5 ottobre 2013

Lampedusa, i superstiti incriminati per immigrazione clandestina

Secondo i magistrati è «Atto dovuto» in base alla Bossi-Fini. Scampati alla morte ora inizia il calvario dei centri di identificazione ed espulsione, dove resteranno rinchiusi per almeno un anno e mezzo.E' la tanto declamata cultura della "legalità"



E adesso è polemica sui soccorsi prestati in mare ai migranti naufragati al largo di Lampedusa, anche se la Procura di Agrigento non ha aperto alcuna inchiesta. Tutto nasce da una denuncia, che, secondo il quotidiano La Sicilia, sarà presentata alla Procura militare di Napoli da un generale dell’aeronautica militare in congedo, Vittorio Scarpa, per fare chiarezza su chi e perché non ha avvertito la guardia di finanza del naufragio, tanto che due motovedette delle Fiamme gialle sono rimaste attraccate al molo Favaloro senza prendere il largo e andare in soccorso dei naufraghi.

Una denuncia che troverebbe conferma nelle dichiarazioni di Vito Fiorino, proprietario di uno dei motopesca che per primo è andato a soccorrere i naufraghi di Lampedusa. «La gente bolliva in acqua ma questi pensavano a fare fotografie e video. Dovevano pensare a tirare su persone. Noi li facevamo salire quattro alla volta. Solo questo ci interessava e quando la mia barca era piena di migranti e chiedevamo ai finanzieri e alla guardia costiera di prenderli a bordo, dicevano che non era possibile e che dovevano rispettare il protocollo. Erano le 6.30 6.40 quando ho dato l’ordine di chiamare la Guardia costiera, e questi sono arrivati alle 7.30. Noi ne avevamo presi a bordo 47, alla volta, loro erano troppo lenti. Si poteva fare di più e più rapidamente. Ora vogliono denunciarmi? Sequestrarmi la barca perché abbiamo salvato delle persone? Vengano pure, non vedo l’ora».

Ma anche la Guardia costiera è sotto accusa. Secondo alcuni dei soccorritori, si sarebbero potute salvare più persone se la Guardia costiera, raccolto l’allarme, non avesse aspettato da Roma un non meglio precisato «protocollo». La Guardia costiera replica sciorinando numeri: «Dopo aver ricevuto la segnalazione di allarme via radio uhf alle 7, siamo immediatamente intervenuti con le nostre unità navali arrivate sul posto del naufragio prima delle 7,20: grazie anche alla cooperazione di soggetti privati, abbiamo salvato tutti quelli che erano sparsi in acqua e strappato al mare 155 vite». «Dal primo gennaio a oggi sono stati oltre 28mila i migranti tratti in salvo, 8mila dei quali solo a settembre: tra questi ultimi 1.400 bambini». Quel che appare certo - come confermato anche dalla ricostruzione fornita ieri dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, alla Camera - è che l’avaria al barcone è da collocare tra le 4 e le 5 del mattino e i primi soccorsi dei diportisti intorno alle 7, non alle 6 o alle 6,30, come da alcune testimonianze riprese da media: una differenza, evidentemente, non da poco.

Intanto sono ancore ferme le ricerche del naufragio avvenuto giovedì davanti a Lampedusa: il forte vento di scirocco e il mare forza 4 impediscono ai sub di immergersi nel punto in cui è affondato il peschereccio. Le ricerche vanno dunque avanti al momento solo con gli aerei e gli elicotteri della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, che si alternano in volo per controllare lo specchio di mare circostante il relitto. Secondo il racconto dei sopravvissuti, in mare potrebbero esserci ancora duecento cadaveri.

Proseguono, invece, gli interrogatori sei superstiti da parte della Procura di Agrigento. Resta al momento gravemente indiziato per il naufragio un tunisino di 35 anni, considerato lo scafista, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di omicidio plurimo.

Scampati alla morte, per i 155 profughi superstiti ora inizia un altro calvario: identificati e incriminati per immigrazione clandestina (in base alla legge Bossi-Fini, «un atto dovuto», spiega il procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo), ora sono confinati nel sovraffollato Centro di identificazione ed espulsione, dove, se tutto va come deve, resteranno rinchiusi per almeno un anno e mezzo.

da Liberazione

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