18 giugno 2013

NOTAV processo per ingiuria, perché "offendeva l’onore e il decoro di Numa"

L’udienza era fissata per oggi alle 11:00, dal Giudice di Pace. Quando mi è arrivata la notifica ho ingenuamente tirato un sospiro di sollievo, non sarà niente di serio, ho pensato. Ma l’avvocato mi ha schiarito le idee, è solo per velocizzare, il Giudice di Pace può affrontare più rapidamente reati di entità minima, pur restando nel penale e quello del quale sono accusata, su querela sporta da Massimo Numa, è uno di questi: “ingiuria, art. 594 c.p. perché offendeva l’onore e il decoro di Numa Massimo comunicando con lo stesso al telefono e profferendo la frase “Infame, basta con le infamità”.

Certo che me ne attribuiscono di frasi strane! Il mio primo processo come attivista NO TAV è stato per oltraggio a pubblico ufficiale, rischiando una pena fino a 3 anni di reclusione. Così, tanto per gradire. Buffo è che sono stata processata per oltraggio dopo aver subito un fermo anomalo e certamente intimidatorio (qui il comunicato http://www.notav.eu/article5597.html  ) . In quel caso mi accusarono di aver offeso l’agente in borghese (che io sostenevo non essersi qualificato) dicendogli che “sembrava un pervertito”. Il processo, arrivato ad alta velocità, dalla prima udienza è risultato piuttosto anomalo, a meno che non sia normale in tutti questi casi presidiare l’aula del tribunale con un numero spropositato di agenti e la presenza di spicco di vice questori. Parrebbe, infatti, piuttosto intimidatorio... Parrebbe, appunto, ma io non ci credo....

Ma veniamo al secondo processo, dall’aggettivo “pervertito” si passa all’infame. Poiché oggi era la prima udienza non entrerò nel merito della questione, limitandomi a dire che non ho pronunciato questa frase, ma merita una narrazione la sequenza di scene che a tratti mi sono parse surreali, ancora una volta kafkiane.

Arrivo in anticipo, per incontrare gli avvocati del legal team, e parcheggio proprio vicino all’entrata, in V.le dei Mughetti 22. Un blindato della polizia mi passa accanto, poi un altro. Ci sarà qualche altro maxi processo? Nel dubbio resto in macchina e mi chiama Simone, un amico che mi aveva avvisato che sarebbe venuto all’udienza, chiedendomi dov’ero e segnalandomi l’anomalo dispositivo di sicurezza di fronte al tribunale. Lo raggiungo e ci beviamo un caffè, poco dopo arriva anche Teresa e visto che il tempo stringe, andiamo alla ricerca dell’aula 3.

Gli avvocati sono dentro, passiamo la prima fila di agenti posizionati all’esterno ed arriviamo vicino all’aula che si affaccia direttamente sul cortile, anche questo affollato di agenti con caschi, manganelli e... no, gli scudi no. Meno male. Pensavo non ci saremmo fatti mancare niente. Ma in fondo degli scudi possono fare a meno. Sono li' in attacco, non in difesa. Certo la parola “infame” è impronunciabile, questo mi è chiaro.

Riconosco un vice questore ed alcuni Digos, e mi chiedo quanto sarà costata una tale mobilitazione di forze dell’ordine della quale non posso fare a meno di sentire il peso “intimidatorio”. Poi cancello questi dubbi, perché il rischio è che questo costo, se condannata, debba pagarlo io, quindi meglio non pensarci.

Finita l'udienza io e G.C., co-imputato, ci spostiamo nel corridoio per parlare con gli avvocati e le truppe ci seguono. Facciamo notare che sembrerebbe un po' esagerato, ma uno di loro, in borghese, risponde candidamente che "gli è stato ordinato di seguirici". Intanto al piano sopra, alla macchinetta del caffè, il presunto offeso, Numa, era intento a bere un caffè con un vice questore. Non ci è dato di sapere chi dei due abbia offerto il caffè all'altro...

Non c’è niente di normale, dovrei esserci abituata seguendo quasi tutte le udienze dei processi ai NO TAV (sarà anche questo che li disturba?), tuttavia non mi abituo a quell’atmosfera, non riesco a credere che si possa arrivare a tanto, continuo a pensare che questo sia l’ennesimo episodio strumentale per una repressione del dissenso e, nel mio caso, di quel fastidioso ruolo che faticosamente ho tentato di portare avanti dal maggio 2011 per una contro-informazione che tentasse, seppur con una minima o inesistente influenza, di controbilanciare il flusso dis-informativo mainstream, sia sul mio profilo Facebook che collaborando con la redazione del TG Maddalena.

Io, che questa lotta l’ho vissuta narrandola e l’ho narrata vivendola, oggi ho davvero avuto la sensazione che non tanto nella querela di Numa, quanto nella decisione assunta dalla Procura di Torino di portare un fatto così irrilevante a processo, poco dopo aver ARCHIVIATO quella sporta da A.L. proprio nei confronti di Numa (si veda vicenda del fantomatico “Alessio” e dei messaggi inviati dal server La Stampa), ci sia il tentativo di mettere a tacere e punire le voci scomode, quelle che, come la mia e tante altre, non devono permettersi di cercare di avere sempre l’ultima parola.

E, sempre pensando male, mi viene il dubbio che il fatto di essere donna sia un ulteriore punto a mio svantaggio, cosa della quale ammetto di essermi davvero stancata. E se aveste incrociato gli sguardi in quell’aula, oggi, avreste capito cosa intendo.

Avevo fatto sapere di questa udienza a pochi amici, proprio per evitare di allarmare e mobilitare l’intero apparato, ma il mio silenzio non è servito a niente. A questo punto vi informo che la prossima udienza è fissata per il 6 novembre alle 10:30, AULA 3, Viale dei Mughetti 22, Torino. Non ho dubbi che oggi ci fosse una superiorità qualitativa nei no tav presenti al processo, ma la prossima volta ( ascolteremo i testimoni dell’accusa) non sarebbe male che ci fosse anche una superiorità quantitativa.

Perché quella sono abituati a notarla e annotarla anche loro.

A sarà dura.

Simonetta



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