
18 agosto 2007
Quei giorni «cileni»

17 agosto 2007
La "tolleranza zero" del ministro Amato e il sovversivismo delle classi dirigenti

16 agosto 2007
Brescia: Molotov contro la moschea
Intorno alle 22 di ieri due molotov sono esplose senza fare Cautela degli investigatori della Digos, ma i musulmani non hanno dubbi "Vogliono farci saltare i nervi per scatenare una repressione indiscriminata"15 agosto 2007
La galera non aiuta la sicurezza collettiva. Un nuovo codice e sanzioni alternative

Di fronte a un fatto così tragico quale quello di Genova, in cui il Pm, in mancanza di gravi indizi di colpevolezza, non ha chiesto l'arresto di un indagato che ha poi colpito mortalmente una donna di 33 anni - sua ex-fidanzata - è inaccettabile la strumentalizzazione che da più parti si è fatta del dolore dei familiari della vittima, per finalità che nulla hanno a che vedere con la Giustizia. Ed è altrettanto inaccettabile la demagogia di chi - di fronte ad altri fatti, meno gravi ma altrettanto complessi e delicati - si limita ad invocare sempre, e solo, più carcere, pur in presenza di una incontestabile realtà che dimostra come, spesso, questo non solo è inutile, ma controproducente e dannoso. Un esempio? Gli Stati Uniti, dove negli ultimi dieci anni sono stati costruiti più carceri che scuole e ospedali e dove vi è stato un aumento esponenziale della criminalità da far impallidire tutti i Paesi europei. Un altro? In Italia chi sconta l'intera pena in carcere ha un tasso di recidiva del 68%, mentre chi sconta pene diverse dalla detenzione ha un tasso di recidiva dell'11-12%. Il carcere, lo dimostra la realtà, è in molti casi inefficace non solo per i detenuti (non aiuta il reinserimento ma aumenta la recidiva), ma anche per la sicurezza della collettività (ogni condannato recuperato è un danno e un pericolo in meno per i cittadini) e per le vittime dei reati (sarebbero ben più utili attività riparatorie e/o risarcitorie).E' del tutto illogico, quindi, trasformare ogni drammatico fatto di cronaca in un pretesto per proporre nuove restrizioni, immaginare nuovi reati. Il che, d'altra parte, non significa non interrogarsi su fatti che comprensibilmente creano sconcerto e reazioni di dolore e di rabbia. Porsi dei dubbi è doveroso, ma - prima di fare "riforme che si trasformano in controriforme" (cosa ben diversa da una efficace opera di prevenzione che non necessita di alcun intervento legislativo) - occorre riflettere con serietà e razionalità sulle diverse opzioni possibili: perché l'emotività ha sempre portato a scelte sbagliate in materia giuridica (e il senso comune spesso fa a pugni col buon senso). Ci vuole mente fredda in un cuore caldo. Gli isterismi collettivi creano maggiore insicurezza, alimentano la sfiducia nella giustizia senza contribuire alla soluzione dei problemi, che non sono certo semplici. Chi ricopre posizioni di responsabilità ha il dovere di non ignorare la realtà e, nel contempo, di non cavalcare proposte di facile applauso immediato ma inefficaci e dannose. Allora, cerchiamo di fare un po' di chiarezza e di separare questioni diverse che sono state accomunate, creando solo confusione. Cominciamo dagli attacchi alla legge sulla custodia cautelare (mi riferisco alla polemica tra il Pm e il Capo della mobile di Genova).
14 agosto 2007
Carceri, sette morti dall'inizio di agosto

13 agosto 2007
Verona: Il Sindaco Tosi vuol mandare i rom sotto i ponti

12 agosto 2007
Livorno, brucia la baracca Morti quattro bimbi rom

Treviso: Sfida gay a Gentilini

Il kiss-in c'è stato. La pacificazione no. Oltre cinquecento persone hanno affollato ieri mattina il municipio di Treviso, rispondendo all'appello di Arcigay Veneto alla mobilitazione dopo le parole del prosindaco leghista Giancarlo Gentilini che farneticava di «pulizia etnica» contro gli omosessuali. Cinquecento persone, uomini, donne, tanti giovani, gay e lesbiche, eterosessuali, di Treviso e del Veneto. Qualcuno anche da fuori regione. Lo sceriffo leghista non s'è fatto vedere. E anzi ha fatto sprangare le finestre del suo ufficio in comune. Le scuse richieste dalla comunità gay e non non ci sono state. Del resto, difficile pensare che un personaggio come Gentilini potesse davvero tornare sui suoi passi. I manifestanti portavano al petto un triangolo rosa, il simbolo dei detenuti omosessuali deportati dai nazisti. L'onorevole Franco Grillini ha voluto sottolineare che «Gentilini fa abusivamente il sindaco e Gobbo dovrebbe vergognarsi di fare da prestanome alle sue esternazioni. L'unica cosa illegale - ha aggiunto Grillini - è proprio lui, Gentilini». Colorata, rumorosa, la manifestazione ha attirato anche molti trevigiani che pur rimanendo ai margini hanno comunque voluto portare la loro solidarietà. Dopo l'ennesimo sproloquio di Gentilini a Treviso, dicono in molti, qualcosa si è mosso. Le esternazioni razziste e omofobe del prosindaco non sono poi così condivise dai suoi concittadini. E ieri sono stati in tanti a volerlo far sapere ai manifestanti. Assieme all'Arcigay c'erano anche i giovani del laboratorio sociale Ubik Lab di Ponzano Veneto (in provincia di Treviso). Nel suo intervento alla manifestazione un portavoce di Ubik Lab ha sottolineato che «queste dichiarazioni alimentano e incoraggiano atteggiamenti di intolleranza e violenza di tutti quei personaggi che nel nostro territorio sono riconducibili a formazioni neonaziste e tanto care al pro sindaco di Treviso. Proprio per opporci a questa mentalità xenofoba e nazista siamo anche noi al fianco di tutti quei cittadini democratici che non sono disposti a subire in silenzio il ritorno di ideologie appartenute al periodo più buio della nostra storia». Quindi ha concluso dicendo che «crediamo che le diversità siano una valore per la società, certo è molto più complicato cercare un dialogo e una convivenza con altri diversi da noi ma siamo convinti che il confronto e la contaminazione rappresentino un valore». Prima che il kiss-in iniziasse le forze dell'ordine hanno fatto sapere di aver fermato tre giovani appartenenti a formazioni di estrema destra. La gente è comunque arrivata davanti al Municipio a gruppetti, chi a mano, chi sventolando la bandiera della pace. Un lungo striscione rosa senza scritte ha impacchettato simbolicamente la facciata del municipio e quindi i presenti si sono scambiati lunghi baci. Qualche sbirciatina verso le finestre del comune che sono rimaste chiuse. «Voglio dire grazie a tutta l'altra Treviso», ha detto Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell'Arcigay, che ha invitato i partiti a fare «pulizia etnica» al loro interno, parafrasando quanto detto dal vicesindaco di Treviso a proposito degli omosessuali. «Questa manifestazione - ha aggiunto - non sarà l'ultima. Sarà la prima di una lunga serie che porterà allo svolgersi, proprio a Treviso, di una grande manifestazione nazionale contro l'omofobia». Per gli esponenti di Arcigay infatti «Treviso e l'Italia sono stufe di avere amministratori pubblici come Calderoli, Di Piazza, Prosperini, Tremaglia o Giancarlo Gentilini, tutti omofobi della peggior specie». Quanto alla manifestazione di ieri Mancuso ha voluto sottolineare che la «miglior risposta alle parole del prosindaco è la decisione di un gruppo di ragazzi di istituire un comitato di Arcigay anche qui nella città dello sceriffo». Dove i gay non hanno avuto mai vita facile, come hanno raccontato alcuni giovani omosessuali locali, «difficile - hanno detto - vivere apertamente la nostra sessualità in questo Veneto, ancora molto bigotto e cattolico».Da segnalare la presenza di Franco Miracco, portavoce del presidente della regione Veneto Giancarlo Galan. «Da parte del presidente Galan - ha detto Miracco ai cronisti - c'è il massimo di solidarietà nei confronti di quanti manifestano qui». Poi ha aggiunto che questa è «la solidarietà che Galan ha sempre espresso sia quando si è polemizzato per le trasfusioni di sangue negate in altre città d'Italia ai gay, sia quando, poche settimane fa, disse che piuttosto di vedere rovinata la vita di un bambino nell'orrore di un orfanotrofio sarebbe stato preferibile lasciarlo adottare da una coppia gay». Tra le forze politiche presenti, Rosa nel Pugno, Prc e Pdci, oltre ai Verdi.
10 agosto 2007
ABBIATEGRASSO (MI): Attentato alla moschea

Il sindaco di Forza Italia, Albetti, sdrammatizza dicendo che è “probabilmente una bravata” o che possa trattarsi si un problema “all’interno della comunità islamica”.
Del clima di intolleranza che si sta diffondendo in tutto il nord Italia, complici anche le politiche xenofobe e omofobe di molti partiti del centro-destra, il sindaco invece non ne parla. L’attentato o è una bravata o è un fatto tutto ascrivibile dentro la comunità islamica, un problema loro.
9 agosto 2007
TREVISO: Il prosindaco di Treviso Gentilini dichiara guerra ai gay
L'ex sindaco sceriffo della Lega annuncia "un giro di vite" contro gli omosessuali: "Se ne andassero nei capoluoghi disposti ad accoglierli. Qui non li vogliamo"C'è bisogno di iniziare una "pulizia etnica contro i culattoni". Con queste parole durissime Giancarlo Gentilini, prosindaco leghista di Treviso, ha dichiarato guerra agli omosessuali. Colpevoli di aver trasformato il parcheggio di via dell'Ospedale in un luogo di incontro dove si consumano rapporti sessuali, suscitando le proteste degli abitanti della zona. "Darò subito disposizioni alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni - ha detto ai microfoni di Rete Veneta l'ex sindaco sceriffo della Lega, riportano oggi i quotidiani locali - Devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'è nessuna possibilità per culattoni e simili". Gentilini è famoso per essere stato più volte protagonista di polemiche infuocate, l'ultima delle quali dopo il pestaggio dell'onorevole Vladimir Luxuria da parte della polizia russa. A tenere banco soprattutto le sue dichiarazioni sugli extracomunitari, che aveva definito "perdigiorno", suggerendo che "i gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka". E adesso ha annunciato un "giro di vite" contro gli omosessuali e gli scambisti. "Useremo la videosorveglianza per stroncare il via vai di scambisti", denunciato dagli abitanti nel parcheggio "a luci rosse", dove è stata segnalata anche la presenza di prostitute. "Darò disposizione di rinforzare le telecamere. Ma a me interessa piuttosto fare i controlli mirati - ha detto ancora Gentilini -. Quando la mia polizia vigilerà per la zona ci sarà un fuggi fuggi generale".
Per il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo, le dichiarazioni del prosindaco "non sono preoccupanti. E' il suo modo di essere. Lui parla sinceramente, con un linguaggio concreto che tutti capiscono. In questo caso si parla di decoro pubblico e noi cerchiamo di spostare gay, prostitute, coppie omosessuali o eterosessuali, fa lo stesso, che si scambiano effusioni sotto gli occhi di tanta gente". Un problema, spiega Gobbo, di dimensione nazionale, "e infatti ci stiamo attivando perchè venga cambiata la legge Merlin. Bisogna riaprire le case chiuse e creare quartieri a 'luci rosse' come succede nel resto d'Europa: garantiscono protezione sanitaria e tasse pagate". Ma le associazioni omosessuali annunciano guerra. "Non possiamo - spiega Rossana Praitano, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli - restare in silenzio dopo affermazioni agghiaccianti come queste. Per questo quereleremo il prosindaco per apologia di Nazismo".
Rom a Pavia Quando una grave emergenza umanitaria, sanitaria e politica viene trasformata in un problema di polizia

8 agosto 2007
GENOVA: Corteo contro Forza Nuova, denunciati 11 antifascisti

7 agosto 2007
Cassazione: "Via Rasella fu atto di guerra"Il Giornale condannato per diffamazione'

Ad avviso dei supremi giudici, tutti questi fatti "non rispondenti al vero non possono essere considerati di carattere marginale". E anche se la Corte di Appello di Milano ha riconosciuto che si sarebbero potute esprimere "dure critiche sulla scelta dell'attentato, l'organizzazione, i suoi scopi", questo non basta per mettere in piedi un castello di inesattezze e falsità. Per questo è da ritenersi "lesiva dell'onorabilità politica e personale" di Bentivegna "la non rispondenza a verità di circostanze non marginali come l'ulteriore parificazione tra partigiani e nazisti con riferimento all'attentato di via Rasella e l'assimilazione tra Erich Priebke e Bentivegna". Un parallelo che Vittorio Feltri, allora direttore del quotidiano, aveva azzardato in un editoriale. Soddisfatto il commento di Bentivegna: "E' la quarta sentenza di un'alta corte italiana, militare penale o civile che ci dà ragione con le stesse motivazioni, ma il il mondo è pieno o di imbecilli o di faziosi ancora disposti a sostenere il contrario. C'è poco da fare..".
Strage alla stazione di Bologna: Lettera aperta a Paolo Bolognesi presidente dell'associazione familiari vittime della strage
Caro Paolo, ho letto il discorso che hai tenuto nell'anniversario della strage di Bologna. Lo condivido in gran parte, e lo rispetto anche laddove non lo condivido. Quel rispetto ti è dovuto per l'associazione che rappresenti, per l'impegno che metti nelle tue azioni, per l'assenza nelle tue parole di calcoli "in politichese": a te non interessa essere gradito o sgradito a questa o quella parte politica; segui con coerenza le tue convinzioni, non sembra importarti l'arte della diplomazia, se può in qualche modo indebolire le tue battaglie. Proprio per questo, spero tu possa apprezzare pure la mia di franchezza: credo che il tuo discorso "sugli amici dei terroristi che siedono in parlamento" sia stato semplicistico. Prima di entrare nel merito, vorrei fare alcune precisazioni. In primo luogo, non sono fra quelli che assegnano un diverso gradiente morale alle azioni terroristiche in base alla matrice di appartenenza; non sono fra chi guarda agli anni di piombo dividendo i colpevoli fra "terroristi" e "compagni che sbagliano". Certo, da uomo di sinistra credo che i percorsi - individuali e collettivi - che condussero molti compagni ad abbracciare la lotta armata vadano indagati e non liquidati come si trattasse di follia collettiva, ma capisco che questi approfondimenti possono sembrare sterile intellettualismo, per chi è rimasto vittima della violenza politica. In secondo luogo, non ho mai attribuito a semplice "vendettismo" l'atteggiamento di chi, colpito dal terrorismo, si sente oggi ferito dalle attenzioni che i media riservano verso i protagonisti di quegli anni, constatando che alle vittime si lascia il solo ruolo di "immaginette" buone per gli anniversari. Fatta salva questa premessa, non condivido il tuo discorso sugli ex terroristi per due questioni. La prima: penso sia un errore gettare nello stesso calderone chi ha scontato la propria pena e chi ne è sfuggito. Volutamente eviterò nomi: vorrei che questa mia analisi - condivisibile o meno che sia - non servisse a rialimentare polemiche su Tizio o Caio, ma fosse il più possibile generale. Il principio di civiltà, non solo giuridica, secondo cui chi ha scontato la propria pena si presenta riabilitato nella società non credo ti sfugga. Se posso capire il vostro fastidio nel vedere un ex brigatista (per fare un esempio) promuovere il proprio libro sugli anni '70, non posso ritenere illegittima l'operazione. Diverso è il discorso sulla non eleggibilità degli ex terroristi, ma pure in questo caso la questione dei "paletti etici" va affrontata in termini generali. Sotto questo profilo, pur non interessando aspetti penali, ritengo che l'esser stato affiliato alla P2 presenti considerazioni anche maggiori di inopportunità. E, siccome poco m'importa di essere bipartisan (anzi…), ti dirò che in questa Repubblica nata dalla Resistenza mi indigna ancora di più la presenza in parlamento di chi vanta legami ideologici col fascismo. La seconda questione: mi sembra, dal tuo discorso, che tu ritenga inopportuna la presenza di ex terroristi in ruoli istituzionali quanto in un centro sociale, a parlare magari di problematiche diverse da quelle relative agli anni ‘70. Esistono ex componenti di bande armate che, scontata la propria pena e dopo aver nei fatti preso le distanze dalle azioni di quegli anni, oggi si occupano di problematiche carcerarie, occupazionali, relative alle tossicodipendenze: il loro apporto su questi argomenti dovrei ritenerlo inficiato dal loro passato? Ma la domanda fondamentale è questa: un'eventuale imposizione del silenzio verso gli ex terroristi sarebbe forse diversa da quella che in molti, in modo più subdolo, hanno cercato di assegnare proprio alle vittime di quei fatti? L'ho già detto in passato e lo ripeto a te: in materia di terrorismo credo che il silenzio invocato per i carnefici possa trasformarsi in un boomerang per la legittima e sacrosanta sete di verità e giustizia delle vittime. Nei giorni scorsi ho dato un'occhiata ad alcuni quotidiani. Le tue dure parole verso "terroristi in parlamento e loro amici" hanno ottenuto molta attenzione. Lo so, non era certo la ricerca di visibilità a muovere il tuo discorso, ma ho trovato di che riflettere sulla circostanza: quando in passato denunciasti le influenze piduiste dell'allora maggioranza di centrodestra le tue parole trovarono una cassa di risonanza molto inferiore; idem dicasi delle tue reiterate affermazioni sulla matrice fascista della strage di Bologna, che in molti - spiace dirlo: non solo a destra - mettono in dubbio ancora oggi. Caro Paolo, credo purtroppo che quei politici che oggi appoggiano le istanze di rigidità verso gli ex protagonisti degli anni di piombo siano interessati più a stendere un velo di silenzio su quegli anni, piuttosto che a concedere a voi vittime una sorta di risarcimento morale sotto la forma di una condanna al silenzio verso gli ex terroristi. Quei politici sono più interessati a dimenticare. Ma dimenticare è la cosa più stupida si possa fare: spesso non è azione durevole e sincera, quasi mai è innocente, mai risulta utile, se non a fini che nulla hanno a vedere con la verità e la giustizia che ti stanno a cuore. Con affettuoso rispetto Francesco "baro" Barilli
http://www.reti-invisibili.net/
5 agosto 2007
ROMA: Storie di ordinaria ingiustizia

C.S.O.A. Macchia Rossa
Dopo la fuga dal Cpt di Bari, Amato decide espulsioni immediate

E si alleggerisce, nello stesso tempo, la pressione sui Cpt, dove questi soggetti venivano destinati al momento della scarcerazione per essere identificati (con un tempo massimo di 60 giorni, dopo essere stati in carcere spesso per anni).
Ed ecco come funzionerà il nuovo sistema. La Questura deve essere subito informata dalla direzione del carcere interessato dell’emissione del provvedimento di custodia cautelare o della definitiva sentenza di condanna ad una pena detentiva nei confronti di un migrante. Deve essere tempestivamente informata anche della data prevista per la scarcerazione. Ogni bimestre, ciascuno istituto dovrà comunicare l’elenco dei detenuti i cui termini di scarcerazione sono in scadenza entro il successivo semestre. Tempestiva comunicazione viene fatta anche nel caso in cui il magistrato di sorveglianza dispone l’anticipazione della scarcerazione. Il direttore del carcere provvede poi ad assicurare la scarcerazione in orario compatibile con quello di partenza del mezzo di trasporto con il quale avverrà il rimpatrio. Le forze di polizia devono eseguire il fotosegnalamento dattiloscopico (cioé il rilevamento delle impronte delle dieci dita ruotate e non piane; e la fotografia di fronte e di profilo a capo scoperto) subito dopo l’arresto e, comunque, prima che questi vengano condotti in udienza per la convalida. La Polizia penitenziaria, al momento in cui lo straniero viene condotto in carcere, accerterà che questa pratica sia stata eseguita o ne solleciterà l’adempimento. In caso negativo lo straniero sarà trasferito presso l’ufficio della forza di polizia per la procedura. Una copia del cartellino fotodattiloscopico sarà inviata alla polizia penitenziaria del carcere dove lo straniero è detenuto per essere allegata al suo fascicolo personale.
Copia del cartellino sarà inviata anche all’Ufficio Immigrazione. La Questura avvia l’identificazione immediatamente dopo il provvedimento di custodia cautelare o della definitiva sentenza di condanna, interessando le autorità diplomatiche dei Paesi di possibile provenienza degli immigrati. Da questo momento comincia un percorso che vede una stretta collaborazione tra le forze di polizia interessate. Il carcere, dove lo straniero è detenuto, è luogo privilegiato di osservazione per agevolare l’identificazione, e l’amministrazione può acquisire elementi utili che devono essere forniti alla Questura.
4 agosto 2007
Lampedusa: Vacanza xenofoba per Forza Nuova
salviamo Lampedusa». Va detto che loro stessi non si aspettano grandi numeri, prevedono infatti la presenza «di un numero di militanti compreso tra le 20 e le 30 unità». Alle elezioni amministrative la giunta di Lampedusa è rimasta in mano alla destra: il vicesindaco è Angela Maraventano della Lega (nella foto).2 agosto 2007
VERONA: Una via dedicata a un picchiatore fascista.

1 agosto 2007
Cpt di Bari, rimpatriati 40 egiziani

PERGOLA (PU): Aggressione fascista

BARI: Cosa succede al CPT ?

Ormai è noto a tutti che questi luoghi sono delle prigioni in tutti i sensi, con l’unica differenza che i reclusi non hanno commesso alcun reato, se non quello di scappare dai propri paesi per motivi di guerra o di miseria, alla ricerca di una vita migliore.
L’ episodio del CPT di Bari, una vera e propria “rivolta” di cittadini egiziani, conclusasi con otto ricoverati immigrati e diversi contusi tra le forze dell’ordine, non è notizia di tutti i giorni. Per questi motivi chiediamo che il Ministero degli Interni avvii immediatamente una ispezione per verificare come sono realmente avvenuti questi gravi episodi. Inoltre abbiamo verificato e ci stupisce che tra gli “ospiti” del CPT vi sia la presenza di un minore, anch’esso ricoverato. Ci chiediamo come mai fosse rinchiuso nel CPT, quando montagne di circolari ministeriali vietano il trattenimento di minori non accompagnati, da ultima la circolare 11 Luglio 2007. Per questo ragazzo chiediamo che da subito si attivino i servizi sociali del Comune di Bari ma sarà anche necessario verificare come è possibile abusare così disinvoltamente della legge, con relative responsabilità civili e penali qualora emergessero.
Il Governo di centro sinistra non può continuare a trattare la questione dell’immigrazione come questione che riguarda le sole forze dell’ordine. E’ giunto il momento di aprire un confronto serrato con le comunità migranti presenti nel paese e le associazioni antirazziste per arrivare alla cancellazione definitiva della legge Bossi- Fini e costruire una nuova legislazione sui temi dell’immigrazione che abbia al centro l’accoglienza, il rispetto dei diritti civili e sociali.
Spotello Migranti