esterna, ed il capo di Stato Maggiore della difesa, Vincenzo Camporini. E il ministro ha, dice la nota conclusiva, «invitato i vertici delle forze dell'ordine a porre in essere tutte le sinergie necessarie per assicurare la massima efficacia dei dispositivi di prevenzione al fine di garantire il tranquillo svolgimento delle iniziative previste». Il dispositivo approvato ieri sarà presentato al consiglio dei ministri di oggi. Ed è qui che si capirà quanto è destinato a spendere il governo per il vertice spostato in fretta e furia dalla Maddalena all'Aquila. Da spendere (ma meno che per la Sardegna) ci sarà anche in tema di ordine pubblico. Il ministro ha promesso già ieri «risorse finanziarie ed umane adeguate».
fonte: il manifesto

Reggio Emilia: Un poliziotto spara contro tre giovani writer

I pericolosi criminali stavano tracciando su un muro la scritta: «28 Aprile ieri come oggi» (data della morte di Mussolini). Per questo un agente della Digos ha pensato bene che fosse lecito usare le armi contro di loro e sparare un colpo che ha raggiunto per fortuna solo l'auto in fuga con a bordo i tre giovani. L'incredibile episodio è avvenuto addirittura nella rossa Reggio Emilia e la colpa più grave di cui si sono macchiati i tre, identificati poi come militanti della sezione reggiana dei Carc, è che il muro "insozzato" appartiene alla sede del centro sociale di estrema destra Casa Pound. Sono stati denunciati per concorso in resistenza a pubblico ufficiale, travisamento ed imbrattamento. Troppe volte purtroppo abbiamo sentito parlare di proiettili deviati. Deviati da sassi, da reti metalliche. Sempre qualcosa si interpone quando i fatti diventano tragici, fra il proiettile e la sua innocua triettoria. Stavolta per fortuna nessun oggetto ha deviato la traiettoria del proiettile. Ma continuaiamo a chiedrci come sia possibile che un agente della Digos ritenga lecito usare un arma da fuoco con tutto quello che ne consegue, per fermare tre writer.

30 aprile 2009

Testimonianze: il vero obiettivo dell'ordinanza anti-borsoni a Pisa

Vogliamo ringraziare pubblicamente “Il Tirreno” e il suo giornalista Gian Mario Scanu per la limpidissima operazione verità fatta rispetto all'ordinanza anti – borsoni: un uomo bianco entra indisturbato in Piazza dei Miracoli, prova a vendere abusivamente ai turisti senza che vigili, carabinieri, finanzieri e poliziotti – ai quali è passato letteralmente sotto il naso - sentano il bisogno di fargli rispettare i dettami dello sceriffo Filippeschi. Ecco il vero volto di quell'ordinanza, o quanto meno l'interpretazione che ne danno alcune frange “distratte” delle forze dell'ordine : non c'entra un bel nulla l'abusivismo commerciale, ma siamo di fronte ad una caccia senza quartiere al nero, al miserabile, all'emarginato. Vogliamo scommettere che se il tentativo lo avesse fatto uno di nome Amedh, Mohamedh o Hussein e scuro di pelle si sarebbe visto circondare da stuoli di uomini in divisa? Saranno contenti quei consiglieri comunali del PD, della PDL, dell'IdV e delle altre liste che, senza vergogna, a novembre alzarono la loro manina bianca per votare insieme e appassionatamente il “patto per Pisa” da cui è scaturita l'ordinanza! Speriamo che l'annunciato tavolo di confronto tra il comune e la comunità senegalese arrivi velocemente a positive conclusioni. Per quanto ci riguarda c'è un modo solo di riportare a Pisa un clima di normalità: il ritiro di quell'ordinanza razzista, miope, inutile e, per giunta, inefficace.


Roberto Cini

29 aprile 2009

«Mio figlio non si è suicidato voglio sapere come è morto» Parla la madre di Niki Aprile Gatti trovato impiccato nel carcere di Sollicciano.

Anche ad Avezzano il terremoto ha fatto i suoi danni e portato terrore. «Molta gente dorme ancora nelle macchine. Siamo sempre in stato d'allarme. Soprattutto perché ognuno di noi ha parenti, amici, colleghi che vivono a L'Aquila», racconta Ornella Gemini. Il suo pensiero, come quello di tutti, è per chi è vivo: «il dramma vero è vissuto da coloro che hanno perso tutte quelle cose a cui non si pensa mai, perché le diamo per scontate».La mente di Ornella, però, corre ogni notte a casa di quelle madri che hanno perso un figlio nella Casa dello Studente. Perché sa cosa vi troverebbe: «una mamma seduta in un angolo di divano che non riesce a dormire anche se imbottita di psicofarmaci. Sta lì, raggomitolata su se stessa, piange disperatamente il mondo che aveva tra le mani e il vuoto attuale».Ornella suo figlio lo ha perso il 24 giugno scorso, «"suicidato" nel carcere di Sollicciano, impiccato nel bagno». Niki Aprile Gatti aveva solo ventisei anni. Da un anno e mezzo viveva a San Marino dove lavorava come informatico per un gruppo di aziende oggetto di un'inchiesta per truffa telefonica e frode informatica del magistrato fiorentino Paolo Canessa. Le società incriminate sono la Oscorp Spa, Orange, Ot&T e Tms, tutte residenti a San Marino, la Fly Net di Piero Mancini, presidente dell'Arezzo Calcio, più altre società con sede a Londra. «Niki era un genio del computer purtroppo capitato nelle mani di una serie di criminali» spiega Ornella. «Alle 13,25 di quel 24 giugno mi arriva una telefonata sul cellulare - racconta - qualcuno, con tono freddo, mi chiede di parlare con la mamma di Aprile Gatti Niki. Sono io, rispondo». Dal telefono, senza il minimo tatto, le viene allora riferito che dall'altra parte «è in linea il carcere di Sollicciano, una brutta notizia: suo figlio si è suicidato».Il giorno prima del sisma che ha distrutto l'Aquila, Ornella aveva scritto una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano chiedendo giustizia. Perché «mio figlio non si è suicidato. E questo non è l'ultimo appello di una madre disperata ma la realtà, e i fatti lo dimostrano. Per questo motivo qualcuno si sta affrettando perché il caso venga archiviato. Ma io non lo permetterò».La mattina del 19 giugno Niki viene chiamato dalla madre del suo socio che lo avvisa dell'arresto del figlio la sera precedente e lo prega di recarsi a Cattolica presso lo studio dell'avvocato Marcolini, il legale della Oscorp, la ditta per cui entrambi lavorano, per avere notizie.Ma quando esce dal portone dello studio anche Niki viene arrestato. Prima domanda: «Vi sembra il comportamento di una persona che temeva di finire in prigione?».Seconda domanda: «Se davvero avesse fatto qualcosa, perché non è scappato invece di recarsi nella "tana del lupo"?».Ornella viene a sapere dell'arresto del figlio alle 14.30. Cerca di contattare qualcuno a San Marino ma non riceve risposta. «Chiamo anche il miglior amico di Niki per avere i riferimenti dell'avvocato aziendale e raggiungo al telefono l'avvocato Marcolini, il quale mi sconsiglia di recarmi a Rimini, dove era stato portato mio figlio insieme al titolare della Oscopr e ad altre 17 persone, anche loro arrestate lo stesso giorno». «E' inutile che si rechi lì - mi dice - perché si trova in isolamento, e lo sarà per tre giorni, quindi non avrei potuto vederlo». Niki però nel carcere di Rimini non ci ha mai messo piede: «ma di questo vengo a conoscenza solo quando mi hanno riconsegnato, a settembre, la documentazione del carcere».Niki, quindi, è stato l'unico degli arrestati ad essere portato direttamente nel penitenziario di Sollicciano, carcere "duro" di Firenze, e sarà l'unico degli incriminati a non avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai pm. Intanto iniziano strani movimenti. «Gente che da Avezzano inizia a partire per San Marino, continue telefonate che mi "consigliano" di cambiare avvocato. Ma io decido di tenere quello aziendale, convinta che ne sapesse di più di qualunque altro legale sulle attività che mio figlio svolgeva per conto della Oscorp». Alle 20.58 del 20 giugno, però, qualcuno invia un telegramma non firmato a Niki dalla sua stessa abitazione a San Marino: «Devi nominare l'avvocato Umberto Guerini» del foro di Bologna. Niki riceve il telegramma solo il 21 giugno, dopo tre giorni di isolamento, e ovviamente si fida del consiglio. Terza domanda: «chi ha inviato quel telegramma?». Lunedì 23 giugno Ornella e suo marito partono alla volta del tribunale di Firenze, dove hanno appuntamento con l'avvocato Marcolini, ancora inconsapevole di essere stato destituito.«Arriviamo proprio mentre giunge il blindato della polizia penitenziaria - racconta Ornella - e tra le sbarre riesco a intravedere Niki». Intanto arriva l'avvocato Marcolini, in leggero ritardo, e sale verso l'aula. Pochi minuti «ed eccolo tornare indietro. Mi chiama da parte e mi riferisce che Niki stava già parlando con i Pm dell'indagine, ma con un altro legale». Solo in quel momento, direttamente al tribunale di Firenze, Marcolini viene a sapere di essere stato ricusato. Domanda quattro, cinque e sei: «E ora? Chi è questo nuovo avvocato? Che faccio adesso»?Dopo quattro ore di interrogatorio Niki esce: «vedo il blindato che fa manovra per riprenderlo. Gli corro dietro. Voglio, devo vederlo. Voglio solo dirgli che insieme saremo usciti da questo incubo, che ce l'avremo fatta». Gli agenti, però, la allontanano. «Deve stare ad almeno 20 metri di distanza o arrestiamo anche lei», le urlano.Ornella vede uscire il nuovo avvocato, una donna che lavora per lo studio Guerini, «le corro incontro e le chiedo aiuto. Devo vedere Niki, anche in sua presenza, ma lei mi risponde che avrei dovuto attendere le 48 ore successive all'interrogatorio». Ornella torna ad Avezzano. Ma dopo solo 20 ore la telefonata. «E finisce tutto».Suicidio. Dicono. Durante l'ora d'aria, in bagno. E' strano, però, che un ragazzo di 26 anni, incriminato "solo" per truffa informatica, che decide di collaborare con la giustizia, decida di darsi la morte. Certo, per il garante dei detenuti della Regione Toscana, Franco Corleone, Niki «forse si era scoraggiato pensando a una lunga detenzione e poi…aveva cambiato avvocato, altro segnale di inquietudine» dichiarò a La Repubblica il 25 giugno. «Hanno anche usato il fatto che Niki è stato costretto a cambiare legale per dimostrare la sua debolezza», denuncia Ornella.Intanto suo marito e il cognato partono alla volta di San Marino per chiedere al padrone di casa di Niki un paio di mesi di tempo per svuotare l'appartamento. Ma appena il proprietario di casa apre la porta, regolarmente chiusa, i tre vedono che all'interno non c'è più nulla: nessun vestito, nessun effetto personale e, soprattutto, niente pc. «Neanche una maglietta da abbracciare la notte per sentire l'odore di mio figlio».Domanda sette: «a chi interessava ripulire l'appartamento»? Intanto trascorrono 90 giorni e il Pm che si occupa dell'ipotesi di suicidio di Niki archivia il caso. Allora Ornella parte alla volta di Firenze per ritirare la documentazione del carcere.Nel verbale si legge la testimonianza di un agente secondo cui, lui e Niki alle 10 del 24 giugno stavano parlando del processo. Ma l'autopsia riporta proprio alle 10 del 24 giugno il momento del decesso. Solo questo, di per sé, dovrebbe vietare l'archiviazione del caso. Domanda otto: «dove hanno parlato Niki e l'agente visto che nel verbale non è riportato?».Domanda nove: «a che ora si sarebbe suicidato Niki?».Come non bastasse, nell'autopsia si legge che l'impiccagione è avvenuta con dei lacci e dei jeans tagliati, «evidentemente inidonei a sostenere un corpo del peso di 92 chili». Nel bagno inoltre «non c'è altezza sufficiente tra i jeans appesi e il pavimento».Domanda dieci: «com'è possibile per un detenuto avere con sé in carcere dei lacci?»Ornella ha però trovato il coraggio di guardare anche le foto di suo figlio senza vita e immediatamente ha constatato come Niki fosse «in pigiama, pur avendo con sé due paia di jeans e non solo quelli con cui ha commesso il gesto». Ma la cosa che fa aumentare i dubbi è il fatto che Niki si sia suicidato durante l'ora d'aria «e nessuno esce mai in pigiama all'ora d'aria».Non solo: al momento dell'autopsia il dottor Giuseppe Fortuni, perito di parte degli agenti incriminati nel caso Aldovrandi e in quello Bianzino, nella rappresentazione suicidaria, ha parlato di un segno di circa 6-7 centimetri lasciato dal cavallo dei jeans sul collo ma «il 24 settembre, dalle foto inserite nella documentazione, vedo che non c'è nessuna striscia di quelle dimensioni ma solo il segno di un laccio». Il 17 ottobre arriverà anche la consulenza tecnica medico-legale di questo dottore e… della striscia di 6-7 centimetri, nessuna traccia. «E sì…il dottore si è confuso» mi risponderanno dallo studio dell'avvocato Guerini, «oggi amministratore della SofiSa», società finanziaria sammarinese dove Niki faceva il consulente.

Genova: Strappò la bandiera di Forza Italia, condannato a 5 mesi di carcere

«Non puoi permetterti di parlare così. Io sono una persona perbene, tu sei un coglione». Silvio Berlusconi reagì con questa frase alle invettive che un giovane «disobbediente» gli indirizzava il 21 marzo 2006 in piazza Matteotti durante un blitz genovese del politico all´epoca in campagna elettorale. Le prime indagini vollero come destinatario della reazione di Berlusconi Luca Piazza, 27 anni, un giovane contestatore che poco prima aveva strappato di mano una bandiera di Forza Italia dalle mani di una fan del Cavaliere. Piazza, da tempo impegnato nei Servizi Sociali, contestò le accuse, ammettendo soltanto l´episodio della bandiera. Comunque non avrebbe potuto nemmeno negarlo perché la manifestazione di protesta era stata ripresa dalle telecamere.«Intendevo soltanto calpestarla e imbrattarla», dichiarò agli inquirenti presenti in massa per evitare degenerazioni. In mancanza di prove certe, perché la contestazione, promossa da decine di persone radunate in piazza De Ferrari e strade limitrofe, era stata piuttosto violenta, Piazza fu comunque denunciato per rapina e rinviato a giudizio. Ieri la definizione del processo, davanti al giudice Margherita Bossi. Il difensore, avvocato Massimo Auditore, è riuscito a ottenere la derubricazione del reato contestato in quello meno grave di furto e perciò all´imputato sono stati inflitti cinque mesi di carcere, con i doppi benefici di legge. Questo, dunque, l´epilogo di una vicenda che per cinque ore sconvolse il centro cittadino, mentre Berlusconi teneva un comizio al Carlo Felice. Non mancarono tafferugli e cariche delle forze di polizia. Una ragazza «no global» rimase anche ferita alla testa, fortunatamente senza conseguenze gravi. I disordini proseguirono poi anche in piazza Matteotti e gli scontri ricominciarono.


fonte: La Repubbliva

28 aprile 2009

Albano: aggressione fascista

Nella notte tra il 24 e 25 Aprile, durante una iniziativa di solidarietà in una vineria di Albano, una decina di teste bacate e rasate, dopo aver attacchinato ignobili manifesti innegianti la RSI a firma Militia, ha tentato di dirigersi minacciosamente verso i partecipanti dell'iniziativa. Solo la determinazione di una ventina di compagni ha fatto sì che i baldanzosi "militiani" scappassero con la coda tra le gambe. Ma come al solito alla viltà non c'è mai fine. Così dopo un'ora vengono lanciate un paio di bombe carta in prossimità della vineria provocando due fortissime esplosioni che distruggono anche alcuni vetri delle finestre delle case circostanti. Intervengono così le forze dell'ordine che non hanno meglio da fare che consigliare a tutti di andare a casa e idenificare sei compagni che stavano staccando i manifesti a firma Militia.

LE VOSTRE BOMBE NON CI SPAVENTANO E NON NASCONDONO LA VOSTRA VILTA'
NON UN PASSO INDIETRO CONTRO FASCISMO, RAZZISMO E SESSISMO


aNTIFAcASTELLIrOMANI

27 aprile 2009

Giustizia: il decreto-sicurezza esaminato articolo per articolo

È legge il decreto antistupri. Con il via libera definitivo del Senato al decreto sicurezza arriva l’arresto obbligatorio in flagranza per violenza sessuale e di gruppo e per atti sessuali con minorenni, viene inserito nel codice penale il reato di stalking, arrivano misure di ammonimento e allontanamento dalla vittima per lo stalker. Previsto anche il gratuito patrocinio per le vittime di stupri, a prescindere dal reddito. La violenza sessuale, gli atti sessuali con minorenni e la violenza sessuale di gruppo sono aggravanti speciali del delitto di omicidio, che determinano la previsione dell’ergastolo. Più difficile per chi compie delitti a sfondo sessuale ottenere benefici penitenziari come l’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione. Arriva un numero verde in aiuto delle vittime di atti persecutori. Nel provvedimento anche il piano straordinario per la sicurezza che autorizza, fra le altre, i Comuni a impiegare sistemi di videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico per tutelare al sicurezza.
Il voto bipartisan ottenuto dal provvedimento a Palazzo Madama (261 sì, 3 no e un astenuto) è frutto dell’eliminazione alla Camera delle contestate norme sulle ronde e sul prolungamento fino a sei mesi della permanenza degli immigrati clandestini nei Centri di identificazione e espulsione. Ci sono poi alcune norme introdotte nel provvedimento che hanno contenuti diversi rispetto al tema della sicurezza. Viene, per esempio, posticipato il termine a partire dal quale gli operatori di telefonia saranno tenuti a conservare i dati relativi alle chiamate senza risposta (occupato, libero e non risponde, non raggiungibile, occupato non raggiungibile). Poi norme sul reclutamento degli ufficiali dei Carabinieri, norme interpretative sul Fondo unico di giustizia e sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro che riguarda le Forze di polizia e le forze armate. Ecco l’abc delle disposizioni contenute nella legge di conversione del decreto sicurezza.
Aggravanti del delitto di omicidio (articolo 1). Con due modifiche all’articolo 576 del Codice penale si prevede come aggravanti speciali del delitto di omicidio, che determinano la previsione dell’applicazione dell’ergastolo, il fatto che esso sia commesso in occasione della commissione del delitto di violenza sessuale, di atti sessuali con minorenne o di violenza sessuale di gruppo, o da parte dell’autore del delitto di atti persecutori (stalking) nei confronti della stessa persona offesa.
Ammonimento allo stalker (articolo 8). Fra gli strumenti di tutela che, possono intervenire anticipatamente rispetto alla pronuncia di una sentenza, con lo scopo di dissuadere lo stalker dal condurre a ulteriori conseguenze il proprio comportamento persecutorio viene introdotto un ammonimento ante causam demandato all’autorità di pubblica sicurezza su richiesta della vittima. La persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza, avanzando al questore richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. La richiesta dovrà essere trasmessa al questore senza ritardo. Il questore dovrà assumere, se necessario, informazioni dagli organi investigativi e dovrà sentire le persone informate dei fatti. Se l’istanza è fondata, il questore ammonisce oralmente il soggetto, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge. Viene redatto processo verbale, copia del quale è rilasciata al soggetto che ha richiesto l’ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore deve anche valutare l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni. Previsto l’aumento della pena per il reato di atti persecutori nei confronti del soggetto già ammonito. Disposta la procedibilità d’ufficio.
Arresto obbligatorio per violenza sessuale (articolo 2). Sono stati inseriti nella lista dei reati per cui è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza la violenza sessuale, la violenza sessuale di gruppo, gli atti sessuali con minorenni, salvo che ricorrano le circostanze attenuanti contemplate.
Assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, norma interpretativa (articolo 12-bis). Norma interpretativa relativa all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro: si stabilisce che gli articoli 1 (attività protette) e 4 (persone assicurate) del Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (Dpr 1124/1965) non si applicano al personale delle Forze di polizia e delle Forze armate, che rimangono disciplinate dai rispettivi ordinamenti, fino al complessivo riordino della materia.
Benefici penitenziari (articolo 3). Più difficile per i condannati per alcuni delitti a sfondo sessuale (induzione e sfruttamento della prostituzione minorile, produzione e commercio di materiale pornografico minorile, violenza sessuale di gruppo) l’accesso ai benefici penitenziari (ossia l’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal Capo VI dell’ordinamento penitenziario, esclusa la liberazione anticipata). Paletti anche per atti sessuali con minore di età compresa tra i 14 ed i 18 anni, cessione di materiale pornografico minorile e turismo sessuale. I benefici penitenziari possono essere concessi solo sulla base dei risultati dell’osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente per almeno un anno ai detenuti o internati per violenza sessuale semplice o aggravata, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo.
Conservazione dati telefonia (articolo 12-ter). Viene posticipato il termine a partire dal quale gli operatori di telefonia saranno obbligati a conservare i dati relativi alle chiamate senza risposta. Si tratta di dati da conservare relativi ai differenti casi di non risposta in "occupato" o "libero non risponde" o "non raggiungibile" o "occupato non raggiungibile" o altre fattispecie. Per quanto riguarda le chiamate originate da rete mobile e terminate su rete mobile o fissa, i dati devono essere resi disponibili dagli operatori di rete mobile a far data dal 31 dicembre 2009. Per quanto riguarda le chiamate originate da rete fissa e terminate su reti fisse o mobili, le informazioni relative alle chiamate senza risposta generate dai clienti collegati alle reti fisse in tecnologia Ip sono rese disponibili dagli operatori di rete fissa gradualmente e compatibilmente con le caratteristiche tecniche delle reti di comunicazione elettronica di nuova generazione degli operatori interessati e comunque non oltre il 31 dicembre 2010.
Copertura finanziaria (articolo 13). L’articolo quantifica la copertura finanziaria del provvedimento. Viene quantificato in un milione di euro a decorrere dal 2009, l’onere legato all’istituzione del numero verde nazionale a favore delle vittime degli atti persecutori. Da tutte le altre disposizioni del decreto-legge in esame non possono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Al ministro dell’Economia il monitoraggio delle misure relative al gratuito patrocinio per le vittime di violenza sessuale.
Custodia cautelare in carcere (articolo 2). Viene ampliato il novero dei reati per i quali, in presenza di gravi indizi di colpevolezza (e salvo che non siano acquisiti elementi da cui risulti l’insussistenza di esigenze cautelari), è obbligatorio disporre la misura della custodia cautelare in carcere. Previsto l’arresto obbligatorio in flagranza per la violenza sessuale (esclusi i casi di minore gravità) e la violenza sessuale di gruppo.
Divieto di avvicinamento dello stalker ai luoghi frequentati dalla persona offesa (articolo 9). Introdotta una nuova, autonoma misura coercitiva personale, che può essere disposta nel corso del procedimento penale: si tratta del divieto di avvicinamento dell’imputato ai luoghi frequentati dalla persona offesa o nell’obbligo di mantenere una determinata distanza da quei luoghi o dalla persona offesa. Il divieto può essere disposto indipendentemente dalla misura dell’allontanamento dalla casa familiare, con l’intento di integrare e completare il quadro cautelare già delineato per i reati consumati in ambito familiare. Il divieto può riguardare anche i luoghi frequentati da prossimi congiunti o da persone conviventi o comunque legate alla persona offesa da una relazione affettiva. Il divieto di avvicinamento può accompagnarsi anche alla prescrizione di non comunicare, attraverso qualsiasi mezzo. Se l’avvicinamento è inevitabile per ragioni lavorative o abitative il giudice detta prescrizioni ad hoc. Ci sono anche specifici obblighi di comunicazione all’autorità di P.S. competente, dei provvedimenti adottati ai fini dell’eventuale adozione di misure preventive in materia di armi e munizioni. I provvedimenti sono anche comunicati alla parte offesa e ai servizi territoriali socio-assistenziali. Novità anche per le ipotesi di reato in relazione alle quali il Pm o l’indagato possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione della testimonianza di persona minore degli anni 16, anche al di fuori dei casi previsti ordinariamente. L’incidente probatorio può essere chiesto dal Pm, anche su richiesta della persona offesa, può riguardare la testimonianza di tutti i minori (dunque non solo dei minori infrasedicenni) o della persona offesa maggiorenne. Può riguardare anche i procedimenti per il reato di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli e gli atti persecutori. Estese, poi, le particolari modalità di assunzione della prova - che nel testo previgente si applicavano solo nel caso in cui vi fosse il coinvolgimento di minori infrasedicenni - a tutti i casi in cui vi sia il coinvolgimenti di minorenni (e dunque anche ai soggetti di età compresa tra i 16 e i 18 anni), nonché al caso di indagini per i reati di atti persecutori. Sostituito anche il riferimento alle "esigenze del minore" con quello alle "esigenze di tutela delle persone", quale parametro della valutazione del giudice in ordine alla decisione di procedere all’incidente probatorio. Si prevede la possibilità che l’udienza si svolga presso l’abitazione "della persona interessata all’assunzione della prova" (piuttosto che, come nel testo previgente, presso l’abitazione del minore). Estese le particolari protezioni per l’esame in dibattimento del minore vittima di reato (uso di un vetro specchio unitamente a un impianto citofonico) anche ai procedimenti per il reato di atti persecutori nonché per l’esame in dibattimento del maggiorenne infermo di mente vittima del reato.
Entrata in vigore (articolo 14). L’articolo disciplina l’entrata in vigore del decreto-legge in esame (giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta).
Esecuzione dell’espulsione (soppresso l’articolo 5). È stato soppresso nel corso dell’esame alla Camera dei deputati l’articolo 5 che prolungava da 60 a 180 giorni il periodo massimo di trattenimento dei clandestini nei Centri di identificazione.
Fondo unico di giustizia (articolo 6, comma 2-bis). Interpretazione dell’articolo 2, comma 2, del decreto-legge 143/2008 in base alla quale non rientrano tra le risorse destinate al Fondo unico di giustizia le somme di denaro e i proventi derivanti da provvedimenti di sequestro o confisca aventi a oggetto complessi aziendali.
Numero verde per le vittime di atti persecutori (articolo 12). Sarà istituito un numero verde presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio, attivo 24 ore su 24. Da questo numero si comunicare prontamente, nei casi d’urgenza e su richiesta della persona offesa, alle forze dell’ordine gli atti persecutori segnalati e si potrà fornire un servizio di prima assistenza psicologica e giuridica da parte di personale dotato delle adeguate competenze. Per l’assistenza psicologica e giuridica è autorizzata la spesa annua di un milione di euro a decorrere dall’anno 2009.
Ordini di protezione contro gli abusi familiari (articolo 10). In materia di ordini di protezione contro gli abusi familiari, viene prolungata da 6 mesi a un anno l’efficacia del decreto del giudice con cui si ordinano la cessazione della condotta pregiudizievole, l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima. La durata dell’ordine di protezione, che decorre dal giorno dell’avvenuta esecuzione del decreto. La durata dell’ordine di protezione stabilita dal giudice può essere prorogata, su istanza di parte, soltanto se ricorrano gravi motivi e per il tempo strettamente necessario. Con lo stesso decreto il giudice determina le modalità di attuazione. In caso di difficoltà o contestazioni in ordine all’esecuzione, lo stesso giudice provvede con decreto a emanare i provvedimenti più opportuni per l’attuazione, compreso l’ausilio della forza pubblica e dell’ufficiale sanitario.
Patrocinio a spese dello Stato (articolo 4). La persona offesa da alcuni reati a sfondo sessuale (violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza di gruppo) ha accesso al patrocinio a spese dello Stato, anche in deroga ai limiti di reddito ordinariamente previsti.
Piano straordinario di controllo del territorio (articolo 6). Piano straordinario di controllo del territorio. Anticipato al 31 marzo 2009 (rispetto al 30 aprile 2009) il termine per l’adozione del Dpr (adottato su proposta dei ministri della Pubblica amministrazione, dell’Interno e dell’Economia) per la ripartizione tra le varie forze di polizia e i vigili del fuoco delle risorse destinate all’assunzione di personale. Termine scaduto senza che il decreto fosse pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. In attesa del decreto Economia attuativo delle disposizioni del decreto-legge 112/2008 che hanno istituito un Fondo in cui affluiscono le somme di denaro sequestrate e i proventi derivanti dai beni confiscati alla criminalità organizzata, viene disposta la rassegnazione immediata delle somme oggetto di confisca, versate all’entrata del bilancio dello Stato successivamente al 25 giugno 2008, al ministero dell’Interno, nel limite di 100 milioni di euro per il 2009, per le esigenze urgenti di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, e al Fondo nazionale contro la violenza sessuale, nel limite di 3 milioni euro per il 2009, da destinare al sostegno dei progetti di assistenza alle vittime di violenza sessuale e di genere. Interpretazione dell’articolo 2, comma 2, del decreto-legge 143/2008 in base alla quale non rientrano tra le risorse destinate al Fondo unico di giustizia le somme di denaro e i proventi derivanti da provvedimenti di sequestro o confisca aventi a oggetto complessi aziendali. I Comuni sono autorizzati, ai fini della tutela della sicurezza urbana, a impiegare sistemi di videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. I dati raccolti mediante tali sistemi possono essere conservati fino al settimo giorno successivo alla loro rilevazione, salvo particolari esigenze di ulteriore conservazione.
Reclutamento ufficiali dei Carabinieri (articolo 6-bis). Viene previsto il reclutamento di ufficiali in servizio permanente dell’Arma dei carabinieri, per le esigenze connesse alla prevenzione e al contrasto della criminalità e con lo scopo di garantire la funzionalità e l’operatività dei comandi, degli enti e delle unità. In particolare, esso prevede che, nell’anno 2009, i Carabinieri possono procedere all’immissione in servizio permanente, a domanda, degli ufficiali in ferma prefissata (articolo 23, comma 1, del Dlgs 215/2001), che conseguono tre anni di servizio a tempo determinato entro il 31 dicembre 2009. L’immissione dovrà avvenire, previo espletamento di procedure concorsuali, nel limite del contingente di personale previsto all’articolo 66, comma 5, del decreto-legge 112/2008 (che ha ridotto la possibilità per le pubbliche amministrazioni di procedere alla stabilizzazione del rapporto di lavoro del personale a tempo determinato in possesso di specifici requisiti), ferma restando l’applicazione dell’articolo 3, comma 93, della Finanziaria 2008 (legge 244/2007), con progressivo riassorbimento delle posizioni soprannumerarie. In attesa della conclusione delle procedure di immissione, l’Arma dei carabinieri può continuare ad avvalersi del personale indicato nel limite del contingente stabilito dalla legge di bilancio.
Stalking (articolo 7). Viene introdotto nel codice penale il delitto di "atti persecutori" (nuovo articolo 612-bis) e, conseguentemente, modificato il codice di procedura penale e dettate disposizioni a sostegno delle vittime del reato. Lo stalking è un comportamento reiterato consistente in minacce o molestie. È necessaria la prova dello stato di ansia o di paura o del fondato timore per l’incolumità ovvero dell’alterazione delle abitudini di vita. Previste alcune aggravanti: la pena è aumentata fino a un terzo se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da una relazione affettiva con la persona offesa. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore o di una donna in stato di gravidanza, con armi o da persona travisata o a danno di una persona con disabilità. La pena è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito dal questore ai sensi dell’articolo 8, comma 3, del provvedimento in esame. In ordine alla procedibilità del delitto si prevede la querela della persona offesa, al fine di non obbligare la vittima a subire un processo penale se non lo desidera. È però prevista la procedibilità d’ufficio se il reato è commesso contro un minore o persona diversamente abile, nei casi in cui il fatto è connesso con altro delitto per il quale è prevista la procedibilità d’ufficio o nel caso di fatto commesso da soggetto ammonito dal questore ai sensi dell’articolo 8, comma 4, del provvedimento in esame. Il termine per la proporre la querela è di sei mesi, invece dei tre mesi fissati in via generale.
Videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico (articolo 6, commi 7 e 8). I Comuni sono autorizzati, ai fini della tutela della sicurezza urbana, a impiegare sistemi di videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. I dati raccolti mediante tali sistemi possono essere conservati fino al settimo giorno successivo alla loro rilevazione, salvo particolari esigenze di ulteriore conservazione.
Vittime del reato di stalking (articolo 11). Le forze dell’ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori hanno alcuni obblighi: fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della vittima; mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta. Sono stati anche accolti due ordini del giorno in aula alla Camera: uno, primo firmatario Vietti, prevede il potenziamento dei centri antiviolenza, indispensabili per un valido supporto psicologico alle vittime, l’altro, prima firmataria Lussana, che impegna il Governo ad assumere tutte le iniziative di propria competenza per superare le difficoltà organizzative perché nelle questure per ricevere le denunce di stalking sia previsto, ove possibile, la presenza di personale qualificato, anche femminile, in possesso delle competenze necessarie per assolvere il difficile compito di fornire alle donne vittime di atti persecutori l’assistenza e il sostegno di cui hanno bisogno.

fonte: Nicoletta Cottone Il Sole 24 Ore, 24 aprile 2009

ALBENGA (Savona): Incendiata casa di immigrati

Per vendetta, dopo una rissa, un gruppo di italiani ha dato fuoco la notte scorsa nel centro storico di Albenga (Savona) ad una casa abitata da immigrati marocchini. Uno di questi, sorpreso nel sonno, è rimasto gravemente intossicato dal fumo ed è stato salvato dai vigili del fuoco. E' stato ricoverato con riserva di prognosi a Genova. I carabinieri hanno fermato otto persone, coinvolte nella rissa. Quattro, tra italiani e nordafricani, hanno riportato ferite da taglio e sono state medicate in ospedale. Secondo i primi accertamenti, la zuffa è scoppiata intorno all'una di notte dopo che un gruppo di italiani aveva orinato nei vasi di fiori di un palazzo abitato da immigrati. Gli inquilini, tutti marocchini regolari, hanno protestato: è cominciata così una discussione sfociata ben presto in rissa. Quattro, tra italiani e nordafricani, colpiti da fendenti forse sferrati con cocci di bottiglie o coltelli, sono finiti all'ospedale. Poi, secondo quanto ricostruito sinora dai carabinieri della compagnia di Albenga, un gruppo di amici degli italiani sono tornati nel centro storico con una tanica
fonte: la repubblica

26 aprile 2009

OGGI COME IERI: NOI NON PAGHEREMO LA VOSTRA CRISI: Martedi 28 processo d'appello a Napoli per la spesa all'Ipercoop di Afragola.

Martedì 28 aprile si terrà l’udienza di appello, per i fatti dell’ipercoop di Afragola.Nel 2004 dinanzi alla difficoltà effettiva di precari, disoccupati, casalinghe e lavoratori di “arrivare alla quarta settimana”, se non addirittura alla “terza”, a causa del caro-prezzi e dei bassi redditi, i movimenti sociali della Campania ed i sindacati di base organizzarono una campagna contro il caro vita e per il diritto al reddito, insieme ad altre reti e movimenti a livello nazionale, dando vita ai “Comitati per la quarta settimana”. Circa 300 persone tra precari, disoccupati, famiglie, studenti, lavoratori, realizzarono un’iniziativa all’Ipercoop di Afragola per denunciare il caro prezzi e rivendicare l’accesso ai beni di prima necessità. Sebbene non se parlasse ancora si iniziavano ad avvertire i primi effetti di una crisi che si cercava di nascondere, proprio attraverso un’impennata dei prezzi che come sempre va a colpire quei settori delle masse popolari e lavoratrici più deboli e subalterne.Dopo una lunga trattativa svoltasi pacificamente e di concerto con la direzione dell’ipermercato, i movimenti ottennero la possibilità di distribuire gratuitamente alle persone presenti alcuni kg. di pasta e di pelati, pari a circa 350 euro. Un’iniziativa, quindi, dimostrativa ma che riuscì a cogliere nel segno se pensiamo che la stessa direzione dell’ipercoop, nei mesi successivi lanciò la “quarta settimana”, cioè una settimana in cui i prezzi dei generi di prima necessità sarebbero stati calmierati.Per qualche magistrato, invece le cose sono andate diversamente.Infatti, 9 tra attivisti, precari, lavoratori e disoccupati sono stati condannati in 1°grado a oltre 3 anni, per reati gravissimi che non hanno commesso, come “l’estorsione” aggravata dal numero di persone criminalizzando e screditando una campagna sociale per far fronte al caro vita e rivendicare il diritto al reddito. Nell’attuale fase in cui la portata degli effetti della crisi sono al culmine, e si assiste al progressivo impoverimento di fasce sempre più ampie di popolazione, il tentativo della controparte è chiaro: reprimere le lotte sociali equiparandole a fenomeni di criminalità economica che in una città come Napoli evocano altri scenari e altri soggetti. È chiaro dunque il tentativo intimidire preventivamente tutti coloro che colpiti pesantemente dalla crisi cercano di autorganizzarsi e dare vita a pratiche di riappropriazione e soddisfazione immediata dei bisogni.Le banche, le multinazionali invece, che sono le vere responsabili di questa crisi, vengono tutt’ora foraggiate dai governi con enormi stanziamenti economici, mentre chi tenta di difendersi e autorganizzarsi per una vita dignitosa, contro la precarietà e per il diritto al reddito, rischia di andare in galera. Per questo facciamo appello a tutti coloro che subiscono gli effetti di questa crisi a esprimere il proprio dissenso contro la criminalizzazione dei conflitti sociali e rilanciare la lotta contro la precarietà, il caro vita e per il diritto al reddito.

PRESIDIO MARTED’ 28 APRILE - DALLE ORE 9.30 AL TRIBUNALE DI NAPOLI PRESSO IL CENTRO DIREZIONALE (p.zza Cenni)


AREA ANTAGONISTA: LAB.OKK. SKA., C.S.O.A. OFFICINA 99, COLLETTIVO OPERATORI SOCIALI, RADIOVOSTOK, BANCHI NUOVI, RED LINK, RETE CAMPANA SALUTE E AMBIENTE, MDA B. BUOZZI Acerra, LAB. OCC. INSURGENCIA, SPAZIO SOCIALE PARCO S. GENNARO,ORIENTALE 2.0 IN ONDA, COORDINAMENTO DI LOTTA PER IL LAVORO, CENTRO SOCIALE – CARLO GIULIANI, DISOCCUPATI E PRECARI S.L.L., UNIONE DISOCCUPATI ORGANIZZATI, UNIONE DISOCCUPATI NAPOLETANI, COLLETTIVO ANTIRAZZISTA NAPOLI INTERNESCIONAL, EURODISOCCUPATI NAPOLETANI, APOSS, MOVIMENTO DISOCCUPATI PER IL LAVORO, MOVIMENTO IN LOTTA PER IL LAVORO

25 aprile 2009

Cagliari: la polizia carica gli antifascisti

Sono le cinque del pomeriggio quando una cinquantina di compagni raggiunge piazza Gramsci, punto d'arrivo della manifestazione indetta da tutte le sigle della destra cagliaritana e autorizzata dal Prefetto. Ad attendere gli antifascisti circa cento poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa. Già in prossimità della piazza scattano i controlli e le identificazioni. Vista l'impossibilità ad assemblarsi nella piazza antistante la via Sonnino, i compagni decidono di spostarsi nella vicina Piazza Costituzione. Da qui, in circa centocinquanta, si dirigono nuovamente verso la Piazza Gramsci, intenzionati a contrastare la lugubre marcia dei fascisti che sfilano per commemorare i caduti della R.s.i e chiedere l'abolizione del 25 Aprile. Sono circa le 18 e i fascisti stanno per muoversi dalla Piazza Garibaldi, distante circa mezzo chilometro dal luogo in cui si trovano i resistenti. In quel momento, dalla piazza Gramsci, una quarantina di poliziotti e diversi blindati avanzano lentamente verso i compagni. Quando questi ultimi sono "a vista" scatta la carica a freddo: negli ultimi trenta metri i poliziotti si scagliano contro i manifestanti che riescono, comunque, a resistere per svariati minuti alla pressione delle forze dell'ordine. Letta la situazione, alcuni cittadini scendono dai palazzi per frapporsi tra la polizia e i manifestanti aggrediti. Intanto i manganelli hanno causato lesioni a cinque, uno di questi ha riportato la frattura del setto nasale. A questo punto i compagni decidono di spostarsi in corteo, non autorizzato ( come non era autorizzato il presidio delle cinque visto che la piazza era già stata 'promessa' ai fascisti ), verso la Piazza del Carmine dove stasera si festeggerà la Liberazione. Un corteo, peraltro, molto ben riuscito sul piano della comunicazione. Quando i resistenti si trovano nella via Roma, i fascisti avanzano per la via Sonnino in direzione del monumento ai martiri delle Foibe, a loro tanto caro, dove di fatto hanno poi deposto un cippo per commemorare i repubblichini. In circa centocinquanta, arrivati da tutta la regione, hanno marciato con i loro tricolori e le loro aquile grazie alla connivenza delle istituzioni locali. Da notare come nessuna sigla specifica sia stata mostrata a favore di uno striscione unitario "Onore ai caduti della RSI". Una tetra e cupa aria di morte e tristezza è scesa su quella zona del centro di Cagliari. Un primo bilancio della situazione porta a dire due cose: innanzitutto c'è stata una forte reazione da parte degli antifascisit* cagliaritani che hanno provato in tutti i modi a contrastare quella che è da considerarsi una vera e propria marcia della vergogna, riuscendo infine a portare la propria voce per le strade della città. In secondo luogo è da sottolineare come, da due anni a questa parte, i fasci del capoluogo sardo non si accontentino più di sventolare i simboli dell’infamia inscenando un presidio statico presso la Basilica di Bonaria come era loro abitudine. E questo è un dato su cui riflettere. Insomma, il 25 Aprile a Cagliari è stato due cose al contempo: una pagina nera e una giornata di resistenza.

L'antifascismo non è una ricorrenza.. ORA E SEMPRE RESISTENZA


Milano: Al San Paolo come alla Diaz, lo stato si autoassolve

Si chiude così il capitolo giudiziario relativo alla notte del 16 marzo 2003, la notte in cui morì Dax, assassinato dalle lame fasciste, mentre ai suoi compagni ed amici accorsi al pronto soccorso del San Paolo toccarono le cariche di polizia e carabinieri. Già in via Brioschi la presenza massiccia dei mezzi delle forze dell’ordine aveva di fatto rallentato l’arrivo dei soccorsi. Dopo che le ambulanze avevano portato via Davide e un altro compagno gravemente feriti, un plotone di poliziotti si presentò in tenuta anti-sommossa per “contenere la disperazione” dei presenti, provocazione culminata poi con cariche e manganellate all’interno dell’ospedale.Prima le risate sprezzanti di fronte al dolore di chi aveva appena appreso la notizia della morte di Dax., poi un’aggressione, premeditata e finalizzata a renderci inermi per impedire qualsiasi tipo di reazione.Hanno approfittato della situazione per compiere una mattanza contro quei “rossi di merda” da sempre detestati, “uno di meno”, “vi ammazziamo tutti”, spingendosi fin dentro i reparti dell’ospedale per rincorrere chi tentava di sottrarsi alla loro furia. Il “caso” ha poi voluto che le telecamere del pronto soccorso in quelle ore non funzionassero e non abbiano così potuto documentare in diretta i pestaggi selvaggi e le urla delle persone arrestate, dopo essere state picchiate a sangue. Un bilancio fatto di volti tumefatti, teste aperte, braccia e denti rotti, sommati alla tragica morte di Davide. Già all’indomani della mattanza era pronta la versione del questore Boncoraglio per giustificare i proprio uomini: “Stavamo solo impedendo che i ragazzi portassero via la salma”. Un grottesco tentativo di legittimare la brutalità, dipingendoci come selvaggi o barbari (cosa avremmo dovuto fare con la salma?!?) che meritavano di essere picchiati in quel modo. Contemporaneamente la stampa da un lato ha cercato di spoliticizzare l’agguato fascista parlando di “rissa tra balordi” in cui “la politica non c’entra”, dall’altro ha avvallato la delirante versione della Questura sugli scontri del S. Paolo.Fin da subito è stato, ed è ancora oggi, necessario riaffermare la verità sui fatti del 16 marzo 2003. Il capitolo giudiziario rappresenta un'altra ferita aperta.Le indagini, infatti, portarono alla sbarra quattro compagni e tre esponenti delle forze dell’ordine.La sentenza d'appello, emessa nel febbraio 2008, ha confermato la condanna di un anno e otto mesi per due compagni e il risarcimento complessivo di oltre 100.000 euro. Ha inoltre portato alla piena assoluzione dei membri delle forze dell'ordine, che in primo grado avevano visto la condanna di un poliziotto a quattro mesi per abuso di ufficio (ripreso da un video amatoriale mentre manganellava una persona a terra) e di un carabiniere a sette mesi per possesso di una mazza da baseball (reato caduto in prescrizione). Nulla hanno contato le testimonianze del personale medico-sanitario che ha assistito alle cariche indiscriminate dentro e fuori il Pronto Soccorso, intervenendo tempestivamente per curare i feriti. Ancora meno hanno pesato le evidenti lesioni riportate dagli amici e dai compagni di Davide, gli unici, invece, ad essere stati condannati.Lo Stato, ancora una volta, si è assolto, tentando di stravolgere la verità nelle aule dei tribunali, aggiungendo alle violenze di quella notte le menzogne della sentenza.La Magistratura si è resa così complice del comportamento, in stile scuola Diaz, delle forze dell'ordine, che ha legittimato a sua volta l’aggressione fascista. Con l’avvicinarsi della chiusura del processo sui fatti del S. Paolo, ribadiamo con ancor più forza la verità su quella notte nera. Sotto processo non ci sono solo i quattro compagni – che in caso di conferma vedrebbero le condanne diventare definitive - ma la memoria e il ricordo di ciò che è accaduto.Stringendoci intorno a tutti coloro che sono colpiti dalla repressione e dalla brutalità poliziesca.
Nessuna giustizia nessuna pace.


Con Dax nel cuore


fonte: Indymedia

23 aprile 2009

G8 Siracura: Fermato dalla polizia pullman dei Giovani Comunisti

Un pulmann di giovani esponenti dei movimenti no-global, tra cui anche i Giovani comunisti, partito da Napoli per recarsi a Siracusa e partecipare alle manifestazioni indette per questi giorni contro il G8 ambientale è stato fermato dalla polizia appena sbarcato a Messina. In un clima teso e preoccupante, ai giovani è stato chiesto di essere identificati e perquisiti, cosa che i giovani hanno naturalmente rifiutato. Ora il pulmann è ripartito ma è già stato minacciato di essere fermato e impedito di arrivare a destinazione. Si tratta di un episodio preoccupante e pericoloso. Un appello al ministro degli Interni Maroni: nell'Italia del 2009 si vuole impedire anche il divieto di circolazione, oltre che quello di manifestazione? La polizia di stato e il ministero dell'Interno non può certo arroggarsi tale incostituzionale atteggiamento. I giovani che stanno andando a Siracusa a manifestare pacificamente devono poterlo fare liberamente.

21 aprile 2009

Bruzzano (MI): esplode la protesta dei rifugiati

Una cinquantina dei rifugiati politici che occupano da venerdì scorso il residence Leonardo Da Vinci a Bruzzano, alla periferia di Milano, hanno occupato i binari delle Ferrovie Nord che corrono accanto all'edificio. L'azione di protesta è stata interrotta dalla polizia, che ha portato via di peso gli immigrati, secondo quanto riferito dalla questura. Altri momenti di tensione si sono poi registrati al passaggio a livello di Bruzzano. I 50 rifugiati hanno tentato di sfondare il cordone di poliziotti schierato davanti alle sbarre del passaggio a livello. Due cingalesi e un poliziotto sono rimasti feriti e sono stati soccorsi dalla Croce rossa. Tra i manifestanti anche alcuni giovani rappresentanti dei centri sociali.Secondo il consigliere regionale di Rifondazione comunista Luciano Muhllbauer, invece, gli agenti hanno trascinato gli immigrati, alcuni dei quali hanno avuto bisogno di cure mediche. "Al momento la situazione è di stallo - ha riferito Muhllbauer - Stiamo aspettando notizie dalla delegazione di rifugiati che è in Comune per sentire se ci sono proposte per risolvere la vicenda". La protesta degli immigrati ha provocato ritardi di circa mezz'ora ad alcuni treni sulla linea Milano-Asso, secondo quanto reso noto da un portavoce delle Ferrovie Le Nord.



Fonte: La Repubblica

20 aprile 2009

Milano: processo ai baristi che uccisero Abba

Lo uccisero a sprangate per una scatola di biscotti. Stamane è iniziato il processo contro Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio, baristi di Milano accusati di aver ucciso sei mesi fa, Abdoul Guibre, detto Abba, 19 anni, italiano di famiglia originaria del Burkina Faso. Fuori dal palazzo di Giustizia gli amici di Abba hanno gridato contro gli "assassini": "Hanno ammazzato una persona - ha detto il cugino di Abdoul - ma avranno lo sconto di un terzo della pena, e questo è ingiusto". Sono in gran parte di colore i giovani che protestano davanti agli uffici giudiziari, ma con loro ci sono anche alcune ragazze italiane. Non sopportano che il giudice abbia accolto la richiesta degli imputati di essere giudicati con rito abbreviato. Vogliono giustizia e chiedono una pena equilibrata alla brutale aggressione del 14 settembre scorso. Davanti al gup, hanno testimoniato i due medici legali che si sono occupati dell'autopsia. Nei prossimi giorni saranno ascoltati i legali degli imputati. Il pubblico ministero non ha contestato l'aggravante del razzismo. Nelle ore immediatamente successive all'omicidio, i due baristi confessarono. Usarono l'asta di ferro che gli serviva per abbassare la saracinesca per vendicare il furto di due pacchetti di biscotti Ringo. Ammisero pure di aver gridato contro Abba e suoi amici frasi come "Negri di merda", "Dove scappi, cioccolatino". Uno dei ragazzi coinvolti nella rissa raccontò alla polizia che urlarono anche "vi bruciamo vivi". I due baristi hanno precedenti: Fausto Cristofoli ha scontato sette anni di carcere per la rapina a un portavalori di 20 anni fa; il figlio ha una condanna (con pena sospesa) per rapina impropria, "una ragazzata - spiegò il difensore - come quella commessa da Abdoul". Nella versione degli imputati, tutto avvenne in pochi minuti: l'ingresso dei tre ragazzi nel bar vuoto; la loro fuga; l'inseguimento prima a piedi e poi col furgone; le provocazioni; i tre che si armarono con bottiglie e bastoni e accettarono lo scontro accerchiando Fausto Cristofoli. "L'ho visto in difficoltà - dice il figlio Daniele - e sono intervenuto. Ho dato un solo colpo in testa al nero, ma lui è rimasto in piedi". "No, era inciampato - sostenne uno degli amici di Abba - lo hanno colpito alla testa quando era già a terra".
fonte: La Repubblica

19 aprile 2009

Una "leggina" per i super-poliziotti. Tutela legale anche per la prescrizione.

Il caso degli imputati eccellenti della Diaz Il "codicillo" infilato tra i vari articoli interverrà a favore dei vertici della polizia assolti in primo grado ma per i quali l'accusa ha presentato appello. Per il reato di falso la prescrizione scatta nel 2014. Non ne beneficeranno i condannati per Bolzaneto E' il codicillo inserito tra le carte, la virgoletta infilata a mò di leggina ferragostana, quando la soglia di attenzione si liquefa al sole e l'"arrangiamento" può insinuarsi sovrastato dal frastuono balneare. Questa volta il testo emendato, cioé la "novità" dell'ultima ora, compare tra le pieghe della bozza di accordo sottoscritto poche settimane tra il governo e i sindacati delle forze di polizia che spiana la strada al nuovo contratto.Più precisamente la "virgola" rientra tra le cosiddette dichiarazioni di impegno previste a margine del testo, una sorta di promesse scritte e controfirmate, su una serie di questioni riguardanti le categoria. Generali e particolari. Questa, incentrata sul tema della tutela legale a favoredegli appartenenti all'amministrazioe, è a dir poco particolarissima. Ad hoc, per meglio dire.«Il governo - si legge - si impegna a promuovere una modifica normativa delle disposizioni contenute (vengono citati articoli e leggi, ndr) affinché il rimborso delle spese di difesa sostenute nei procedimenti penali sia previsto anche in caso di pronuncia che dichiari l'intervenuta prescrizione, purché non sia stata precedentemente emessa sentenza di condanna per gli stessi fatti». Mai fino a questo momento la questione della prescrizione era stata contemplata nella norma sulla tutela legale dei poliziotti introdotta nel 1975 con la legge Reale. Perché? Difficile pensare solo ad uno scrupolo intervenuto per chiarire e definire un articolo normativo colmando una lacuna. Qui la questione è assai pratica. E la sensazione diffusa rimanda al G8 e agli imputati eccellenti per l'irruzione alla scuola Diaz del 21 luglio 2001 assolti il 13 novembre da ogni accusa. Pesci grossi, come si suol dire.Tra loro ci sono figure di vertice della polizia: Francesco Gratteri, attuale capo del Dac, l'Anticrimine, e Gilberto Caldarozzi, oggi numero uno del Servizio centrale operativo (comanda tutte le Squadre Mobili). E dei Servizi Segreti: Giovanni Luperi, all'epoca dei fatti vice direttore dell'Ucigos e attualmente responsabile del Dipartimento di analisi dell'Aisi (l'ex Sisde). Tra gli altri dirigenti di polizia processati e assolti per il blitz della Diaz compaiono i nomi di Spartaco Mortola, numero due della questura di Torino, di Nando Dominici, dirigente del Compartimento Polfer di Verona e di Filippo Ferri, capo della Squadra Mobile di Firenze.Usciti indenni dal processo di primo grado ora tutti i super-poliziotti saranno giudicati nel secondo visto che sia la Procura ordinaria che, eccezionalmente, la Procura generale hanno presentato appello. Nei confronti di Gratteri, Caldarozzi e Luperi i pm Zucca e Cardona Albini avevano chiesto la condanna a quattro anni e sei mesi per falso, calunnia ed arresto illegale. Ed eccoci al dunque. Nel caso degli imputati per il blitz alla scuola Diaz la prescrizione per il reato di falso scatterà nel 2014.Significa quindi che se nel frattempo il processo di appello non dovesse concludersi il codicillo promesso dal governo cadrà a fagiolo a favore degli alti dirigenti. I quali, così, potranno contare sul rimborso delle spese legali sostenute nel corso dei vari dibattimenti. Non proprio "bruscolini" visto che più l'imputato è eccellente più affermato è il legale che lo assiste nel corso di una vicenda processuale così lunga e da uno "spessore" mediatico-politico non comune.A vederla, un pò malignamente, sembra proprio un favore concepito dal governo, e nella fattispecie del ministro dell'Interno Roberto Maroni, concesso ad un pezzo, significativo, della nomenklatura della polizia di Stato. Anche perché l'ultima frase inclusa nel testo della dichiarazione di impegno contiene una "scoppola" rivolta a tutti gli altri imputati dei vari processi istruiti in relazione ai vari filone del G8.E' scritto infatti che da questa forma di estensione della tutela legale sono esclusi gli appartenenti alle forze di polizia che pur beneficiati dalla prescrizione (nel frattempo intervenuta per la stragrande maggioranza dei reati contestati) sono stati già condannati per effetto di una sentenza emessa precedentemente per gli stessi fatti. E questa è la condizione in cui versano poliziotti di rango decisamente inferiore. Per esempio tutti quelli condannati per il filone delle violenze a Bolzaneto e per i quali è nel frattempo scattata la prescrizione. Della serie: una volta di più, soprattutto tra le forze di polizia, la legge non è uguale per tutti. E come, non troppo infrequentemente accade i sindacati paiono non scandalizzarsi troppo visto che nessuno di loro (e sono tanti) ha denunciato le incongruenze del "codicillo". Anzi: l'ha sottoscritto insieme alla bozza del nuovo contratto di lavoro.

Palermo: Ennesima aggressione fascista

Il fatto avveniva davanti l’ingresso della facoltà di Giurisprudenza dove si stava svolgendo la manifestazione "Palermo IN-visibile". Si tratta di un progetto finanziato dall'Università degli Studi di Palermo ai sensi della legge 429/85. La realizzazione era curata appunto dall'associazione studentesca AREA734 di giurisprudenza e Azione Universitaria.Il bilancio della serata tre compagni contusi e punti in testa, per ferite causate da colpi di cinghie e di tondini di metallo, che i giovani rampolli di destra custodivano all’interno della facoltà!Ci chiediamo come sia possibile che venga data in gestione una facoltà pubblica per una serata di finanziamento a organizzazioni che non per la prima volta si sono macchiati di tali spregevoli azioni.Poi paradossalmente ci domandiamo se non sia il caso che docenti e preside della facoltà di giurisprudenza non diano una ripassata al Diritto Costituzionale: lo Stato italiano nasce con la stesura della Costituzione, che vieta espressamente la ricostituzione sotto qualsiasi forma del partito fascista! Non è forse quantomeno preoccupante che venga data a questi l’opportunità di usufruire degli spazi e dei fondi pubblici per finanziarsi? Condanniamo ogni azione e aggressione fascista e razzista!Perché le Università e le scuole siano luoghi di libera circolazione di saperi e pensieri, oggi più che mai contro il revisionismo storico, lanciamo un’assemblea antifascista per venerdì 17 aprile ore 16.00 presso la facoltà di scienze politiche di Palermo.Riappropriamoci dei nostri spazi e della nostra libertà di movimento!


Laboratorio Antifascista Palermitano

18 aprile 2009

Parma: Ancora violenze di vigili urbani su migranti

I vigili di Parma ancora sotto i riflettori, ancora per violenze contro un migrante. Dopo il caso Bonsu si è aperto oggi presso il tribunale di Parma un nuovo processo. L'imputato è Lucie Aka Kouame, giornalista della Costa d'Avorio di 38 anni. E' un rifugiato politico, ormai da qualche anno in Italia. E' accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Un'escamotage classico: denunciare per coprire le malefatte. Infatti Kouame è stato fermato - in modi violenti e senza alcun reato - da alcuni vigili, portato nella sede centrale del corpo (che era all'epoca dei fatti, nel novembre del 2006, alla Villetta), è stato prima interrogato e poi pestato a sangue. Dalla sua denuncia né è nata un'inchiesta della procura in cui sono finiti dieci vigili, otto agenti, un commissario capo e un ispettore. Le ipotesi di reato vanno dal sequestro di persona alle percosse aggravate, dalla calunnia alla violazione dei doveri d'ufficio, e poi ingiuria, falso ideologico e materiale. Tre dei vigili accusati sono implicati nel caso Bonsu.


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