La guerra ai rom continua. Al Casilino 900 dopo l’agitazione del comitato di quartiere e l’udienza concessagli da sindaco e prefetto, pronto è stato l’intervento delle autorità. Ma non per migliorare l’infimo livello di vita dei 650 individui costretti a vivere in una baraccopoli la cui miseria ha sorpreso lo stesso sindaco. Al contrario: il campo è stato di fatto isolato dal quartiere. Blocchi di pesanti segmenti di guard rail in cemento ostruiscono l’entrata ai veicoli, una nutrita pattuglia di vigili urbani controlla severamente i documenti di chiunque voglia accedere al campo. «E’ questa la nuova versione dell’integrazione di una minoranza che aspira a documenti che le permettano di lavorare, avere una casa e un livello di vita dignitoso?», si chiede Nazzareno Guarnieri, della Federazione rom e sinti insieme. Il campo già privato di acqua ed energia elettrica è abitato non solo da molti bambini ma anche da anziani, alcuni dei quali impossibilitati a camminare a causa di malattie varie. Donne con neonati in braccio sono costrette a lunghi tragitti a piedi nella polvere per comprare il necessario. Domenica 3 agosto le 50 famiglie del campo cui è riconosciuta la possibilità di vendere modesti articoli al mercatino di via Collatina sono state costrette a rinunciarvi non potendo caricare i furgoni della merce accumulata nella settimana. «Il problema dei rom e dei campi nomadi–continua Guarnieri–come lo si vuole risolvere? Riconoscendo i diritti umani elementari agli esclusi o facendo della terra bruciata attorno a loro in modo da umiliarli sempre più finchè esasperati tolgano il disturbo della loro presenza che offende l’estetica dei benpensanti? Ma così non si consegue una vittoria della città sul degrado ma una avvilente sconfitta della civiltà, quella civiltà il cui criterio di giudizio prioritario si esprime nel trattamento riservato ai più deboli, ai più fragili, ai più poveri».4 agosto 2008
Roma: prosegue l'assedio ai rom al Casilino 900
La guerra ai rom continua. Al Casilino 900 dopo l’agitazione del comitato di quartiere e l’udienza concessagli da sindaco e prefetto, pronto è stato l’intervento delle autorità. Ma non per migliorare l’infimo livello di vita dei 650 individui costretti a vivere in una baraccopoli la cui miseria ha sorpreso lo stesso sindaco. Al contrario: il campo è stato di fatto isolato dal quartiere. Blocchi di pesanti segmenti di guard rail in cemento ostruiscono l’entrata ai veicoli, una nutrita pattuglia di vigili urbani controlla severamente i documenti di chiunque voglia accedere al campo. «E’ questa la nuova versione dell’integrazione di una minoranza che aspira a documenti che le permettano di lavorare, avere una casa e un livello di vita dignitoso?», si chiede Nazzareno Guarnieri, della Federazione rom e sinti insieme. Il campo già privato di acqua ed energia elettrica è abitato non solo da molti bambini ma anche da anziani, alcuni dei quali impossibilitati a camminare a causa di malattie varie. Donne con neonati in braccio sono costrette a lunghi tragitti a piedi nella polvere per comprare il necessario. Domenica 3 agosto le 50 famiglie del campo cui è riconosciuta la possibilità di vendere modesti articoli al mercatino di via Collatina sono state costrette a rinunciarvi non potendo caricare i furgoni della merce accumulata nella settimana. «Il problema dei rom e dei campi nomadi–continua Guarnieri–come lo si vuole risolvere? Riconoscendo i diritti umani elementari agli esclusi o facendo della terra bruciata attorno a loro in modo da umiliarli sempre più finchè esasperati tolgano il disturbo della loro presenza che offende l’estetica dei benpensanti? Ma così non si consegue una vittoria della città sul degrado ma una avvilente sconfitta della civiltà, quella civiltà il cui criterio di giudizio prioritario si esprime nel trattamento riservato ai più deboli, ai più fragili, ai più poveri».Novara: Il sindaco leghista vieta di girare in gruppo
2 agosto 2008
Il governo dichiara guerra a richiedenti asilo e migranti
Nel delirio dei provvedimenti estivi voluti dal governo, oggi è stata la volta di tre decreti legislativi di delega sull’immigrazione. I provvedimenti riguardano il riconoscimento dello status di rifugiato, il diritto al ricongiungimento familiare e quello alla libera circolazione dei cittadini Ue negli Stati membri. Quello sulla procedura d’asilo, se diventerà effettivo, renderà durissima la vita a chi richiede asilo in Italia. Viene abolita la libera circolazione nel territorio nazionale e dato al prefetto il potere di stabilire il luogo di residenza; inoltre, per molti richiedenti asilo, qualora la loro richiesta in prima istanza abbia dato esito negativo, una effettiva seconda possibilità per ottenere protezione sarà sottoposta alla valutazione del giudice caso per caso. Si prevede inoltre che il migrante, già destinatario di un decreto di espulsione, che presenta domanda di protezione internazionale sia trattenuto nei Centri già definiti di permanenza temporanea e assistenza, la cui denominazione è stata mutata in Centri di identificazione ed espulsione. Tra le modifiche sul ricongiungimento, viene previsto l’esame del Dna [a spese degli interessati] in mancanza di documentazione certificata da competenti autorità straniere per i familiari di cui si chiede il ricongiungimento. Quanto alla circolazione dei cittadini Ue, tra i motivi di «pubblica sicurezza» che consentono l’allontanamento immediato sono indicati la mancata richiesta dell’iscrizione anagrafica o la mancata richiesta della carta di soggiorno nei termini, e viene ampliato il novero dei reati sintomatici della sussistenza dei motivi di pubblica sicurezza, facendo riferimento anche ai reati contro la moralità pubblica e il buon costume.
Il testo approvato sarà proposto ora a un esame informale della Commissione europea prima della definitiva approvazione: per alcune associazioni che si occupano di diritti dei migranti si tratta di una piccola garanzia in conformità della riforma alla normativa comunitaria.
1 agosto 2008
Vicenza: cariche della polizia contro attivisti No dal Molin
Dopo la sentenza del Consiglio di Stanto in migliaia alla fiaccolata dell'indignazione. Il corteo si dirige verso la stazione, manganellate della polizia contro donne e uomini a mani alzate. Ma, nonostante la violenza delle forze dell'ordine, i binari vengono occupati."Bravi, bravi, bravi, bravissimi": è il coro che chiude la manifestazione dei No Dal Molin indirizzato ai poliziotti che, poche decine di minuti prima, non avevano esitato a sferrare manganellate contro donne e giovani a mani alzate.La fiaccolata dell'indignazione, era stata definita la manifestazione di questa sera. Migliaia di persone, tante famiglie con i bambini e i nonni fianco a fianco. Come il 16 gennaio 2007, quando Prodi impose il proprio si alla nuova base statunitense e i vicentini occuparono la stazione ferroviaria dimostrando che la partita non era chiusa. Questa volta l'imposizione viene dal Consiglio di Stato che, con una sentenza che decreta la prevalenza degli interessi militari statunitensi sulla salute e sui diritti dei cittadini, ha annullato la sospensiva del Tar del Veneto. E anche questa volta migliaia di vicentini - almeno 2000 secondo l' agenzia Ansa - si sono diretti verso la stazione ferroviaria per invadere i binari; ma la celere, a differenza di un anno e mezzo fa, si è schierata con scudi e manganelli davanti agli ingressi, determinata ad impedire lo svolgimento dell'azione di protesta."Vi facciamo male", ripeteva un poliziotto sotto il suo casco azzurro; detto fatto: pochi minuti e i manganelli volteggiano sulle teste di quanti, a mani alzate, vogliono difendere il proprio diritto ad essere cittadini e non sudditi. I primi colpi cadono sulle teste delle donne, da sempre protagoniste del movimento che si oppone alla militarizzazione dell'aeroporto vicentino. Le mani alzate non sono bastate ad evitare la violenza di chi è stato mandato a Vicenza per soffocare la democrazia e garantire la realizzazione dei progetti statunitensi.Ma a prevalere, ancora una volta, è la creatività e la determinazione dei tanti vicentini scesi in strada: i binari, infatti, sono stati comunque raggiunti attraverso un cancello secondario situato a cinquanta metri dalla stazione ferroviaria. Treni bloccati e segnale lanciato: noi non ci arrendiamo e resisteremo un minuto in più di chi vuol imporci questa base, anche se di fronte a noi vengono schierati musi duri e manganelli.Il Questore, questa sera, si è assunto la responsabilità di far picchiare donne e uomini a mani alzate; in gioco non è più soltanto il futuro del Dal Molin e la salvaguardia dell'ambiente. La posta in gioco è la democrazia: da una parte l'imposizione, dall'altra la partecipazione. Questa sera ha vinto la seconda.31 luglio 2008
Lettera della mamma di Renato Biagetti al Pm e al Giudice del Tribunale Minorile di Roma
E così è stato anche quella notte. Perché Renato Laura e Paolo sono stati aggrediti–mentre stavano tornando a casa dopo una tranquilla serata reggae sul litorale di Focene–da due individui, scesi dalla loro auto già armati di coltelli. Perché quei due armati di coltelli gli sono saltati addosso con violenza inaudita urlando loro di tornarsene a casa perché non erano del luogo. Signor Giudice, Signor Pm chi scende dalla propria auto con coltelli alla mano per aggredire chiunque possa considerare estraneo e diverso, non sta cercando una lite. E’ un aggressore, è un potenziale assassino [come i fatti hanno dimostrato]. Le mani di mio figlio erano bianche, non ha mai impugnato nulla che potesse offendere l’altro, anche nel momento dell’estremo saluto accanto ad un medico del Policlinico Gemelli, notavamo come fossero perfette, senza segni, né escoriazioni. Non è possibile ridurre la violenza di questo atto alla degenerazione tragica di un banale diverbio, perché sarebbe come uccidere mio figlio un’altra volta. Renato ha ricevuto 8 coltellate violentissime e non soltanto Laura e Paolo–che erano direttamente coinvolti–ma anche altri testimoni hanno visto che tutti e due avevano in mano un coltello e che entrambi hanno colpito Renato. Nel giudicare l’imputato di questo processo si deve tener conto delle testimonianze di chi era presente quella notte, di chi era al suo fianco, di chi insieme a Renato è stato aggredito e ha avuto lesioni, per ricostruire l’accaduto in modo corretto senza omettere le responsabilità di entrambi gli assassini.
Vi chiedo, nel processo, di raccontare l’aggressione con oggettiva verità e trarre le conseguenti conclusioni. Lei, giudice, ha in mano uno strumento di comunicazione e di educazione verso i giovani. Gli atti devono raccontare la verità, una verità semplice: che due ragazzi per odio verso l’estraneo, verso il diverso da sé e dal proprio contesto, hanno aggredito e ucciso Renato e ferito Paolo e Laura. La sentenza sulla morte di mio figlio può avere una valenza per altri giovani se viene raccontata negli atti la verità sull’aggressione violenta e devastante che ha subito mio figlio, oso dire scannato come un agnello sacrificale. Per dare un senso alla morte di Renato si deve chiarire quanto siano orribili la sopraffazione e l’uso delle armi, quanto sia terribile non riconocere nell’altro un proprio simile, ma solo un nemico da battere. In tal modo la sua sentenza deve servire a convincere un ragazzo a fermarsi, a riconoscere la supremazia della vita, deve fermarlo prima che una vita ancora sia strappata. Se lei scriverà una sentenza che possa fermare un’altra aggressione, avrà restituito a mio figlio la vera essenza della vita che è l’amore universale o anche semplicemente e non secondariamente la giustizia. Certa di essere compresa la ringrazio e le porgo i più distinti saluti.
Stefania Zuccari
29 luglio 2008
Diritti umani. Nieri (Prc) chiede inchiesta sulle violenze contro i rom
«Se la denuncia del commissario Hammarberg, in merito a presunte violenze perpetrate dalle forze dell’ordine contro i rom, trovasse conferma nei fatti, saremmo di fronte ad episodi che ci conducono al di fuori dei confini delle democrazie europee. Di fronte a queste accuse è necessario che sia avviata un’inchiesta amministrativa e giudiziaria». Lo ha detto l’assessore al Bilancio, programmazione economico-finanziaria e partecipazione della Regione Lazio Luigi Nieri [Prc]. «I diritti umani non vanno strumentalizzati ma rispettati e difesi, sempre–sottolinea Nieri–Il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, ci avverte che nel nostro paese e a Roma sono stati assunti provvedimenti normativi lesivi dei diritti fondamentali degli immigrati e in particolare delle popolazioni rom e sinti. Oggi c’e’ bisogno di una risposta sul terreno dell’accoglienza e dell’integrazione. Che è tutt’altra cosa dagli sgomberi e dalle rimozioni forzate che sembrano essere le uniche e inaccettabili soluzioni che governo e Campidoglio siano in grado di dare».Diritti umani. Antigone, invita il governo a fermarsi
«I diritti umani sono una cosa seria. Ce lo ha ricordato il commissario del Consiglio d’Europa–dice Patrizio Gonnella dell’associazione Antigone a proposito della nuova durissima critica dell’Europa all’Italia–In un paese democratico il rispetto degli organismi internazionali avrebbe dovuto indurre i governanti a fermarsi, a lasciar perdere ogni politica repressiva irragionevole nei confronti dei migranti. Dopo le accuse di violenze gratuite da parte delle forze dell’ordine l’unica risposta ragionevole e rispettosa del ruolo sovra-nazionale dell’Alto Commissario per i diritti Umani di Strasburgo avrebbe dovuto essere quella di attivare una inchiesta interna e di dare il via libera a due leggi sacrosante: il difensore civico delle persone private della libertà, cosa che persino Sarkozy ha fatto immediatamente dopo la sua elezione, e l’introduzione del crimine d tortura. Invece no, il nostro governo come ai tempi bui del fascismo si chiude nelle sue certezze illiberali e grida scompostamente contro l’invasore straniero».Molotov contro sessanta sinti in provincia di Firenze
Una carovana di una sessantina di sinti è stata colpita ieri sera da una bottiglia molotov lanciata da ignoti nella zona industriale di Stabbia, nel Comune di Cerreto Guidi, a Firenze. Intorno alle 22, questa la ricostruzione dei carabinieri di Empoli che indagano sull’episodio, due persone a volto coperto a bordo di una moto hanno lanciato la bottiglia incendiaria contro la carovana composta da una ventina di veicoli, occupati da circa sessanta persone di etnia sinti.Bolzaneto, i poliziotti restano al loro posto
Nessuna sospensione dal lavoro per i 13 condannati del G8. L´unico "fermato" è stato l´agente condannato per violenza alle prostitute28 luglio 2008
Napoli: la polizia carica gruppo di migranti
La polizia ha caricato un un gruppo di migranti , che avevano occupato il duomo di Napoli affinchè venga loro trovata una soluzione abitativa dopo lo sgombero dello stabile nel quale abitavano. Ci sono state delle cariche sul sagrato. Sono stati fermati due immigrati e pare che i due siano stat anche i malmenati. Sul posto sono giunti anche l’ assessore alle politiche sociali del comune di Napoli, Giulio Riccio e l’ assessore provinciale alla Pace, Isadora D’Aimmo. «Gli immigrati, che oggi hanno occupato pacificamente il duomo per chiedere di avere, per un loro diritto, un alloggio dignitoso, sono stati aggrediti e selvaggiamente pestati dalla polizia all’interno della cattedrale", lo ha affermato Giulio Riccio, assessore provinciale alla pace, intervenuto stamattina presso il duomo, occupato da un gruppo di migranti. «Ad essere testimoni del pestaggio, oltre ai passanti, vi sono anche i giornalisti. Questi fatti verranno confermati dai referti medici. Vanno subito individuati e puniti i responsabili» ha concluso. Celeste Ramos, sindacalista della Uil di orgini capoverdine fermato all'interno della cattedrale racconta «Stavo lì con tutti gli altri mentre caricavano. Hanno caricato anche me più di una volta. Sono stata buttata a terra e mi hanno fatto male a una gamba. Poi mi hanno trascinato in una camionetta, mentre io insistevo di poterci andare con le mie gambe. Quando la camionetta è partita hanno cominciato a picchiare un altro ragazzo fermato. A me hanno dato un calcio sulle mani e mi hanno riempita di insulti. Il ragazzo era molto provato. Ora lo stanno portando all’ufficio immigrazione per identificarlo».24 luglio 2008
Milano: Botte al cingalese, due naziskin arrestati
Un ragazzo cingalese è stato insultato e aggredito da due naziskin ventenni la sera del 7 giugno scorso, ma l'episodio è stato reso noto solo ieri dai Carabinieri. Il giovane, dopo aver mangiato una pizza con i compagni di classe per festeggiare la fine della scuola, è andato al pub con gli amici. Nel locale un gruppo di naziskin ha adocchiato il gruppo che ha poi seguito fuori. Qui sono cominciati pesanti apprezzamenti alle ragazze, poi gli insulti al cingalese con parole come "vattene al tuo Pease" e "marocchino di merda". Poi due del branco hanno aggredito il ragazzo. Dopo esersi fatto medicare il cingalese ha denunciato l'aggressione ai militari dell'Arma che venerdì scorso hanno individuato e fermato i presunti responsabili, noti alle forze dell'ordine per precedenti episodi di violenza ai danni dei filippini23 luglio 2008
Approvato decreto sicurezza
Con 161 voti a favore, 120 contrari ed 8 astenuti l’Aula del Senato ha approvato in via definitiva il decreto sulla sicurezza pubblica. A favore del provvedimento hanno votato il Pdl, la Lega Nord, l’ Mpa, contrari Pd, Idv, astenuto l’Udc.Roma, aggredita giovane lesbicanella Gay Street di San Giovanni
La ragazza rientrava a casa dal lavoro quando è stata colpita alle spalleArcigay: "Colpito luogo simbolo della comunità omosessuale romana21 luglio 2008
G8-2001: Il Guardian: «La polizia italiana è fascista»
Il quotidiano inglese commenta i processi per Diaz e Bolzaneto. Riproponiamo il commento sulla presa di posizione dell'organo di stampa britannico. La traduzione italiana dell'articolo è stata pubblicata dal settimanale CartaGenova 2008: Centinaia di persone in piazza, mentre l'altoparlante diffonde la voce di Carlo
Centinaia di persone in piazza, mentre l'altoparlante diffonde la voce di Carloil corteo.In una registrazione del 1995, il ragazzo ucciso nei giorni del G8 legge alcune lettere di condannati a morte della Resistenza Genova. Riemerge, da una registrazione del 1995, la voce di Carlo Giuliani, allora un ragazzino di 17 anni, che legge le lettere di alcuni condannati a morte della Resistenza. Torna a parlare, a pochi metri dal punto in cui cadde ucciso dalla pallottola del carabiniere Placanica, la vittima-simbolo di quello sciagurato G8 genovese. Parla di libertà, democrazia, patria, coraggio, con queste parole si congedarono dalla vita i partigiani Walter Fillak, Valerio Bavassano, Sergio Piombelli. Alcuni di loro avevano la stessa età di Carlo quando morì: 23 anni. Don Andrea Gallo sta accanto a Giuliano e Haidi Giuliani, i genitori di Carlo, il "toscano" fumigante sotto il Borsalino nero come l'ala del corvo. Agguanta il microfono e dice: «Carlo ha parteggiato dalla parte giusta. Nelle lettere che ha letto c'è il grido di libertà e di giustizia che io, a 17 anni, ascoltai quando rinacque la democrazia in Italia che e oggi riascolto. La democrazia va riconquistata. C'è una nuova primavera e anche questo è un dono di Carlo». La piazza applaude, don Gallo cita «la grande trappola» preparata per il G8 del 2001, evoca «il desiderio di verità», andato deluso. Il carabiniere Placanica, che esplose il colpo mortale, se l'è cavata: usò legittimamente la sua pistola.«Il potere non è forte, è fortissimo, ma Carlo, se fosse qui, griderebbe: "Su la testa! Tutti!". Il grande male dell'Italia è l'indifferenza». Un migliaio di persone hanno camminato fino a piazza Alimonda, attraversando la città distratta e semideserta, nell'uggioso pomeriggio soffocato dallo scirocco. È un happening appena velato di tristezza, si mangia panini e si beve il vino del circolo Terra e Libertà/Critical Wine.Haidi Giuliani come il marito indossa la maglietta nera con la scritta "clandestino". Invita la folla a compilare la scheda preparata dall'Associazione Piazza Carlo Giuliani Onlus, apponendovi l'impronta del dito pollice sinistro. «Prendetevi le nostre impronte e non toccate i bambini e le bambine rom e sinti", ci sta scritto sopra. Saranno quasi trecento le schede riempite, le consegneranno al prefetto. Non a caso l'orchestrina che strimpella è composta da musicisti rom. «La sinistra? - sospira la signora - Dipende da che cosa si intende. Io continuo ad incontrare gente come me, gente di sinistra». Il comico Andrea Rivera imperversa. «Don Gallo, don Puglisi, padre Zanottelli. Questa è la mia Chiesa, non la Chiesa della Cei». Applausi. Mischiati alla folla ci sono Nando Dalla Chiesa, Russo Spena e l'ex ministro Ferrero."Carlo vive. I morti siete voi" sta scritto sullo striscione che apre il corteo. Lo depongono nel punto esatto dell'asfalto dove Carlo venne abbattuto. Vittorio Agnoletto nel 2001 era portavoce del Genoa Social Forum, ora è parlamentare europeo. Dice che una verità giudiziaria è stata raggiunta, sebbene la sentenza sulla Diaz sia «insoddisfacente». «Tramite il Secolo XIX rivolgo un appello al presidente Napolitano. Lo Stato deve scusarsi con i cittadini per ciò che i suoi rappresentanti in divisa hanno compiuto al G8 di Genova. Tocca a lui farlo, come rappresentante di tutti gli italiani». Agnoletto ha letto le rivelazioni sugli agenti americani con licenza di sparare al G8 genovese. «Berlusconi dica se intende rinunciare alla sovranità nazionale, durante il G8 del 2009, in Italia».fonte il secolo XIX
Rassegna stampa 19 luglio 2008
LIBERAZIONE - Genova, la memoria resistente. Ma nel futuro chi l’ascolterà?
IL MANIFESTO - La notte di Bolzaneto
IL GIORNALE - G8, i no global scippano piazza Alimonda ai poliziotti
Rassegna stampa - 20 luglio 2008
LA REPUBBLICA - "Genova, al G8 agenti Usa pronti a sparare" - Da sette anni nel luogo dell´omicidio - "Inferno Bolzaneto" 31 storie dall´orrore
IL SECOLO XIX - Corteo, mostra e convegno in memoria di Carlo Giuliani
IL MANIFESTO - Movimento latino alla genovese - A piazza Alimonda, sette anni dopo
LIBERAZIONE - Il 20 luglio di sei anni fa il delitto, impunito, ad opera dei carabinieri
Rassegna stampa - 21 luglio 2008
LA REPUBBLICA - G8, l´abbraccio della Vincenzi - "Fece sparire le false molotov della Diaz" Genova, un altro poliziotto sotto accusa - "Mamma, scusa", in piazza la voce di Carlo
IL SECOLO XIX - «G8, Genova volta pagina» - - Un passo per non vedere lo Stato come un nemico
17 luglio 2008
G8 Genova: Assalto alla scuola Diaz. Il Pm chiede 28 condanne e 1 assoluzione
I pm hanno chiesto 28 condanne e una assoluzione nei confronti dei poliziotti imputati nel processo per i fatti della Diaz al G8 di Genova. Le richieste variano da cinque anni a tre mesi di reclusione. La pena più alta (5 anni) è stata chiesta per Pietro Troiani, accusato di aver portato le due molotov nella scuola. Per i vertici della Ps Francesco Gratteri (Antiterrorismo) e Giovanni Luperi (Servizi Segreti), i pm hanno chiesto 4 anni e 6 mesi ciascuno per le accuse di falso ideologico, calunnia e arresto illegale. Complessivamente le richieste di condanna ammontano a 109 anni e 9 mesi. Richiesta di condanna di 4 anni e 6 mesi è stata avanzata per Vincenzo Canterini, all' epoca comandante del I Reparto Mobile di Roma, per Gilberto Caldarozzi, all'epoca vice direttore dello Sco, per Filippo Ferri, dirigente della squadra mobile della Spezia, Massimiliano Di Bernardini, romano, vice questore aggiunto, Fabio Ciccimarra, vice questore aggiunto, napoletano, Nando Dominici, capo della squadra mobile di Genova, Spartaco Mortola, dirigente all'epoca della Digos di Genova e Carlo Di Sarro vice questore aggiunto presso la Digos di Genova. Per il vice di Canterini, Michelangelo Fournier, i pm hanno chiesto 3 anni e 6 mesi. Per l'agente scelto Massimo Nucera e il suo superiore Maurizio Panzieri, che avallò nel verbale il finto accoltellamento, i pm hanno chiesto 4 anni di reclusione a testa. Quattro anni di reclusione sono stati chiesti inoltre per il commissario capo Salvatore Gava, l'ispettore Massimo Mazzoni (Sco), il sovrintendente Renzo Cerchi e l'ispettore superiore Davide Di Novi. Stessa pena è stata chiesta per Michele Burgio, autista di Troiani, il poliziotto che portò le molotov alla scuola Diaz a bordo del Magnum della polizia. Per gli otto capisquadra del I Reparto mobile di Roma, Basili, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri e Compagnone, al comando di Vincenzo Canterini, secondo l'accusa responsabili di non aver impedito i pestaggi dei no global, il pm ha chiesto 3 anni e 6 mesi di reclusione. Per Luigi Fazio, sovrintendente Ps, accusato di percosse, i pm hanno chiesto tre mesi di reclusione. L'assoluzione invece è stata chiesta per il commissario Alfredo Fabbrocini, accusato di perquisizione arbitraria, violenza privata, danneggiamenti e peculato nell' ambito dell' irruzione nella scuola Pascoli.IL SECOLO XIX - Irruzione alla Diaz oggi le richieste dei pm
Carceri: 11mila detenuti in esubero
Le carceri italiane hanno un esubero di 11mila detenuti. Negli ultimi sei mesi la popolazione carceraria italiana e' aumentata di quasi 6mila unita' e il numero dei posti letto regolamentari e' stato ampiamente superato: nelle carceri sono rinchiuse 54.605 persone invece di 42.890. Sono i dati contenuti nel V rapporto sulla condizione della detenzione nelle carceri italiane presentato oggi a Roma dall'associazione Antigone16 luglio 2008
Processo Aldrovandi: C'é ancora chi dice che Aldro morì di morfina
Si è tenuta il 15 luglio la diciassettesima udienza del processo AldrovandiIn aula si confrontano le perizie e gli esami autoptici fatti sul corpo del ragazzo, molti elementi indicano che la morta fu dovuta all'asfissia causata dall'ammanettamento a terra da parte dei poliziotti imputati e dalla pressione sul torace. Una tossicologa ritiene però i (bassi) livelli di stupefacenti nel sangue potenzialmente letali.
La tossicologa Francesca Righini ricorda i risultati delle analisi sul sangue di Aldro: rilevò 0,4 mg/l di alcol, 0,36 mg/l di morfina e 0,04 mg/l di ketamina. "La morfina è un deprimente, la ketamina eccitante. Si compensano a vicenda." Di simile avviso l'anestesiologa Elsa Margaria "L'effetto delle sostanze assunte è di narcotismo, sonnolenza: sicuramente non si va in giro di mattina a dare calci". Insomma, le droghe non causarono né la morte uno stato di agitazione, anche l'alcol era in un "tasso che consentiva di guidare". La Margaria ha anche confermato di ritenere la causa di morte più probabile un'insufficienza respiratoria acuta, dovuta alla posizione prona del ragazzo e dalla pressione sul torace. Che quest'ultima possa essere stata determinate è ammesso anche da Stefano Malaguti,assistente del medico legale che fece la prima autopsia, che però ipotizza una concausa nel decesso nell'assunzione di morfina, che indebolendo "i centri del respiro" avrebbe potuto ridurre l'apporto di ossigeno al cuore causando un'ischemia.Un'altra giovane tossicologa, coinvolta nelle prime indagini sul caso, Eleonora Lumare, controbatte invece che i livelli di morfina sarebbero stati tali da non escludere un'overdose, e cita un articolo scientifico del 1997 che smentirebbe simili problemi respiratori dovuti a pesi che gravano sul torace. L'Avvocato di parte civile, Fabio Anselmo, contesta però l'interpretazione che la Lumare propone di detto articolo.Si continua il 18 settembre.
15 luglio 2008
G8-2001 / Bolzaneto, una pagina nerissima
Le prime reazioni del Comitato verità e giustizia per Genova alla sentenza del processo per i fatti di Bolzaneto: "L'Italia è ancora una democrazia?". Un dato è certo: violenze e torture da parte di poliziotti e personale medico a Balzaneto, durante il G8 nel luglio 2001 sono avvenute, anche se la sentenza emessa dalla magistratura genovese ha accertato solo specifici episodi. Ma un altro dato emerge dalla sentenza: la violazione dei diritti umani per i giudici di Genova è un reato lieve destinato alla prescrizione. E’ pur vero che in questi anni il parlamento è stato incapace di approvare una legge sulla tortura, ma quello che si è accertato dalla requisitoria dei PM è che a Balzaneto furono commessi violenze inaccettabili. Da parte nostra, a partire dagli appuntamenti del prossimo fine settimana a Genova, continueremo a lavorare affinché vada messa sotto accusa l'intera catena di comando che ha pianificato e realizzato la repressione al G8 di Genova. Le 15 flebili condanne andranno anche in prescrizione, ma le responsabilità politiche possono e devono essere individuate, perchè i protagonisti, a partire dall'allora capo della polizia Gianni De Gennaro, sono tuttora ai vertici delle istituzioni. Non esiste alcuna possibilità che le violenze poliziesche di piazza, che hanno portato all'uccisione di Carlo Giuliani e all'aggressione a migliaia di manifestanti, così come le torture e i pestaggi a Bolzaneto e alla scuola Diaz possano essere frutto di iniziative casuali e spontanee da parte di singoli. La mancata istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta anche da parte di un governo di centrosinistra, pesa come un macigno sull'isolamento in cui la magistratura genovese è stata lasciata nella ricerca della verità e della giustizia sui fatti del G8.
Italo Di Sabato – responsabile naz.le Osservatorio sulla Repressione PRC/SE
Lorenzo Guadagnucci - Enrica Bartesaghi
LA REPUBBLICA - Pestaggi, umiliazioni e torture quella vergogna non sarà mai sanata - Bolzaneto, quasi un colpo di spugna - Per il pestaggio di Bolzaneto solo 15 condannati, 30 assolti - G8, lo schiaffo di Bolzaneto - Ore 21,50 sentenza choc "Niente torture a Bolzaneto" - La rabbia dei no global: "Una vergogna" - Vincenzi: "La ferita non è chiusa ma adesso si può voltare pagina"
G8, a Bolzaneto per i magistrati non fu tortura. Solo 15 condannati, trenta assolti
Sette anni dopo i fatti di Genova, il verdetto del tribunale: chiesti 80 anni, condannati 24Tra indulto e prescrizione, nessuno in prigione. I ministeri dovranno risarcire i danni G8, a Bolzaneto non fu tortura. Solo 15 condannati, trenta assolti.A sette anni dalle violente nel "carcere provvisorio" di Bolzaneto, i giudici di Genova pronunciano la sentenza contro i 44 ufficiali, guardie carcerarie e medici imputati di aver sottoposto a sevizie più di duecento no global. Dopo dieci ore di camera di consiglio, il verdetto cancella l'ipotesi di crudeltà e tortura sostenuta dalla Procura. Assolve trenta imputati, ne condanna solo 15. Contro una richiesta di poco meno di 80 anni di reclusione, i giudici ne hanno inflitto solo 24 e, grazie alla prescrizione e all'indulto, nessuno dei condannati finirà in galera. (continua)
11 luglio 2008
Bologna: 14 attivisti dei centri sociali bolognesi denunciati per il presidio antifascista all'XM24
Sono attivisti di Xm24, Tpo, Crash e Cua. A loro carico l'accusa di manifestazione non autorizzata, lancio di oggetti e ingiurie.Quattordici attivisti dei centri sociali bolognesi sono stati denunciati per manifestazione non autorizzata, lancio di oggetti e ingiurie, per il presidio antifascista che si è tenuto sabato 5 luglio , dalle 8 alle 13, davanti al centro sociale XM24 di via Fioravanti a Bologna.La manifestazione era stata indetta contro la provocazione del consigliere comunale di Alleanza Nazionale Galeazzo Bignami che aveva deciso, insieme a un manipolo di suoi accoliti, di tenere un banchetto per una raccolta di firme contro XM24, davanti al portone di ingersso del centro sociale stesso.La Questura di Bologna ha dunque denunciato 14 membri XM24, Tpo, Crash e Collettivo universitario autonomo per manifestazione autorizzata. Dodici di loro dovranno rispondere anche di violenza privata e lancio pericoloso di oggetti, mentre 3 anche del reato di ingiuria.
Proteste e lenzuola in fiamme al Cpt milanese di via Corelli
Notte agitata nel Centro di permanenza temporanea per immigrati irregolari. Durante la contestazione, presidio no global all'esterno della struttura10 luglio 2008
Continua lo sciopero nel Cpt di Milano, esplode l'esasperazione a Roma
La prima scintilla della protesta è stata una piccola rivolta scoppiata nel Cpt di via Corelli a Milano il primo luglio. I detenuti hanno divelto panche e telecamere e rotto alcuni vetri per protestare contro le condizioni nelle quali sono costretti a vivere. La rivolta – non certo la prima, dato che una situazione simile si era già prodotta nel 2005–è scoppiata in seguito alla protesta di un recluso di origini egiziane che chiedeva l’accelerazione della procedura di espulsione a suo carico, data l’invivibilità della situazione dentro il Cpt. Da sabato 5, invece, i detenuti e le detenute di via Corelli sono in sciopero della fame. E intendono proseguire la protesta a oltranza, per rivendicare la propria liberazione dal centro di detenzione e per denunciare le condizioni di vita all’interno del centro: vitto scarso e scadente, continue espulsioni, condizioni igieniche pessime, intimidazioni e maltrattamenti da parte della polizia e mancanza di cure mediche, in particolare per i detenuti sieropositivi. Nonché reazioni rabbiose da parte della polizia e degli operatori della Croce rossa ogni volta che i detenuti denunciano questa situazione. La protesta dei reclusi di via Corelli è sostenuta dall’esterno dal Comitato antirazzista di Milano, a cui si sono affiancati altri gruppi a Torino e Bologna. (continua)Marijuana. La Cassazione assolve un rasta: l'uso è religioso
Non va condannato l’adepto rasta sorpreso con una busta di marijuana: la sua religione, infatti, impone l’uso quotidiano di «erba sacra» da consumare da soli fino a 10 grammi al giorno. Lo si evince da una sentenza della Cassazione, con la quale è stata annullata la condanna a un anno e 4 mesi di reclusione inflitta dalla Corte d’appello di Perugia ad un 44enne per illecita detenzione al fine di spaccio di marijuana. L’imputato, trovato in possesso di quasi un etto di erba, da cui potevano essere ricavati 70 spinelli, aveva presentato ricorso alla Suprema Corte, spiegando che, data la sua religione, era giustificata la detenzione della sostanza e la conferma che fosse destinata solo ad uso personale. I giudici hanno accolto il ricorso: «Non sfugge infatti che, secondo le notizie relative alle caratteristiche comportamentali degli adepti di tale religione di origine ebraica–si legge nella sentenza n. 28720–la marijuana non è utilizzata solo come erba medicinale, ma anche come ‘erba meditativa’, come tale possibile apportatrice dello stato psicofisico inteso alla contemplazione nella preghiera, nel ricordo e nella credenza che ’l’erba sacra’ sia cresciuta sulla tomba di re Salomone, chiamato il Re saggio, e da esso ne tragga la forza, come si evince da notizie di testi che indicano le caratteristiche di detta religione". I giudici della Corte d’appello, secondo la Cassazione, non hanno «operato una logica ricostruzione del fatto», essendo «pacifico» che fu proprio l’imputato a consegnare spontaneamente ai carabinieri una busta contenente marijuana non preconfezionata, precisando subito che il possesso dell’erba era «da lui destinato ad esclusivo uso personale, secondo la pratica della religione rastafariana di cui si era detto adepto».Appello per la solidarietà ai manifestanti contro il G8 in Giappone
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G8 2001. il pm: la coltellata fu inventata e il blitz nella sede del Gsf fu abusivo
La coltellata all'agente fu un'invenzione del celerino che disse di essere stato aggredito. E non fu certo un errore l'irruzione nel quartier generale del Genoa social forum di fronte alla Diaz. Il pm Francesco Cardona Albini parla con calma, senza enfasi alcuna. Ma anche senza alcuna ambiguità. E le versioni ufficiali sulla mattanza cilena nel dormitorio dei no global si sgretolano con l'avanzare della requisitoria. Ieri la terza udienza nell'aula bunker del Palazzo di Giustizia di Genova.E i tempi della richiesta delle pene, tant'è la minuziosità della ricostruzione, slittano ancora. Non prima di mercoledì prossimo sarà possibile ascoltare le conclusioni della pubblica accusa nel procedimento che vede indagati a vario titolo 29 funzionari, anche alti, della polizia di stato imputati per le violenze e gli abusi che sfociarono nell'arresto illegittimo di 93 persone (62 delle quali gravemente ferite) da esibire a un'opinione pubblica imbarazzata dall'inerzia mostrata con le scorrerie dei cosiddetti black bloc.
Era la notte tra il 21 e il 22 luglio del 2001. Ieri Cardona Albini ha rifatto la storia delle perizie sul giubbotto del celerino "accoltellato" e ha ricostruito l'irruzione nella scuola di fronte a quella del massacro. A caldo, l'agente, sostenuto da numerose testimonianze di colleghi, disse di essersi beccato un solo fendente. I Ris di Roma lo avrebbero smentito dicendo che c'era più di un taglio. Così il poliziotto cambiò versione ma i testimoni diretti si volatizzeranno trasformandosi in fonti indirette.
E i tagli sul giubbotto non corrisponderebbero a quelli sul corpetto sottostante. Per il pm si sarebbe inventato tutto, anche se uno dei difensori, in corridoio, prova a dire che quell'agente è un «semplice, uno incapace di mentire». Il pm non sembra avere dubbi: che sia «per un'intesa istantanea coi suoi superiori, o per un'adesione spontanea, fu una simulazione» e la versione ufficiale è «colma di incongruenze». Per esempio, nulla fu tentato per identificare l'aggressore. Insomma, la simulazione «serviva a dimostrare che ci fu una qualche resistenza armata», e il suo «recepimento acritico fu funzionale all'economia dell'operazione». E chi, più del VII nucleo della Celere, i Canterini boys, aveva «esigenza di dare conto della sproporzione tra aggressori e aggrediti»? Fu una «mossa istintiva e una poco ragionata risposta a quanto accaduto, prima attività di falsa rappresentazione generata dalla consapevolezza del danno, anche per giustificare i vertici».
Pure l'irruzione alla Pascoli, l'edificio di fronte, fu «funzionale all'operazione in corso alla Diaz. Non foss'altro che per impedire che dal media center si capisse tutto ciò che stava succedendo. Non potevano non sapere, almeno i capi dei 59 agenti che presero parte al blitz, che quella era la sede del Gsf. Fu anche staccata la spina di Radio Gap, è stato ricordato, nell'irruzione «determinata, che travolse agevolmente le barriere rudimentali messe per frenare l'irruenza delle guardie, con iniziale uso di manganelli».
La gente fu costretta faccia a terra o al muro, mani dietro la nuca, in ginocchio o seduta dagli uomini delle squadre mobili di Genova, Roma e Nuoro (con la pettorina), uomini dell'anticrimine (con divisa atlantica) pochi minuti dopo l'irruzione alla Diaz (per questo non regge la tesi dell'errore) mentre altri in borghese arraffavano o distruggevano quello che capitava: floppy disc, macchine fotografiche, telefonini, pezzi di computer, maschere antigas. La tensione si allenterà, in un'«atmosfera surreale», solo quando si materializzerà al 2° piano l'europarlamentare del Prc Luisa Morgantini e, dopo di lei, la deputata Prc Graziella Mascia e una troupe del Tg3 tanto che l'economista filippino, Walden Bello, era euforico quando esclamava con le mani ancora alzate: «Prensa! Prensa!».
Testimoni e video «consolidano il quadro investigativo» con «consistenti riscontri», secondo la pubblica accusa che spiegherà anche l'irruzione nella stanza dei legali da cui furono trafugati computer e liste cartacee. Durò almeno mezz'ora. Troppo davvero per avallare la tesi difensiva dell'errore. Non c'era sospetto della presenza di armi, non c'era alcun mandato: per il pm l'«abusività era evidente» come pure la «piena consapevolezza di un'operazione in parallelo con quella nell'altra scuola» «anche al fine di impedire di documentare quello che accadeva alla Diaz». E il catalogo dei reati è impressionante: perquisizione arbitraria, violenza privata, danneggiamenti dolosi aggravati, appropriazione indebita a seguito di danneggiamenti, peculato. Il materiale processuale è «significativo», s'è detto. «Purtroppo questo è successo».
7 luglio 2008
Aggressione fascista sul treno. Linea Rimini-Bologna: ferito un militante del Prc
Nella mattinata del 6 luglio, sul treno Rimini-Bologna, un Giovane Comunista della federazione bolognese del Prc è stato accoltellato, in maniera non grave, da un uomo dall'aspetto dichiaratamente fascista. Lo riferisce Agostino Giordano, coordinatore provinciale dei Giovani Comunisti. Il ragazzo, Franco T., stava chiacchierando con un amico quando l'uomo, testa rasata e abbigliamento caratterizzato da simbologie dell'estrema destra, gli si è avvicinato dicendo: "La pensiamo diversamente, sei dell'altra parte". Poco dopo, il ragazzo ha trovato l'uomo ad attenderlo nel corridoio: parte una coltellata alla spalla, per fortuna superficiale. Franco, arrivato a Bologna, è stato medicato al pronto soccorso (un punto di sutura per una ferita profonda un centimetro e mezzo) ed ha denunciato l'aggressione alle forze dell'ordine.4 luglio 2008
G8 a Genova, il pm accusa"Alla Diaz fu un massacro"
Dura requisitoria al processo per l'irruzione nella scuola. Imputati ventinove componenti delle forze dell'ordine.«Soffocato da 4 poliziotti». Il giallo di Riccardo Rasman che scuote Trieste
Ammanettato, le mani dietro la schiena, i piedi legati con filo di ferro. Nonostante fosse immobilizzato, «esercitavano sul tronco, sia salendogli insieme o alternativamente sulla schiena, sia premendo con le ginocchia, un'eccessiva pressione che ne riduceva gravemente le capacità respiratorie». Poi, «nonostante fosse ammanettato, continuavano a tenerlo in posizione prona per diversi minuti».È così che, secondo la procura di Trieste, quattro poliziotti della Volante hanno provocato la morte di Riccardo Rasman (nella foto), 34 anni, una pensione da invalido per atti di nonnismo subiti durante il servizio militare, e un monolocale in affitto dove non ha mai dormito. Un gigante buono, figlio di operai, e una sorella, Giuliana, che un giorno gli promise che nessuno gli avrebbe più fatto del male. Promessa disattesa il 27 ottobre 2006 quando gli agenti, allertati da un vicino di casa, fanno irruzione in casa sua. Nasce una colluttazione, mai negata dai poliziotti, ma giustificata «dall'intento di difendersi dalla reazione inconsulta di Rasman e nella convinzione di trovarsi nell'esercizio di un dovere».
Dopo quasi due anni di indagini e un'iniziale istanza di archiviazione, ora il caso Rasman sembra avviarsi verso il processo: qualche giorno fa il pm Pietro Montrone ha notificato ai quattro indagati l'avviso di conclusione dell'inchiesta, preludendo a una richiesta di rinvio a giudizio. Trieste come Ferrara. La fine di Riccardo ricorda la tragedia di Federico Aldrovandi, lo studente morto a 18 anni il 25 settembre 2005 dopo un intervento di polizia. Il processo di primo grado che vede imputati quattro agenti è prossimo alla sentenza. Casi apparentemente fotocopia. «Asfissia da posizione» la causa di morte per entrambi; per ognuno, quattro i poliziotti coinvolti di cui tre uomini e una donna; identico capo di imputazione: «omicidio colposo». E un avvocato in comune, Fabio Anselmo.
Solo coincidenze? «Le similitudini sono inquietanti - spiega il legale, chiamato, tramite gli Aldrovandi, dalla famiglia di Riccardo -, ma aldilà degli aspetti tecnici, colpisce che entrambe le vittime siano persone deboli, che non avrebbero mai fatto male a nessuno. Con un'unica colpa: aver fatto un po' di rumore». All'alba del 25 settembre di tre anni fa Federico urla e tira calci a vuoto quando una signora avverte il 113. Dopo l'intervento di una volante, muore ammanettato con la faccia sull'asfalto. Il 27 ottobre del 2006 Riccardo Rasman, una volta aspirante meccanico, ridotto a invalido dopo sette mesi in Aeronautica, tira petardi dal balcone perché è felice: ha trovato lavoro come netturbino. Una dirimpettaia avverte la polizia e il copione si ripete. Gli agenti sfondano la porta, Riccardo reagisce. Nessuno aspetta di sapere se per caso ha qualche problema psichico. Quando si appura che è in cura in un centro di salute mentale, è già troppo tardi: dopo botte, manette e rantolii, Riccardo smette di respirare, forse terrorizzato anche dalle uniformi, secondo la sorella. In cucina un biglietto, scritto prima dell'irruzione: «Mi sono calmato, per favore non fatemi del male».
Grazia Maria Mottola corriere on line
3 luglio 2008
Morire di carcere: 51 detenuti morti in 6 mesi
I dati, usciti sul dossier «Morire di carcere» a cura di «Ristretti orizzonti», il quotidiano del carcere di Padova, non sono confortanti. In sei mesi sono morti almeno 51 detenuti, di cui 21 per suicidio. I curatori precisano però che questi dati non rispecchiano a pieno la realtà. Sono infatti ricostruiti in base alle notizie di stampa e alle lettere inviate dai volontari o dai parenti dei detenuti. Il dossier fa riferimento ad un altro numero, ancor meno confortante: negli ultimi otto anni sono morti nelle carceri 1200 reclusi, di cui un terzo per suicidio. Torino: Rivolta nel carcere minorile
E' stato un vero e proprio tentativo di rivolta quello messo in atto dai detenuti del carcere minorile di Torino «Ferrante Aporti». Lo denunciano i sindacati della polizia penitenziaria, che già nello scorso aprile hanno definito «esplosiva» la situazione del carcere. Dopo l’incendio causato da alcuni detenuti (45 i reclusi al Ferrante Aporti di cui 44 extracomunitari) che hanno dato fuoco ai materassi in un bagno, le celle sono state evacuate e i loro occupanti hanno trascorso la notte nella palestra adibita a dormitorio. Due guardie e una reclusa, che è stata portata in ospedale, sarebbero rimaste intossicate dal fumo.Il sovraffollamento, aggravato dal caldo di questi giorni, potrebbe essere una delle cause che ha innescato il tentativo di rivolta. Da mesi ormai i sindacati criticano la gestione della struttura e chiedono la rimozione del comandante del reparto e del direttore del dipartimento di giustizia minorile per il Piemonte.Negli ultimi due mesi all’interno del carcere si sono registrate diverse aggressioni nei confronti del personale di polizia penitenziaria. E c’è stato anche un tentativo di suicidio di un detenuto.2 luglio 2008
Milano: Rivolta nel Cpt
Nel Cpt di via Corelli a Milano, sono scoppiati dei disordini. Secondo l’agenzia Agr a provocare i disordini sarebbe stato un diverbio tra un poliziotto ed un recluso sudanese che aveva chiesto notizie sul proprio rimpatrio. Gli altri reclusi hanno protestato rompendo delle panche di cemento, sradicando due termosifoni e rompendo dei vetri. Un operatore della Croce rossa sarebbe stato lievemente ferito da una scheggia, non si hanno notizie sui reclusi. Nel frattempootto partecipanti alla rivolta nel Cpt di Bari dello scorso luglio sono stati condannati a pene che vanno da 1 anno e 4 mesi a 5 anni e 4 mesi di reclusione.
1 luglio 2008
Peggiorano le condizioni di salute di Marina Petrella in carcere.
Le condizioni di salute di Marina Petrella, l'ex brigatista rinchiusa nelle carceri parigine dall'agosto 2007, tornano a far discutere la stampa francese. Dopo la firma del decreto di estradizione, la fuoriuscita italiana condannata all'ergastolo e riparata in Francia nel 1993 sotto la protezione della dottrina Mitterrand, è stata nuovamente ricoverata nell'ospedale psichiatrico di Villejuif per essere trasferita nei giorni scorsi presso il servizio medico-psichiatrico di Fleury Merogis.Nell'edizione in edicola ieri, sia Libération che le Monde hanno dedicato ampio spazio alla vicenda, riportando stralci delle perizie mediche che descrivono «uno stato depressivo gravissimo», traversato da «una crisi suicidaria sincera» assolutamente «incompatibile con la detenzione». La Petrella definisce la sua cella una «camera mortuaria» e ripete che a questo punto la sua morte «è l'unico regalo d'amore che potrò fare alle mie figlie perché permetterà loro d'elaborare finalmente il lutto» che il carcere a vita impedirebbe. Intervistato, Louis Joinet, l'architetto della dottrina Mitterrand, spiega che ovunque nel mondo «la maggior parte dei processi di ritorno alla pace o alla democrazia comportano un margine d'impunità e passano per una amnistia». In Italia gli anni erogati e scontati raggiungono la cifra di 50mila. Ancora troppo pochi?Lo stato di salute della Petrella e l'opportunità di curarla fuori dal carcere erano già stati evocati dalla signora Carla Bruni-Sarkozy in una intervista apparsa il 20 giugno sempre su Libération . Dando prova di una inattesa apertura, la prima donna di Francia aveva risposto a una precisa domanda sulla sorte da riservare ai rifugiati italiani sfuggendo i tradizionali cori giustizialisti che ormai echeggiano su entrambi i versanti delle Alpi. «Il diritto d'asilo deve essere rispettato per tutti i rifugiati. Ma i terroristi sono da considerarsi tali?». L'interrogativo per nulla retorico segnalava, in realtà, la mancanza di unanimità all'interno dello stesso governo. Nei mesi scorsi l'entourage del primo ministro aveva più volte lasciato filtrare la presenza di forti perplessità sulla vicenda. Pare che lo stesso François Fillon fosse contrario alla firma del decreto ma piuttosto incline ad archiviare la procedura, sulla falsa riga di quanto in passato avevano fatto gli altri governi di destra come di sinistra. Sembra che il primo ministro si sia dovuto inchinare alla volontà dei falchi dell'Eliseo solo dopo l'ultimo vertice italo-francese, svoltosi il 3 giugno a Palazzo Chigi. Mentre lo staff tecnico del governo italiano preparava gli strumenti normativi per salvaguardare l'immunità penale del nostro presidente del Consiglio, Berlusconi chiedeva al presidente francese garanzie certe sulla consegna di Marina Petrella. I ben informati dicono che in quella sede Sarkozy abbia fatto la sua scelta definitiva. In cambio di quali decisive contropartite ancora non è chiaro. Il presidente francese, si sa, è politico pragmatico, non dà nulla in cambio di nulla. Quanto alle strategie dell'esecutivo italiano, dopo che il ministro della giustizia Alfano ha richiamato nel suo cabinetto gli stessi funzionari che lo avevano retto durante i 5 anni della gestione Castelli, nulla lasciava dubitare che vi sarebbe stato un rilancio delle richieste d'estradizione. Agitare il "fantasma della lotta armata" si è rivelato un investimento politicamente redditizio.
