18 marzo 2013

Fausto e Iaio, è proprio ora di cambiare canale

Un racconto di Paola Staccioli a 35 anni dall'omicidio di due militanti del Leoncavallo che indagavano sull'intreccio eroina-fascisti

«Ma che sei laziale? Guarda che se lo sa Marione te concia per le feste!» dice ridendo e con lo sguardo rivolto alla radio.

La mia espressione diventa subito seria. Chiedo, indicando anch'io l'apparecchio: «È lui il tizio di quella trasmissione... quella sulla Roma...». Fa cenno di sì, e un sorriso illumina i suoi occhi: «Te la do io Tokyo... Grande Marione, ne ha per tutti. Non guarda in faccia nessuno!» Ho un brivido. Mi immergo nei ricordi. Per i compagni uccisi...

Morte, memoria infangata. Depistaggi. Omicidi politici fatti passare per risse fra balordi o regolamenti di conti. Spaccio di droga. Furti di verità. Furti di identità.

Come per Fausto e Iaio. È il 18 marzo 1978, due giorni dopo il rapimento Moro. In una strada buia di Milano, al Casoretto, dalle parti del Leoncavallo, verso le otto di sera cadono crivellati di colpi due compagni diciannovenni, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci. A ucciderli sono tre individui con un impermeabile bianco. Killer professionisti, che usano sacchetti di cellophane per non lasciare bossoli.

Fausto e Iaio non sono leader del centro sociale, anche se lo frequentano, né dell'Autonomia milanese, con cui stanno lavorando alla redazione di un libro bianco sull'eroina. Un dossier con nomi e foto di spacciatori. Che può far emergere legami fra grande criminalità, fascisti, apparati dello Stato. Subito dalla questura parte la velina. Regolamento di conti fra drogati. Un giornalista de «l'Unità», Mauro Brutto, vuole capire la verità. Prima minacciato, muore poi per un investimento quantomeno sospetto. Fra depistaggi e fatti sconcertanti vari, l'inchiesta si conclude senza colpevoli. Nel 2000 il procedimento contro Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi viene archiviato, nonostante i pesanti indizi e le dichiarazioni di pentiti della destra.

Mario Corsi, ex militante dei Nar. È lui il popolare Marione radiofonico... qualcuno dice di averlo sentito vantarsi per l'omicidio di Fausto e Iaio. Nel 1984 viene inquisito anche per l'uccisione di Ivo Zini. Assolto in primo grado, condannato a ventitré anni in appello, assolto in Cassazione.

«Che ti è successo?» chiede, e le sue parole mi riportano nella realtà.

«Poi te lo spiego, intanto cambia canale, per favore!» rispondo con una smorfia di fastidio e subito i pensieri tornano a confondersi con i ricordi ... non basta il lutto, pagherete caro pagherete tutto!

Nel 2012 il sindaco di Roma Alemanno ha consegnato a Mario Corsi un premio, il Microfono d'oro,per le sue trasmissioni.

È proprio ora di cambiare canale. Non solo radiofonico.
 
Paola Staccioli

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