Ultimamente in quanto a razzismo e a rigurgiti fascisti non c'è che l'imbarazzo della scelta.Sicuramente le manifestazioni più spettacolari del "nuovo ordine" che sta strisciando per l'Italia sono sotto gli occhi di tutti immediatamente evidenti per chi avesse anche solo la voglia di guardare; di certo non servono capacità soprannaturali per capire che il clima è dei peggiori e che i peggiori ne approfitteranno.Nonostante scismi, divisioni e, fortunatamente, proteste la vicenda della prossima riapertura di "cuore nero" riassume molto bene quello che sta succedendo in Italia in questo periodo.I vari cuori neri sparsi per l'Italia costituiscono il livello immediatamente osservabile di una serie di fenomeni che per larga parte rimangono sommersi o, come nel caso delle assurde ordinanze (leghiste o non), vengono abilmente nascosti sotto gli occhi di tutti.Il neofascismo esplicito, visibilmente organizzato è una malapianta che necessita di cure continue e di un adeguato humus istituzionale fatto di revisionismo, connivenza ed emergenze mobilitate quando fanno comodo.In questo senso parlare di un singolo cuore nero non ha senso perché i centri di produzione del fenomeno sono molteplici.Per restare sul concreto basti ricordare l' appoggio para-ististuzionale fornito dalle amministrazioni di Rho e Milano in occasione di concerti neonazisti, oppure la disponibilità di industriali, finanzieri o politici neri a creare lobbies oppure a fornire spazi o capitali per rinverdire i fasti del neofascismo lombardo.Eppure anche qui, a questo livello, si rischia di non cogliere appieno la gravità del fenomeno i cui centri di produzione sono molto più diffusi e non tutti di matrice esplicitamente fascista, restano annidati nelle amministrazioni e in quella infame pratica del controllo metropolitiano che sposa perfettamente gli interessi di chi specula, di chi accoltella e di chi governa.Allora sgomberi e vilipendio della memoria storica diventano funzionali alla pacificazione urbana necessaria perché si possa utilizzare la città e i suoi abitanti come "materia prima" per palazzinari.Il colore dell'amministrazione c'entra relativamente poco poiché pratiche simili trovano le loro radici nell asfissiante Milano e nella defunta Bologna, nel razzismo nazi-padano cosi come sotto la maschera capitolina dell' "equidistanza" veltroniana poi superata in coerenza ideologica dal suo successore.Proprio gli atteggiamenti di "equidistanza" mantenuti in spregio ai valori della repubblica fondata sulla resistenza costituiscono un altra tessera del mosaico: a roma dove è stata permessa la creazione dei primi semi del network di "casa pound", un altro dei piccoli motori dell' estrema destra italiana, che ha recentemente dato vita all'occupazione, di breve durata, di un cascinale nella campagna bresciana; o nella vergogna di vedere un comune di una città medaglia d'oro per la resistenza costituirsi parte civile in un processo contro degli antifascisti.Forse questo ultimo atto spiega piu di mille parole dove nasca l' onda lunga del neofascismo italiano, non solo dalle curve nere o dai covi nazisti ma dall' interno delle stesse istituzioni per cui democrazia e memoria storica sono diventate soltanto un ingombro.5 settembre 2008
Milano: Cuore Nero ci riprova
Ultimamente in quanto a razzismo e a rigurgiti fascisti non c'è che l'imbarazzo della scelta.Sicuramente le manifestazioni più spettacolari del "nuovo ordine" che sta strisciando per l'Italia sono sotto gli occhi di tutti immediatamente evidenti per chi avesse anche solo la voglia di guardare; di certo non servono capacità soprannaturali per capire che il clima è dei peggiori e che i peggiori ne approfitteranno.Nonostante scismi, divisioni e, fortunatamente, proteste la vicenda della prossima riapertura di "cuore nero" riassume molto bene quello che sta succedendo in Italia in questo periodo.I vari cuori neri sparsi per l'Italia costituiscono il livello immediatamente osservabile di una serie di fenomeni che per larga parte rimangono sommersi o, come nel caso delle assurde ordinanze (leghiste o non), vengono abilmente nascosti sotto gli occhi di tutti.Il neofascismo esplicito, visibilmente organizzato è una malapianta che necessita di cure continue e di un adeguato humus istituzionale fatto di revisionismo, connivenza ed emergenze mobilitate quando fanno comodo.In questo senso parlare di un singolo cuore nero non ha senso perché i centri di produzione del fenomeno sono molteplici.Per restare sul concreto basti ricordare l' appoggio para-ististuzionale fornito dalle amministrazioni di Rho e Milano in occasione di concerti neonazisti, oppure la disponibilità di industriali, finanzieri o politici neri a creare lobbies oppure a fornire spazi o capitali per rinverdire i fasti del neofascismo lombardo.Eppure anche qui, a questo livello, si rischia di non cogliere appieno la gravità del fenomeno i cui centri di produzione sono molto più diffusi e non tutti di matrice esplicitamente fascista, restano annidati nelle amministrazioni e in quella infame pratica del controllo metropolitiano che sposa perfettamente gli interessi di chi specula, di chi accoltella e di chi governa.Allora sgomberi e vilipendio della memoria storica diventano funzionali alla pacificazione urbana necessaria perché si possa utilizzare la città e i suoi abitanti come "materia prima" per palazzinari.Il colore dell'amministrazione c'entra relativamente poco poiché pratiche simili trovano le loro radici nell asfissiante Milano e nella defunta Bologna, nel razzismo nazi-padano cosi come sotto la maschera capitolina dell' "equidistanza" veltroniana poi superata in coerenza ideologica dal suo successore.Proprio gli atteggiamenti di "equidistanza" mantenuti in spregio ai valori della repubblica fondata sulla resistenza costituiscono un altra tessera del mosaico: a roma dove è stata permessa la creazione dei primi semi del network di "casa pound", un altro dei piccoli motori dell' estrema destra italiana, che ha recentemente dato vita all'occupazione, di breve durata, di un cascinale nella campagna bresciana; o nella vergogna di vedere un comune di una città medaglia d'oro per la resistenza costituirsi parte civile in un processo contro degli antifascisti.Forse questo ultimo atto spiega piu di mille parole dove nasca l' onda lunga del neofascismo italiano, non solo dalle curve nere o dai covi nazisti ma dall' interno delle stesse istituzioni per cui democrazia e memoria storica sono diventate soltanto un ingombro.4 settembre 2008
Bari, rivolta al Centro Espulsioni per migranti
E’ in corso una rivolta al nel Centro Identificazione ed Espulsioni (ex Cpt) per immigrati al quartiere San Paolo a Bari. La protesta è iniziata questa mattina all’alba, quando, all’interno della struttura, sono state date alle fiamme diverse masserizie. Sembra che i danni provocati dalla rivolta siano ingenti e che alla protesta abbiano partecipato centinaia di migranti. Davanti al Centro sono arrivate alcune ambulanze, mezzi dei Vigili del Fuoco e stazionano le forze di polizia. Non si hanno molto notizie su eventuali feriti, se non che uno degli immigrati si è fratturato una gamba dopo essere salito sul tetto ed essere caduto.3 settembre 2008
Carica della polizia sul presidio di Grottaglie (Ta)
Il presidio permanente No Discariche denuncia pubblicamente l’aggressione subita il primo settembre dalle Forze dell’Ordine dirette dal dirigente del commissariato di Polizia di Stato di Grottaglie, Cosimo Candida.Donne, bambini, gente anziana: tutti i partecipanti al pacifico sit-in contro l’apertura della nuova discarica Ecolevante ed in difesa della nostra salute si è trasformato in una specie di mattanza cilena. Gente inerme, seduta per terra, presa a calci e manganellate da poliziotti e carabinieri, mentre i vigili urbani di Grottaglie chiudevano la strada al traffico per evitare che queste violenze fossero visibili anche agli automobilisti. Altri cittadini fermati sono stati identificati all’interno della discarica quasi fosse una succursale del commissariato.
Per fortuna, ci sono video, foto e prove certe di ciò che è accaduto. Chi, come noi, protesta contro ecomostri ed ecomafie, finisce per intasare gli ospedali, com’è accaduto il 1° settembre del 2008. Al pronto soccorso, sono infatti arrivati una ventina di cittadini feriti dalle forze dell’ordine. Per uno di essi, è stato necessario il ricovero. Cittadini che, al pronto soccorso, sono poi stati piantonati dagli stessi agenti di Polizia di Stato visibilmente preoccupati dalle denunce.
Malgrado questi metodi da dittatura, il presidio non si ferma. Denuncia e continuerà a denunciare tutti gli abusi di questa nuova discarica, il famigerato terzo lotto, che sorge su una condotta di acqua potabile, tra siti archeologici e realtà produttive, a due passi da una casa famiglia per diversamente abili, in una provincia – quella di Taranto – che dal punto di vista ambientale è già nel disastro.
Autorizzazioni concesse dai politicanti locali con carte falsate da gravi omissioni e violazioni delle norme ambientali della società Ecolevante: tutte questioni per le quali Ecolevante e Provincia di Taranto sono stati rinviati a giudizio.
Ma nulla di tutto ciò richiama l’attenzione delle forze dell’ordine quanto un gruppo di pacifici manifestanti da picchiare e intimidire. Andremo sino in fondo a questa brutta storia senza farci fermare dai complici degli inquinatori e invitiamo già da adesso alle prossime mobilitazioni.
Permettete lo sfogo? Rispetto. Pretendiamo rispetto. Pretende rispetto la nostra lotta. Pretende rispetto la gente pestata. Donne e uomini liberi picchiati con odio da chi è abituato a dire signorsì sissignore. Lunedì scorso, quel Primo Settembre, hanno prevalso le nostre ragioni. La nostra non violenza è stata più forte di tutti calci e i pugni, è stata più potente delle manganellate e delle intimidazioni. Eravamo in tanti, subito dopo, al pronto soccorso. Ma la nostra tenacia non ha nemmeno un graffio. E’ arrivato il momento della solidarietà. E non è sempre facile trovare parole adeguate per ringraziare abbastanza, soprattutto per chi da lontano ci è adesso vicino. Ma per chi vive qui, in tutta franchezza, adesso e in futuro, la nostra terra ha bisogno anche d’altro. C’è bisogno di un impegno reale, davvero concreto. Quando c’è in ballo la salute di tutti, c’è bisogno che, a difenderla, al nostro fianco, ci sia una Comunità intera; un popolo che sappia impugnare la sua cultura, la sua storia, le sue speranze, e sventolarle come una bandiera. Care concittadine, cari concittadini, contro la distruzione e l’inquinamento, contro questi abusi, contro queste discariche, contro queste prepotenze, noi non ci arrenderemo mai. Assolutamente.
L'estate dei sindaci-sceriffo. A Cantù numero verde antimmigrati.
E' straniero? Sembra sospetto? Denunciatelo! E' Tiziana Sala, sindaco leghista di Cantù (provincia di Como) a chiederlo alla cittadinanza. Sarà facile, basterà chiamare un numero verde e, anche restando nell'anonimato, i vigili si metteranno sulle tracce del malcapitato. Giovedì scorso il consiglio comunale canturino ha messo in atto ciò che era previsto nel decreto Maroni: autonomia e creatività dei sindaci. Peccato che gli sforzi creativi abbiano trascurato alcuni particolari, non irrilevanti.La delibera intitolata "provvedimenti contro la permanenza degli stranieri clandestini sul territorio" prevede l'istituzione di un ufficio comunale da inserire all'interno del comando di polizia locale. Le persone che vi lavoreranno saranno investite del ruolo di "agenti antimmigrazione", con tanto di formazione professionale prevista. Sarebbero garantite una, due "ronde" a cadenza settimanale, di verifica delle segnalazioni ricevute. Ma qual è il limite tra «un invito alla partecipazione politica della cittadinanza», come si è giustificata la Sala, e una richiesta di diffidare dall'altro, perché straniero?
Stefano Galieni, responsabile immigrazione del Prc, risponde: «C'è una gara in atto tra amministratori locali di centrodestra e centrosinistra a chi inventa la migliore ordinanza xenofoba. Il sindaco di Cantù è in buona posizione. Si teme che qualcuno si impegni per sorpassarlo a destra. Dal punto di vista prettamente giuridico il reato, o presunto reato, si denuncia se lo si vede. Credo che essere presenti su un territorio, passeggiare, chiacchierare, non sia ancora considerabile come prova di reato». Il rischio è evidente, è quello di incentivare la popolazione al razzismo. Di condurlo al sospetto. Ma Il sindaco di Cantù giudica positiva la sua invenzione: «Nel nostro territorio sono presenti troppi immobili affittati a clandestini. In queste case l'illegalità deborda. Dallo spaccio alla prostituzione, sono tutti reati da perseguire. Noi vogliamo essere d'aiuto alle forze dell'ordine».
Sul documento comunale si legge che «il provvedimento perseguirebbe l'obbiettivo di combattere lo sfruttamento di gente animata da principi onesti ma che, per via del suo irregolare stato di permanenza sul territorio ospite, si trova esposta alla mercè di persone disoneste e pronte ad approfittare della situazione». Poi però si associa la lotta allo straniero alla lotta agli affitti in nero. Anzi l'una agevolerebbe le famiglie italiane sul tema forte della casa: «La collaborazione tra enti locali e cittadinanza creerà le condizioni per cui le persone oneste e che lavorano regolarmente non vedano i proprio diritti ingiustamente sviliti da situazioni di irregolarità e disonestà».
E si fa preciso riferimento «al lavoratore dipendente che non riesce a prendere in affitto una casa per sè e la propria famiglia ad un costo ragionevole perché il proprietario preferisce affittare irregolarmente la stessa abitazione a stranieri irregolari disposti a pagare più del dovuto e di abitare magari in 7 o 8 in uno spazio abitativo adeguato a non più di 3 o 4 persone». Il rischio è quello di fomentare un'ondata di "razzismo" anonimo. E per quanto il comune si sia affrettato a spiegare che le forze dell'ordine «prenderanno i riferimenti di chi chiama, ma ne tuteleranno l'identità», qualcosa continua a non tornare. Alessandro Gilioli, un giornalista, ha fatto un esperimento e lo ha raccontato sul suo blog: «Il numero verde non esiste ancora, ma solo per motivi tecnici. Già adesso si può fare la segnalazione allo 031717411, il centralino dei vigili. Io l'ho fatta - falsa ovviamente - da numero anonimo, senza dire chi ero e dicendo una via a caso presa su Google Maps. "Ho visto un negro che vendeva chincaglieria, per me quello il permesso di soggiorno non ce l'ha, andatelo a prendere"».
Vigili sceriffi anche a Bologna
Nell'estate dei divieti in cui le amministrazioni comunali ricevono per legge nuovi poteri in materia di sicurezza, i Vigili Urbani si permettono atteggiamenti sempre più spregiudicati . Dopo i pestaggi ai danni di venditori abusivi a Termoli (CB) e Rimini, anche la Municipale di Bologna si rende protagonista di modi violenti del tutto ingiustificati.E' un dipendente comunale cinquantenne a denunciare quanto accaduto nella mattina di ieri in via Drapperie, nel Quadrilatero. L'uomo racconta in un esposto presentato in Procura di aver visto un giovane che tranquillamente beveva seduto su un muretto essere avvicinato dai Vigili. Al rifiuto di spostarsi da parte del ragazzo, un trentacinquenne originario del veneto dall'aspetto punk, i poliziotti avrebbero risposto prendendo a calci i suoi effetti personali. A quel punto è intervenuto il cinquantenne, chiedendo conto ai vigili del loro atteggiamento e ottenendo solo di essere fermato per circa un'ora e denunciato per interruzione di pubblico servizio.E' stato un dipendente della salumeria davanti alla quale, a suo dire, il giovane stazionava da giorni chiedendo l'elemosina, ad aver chiesto l'intervento della Municipale. Egli nega i calci e le modalità brutali denunciate dal commesso comunale. Secondo la sua versione dei fatti, il trentacinquenne, visibilmente ubriaco, avrebbe "urlato per un quarto d'ora" dopo l'intervento, per poi allontanarsi.Intervistato dagli organi di stampa, il ragazzo ammette di aver dato in escandescenze con i vigili, ma solo a seguito del loro atteggiamento, brutale e arrogante dal primo momento. Conferma inoltre di essere stato lasciato andare senza che gli fosse verbalizzato niente.2 settembre 2008
Legnaro (Pd): rogo contro giostrai rom
A Legnaro, in provincia di Padova, si è scatenato stanotte l’ennesimo incendio contro i «nomadi». Un rogo, di origine dolosa, secondo quanto riportano alcune agenzie e secondo le prime ipotesi del Sindaco della cittadina, ha distrutto il capannone e la giostra «Alladin Labyrinth» che apparteneva ad alcuni Sinti. Purtroppo il rogo ha ucciso in modo atroce due giovanissimi fidanzati, entrambi giostrai e Sinti: Joy Torrinunti, 19 anni, e Giada Dalla santa Casa, 16 anni. Il Gruppo EveryOne e altre associazioni che tutelano i diritti dei Rom e dei Sinti hanno più volte lanciato l’allarme-razzismo nel Padovano, dove l’intolleranza raggiunge punte gravissime, fomentata da politici razzisti e irresponsabili. Il sindaco di Legnaro, Giovanni Bettini, ha addossato pubblicamente la responsabilità della tragedia a «un regolamento di conti tra famiglie di nomadi giostrai, per motivi sconosciuti», escludendo «nel modo più assoluto che si tratti di un’aggressione a sfondo razzista. Qui la città non c’entra nulla». «Riteniamo che ci siano tutte le basi per vagliare attentamente l’ipotesi di un attentato a sfondo razzista, indirizzando le indagini in tal senso» dichiarano invece i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. «E’ assurdo pensare che i Sinti, giostrai o meno, regolino i propri diverbi con un efferato omicidio, che nelle loro comunità è considerato come il reato più grave in assoluto, per il quale i responsabili sarebbero immediatamente messi al bando. Inoltre,» proseguono gli attivisti «anche secondo i nostri volontari Rom, che conoscono la comunità Sinti padovana e i giostrai della zona, non è assolutamente ipotizzabile un regolamento di conti che sfoci in un reato simile, visto che la comunità di giostrai è costituita da famiglie imparentate tra loro e molto unite. E’ noto inoltre a tutti» proseguono Malini, Pegoraro e Picciau «come nella zona della provincia di Padova, negli ultimi mesi e soprattutto d’agosto, quando l’Italia era in vacanza, si siano intensificati episodi di odio razziale ai danni di comunità Rom e Sinti stanziate localmente. Non ultima, la scritta su un muro ‘Brucia il rom’ lasciata lo scorso 30 agosto da un gruppo razzista locale nel territorio di Vigodarzere, un comune limitrofo del padovano, dopo aver incendiato una baracca sull’argine del Brenta. Invitiamo gli Inquirenti» concludono i rappresentanti di EveryOne «a non sottovalutare queste ipotesi, come purtroppo è avvenuto in altri comuni italiani, e a indirizzare le indagini verso gruppi di estrema destra locali, che agiscono efferatamente senza paura di ritorsioni, confortati dalle posizioni spesso intolleranti e xenofobe delle istituzioni locali». 1 settembre 2008
Una sentenza pericolosa per la libera informazione
Il testo della sentenza emessa dal giudice Patricia Di Marco, che per la prima volta in Italia e in Europa ha condannato per stampa clandestina il curatore di un blog, non solo legittima la preoccupazione e la protesta che si sono levati dalle rete e dal paese negli ultimi mesi, ma offre ulteriori motivi di allarme. Come attestano le carte processuali e le note informative della polizia postale di Catania, la periodicità regolare di "Accadeinsicilia" non è stata assolutamente provata. Non poteva esserlo del resto, trattandosi di un normale blog. Il giudice conclude nondimeno che il sito citato non era soltanto un periodico: era addirittura un giornale quotidiano, condotto in clandestinità.. Un assurdo, evidentemente: ma per far quadrare il circolo di una condanna necessaria, a dispetto della discontinuità dipubblicazione che emergeva dai dati, non ci poteva essere altra soluzione. Tale fatto giudiziario viene da un contesto difficile. Come testimoniano numerosi eventi, alcuni poteri forti della Sicilia,sottoposti a critica, stanno facendo il possibile per far tacere Carlo Ruta, reo solo di credere nel proprio lavoro di ricerca e documentazione. Basti dire che solo negli ultimi mesi sono state inflitte allo storico ben quattro condanne, a pene pecuniarie e risarcimenti ingentissimi, per complessivi 97 mila euro, presso tre tribunali della regione. La gravità della condanna di Modica, pur rappresentativa del "senso della giustizia" che vige in taluni ambiti della frontiera siciliana, va comunque ben oltre gli scenari di riferimento, recando un naturale riscontro nell´attuale situazione politica, che sempre più pone in discussione le libertà sancite dall´articolo 21 della Costituzione. Lontana dai motivi di una vera democrazia, ma prossima alle logiche che vigono a Teheran e a Pechino, la sentenza siciliana apre di fatto un varco pericolosissimo, offrendo ai potentati italiani, sempre più timorosi della libertà sul web, un precedente per poter colpire i blogger scomodi, i siti che fanno informazione libera, documentazione, inchiesta. E´ quindi importante che la risposta a tale atto, già imponente in rete e significativa in altri ambiti, si estenda ulteriormente.
Giovanna Corradini (redattrice), Paolo Fior (giornalista), Nello Lo Monaco (geologo), Vincenzo Gerace (cancelliere), Roberto S. Rossi (giornalista), Carlo Gubitosa (giornalista scrittore), Carla Cau (associazionismo ragusano), Serena Minicuci (giornalista), Vincenzo Rossi (giornalista), Teodoro Criscione (studente)
Per contatti e informazioni:
accadeinsicilia@tiscali.it cell. 3474862409 - www.giornalismi.info/vocilibere
Per testimonianze: carlo.ruta@tin.it
Si prega di pubblicare e diffondere il presente comunicato. Viene altresì suggerita la pubblicazione e la diffusione della sentenza, ritenendo sia importante farne conoscere appieno i contenuti, ai fini della discussione e delle risposte possibili. Si ringrazia vivamente
L'estate dei sindaci sceriffo. Lavagna: Sindaco vuole impedire alle prostitute di prendre il treno
Catania: Fascisti in azione contro il Prc
Venerdi 29 Agosto a Torre Archirafi (Riposto- ct) si è consumata l'ennesimo sconcertante atto violento nei confronti di Rifondazione Comunista nella provincia di Catania. Durante uno dei concerti serali in programma nella festa di Liberazione del Circolo del Prc di Riposto, gruppi di ragazzi del luogo hanno lanciato "oggetti" sulla gente che tranquillamente assisteva al concerto. Il lancio di una pietra mi ha provocato un taglio alla testa, a causa del quale ho ricevuto due punti di sutura. Dopo l'aggressione i ragazzi che avevano compiuto il lancio di oggetto si sono dati alla fuga. In pochi minuti sono arrivati decine di altri ragazzi che ci hanno circondato e sono seguiti attimi di grande tensione, durante i quali molti dei nostri militanti hanno ricevuto pugni e schiaffi. Nonostante la festa fosse stata regolarmente autorizzata al momento dell'aggressione nessun esponente delle forze dell'ordine era presente. Per tutta la serata bande di balordi hanno cercato di creare tensione e disturbo nelle vicinanze di Piazza Vagliasindi, luogo dove si svolgeva la nostra festa. Dopo il lancio di oggetti e in un momento di grande tensione tantissima gente che assisteva allo spettacolo con decine di telefonate hanno avvertito le forze dell'ordine. Nonostante i gravvissimi fatti e le decine di telefonate la prima volante è arrivata sul luogo dopo piu di un'ora dall'inizio dell'aggressione. Nonostante il tono minaccioso nei nostri confronti di molti presenti piano piano la situazione si è normalizzata, ed io stesso mio sono recato in ospedale visto che perdevo sangue. Oltre le ferite riportate, abbiamo subito parecchi danni alle attrezzature tecniche per il concerto. Questa ennesima aggressione si inserisce in un clima sempre più pesante nei confronti di Rifondazione Comunista e dei luoghi della sinistra catanese. Gli attentati incendiari alle sedi dei sindacati e ai centri sociali, le aggressioni fisiche subite da molti compagni e compagne nelle nostre strade hanno una unica matrice: la sottocultura reazionaria sempre più presente nella nostra società e l'intolleranza nei confronti della "diversità"! Tutto questo avviene in tutta Italia nel silenzio colpevole delle istituzioni a tutti i livelli. Si tende a sdrammatizzare la crescente violenza soprattutto nelle fascie giovanili della nostra società. La mancanza di spazi sociali, di luoghi di aggregazioni e di serie politiche sociali e culturali hanno portato ad un imbarbarimento della nostra società. In un contesto del genere è sempre più facile che si diffonda l'odio nei confronti di chi rappresenta anche solo politicamente il "diverso". L'intolleranza razziale, l'omofobia, un crescente ritorno di ideologie che si richiamano al Fascismo sono oggi dilaganti nella nostra società. Basti pensare che il giorno dopo l'aggressione, quando si svolgeva la seconda giornata della festa, gruppi di ragazzini continuavano a provocarmi inneggiando al "Duce". Come Rifondazione Comunista non chiediamo certo la militarizzazione dei nostri territori, ricordiamo tristemente l'operazione di presidio tutt'ora in atto nelle nostre città che non ha portato a niente. La società si cambia creando le condizioni sociali per un miglioramento complessivo delle condizioni di vita della gente. La società si cambia diffondendo vera cultura popolare antirazzista e antifascista nelle scuole e nei nostri quartieri. Qualche militare in più nelle strade magari avrebbe evitato l'aggressione alla nostra festa a Riposto, ma non avrebbe eliminato il grave disagio sociale che la nostra società sta vivendo. Avrebbero fermato la pietra che ha colpito la mia testa ma non avrebbero sicuramente fermato le decine di altre pietre pronte ad essere scagliate da mani che trasudano odio e intolleranza.30 agosto 2008
Roma, tre militanti di sinistra aggrediti da estremisti di destra
Tre giovani, militanti di sinistra, sono stati aggrediti e picchiati da dieci giovani estremisti di destra, ieri notte a Roma, al ritorno dal concerto al parco Schuster in ricordo di Renato Biagetti, il giovane ucciso a coltellate due anni fa a Focene da due estremisti di destra. Aggrediti al grido di "Zecche, andatevene, abbiamo i coltelli", i tre giovani sono stati poi colpiti con armi da taglio e catene: uno di loro è ricoverato al Cto con ferite profonde alla coscia. I neofascisti sono successivamente fuggiti, mostrando così tutta la loro squallida infamia.Ancora coltelli, ancora fascisti, la storia di Renato non ha insegnato niente a nessuno. Solidarietà ai ragazzi. Antifascismo attivo. Questa sera, dalle 21, partirà dal parco Schuster un corteo "di comunicazione alla città" che percorrerà le vie del quartiere, per protestare contro l'aggressione. 24 agosto 2008
Termoli (CB): Brutale fermo a un ambulante
Un brutto episodio si è verificato ieri sera 23 agosto intorno alle 23 lungo il corso nazionale. Un venditore ambulante di collanine, probabilmente di origine indiana, è stato preso e trascinato sull'asfalto con la forza da tre agenti della polizia municipale, uno dei quali lo teneva per il collo fino a portarlo nell'auto di servizio e chiuderlo nel portabagagli. I vigili tentavano di stappargli di mano una cassetta di legno che all'interno conteneva qualche braccialetto. I passanti hanno seguito shoccati l'episodio urlando che era un «poveraccio, e di lasciarlo stare», «pensate invece ai problemi seri», inveiva la gente contro i vigili.Stando al racconto dei presenti lo straniero vendeva merce lungo il corso e quando ha visto i vigili ha raccolto tutto per andare via, ma uno dei vigili è riuscito ad afferrargli la valigietta. Ne è nata una colluttazione perché lo straniero non voleva lasciare la sua merce ed è finito a terra. Il povero venditore ambulante urlava e piangendo chiedeva aiuto, aveva gli occhi terrorizzati. Un ragazzo che passava di lì si è avvicinato agli agenti dicendogli che era un avvocato e che la loro reazione era stata eccessiva e che «non potevano permettersi di comportarsi in quel modo». Gli agenti però sordi alle richieste dei passanti hanno trascinato il venditore, assieme alla sua cassetta di legno, fino alla vettura parcheggiata di fronte l'entrata posteriore del municipio. L'intenzione era quella di infilarlo nel bagagliaio e così i vigili hanno cercato di alzare di peso il venditore, mentre continuavano a tenergli la testa con forza dentro il cofano.
I presenti hanno iniziato ad alzare la voce con urla tipo: «vergona», «pensate ai problemi seri». C'erano persone che cercavano di convincere in tutti i modi i vigili a fermarsi e a lasciare andare il venditore. «Che motivo c'è di trattare come un animale un pover uomo che come unica cosa guadagna pochi euro vendendo braccialetti» dicevano i più.
Il responsabile della polizia municipale Rocco Giacintucci, che non si trova in città, non sa nulla dell'accaduto: «Non sono a Termoli e non so nulla. Sto apprendendo da voi quello che è successo. Domani rientro in servizio e mi informo. Una cosa però è certa: se i vigili hanno agito in quel modo è perché evidentemente c'è stata una reazione spropositata del venditore ambulante. Le regole in qualche modo le dobbiamo fare rispettare. Capisco che certe scene possono apparire più o meno cruente, ma dipende dalla reazione del soggetto».
Continua l'estate dei Sindaci Sceriffi: A Trieste, pipì vietata. A Salerno, no accattoni
Ormai è ufficiale, l'ordinanza è la soluzione dei nostri mali. Da quelle anti-goderecce («vietati i massaggi sotto l'ombrellone») o contro i gesti romantici («divieto di dar da mangiare ai piccioni»), a quelle che aspirano al silenzio («vietato l'uso degli zoccoli»), fino a quelle anti-stagione («divieto di circolare in bikini»). A Trieste è in via di definizione un'ordinanza contro chi fa pipì per strada. Chissà se il divieto sarà esteso anche ai cani. «L'obiettivo - ha spiegato ieri il sindaco Roberto Dipiazza - è responsabilizzare i cittadini». Un giorno a scuola forse s'impareranno le ordinanze a memoria, al posto delle tabelline. Altre sanzioni per chi imbratta muri, affigge manifesti abusivi, o in generale sporca. «Bisogna moralizzare» ha tuonato Dipiazza (di centro-destra) che ha annunciato un aumento delle sanzioni, in alcuni casi nell'ordine «dei quattro zeri». Se a Trieste, per tua sfortuna, soffri d'incontinenza, metti a rischio la rata del mutuo. Mentre a Salerno, il sindaco Vincenzo De Luca (centro-sinistra) ha annunciato, sempre ieri, una serie d'ordinanze contro prostituzione, abbandono dei rifiuti, vandalismo e accattonaggio. L'«adescamento e il meretricio su strada pubblica» saranno punibili fino a 500 euro, mentre non sono previste sanzioni per i clienti che potranno essere multati solo per intralcio alla circolazione. Il che equivale a condannare un camorrista per frode fiscale. Ogni azione, anche la più banale, ha ormai un'ordinanza che la vieta. Se manca è questione di tempo. Differenze tra giunte di destra e di sinistra neanche a parlarne. D'altronde, la sicurezza è bipartisan. E se quest'estate i sindaci si sono concentrati su venditori ambulanti, panchine nei parchi o tosaerba, immaginate l'infornata di divieti per l'inverno (es. «vietate le carote per i nasi dei pupazzi di neve» perché allusive o «divieto d'indossare cappotti in casa» per incentivare il consumo di metano). Un giorno, non molto lontano, sul suolo italico sarà vietato non pubblicare ordinanze.22 agosto 2008
Genova: Un trentenne accusa la polizia ferroviaria di pestaggio
«Guarda come cammini, ricchione»; «Sbirri di merda» e inizia l'inseguimento. Non è il copione di un film, è la storia che Nicola (il nome è di fantasia, Ndr) si è deciso a raccontare a Liberazione tre mesi dopo averla vissuta in prima persona. E' il 28 maggio 2008, Nicola sta aspettando un treno alla stazione di Genova Piazza Principe quando avviene questo scambio di battute con i due agenti della Polfer. Dopo le offese, Nicola inizia a correre e esce dalla stazione, mettendo un po' di metri fra lui e gli agenti. A quel punto loro fanno una telefonata e da una macchina ferma là davanti esce una persona che blocca Nicola permettendo agli agenti di raggiungerlo. Subito dopo Nicola si è trovato con la faccia al muro, picchiato alle spalle sempre al grido di "frocio, sei sieropositivo, fatti curare". La tappa al pronto soccorso del Galliera è obbligata. Arrivato sanguinante in ambulanza, a Nicola viene assegnato un codice verde e cinque giorni (diventati 10 dopo la visita del medico di famiglia) di prognosi per «trauma escoriato al cuoio capelluto, soffusioni cutanee al collo e un'escoriazione alla spalla destra». Tradotto: botte in testa, sulle spalle e una presa energica al collo da dietro.Testimonianze: Storia di ordinario soppruso
Caro Osservatorio, vuolo raccontarti un episodio a cui sono stato presente.Prendo il treno a Brindisi per risalire fino a Termoli. Prendo quello delle 18.35 diretto a Bolzano.
E’ un espresso, chiedo nel momento in cui faccio il biglietto se fosse possibile prenotare un posto ma il bigliettaio risponde che è tutto pieno e, forse qualche posto vuoto ci sarebbe stato dal numero 77 in poi….. Arriva il treno salgo su e trovo posto al numero 91 mentre il mio amico si adegua, si accomoda in corridoio. Fino a Bari tutto tranquillo, pensa che addirittura si son liberati dei posti, ma da qui comincia il casino. Ti premetto che sulle porte dei scompartimenti non vi erano i nominativi dei posti prenotati. Dicevo, arrivati a Bari scoppia il finimondo.
C’era tantissima gente che doveva salire ed ovviamente molti posti erano occupati da persone che non avevano prenotato così nello scompartimento dietro il mio. Ad un certo punto sento alzare la voce di tante signore che si lamentano con un giovane, che accompagnava una sua parente, reo di essere stato arrogante e maleducato nel chiedere di liberare il posto prenotato.
Testuali parole: "forza cacciate i bagagli da li su e alzatevi da quel posto che è prenotato!!!"
Ovviamente gli abitanti abusivi dello scompartimento chiedevano più gentilezza visto che l’occupante era una donna anziana.
Da qui nasce una colluttazione verbale che ben presto rischi di trasformarsi in rissa perché il giovane durante il suo sbraitare ed inveire contro tutti coloro che li davano contro colpisce sul pancione una donna incita la quale ha un leggero un mancamento.
Il giovane non curatosi dell’incidente scende dal treno soddisfatto di aver ottenuto, con l’arroganza e la forza, il suo posto ad attendere la partenza del treno medesimo ma l’incidente non passa inosservato dal genero della donna sposata il quale preso da momenti di isteria follia pura cerca lo scontro fisico con il giovane.
Puoi immaginare lo scambio di parlo la sagra del coglione e del ti rompo il culo e spacca la faccia reciproco con vari inviti a salire o scendere dal treno a seconda se era l’uno o l’altro a fare l’invito.
Mentre tutto ciò accadeva, più di 15 minuti, non c’è stata la minima presenza di un controllore o della polizia ferroviaria…considera anche che ha coinvolto indirettamente tante persone del vagone tanto che un’anziana “rifugiatesi nel mio scompartimento aveva tanta paura che si teneva le mani vicino alle orecchie per non sentire per non parlare dei bambini che piangevano…..
Dopo circa 20 minuti sulla banchina del binari compare un controllore ed un addetto della polizia che avrebbe preso servizio, sarebbe rientrato dalle ferie al lavoro il giorno dopo a Bolzano, quindi non della stazione, non del luogo riescono a mettere un po’ di pace dicendo che vi erano anche altri passeggeri e se loro avevano avuto qualche problema dovevano informare la polizia ferroviaria che avrebbe provveduto ed ecc….
Sembrava, a questo punto, che il peggio fosse passato ma quando ad un certo punto il giovane chiama a se il poliziotto mostrandogli il distintivo per dirgli che era un collega puoi immaginare cosa è successo e cosa si è detto fino a quando il treno non è ripartito e la cosa è continuata nel treno stesso tra il genero della donna incinta e la parente del giovane.
Riflessione mediocre.
1) ma le forze dell’ordine non dovrebbero tenere l’ordine invece di creare disordine?
2) Perché questo atto di forza, abuso di potere del giovane nei confronti di quell’uomo giustamente infuriato dopo l’incidente che lo stesso giovane aveva provocato a sua nuora?
3) Perché, nonostante tutto quel baccano, nessuno se non dopo 20minuti è venuto a controllare?
4) Infine, perché il poliziotto che rientrava dalle ferie, una volta visto che il giovane era un suo collega e vista la furia che quel distintivo aveva creato non si è preso la briga di fare un minimo d’indagine?
20 agosto 2008
Catania/3:Sedicenne tolto alla madre perchè militante del Prc: Le reazioni dal mondo politico
«Quanto accaduto a Catania, dove il tribunale civile ha tolto alla madre, il figlio sedicenne perchè iscritto ai Giovani Comunisti, definito un gruppo di estremisti, un atto grave, incivile e pericoloso». Lo sottolinea Ornella De Zordo di Unaltracitta/Unaltromondo. «Si tratta -aggiunge- di un atto dei tanti che in questo periodo confermano la validità delle analisi di chi indica una deriva reazionaria del nostro paese. Unaltracitta/Unaltromondo esprime pertanto piena solidarietà al ragazzo e alla madre fiduciosa che il Tribunale di Catania cancelli quanto prima la sua decisione in quanto non rispettosa della dignità della persona e delle regole sacrosante della democrazia che prevedono il pieno e pi ampio godimento dei diritti politici».
«L'episodio del giovane 16 enne catanese affidato al padre e strappato alla madre in quanto 'milita in Rifondazionè, partito di »estremistì, dove sarebbe stato iscritto in quanto plagiato dal segretario del circolo locale del Prc, episodio mirabilmente raccontato oggi sulle pagine del quotidiano La Repubblica, sarebbe facilmente derubricabile nella categoria del grottesco e dell'assurdo, se non fosse grave e pericoloso, vero segno dei tempi di un Paese e un'opinione pubblica che, come hanno denunciato in modo forte e illustre, proprio su Repubblica, sia Eugenio Scalfari che Nanni Moretti, mostra chiari segni di afasia, degrado e illiberalità. Un clima rispetto al quale anche le politiche, le scelte e gli atteggiamenti del governo Berlusconi hanno le loro precise colpe e responsabilità«. Lo sottolinea Giovanni Russo Spena del Prc. »In autunno -aggiunge- sarà importante se non decisivo rilanciare con forza una serie di lotte di massa per la difesa dei diritti sociali come dei diritti individuali, oggi seriamente messi in pericolo, come pure sarà necessario llavorare per ricostruire il tessuto stesso di una opinione pubblica democratica e civile che oggi manca in gran parte, se non del tutto. Alla madre del ragazzo, cui è stato sottratto in questo modo assurdo il figlio, tutta la nostra umana e convinta solidarietà e un impegno, quello a fare in modo che non resti sola nella sua sacrosanta lotta per vedersi riaffidare la custodia di un figlio la cui unica colpa è quella di frequentare un partito, e dei centri sociali , dove si fa politica e s'insegna una virtù sempre più rara, nell'italia di oggi, l'amore per la democrazia, la libertà, l'impegno sociale, etico e civile«.
«Quello che è accaduto a Catania è un fatto di una gravità inaudita. Sulla base di una relazione dei servizi sociali (cioè di una struttura pubblica), il Tribunale di Catania ha motivato la sottrazione dell'affido di un ragazzo sedicenne alla madre con l'argomentazione, tra le altre, che egli è iscritto ai Giovani Comunisti del Prc. Delle due l'una: o l'ordinanza viene immediatamente ritirata oppure si accetta il principio per il quale aderire ad un partito comunista costituisce fattispecie di reato». Lo sottolinea Claudio Grassi, esponente del Prc e e coordinatore nazionale area «Essere comunisti». «Facciamo appello -aggiunge- alla sensibilità democratica del Paese e alle istituzioni: serve un segnale forte, immediato, una denuncia politica e una grande mobilitazione sociale. Altrimenti ne dovremmo dedurre che in Italia non c'è più democrazia e che tutti noi, facenti parte di 'gruppi di estremistì, come ci definisce il Tribunale di Catania saremo a breve nelle condizioni di essere posti fuori legge e, perchè no?, condannati da un nuovo Tribunale speciale»
«Una notizia che ha destato grande preoccupazione e per questo ho deciso di inviare un telegramma di solidarietà e vicinanza alla madre del ragazzo». Lo ha detto all'ADNKRONOS l'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti, in merito alla decisione dei giudici di Catania di togliere il figlio 16enne a una madre della città etnea perchè, questa la motivazione scatenante anche se non unica, l'adolescente militava negli ambienti «estremisti» di Rifondazione comunista.
«I Comunisti sono un'organizzazione estremista solo perchè fuori dal Parlamento? Ci vogliono fuori legge?» Se lo domanda Oliviero Diliberto commentando la vicenda del ragazzo siciliano non affidato alla madre perchè appartenente a Rifondazione Comunista. «Appartenere a un partito Comunista è motivo così disdicevole per un ragazzo tanto da accusare la madre e non fargli avere l'affidamento del figliio? Me lo chiedo -sottolinea- dopo aver letto la storia del ragazzo siciliano che i servizi sociali non affidano lla madre perchè Comunista. Noi non siamo in Parlamento. Ma siamo nel Paese a difendere i deboli e chi non ha voce. Chiedo al Ministro delle Politiche Giovanili Giorgia Meloni e a quello delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi se credano possa essere consentito a un servizio sociale dello Stato sindacare sulle idee politiche di un giovane e farne oggetto di valutazione».
«Altro che fascismo strisciante, al Sud è già arrivato se a una mamma viene negato l'affido perchè il figlio è iscritto a una organizzazione Comunista che si vuole far passare per estremista». Lo dichiara Orazio Licandro, responsabile organizzazione del Pdci, commentando la vicenda del ragazzo siciliano non affidato alla mamma perchè iscritto a Rifondazione Comunista. «Se essere Comunisti per i servizi sociali significa essere estremisti e pericolosi -commenta Licandro- siamo all'anticamera della messa al bando. La prossima volta si dirà che i Comunisti conducono alla devianza giovanile e infine il Parlamento interverrà mettendoci fuori legge. Un fatto di inaudita gravità. Altro che fascismo strisciante. Qui ci siamo proprio e dichiararsi Comunisti al Sud è sempre più pericoloso. Ma ciò che davvero ripugna, a parte il grappolo di violazioni di legge di cui nessuno si è accorto, è che in una relazioned dei servizi sociali si criminalizzano le idee politiche per colpire una madre e un ragazzino». «Spero -conclude l'esponente del Pdci- solo che qualche solone del Nord non la butti ancora in cagnara, ma si convinca del pericolosissimo scivolamento del Paese. Lo dico a Cacciari che negava nei giorni scorsi la deriva del paese. Sindaco Cacciari, invece di fare il filosofo in gondola, vieni al Sud.Te lo spieghiamo noi cosa è il fascismo».
Catania/2: Sedicenne tolto alla madre perchè militante del Prc. Il Comunicato della federazione provinciale Prc
Il Partito della Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti di Catania esprimono sconcerto per la notizia appresa dal quotidiano “La Repubblica” secondo la quale la militanza dentro il PRC sarebbe stata una delle cause per le quali un giudice del tribunale di Catania ha deciso di affidare un minore al padre togliendolo alla madre con la quale viveva. Ci sembra innanzi tutto gravissimo che i servizi sociali, sulla cui relazione la sentenza si fonda, abbiano ricollegato la militanza politica dentro Rifondazione all'utilizzo di sostanze stupefacenti ed alcoliche e che abbiano descritto la nostra comunità come un gruppo di pericolosi estremisti dal quale le istituzioni devono allontanare i giovani. A nostro avviso trattasi di dichiarazioni di una gravità senza precedenti che dimostrano innanzi tutto un'allarmante carenza di imparzialità da parte delle istituzioni pubbliche coinvolte nella vicenda che dovranno dare spiegazioni in tutti i luoghi deputati sul discredito che hanno gettato sul Partito della Rifondazione Comunista. Teniamo inoltre a chiarire che il Circolo Tien An Men al quale sono iscritti gli studenti delle scuole superiori, costituisce un oasi felice nella realtà giovanile di Catania. Passione politica, impegno sociale, antimafia, antifascismo costituiscono le basi sulle quali si fonda la comunità che il circolo rappresenta nel Partito, nelle scuole e nella città.
Infine vogliamo ricordare che essere comuniste e comunisti significa, soprattutto in Sicilia, essere dalla parte dei più deboli e degli sfruttati, dei lavoratori, dei migranti e degli studenti. Dalla parte degli esclusi ed emarginati da questa società. Iscriversi a Rifondazione Comunista significa quindi scegliere di appartenere ad una comunità che continua a battersi contro le ingiustizie di questa terra, contro un potere mafioso sempre più potente che continua a mortificarla dentro e fuori le istituzioni . Militare nei Giovani Comunisti significa, poi, per i giovani scegliere di battersi contro i mali di una generazione che tra precarietà, disoccupazione e disgregazione sociale vede il proprio futuro sempre più incerto e insicuro. Invitiamo quindi i servizi sociali catanesi ad esprimere giudizi solo dopo aver conosciuto la realtà di cui parlano, per non correre il rischio di apparire o come i servi sciocchi di chi combatte le comuniste e i comunisti perché troppo scomodi in una realtà come Catania, o come un organo politicamente orientato e pertanto non obiettivo e discriminatorio.
Infine esprimiamo la massima solidarietà ad una famiglia che ha visto la propria vita privata sbattuta sui giornali e ad una madre che se dovesse definitivamente perdere l'affidamento di suo figlio per le ragioni riportate da Repubblica sarebbe vittima di un'ingiustizia giuridica senza precedenti.
Il segretario del Partito della Rifondazione Comunista di Catania
Pierpaolo Montalto
Il Coordinatore Provinciale dei Giovani Comunisti
Valerio Marletta
Il Segretario del Circolo Tien An Men
Emanuele Saluzzo
Catania: Sedicenne tolto alla madre perché milita in Rifondazione
Contestata la militanza comunista nella sentenza di separazione. Proteste della sinistra: è una caccia alle streghe Il giovane ha sedici anni.Il segretario provinciale del Prc continua: «La cosa più grave è che i servizi sociali hanno collegato la militanza politica all’uso di droghe e di sostanze psicotrope. Questo per noi è un insulto all’impegno quotidiano che i nostri ragazzi ogni giorno mettono in campo contro la mafia e le disparità sociali del nostro territorio, che sono tantissime – continua Montalto». Secondo il dirigente di Rifondazione «Il circolo studentesco è un “oasi felice” in una città dove forte è la criminalità giovanile e il disorientamento sociale». Conclude il segretario: «I giovani attivisti del circolo sono tutti ottimi ragazzi. Hanno tutti ottimi voti a scuola e sono impegnati nel volontariato sociale, altro che sbandati e pericolosi estremisti come li ha definiti il rapporto del Tribunale». «Stiamo ancora cercando di capire i motivi che hanno spinto il tribunale a prendere questa decisione. Il ragazzo non si droga, non ha commesso reati. La cosa che ci ha colpiti è che viene citato come appartenente ad un gruppo estremista. Secondo noi è stato montato un caso sul nulla». Lo afferma l'avvocato Mario Giarrusso, legale di Agata Privitera, madre del ragazzo. Secondo il quotidiano "La Repubblica", che ha rivelato il caso, nelle loro relazioni gli assistenti sociali avrebbero affermato che il giovane «frequenta luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l'uso di sostanze alcoliche e psicotrope», e definito i comunisti «estremisti». La vita del sedicenne inoltre sarebbe «senza regole». Nelle relazioni dei servizi sociali e nell'ordinanza del Tribunale inoltre si rimprovera alla madre di aver nascosto al marito che il ragazzo ha avuto «una irregolare frequenza scolastica» e di avere dato il suo beneplacito a «mancati rientri a casa». Il padre è un impiegato comunale, la madre è un medico. La donna è stata obbligata a versare 200 euro al mese al marito per il mantenimento dei figli e a lasciare la casa. «Mio figlio va al mare e studia - dice la madre - ha avuto tre debiti al penultimo anno del classico in greco, latino e filosofia. Come può essere sereno con questa guerra in atto?». La coppia ha altri due figli, una ragazza che ha appena compiuto i 18 anni, che viveva con il padre ma che ora dopo aver compiuto la maggiore età è andata a vivere con la madre, ed un maschio di 12 anni, che è stato assegnato anch'egli al padre ma che vuole andare a vivere con la madre. «In questo momento il Tribunale per i minorenni di Catania sta decidendo se mandare il ragazzo in comunità, come richiesto dagli assistenti sociali. Con l'aiuto di alcuni consulenti - ha aggiunto il legale - stiamo cercando di preparare una richiesta al Tribunale per un riesame della vicenda»
Torino, rivolta al Cpt
Il cosiddetto giro di vite del governo sui clandestini dà i primi risultati. Ieri ennesimo delirio nel Cpt di Torino, una struttura che non trova pace e risulta decisamente più turbolenta di altre in Italia. Due notti fa è andata in scena l'ennesima rivolta che ha visto scontrarsi gli "ospiti" ed il personale di guardia. Questa volta ai soldati appena giunti non è andata bene, perché al posto delle telecamere che in queste settimane li stanno seguendo manco fossero calciatori si sono imbattuti nella sassaiola degli insorti. Quattro ore di scontri con distruzione dei locali, un piccolo incendio e molti contusi.La rivolta è stata capeggiata da un ragazzo marocchino, forse, che ha dato in escandescenza dopo aver ricevuto i medicinali verso le dieci di sera. Il giovane, con precedenti penali per tutto e di più, sostiene di essere stato "trattato come una bestia" dal personale medico. Circostanza smentita dai medici con forza.Comunque sia, è scattata una rivolta generale: prima è stato dato fuoco a materassi (ignifughi), tende e mobili, poi è partita una violenta sassaiola che ha ferito un agente di polizia. Nessuno ha tentato la fuga. Sono giunte ambulanze e vigili del fuoco e la "calma" è tornata solo al mattino seguente. Un po' tutti i reclusi confermano l'invivibilità del Cpt torinese: «Siamo stanchi di essere trattati come bestie, chiusi nei recinti, persino durante l'assistenza medica». Ribattono i militari della Cri: «Il ragazzo ha iniziato a dare in escandescenza a prescindere dalla somministrazione dei farmaci e solo l'intervento di polizia ha evitato maggiori danni a cose e persone». A prescindere dall'attendibilità del giovane marocchino, è un dato di fatto che il Cpt di Torino è un luogo molto turbolento in cui si susseguono gravi episodi di violenza che vedono immancabilmente seguire lo schema "rivolta a seguito di supposte violenze o angherie". Nello scorso maggio è accaduto l'episodio più grave: Hassan Nejl, un marocchino di 38 anni, è morto ufficialmente a seguito di una polmonite fulminante. I compagni raccontarono che sì il ragazzo era stato molto male ma i soccorsi non erano stati tempestivi, tutt'altro.L'europarlamentare Vittorio Agnoletto corse da Bruxelles per verificare i fatti e dopo un sopralluogo nel Cpt contestò una notevole precarietà nella vita dei detenuti. Si scatenò un'insurrezione molto violenta, durata un giorno intero.Le circostanze di quel decesso non sono tuttora chiare però chiare e infatti la procura di Torino ha aperto un'inchiesta. Pochi giorni fa gli esiti dell'autopsia hanno confermato il decesso per polmonite del giovane Hassan.Solo pochi giorni fa invece un infermiere della croce rossa, Antonio Ciampo, è stato sorpreso a spacciare sostanze stupefacenti all'interno del centro. Senza dimenticare gli innumerevoli tentativi di fuga e le rivolte come quella dell'altra sera.Il Cpt di Torino è stato appena rifatto: inaugurato il 14 maggio attualmente ospita 57 persone ma nel 2009 potrebbe giungere fino a 180 reclusi. Al posto dei vecchi container sono stati messi dei prefabbricati dotati di aria condizionata e bagni.Che la situazione sia tesa lo testimonia anche le continue lamentele del personale che opera dentro la struttura. Il Sap, il sindacato di polizia, per bocca del suo rappresentante Massimo Montebove, lancia un sasso nello stagno della discussione in corso riguardo il reale aiuto dei militari dislocati nelle città: «I Cpt non sono caserme, ma realtà complicate da gestire dove servono donne e uomini preparati. E' inutile mettere i militari se poi ci sono problemi di gestione e coordinamento. Si è preferito impiegare gli alpini della Taurinense al posto di militari e poliziotti per poi correre ai ripari chiamandoli in fretta e e furia quando è scoppiata la rivolta».Discorso più o meno simile da parte della Croce Rossa, che si considerano addirittura "soldati precari", titolari di contratti a termine che possono essere rinnovati o meno anche senza preavviso.Comunque sia la filosofia Cpt (ora Cie: centro identificazione ed espulsione) mostra tutti i suoi limiti teorici e pratici. Di fatti si tratta di carceri dove dentro finisce di tutto. Dal killer al poveraccio senza permesso di soggiorno pizzicato a vendere occhiali per strada.Pietrasanta(LU): violenza fascista al caffé la Versiliana
Violenza fascista alla VersilianaAncora una volta il volto violento della destra viene fuori. Al caffè la Versiliana di Marina di Pietrasanta lo squadrismo fascista colpisce esponenti antifascisti locali che dopo l’ennesima affermazione apologetica protestavano pacificamente.L’affermazione "state facendo apologia di reato” fa scatenare la rabbia dei nostalgici del fucilatore Giorgio Almirante che lanciano seggiole contro gli antifascisti e la polizia che si era frapposta. Negli episodi un giovane compagno viene colpito al naso da un cazzotto.Al caffè la Versiliana la violenza fascista passa dalla teoria alla pratica mostrando che un simile caffè ha ormai connotati apertamente anticostituzionali.Pesaro: Aggredito ragazzo rom
Martedì 19 agosto, intorno alle ore 15, a Pesaro, di fronte al teatro Rossini, davanti alla gelateria "Lo Zio Marco" il giovane Ionut Grancea, 17nne Rom romeno, fratello dell'attivista Rom del Gruppo EveryOne Nico Grancea , è stato aggredito da un italiano mentre chiedeva l'elemosina di fronte al locale.Il ragazzo è stato avvicinato dall’uomo, sui 35 anni, che, uscendo dalla gelateria, lo apostrofava con parole minacciose: “vattene subito di qui!”. “Ho risposto che non stavo facendo niente di male, che sono povero e sono costretto a mendicare per sopravvivere” è riuscito a raccontare in preda al panico il giovane Ionut agli attivisti del Gruppo EveryOne che lo hanno soccorso. “Mi ha detto ‘vattene o ti brucio vivo’”. Alla minaccia, è seguito un violento pugno all'altezza della tempia sinistra e un breve inseguimento, con l’obiettivo di pestare a sangue il giovane.“E’ l'ennesimo, vergognoso episodio di violenza razzista che si verifica in Italia” commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader del Gruppo EveryOne. “Negli ultimi tempi, fra Rimini, Pesaro e Fano si sono verificati gravissimi episodi di intolleranza razziale mai stigmatizzati dalle Istituzioni locali: il pestaggio di una ragazzina Rom incinta sulla passeggiata, di fronte a decine di italiani indifferenti; un giovanissimo Rom romeno schiaffeggiato, insultato e minacciato da razzisti italiani, sempre davanti a testimoni senza alcuna volontà di difenderlo; l’attivista Nico Grancea, membro del nostro Gruppo, minacciato di morte. E' necessario che le istituzioni, le autorità e la stampa locale assumano una posizione forte e smettano di voltare la faccia dall'altra parte di fronte ad azioni che ci riportano agli anni dei manganelli e dell'olio di ricino” continuano i rappresentanti di EveryOne. “Nessuno dei tanti che gustavano il loro gelato mentre Ionut veniva preso a pugni ha mosso un dito per fermare l’aggressore, né si è alzato dal proprio tavolo per soccorrere il ragazzo: la gente continuava indifferente a conversare, come niente fosse, e questo è un particolare ancora più raccapricciante”.Dopo l'intervento dei Carabinieri, che hanno identificato l'aggressore, rilevandone i dati grazie alla segnalazione della famiglia del ragazzo aggredito, Ionut è stato condotto al pronto soccorso dell'Ospedale San Salvatore dolorante, in preda a vertigini e in forte stato confusionale: per lui un “trauma contusivo della guancia e della regione zigomatica sinistra con arrossamento abraso, dolore e vertigini a seguito di percossa” e 5 giorni di prognosi.“La città di Pesaro deve ritrovare il suo spirito democratico e accogliente”, proseguono gli attivisti “perché nonostante le lodevoli promesse del sindaco Luca Ceriscioli relative all'avvio urgente di un programma di integrazione e sostegno, finora la piccola comunità Rom romena che vive in città ha subito ogni genere di vessazione e umiliazione e vive tuttora in condizioni di povertà ed emarginazione gravissime, nonostante la commissione del Parlamento Europeo in visita ai campi Rom d’Italia abbia scelto i suoi membri quali esempi della condizione di persecuzione cui è soggetto il popolo Rom nel nostro Paese. Oltretutto” affermano ancora Malini, Pegoraro e Picciau “è stato comunicato dalle autorità alle famiglie Rom di Pesaro che a fine agosto, contraddicendo le promesse del sindaco, verranno messe in mezzo alla strada. Ebbene, in quelle famiglie vi sono donne e uomini sofferenti di gravi patologie oncologiche e cardiache, bambini anche di pochi giorni e persone in condizioni di grave denutrizione. Questo sgombero contro cui il nostro gruppo si oppone con indignazione causerebbe un’ulteriore tragedia e un’ulteriore dimostrazione di natura xenofobica di fronte alla quale il sindaco Luca Ceriscioli non può restare indifferente. Ricordiamo” concludono “che la Questura della città di Pesaro ha affisso per le strade della città marchigiana, e nelle botteghe, locandine che ricordano gli anni delle leggi razziali. Una di queste locandine invita la cittadinanza a chiamare le autorità nel caso vedano per le strade nomadi. Questo in contravvenzione delle direttive del Parlamento Europeo, della Costituzione italiana e delle convenzioni internazionali che proteggono i diritti dei popoli e tutelano i diritti umani”.Il Gruppo EveryOne porterà all’attenzione immediata della Commissione Europea, del Parlamento Europeo e del Consiglio UE, il grado di indifferenza, approssimazione e negligenza con cui spesso autorità e istituzioni locali italiane reagiscono di fronte a episodi di matrice puramente razzista, lesivi dei diritti fondamentali e della dignità dell’individuo, come quello di oggi, e nel frattempo invita il sindaco Ceriscioli a condannare pubblicamente il gesto, esprimendo solidarietà al ragazzo e a tutta la comunità Rom colpita”.http://www.everyonegroup.com/
19 agosto 2008
Licenziato per reato d'opinione
“E’ stato licenziato il giorno di ferragosto il macchinista e RLS Dante De Angelis (nella foto), solo per aver dichiarato pubblicamente quello che tutti pensiamo e cioè che lo spezzamento dei due Eurostar a Milano, il 14 e 22 luglio scorsi, è stato un incidente potenzialmente molto pericoloso e un campanello d’allarme che pone con forza all’attenzione di tutti la questione della manutenzione, della progettazione e dei controlli sugli ETR”. E’ quanto si legge in una nota della rivista storica dei macchinisti ‘ancora In Marcia!’ che dà notizia del licenziamento del macchinista e Rappresentante per la Sicurezza. “Siamo di fronte ad un vero e proprio accanimento personale nei confronti di chi si occupa di sicurezza, De Angelis, infatti, nel 2006 aveva subito un analogo provvedimento, poi ritirato dalle FS sempre per la sua attività sindacale durante la vertenza dei macchinisti contro il pedale dell’Uomo Morto. Un altro gesto gravissimo - sottolinea la rivista – e un attacco frontale alla sicurezza e ai delegati che svolgono con incisività il loro ruolo, finalizzato a cucire la bocca a tutti su una questione di interesse generale quale è la sicurezza dei viaggiatori. A fronte del silenzio mantenuto per giorni dalle FS su quell’episodio, le preoccupazioni espresse da De Angelis - proseguono i redattori della rivista – sono da considerare innanzitutto come l’adempimento di un dovere nei confronti dei lavoratori e degli utenti del treno. Allontanarlo fisicamente dal lavoro proprio il giorno di ferragosto, senza neanche avergli consegnato la lettera di licenziamento e minacciando il ricorso alla forza pubblica, è stato soltanto un ulteriore crudele e gratuito gesto di arroganza aziendale. Questo licenziamento rappresenta, inoltre, anche una sfida al Sindacato che segue di pochi giorni l’ingiusto licenziamento degli otto operai delle officine di Genova. Il licenziamento di De Angelis – concludono i ferrovieri – alla luce di tutto ciò assume i contorni di una sorta di rivalsa da parte dei massimi dirigenti Fs sottoposti a procedimenti penali proprio a seguito delle denunce dei RLS”.18 agosto 2008
Genova: Tredici estremisti di destra aggrediscono giovane angolano
"Stasera ho voglia di picchiare qualcuno. Guarda sta passando uno sporco negro...quasi quasi mi sfogo con lui. Puzzi, lo sai negro? Te ne devi tornare al tuo paese, in Africa. Ti ammazzo". Pronunciando queste frasi 13 giovani estremisti di destra avrebbero aggredito, insultato e ferito un ventiquattrenne angolano, Assundao Benvindo Muteba, figlio di un dirigente del ministero dell'Innovazione dell'Angola, laureando in economia e commercio a Genova. Il giovane, attraverso le pagine del quotidiano genovese "Corriere Mercantile", ha denunciato l'aggressione subita venerdì notte sulla passeggiata Anita Garibaldi di Genova Nervi. Sul caso indaga la polizia di Genova che sta procedendo all'identificazione degli aggressori.Il ventiquattrenne ha riportato lesioni al capo e agli arti giudicate guaribili in otto giorni dai medici del pronto soccorso dell'ospedale San Martino di Genova che lo hanno visitato e dimesso. Secondo quanto riferito dalla vittima e dalla ragazza che era con lui, in principio otto giovani italiani dall'aspetto hanno preso ad insultare il giovane angolano. Avrebbero pronunciato frasi pesantissime. Il ventiquattrenne ha cercato di evitare contatti, senza riuscirvi. Gli otto gli si sono fatti intorno e hanno preso a malmenarlo. Al primo gruppo di aggressori si sono unite altre cinque persone. Solo quando la ragazza ha chiamato la polizia, il gruppo si è dileguato."E' stato terribile - racconta il giovane sulle pagine del quotidiano - Mi arrivavano colpi da ogni parte. Al volto, alle gambe, all'addome. Non riuscivo a respirare, non vedevo nulla. E poi gli insulti, terribili. Non voglio neppure ripeterli. Cosa ho pensato in quel momento? Solo a non cadere, a rimanere in piedi. Se fossi finito a terra probabilmente a quest'ora non sarei qui a raccontare questa storia".17 agosto 2008
Pacchetto sicurezza: L'Independent contro l'Italia"Vietate tutte le cose divertenti"
Sono tante le cose che non si possono fare nel nostro Paese, in questa estate 2008. Prendiamo ad esempio le spiagge: su tutto il territorio nazionale è vietato farsi fare un massaggio cinese sul lettino. E se poi passiamo in ambito locale le proibizioni crescono, grazie a una serie di provvedimenti emanati da sindaci più o meno sceriffi. Una situazione diffusa che adesso finisce nel mirino dei giornali inglesi. O più precisamente in quello dell'autorevole Independent, che al fenomeno tricolore del "nonsipuotismo" stabilito per legge (o per ordinanza) dedica un ampio articolo. Con un titolo che è già un commento: "Turisti attenti: se una cosa è divertente, l'Italia ha una legge che lo vieta". Oggetto del reportage, come è spiegato dalle pagine del giornale, è la "tempesta di nuove regole e regolamenti, che rischiano di trasformare il Belpaese nel più grande stato-babysitter". Con i cittadini visti come bambini da controllare accudire e limitare, quasi in ogni ambito del vivere pubblico. (continua)
15 agosto 2008
G8 Genova: Placanica, possibile che non sappia chi sparò a Carlo?
La notizia che Mario Placanica ha denunciato ignoti per omicidio, per l'omicidio di Carlo, mio figlio, me l'ha data l'altra sera per telefono una gentile giornalista di Italia Uno. Mi ha chiesto un commento. Io ho potuto dire solo tre cose. La prima è che Mario Placanica da sette anni offre versioni diverse e altalenanti a proposito dell'uccisione di Carlo e che a questo punto dovrebbe decidersi su qual è la versione più vera. Ha detto - e tutto fa supporre sia anche il senso di questa sua ultima iniziativa con il suo attuale legale, professor Carlo Taormina - che non è stato lui a sparare. Ma siccome una delle poche cose certe di questa vicenda è che lo sparo è partito dalla camionetta Defender dei carabinieri se non è stato lui dica chi è stato. Denunciare un "ignoto" che era con lui in quel momento è un po' strano. La seconda cosa: Mario Placanica si è affidato a diversi avvocati fino ad oggi. A quanto pare non sa scegliere bene, dovrebbe essere più attento. La terza è che come dice un compagno, un caro amico, il caso di Piazza Alimonda, di Carlo è la rimozione di un omicidio ma rientra nella rimozione più generale dei fatti del G8 2001 di Genova. In realtà, il punto è questo, non si vuole fare chiarezza sulle responsabilità a partire da quelle politiche (vorrei ricordare che chi parla tanto di giustizia, oggi, a suo tempo ha votato contro la commissione di inchiesta alla Camera e negare una commissione di inchiesta non è certo fare giustizia), per continuare con la catena di comando che ha gestito le giornate di Genova e che ha visto massimo responsabile, il signor Gianni De Gennaro, inquisito per istigazione alla falsa testimonianza a latere del procedimento sui fatti alla scuola Diaz e che non si è mai presentato in tribunale, oggi ai vertici dei servizi. Per continuare nella catena fino a vari personaggi che in sette anni hanno fatto carriera all'interno della polizia. Vorrei aggiungere un'ultima osservazione. Come ripete da tempo il padre di Carlo, l'arma dei carabinieri non viene mai indagata, neppure nominata. Eppure è l'arma dei carabinieri che dà il via alle aggressioni ad un corteo autorizzato il 20 luglio in via Tolemaide, aggressioni che generarono sbagliate violenze su cittadini e manifestanti inermi. Dovrebbe essere materia di riflessione per tutti.La calda estate dei sindaci-sceriffi
Attenti ai piccioni. A Lucca, dargli da mangiare può costare caro: fino a 500 euro di multa. Frenate, poi, le vostre effusioni: per un bacio in auto a Eboli si sborsano 500 euro. Organizzate una festa con fuochi d'artificio? Ricordate che a Positano sono vietati ogni giorno, tranne il sabato. E poi, dite addio ai massaggi sui litorali. Ogni estate ha i suoi divieti, si sa. Ma questa del 2008 rischia di diventare un percorso a ostacoli. Complice il decreto Maroni, che incoraggia la "creatività" dei sindaci a colpi di ordinanze. In effetti i primi cittadini, ora "ufficiali di governo", stanno dando prova di grande fantasia. I divieti? Dai più seri, ai più futili. Tra i primi, quelli che colpiscono l'accattonaggio (ad Assisi, Verona, Venezia, Firenze), la prostituzione di strada con maximulte ai clienti (a Padova, Verona, Silvi, Pescara), gli ambulanti abusivi e il trasporto di merce in borsoni (a Venezia, Alassio, Roma, Cortina d'Ampezzo, Forte dei Marmi). Un pacchetto d'ordinanze, questo, che è direttamente figlio del decreto legge del 5 agosto scorso, relativo ai nuovi poteri dei sindaci. Altri divieti, che colpiscono a pioggia i comportamenti più vari, sono invece usciti dai cassetti dei Comuni ben prima del via libera dato dal Viminale. Capostipite, l'ordinanza anti-lavavetri di Firenze, del 27 agosto 2007. A Positano, da fine giugno scorso i "botti" sono vietati nelle feste private, tutti i giorni a eccezione del sabato dalle 20.30 alle 23. Le multe? Da 50 a 500 euro. Il sindaco di Forte dei Marmi, Umberto Buratti, invece, ha deciso di vietare l'uso del rumoroso tagliaerba nel pomeriggio e durante il weekend. Ben oltre si è spinto il 2 agosto scorso, il sindaco di Eboli: ha infatti deciso di istituire una multa fino a 500 euro per chi viene trovato in auto in atteggiamenti amorosi. A Lucca, il nemico è il piccione e chi gli dà da mangiare: la multa può andare da 25 a 500 euro. Sotto attacco sono poi le panchine di mezza Italia: a Voghera, il vicesindaco Graziano Percivalle (Udc) le vieta a partire dalle 23 a gruppi composti da più di tre persone; a Viareggio, invece, nei mesi di luglio e agosto è vietato appoggiarvi sopra i piedi. A Novara, il primo cittadino Massimo Giordano proibisce la sosta notturna nei parchi a più di due persone.Attenti anche in spiaggia: a Massa Carrara non si può cucinare dentro le cabine degli stabilimenti; ad Eraclea, guai a costruire castelli di sabbia; a Is Aruttas (Olbia) multa fino a 360 euro per chi fuma in spiaggia. Non va meglio in città: a Genova dall'8 agosto scorso, non si può passeggiare con una bottiglia di bevanda alcolica in mano, tra i carrugi del centro storico. Vietato, poi, in molte città (ad esempio Capri) girare a torso nudo o in bikini. Per non essere da meno degli enti locali, anche il governo nazionale impone i suoi divieti estivi. Con un'apposita ordinanza, infatti, il sottosegretario al Welfare, Francesca Martini, ha proibito qualche giorno fa i massaggi lungo i litorali, per "prevenire gli effetti pericolosi che possono essere generati dalla pratica sulle spiagge di prestazioni estetiche o terapeutiche, da parte di soggetti ambulanti non in possesso di adeguata preparazione e competenza". C'è invece chi i divieti decide di toglierli. Il 13 agosto, un uomo che leggeva un libro sdraiato sul prato di Campo Marzo a Vicenza è stato multato di 50 euro, in base a un'ordinanza del 2002, che vietava di adagiarsi sull'erba di alcuni giardini pubblici. Divieto, che il Comune ha deciso però di togliere per permettere di "stendersi sull'erba: cosa che tranquillamente avviene in tutti i più bei parchi del mondo".
14 agosto 2008
Roma: L'odissea di una peruviana"In cella perché straniera"
La denuncia di due ragazze sudamericane maltrattate da un poliziotto a Roma. Una fermata e poi rilasciata: erano sedute sugli scalini di una chiesaViterbo, banda di picchiatori fascisti minorenni aggredisce tre giovani
Notte bianca, anzi d’arancia meccanica a Viterbo. Che la cinghia sia di moda negli ambienti di destra, non lo dice uno stilista o chi scrive ma lo afferma il Corriere della Sera. NelTelegiornale del Lazio su Rai Tre, il capo della polizia, ha esorditocon un più cauto “ennesimo fenomeno di bullismo”, per poi giungere alla fine a conclusioni ancora più gravi del giornale suddetto e che possono essere già lette. Come hanno spiegato, nel corso di una conferenza stampa, Ciervo e Zampaglione, rispettivamente capitano e coordinatore della Mobile: “I ragazzi orbitano nell’area dell’estremismo di destra e degli ultras. Uno dei denunciato era stato già fermato dalle forze dell’ordine per violenza sessuale su minori. Quella della Notte Bianca appare come la classica situazione in cui il branco, forse sotto l’effetto dell’alcol cerca la propria vittima. Vittime per altro tutte maggiorenni”.L’età dei denunciati va dai 15 ai 17 anni. La polizia ha sequestratodiversi tubi di metallo, una spada, una mazza da baseball con su scritto “Avvocato difensore”, una cinta borchiata, materiale con scritto “Acab” ovvero “all cops are bastards”, che tradotto in italiano significa “Tutti i poliziotti sono bastardi”.Passo alla cronaca: il 19 luglio, durante la notte bianca a Viterbo:“Una decina di ragazzi, secondo la testimonianza delle vittime, senza nessuna ragione apparente avevano prima insultato e poi aggredito due giovani maggiorenni, che erano andati a prendere il gelato per due amiche che si trovavano nell’appartamento di via Sacchi. Poi li hanno aggrediti nell’androne del palazzetto cinquecentesco in via Sacchi, nel centro storico di Viterbo, picchiandoli con una cinta piena di borchie metalliche e altri oggetti contundenti. I tre sono riusciti a chiudersi in casa, dove si trovava una loro amica immobilizzata perchè da poco operata a un menisco. Ma gli aggressori hanno sfondato la porta, rompendo tutto ciò che gli capitava davanti, ed hanno continuato a picchiare le vittime. Prima di allontanarsi hanno anche tentato di aggredire la ragazza immobilizzata, ma hanno desistito, forse perchètemevano l’arrivo delle forze dell’ordine. I giovani aggrediti hannosubito lesioni guaribili in 20 e 10 giorni. Le indagini continuano perindividuare altri eventuali componenti del branco. Dopo una ventina di giorni d’indagini, con un’operazione congiunta della squadra mobile e dei militari del comando provinciale di Viterbo, tutti i presunti aggressori sono stati individuati. Sono stati denunciati alla procura della Repubblica presso il tribunale dei minori di Roma per aggressione, violenza con armi improprie e lesioni.Tra le piste seguite dagli investigatori per spiegare la brutaleaggressione c’è anche quella politica. La banda, infatti, orbiterebbe negli ambienti dell’estrema destra dove è ormai invalso l’uso delle cinghie, dotate di pesanti fibbie, come arma impropria.Uno dei presunti componenti della gang era stato già arrestato perviolenza sessuale nel giugno 2007 dagli uomini della sezione minori della squadra mobile. Il sedicenne, ancora sotto processo davanti al tribunale dei minori di Roma, è accusato di aver abusato con la forza di tre ragazzini di 12-13 anni.I ragazzi denunciati, tutti tra i 14 e i 16 anni, sono 6. Altricomponenti del commando sono stati solo individuati perchè, non avendo ancora compiuto 14 anni, non sono penalmente perseguibili. Tutti i ragazzi, hanno spiegato gli investigatori, erano già noti alle forze dell’ordine per aver compiuto altri atti di violenza e danneggiamenti.Nelle loro case sono state sequestrate spranghe di ferro, mazze da baseball, una spada e locandine con la scritta «Acab» acronimo di «Tutti i poliziotti sono bastardi». Gli investigatori li descrivono come violenti e spavaldi. Girano per la città fino alle 3-4 del mattino, bevono birra a superalcolici, sono iscritti a scuola ma frequentano occasionalmente”. In ultimo un particolare da Adnkronos: La baby gang, (termine in voga ndr) in realta’ e’ composta anche da un sesto elemento, non imputabile perche’ di eta’ inferiore ai 14 anni.
