18 aprile 2009

Londra G20: L'autopsia conferma Nessun infarto, è stato picchiato

"Non è morto per un attacco di cuore, ma per un'emorragia interna". L'avvocato di Ian Tomlinson, l'edicolante di 47 anni deceduto durante le proteste al G20 di Londra, svela l'esito dell'autopsia. Contrariamente a quanto aveva detto Scotland Yard subito dopo l'incidente, l'uomo non sarebbe morto per infarto ma presumibilmente per un'aggressione, un colpo ricevuto all'addome. E torna a galla il sospetto che Ian Tomlinson sia stato vittima della feroce repressione delle polizia. I manifestanti di quei giorni l'hanno sempre sostenuto: "Sono stati gli agenti che lo hanno malmenato". Un documento video pubblicato sul sito del Guardian all'indomani dell'incidente del primo aprile, mostra la vittima cadere a terra spinto alle spalle da un poliziotto che lo colpisce con un manganello. Che le accuse dei dimostranti fossero qualcosa di più che un sospetto di parte era già emerso una settimana fa quando la commissione governativa incaricata di supervisionare il comportamento della polizia, la Independent Police Complaints Commission Ipcc, aveva raccolto le testimonianze di quel giorno e sospeso dal servizio l'agente. "Dopo l'esito degli esami autoptici - ha spiegato un portavoce della Ipcc - il poliziotto è indagato per omicidio colposo". In realtà non è la prima autopsia che i medici compiono sul cadavere dell'edicolante, e non sarà l'ultima. La prima aveva indicato come causa della morte un infarto, ma la seconda, più approfondita, ha ribaltato l'esito indicando la causa del decesso in un'emorragia addominale. I legali della famiglia hanno comunque precisato che "il medico ha sì evidenziato un'arteriosclerosi coronarica, ma si è detto convinto che sia improbabile che abbia contribuito alle cause della morte". Secondo alcune fonti citate dalla Bbc servirà un terzo esame per sciogliere ogni dubbio. In quei giorni la City londinese era teatro di una guerriglia urbana. Mentre i venti grandi della terra erano riuniti per decidere il futuro del mondo, per le strade della capitale migliaia di manifestanti incendiavano auto, sfondavano vetrine, imbrattavano i muri dei palazzi occupando le banche simbolo del capitalismo. Ian Tomlinson non partecipava alle violente proteste; aveva un'edicola dalle parti di Birchin Lane e attraversava la strada davanti ad un cordone di agenti armati scudi, caschi e manganelli. La fotoreporter Anna Branthwaite, ascoltata dalla commissione governativa, ha detto che Ian "non era un esagitato o un provocatore, ma la polizia sembrava aver perso il controllo. Un poliziotto in assetto antisommossa lo ha spinto da dietro poco prima che perdesse i sensi". Un'altra testimone, Natalie Langord di 21 anni, riferì di aver visto Ian "barcollare. Pareva disorientato, poi è crollato a terra". E' morto poco dopo all'ospedale senza più riprendere coscienza.


fonte: La Repubblica

10 aprile 2009

Barletta: Preside rinviato a giudizio a giudizio per aver informato correttamente sulle droghe

Fra le tante notizie vomitevoli su questa Italietta allo sfascio, oggi quella che veramente colpisce per la sua insopportabile gravità è quella di un preside che è stato rinviato a giudizio per "istigazione all'uso di sostanze stupefacenti" a causa di alcune opinioni espresse nel corso di un incontro con gli studenti. Che cosa aveva detto di tanto grave? "Non è opinione unanime che la marijuana dia assuefazione". Giusto, è così. Anzi, avrebbe potuto dire che è assolutamente certo che la marijuana non dà assuefazione nel senso scientifico della parola, ma al limite, come la televisione, il sesso o il lavoro, può dare una dipendenza psicologica, che è ben altra cosa. Ma c'è di peggio. Sembra che abbia aggiunto che i suoi effetti non sono soltanto nocivi e per questo "la legge non dovrebbe perseguire chi la assume facendone uso personale". E anche questa frase non fa una piega, perché proprio in questo periodo si è rinfocolata la discussione sull'uso terapeutico dei derivati della cannabis e in particolare sulla loro utilità, ormai ampiamente dimostrata, per la cura di alcune malattie degli occhi. In ogni caso l'opinione per cui non dovrebbe essere punito il consumo è perfettamente legittima e non si vede come possa essere qualificata come un'istigazione al consumo. Semmai è una proposta di rispondere in modo diverso, magari più efficace, a un problema. Non si può? Reato che comunque è già ridicolo di per sé visto che la televisione è piena di pubblicità all'uso di prodotti ben più dannosi, a partire dall'alcool. Ma vediamo come hanno confezionato il tutto i mestieranti della carta stampata. Guardate il titolo del Tirreno: "La marijuana è innocua" Preside di Barletta a giudizio per l'elogio degli spinelli. Ora è chiaro che se una sostanza non dà assuefazione non è detto che sia innocua: per esempio il gasolio non dà assuefazione ma se ne bevete mezzo litro vi accorgerete che non è innocuo. Dove sia poi l'elogio degli spinelli nelle parole del preside non lo abbiamo capito. Perché anche i virgolettati che abbiamo riportato sopra sono tratti da Il Tirreno, e allora ancora una volta siamo di fronte al classico caso in cui l'articolo una cosa e il titolo un'altra. Tanto la gente legge solo il titolo e poi chi se ne frega... Basta che i titoli siano accattivanti e confermino gli schemi di interpretazione della realtà ormai consolidati (in questo caso che la scuola pubblica è un covo di debosciati) e il gioco è fatto. Il punto invece è un altro, e bisognerebbe discuterne seriamente. Negli ultimi anni la verità sulle droghe l'ha riscritta una cricca di politici clericofascisti ispirati da alcuni imbroglioni delle cosiddette "comunità di recupero". A proposito, ma Don Gelmini che fine ha fatto? E' tornato da Santo Domingo? L'accusa di pedofilia è caduta? Fosse stato un rumeno ne avremmo sentito parlare a reti unificate 24 ore su 24 per una trentina d'anni. Torniamo al dunque: L'inasprimento del proibizionismo da un lato è stato il caposaldo di una capillare strategia di controllo sociale sui ceti giovanili, dall'altro ha permesso alle comunità di portare a casa l'affare del secolo (secondo solo a quello delle case di riposo per gli anziani). Le cosiddette "comunità di recupero", spalleggiate dai media, si sono imposte come l'unica soluzione al problema della tossicodipendenza senza peraltro mai fornire dei dati convincenti sull'efficacia dei trattamenti a cui sottopongono i loro ospiti. Naturalmente il presupposto di tutto questo è la diffusione della disinformazione più becera sui reali effetti delle droghe, e il discredito verso gli operatori, soprattutto pubblici, che cercano di affrontare il problema senza il ricorso a istituzioni totali. L'ultimo esempio di questo becerume ignobile è di pochi giorni fa, quando un povero ragazzo è morto durante una gita scolastica per un malore dovuto a una malformazione congenita. I giornali hanno titolato "Muore dopo aver fumato uno spinello". Se per questo sarà morta per infarto anche un sacco di gente dopo aver fatto la comunione o mentre leggeva il giornale, ma non ho mai visto titoli del tipo "Muore dopo aver inghiottito l'ostia" o "Muore dopo aver letto Il Tirreno", con tanto di intervista all'esperto di turno sui possibili effetti negativi della cronaca nera sull'apparato cardiocircolatorio. Nello sfascio culturale di questi ultimi anni può sembrare perfino un lusso riparlare di queste cose, ma se non riusciamo a riprendere il discorso sul rapporto tra corpo e potere, tra personale e politico, allora siamo fritti davvero e il clericofascismo avrà la strada spianata. Intanto, tutta la nostra solidarietà al preside di Barletta.


Siracusa: La questura vuole vietare il controvertice del G8

Oggi i rappresentanti del coordinamento regionale siciliano “CONTRO G8” hanno incontrato il Questore di Siracusa per verificare la disponibilità di strutture d’accoglienza per i manifestanti in arrivo a livello nazionale e internazionale e per discutere le autorizzazioni necessarie allo svolgimento delle assemblee e delle manifestazioni di contestazione al G8 Ambiente che si terranno a Siracusa dal 22 al 24 Aprile.Le richieste avanzate dal “CONTRO G8” sono state respinte dal Comitato per la sicurezza e l’Ordine pubblico di Siracusa (Prefetto, Questore, Sindaco). Le contro proposte istituzionali mortificano la volontà di dialogo del coordinamento regionale e si configurano in un atteggiamento ostile che, di fatto, sospende il diritto costituzionale di manifestare.Il “CONTRO G8” si era impegnato a garantire la massima intesa sulla gestione delle tre giornate di iniziative e sul regolare svolgimento del corteo di giorno 23 aprile.Qualora da parte delle Istituzioni rimanessero immutate le posizioni di chiusura al dialogo, la responsabilità di eventuali sviluppi degli eventi, da noi non previsti, sarà da attribuire esclusivamente al Comitato per la sicurezza e l’Ordine pubblico di Siracusa (Prefetto, Questore, Sindaco).Per protestare contro questi atteggiamenti autoritari e di superficiale autosufficienza, il Coordinamento regionale siciliano “CONTRO G8” indice presidi davanti alla prefettura di ogni provincia per mercoledì 15 aprile.

Fuga di massa la scorsa notte dal Cie di Gradisca

Ventitré immigrati d’origine nordafricana sono riusciti a scavalcare il muro di cinta della struttura di via Udine: ventuno sono scappati nei campi e hanno fatto perdere le proprie tracce. Due, invece, si sono procurati delle ferite alle gambe nell’impatto con il terreno e sono stati subito ripresi dalle forze dell’ordine.L’azione è iniziata attorno le 3.30 della notte tra martedì e ieri. Secondo la ricostruzione effettuata dalla Questura di Gorizia a tentare la fortuna eludendo il controllo degli operatori dell’ente gestore Connecting People sono stati oltre quaranta stranieri, ma una ventina di persone ha desistito dallo scavalcare il primo dei due muri di contenimento dell’ex caserma Polonio quando ha visto arrivare gli agenti di guardia allertati dal sistema di allarme.I fuggitivi sono soprattutto di nazionalità algerina.Dopo aver ricevuto le prime cure, i due feriti sono stati trasferiti all’ospedale San Giovanni di Dio di Gorizia. Uno di essi ha riportato la frattura di una gamba.Le ricerche degli immigrati da parte di polizia,carabinieri e guardia di finanza sono andate avanti per gran parte della giornata. «La nostra priorità - ha spiegato il portavoce della Questura di Gorizia - è stata quella di intercettare eventuali feriti. Ricordo che nel centro di Gradisca il regime a cui sono sottoposte le persone è di trattenimento e non di detenzione. L’esperienza insegna che chi riesce a scavalcare le recinzioni prende in fretta il largo. chi però si fa male nel tentativo di fuga, per paura di essere preso di nuovo, non va a farsi curare. Ci siamo concentrati su questi soggetti. Non dimentichiamo che stiamo parlando di esseri umani che come tali vanno trattati» La scorsa notte il numero degli ospiti era appena sotto la capienza massima prevista.


fonte: Il Piccolo

9 aprile 2009

Brescia: In ospedale per il mal di denti Espulso un senegalese

Espulso per un mal di denti. E dire che Maccan Ba, senegalese di 32 anni, clandestino, in ospedale non ci voleva proprio andare. Ma dopo 4 giorni senza dormire e mangiare a causa del dolore, non ce l’ha fatta più ed è corso agli Spedali Civili. Ha pagato il ticket e si è messo in coda.Ma Maccan dall’ospedale è finito dritto in Questura, con il suo ascesso che gli faceva vedere le stelle. «Mi hanno prelevato nella sala d’attesa del pronto soccorso odontoiatrico —racconta Maccan che ora vive con il foglio di via in tasca nascondendosi in casa di amici e parenti —. Non saprei dire chi mi ha denunciato, se il medico o la guardia giurata a cui ho chiesto indicazioni per arrivare al pronto soccorso. Sta di fatto che sono stato espulso e d’ora in poi non metterò mai più piede in un ospedale».La direzione degli Spedali Civili respinge qualsiasi accusa e chiosa: «Nei primi tre mesi dell’anno abbiamo assistito 1.006 pazienti extracomunitari. Nessuno di questi è mai stato denunciato perché clandestino. Nel caso specifico è stata una guardia giurata a chiamare la polizia dopo che l’uomo si era rifiutato di lasciare l'ospedale». Oggi davanti all’ospedale ci sarà un sit-in di protesta dell’Associazione «Diritti per tutti».

8 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: Solidarietà attiva

Rifondazione Comunista ha organizzato Brigate di solidarietà attiva con le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.Il campo di accoglienza dei nostri compagni è stato allestito in località Tempera, a pochi chilometri dall'Aquila.La Federazione Prc di Pescara (via F. Tedesco, 8) funziona come centro di raccolta materiali e di accoglienza per gli evacuati. Singoli o strutture che abbiano la possibilità di accogliere gli sfollati sono pregati quindi di chiamare il numero 085.66788Chiunque volesse partecipare all'organizzazione dei soccorsi può chiamare:

Federazione Prc Pescara: 085.66788 (accoglienza evacuati)

Richi: 339.3255805 (generi di prima necessità come acqua, pasta, latte UHT, biscotti)

Marco Fars: 334.6976120

Francesco Piobbichi: 334.6883166o

spedire una mail al seguente indirizzo:piobbico@hotmail.com

ATTENZIONE! Facciamo un appello a tutti coloro che stanno partendo per portare il loro soccorso:non partite senza aver prima chiamato i numeri messi a disposizione.Siate attrezzati e soprattutto autosufficienti sia per quanto riguarda il vitto che l'alloggio. Se volete invece mandare un contributo economico potete spedirlo a:


Conto Corrente Bancario

RIFONDAZIONE PER L'ABRUZZO

IBAN: IT32J0312703201CC0340001497o

tramite carta di credito: sottoscrizione online

Londra G20,video shock: aggredito dalla polizia l'edicolante morto

Il Guardian presenta il filmato del 47enne picchiato e strattonato dagli agenti prima di accasciarsi a terra per un infarto.Il video, che appare sul sito del quotidiano, mostra Tomlison che cammina sul marciapiedi con le mani in tasca. Alle sue spalle vi sono agenti in assetto antisommossa, con manganelli e cani al guinzaglio. Uno di loro lo colpisce apparentemente alle gambe con un bastone e poi lo spinge chiaramente con violenza a terra con le due mani. Tomlison cade. Poi si siede e parla con gli agenti, nessuno dei quali lo aiuta ad alzarsi, come fa invece un giovane presente sul posto. Pochi minuti dopo l'edicolante sara' stroncato da un infarto.

Fiumicino: poliziotti corrotti impongono il pizzo

Questa mattina alle otto meno un quarto il mio amico nepalese S.T. è arrivato in aereo a Roma da Bangkok. Per fargli avere il visto turistico - starà in Italia meno di un mese - avevo fatto tutte le pratiche richieste dalle legge: fideiussione bancaria, lettera d’invito e tutto il resto. Ottenuto il regolare visto, dunque, S.T. è arrivato questa mattina a Fiumicino.Alla dogana, ingresso per i non comunitari, i poliziotti di frontiera l’hanno ovviamente fermato e gli hanno chiesto i documenti, tutti perfettamente in regola.Ciononostante gli hanno detto che doveva seguirli in una stanza riservata. Lo hanno fatto aspettare un po’ poi lo hanno fatto entrare in un’altra stanza, dove c’erano sei poliziotti.Gli hanno fatto un sacco di domande (tutto normale, per carità). E poi gli hanno chiesto 200 euro per uscire dall’aeroporto.S.T. ha provato a opporsi, dicendo che aveva tutti i documenti in regola. Loro hanno risposto che non gliene fregava nulla, o sganciava i 200 euro o lo rimandavano a casa.Allora S.T. ha telefonato, con il suo cellulare, al console che a Kathmandu gli aveva dato il visto. Questi gli ha consigliato di non opporsi e di provare a trattare sul pizzo.S.T. allora ha trattato, offrendo venti euro, un decimo della richiesta. I poliziotti hanno riso, ma hanno risposto che siccome sembrava un ragazzo se la sarebbe cavata con un biglietto da cento.S.T. glieli ha dati. Ovviamente, nessuna ricevuta.E così è potuto uscire dall’aeroporto.Io lo aspettavo fuori e quando mi ha raccontato questa storia mi è venuto il sangue caldo nelle vene. Volevo entrare a vedere in faccia gli estorsori in divisa, ma S.T. mi ha pregato di lasciar perdere, con tutta la fatica che aveva fatto a uscire, e poi voleva solo andare a casa a farsi una doccia.Con S.T. nella saletta d’attesa della polizia di frontiera c’erano altre cinque persone, tutte provenienti da Nepal o Bangladesh. Non so se anche a loro hanno imposto il pizzo, ma ritengo improbabile che quello accaduto al mio amico sia stato un caso isolato.Mi chiedo quante migliaia di euro si spartiscano ogni settimana i poliziotti di frontiera di Fiumicino. Adesso, naturalmente, non so cosa fare. Vorrei fare un esposto in procura, ma il mio amico mi prega di lasciar perdere, ha paura che poi se la prendano con lui. Certo, cento euro per un nepalese sono quasi un mese di stipendio, ma tanto lui sa che non li recupererà mai. E poi sarebbe la sua parola contro la loro, quelli negheranno e nella stanza dove è avvenuta l’estorsione non c’erano testimoni neutrali. Senza dire che se mai dovesse partire un’inchiesta, non farebbero neppure in tempo a interrogarlo, visto che lui tra un mese sarà già tornato in Nepal.Così oggi mi si è aperto un altro squarcio sul marciume di questo paese. Uomini che rappresentano lo Stato che estorcono soldi a soggetti deboli - gente che viene da Paese sfigati e che non ha idea dei propri diritti - con l’arroganza di chi sa che non verrà mai denunciato.Chissà se il capo della Polizia Antonio Manganelli ha una vaga idea di come i suoi uomini presentano l’Italia, all’aeroporto di Fiumicino, nell’aprile del 2009

Milano: Senza tetto ucciso a calci da poliziotti

Si chiamava Giuseppe Turrisi, era originario di Agrigento, aveva 58 anni e qualche precedente penale per fatti di poco conto, l'uomo che sarebbe stato ucciso a calci da due giovani agenti della Polfer di Milano. Era un abituale frequentatore della Stazione Centrale e del dormitorio di via Ortles. Dall'autopsia risulta che sarebbe morto per un'emorragia interna provocata dallo spappolamento della milza perforata da una costola. Per il pm, Isidoro Palma, e' la prova che i fatti si sarebbero svolti in modo assai diverso rispetto a quanto raccontato dai due agenti. Nella loro annotazione di servizio, i due riportano che, intorno alle 20 del 6 settembre dell'anno scorso, si erano avvicinati a Turrisi e ad altre persone che stavano discutendo vibratamente davanti alla stazione, dal lato di piazza 4 novembre, vicino a un cestino dei rifiuti dove erano posate diverse bottiglie di vino. La scena e' ripresa dalle telecamere. Poi, il filmato mostra lo scioglimento del gruppetto. Resta solo Turrisi, ubriaco, come dimostreranno gli esami tossicologici sul suo cadavere, che viene portato negli uffici del Commissariato in Stazione Centrale dove gli agenti, questo riportano nelle relazione, vogliono incriminarlo per ubriachezza molesta. Sempre stando al loro racconto, il senzatetto avrebbe tirato fuori un taglierino e i due poliziotti si sarebbero difesi. Turrisi avrebbe poi detto di sentirsi male perche' cardiopatico e gli agenti avrebbero chiamato un'ambulanza sulla quale, di li' a pochi minuti, l'uomo e' morto. Ben diversa la ricostruzione della Procura accolta dal gip Marina Zelante che ha disposto gli arresti con l'accusa di omicidio volontario col dolo eventuale. Il taglierino e' stato effettivamente trovato, ma, è la tesi del pm, non sarebbe stato utilizzato. Sarebbe stato invece un violento pestaggio a suon di calci e pugni a far morire Turrisi a bordo dell'ambulanza, effettivamente chiamata dagli agenti. Nessuna telecamera ha documentato l'aggressione ipotizzata dalla Procura.

6 aprile 2009

Milano: Cariche al centro di detenzione di via Corelli

5 aprile: intorno alle 22,30 di oggi i detenuti del lager di via Corelli a Milano si ribellano e salgono in massa sui tetti dei gabbiotti nei quali sono rinchiusi. Uno si arrampica su un palo. La rivolta è per i motivi di sempre: contro le condizioni di vita, contro la nuova legge dei sei mesi… per la libertà! La polizia interviene decisamente sin da subito e li tira giù dal tetto. Venti minuti dopo, proprio mentre sono in diretta con Radio Blackout, la polizia li carica di nuovo, senza motivo e selvaggiamente. Secondo le prime testimonianze da dentro gli agenti non erano armati solo di manganelli: per menare hanno usato anche “i fucili”, forse gli attrezzi per lanciare i lacrimogeni.
Nel momento in cui scriviamo, la situazione dentro sembra più calma. La polizia è ancora schierata e sta prendendo gli immigrati a gruppetti per portarli nella sala colloqui. Ascoltate le testimonianze da dentro che abbiamo registrato con la radio.
Ascoltatele bene, e poi date retta ai vostri nervi, al vostro cuore e alla vostra voglia di libertà.


Raduno di Forza Nuova a Milano, solo 200 persone. 5000 antifascisti in piazza

Preceduto dalle aspre polemiche dei giorni scorsi, con partiti e movimenti di sinistra, rappresentanti dei centri sociali e dell'Anpi, l'associazione dei partigiani, a chiedere al prefetto di non concedere il permesso, si è tenuto a Milano il raduno di Forza Nuova in concomitanza con un convegno organizzato dal movimento di estrema destra. Nella foto il presidio antifascista di Piazza della Scala

Il video del raduno

C'ERA ANCHE PADRE TAM. Tra i partecipanti c'è anche il discusso padre Giulio Tam, da sempre vicino ai movimenti politici di ultradestra e candidato per Forza Nuova a sindaco di Bologna. Recentemente aveva fatto discutere il suo saluto romano ai militanti di Forza Nuova di Bergamo, lo scorso 28 febbraio, per l'apertura di una sede locale del partito di Roberto Fiore. Pochi minuti prima dell'arrivo dei militanti di estrema destra, in gran parte teste rasate, si è presentato all'ingresso dell' hotel il leader stesso Fiore, accolto dal saluto romano di alcuni camerati.
FIORE: NESSUN SALUTO ROMANO. "Non ho visto alcun saluto romano", ha commentato Fiore a fine convegno. La foto scattata fuori dall'albergo, però, contraddice in maniera inequivocabile il leader di Forza Nuova: il primo da sinistra è proprio lui.
LETIZIA MORATTI. Il sindaco di Milano ha confermato il principio che nei giorni scorsi l'aveva spinta a non chiederne il divieto: la libertà di manifestare è sancita dalla Costituzione. Le forze dell'ordine "hanno garantito una manifestazione che era impossibile non garantire - ha detto il sindaco - perché la libertà di manifestare è sancita dalla Costituzione".


I GIORNALISTI PAGANO. Per accreditarsi al convegno i giornalisti dovevano pagare 30 euro. "Sappiamo che non è nelle norma far pagare anche i giornalisti - ha detto un portavoce di Forza Nuova - ma noi non possiamo farne a meno: contrariamente a quanti credono in tanti, non abbiamo alcun finanziamento pubblico".


LA MILANO ANTIFASCISTA. I centri sociali, le associazioni, l'Anpi e i partiti della sinistra radicale si sono ritrovati in piazza della Scala per un happening culturale che vedrà gli interventi di alcuni artisti e cantanti tra cui Moni Ovadia, Bebo Storti e Renato Sarti. "L'antifascismo chiama, Milano accorre", si legge su uno striscione.


I PARTIGIANI. In mattinata l'Anpi provinciale ha deposto due corone di fiori in ricordo delle vittime del nazifascismo. In circa 200 si sono presentati prima in piazza della Scala e poi alla vicina Loggia dei Mercanti. Profondo lo sdegno espresso dall'associazione dei partigiani per "lo sfregio di un raduno di partiti che si richiamano alle idee razziste e xenofobe del fascismo e del nazismo", ha detto in un breve intervento Tino Casali, presidente nazionale dell'Anpi.

www.repubblica.it

Link: Spedizione notturna al circolo gay prima gli insulti, poi l'aggressione

5 aprile 2009

Napoli: denunce contro studenti ed attivisti dell'onda

Apprendiamo dalla stampa che ci sarebbero 6 DENUNCE CONTRO STUDENTI E ATTIVISTI DEL MOVIMENTO STUDENTESCO per le vicende del 26 marzo all'Università!

Ricostruiamo i fatti: Martedì 24 gennaio, un’assemblea di oltre 300 studenti a giurisprudenza, cui intervengono docenti, ricercatori, movimenti, l’ANPI e la CGIL, evidenzia il clima fascista e xenofobo del paese. Dopo l’assemblea, il Preside di Giurisprudenza vieta un’iniziativa di neofascisti per giovedì 26. In quella giornata, le reti studentesche vanno ad Acerra per la manifestazione contro l’inceneritore, mentre alcuni restano a volantinare sotto la facoltà di giurisprudenza. I neofascisti, malgrado l'iniziativa fosse vietata, si presentano lo stesso. Una trentina, che vanno da piazza Mercato all'Università senza che nessuno dica niente, malgrado abbiano bastoni e caschi. Fra essi sono pochi gli studenti mentre spicca la presenza di diversi picchiatori fascisti degli anni ’70.In seguito a varie provocazioni,nella stazione di P.zza Garibaldi ci sono state tensioni con gli squadristi in cui é intervenuta anche la polizia a loro difesa.Ma la tensione maggiore si è avuta fuori la stazione, quando, un poliziotto, in una dinamica del tutto ingiustificata, ha esploso un colpo di pistola,scatenando la rabbia degli studenti(chi avrebbe il piacere di farsi sparare addosso?)Restano alcuni dubbi inquietanti:Perchè le istituzioni accademiche e cittadine non si preoccupano di evitare l’agibilità di questi pericolosi gruppi i cui principi sono anticostituzionali, facendo propri il negazionismo storico e l’intolleranza verso tutte le forme di diversità?E’ inaudito che diversi mazzieri fascisti che non si vedevano nelle piazze da oltre un decennio possano muoversi armati liberamente nel centro della città!Mentre chi impedisce pubblicamente la presenza di gruppi anticostituzionali viene denunciato!

L'AGIBILITÀ DEMOCRATICA DEGLI SPAZI UNIVERSITARI È DI CHI RICONOSCE I VALORI CHE HANNO FONDATO LA LIBERTÀ IN QUESTO PAESE: ANTIFASCISMO, ANTIRAZZISMO, ANTISESSISMO!

Denunciamo fortemente questa situazione!Ricompare la repressione e il neofascismo. Proprio a Napoli c'è stata un mese fa un aggressione razzista al centro storico, e giorni fa la prima denuncia di un medico nei confronti di una donna clandestina partoriente, ennesimo esempio della spinta securitaria e razzista messa in campo in questo paese!Magari i neofascisti sarebbero andati a complimentarsi con l'Ospedale...!Loro sono,testuali parole, per " l'umano (!!) rimpatrio di tutti gli immigrati presenti in Italia"... Ognuno può valutare da che parte sta la civiltà e da che parte l'autoritarismo, la xenofobia e la barbarie...


LA CRISI AVANZA,IL MOVIMENTO RISPONDE PIU' DETERMINATO!


LUNEDI 6 PRESIDIO CONTRO LA REPRESSIONE

P.ZA SAN DOMENICO MAGGIORE ORE 15


Onda Studentesca Napoletana

Londra: "L'uomo morto al G20 è stato aggredito dalla polizia"

Ci sono voluti cinque giorni, ma la verità sulla morte misteriosa di un uomo durante la "battaglia" di mercoledì scorso nella City tra dimostranti e polizia comincia finalmente ad emergere. La Independent Police Complaints Commission (Ipcc), una commissione governativa indipendente che ha la supervisione del comportamento della polizia, ha ricevuto testimonianze oculari secondo cui la vittima è crollata al suolo dopo essere stata assalita da agenti anti-sommossa armati di manganelli. Come riportato per primo giovedì da Repubblica citando fonti dei manifestanti che dicevano "lo hanno ucciso", Ian Tomlinson, un edicolante di 47 anni che tornava a casa dal lavoro, avrebbe dunque perso la vita a causa delle forze dell'ordine, non per un infarto sofferto per caso mentre si trovava nelle vicinanze degli scontri tra no-global e poliziotti come riportato finora da Scotland Yard. La commissione independente non ha ancora reso noto il suo rapporto sulla vicenda, al termine del quale deciderà se aprire un'indagine giudiziaria ufficiale per individuare i responsabili di una "morte sospetta", ovvero di un possibile omicidio. Ma ieri l'Observer, edizione domenicale del quotidiano Guardian, ha a sua volta pubblicato tre resoconti, forse degli stessi testimoni che hanno deposto davanti alla Ipcc, in cui si afferma che Tomlinson fu attaccato "violentemente" dagli agenti. Uno di questi sostiene che l'uomo è stato colpito pesantemente alla testa con un manganello. Un altro riferisce che è stato spinto alle spalle dai poliziotti con una forza tale da fargli sbattere la testa per terra. E uno di questi testimoni ha dato al giornale anche fotografie scattate sulla scena, in cui si vede l'edicolante a terra, inerme, circondato da poliziotti con caschi, scudi e manganelli: fa un gesto come per protestare o ripararsi. Successivamente al suo fianco c'è un giovane in abiti borghesi che, secondo i resoconti, lo ha aiutato a rialzarsi. Ma i testimoni concordano che dopo aver mosso qualche passo barcollando, Tomlinson si è accasciato di nuovo al suolo: e non ha mai più ripreso conoscenza.
Dice all'Observer Anna Branthwaite, una esperta fotoreporter: "Ricordo bene di averlo visto. Veniva spintonato da dietro da un poliziotto in assetto anti-sommossa, due o tre minuti prima che perdesse i sensi. Non era un esagitato o un provocatore, ma la polizia sembrava aver perso il controllo. Gli agenti avevano chiuso la zona della manifestazione, non lasciavano entrare o uscire nessuno, ma qualche passante riusciva lo stesso a filtrare trai cordoni di poliziotti. Tomlinson era uno di questi". E' una tattica che i dimostranti hanno definito come "chiuderci in gabbia", usata anche in altri paesi in occasione di manifestazioni di protesta: accadde anche al G8 di Genova, e ora fortemente criticata dalla stampa inglese, che accusa la polizia di metodi brutali che hanno fatto salire la tensione e incentivato gli scontri. Un altro testimone oculare, Amiri Howe, 24 anni, ricorda di aver visto un agente picchiare Tomlinson "vicino alla testa" con un manganello: è lui che ha scattato le foto dell'episodio pubblicate dall'Observer. Dice una donna, di cui il giornale non rivela il nome ma che ha testimoniato alla commissione indipendente: "L'ho visto cadere a terra, dopo essere stato violentemente spintonato in avanti. da un poliziotto. Ho notato che cadendo ha sbattuto in modo orrendo la fronte sul marciapiede. Ne sono rimasta fortemente impressionata". E un'altra donna, Natalie Langord, 21 anni, riferisce i suoi ultimi attimi di vita: "Barcollava, pareva disorientato, poi è crollato al suolo. Ho chiesto a un mio amico di soccorrerlo". E' a questo punto che alcuni manifestanti hanno chiamato altri poliziotti, che hanno inviato sul posto due infermieri, i quali hanno inutilmente tentato di rianimare Tomlinson e poi hanno fatto arrivare un ambulanza: ma l'uomo è arrivato morto in ospedale. Era sposato, ma viveva da solo in un ostello nei pressi della City. David Howart, deputato del partito liberal-democratico, afferma che "dovrà esserci una piena inchiesta giudiziaria, è possibile che quest'uomo sia stato ucciso dalla polizia".
fonte: La Repubblica

4 aprile 2009

Dopo Napoli, anche a Brescia medici denunciano un immigrato

"Un caso simile, anche se meno grave, a quello accaduto a Napoli. Segno che il pacchetto sicurezza miete vittime ancora prima di essere legge". Non ha svelato tutti i dettagli della vicenda, Umberto Gobbi dell'associazione Diritti per tutti, ma ha annunciato che giovedì prossimo, alle 13, ci sarà un presidio all'ospedale Civile di Brescia "perché anche lì un immigrato, di origine senegalese, è andato al pronto soccorso per essere curato e se ne è andato con una denuncia". A Napoli nei giorni scorsi una rifugiata politica della Costa D'Avorio, di nome Kante, è stata denunciata alla polizia con un fax che proveniva dall'ospedale Fatebenefratelli in città, dove era ricoverata per partorire. Il suo permesso di soggiorno era scaduto, e la donna era in attesa di un ricorso per ottenere l'asilo politico. L'atto, temono gli antirazzisti, è un'anticipazione di quello che accadrebbe se cadesse il divieto di denunciare chi si presenta in ospedale per essere curato, un divieto che potrebbe scomparire con la nuova legge. Sabato pomeriggio diverse associazioni e gruppi dell'universo antagonista bresciano hanno invece "violato" simbolicamente alcuni dei divieti che saranno presenti nel nuovo regolamento di polizia urbana: al parco Tarello i giovani del collettivo Studenti in lotta hanno giocato a calcio, mentre gli attivisti del centro sociale Magazzino 47 e dei sindacati Sdl e Cobas distribuivano bevande e cibo per la merenda, in un picnic "illegale". All'entrata del parco, il cartello ufficiale era stato coperto con adesivi che esageravano volutamente il regolamento, come disegni che segnalavano il divieto di fare cicloraduni, di organizzare un campeggio, di appiccare un incendio. "Il nuovo regolamente è pieno di norme che non verranno applicate sempre", ha continuato Gobbi, "ma che creeranno un'insieme di regole da far rispettare di volta in volta discriminando i soggetti: non daranno certo la multa al papà che è sul dondolo con la bambina, ma magari agli immigrati che mangiano un panino". In particolare i cittadini di origine asiatica, come i pachistani, sentono la necessità di avere un posto per poter giocare a cricket e altri sport tradizionali. "Ormai siamo in tanti a Brescia", ha sottolineato Iqbal Mazhar, responsabile dell'associazione sportiva della comunità pachistana, "e tra poco chiederemo un'area al comune. Purtroppo temiamo già un rifiuto". Quella di sabato è stata una delle diverse iniziative che gli attivisti hanno deciso di mettere in campo per denunciare alcuni aspetti del pacchetto sicurezza del governo e delle scelte di Palazzo Loggia, contro cui hanno programmato una manifestazione il prossimo 18 aprile.



fonte: quiBrescia

Strasburgo: Scontri al vertice Nato

Sono già almeno 50 i feriti nei disordini scoppiati alle proteste contro il vertice Nato a Strasburgo, in una situazione sempre più fuori controllo. Dopo che il corteo principale, composto da migliaia di persone, ha preso il via nei pressi della riva francese del Reno, decine di giovani incappucciati hanno appiccato incendi a un posto di frontiera francese abbandonato e a un albergo (che è stato completamente distrutto dalle fiamme), e hanno saccheggiato una stazione di rifornimento e una farmacia. Gli scontri più duri si sono verificati nei pressi del Ponte d'Europa che collega Francia e Germania. E che dista 5 chilometri dal Palazzo della Musica e dei Congressi, dove si tiene il summit. La maggior parte dei feriti è stata provocata dai lanci di lacrimogeni e dai proiettili di gomma, sparati dalle forze dell'ordine in assetto antisommossa. Gli scontri sono molto duri: i manifestanti distruggono vetrine e assaltano bar e negozi. Fumo sta uscendo da alcune finestre dell'hotel Ibis, non lontano dalla centralissima Place Kleber nel cuore della città vecchia. La struttura, evacuata in precedenza, è bruciata completamente. Dopo tutti questi episodi, i manifestanti pacifici si sono seperatidai black bloc, e hanno invitato con i megafoni a dividersi dai gruppi più violenti. Il tutto dopo una mattinata già all'insegna delle scaramucce con la polizia. Migliaia di manifestanti, divisi in più tronconi, si erano avvicinati fin da questa mattina all'alba al centro di Strasburgo, blindato per l'apertura del vertice Nato. Le forze dell'ordine sono intervenute, lanciando gas lacrimogeno. Sono finora 27 le persone arrestate.
Per circa due ore la polizia aveva bloccato ai manifestanti l'accesso al punto di raccolta previsto per la manifestazione, scatenando il lancio di pietre, sbarre, mattoni, e anche molotov. Una telecamera di videosorveglianza è stata distrutta. Poco dopo mezzogiorno un drappello di manifestanti si è staccato da uno degli spezzoni di corteo e ha dato fuoco a una stazione di servizio e a un ex edificio della polizia, le vecchie dogane, ormai abbandonato, sulla riva francese del ponte dell'Europa. Il gruppo di manifestanti violenti, i black bloc, ha preso la testa del corteo di protesta anti Nato della sinistra radicale, composto da circa 3-4 mila persone e ha anche eretto barricate sul ponte con l'aiuto di segnali stradali e pneumatici bruciati. Sul versante tedesco, intanto, la polizia aveva vietato ai manifestanti di unirsi al corteo e ha minacciato il corteo di intervenire con cannoni ad acqua. L'alto rischio di nuovi scontri ha avuto una conseguenza sul vertice: la polizia francese ha cancellato parte del programma delle first lady, che avrebbero dovuto visitare un ospedale per malati di cancro. Lo riferiscono fonti dell'Eliseo. Il programma per le consorti - tra cui in realtà c'è anche il marito di Angela Merkel - prevede anche la cattedrale di Strasburgo, uno dei monumenti più famosi della città alsaziana. I manifestanti già ieri avevano tentato di avvicinarsi al centro, ma erano stati respinti dalle forze dell'ordine



Processo Diaz: Per i pm Zucca e Albini non è stata fatta

«Non è stata fatta giustizia». Non è una frase scritta sui muri o su un volantino ribelle. Sono le parole con cui i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini chiudono il ricorso in Appello con cui chiedono di fare un nuovo processo ai 29 poliziotti che la sera del 21 luglio 2001 fecero irruzione nella scuola Diaz massacrando di botte 93 manifestanti sorpresi in pieno sonno. «Il sangue versato e la sospensione del diritto in quella notte richiedono più adeguata ricerca sugli autori e sulle cause» scrivono i magistrati. Su 29 imputati, sedici sono stati assolti a novembre scorso dopo tre anni di processo e otto di indagini. Erano all´epoca dei fatti, e sono tutt´oggi, i massimi vertici della polizia. Chiudere gli occhi, accettare quella sentenza, accusano i pm, «avrebbe conseguenze assolutamente nocive sul piano istituzionale». Quelle assoluzioni, in buona sostanza, creano un «precedente giuridico gravissimo»: quello per cui la polizia può sospendere il diritto, confondere le acque e far sparire le prove, fabbricarne addirittura di false, falsificare gli atti e farla franca. Un precedente che sarebbe grave si consolidasse proprio alla vigilia di un nuovo G8 italiano e mentre tornano le minacce e a Londra un manifestante del G20 muore in strada.Zucca e Cardona Albini impiegano 109 pagine per smontare le motivazioni della sentenza pronunciata dal presidente del tribunale Gabrio Barone che invece ha spiegato l´assoluzione con l´assenza di prove («esistono solo indizi e non univoci»).I pm accusano il tribunale di aver evitato «la responsabilità di motivare» l´assoluzione di 16 dei 29 imputati, un lavoro «solo compilativo» in cui «non ha valutato a dovere i mezzi istruttori» e «le dichiarazioni testimoniali». Per l´accusa la notte della Diaz non può essere solo colpa di qualcuno a cui è scappata la mano; quella notte, dopo la morte di Giuliani e due giorni di delirio, finito il vertice, fu deciso un cambio di strategia. Lo ha spiegato al processo il prefetto Ansoino Andreassi, fino alla mattina del 21 luglio 2001 responsabile della sicurezza del G8: «Ci fu una decisa virata nella politica della gestione dell´ordine pubblico proveniente dal vertice del Dipartimento della pubblica sicurezza mirante all´accentuazione dell´aspetto repressivo (...) tanto che nel pomeriggio del 21 viene inviato a Genova il prefetto La Barbera, capo dell´antiterrorismo». Una deposizione «decisiva - si legge - per la ricostruzione della catena di comando» e invece valutata «in modo asettico» dal tribunale. Tribunale che «scarta apoditticamente l´idea che l´agente Nucera abbia potuto togliersi il giubbotto per colpirlo col coltello».E´ una delle tante prove false fabbricate per motivare la reazione degli agenti. «Nucera - si legge nell´appello - (che in un primo tempo aveva detto di essere stato aggredito da un no global è più credibile quando aggiusta a posteriore la sua versione, dopo aver saputo che la consulenza del Ris lo sbugiarda». Durissimo il capitolo dedicato alle due bottiglie molotov, reperto chiave la cui presenza nella scuola Diaz aveva motivato l´irruzione e che poi invece risultano essere state portate a posteriori da Troiani e Burgio, tra i sedici condannati con gli uomini del Reparto mobile guidato da Canterini. Troiani e Burgio hanno agito da soli? Impossibile, dicono i pm, «ricostruendo la gestione del reperto si prova il pieno coinvolgimento e la consapevolezza di tutti gli imputati ciascuno con il proprio ruolo corrispondente alla gerarchia e funzione».Si tratta di Gratteri, attuale n°2 della polizia, Gianni Luperi, n°3 dell´Aisi, e poi Calderozzi, Ferri, Di Bernardini, Dominici e altri, assolti in I grado perchè il fatto non sussiste. Quelle molotov poi sono scomparse dall´ufficio reperti «per opera del personale Digos che si sarebbe portato via il corpo del reato». Una vicenda su cui il Tribunale non ha mai voluto scavare fino in fondo tanto che i pm contestano «l´omessa pronuncia».«Questo drammatico panorama di violazioni diffuse - si legge nell´appello - si è riprodotto davanti a un Tribunale che non ha ritenuto di stigmatizzare questi comportamenti». Non solo, un Tribunale che «neppure è intervenuto sui numerosi testimomni reticenti e imprigionati da codici omertosi». Anche la Procura generale, eccezzionalmente, ha presentato appello. C´è tempo fino al 2014 per arrivare ad una nuova sentenza.


fonte: l'Unità

'Guardia nazionale italiana', vecchi fascisti si riciclano

«La Guardia nazionale cerca veri italiani nazionalisti e patrioti, gente che sappia portare degnamente e con orgoglio l´uniforme, ... per servire la nostra terra ed il popolo italiano, con regolare mandato e in piena legalità». In piena legalità. La Guardia Nazionale Italiana è pronta per le ronde, per rassicurare cittadini bramosi di sicurezza e praticare il decreto legge (il n.733 art. 46) approvato dal consiglio dei ministri in data 20 febbraio 2009. Pochi giorni dopo, l´11 marzo, partono le lettere indirizzate a Berlusconi, a Maroni, ai capi di polizia, carabinieri e Gdf e alla protezione civile. Un´operazione che cerca il timbro dello Stato,l´accredito per avere mani libere sul territorio. L´ente, si legge, «ha durata illimitata, è cristiano e apartitico», anche se il primo gruppo di sostegno aperto su Facebook annovera tra gli amici Forza Nuova, Italia Nera, gioventù italiana e il movimento de "La Destra". Affinità elettive. Un tesserino nero, una sede torinese, un motto «Domine dirige nos» (Signore guidaci), l´ambizione di dotarsi di «mezzi stradali, navali ed aerei» (per adesso c´è un bimotore parcheggiato a Novara...) per la «salvaguardia, tutela e assistenza dei cittadini con compiti di protezione civile, ambientale, ittica, faunistica, venatoria» e la «promozione della storia, delle lingue e delle tradizioni italiane con particolare riferimento all´impero romano».La divisaÈ gente che trova acqua per nuotare nella materia delle ronde, ancora liquida, ancora da precisare (ci sarà la conversione in legge, e poi almeno 60 giorni per stendere i regolamenti). C´è chi s´industria tra folklore e nostalgia dei tempi andati, e la "Guardia nazionale italiana" marcia in un delirio di riferimenti nazifascisti, labari, scarponcini neri, stendardi ed effigi: «Pantaloni neri con banda gialla laterale, cappello rigido con visiera nero con aquila imperiale romana in alto e sottostante bottoncino tricolore, altresì ruota solare». La Schwarzesonne, il misterioso ordine esoterico legato al misticismo nazista. E ancora: «Camicia color kaki-senape con l´effige dell´aquila imperiale romana sul braccio sinistro, bandiera italiana sul braccio destro, ruota solare incandescente con fascia sul braccio sinistro...».Tra le pieghe della legge si normalizzano inquietanti istituzioni parallele, con il rischio di trovarsi in giro queste squadre di fanatici e con ricaschi da commedia all´italiana: a Padova, un mese fa, per placare i disordini provocati da una ronda improvvisata dovettero intervenire i poliziotti. Sempre nella cittadina veneta la questura ha dovuto revocare il porto d´armi ad alcuni imprenditori che nottetempo uscivano di pattuglia e s´addestravano al poligono con armi da guerra: kalashnikov, fucili d´assalto e pistole. Su questa marmaglia si è gettata la destra, in tutte le sfumature. La Lega al nord, dove sono pionieri di questa pratica (le ronde padane nacquero nel 1995 a Voghera) e questa legge è infine per loro, per garantirsi la loro fedeltà. Scendendo la penisola, si scuotono gli appetiti della destra di Storace (che su Roma si è già mossa), degli estremisti di Forza Nuova e della Fiamma e di qualche altra sigla nostalgica. A Siracusa il plotoncino della Guarda Nazionale è già vestito e fotografato: il nuovo Msi ha reclutato alcuni ex carabinieri in pensione, pronti per la pattuglia e li ha messi in posa. Mordono il freno, in attesa che la legge li liberi per le strade. «Sono volontari che segnalano quello che non va», è la benedizione del sindaco Roberto Visentin. Vediamoli, questi volontari.Nessuno ferma il colonnelloLa Guardia Nazionale si è dotata di un presidente, Maurizio Correnti, ex alpino ritiratosi a vita privata e di un comandante generale, Augusto Calzetta, colonnello dell´arma dei carabinieri in congedo. Una vita nella Benemerita, indagini a tutto campo in zona anarchica, tra Massa, Carrara e Genova, il sequestro dell´Achille Lauro, le inchieste sugli attentati "anarchici" ai tralicci in Toscana e lo strano arresto di Ovidio Bompressi nel 2002. Poi il congedo e l´inciampo in due losche vicende. Prima il coinvolgimento nella Dssa dell´irriducibile missino Saya, polizia parallela impegnata in indagini clandestine sul terrorismo islamico. L´altra macchia dell´attivo pensionato è una storia di morte e profanazione. La procura di Massa lavora su reati consumati tra il 2005 e il 2007 da parte di un´azienda (Euroservizi) «creata per massimizzare i profitti e ridurre i costi delle cremazioni. Bruciando in modo irregolare le salme, smaltendo i resti dei cadaveri alla bell´è meglio, falsificando le documentazioni». Ritrovamenti raccapriccianti, resti umani affastellati in magazzini umidi con carcasse di animali. Calzetta viene arrestato il 13 agosto 2008 insieme ad altre 12 persone. Per lui l´imputazione è «favoreggiamento e concorso esterno nell´associazione a delinquere per aver cercato di depistare e ostacolare le indagini». Ottiene i domiciliari. In attesa del probabile rinvio a giudizio, si è trovato qualcosa da fare.


fonte: l'Unità

3 aprile 2009

Valdagno: Cacciato dal coro alpino perchè "negro"

Si può essere esclusi da un coro alpino solo perché di colore nell'Italia del 2009. Difficile da credere ma leggendo le cronache degli ultimi giorni non siamo più certi che l'Italia tollerante e aperta sia la stessa. A Valdagno in un paese del Veneto Victor Nelson, 37 anni originario della Costa d'Avorio è stato cacciato dal coro “amici dell’Obante” perché di pelle scura. A lanciare questa grave accusa non è lo stesso Victor ma un ex componente del coro, che ha accusato alcuni influenti “soci” del coro di avere escluso il bravo corista ivoriano esclusivamente per motivi razzisti.Il direttore del coro si è dimesso per protesta contro il razzismo è emerso nel gruppo e ha affermato: “Non lo volevano perché è nero, e glielo hanno detto in faccia, non ci sono altri motivi per tutto quello che è successo».Tutto nel nome della difesa della tradizione veneta. in tanto in nome della tradizione il nuovo direttore del coro risulta al momento una donna di nazionalità russa ma con il colore della pelle rigorosamente bianca. Otto anni fa sempre in Veneto il 3 giugno 2001 i giocatori del Treviso in risposta ad alcuni incresciosi atteggiamenti razzisti di una frangia di tifosi trevigiani nei confronti del giocatore nigeriano Omolade, scendono in campo con la faccia dipinta di nero. Il loro gesto è apprezzato da tutta l'Italia che applaude al coraggio dei neoretrocessi ragazzi del Treviso. Lo "sceriffo" Gentilini visibilmente contrariato, coerente con gli atteggiamenti xenofobi che hanno contraddistinto la sua politica, diligente discepolo di Haider risponde stizzito:"Hanno scelto il colore giusto, il nero della vergogna". Purtroppo il vero colore della vergogna è quello che sventola sugli stracci verdi dei leghisti e dei razzisti

Vertice NATO a Strasburgo: 300 arresti e 105 fermi

Massiccia operazione di polizia dopo gli scontri di piazza di ieri a Strasburgo, e alla vigilia delle manifestazioni previste per oggi e domani in occasione del vertice della Nato. La polizia francese ha effettuato 300 arresti, e 105 persone sono ancora in stato di fermo. Possono restare in detenzione 48 ore prima di essere formalmente incriminati. Gli scontri di piazza sono cominciati nel pomeriggio di ieri, con i manifestanti che hanno preso a muovere verso il centro città dai loro campi poco fuori dal centro.
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Foto mainstream (01) (02)
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Link:
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Radio anti-Otan

2 aprile 2009

Giustizia per Marcello!

Il corpo di Marcello è stato riesumato alcuni mesi fa. La nuova perizia ha finalmente accertato quello tutti sapevamo: che è stato ucciso. E sappiamo anche che ad ucciderlo sono stati alcuni tra gli agenti del carcere de Le Sughere di Livorno, dove era detenuto.Il Procuratore della Repubblica di Livorno, di fronte all'impossibilità di tirare fuori di nuovo la storia della morte "per cause naturali", ha inventato una nuova storia: adesso è accusato di omicidio volontario l'allora compagno di cella di Marcello, il quale (probabilmente minacciato) aveva dichiarato prima di dormire e non essersi accorto di niente, e poi di non essere in cella al momento della morte. Dichiarazione quest'ultima confermata anche da altri detenuti. Per far tornare i conti il Procuratore ha aggiunto un'altra accusa che suona come una vera e propria presa in giro: anche due agenti sono stati indagati... per "mancata vigilanza"!Cari compagni e compagne, dobbiamo impedire questa ennesima vergogna. Non possiamo restare a guardare. D'accordo anche con la mamma di Marcello, Maria Ciuffi, lanciamo l'idea di un presidio davanti alla Procura della Repubblica di Livorno entro un paio di settimane. Discutiamone insieme, fissiamo al più presto una data e un'ora e poi facciamo di tutto per esserci, in tanti. E prendiamoci anche l'impegno di organizzare, ciascuno nelle proprie città, altre iniziative di controinformazione e di mobilitazione.


Scritto da luke per http://www.inventati.org/

Sequestrati dalla polizia. Cronaca dal G20

Ieri mattina ho pensato fosse una buona idea andare alla manifestazione anti G20. Non vado spesso a manifestare, ma stavolta un po’ per volontà un po’ per curiosità ho preso macchina fotografica, cellulare e bicicletta e mi sono avviato a Cannon street dove si ritrovavano gli anarchici o presunti tali [gli altri partivano da altre tre stazioni]. Ora lo so che è difficile essere oggettivi quando hai passato tutta la giornata lì in mezzo, e non ci neppure voglio provare. Questo piuttosto è quello che ho visto.
A Cannon Street
Alle 11.20 arrivo davanti alla stazione: non faccio in tempo ad incontrare il mio amico Enrico che assisto ai primi spintoni. La situazione è piuttosto paradossale: ci sono circa 150-200 persone, non di più, che avanzano lentamente, letteralmente circondati dalla polizia. O dentro questo cerchio, o fuori, e gli uomini in divisa ci mettono poco a far capire questo concetto. Volano diversi ceffoni [sono tutti a mani nude, pochissimi hanno i manganelli], piuttosto inutili. Un tizio su una bici prova ad uscire pù’ volte, ma viene rispedito sempre dentro in malo modo. Un «anarchico» con una bandierina sorretta da una sorta di piccolo bastoncino viene malmenato e gli provano a strappare la bandiera.
Bank
Giriamo al largo, ed arriviamo a Bank [davanti alla bank of England, dove c’è il concentramento con gli altri piccoli cortei in arrivo] da Queen Victoria Street. C’e’ un po’ di gente, non moltissima, molti giovani, gente colorita, che balla, bambini, vecchi, un gioioso mix. Ci sono tanti, tantissimi giornalisti, non ne ho mai visti così tanti ad una manifestazione. Ci sono diversi black block, anarchici o pseudo tali, ma sembrano tutti molto tranquilli. Come al solito da queste parti, è tutto piuttosto composto. E’ una sorta di grande presidio, ma ci sono pochi slogan, pochi sound system, assai diversamente da una manifestazione italiana. Qui incontro un’altra amica, mentre Enrico riesce ad uscire appena in tempo da Bank [siamo circa a mezzogiorno]. Davanti, vicino alla Banca di Scozia e nella direzione della city, c’è qualche movimento, ma non si percepisce nulla di che [questo è probabilmente il momento dell’assalto alla banca di cui parlano tutti i giornali, ma io ero più in là].
Ce ne andiamo
E’ mezzogiorno e mezza, e io e S, la mia amica, decidiamo di tornarcene verso l’università. Ma evidentemente dall’alto hanno un altro programma per il nostro pomeriggio. Tutte le strade per uscire dal presidio sono infatti bloccate. Prova una, prova l’altra, è tutto chiuso. Dentro rimangono almeno 4 o 5 mila persone. Tutti dentro, chiusi, in questo spazio non troppo grande e non troppo accogliente: non c’è un bagno, non c’è un bar, nulla. Dopo un po’ la gente comincia a fare i propri bisogni agli angoli delle strade, si crea addirittura un’area nascosta per le donne. Chi ha da mangiare, comincia a mangiare, mentre il tempo passa. Si improvvisano concertini, piccoli comizi [molto corti, di solito], in tanti si gettano a terra a chiaccherare. Uno si arrampica e piazza un paio di striscioni in un posto assurdo. Insomma, quello che la polizia fa è praticamente chiudere tutta questa gente in un’area delimitata. Sul corriere si legge che: «È una pratica di contenimento già sperimentata in altre manifestazioni, spiega Scotland Yard». L’avranno già sperimentata, ma non è una sensazione piacevole. En passant, va detto che c’era gente anche arrivata lì per caso, come qualche lavoratore della city, qualche turista, e via dicendo. Niente, non esce nessuno. E’ un’idea quantomai curiosa di rispetto del diritto di manifestare.
Arresto
Ad un certo punto un poliziotto, da solo, ad un angolo di una strada, cerca di arrestare un giovane. Questo tiene le mani in alto, in atteggiamento pacifico, facendo il segno della vittoria con le due dita. In un attimo i due [poliziotto e giovane] sono circondati da fotografi, cameraman, giornalisti. Arriva un altro poliziotto, sempre in pettorina fluorescente [non tenuta antisommossa quindi], a dar man forte, prendono a schiaffi il malcapitato, provano a mettergli le manette in maniera piuttosto brutale. Ora, io cerco di credere nella buonafede della polizia, ma bisogna essere coglioni per provare a mettere le manette ad uno quando tutto intorno c’è gente che chiaramente non la prende bene. E bisogna essere stronzi per trattare una persona in quel modo. Il passo successivo è inevitabile. Arrivano una ventina di poliziotti, spingendo e buttando a terra chiunque fosse a portata di mano [donne e bambini inclusi] e portano fuori di forza il giovane.
La tensione sale
Piano piano la tensione sale: non prendiamoci in giro, a nessuno piace stare chiuso in «gabbia», senza acqua [c’era il sole, forte ogni tanto], senza cibo, senza bagni. Non occorre essere dei facinorosi per cominciare ad arrabbiarsi. Qua e la provano a spingere, ed ogni tanto si crea un discreto parapiglia. Eppure, tutto sembra sempre sotto controllo, e ho l’impressione che l’unico episodio davvero «grave» e causato dai manifestanti sia stato l’assalto alla banca, ma tutti i media, anche qua in Gb, lo stanno montando. La situazione infatti era moderatamente tranquilla da entrambe le parte: la polizia carica molto raramente e sempre leggermente, tranne in qualche occasione [ci sono i video su internet]; di qua i manifestanti spingono, ma mai troppo forte. E’ vero, volano lattine, qualche bottiglie, e via dicendo, ma credo che la pazienza di chiunque sarebbe finita. Provate ad immaginare una situazione del genere in Italia, con 4 o 5 mila persone circondati e impossibilitati ad uscire e pensate cosa sarebbe successo. Molto, molto di più.
Alla fine si esce
Il tempo passa, e solo verso le 3 [sono passate quindi tre ore dall’orario di ritrovo del presidio] viene aperta un po’ una delle strade laterali. Ma è solo un allargamento del recinto. Ancora non si esce. Passa un’altra mezz’ora buona, con ancora episodi di tensione, finché viene aperta una stradina laterale, e molti riescono ad uscire, tra cui io e S. Rimonto in bici che avevo incautamente parcheggiato molti vicino a Bank ma fuori dal «recinto», e giro un po’ intorno, controllo le stradine laterali, c’è sempre un’atmosfera piuttosto tesa, continuano gli spintoni, e mi sembra che abbiano richiuso molte se non tutte le entrate ed in molti siano ancora «sequestrati». Appena tornato a casa attacco la BBC e ne ho la conferma, si vedevano ancora casini di vario genere. Siamo stati chiusi in un recinto per ore, senza poter espletare i più basici bisogni umani [mangiare, bere, andare al gabinetto]. E come al solito, è un piccolo episodio quello che viene esaltato e non tutto quello che è successo intorno.



Foggia: autobus differenziati per immigrati e italiani

Rosa Parks faceva la sarta in un grande magazzino. Il primo dicembre del 1955, stravolta per il lavoro, prese posto su un autobus di linea a Montgomery, Alabama. Si posizionò davanti, dove fino ad allora, i neri non potevano sostare. James Blake, il conducente le ordinò di alzarsi, Rosa rifiutò e venne arrestata. Martin Luther King e cinquanta leader della comunità afroamericana si riunirono e diedero vita a una primigenea protesta destinata a gonfiarsi di tono e durare per 381 giorni. I Bus rimasero fermi, la legge sulla segregazione mantenuta, fino a quando nel '56, davanti alla corte suprema degli Stati Uniti d'America, venne sancita l'incostituzionalità di quel comma. Cinquantatrè anni dopo, a migliaia di chilometri di distanza dall'America e dal Sud Africa dell'Apartheid, la metafora dell'autobus diversificato affascina ancora qualcuno. A Foggia, l'azienda municipalizzata dei trasporti, avrebbe optato per una decisione incredibile. Autobus e percorsi differenziati per migranti ospiti del centro d'accoglienza e residenti di Borgo Mezzanone, popolosa contrada spuntata in piena riforma agraria mussoliniana, a dieci chilometri da Foggia. Per arrivare o lasciare la casa d'accoglienza "Buona Speranza", i migranti viaggerebbero con autobus "esclusivi". La notizia diffusa da un importante sito di informazione, sarebbe inaudita. Separati dagli altri, senza la possibilità di confondersi. La discussione sulla linea "24", dopo tensioni sociali prolungatesi nel corso dei mesi e incontri in prefettura tra cittadini e forze dell'ordine, avrebbe prodotto un ibrido da brivido. Il direttore dell'Atef, Massimo Dicecca non è reperibile, in comprenso parla Pedretti, addetto all'esercizio. "Da stamattina mi chiamano tutti i giornali d'Italia. Posso assicurarle che nulla di ciò che ho letto e ho sentito, è vero. Potete venirlo a documentare. Sugli autobus- sarebbe folle pensare a qualcosa di diverso- possono salire tutti. L'unica cosa certa è che abbiamo potenziato le linee, creando oltre alla 24, la 24/1. Perchè? Per permettere un percorso più breve a chi abita in borgata Tavernola. Prima, prendendo la Ventiquattro, ci voleva circa un'ora. Chi non ci vuole passare, adesso può saltarla salendo su un altro autobus. Ma la possibilità è aperta a chiunque. Senza distinzioni di alcun genere". Fino a qui l'Atef. Da lunedì, si vedrà se sprofondare nella vergogna o in un'altra categoria dell'essere. C'è tempo, anche per non sprofondare negli incubi.
fonte: l'Unità

Come a Genova? Un morto con mistero

E’ ancora fitto il mistero sul manifestante morto dopo i violenti scontri tra polizia e manifestanti nella City di Londra. L’uomo, si chiama Ian Tomlinson di 47 anni , sarebbe morto d’infarto - secondo fonti della polizia -, dopo esserstato costretto per ore dentro un cordone delle forze dell’ordine,senza la possibilita’ di lasciare la zona delle proteste. Stando alla versione delle forze dell’ordine, la persona sarebbe stata rinvenuta da due medici della polizia in Saint Michael’s Alley, un vicoletto duecento metri a nordovest della Banca d’Inghlterra, attorno alle sette e mezza. I medici avrebbero cercato di rianimarlo ma non ci sarebbe stato niente da fare. Al momento non si ha nessuna versione alternativa dei fatti, ma nella notte si sono rincorse indiscrezioni –ancora tutte da verificare - che contrastano con la versione offerta dalle forze dell’ordine. La morte del manifestante giunge dopo una giornata in cui la polizia inglese ha represso violentemente le manifestazioni contro il summit del G20 che hanno assediato la Banca d’Inghilterra. Almeno trentadue persone sono state arrestate durante gli scontri che sono continuati fino alla tarda serata con barricate e piccoli fuochi nella zona. Circa un centinaio di manifestanti sarebbero rimasti feriti negli scontri, alcuni con colpi alla testa. Solo un contuso invece tra la polizia che e’ stata bersagliata in maniera relativamente morbida dalla parte piu’ militante della manifestazione che ha tirato frutta, farina, vernice, alcune bottiglie di vetro e scarpe. Le proteste che erano rimaste pacifiche fino alle due sono finite sotto la pressione di migliaia agenti venuti da tutta l’Inghilterra edi reparti anti-sommossa. Gruppi di manifestanti che dopo ore di protesta volevano lasciare l’area della City per tornare a casa o per partecipare ad altre manifestazioni nella zona sono stati costretti dentro cordoni indiscriminati eretti dagli agenti. Ai tentativi di rompere il cordonamento per abbandonare l’area della Banca d’Inghilterra, la polizia ha risposto con cariche, spray urticante e ha pure schierato agenti a cavallo. Il Guardian e l’Independent hanno denunciato la brutalita’ delle forze dell’ordine, criticando in modo particolare l’uso della tattica di cordonamento da parte degli agenti. E’ prassi della polizia inglese nel caso di grandi manifestazioni, isolare gruppi di manifestanti e circondarle e trattenerle per ore in spazi stretti. L’utilizzo del cordonamento e’ considerato da molti come una pratica illegale che viola i diritti fondamentali della persona. Durante le proteste di ieri attorno alla banca d’Inghilterra alcuni cordoni sono andati avanti per oltre sette ore, portando molti manifestanti all’esasperazione. E’ dopo ore passate in uno di questi cordoni che il manifestante morto ieri sarebbe deceduto.

Londra, un morto negli scontri Nella City banche assediate

Il G20 di Londra si tinge di sangue. Una giornata in cui la protesta ha invaso le strade di Londra si è conclusa con la notizia della morte di uno dei manifestanti, probabilmente uno dei feriti negli scontri che hanno accompagnato il vero e proprio assedio della città degli affari londinese. “Un’altra morte tra i manifestanti , come quella di Carlo Giuliani. Questi vertici illegittimi seminano due volte la morte : con le loro fallimentari politiche neoliberiste imposte all’umanità e con la repressione poliziesca.” E’ quanto afferma, in una dichiarazione, Alfio Nicotra, responsabile nazionale Pace e Movimenti del Partito della Rifondazione Comunista. “Londra palesa al mondo l’esistenza di un sentimento popolare contro i responsabili della crisi economica – prosegue Nicotra - è una cambio di paradigma fondamentale. Torna infatti lo scontro tra il basso e l’alto. Per anni le classi dominanti e la destra hanno depistato l’opinione pubblica fomentando una guerra tra poveri e istillando xenofobia, scontri di civiltà e razzismo. A Londra invece del Rom o del migrante il nemico ha il colletto inamidato della city finanziaria, dei frequentatori della Borsa, dei banchieri, dei responsabili di una capitalismo predatorio che sta mandando sul lastrico milioni di famiglie e di lavoratori.” Nicotra, che nel 2001 era uno dei portavoce del Genoa Social Forum chiede “la cancellazione del summit del G8 previsto a Luglio a La Maddalena .” Un vertice che per l’esponente del Prc “ può e deve essere sostituito da una sessione straordinaria sulla crisi economica globale dei legittimi organismi delle Nazioni Unite.” “Il G8 o il G20 sono istituzioni ademocratiche e medioevali perché selezionate in base al censo – precisa Nicotra – gli 8 ricchi che decidono per il resto del mondo . Un fatto inconcepibile. In più le loro ricette economiche hanno palesemente fallito.” “Non vogliamo nuove Diaz o nuove Bolzaneto.- conclude Nicotra – non dimentichiamo che ancora nessuno ha pagato per il sangue innocente di Carlo Giuliani . Non vogliamo nuove notti cilene con la polizia usata per reprimere la rabbia dei popoli contro i fautori della catastrofe finanziaria. Cancellare il G8 sarebbe una cosa di buon senso, un risarcimento verso chi perde il lavoro o è costretto alla fame o alla morte per malattie curabili. Comunque sia il movimento no global non solo non è morto ma rappresenta una delle più grandi speranze dell’umanità. Se decideranno di tenere comunque il G8, il movimento li assedierà e non avranno tregua.”
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RASSEGNA STAMPA:
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1 aprile 2009

Londra: inizia l'assedio al vertice del G20!

Questa mattina il Times ha definito il vertice del G20 che si terrà domani nella capitale inglese come una "fortezza", il quotidiano City AM ha invece titolato: "G20: una città sotto assedio". E questo è il clima che si respira per le vie di Londra, mentre uno dopo l'altro arrivano i "grandi" del G20, ieri sono arrivati Barack Obama, Dmitry Medvedev, Hu Jintao, Ban Ki-moon, Silvio Berlusconi, Jose Manule Barroso e Luiz Inacio Lula da Silva. Per 48 ore Londra, o meglio, il vertice del G20, si prepara ad essere messo sotto assedio dai cortei di protesta e dalle tante iniziative che i gruppi anti-G20 metteranno in campo.Sabato scorso la prima uscita pubblica contro il vertice, oltre 50mila persone hanno sfilato per le vie londinesi. Quest'oggi si entra nel vivo delle manifestazioni: questa mattina migliaia e migliaia di persone hanno partecipato ai 4 diversi cortei diretti verso la Banca d'Inghilterra, cuore della city londinese. I manifestanti hanno fronteggiato i cordoni delle forze dell'ordine, premendo per poter raggiungere la banca, venendo caricati a Cannon Street. La polizia ha distribuito manganellate per contenere la folla, 6 gli arresti realizzati fino a questo momento. Nel corso dei cortei diverse vetrine della Bank of Scotland sono andate in frantumi, nonostante le misure di sicurezza avessero cercato di proteggerle attraverso l'uso di assi di legno.Londra questa mattina si è presentata blindata. Oltre 5mila poliziotti mobilitati, cecchini sopra i tetti, tomboni bullonati, 3mila telecamere di sicurezza attivate. Le vetrine di negozi e ristoranti sono state sbarrate con delle assi di legno. Stesse misure per il monumento ai caduti davanti alla Royal Exchange, un tempo centro del commercio e ora centro commerciale. Ma le misure più importanti, la blindatura più ingente è quella del quartiere finanziario di Londra: presidiate e protette Banca d'Inghilterra, Borsa di Londra e tutte le altre istituzioni finanziarie. Transenne di ferro e guardie circondano anche il quartier generale della Royal Bank of Scotland, la banca fallita salvata dal governo, l'ex numero uno di Rbs Fred Goodwin è stato duramente contestato in Gran Bretagna per gli alti salari dei dirigenti.




Napoli: "No alle discriminazioni! No al Pacchetto Sicurezza! Giovedì presidio all'Ospedale Fatebenefratelli

Kante è una rifugiata politica della Costa D'Avorio. Kante è una donna che ha scelto di partorire all'Ospedale Fatebenefratelli di Napoli, in un paese, l'Italia, in cui emergono forme di discriminazione sempre più gravi e preoccupanti. Kante è stata denunciata alla polizia con un fax dal Fatebenefratelli e il figlio neonato le è stato sottratto per quasi dieci giorni!! In attesa "di una verifica sulla sua identità"... Il permesso di soggiorno di Kante infatti è scaduto, mentre è in atto il suo ricorso per ottenere l'asilo politico. Ma non è questo il punto in questione: la denuncia di Kante nasce dalla vergognosa ansia di applicare le norme contenute nel cosiddetto "pacchetto sicurezza", come quella che annulla il divieto di segnalazione per i migra nti irregolari che vanno a curarsi o, come nel suo caso, a partorire. Un provvedimento che fà a pezzi le regole base del giuramento di Ippocrate e della convivenza civile. Un'iniziativa illegale, quella del Fatebenefratelli, perchè il pacchetto sicurezza non è ancora legge dello Stato e quindi vige sempre il divieto di segnalazione. Ma anche un'iniziativa che dimostra la barbarie che ci aspetta se venisse approvato. In questo caso non solo per gli immigrati irregolari ci sarà il rischio di segnalazione ed espulsione per il solo fatto di ricorrere a cure mediche, ma sarà impossibile anche la registrazione anagrafica del bambino, con un'incredibile condanna preventiva alla clandestinità amministrativa per le nuove generazioni!Non è un caso che questa prima applicazione illegittima del pacchetto sicurezza avvenga proprio sul corpo di una donna, le più esposte e ricattabili anche all'interno della già dif ficile condizione dei migranti e dei rifugiati in Italia.Dobbiamo mobilitarci subito, per pretendere provvedimenti immediati contro i responsabili di quest'assurda iniziativa e per chiedere con forza che il "pacchetto sicurezza" non sia approvato. Diritti e dignità per tutte e tutti! Giovedì 2 aprile ore 16.30 - Presidio sotto l'Ospedale Fatebenefratelli
(via Manzoni 220, a 500 mt dalla fermata della funicolare di Mergellina)

Partecipano al Presidio (adesioni in aggiornamento..):

Rete Antirazzista Napoletana - Medicina Democratica - Giuristi Democratici - Comitato Immigrati di Napoli - Rdb - Cgil - Onda Studentesca Napoletana - Associazione Libera - ASGI (ass. studi giuridici immigrazione) - Centri Sociali Napoletani - Cantieri Sociali - Coop. Dedalus - Associazione Priscilla - Collettivo Tiresia - Collettivo femminista Sora Rossa - Collettivo femminista Pachamama - Collettivo femminista Degeneri - UDI - Movimento Precari Banchi Nuovi - Collettivo NoBorder_Napoli - Confederazione Cobas - Less - Assopace Napoli - ASSNI - Red Link - Associazione senegalese - Ciss


Ricordiamo che il 18 Aprile 2009 si sta costruendo una Manifestazione a Carattere Nazionale a Castelvolturno:"Stanchi del razzismo! Per un patto sociale di solidarietà: Diritti, dignità e permesso di soggiorno per tutti e tutte"

Napoli: Clandestina denunciata dai medici dopo il parto al Fatebenefratelli

Ora Abou sorride in una culla povera, dentro le case-alveare per immigrati clandestini o regolari di Pianura. È un neonato nero che non sa di avere ventisei giorni di vita e, alle spalle, già un'amara esperienza del mondo. Abou è il volto di un caso politico e sociale. Forse la prima volta in Italia in cui una norma - quella voluta dalla Lega nel pacchetto sicurezza, quella che invita i medici a denunciare i pazienti senza permesso di soggiorno: ma a tal punto controversa da avere spaccato persino i compattissimi deputati del Pdl - è stata applicata prima ancora di diventare tale. "Un caso illegittimo, gravissimo", denuncia l'avvocato napoletano Liana Nesta. "Delle due l'una - aggiunge il legale - o nell'ospedale napoletano Fatebenefratelli c'è un medico o un assistente sociale più realista del re che ha messo in pratica una legge non ancora approvata dagli organi della Repubblica; oppure qualcuno ha firmato un abuso inspiegabile ai danni di una madre e cittadina". Una storia su cui promettono battaglia anche gli operatori dell'associazione "3 febbraio", da sempre al fianco degli immigrati, anche clandestini, per le battaglie di dignità e rispetto. La storia di Abou e di sua madre Kante è il percorso sofferto di tante vite clandestine, costantemente in bilico tra vita e disperazione, morte e rinascita. Kante è vedova di un uomo ucciso, quattro anni fa, dalla guerra civile che dilania la Costa d'Avorio e la sua città di Abidjan. Rifugiatasi in Italia nel 2007, inoltra subito richiesta di asilo politico, che le viene negato due volte: e attualmente pende il ricorso innanzi al Tribunale di Roma contro quella bocciatura.Intanto, stabilitasi a Napoli, Kante si innamora di un falegname di Costa d‘Avorio, resta incinta, si fa curare la gravidanza difficile presso l'ospedale San Paolo, con sé porta sempre alcuni documenti e la fotocopia del passaporto, trattenuto in questura per un'istanza parallela di permesso di soggiorno, non ancora risolta. Quando - il 5 marzo scorso - Kante arriva all'ospedale Fatebenefratelli per partorire il suo bimbo ("al San Paolo non c'era un posto"), dal presidio sanitario scatta un fax verso il commissariato di polizia di Posillipo che chiede "un urgente interessamento per l'identificazione di una signora di Costa d'Avorio". Ovvero: la denuncia. Esattamente ciò che la contestatissima norma - voluta dalla Lega nell'ambito del pacchetto sicurezza, e già approvata al Senato - chiede. Proprio il nodo che ha provocato il dissenso di un centinaio di deputati del Pdl, lo scorso 18 marzo. In testa, la deputata Alessandra Mussolini, che guidava la rivolta con un esempio-limite: "Far morire una donna clandestina di parto perché non può andare in ospedale altrimenti i medici la denunciano? Eh, no. Inaccettabile".Aggiunge l'avvocato Nesta: "Siamo di fronte a un'iniziativa senza precedenti. Non è mai accaduto che una donna extracomunitaria, che si presenta al pronto soccorso con le doglie, ormai prossima al parto, venga segnalata per l'identificazione", spiega pacatamente Liana Nesta. E aggiunge: "Come se non bastasse, Kante non ha potuto allattare suo figlio nei suoi primi giorni del ricovero: lo ha visto per cortesia di alcuni sanitari che glielo hanno adagiato tra le braccia, ma non ha potuto allattarlo". La Nesta è una legale impegnata da anni nelle rivendicazioni dei diritti essenziali, al fianco di immigrati o di parenti di innocenti uccisi dalle mafie. L'ultima condanna, in ordine di tempo, la Nesta l'ha ottenuta a dicembre scorso, come avvocato di parte civile, per i killer di Gelsomina Verde, la ragazza innocente assassinata e poi data alle fiamme dai sicari di Scampia. Un'altra fragile vita per la quale invocare giustizia


fonte: La Repubblica

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