22 aprile 2008

25 aprile: Ad Alghero la destra vieta “Bella Ciao”

Gravissima la decisione di Marco Tede, sindaco di Alghero eletto nel 2007 dalle file del centro destra, che in occasione del 63° anniversario della Liberazione d'Italia ha vietato alla banda comunale di eseguire “Bella Ciao”.
Il primo cittadino della città sarda, ha giustificato questa affermazione ritenendo il brano in questione un'ispirazione al sentimento comunista, come confermano i pugni alzati dai reduci partigiani durante l'esecuzione.Un fatto preoccupante, che di fatto nega alla storia dell'Italia la riconquista della Libertà, dall'oppressione nazista e fascista dell'epoca.

21 aprile 2008

Vile azione dei nazifascisti contro il Centro Sociale di Perugia in seguito alla proiezione di NaziRock.

'Raid punitivo' nel centro sociale ex mattatoio di Ponte San Giovanni a Perugia. A denunciarlo e' lo stesso centro sociale che in uncomunicato riferisce che domenica mattina intorno alle 7 un gruppo di 4 persone ha messo a segno ''atti di vandalismo nei confronti dei locali danneggiandone le vetrate e accanendosi contro un camper parcheggiato nel piazzale nel quale stava dormendo il proprietario''. A dare l'allarme ''l'unico testimone'', ossia un compagno ''che dormiva nel camper e che ha subito l'aggressione rimanendo chiuso all'interno del mezzo''. (continua)

Carceri: in 100 giorni 30 detenuti morti.

Un dato allarmante che deve far riflettere su una situazione da tempo esasperata nelle nostre carceri. Dall'inizio del 2008 sono morti, negli istituti di pena italiani, ben 30 detenuti. Fra questi 11 sono i casi di suicidio. I dati, monitorati da "Ristretti Orizzonti", il giornale del carcere di Padova, sono stati estrapolati dal Dossier "Morire di carcere", che dal 2000 registra i casi di decessi nelle carceri italiane.
I "casi" raccolti, si precisa nel Dossier, non rappresentano la totalità delle morti che avvengono all'interno dei penitenziari italiani ma quelle che si è riusciti a ricostruire in base alle notizie della stampa e le informazioni raccolte da internet e dalle lettere dei parenti o volontari che ci sostengono. Il numero massimo di detenuti suicidi si è avuto nel 2001, con 69 casi, mentre il numero minimo si è registrato nel 1990: allora si tolsero la vita 23 persone. Nel 2007 si è avuto il numero più basso di suicidi degli ultimi 15 anni, ma per effetto della diminuzione della popolazione detenuta conseguente all'indulto si è registrato anche un tasso di suicidio molto elevato, che non era più stato raggiunto dal 2001 (11,6 suicidi ogni 10.000 detenuti).

18 aprile 2008

Il 24 aprile la sentenza del tribunale di Cosenza

Prosegue in Corte d'assise a Cosenza, con altre arringhe difensive, il processo ai 13 militanti no global aderenti alla "Rete del sud ribelle" accusati di associazione sovversiva per gli incidenti accaduti nel 2001 durante il Global Forum di Napoli ed il G8 di Genova. L'avvocato Maurizio Nucci, difensore di due degli imputati, Anna Curcio e Claudio Dionesalvi, ha sostenuto «l'assoluta inconsistenza di prove a support,o della contestazione di associazione sovversiva». «Non esistono prove, in particolare - ha aggiunto - sul presunto accordo tra gli imputati per costituire tale associazione e per attuare i reati contestati dal pm, come la sovversione dell'ordine pubblico». Anche l'avvocato Luigi Bonofiglio, difensore di Michele Santagata, ha sostenuto l'insussistenza dell'associazione sovversiva. Il processo riprenderà il prossimo 23 aprile, mentre per il giorno successivo era stata fissata la sentenza ma, a causa di alcune udienze annullate, la data della fine del processo potrebbe anche slittare. Il pm, Domenico Fiordalisi, ha chiesto la condanna di tutti gli imputati a complessivi 50 anni di reclusione e 26 di libertà vigilata. La condanna più alta, sei anni di reclusione e tre di libertà vigilata, è stata chiesta per Francesco Caruso, ex deputato di Rifondazione comunista; Luca Casarini, leader delle "tute bianche", e per Francesco Cirillo. «L'attività di Casarini, Caruso e degli altri al G8 di Genova è stata di tipo politico» spiega uno dei difensori, Maria Luisa Daddabbo: «e rientrava nelle iniziative consuete del movimento di cui gli imputati fanno parte. Non esiste alcuna prova che gli scontri siano stati pianificati e poi messi in pratica dagli imputati. Anzi, l'analisi dei filmati e delle intercettazioni dimostra proprio il contrario e cioè che gli scontri sono stati provocati in maniera del tutto arbitraria dalle forze dell'ordine che hanno agito a freddo provocando la fuga degli imputati e degli altri manifestanti. Scappare dalle cariche di polizia non è reato. Peraltro, dopo i processi di genova ad alcuni membri delle forze dell'ordine, appare chiaro che l'intero castello accusatorio sta crollando». I difensori chiederanno l'assoluzione. Il processo di Cosenza dura da oltre tre anni. I 13 imputati sono accusati d'aver fatto parte di un'associazione sovversiva denominata "rete meridionale del sud ribelle", costituita formalmente a Cosenza il 19 maggio del 2001. Al sodalizio avrebbero aderito gruppi antagonisti meridionali uniti dall'obiettivo di turbare l'esecuzione delle funzioni del governo italiano, sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito nel nostro Stato, sopprimere la globalizzazione dei mercati economici, alterare l'ordinamento del mercato del lavoro. Le arringhe della difesa sono cominciate il 4 febbraio e si concluderanno il 23 aprile. L'avvocatura dello Stato ha chiesto 5 milioni di euro come risarcimento per i danni all'immagine patiti durante il Global forum di Napoli e durante il G8 di Genova. La rete supportolegale.org, dove si possono trovare informazioni preziose sui processi di Genova e Cosenza, commenta così: «Un processo che fin dalle sue premesse si farà ricordare come tragicamente farsesco, grottesco, una commedia all'italiana, più "I Mostri", che non "I Soliti Ignoti"». Durante il processo uno dei consulenti tecnici, Raffaele Borretti, ha ammesso di non aver trovato del materiale audio non è stato ritrovato sul supporto magnetico e informatico consegnatogli. A metà marzo i pm genovesi avevano chiesto 80 anni di reclusione per i 25 presunti responsabili delle torture nella caserma di Bolzaneto.

Milano: scritte naziste alla sede di Punto Rosso

Dopo il furto con devastazione della sede di Punto Rosso avvenuto martedi 8 aprile, ieri mattina le saracinesche della stessa sede sono state trovate imbrattate con scritte naziste minacciose, come «Rossi al Muro», con le doppie esse al modo dei corpi speciali di Hitler. Lo comunica l'Associazione culturale "Punto Rosso" per la quale «il fatto è estremamente allarmante ancor più ad una settimana dal 25 aprile e dopo le elezioni. Evidentemente corroborati dai risultati elettorali, i fascisti tentano di rialzare la testa nella cittàmedaglia d'ora della Resistenza, annunciando come sempre la loro volontà di violenza e prevaricazione. Invitiamo tutti i democratici milanesi - prosegue la nota - alla vigilanza antifascista e alla mobilitazione, a partire dalla manifestazione del 25 aprile, perché i valori fondanti della nostra convivenza democratica e della sinistra non siano imbrattati ancora dalla fogna fascista e nazista».

Roma: Aggressione fascista al circolo Mario Mieli

Dalla segreteria del Mario Mieli l'ingresso alla struttura, a due passi dalla Basilica di S.Paolo, non si vede. Una planimetria un po' bizzarra la relega in fondo a un labirinto di corridoi. I sei-sette soci - presenti verso le sei del pomeriggio nello storico circolo di cultura omosessuale romano - si sono accorti del raid solo dai rumori, mentre discutevano del prossimo Pride. Racconta a Liberazione Andrea Berardicurti, della segreteria politica del Mieli, che altre 40 persone erano tra il salone grande e lo studio del servizio di supporto psicologico. Quando sono accorsi nell'atrio hanno visto 10-15 ragazzi, non più di 25 anni, che rovesciavano divano, scrivania, estintore, materiale informativo. Più o meno vestiti uguali, qualcuno con il cappuccio tirato su. Evidentemente hanno trovato il cancello aperto, lo stesso dal quale sono usciti pochi secondi dopo gridando «Froci di merda», «Tutti nei campi di sterminio». Al 113 cadeva ripetutamente la linea: i 10-15 hanno inneggiato indisturbati al loro duce anche fuori dalla struttura assegnata a questa e altre ong ai tempi di Rutelli che ieri è tornato nella sede con il presidente del municipio Andrea Catarci e il segretario del Prc romano, Massimiliano Smeriglio. Molto spesso, i volontari del Mario Mieli hanno trovato scritte fuori dalla sede, tipo "froci al rogo" o svastiche ma mai era avvenuta un'irruzione in piena regola. Berardicurti non crede alla goliardata. Sembra un assaggio di quello che potrebbe capitare se anche a Roma vincesse il Pdl coi suoi alleati più intolleranti e violenti. «Non è un episodio isolato di teppismo e squadrismo - dirà Franco Giordano, segretario del Prc - ma il frutto avvelenato di una cultura intollerante sempre più diffusa e delle assordanti campagne della destra contro ogni manifestazione di diversità». «Omofobi e neofascisti festeggiano così la vittoria della destra?», si chiede anche Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, invocando una risposta ferma della società civile.

10 aprile 2008

L'ex capo della Polizia di Ferrara, querela il blog di Federico Aldrovandi

L'ex capo della polizia di Ferrara, Elio Graziano, attualmente questore di Modena, ha querelato il blog della madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, che ha portato alla luce il caso della morte del figlio seguendo passo per passo la vicenda. Graziano si è sentito offeso dai giudizi che anonimi navigatori del blog hanno espresso nei suoi confronti e per questo motivo ha mosso una querela per diffamazione. I commenti riguardano la gestione della vicenda da parte di Graziano, incolpandolo dei depistaggi nelle analisi della morte del giovane.



Ascolta il commento di Patrizia Moretti.

9 aprile 2008

Sotto a chi tocca

Tra i brogli incombenti denunciati da Berluskane e le adunate sorridenti di Weltroni, pare proprio che lo spazio pubblico virtuale di questa campagna sia impermeabile. E’ accaduto, nel corso di queste settimane, per qualsiasi tema che non coincidesse con l’agenda-setting. Ma non fa ben sperare il fatto che solo nella giornata di ieri, questa allergia al dissenso si è concretizzata anche in botte, denunce, arresti in giro per l’Italia. Le ventiquattrore di ordinaria follia elettoral-repressiva sono cominciate all’alba, a Roma. Nella città di Veltroni e in cui campeggiano i faccioni di Rutelli, la polizia ha somberato la tendopoli montata a due passi dal Campidoglio dai senza casa. Avevano fondato «la città della dignità» per smettere uscire dalla solitudine dell’emergenza-casa, ma sono stati malmenati, alcuni addirittura arrestati. Il ministro dell’interno del centrosinistra, il costituzionalista Giuliano Amato, benedice. E mette in imbarazzo il prefetto Carlo Mosca, che oggi ha incontrato i comitati di lotta per la casa e promesso l’apertura di un tavolo cittadino tra costruttori, istituzioni e movimenti, di fatto riconoscendo le ragioni di questi ultimi. C’è stato poi l’accidentato viaggio di Berlusconi: prima sono stati manganellati dei pericolosissimi manifestanti vestiti da Pinocchio che volevano solo ricordare al candidato premier delle destre le sue bugie. Poi Berlusca si è spostato a Vicenza, dove lo aspettavano i cittadini del No Dal Molin. Dopo aver accolto Veltroni, i vicentini contro la base volevano solo rispettare la par condicio e dire due paroline anche all’uomo del predellino. Ma non è stato possibile, anche lì botte e denunce. Una fiaccola elettorale gira per l’Italia, è inseguita dai cittadini, e reagisce rabbiosamente. A chi tocca dal 15 aprile?

Palermo: denunciate 28 persone per la contestazione a Giuliano Ferrara

Ventotto persone sono state denunciate dalla Digos alla Procura della Repubblica di Palermo per "turbativa di riunione di propaganda elettorale". Si tratta di persone identificate tra i manifestanti che ieri pomeriggio avevano contestato Giuliano Ferrara con lanci di uova e ortaggi e l'accensione di fumogeni durante un'iniziativa della sua lista antiabortista. Le compagne e i compagni che hanno contestato Ferrara rischiano adesso la condanna da uno a tre annie la multa da euro 309,87 a 1.549, 37. (continua)

Sull’occupazione-presidio a Roma

Dopo l’occupazione-presidio alla Bufalotta ho letto alcuni commenti sul web, ai quali cerco di rispondere. Per una volta lo farò non tanto da mediattivista, ma da tecnico comunale, ritenendo di avere una minima conoscenza della materia.
Non credo sia utile chiedersi se la casa sia o meno un bene primario o un oggetto su cui investire. Il punto è chiedersi se, oltre che un bene o un investimento, sia un diritto per tutti. Questo non in nome di un astratto egualitarismo, ma di considerazioni più pragmatiche, in parte presenti in una sentenza di cassazione che fece scalpore lo scorso settembre, dove si stabiliva che l’occupazione di una casa, da parte di persona indigente e in stato di necessità, potesse ritenersi giustificata e non perseguibile penalmente. Al di là della giurisprudenza, non sembra paradossale ricordare che "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona" (art. 3 della Costituzione).
E’ da sottolineare che una politica illuminata in materia di emergenza abitativa, fatta anche del coraggio di requisire gli appartamenti sfitti o le case abbandonate, è stata fatta anni fa. E non dal subcomandante Marcos, ma dal cattolico Giorgio La Pira a Firenze, cui è stata recentemente dedicata la sezione del PD a Manfredonia. Veltroni e Domenici, invece che metterlo fra i loro santini, potrebbero onorarne la memoria prendendo spunto da quella sua azione, che oggi sarebbe purtroppo considerata eversiva.
Costruire case non è di per sé un bene o un male. Dire "costruiremo più case" non significa nulla. E’ come dire "diminuiremo le tasse": se non si parla anche di aliquote o di scaglioni di reddito, non ha nessun senso. Il discorso va inquadrato nelle politiche abitative, comprendenti controllo del fabbisogno, assegnazioni, analisi dei prezzi, attenzione alle pulsioni speculative. Altrimenti non si riuscirà a capire il processo urbanistico che sta trasformando i centri metropolitani in una sorta di città parallela (fatta di studi, negozi e poche abitazioni, costosissime e sempre più rare) e le periferie composte di alloggi sempre più degradati, a scalare dal centro fino alle zone più lontane.
Proprio questa mancanza di chiarezza si intreccia con due elementi su cui riflettere: il fatto che alla natalità zero si abbina un andamento costante dell’espansione edilizia, e il fatto che, paradossalmente, pur costruendo costantemente (e quindi creando più offerta) i prezzi invece di diminuire aumentano.
Il fatto se sia legale o meno occupare case, poi, mi sembra di lana caprina. Già in passato abbiamo disquisito di legalità o dei limiti che possono essere messi alla disobbedienza civile. Non mi sembra il caso di rimettersi a parlare di Thoreau, ma magari ricordiamo Martin Luther King, che non ebbe remore ad affrontare il carcere e a sfidare le leggi allora vigenti. Se si chiede "ma disobbedire alle leggi non è reato?", il succitato articolo della Costituzione e quello del codice penale sullo stato di necessità aiutano a capire…Ma la risposta più corretta è forse questa: "non lo so, dipende". Che è molto più zen, che non ideologica, come ricorderebbe Matthieu Ricard, intervistato da Liberazione pochi giorni fa.

8 aprile 2008

Roma: Comunicato di Action sugli arresti di stamane a Piazza Venezia.

Finalmente una risposta per l’emergenza abitativa romana: I senza casa a Rebibbia!

Dopo anni di attesa, di manifestazioni e proteste, il “modello Roma” comincia a dare i suoi frutti. Per i senza casa che protestano sono pronti mini alloggi gratis, vitto e servizi compresi, a pochi passi dal centro storico o ben collegati alla città. Qualche piccolo problema potrà presentarsi per l’uscita, ma l’accesso è finalmente garantito a tutti. (continua)

Una piccola Guantanamo in Italia?. Testimonianza di un prigioniero arabo-islamico nelle carceri italiane

A gennaio del 2008 è stata aperta una nuova sezione Elevato Indice di Vigilanza a Benevento dove sono raggruppati soli prigionieri islamici. Una decina in tutto: 5 algerini, 1 egiziano, 1 tunisino ed un anziano palestinese di 82 anni, con problemi di salute, da 17 anni in carcere in Italia per i fatti dell'Achille Lauro. Cinque provengono dalla sezione EIV di Siano (CZ), due da Poggioreale, uno da Carinola (CE), uno da Sulmona e uno da Parma. La struttura della sezione è già di per se significativa: bocche di lupo alle finestre, oltre le reti; reti sopra il passeggio; luce e televisione vengono spente a mezzanotte; non sono state consentite le audiocassette con registrazioni religiose (già consentite nelle carceri di provenienza) e i libri permessi in cella sono limitati a cinque. Il regime di detenzione si è subito rivelato di tipo intimidatorio, teso ad imporre una disciplina vessatoria e militaresca: tra le numerose angherie si impone ai prigionieri di stare in piedi, in silenzio e di spegnere la televisione durante la quotidiana battitura delle sbarre delle finestre in cella. A chi distribuisce il vitto (uno dei dieci suddetti prigionieri) viene imposto, con minacce, da tre guardie di non parlare con gli altri. In particolare, lo scorso 10 febbraio, una guardia ha minacciato due lavoranti di portarli in isolamento e di picchiarli se non avessero accettato le loro imposizioni. Strane coincidenze tra l'”etica” dei secondini addetti a questa sezione e quella dei reparti “speciali” operanti a Bolzaneto, alla Diaz e per le strade di Genova nel 2001.
Il 27 febbraio, alle 10.30, il sottoscritto Yamine Bauhrama, in seguito ad una protesta verbale contro una guardia che, con tono fortemente provocatorio, mi diceva di non impiegare più di 10 minuti per la doccia. <> è stata la sua risposta, dopodichè si avvicina e mi colpisce con un pugno in faccia, intervengono altre due guardie e mi riportano in cella. Alle 12 è tornata la guardia che mi aveva colpito per farmi uscire per l'ora d'aria “accompagnandomi” con pesanti insulti, scatta una colluttazione e intervengono altre guardie a calci e pugni. Gli altri prigionieri iniziano subito una battitura delle sbarre, quindi sono intervenuti un ispettore e un brigadiere che mi riportano in cella. Dopo due ore, alle 14.10, ritorna il brigadiere che mi accompagna dal medico per farmi visitare. Arrivato al piano di sotto dove è situata l'infermeria, già nel corridoio vengo colpito da una guardia con un pugno in testa, davanti all'ispettore e al brigadiere. Poi fui trascinato da tre guardie davanti al medico il quale mi ha solo guardato in faccia, senza neanche visitarmi, e ha riferito che era <>, in seguito venni trascinato in una cella cinque metri più avanti dove entrarono una decina di guardie che cominciarono a picchiarmi con calci e pugni, alla testa e sul corpo, sbattendomi la testa contro il muro. Per dieci minuti almeno, alla presenza dell'ispettore, del brigadiere e del medico. Finito il pestaggio, mi hanno spogliato nudo con la forza, minacciandomi di morte nel caso avessi parlato. Gli altri prigionieri, sentendo le mie urla, hanno cercato di farsi sentire all'esterno con una battitura delle sbarre. Per 3 giorni sono rimasto in quella cella e in sciopero della fame.
Il giorno dopo chiesi alla matricola di poter esporre denuncia di quanto accaduto ma non mi fu permesso.
Il 29 mattina sono andato in consiglio di disciplina, dove ho esposto l'accaduto al direttore ed al comandante. 15 giorni di isolamento è stato l'esito. Il 1 marzo vengo trasferito. Mentre salivo sul furgone un ispettore mi “ricordava” di non parlare con nessuno di quanto successo. Ora mi trovo nel carcere di Siano dove ho scontato i 15 giorni di isolamento per poi ritornare nella sez. EIV per soli prigionieri politici.

Yamine Bauhrama

7 aprile 2008

Risarcito (ex) imputato del processo al sud ribelle

Lo Stato dovrà pagare 16 mila euro di risarcimento per ingiusta detenzione a Giancarlo Mattia, arrestato il 15 novembre 2002 nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Cosenza su alcuni militanti dell'area no global accusati di associazione sovversiva. Lo ha deciso la Corte d'appello di Catanzaro a cui si è rivolto il legale di Mattia, l'avv. Carlo Petitto. Mattia, arrestato il 15 novembre 2002, fu mandato agli arresti domiciliari il 23 novembre successivo e definitivamente liberato dieci giorni dopo. L'uomo fu poi prosciolto. L'inchiesta si è conclusa con il rinvio a giudizio di 13 persone, che sono attualmente sotto processo, accusate di associazione sovversiva per avere organizzato gli incidenti accaduti nel 2001 durante il G8 di Genova ed il Global Forum di Napoli. Per tutti e 13 gli imputati il pubblico ministero, Domenico Fiordalisi, ha chiesto condanne per complessivi 50 anni di reclusione. Tra gli imputati figurano il deputato del Prc, Francesco Caruso, Luca Casarini e Francesco Cirillo. (continua)

La Sinistra Arcobaleno propone una comitato parlamentare di controllo delle forze dell'ordine

Presentato a Bologna il pacchetto di proposte di legge: controllo parlamentare sulle forze dell'ordine e introduzione del reato di tortura. Cento: "Vogliamo evitare altri G8 come a Genova o casi come quello di Federico Aldrovandi"

Un comitato parlamentare per controllare l’operato delle forze dell’ordine e l’introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano. Sono queste le due due proposte di legge presentate ieri mattina a Bologna, in una conferenza stampa indetta dall’On. Paolo Cento, candidato per la Sinistra Arcobaleno al Senato. “Il nostro obiettivo – ha spiegato Cento – è ristabilire la fiducia tra istituzione, forze dell’ordine e cittadini. La nostra proposta, aperta a tutte le forze politiche, non è contro la stragrande maggioranza degli operatori delle forze dell’ordine che fanno il loro mestiere nel rispetto della legge, ma vuole essere una garanzia di controllo e tutela dopo i troppi episodi che hanno fatto venire meno questa fiducia”. Un riferimento esplicito al G8 di Genova “per il quale il centrosinistra, in maniera grave, non è stato capace di istituire una commissione di inchiesta, e per la quale oggi vogliamo guardare avanti anche con questa proposta”. (continua)

5 aprile 2008

I "fantasmi" della Diaz e le complicità politiche

La richiesta di rinvio a giudizio di Gianni De Gennaro è l'ultima notizia che ci viene da Genova, dove, nel luglio 2001 come nel luglio del '60, vi è stata una mattanza nei confronti di chi si batteva per la pace, per la democrazia e per lo stato di diritto. Ma, al di là della vicenda giudiziaria, di cui doverosamente si occuperà la magistratura, la questione assume una rilevanza fortemente politica. (continua)

3 aprile 2008

'Gabbie, degrado, servizi pessimi'La Commissione Ue boccia i Cpt italiani

L'Europa boccia i Cpt italiani: "Cibo scadente", "gabbie e sbarre opprimenti", "mancanza d'igiene", "carenza d'assistenza medica e legale". La fotografia, scattata a fine dicembre 2007 dalla "Commissione per le libertà civili e la giustizia" dell'Europarlamento, è una ferma condanna di tutti i centri di permanenza temporanea per immigrati: in Italia e nel resto d'Europa. (continua)

2 aprile 2008

G8, il pm di Genova accusa "Piano per salvare De Gennaro"

L'atto di accusa della procura nella richiesta di rinvio a giudizio per l'ex capo della polizia"Un circuito unisce gli autori delle condotte criminose e i vertici dell'amministrazione"

L'operazione è stata semplice. Si è trattato di eliminare gli accenti sui ruoli di responsabilità degli imputati. E nel contempo di enfatizzare i ruoli dell'unico funzionario la cui posizione è stata archiviata, del defunto prefetto La Barbera e dell'unico teste schierato contro la gestione della operazione Diaz, il prefetto Andreassi". Nella richiesta di rinvio a giudizio per Gianni De Gennaro (nella foto), accusato di aver istigato la falsa testimonianza di Francesco Colucci, la procura definisce la "strategia" dei super-poliziotti sotto accusa per il blitz nella scuola del G8: minimizzare il ruolo dell'ex capo della polizia, oggi commissario per l'emergenza-rifiuti in Campania; e prendersela con chi in qualche modo non può difendersi. Arnaldo La Barbera, nel frattempo deceduto. Lorenzo Murgolo, uscito dal processo. Ansoino Andreassi, che era contrario all'intervento. (continua)

Sgomberi a Milano,200 rom senza casa

Raso al suolo il campo rom della Bovisasca a Milano e abbattuta la baraccopoli, messa in piedi in fretta e furia, in via Porretta. Il risultato finale dei due interventi delle forze dell'ordine è di quasi 190 baracche abbattute e circa 200 rom che non hanno più un tetto. Ancora adesso non si sa in quali rifugi di fortuna passeranno la notte i nomadi, diversi i bambini, allontanati dalle aree dismesse. L'operazione delle foze dell'ordine è scattata alle 7 di mattina, in Bovisasca sono state 150 le baracche abbattute e 60 le persone controllate. Poche ore più tardi, a poche centinaia di metri in linea d'aria, si è ricreata una nuova baraccoli, 35 in tutto le case di cartone e lamiera, smantellata dalle ruspe. Una nuova "bidonville" dalla quale sono stati allontanati 130 rom, 8 accompagnati in Questura perchè privi di documenti. I rom si sono allontanati a piedi portando, con passeggini e biciclette, tutti i loro averi. A seguirli a bordo di alcune auto altri connazionali, che si sono trasformati in "ditte per trasloco" fino alla nuova area dismessa o al campo "regolare" del Triboniano dove alcuni sfollati hanno fatto sosta dai parenti.

Firenze. Dopo i lavavetri, stop ai mendicanti

Il Comune di Firenze dice basta ai mendicanti che chiedono l’elemosina, sdraiati sul marciapiedi perché causerebbero pericoli ai pedoni e al traffico. Lo ha annunciato l’assessore comunale alla sicurezza di Palazzo Vecchio, Graziano Cioni, l’ideatore, la scorsa estate, della tanto contestata ordinanza contro i lavavetri (che sono spariti dalla città). In particolare gli amministratori di Palazzo Vecchio stanno studiando una bozza di nuovo regolamento della polizia municipale per arginare il fenomeno dopo che, nei giorni scorsi, una signora non vedente è caduta inciampando contro un mendicante. “L’accattonaggio non è un reato–ha spiegato Cioni–ma i mendicanti distesi per terra costituiscono un grave ostacolo. Per questo stiamo pensando a un regolamento della polizia municipale che preveda anche nuove norme sul fenomeno e che dovrà poi essere approvato dal Consiglio comunale. Vedere quei mendicanti stesi tutto il giorno sui marciapiedi fa pensare quantomeno a uno sfruttamento ignobile”. Cioni ha anche spiegato che sono allo studio anche altre misure di “convivenza civile”, come quella che potrebbe proibire ai turisti di toccare la porta del Battistero.

1 aprile 2008

Genova "monnezza" di Stato

Del prefetto Gianni De Gennaro - ieri capo della polizia, successivamente promosso capo di gabinetto del ministero dell'Interno, poi sorprendentemente accreditato di specifiche competenze nel trattamento dei rifiuti in Campania - ricordo con precisione alcuni passaggi dell'intervista che concesse a Enrico Mentana il 25 luglio 2001, pochi giorni dopo la chiusura del fatidico G8 di Genova. Fresco di lana grigia, cravatta a righe, atteggiamento dinoccolato per accrescere l'impressione di serena sicurezza. Al più qualche leccatina alle labbra. D'altra parte le domande di Mentana favoriscono le risposte. Insomma, un tappeto di petali. Più o meno come quello riservatogli, salvo rare eccezioni, nel corso dell'audizione in comitato d'indagine parlamentare qualche giorno dopo, l'8 agosto 2001. In entrambe le occasioni una quantità industriale di affermazioni che con la verità sembrano avere ben poco da spartire. ( continua )

Da Genova a oggi la repressione inizia contro i tifosi

Riaprite gli stadi e subito. Stracciate i "decreti sicurezza", abolite gli "Osservatori sulle manifestazioni sportive". A 14 mesi dalla morte di un agente di polizia, la cui dinamica non è stata ancora accertata, due tifosi sono morti in seguito ad assurdi "incidenti". Questa è la prova che il decreto Pisanu prima (2006) e il pacchetto Amato/Melandri poi (2007) hanno fallito completamente. Se si vivesse in un paese normale a quest'ora chi dovrebbe garantire l'ordine sarebbe già stato obbligato a dimettersi, ma questo non è un paese normale. E' l'Italia dei picchiatori in divisa che di fronte a fatti accertati (Genova 2001 l'esempio più lampante) vengono addirittura promossi.Riaprite gli stadi perché sono diventati tristi lande desolate, dove ogni sana passione collettiva è stata strangolata da inutili leggi e leggine. Riaprite i botteghini la domenica, dove i "tifosi meteropatici" possono decidere all'ultimo momento se andare o no alla partita, magari con i bambini. Fate entrare striscioni bandiere e torce che regalano passione e colori e rendono attiva la partecipazione alla partita e casomai punite chi ne fa un uso sconsiderato. Togliete quei ridicoli biglietti nominativi. Avete montato o no telecamere dappertutto? Non dovreste già sapere tutto? Oltretutto i vostri biglietti nominativi non impediscono nessuna forma di bagarinaggio, anzi. Chi sciacalla sugli appassionati ha incrementato i suoi guadagni, vista la difficoltà nel reperirli.Abbassate il costo dei biglietti, visto che la stessa partita viene venduta dalle pay-tv a 6 euro mentre i prezzi dei settori dello stadio vanno dai 20 ai 100 euro. Ridate i treni speciali che, se organizzati con intelligenza e dignità per chi ci viaggia, possono anche diventare un ottimo strumento di "controllo" per chi deve garantire l'ordine. Non è meglio gestire l'arrivo di mille tifosi tutti insieme che 200 macchine o pullman che attraversano le autostrade? Non lo sapete che nel tanto decantato "modello inglese" i treni sono previsti, anzi incoraggiati?Evitateci la vostra assurda retorica. Evitate di costruire nuovi mostri sociali come è successo per "l'ultras". Imparate a confrontarvi anche con una sotto-cultura giovanile come questa, molto più complessa di come pensate, e che non è violenta e insana a di principio. Nei "favolosi anni 80" quando non esistevano tornelli, biglietti nominativi e videocontrollo, gli scontri tra opposte tifoserie esistevano ed erano anche più violenti; eppure gli stadi erano lo stesso sempre gremiti, da nord a sud, serie A o serie B.Lasciate in pace Matteo e Gabriele, ultras come tanti, che forse non sarebbero morti se non aveste contribuito a creare il "mostro ultras". Probabile che un agente di polizia non si sarebbe sentito legittimato ad impugnare una pistola a 60 metri dall'obiettivo e a far fuoco, probabile pure che un autista di pullman non sarebbe stato colto dal panico all'inizio di qualche scaramuccia tra opposte tifoserie. Magari vi sarebbe piaciuto che questi due ragazzi che hanno perso la vita fossero due "sbandati" con una lunga fila di precedenti penali per poterli qualificare come "violenti" e basta. Invece no. Erano solo due ragazzi di 26 e 27 anni. Due ragazzi come tanti.Gli ultras non sono il semplice frutto del disagio delle periferie che avete costruito e abbandonato, sono qualcosa di diverso e complesso, ma volenti o nolenti siete costretti a confrontarvici. Ma non ne avete né il coraggio né l'intelligenza. Avete trovato nell'ultras il capro espiatorio per non dover affrontare disagio e conflitto.Questo non vuol essere un appello in difesa del fenomeno ultras. Per niente. Gli ultras sono il prodotto del calcio che avete creato. Come lo sono le radio degli pseudo capi-tifosi o pseudo-giornalisti che continueranno a spargere veleni e alimentare una subcultura becero-sportiva. Le moviole e i dibattiti televisivi sul calcio saranno altrettanto violente di un tafferuglio carica di un gruppo. Ora che il fenomeno ultras è agonizzante cominceranno a mancare molti dei vostri alibi. Il vostro modello di sicurezza, repressivo e violento, è fallito. I migliaia di Daspo dati in questi anni sono stati inutili e controproducenti. Avete radicalizzato lo scontro e lo avete perso. Il capo della polizia Manganelli, il vice di De Gennaro per una vita, afferma: «Sarà rafforzato il piano sicurezza sulle autostrade, con l'incremento dei sistemi di sorveglianza; proseguiranno gli incontri con le tifoserie organizzate, prevedendo un maggior rigore nella vendita dei biglietti per le trasferte; sarà accelerato il progetto della "tessera del tifoso"». Dunque non cambierà nulla, anzi.
Ciao e scusa Matteo, un ragazzo come noi.
Fabrizio Crasso

31 marzo 2008

La morte di Matteo, tifoso antifascista

La triste profezia degli osservatori più attenti del mondo ultras è stata ulteriormente confermata. «Se spingerete i gruppi organizzati alla clandestinità e militarizzere gli stadi, non combatterete la violenza, semplicemente la sposterete da un’altra parte», avevano avvertito in molti: tifosi, analisti, operatori sociali. Ieri pomeriggio, è successo di nuovo. In un’area di servizio della autostrada A21, nei pressi di Torino, un tifoso del Parma, Matteo Bagnaresi, 28 anni a settembre, è morto investito da un pullman di tifosi della Juventus che si stavano dirigendo allo stadio per assistere alla partita contro la squadra emiliana. Per alcune ore si è pensato a un nuovo caso Sandri, il giovane tifoso laziale ucciso in un autogrill, l’11 novembre scorso, da un colpo di pistola sparato da un agente della polizia stradale. La dinamica dei fatti ancora non è stata chiarita, alcuni testimoni parlano di un tentativo di aggressione nei confronti dei tifosi juventini e di una manovra maldestra dell’autista del pulmann. Immediata la decisione delle due società di rinviare la partita per rispetto dei familiari e degli amici del giovane tifoso. La morte di Bagnaresi è stata definita un «tragico incidente» dal capo della polizia Antonio Manganelli, che però ha assicurato «la prosecuzione delle indagini per chiarire tutta la vicenda» e ha precisato: «Secondo quanto mi è stato riferito dovrebbe comunque trattarsi di una situazione diversa rispetto a quella in cui fu ucciso il giovane Sandri». ( continua )

Prescrizioni eccellenti?

La procura di Genova chiede il rinvio a giudizio di tre figure eccellenti della nostra Polizia di Stato, in relazione ai fatti della scuola Diaz, G8 2001. Gianni De Gennaro, allora capo della polizia. Francesco Colucci, allora questore di Genova. Spartaco Mortola, allora capo della Digos della città. Reati di falsa testimonianza e istigazione alla stessa. Noi di eccellente vediamo solo la scelta di tempo, visto che la prescrizione è dietro l’angolo. Che il massacro alla Diaz (continua)
Rassegna stampa:

Catania: Provocazione fascista al circolo PRC

Il partito della Rifondazione comunista e i/le giovani comunisti/e della federazione di Catania esprimono massima solidarietà ai/alle militanti dei comunisti italiani della sezione "Berlinguer" di Catania. In mattinata è stata rinvenuta una bottiglia molotov davanti alla sezione con la scritta "la prossima volta sarà accesa". Si tratta dell'ennesimo atto intimidatorio di stampo neofascista che colpisce luoghi e simboli della sinistra e dell'antifascismo catanese. Da anni denunciamo l'aggravarsi della situazione nella nostra città e la ripresa di violenze squadristiche organizzate dalle formazioni neofasciste. Le aggressioni subite da tanti compagni e da tante compagne negli ultimi anni, i danneggiamenti alle sedi e ai circoli, il blocco del Catania pride nel 2006, gli attentati incendiari ai centri sociali hanno avuto sempre la stessa firma: i neofascisti catanesi! In un clima sempre più pesante, e spesso tra l'indifferenza delle cosidette forze "democratiche", ribadiamo con fermezza che la becera violenza neofascista non avrà mai spazio nella nostra comunità. Anche quest'anno l'appuntamento del 25 Aprile diventa importantissimo per la costruzione di percorsi antifascisti che rimettano al centro i principi democratici nati con la resistenza antifascista nel nostro paese!
Per i/le giovani comunisti/e Valerio Marletta
Per la federazione Pierpaolo Montalto

29 marzo 2008

G8 di Genova, per De Gennaro pm chiedono rinvio a giudizio

La richiesta dei pubblici ministeri che indagano sull'irruzione alla Diaznei confronti dell'ex capo della polizia per istigazione alla falsa testimonianza

Chiesto il rinvio a giudizio per Gianni De Gennaro. I pubblici ministeri che indagano sui fatti del G8 di Genova hanno chiesto il rinvio a giudizio dell'ex capo della polizia per aver istigato l'ex questore di Genova Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza durante il processo per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz. La notizia, anticipata da un quotidiano, è stata confermata all'Ansa dal procuratore aggiunto Mario Morisani. ( continua )

Al G8 violenze indegne. L'avvocatura dello Stato si scusa per il comportamento dei poliziotti a Bolzaneto

«A nome dello Stato chiedo scusa per quello che è successo nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8. Condotte gravissime, inaccettabili per un Paese civile». Scuse come ammissione di colpa. E chi parla non è persona qualunque. È Matilde Pugliaro, legale dell'Avvocatura dello Stato di Genova. Al processo per le violenze che si consumarono nella caserma di Bolzaneto («i comportamenti disumani, raffigurabili in torture», come sostengono i due pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati ) Pugliaro è responsabile civile in rappresentanza di tre ministeri: Interni, Difesa e Giustizia. Il che significa che se i 45 imputati verranno condannati e il Tribunale accoglierà le richieste di provvisionale presentate dalle parti offese (oltre 200 persone che chiedono tra i 20 e i 30 mila euro a testa per i maltrattamenti subiti), ai suoi assistiti potrà essere richiesto di contribuire al pagamento dei danni. (continua)

27 marzo 2008

Vicenza: perquisizioni ai militanti del No Dal Molin

Questa mattina tre militanti del Presidio Permanente No Dal Molin di Vicenza hanno subito perquisizioni in casa, e il sequestro di materiale informatico: cd, dvd e hardisk, per l’attentato dello scorso luglio all’oleodotto militare Nato La Spezia-Aviano. L’oleodotto in questione passa in prossimità della base Usa ed è stato costruito alla fine degli anni Settanta per trasportare carburante agli aeroporti militari del nord: Ghedi [Brescia], Villafranca [Verona], Istrana [Treviso], Aviano [Pordenone] e Rivolto [Udine]. I tre sono accusati di «distruzione, tramite incendio, di edificio», «fabbricazione e detenzione di materiale esplodente» e «disastro». (continua)

23 marzo 2008

lettera a Veltroni e Amato. Vogliamo i fatti, non solo parole

E' francamente difficile, in questi giorni, evitare una sensazione di quasi surreale spaesamento di fronte all'indignazione e alle accalorate denunce con cui alcuni autorevolissimi esponenti del Pd commentano lo scempio che si compì a Genova nel luglio 2001. Noi, con decine di migliaia di altri giovani, a Genova c'eravamo. Dove fossero l'allora sindaco di Roma e l'attuale ministro degli Interni non sappiamo. Sappiamo in compenso dove non erano: nelle strade di quella città, alla Diaz, a Bolzaneto. Non solo non c'erano, ma si adoperavano attivamente perché quel movimento immenso fosse isolato e criminalizzato, dipinto come un minaccioso «mucchio selvaggio». La sensazione d'isolamento e di abbandono di quei giorni non la dimenticheremo mai.Non la dimenticherà neppure una intera generazione politica che si affacciava allora sulla scena pubblica e che in quell'esperienza traumatica ha maturato spesso un distacco e una sfiducia nelle istituzioni che costituiscono a tutt'oggi un danno incalcolabile per la nostra democrazia. Non è stata solo la tragedia immensa di un ragazzo ucciso né delle oscene torture riservate a decine di altri. A Genova la fiducia stessa nella democrazia di migliaia di giovani è stata bastonata e torturata. Spezzata come le ossa delle vittime di quella notte.I ragazzi di Genova sono rimasti soli anche dopo la mattanza. I leader che oggi, a sette anni di distanza, denunciano e insorgono, non hanno in questi stessi anni mosso un dito perché gli fosse resa giustizia. Non hanno fatto nulla perché venisse istituita la commissione parlamentare d'inchiesta. Hanno addebitato il fattaccio a qualche responsabilità personale, negandone contro ogni evidenza la valenza squisitamente politica.Il punto dolente non è solo il passato. E' anche il presente. In una lunga intervista pubblicata ieri da Repubblica il ministro Amato conferma sin nelle virgole la linea di condotta assunta sinora. Mette all'indice, è vero, un'opinione pubblica che si è scandalizzata più per le lontane torture di Guantanamo che per quelle nostrane di Bolzaneto. Però ripete che chiedere le dimissioni dell'allora capo della polizia De Gennaro avrebbe significato farne un capro espiatorio. Nega l'esistenza di qualsivoglia responsabilità politica. Conferma il no alla commissione parlamentare d'inchiesta. Giustifica il comportamento della polizia in piazza, essendo a suo parere comprensibile che «in una situazione di tensione, magari alla quattordicesima ora di servizio in piazza» ci sia «chi non controlla il suo istinto di reazione». Minimizza oltre la decenza i fatti della Diaz ammettendo invece la gravità di quelli di Bolzaneto, addebitati tuttavia alla sola polizia penitenziaria.A Genova Veltroni e Amato non c'erano. Non ci sono stati negli anni successivi. Non ci sono neppure oggi. E' vero, tuttavia che qualcosa è cambiato. I leader del Pd si sono accorti, complice la campagna elettorale, che quelle giornate non sono rimaste senza conseguenze. Se una parte di quella generazione ha maturato allora un disgusto delle istituzioni che alimenta oggi l'antipolitica, un'altra parte ha scoperto lì la possibilità di un agire politico diverso, è rimasta in campo, è cresciuta politicamente, ha coltivato la speranza in un mondo diverso e la determinazione nel costruirlo. Quella generazione politica costituisce oggi un'appetibile porzione del mercato elettorale ed è questo a spiegare i tardivi e posticci ripensamenti del Pd su Genova. Siamo i primi a sperare di sbagliarci. Siamo i primi a sperare che Veltroni e Amato dimostrino il nostro torto, mettano a nudo i nostri pregiudizi. Non è difficile. Basta che facciano seguire ì fatti alle parole, da subito. Basta che infilino nei loro fragorosi programmi punti dirimenti come la riconoscibilità degli agenti nelle operazioni di ordine pubblico, il disarmo della polizia nelle manifestazioni, l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8, l'introduzione della tortura come fattispecie di reato. Basta che chiedano l'allontanamento dalle forze dell'ordine di tutti i coinvolti nelle torture e che parlino infine apertamente di responsabilità politiche e non solo penali in quei fatti.

Giuseppe De Cristofaro (segr. Prc Campania), Michele De Palma (resp. enti locali Prc), Gennaro Migliore (capogruppo Prc alla Camera)

Non solo Genova, un'Italia di abusi

Oltre al G8, i casi più eclatanti e «politici» sono il pestaggio nel carcere San Sebastiano di Sassari nel 2000, le botte e gli inni fascisti al Global forum di Napoli nel 2001. In entrambi i casi governava il centrosinistra Federico Aldrovandi 17 anni, muore durante un controllo di polizia a Ferrara. Sotto processo ci sono quattro poliziotti Aldo Bianzino Arrestato per possesso di marijuana, non uscirà vivo dal carcere di Perugia. L'inchiesta è stata archiviata

Storie di pestaggi, di abusi, di violenze usate per estorcere notizie. Ma anche di soprusi su «diversi» e luogo di numerose morti «misteriose». Il carcere italiano è anche questo: la sospensione dello stato diritto avviene spesso. Peggio, è quasi routine. Analizzando la situazione penitenziaria degli ultimi anni si ottiene un lungo fascicolo che evidenzia testimonianze, accertate, di «maltrattamenti» e casi di tortura. Quella tortura assente nel codice penale, considerata erroneamente dalla maggior parte della popolazione un affare lontano. Non è così. Il film della tortura in Italia passa per tre istantanee: il pestaggio contro i detenuti al carcere di San Sebastiano (Sassari) nel 2000, la repressione del movimento no global a Napoli, il 17 marzo 2001 e a Genova tra il 20 e 22 luglio dello stesso anno. Tutto senza soluzione di continuità tra governi di centrosinistra o centrodestra.Lunga è la lista di persone che si sarebbero suicidate in carcere o morte per «cause naturali». Solo la testardaggine dei familiari o l'inchiesta di qualche pm hanno permesso di riaprire casi che hanno portato alla condanna di agenti di polizia penitenziaria. Qualche esempio. Il 4 febbraio 2008 un internato dell'ospedale psichiatrico giudiziario «Filippo Saporito» di Aversa muore «suicida» in circostanze ancora da definire. All'età di 17 anni gli era stata diagnosticata una «schizofrenia paranoidea». «Come fa un paziente schizofrenico - sostiene la madre - a impiccarsi con tutta tranquillità, di notte? Dove stavano le guardie?». Si attendono ancora gli sviluppi. Intanto ad Aversa i «suicidi» non si sono arrestati.Uno dei casi più eclatanti è quello di Marcello Lonzi. L'11 luglio 2003 il giovane, 29 anni, viene trovato morto, coperto di sangue e con il volto tumefatto. Secondo l'autopsia la morte sarebbe avvenuta a seguito di arresto cardiaco, quindi per cause naturali. La madre, pensando a un violento pestaggio, sporge denuncia: «Ci sono i segni di vere e proprie vergate, striature viola sulla pelle gonfia e rialzata, ecchimosi che possono essere state fatte solo con un manganello. Non sono i segni di una caduta». Il caso è stato archiviato. Con tanti dubbi. Non molto differenti le circostanze della morte di Aldo Bianzino, non sopravvissuto alla prima notte di fermo per possesso di marijuana. Anche in questo caso l'inchiesta è stata archiviata.Ma i casi raccolti dall'associazione Antigone sono tantissimi. La formula legale è sempre la stessa: «Gli accertamenti medico-legali hanno dimostrato che il decesso era avvenuto a seguito di violenze perpetrate da persone accanitesi contro di lui con calci, pugni e corpi contundenti, sì da procurare lesioni letali». Episodi di «semplice» maltrattamento sono invece ancor più numerosi. Tra i soggetti più colpiti gli immigrati. «Mettiti in ginocchio, prega la Madonna e bacia la bandiera italiana», sono gli ordini diretti a B. M., detenuto marocchino, da un agente di polizia penitenziaria rinviato a giudizio per violenza privata. L'episodio risale al marzo 2006 nella casa circondariale di Nuoro. A Biella, all'interno del carcere, nel 2002 è stata trovata una «cella liscia» dove i detenuti sarebbero stati perquisiti e poi colpiti con violenti getti d'acqua sparati da un idrante. Nel fascicolo aperto dalla magistratura si parla di abusi e pestaggi, di omissioni e silenzi dei medici, di intimidazioni da parte degli agenti. In tutto vi sono a tutt'oggi cinquantanove persone indagate. Denunce analoghe a Palermo, Firenze, Forlì, Frosinone, Lecce e Milano. Qui, a San Vittore, O. R., meglio noto come Mohamed l'egiziano, considerato la «mente» dell'attentato dell'11 marzo a Madrid 2006, ha denunciato per maltrattamenti, abusi, torture e umiliazioni: come le richieste di «pregare per loro», «insulti a Dio, al Corano e all'Islam», oltre a minacce di «stupri alle donne musulmane».In base alle convenzioni internazionali c'è però una differenza tra il «maltrattamento», anche grave, e la «tortura». «Sono questi tre elementi a distinguerli - spiega Mauro Palma, presidente del comitato europeo per la prevenzione della tortura - la gravissima sofferenza inflitta, la volontà di infliggerla e la finalizzazione». E a Genova e a Napoli c'era una volontà politica, una cabina di regia. «Durante le giornate genovesi non si tratta di abusi di una o più mele marce, bensì emerge un quadro in cui la struttura nel suo complesso si è caratterizzata in questo tipo di funzionamento», sostiene Palma. Le testimonianze gli danno ragione: dita intenzionalmente divaricate fino a determinare la rottura dei legamenti fino all'osso, persone ferite picchiate sulla ferita stessa e altri trattamenti inumani e degradanti inflitti ai manifestanti. Una volontà di infliggere sofferenza motivata dal volere umiliare e punire la persona detenuta. Le situazioni a Napoli nel marzo 2001 (esecutivo Amato) sono state descritte con modalità analoghe: polizia e carabinieri caricano il corteo e trattengono 80 persone anche prelevandole dal pronto soccorso. Gli arrestati, condotti nella caserma Raniero, subiscono lesioni. Così come il sistematico pestaggio avvenuto il 3 aprile 2000 nel carcere di San Sebastiano a Sassari è una punizione collettiva ai detenuti che avevano «osato» protestare per la mancanza di viveri e acqua. «Tutto ciò mi fa dire che questi tre episodi vanno al di là dei pur gravissimi casi di pestaggi individuali», aggiunge Palma che poi conclude: «Anche se comunque non vanno sottovalutati, in quanto anch'essi indicativi di una cultura pericolosa».


22 marzo 2008

Da De Gennaro a Doria, tutte le promozioni accordate ai protagonisti delle mattanze

In questi anni abbiamo raccolto un piccolo elenco, sicuramente incompleto, delle promozioni accordate ai maggiori protagonisti dei processi alle forze dell'ordine scaturiti dai fatti del G8: Gianni De Gennaro , capo della polizia dal 2000, indagato al processo Diaz per induzione alla falsa testimonianza, nel 2007 diventa capo di gabinetto del ministro dell'Interno Giuliano Amato e all'inizio del 2008 è nominato commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania. Francesco Gratteri , imputato al processo Diaz, capo dello Sco, nel 2007 è divenuto capo del Dipartimento nazionale anticrimine. Il suo vice all'epoca del G8, Gilberto Caldarozzi , imputato Diaz, gli è succeduto come direttore dello Sco. Giovanni Luperi , imputato Diaz, nel 2001 vice capo dell'Ucigos, è dal 2007 capo del dipartimento analisi dell'ex Sisde. Spartaco Mortola , imputato Diaz, già capo della Digos di Genova, è vice questore vicario di Torino. Filippo Ferri , imputato Diaz, già capo della squadra mobile della Spezia, ora ricopre lo stesso incarico a Firenze. Vincenzo Canterini , imputato Diaz, già capo del VII reparto mobile di Roma, è divenuto vice questore ed è impegnato in Romania in una struttura investigativa internazionale. Fabio Ciccimarra , imputato Diaz e anche al processo a Napoli per gli abusi nella caserma Raniero (durante le manifestazioni del marzo 2001), già commissario capo a Napoli, è ora capo della squadra mobile di Cosenza. Alessandro Perugini , imputato per Bolzaneto e per il calcio in faccia a un minorenne già arrestato e picchiato, da vice capo della Digos è divenuto vice questore. Oronzo Doria , imputato per Bolzaneto, già colonnello di polizia penitenziaria, è divenuto generale. E' un elenco che si commenta da solo. ( leggi tutto )

G8 a Genova,la memoria troppo corta di Amato

De Gennaro era soddisfatto e De Gennaro capo della polizia lo volle il "dottor Sottile". Insieme hanno promosso Gratteri, Luperi e Mortola: tutti e tre indagati per i fatti genovesi.
Il giorno dopo l'irruzione alla scuola Diaz, il 21 luglio 2001, l'allora capo della polizia, l'uomo voluto da Giuliano Amato sullo scranno più alto, era soddisfatto. Lo rivela, e non è passato molto tempo dalle tormentate giornate di Genova (l'interrogatorio è del 16 dicembre 2002), l'attuale capo Antonio Manganelli, che all'epoca era il vice di Gianni De Gennaro. Manganelli racconta ai pm: «Gli dissi: credo che tu abbia visto un altro G8, noi ne usciamo male e insomma, a me non sembrano pregresse, quelle ferite». (leggi tutto )

G8 Genova: Smemorati alla sbarra. E un oncologo accusa: "Sui medici torturatori, Ordine muto"

Troppi "non ricordo", molti poliziotti e carabinieri non collaborano. O, peggio, dichiarano il falsoG8, smemorati alla sbarraE un oncologo accusa: "Sui medici torturatori, Ordine muto"Le presunte false testimonianze, i "non ricordo", il rifiuto a deposizione. La verità nelle sentenze dei processi del G8 di Genova, resterà comunque viziata dai comportamenti tenuti da numerosi imputati e testimoni. Questi ultimi non testi qualsiasi, ma quasi tutti appartenenti alle forze dell´ordine o comunque ad amministrazioni dello stato. E anche nel dibattimento in cui non siedono sul banco degli imputati, i rappresentanti delle forze dell´ordine sono riusciti a mettersi nei guai. Ma l´eco del G8, soprattutto alla luce delle ultime rivelazioni sulle torture a Bolzaneto, di cui si sono resi responsabili anche alcuni medici, non accenna a spegnersi. Massimo Costantini, oncologo dell´Ist, tra i sanitari del Genona Social Forum, accusa: "Nel nostro Ordine non c´è stata, in sette anni, alcuna riflessione". ( leggi tutto )

21 marzo 2008

Amato boccia la commissione d'inchiesta sul G8

La notizia è in fondo, nell’ultima colonna della lunga intervista del ministro dell’interno Giuliano Amato pubblicata venerdì dal quotidiano La Repubblica. E la notizia è che la commissione d’inchiesta sui fatti del G8 genovese del 2001 non si farà. Era nel programma dell’Unione, due anni fa, ed è stata per tutta la breve legislatura del governo Prodi una richiesta costante delle forze che ora formano la Sinistra e l’Arcobaleno. Amato lo sa benissimo e per questo ripete a Giuseppe D’Avanzo che «per accertare la verità di Bolzaneto conviene affidarsi al lavoro del giudice e lasciar perdere le commissioni parlamentari». Fine. Salvo un piccolo particolare, che manca nell’intervista: i procedimenti per cui sono imputati 44 agenti di vari corpi di polizia [e non solo quella penitenziaria come dice Amato nell’intervista] sono a rischio prescrizione, per cui l’esito probabile del lavoro testardo dei pm genovesi potrebbe essere un nulla di fatto. ( leggi tutto)

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