15 maggio 2013

Linciaggio politico-giudiziario ai NoTav

E’ un coro unanime quello che si è levato dopo il sabotaggio del cantiere/fortino di Chiomonte. Pd, Pdl e Lega gridano al ‘terrorismo’ e annunciano più repressione.


Gli operai che lavorano al cantiere Tav di Chiomonte hanno compiuto una ''scelta egoista'' che li ''mette fuori dalla comunità'' e ''li condanna a una difficile convivenza con il territorio''. Questo post, comparso su uno dei blog di riferimento dei No Tav, sarebbe all'esame della Digos nel quadro degli accertamenti sul sabotaggio realizzato la notte tra lunedì e martedì al fortino di Maddalena di Chiomonte. Gli investigatori ritengono il post “significativo” rispetto ai nuovi obiettivi di quella che descrivono come la “frangia oltranzista” del movimento NoTav. Il messaggio sarebbe stato anche segnalato ai magistrati della procura di Torino che stanno già indagando sull’assalto al fortino a colpi di bengala e petardi, addirittura per 'tentato omicidio'.

E’ solo un esempio del generale linciaggio giudiziario, politico e mediatico in corso contro il movimento No Tav, che ha più a che fare con il nuovo governo di ‘complicità’ nazionale che con gli ultimi avvenimenti in Val Susa. Basta leggere i toni delle dichiarazioni di fuoco trasversali agli schieramenti politici, dal PD al Pdl, da Scelta Civica alla Lega, in un clima contraddistinto dai distinguo e dalla ‘denuncia della violenza’ da parte di esponenti di M5S e Sel.

L’altra notte a Chiomonte è rimasto ‘ferito’ solo un compressore. Ma il leit motiv del linciaggio in corso è che ‘ci poteva scappare il morto’, se non addirittura che ‘i No Tav volevano il morto’.

“Modalità e violenza” secondo il sindaco di Torino Piero Fassino (PD), “richiamano alla memoria stagioni eversive tristi e buie del passato”. “Se un giorno dovesse andare storto qualcosa e succedesse qualcosa di più grave, tutti quelli che oggi hanno taciuto se ne dovranno assumere la responsabilità'' minaccia invece il senatore del PD Stefano Esposito, mentre il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta definisce ''questa ennesima aggressione un atto di terrorismo''.

Quanto accaduto l'altra notte davanti al cantiere della Tav é stato ''un attacco allo Stato. Al principio di legalità. All'essenza democratica di decisioni condivise, discusse e poi prese. Potevano uccidere. Ma noi siamo lo Stato e reagiremo, facendo in modo che il progetto approvato venga realizzato'' ha tuonato il ministro dell'Interno Angelino Alfano. Che su 'La Stampa' ha il buon gusto di chiarire che non si tratta di un ''attacco terroristico (...) non dobbiamo esagerare'', ma occorre ''improntare la nostra azione al principio di realtà. E nella realtà c'é chi non accetta le decisioni dello Stato. Saremo inflessibili. Non ci faremo sopraffare. Difenderemo maggiormente il cantiere. Perché la Tav é una questione di interesse strategico nazionale e internazionale, attiene allo sviluppo del nostro Paese, ai nostri rapporti con la Francia e al rapporto dell'Europa nel suo insieme con altri partner''. Alfano poi rivendica un ascolto da parte dello Stato nei confronti delle popolazioni locali e una flessibilità che stanno solo nella propaganda dei sostenitori dello scempio: ''Il grande movimento che avversava il vecchio progetto della Tav va ricollocato in una dimensione nuova. Lo Stato ha saputo ascoltare, prima di decidere. Ha modificato il tracciato e cambiato il progetto''.

Per Alfano si tratta di un attentato, per il presidente leghista della Regione Piemonte, Roberto Cota, addirittura di un 'atto di guerra'. Cota ha subito convocato una riunione lampo del comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico al quale hanno partecipato oltre ad Alfano, anche il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi, il vicecapo vicario della Polizia di Stato Alessandro Marangoni, il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Leonardo Gallitelli, il procuratore Gian Carlo Caselli e il questore di Torino Antonino Cufalo. Decisi subito il rafforzamento del già nutrito contingente che presidia il fortino di Chiomonte, e la creazione di una ‘task force’ del ministero delle Infrastrutture tra governo nazionale e enti locali. ''Accelereremo - annuncia inoltre Alfano - la ratifica del trattato fra l'Italia e la Francia'', che sarà all'ordine del giorno della prima riunione operativa del Consiglio dei ministri, in programma venerdì.

Intanto stamattina, noncuranti delle polemiche e del linciaggio, alcune decine di No Tav sono andati a Bussoleno, nonostante la pioggia, per manifestare di nuovo contro gli espropri realizzati dall’azienda Ltf nella valle. Presidio confermato, nonostante ieri la stessa Ltf avesse deciso di annullare gli incontri previsti con i proprietari dei terreni espropriati dopo aver saputo dell’annunciata contestazione. Sulla porta della sala consigliare di Bussolone i militanti No Tav hanno trovato un avviso di Ltf che spiega i motivi della rinuncia: "Visto il degradarsi della situazione non si ravvisano in questo momento le sufficienti condizioni di serenità del personale di Ltf e del progettista per lo svolgimento del lavoro richiesto e pertanto siamo costretti ad annullare le date indicate". Luana Garofalo, consigliere comunale di minoranza presente al presidio commenta a nome del gruppo Bussoleno provaci: "Abbiamo deciso di fare comunque il presidio per dimostrare sia a Ltf che all'amministrazione che il problema degli espropri non è solo una questione privata ma un fatto che deve essere affrontato collettivamente perché l'eventuale cantiere andrebbe a coinvolgere l'intero paese. Infatti, come movimento questa sera ci sarà un'assemblea con i tecnici della comunità montana che spiegheranno alla popolazione gli scenari futuri e insieme discuteremo sulle proposte di lotta".

Luca Fiore da Contropiano        

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