15 marzo 2013

Palermo: polizia carica presidio operai Gesip

È scoppiata in piazza la rabbia dei lavoratori in attesa di risposta dal tavolo regionale sulla CIG in deroga. Un tavolo disertato da sindacati in difficoltà che lascia intravedere l'inizio del baratro, tra gli altri, per i 1805 dipendenti Gesip.


All'incontro di oggi dovevano infatti essere chiarite le priorità per l'assegnazione di fondi per la CIG in deroga in base alla troppo corta coperta fornita dalla Fornero. Ad aggravare le cose sta il cosiddetto piano B presentato da Orlando nel caso, probabile, che i lavoratori Gesip non potessero usufruire della cassa integrazione: un piano che prevede licenziamento in massa di tutti i dipendenti, assegni di disoccupazione per un massimo di 12 mesi, e riconversione in LSU (lavoratori socialmente utili) con contratti annuali e sulla parola di un papà Orlando sempre più sfiduciato. Insomma una precarietà esistenziale sempre più spinta accompagnata da sempre più scarse garanzie di reddito.

Saltato il tavolo è esplosa la rabbia di quanti (Gesip, ma anche ex-Pip ed altri lavoratori) sotto il palazzo della presidenza della Regione attendevano invano buone notizi. Così, salita la tensione, alcuni operai hanno deciso di estendere i blocchi stradali all'ingresso di via Ernesto Basile, ricevendo contro una carica della polizia. Tre operai e due poliziotti sono rimasti feriti e da quel momento la rabbia dei lavoratori è divenuta incontenibile e si è scagliata contro tutte le istituzioni che in questi mesi hanno continuato a prenderli in giro.

Dopo aver respinto un paio di cariche un gruppo di dipendenti Gesip si è diretto verso il comune paralizzando il centro città e rovesciando in strada cassonetti e palizzate di cantieri. Una volta lì ha tentato di sfondare il portone del municipio prontamente serrato dalla polizia municipale. Quindi i lavoratori hanno continuato il corteo fino alla prefettura dove è stato convocato un tavolo d'urgenza in merito ai fatti di oggi.

L'unica cosa che sembra si possa affermare con certezza è che, di fronte alla ambiguità delle “parti sociali” e al volta faccia di Orlando e istituzioni, la determinazione di questi operai non ha proprio nulla da imparare.





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