10 ottobre 2013

Contro i curdi, la polizia italiana come quella turca

L'Italia come la Turchia? La polizia sequestra bandiere ai rifugiati politici kurdi che manifestano a Roma per Öcalan


Oggi a Roma, davanti al Parlamento, bandiere kurde sono stato oggetto di inconsueta attenzione da parte della polizia presente al presidio autorizzato e pacifico indetto dalla comunità kurda in occasione dell’anniversario degli eventi che hanno condotto nel 1999 all’arresto del presidente del PKK e leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e a sostegno del processo di soluzione pacifica e democratica della questione kurda. 

Durante lo svolgimento del presidio le forze dell’ordine, su richiesta del Questore di Roma, hanno chiesto ai manifestanti di rimuovere tre bandiere identificandole come “bandiere del PKK”, adducendo ragioni di non meglio specificata “opportunità”.

In Italia non esiste alcuna legge che vieti l’esposizione delle bandiere del PKK e a tutt’oggi la Costituzione garantisce libertà di parola e di opinione, proprio quella libertà di parola e opinione che viene negata ai kurdi in Turchia, che per questo motivo chiedono asilo politico in Italia confidando nel rispetto e nella tutela di tale libertà.

I manifestanti hanno quindi legittimamente rifiutato di consegnare le bandiere, che per i kurdi sono simbolo della loro stessa identità, dopo essersi assicurati che la presenza delle bandiere non causava alcun turbamento all'ordine pubblico.

Nonostante la ferma opposizione dei manifestanti, le forze dell’ordine hanno proceduto al sequestro delle tre bandiere “incriminate” sottraendole fisicamente ai manifestanti che le tenevano saldamente nelle mani, identificando successivamente alcune partecipanti al presidio.

Solo la compostezza dei manifestanti determinati a proseguire il presidio pacifico e democratico ha impedito che la situazione degenerasse e che fosse proprio l’azione delle stesse forze dell’ordine a creare problemi di ordine pubblico.

Al termine del presidio, che si è concluso al termine dell’orario autorizzato dalla stessa Questura, gli esponenti delle forze dell’ordine hanno comunicato che le bandiere erano sotto sequestro.

Quanto accaduto oggi è un fatto senza precedenti, privo di qualsiasi logica e ragionevolezza e turba profondamente la comunità dei rifugiati politici kurdi in Italia e tutte e tutti coloro che da anni si mobilitano e manifestano a sostegno dei diritti e della libertà del popolo kurdo.

I e le partecipanti al presidio denunciano la gravità di quanto avvenuto e ribadiscono la propria determinazione a continuare a manifestare per i diritti e la libertà del popolo curdo esponendo i simboli in cui il popolo curdo si identifica e si riconosce, chiedono la restituzione delle bandiere sequestrate, nonché spiegazioni dell’inspiegabile quanto immotivato ordine del Questore di Roma.


Associazione Senzaconfine, Comunità Kurda in Italia

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