3 aprile 2013

Licenza di tortura. La mostra fotografica di Claudia Guido


Claudia Guido in mezzo a Patrizia Moretti e Lucia Uva,

Il progetto di Claudia Guido per catturare gli sguardi di chi vive per reclamare verità e giustizia. Ora il lavoro è disponibile su internet

Il giorno in cui uscì il documentario di Filippo Vendemmiati: "E' stato morto un ragazzo" corsi a comprarlo, seguivo da anni la vicenda ma volevo assolutamente saperne di più. Quando ne seppi di più, non mi bastò.

Decisi di leggere: "Volevo dirti che non eri solo" il libro che Ilaria Cucchi scrisse per raccontare la storia di suo fratello Stefano.

Lo lessi con avidità. Volevo sapere, non riuscivo a capacitarmi di come fosse possibile che in uno Stato civile quale dovrebbe essere l'Italia accadessero tragedie simili. Rimasi ancora più scossa e sostanzialmente coinvolta.

Il pensiero di Federico e di Stefano non mi abbandonò nei giorni seguenti, anzi le domande aumentarono e cominciai a sentire l'esigenza di espormi, di fare qualcosa di utile.

Pensai che indignarmi non sarebbe stato abbastanza. Riguardai il film su Federico, tenendo tra le mani il libro su Stefano. Capii che l'unica cosa utile che potevo fare era tentare di mettere a disposizione di queste famiglie il mio talento, come d'altronde aveva fatto Filippo Vendemmiati.

Corsi a casa, cercai il suo contatto su internet e lo trovai. Pensai di scrivergli, nella peggiore delle ipotesi non mi avrebbe risposto.

Gli scrissi una mail esponendogli il mio progetto, chiedendo la sua opinione riguardo all'idea che avevo avuto. Volevo fotografare tutti i familiari delle vittime di abusi delle Forze dell'Ordine. Avevo capito che il mio coinvolgimento era diventato inarrestabile dal momento in cui avevo visto Patrizia Moretti nel film su suo figlio Federico. I suoi occhi mi erano entrati dentro. Pensai quindi che se tutti avessero avuto la possibilità di guardare negli occhi i familiari delle vittime, avrebbero potuto avere la mia stessa reazione emotiva: quella di far diventare, dentro di sé, il nome Aldrovandi non un caso giudiziario ma una storia di cui voler sapere tutto. Una storia per cui lottare.

La sorpresa fu enorme. Vendemmiati mi rispose in 20 minuti, mi disse che il mio progetto gli sembrava delicato e non invadente, e che ci saremmo potuti incontrare presto ad una imminente proiezione del suo film vicino a casa mia.

Incotrai Filippo, sua moglie Donata Zanotti (co-sceneggiatrice del film su Federico), il direttore della fotografia Marino Cancellari e Lino Aldrovandi (papà di Federico). Passai la serata con loro, l'armonia fu quella di un gruppo di amici consolidati, il giorno dopo ripensandoci mi resi conto che il motivo era semplice: avevo trovato delle persone che parlavano la mia stessa lingua.

Da quella sera tutto iniziò.

In breve tempo conobbi Patrizia Moretti, Lucia Uva e Ilaria Cucchi.

Mi documentai, lessi: "Malapolizia" di Adriano Chiarelli e "Quando hanno aperto la cella" di Luigi Manconi. Ricordo ancora il giorno esatto in cui lessi in quel libro la storia di Francesco Mastrogiovanni. Chiusi il libro quasi impaurita, come fosse un libro dell'orrore, e in fondo lo era. Mi sedetti, mi sentii troppo piccola per questo progetto. Pensai per un attimo di mollare. Poi salì la rabbia e la convinzione fu decisamente più forte di prima.

Continuai per sei mesi a leggere qualsiasi libro trovassi sull'argomento, lo sconforto aumentava nel momento esatto in cui aprendo l'indice scoprivo che c'erano altre storie che non conoscevo. Non avrei mai pensato potessero essere così tanti.

Capii che il mio stipendio non mi avrebbe consentito di raccontare tutte le storie, decisi di farlo comunque, di arrivare fino a dove avrei potuto e a quel punto di smettere.

Così iniziò un anno e mezzo di telefonate, incontri, viaggi, processi, dibattiti. Dedicai ogni momento libero al progetto. Le ferie dal negozio furono occasione di andare più lontano da casa, da chi non avrei potuto raggiungere avendo solo la domenica libera.

Claudia Guido da popoff

Ps: Dopo la mostra di Ferrara e altre tappe a Bologna e nel modenese, la mostra si appresta a toccare Brescia 25 Aprile-1 Maggio, Trieste 13-15 Maggio, Urbino 24-26 Maggio, Amelia (Terni) 14-16 Giugno. Ma intanto, i materiali sono stati messi  in rete da Claudia

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