20 luglio 2013

Lacrimogeni e repressione contro la marcia NoTav

Resta alta la tensione in Val di Susa dopo gli scontri di questa notte ed è già partita la gara a chi criminalizza di più il movimento No Tav.


In prima fila, ovviamente, il ministro delle infrastrutture Lupi: «La risposta delle istituzioni all'inaccettabile attacco di questa notte contro la Tav sarà decisa e ferma come quella delle forze dell'ordine, alle quali va tutta la mia solidarietà e il mio plauso. I tentativi di guerriglia, una sorta di assurda campagna estiva, di un movimento che non sembra aver più ragioni se non la violenza cieca, non hanno futuro. La Tav è un'opera strategica per l'Italia e per l'Europa decisa democraticamente e lo Stato non indietreggerà di un millimetro dalla sua difesa e dalla volontà di realizzarla». Già, peccato che, a tutt'oggi, è stato sostanzialmente impossibile prendere anche solo visione del progetto esecutivo (tanto da far sorgere il dubbio che non esista). Il che dimostra la scarsa volontà di dialogare davvero con le popolazioni contrarie alla mega opera. Le quali non possono far altro, dunque, che tenere alta l'attenzione.


Ieri sera alle 21 era organizzata una marcia notturna da Giaglione a Chiomonte, annunciata e pubblicizzata da giorni e, come previsto, l'accoglienza non era delle migliori. Alle quattro del pomeriggio il dispiegamento di forze era già impressionante: «Mmm chi è che diceva che la valle #notav non è militarizzata? Ci sono più posti di blocco sulle statali che funghi nei boschi!!!» è il tweet dei No Tav. Non solo, per tutto il pomeriggio sono stati eseguiti controlli preventivi e fermi (identificate ben 175 «persone sospette», una quindicina quelle accompagnate in questura per ulteriori controlli perché trovate in possesso di capi di abbigliamento «tutti di colore rigorosamente nero»). Insomma, non esattamente un modo per stemperare il clima. Nonostante i blocchi, almeno 500 persone sono riuscite a raggiungere il luogo del raduno da cui poi è partita la marcia verso le reti del cantiere-che-non-c’è. 


Visto il massiccio dispiegamento di forze, con le forze dell’ordine uscite dalle reti, il corteo si è dovuto dividere in due tronconi, il primo diretto verso il ponte presidiato dalla polizia in assetto antisommossa, il secondo verso le montagne e poi al campeggio militante di Venaus, allestito a pochi chilometri di distanza. A quel punto sono cominciati i primi tafferugli, ai quali la polizia ha risposto con i lacrimogeni, sparati anche contro quella parte di manifestanti che non si era ancora nemmeno avvicinata al cantiere. I tafferugli sono rapidamente degenerati in una vera e propria guerriglia su più fronti, dall'autostrada (chiusa al traffico) ai varchi per il cantiere, con lancio di sassi, petardi, fuochi appiccati a copertoni d'auto. All’una di notte, il confronto tra manifestanti e polizia è ancora acceso: «Continuano le cariche sul ponte Clarea contro i No Tav che resistono.

I pm Padalino e Rinaudo sono sul posto, a fianco della celere a difendere un cantiere illegale!!», twittano i No Tav. Inizia una vera e propria caccia all’uomo tra i boschi e, alle tre di notte, alla spicciolata i manifestanti rientrano a Giaglione senza essere riusciti ad arrivare al cantiere. Alle quattro sono ancora lì: «Poco alla volta tutti i No Tav stanno rientrando dai boschi. Chiara è la determinazione di centinaia di #notav che ancora presidiano il piazzale di Giaglione. Sta per concludersi una notte che ha saputo dimostrare che il movimento No Tav non rinuncia alla lotta e anzi rilancia, oltre i divieti e la violenza della polizia», è l’ultimo tweet.
Alla fine degli scontri gli agenti hanno fermato diverse persone (almeno otto, tra cui una donna). Diversi i feriti: una quindicina tra le forze dell’ordine, una decina tra i manifestanti.



Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc, Torino: Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc, Torino:

E' perfettamente inutile che si levino invettive e richieste di ulteriori misure repressive nei confronti dei No Tav. Queste invettive lasciano il tempo che trovano, semmai sono il segno di un’inguaribile forma di ottusità politica. Fintanto che governo e potentati locali non recederanno dalla scelta, manu militari, di realizzare un’opera dissennata, palesemente rivolta a foraggiare interessi affaristici contro gli interessi di una intera comunità, è davvero impensabile che si arrivi a una qualche forma di pacificazione. L’unica possibilità è nel rimettere in discussione (come si sta facendo in Francia) un progetto assurdo, privo di ragioni di essere, e di liberare il territorio da una occupazione militare e divieti vari lesivi dei diritti di una comunità. Caro Esposito cambia il tuo solito e logoro canovaccio, i “delinquenti” e i “mafiosi” li devi andare a cercare tra i fautori di una mega opera speculativa che nulla ha a che vedere con il rilancio dei trasporti. Nel ribadire la nostra solidarietà e il nostro sostegno alla protesta No Tav e alla popolazione in lotta della Valdisusa annunciamo la partecipazione di Rifondazione Comunista alla marcia popolare che si terrà sabato 27 luglio, ore 14, da Giaglione a Chiomonte e la nostra disponibilità ad affiancare i sindaci che intendono varcare la zona rossa.

Alfano: «Non ci lasciamo intimidire»

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano avverte: «Lo Stato non si ferma e non consente alcuna forma di intimidazione. Lo Stato non si ferma neanche di fronte ad attacchi di pura guerriglia come quelli avvenuti questa notte al cantiere Tav di Chiomonte. Si tratta di episodi gravissimi che, per modalità e violenza, non possono definirsi manifestazioni di dissenso, ma sono dei veri e propri attacchi mirati alle Forze dell’ordine che sono al servizio dello Stato e che, anche questa notte, sono prontamente intervenute. Ringrazio, quindi - aggiunge Alfano - queste donne e questi uomini, impegnati ogni giorno per la sicurezza dei cittadini e del Paese ed esprimo vicinanza ai feriti, con l’augurio di una pronta guarigione».

Fassino: «Aggressione intollerabile»

Per il sindaco di Torino si è trattato di «un’aggressione preordinata che nessuna ragione politica può giustificare. Nessuna forma di violenza può essere accettata e tollerata in una società democratica. La mia solidarietà - aggiunge Fassino - è rivolta alle forze dell’ordine, il mio appello alle istituzioni ed al Governo perché l’attenzione rimanga alta sul cantiere, su Chiomonte e sulla valle».

Che l'attenzione resterà alta non c'è alcun dubbio, se non altro perché alcuni amministratori comunali della zona, vicini al movimento No Tav, domani annunciano una protesta clamorosa: violeranno la zona rossa, l'area vicina al cantiere di Chiomonte chiusa al passaggio da una ordinanza prefettizia. L'appuntamento è alle 14.30 a Giaglione. «È un gesto simbolico - spiega Guido Fissore, consigliere comunale a Villarfocchiardo - per rivendicare il diritto dei cittadini a circolare liberamente nella Valle. In passato c'erano già state ordinanze di questo tipo, ma non valevano più di qualche giorno. Questa prevede un blocco fino a ottobre. In una zona che è da sempre meta di escursioni e passeggiate». Che faranno Fassino, Alfano e Lupi, manderanno la polizia armata fino ai denti anche contro questi rappresentanti delle istituzioni?



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