5 settembre 2013

Bologna: arrestato vicequestore... il Rambo della giunta Guazzaloca


Il vicequestore Preziosa, assessore ai tempi del centrodestra, è accusato di corruzione nell'inchiesta Baita

 
Un'altra bufera sulle forze dell'ordine bolognesi. Dopo la condanna dei due carabinieri del Noe che tentarono di taglieggiare una ditta ferrarese che smaltisce rifiuti, dopo la condanna del vicequestore-celerino che mentì sulle violenze del G8, ecco che viene arrestato Giovanni Preziosa, prototipo pittoresco e controverso del superpoliziotto sicuritario, assessore con la giunta Guazzaloca, candidato per An alle europee e, secondo le accuse, corrotto. Secondo la Procura di Venezia avrebbe pescato abusivamente informazioni nei database blindati della polizia, della procura di Padova e della guardia di Finanza per favorire un indagato delle fiamme gialle. 

In cambio di soldi, omaggi e promesse di contratti di consulenza (un cliché già visto nel processo Niagara) avrebbe cercato e comunicato ad imprenditori veneti informazioni riservate e delicate, attraverso il titolare di una agenzia di body guard, anche lui arrestato. Si parla di 162mila euro percepiti per i "servizi" resi da maggio a ottobre 2012 e Preziosa avrebbe ricevuto anche un motore fuoribordo fiammante per il suo gommone.

Già il 28 febbraio, la casa e l'ufficio di Preziosa erano stati perquisiti e, nel commissariato, la Gdf aveva scovato e sequestrato una busta con 5mila euro. Le banconote erano dentro una busta chiusa in un cassetto del commissariato Santa Viola. Quel giorno scattarono gli arresti di Piergiorgio Baita, Claudia Minutillo, Nicolò Buson, e William Colombelli, indagati per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale.

«Come un albero», recitano le agenzie, la vicenda dei fondi neri creati da Giorgio Baita, ex ad di Mantovani, si allarga in rami che, secondo un ulteriore filone di inchiesta, ha portato all'arresto di due persone tra cui il funzionario di polizia Giovanni Preziosa e l'imprenditore felsineo Manuele Marazzi.

La Guardia di finanza dopo una verifica fiscale alla Mantovani (estranea ad ogni vicenda), ha allargato lo spettro d'azione scoprendo la creazione di fondi neri con false fatturazioni da parte di un'agenzia di brokeraggio di San Marino grazie anche alla connivenza di un'imprenditrice e del responsabile della contabilità dell'azienda. A guidare il tutto Giorgio Baita che, scoppiato il caso con il suo arresto, si è dimesso dalla società di costruzioni. Ora si scopre il tentativo da parte di Baita di arginare l'azione delle fiamme gialle, cercando in tutti i modi di avere informazioni su ciò che stava accadendo, nella speranza di limitare i danni. Per farlo - come ha ricostruito la Guardia di finanza di Venezia - Baita, «sentendo il fiato sul collo delle fiamme gialle», secondo le agenzie, si è rivolto all'imprenditore padovano Mirco Voltazza, indagato, e al bolognese Manuele Marazzi, arrestato. 

Proprio attraverso i due, Baita sarebbe stato messo in contatto con Preziosa (potrebbe non essere l'unico ad aver passato informazioni agli indagati) che, in cambio di denaro e grazie al suo ruolo, sarebbe entrato nei database informatici delle forze dell'ordine a caccia di notizie sull'indagine delle fiamme gialle da passare al manager. Proprio questo gesto illecito ha portato all'arresto dell'ex vice Questore con l'ipotesi di reato di accesso abusivo a dati sensibili e corruzione. Secondo le intercettazioni raccolte dalla Guardia di finanza la vicenda, in un ulteriore ramo d'indagine, avrebbe visto Preziosa e Voltazza tentare di ingannare la società Veneto Strade.

Secondo le intercettazioni tra gli arrestati e gli indagati, Preziosa avrebbe fornito Voltazza di lampeggiante, abiti e paletta per qualificarsi come uomo delle forze dell'ordine utilizzando pure una vettura in modo da farla sembrare di servizio. Così bardato, Voltazza si sarebbe presentato a Veneto Strade suggerendo di favorire una pratica a vantaggio di Baita per evitare dei presunti, quanto inattuabili, controlli. Una vicenda, quest'ultima che è stata immediatamente smentita da Veneto Strade in una nota in cui, oltre a specificare di non aver mai dato appalti alla Mantovani all'epoca dei fatti, si sottolinea che «l'amministratore delegato non ha mai ricevuto minacce di indagini personali, nè riguardanti la società Veneto Strade e che se le avesse ricevute si sarebbe rivolto immediatamente alle autorità competenti».

Il vicequestore arrestato per corruzione ha alle spalle una lunga carriera in polizia e un'esperienza politica nella prima e unica giunta di centro-destra del capoluogo emiliano. Pugliese di Bisceglie, 58 anni, Preziosa entrò in polizia nel 1983 e nel 1988 divenne capo della Omicidi della squadra mobile bolognese, dove si trovava quando alla fine del 1994 la questura venne investita dalla bufera degli arresti dei agenti-criminali della Uno Bianca (diverse le foto che lo ritraggono mentre conduce fuori dalla questura il capo banda in manette, Roberto Savi). Negli spostamenti che seguirono, Preziosa andò a guidare il commissariato del centro-storico fino al '98, quando esplose una polemica che lo coinvolse: durante una trasmissione su una radio locale a cui partecipava, agenti e funzionari del suo commissariato intervennero in diretta al telefono spacciandosi per cittadini allarmati dall'aumento della microcriminalità, criticando i vigili urbani. Secondo le denunce del Siulp di allora, Preziosa aveva convinto quattro agenti a esaltare la polizia, a criticare l'inerzia dei vigili e l'impotenza delle leggi, a chiedere più repressione contro "extracomunitari e drogati" telefonando a radio Nettuno Onda Libera. 

L'allora sindaco Ds Walter Vitali chiese la rimozione del dirigente. Il vicequestore, pur non essendo sottoposto a procedimento disciplinare, fu trasferito in provincia, al commissariato di San Giovanni in Persiceto. Lui non gradì e così, nella primavera '99, si mise in aspettativa e accettò di candidarsi nelle liste di An alle europee. Non riuscì ad approdare a Bruxelles, ma in città superò Gianfranco Fini nelle preferenze. E Guazzaloca, appena eletto, lo chiamò nella sua squadra facendone uno dei primi assessori alla Sicurezza d'Italia, delega che poi gli revocò nell'autunno 2000 in seguito alle polemiche sulla costituzione di una società privata di consulenza in tema di sicurezza. 

Ci fu anche un'inchiesta, poi archiviata. Tra le cose che si ricordano della sua esperienza in Giunta, i vigili-rambo, un discusso nucleo sperimentale della polizia municipale voluto da Preziosa, da utilizzare come strumento operativo contro il degrado e che ancora oggi, come ha documentato il sito Zic.it, avvelenano l'aria di Bologna. 

Checchino Antonini da popoff

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