24 marzo 2013

Detenuto in regime di 41bis si impicca nel carcere di Opera

Domenico Antonio Pagano, 46 anni, si è sucidato il 17 marzo scorso nella Casa di Reclusione di Opera (Milano), dove era detenuto in regime di 41-bis, il cosiddetto “carcere duro”.

In carcere dal febbraio 2011 e considerato uno dei capi del “Clan degli Scissionisti” di Secondigliano, Pagano scontava una condanna a 20 anni di reclusione per reati di camorra. Oggi a Casavatore, in Provincia di Napoli, si sono svolti i funerali.

Sulla morte è stata aperta un’inchiesta. Da inizio marzo è il sesto suicidio nelle carceri italiane e altri 3 detenuti sono deceduti per cause in corso di accertamento. Nel 2013 sono già 44 i “morti di carcere”, di cui 14 per suicidio.

Il regime di “carcere duro” (previsto dall’art. 41bis dell’Ordinamento Penitenziario, introdotto con il D.L. n. 306 del 1992 di contrasto alla criminalità organizzata) è applicato all’1% circa della popolazione detenuta (vedi allegato) e comporta severe limitazioni sia nei contatti con l’esterno sia nelle attività interne al carcere, oltre ad una strettissima sorveglianza.

Nonostante questo (o “proprio per questo”?) la frequenza dei suicidi tra i carcerati sottoposti al regime di 41-bis è 3,5 volte superiore a quella registrata nel resto della popolazione detenuta: 39 casi (in 21 anni di “carcere duro”) su un totale di 1.142 suicidi in cella

 
Dall’introduzione del “carcere duro”, nel 1992, sono stati 39 i detenuti del 41bis a togliersi la vita, una frequenza di suicidi 3,5 volte maggiore rispetto al resto della popolazione reclusa.


fonte: Ristretti Orizzonti



3 commenti:

Carmine ha detto...

Mi sono avvicinato da poco a questo blog ed alla tematica sulle carceri e sull'inutilità delle stesse. Seguo con interesse gli articoli proposti e gli spunti che vengono suggeriti, ma non posso nascondere qualche blocco che ancora non sono riuscito a superare come nell'argomento affrontato in questo articolo. Le condizioni del 41bis sono disumane ed un regime carcerario simile non è votato alla rieducazione ma è solo strumento di esasperazione che spinge verso la collaborazione con la giustizia. Tuttavia, una volta assodato tutto ciò, ci rendiamo conto fino in fondo di chi stiamo parlando? Ci rendiamo davvero conto dei motivi per cui Pagano era in carcere? Riusciamo a vedere tutte le vite spezzate ed i danni collaterali causati dall'agire di Pagano e degli "Scissionisti"?
Io non sono un ragazzino che si riempe la bocca di dietrologie varie, io sono un ragazzo che la guerra di camorra del 2005 causata dagli scissionisti l'ha vissuta sulla propria pelle, che ha visto morti ammazzati a terra, che aveva paura di camminare per strada, che non poteva andare a casa di amici che abitavano in palazzi "particolari" e che solo il caso o la fortuna hanno protetto da situazioni peggiori. E per questo mi chiedo: come potrei essere contro il 41-bis a Pagano o ai vari Di Lauro? come potrei essere dispiaciuto del suicidio di Pagano? come potrei considerare Domenico Amato Pagano alla stregua di tante persone incarcerate per reati ideologici e sentirmi vicino al suo disagio, al suo dolore?

Mattia ha detto...

Carmine ha ben espresso i dubbi di molte persone che, pur desiderando un carcere volto alla rieducazione del detenuto, fatica a provare compassione per chi ha fatto determinate scelte di vita, in totale disprezzo verso concetti di Stato e società. E' improponibile l'accostamento di suicidi di mafiosi e camorristi con quelli di poveri cristi, finiti nella discarica sociale delle carceri italiane.

Anonimo ha detto...

http://sblogghiamoci.wordpress.com/2013/01/14/carceri-e-41-bis-tra-emergenza-civile-e-buonismo-interessato/

vi lascio uno spunto sul tema del 41-bis (scritto da me)
Personalmente ritengo che i problemi delle carceri italiani siano di priaria iportanza, perchè le condizioni dei detenuti sono spesso terrificanti.
Ciò nondimeno chi si trova in condizione di 41bis, proprio per le condizioni necessarie perchè tale regime sia applicato, non deve destare così tanta pietà

Penso sia molto più grave che un diciottenne che ha sbagliato una volta finisca in carcere con dei delinquenti incalliti in una cella minuscola piuttosto che il mafioso assassino stia in condizioni peggiori.

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