1 febbraio 2013

Manifestazione 14 dicembre 2010 a Roma: Condannato Mario Miliucci a 2 anni e 6 mesi. Sentenza preordinata e vendicativa

Nel tardo pomeriggio del 31 gennaio 2013 ,la 2° sezione del Tribunale di Roma a fronte del reato di " resistenza" ha emesso contro Mario Miliucci la selettiva e pesante condanna a 2 anni e 6 mesi.


Insieme a Mario erano giudicati per lo stesso reato altri cinque giovani, per i quali il pm chiedeva 2 anni per uno di loro e 8 mesi per gli altri 4, che la corte invece ha mandato assolti.

Mario risulta dunque l'unico condannato (insieme ad un trentenne, a 4 mesi) dei 23 arrestati il 14 dicembre 2010 con il reato di “resistenza"! «Le altre 3 corti che hanno mandato assolti 21 giovani ben hanno fatto di fronte a prove inesistenti, le stesse che mancavano anche per Mario, che invece è stato trasformato in capro espiatorio su cui scaricare le colpe riguardo all'insorgenza giovanile in merito alle misure coercitive ed antipopolari dei governi. Nella mentalità codina che continua ad albergare tra gli inquirenti, residua la cinicità di questa obbrobriosa sentenza intesa anche a " far ricadere sui figli le colpe dei padri"», scrive la Confederazione Cobas.

Mario, infatti, è figlio di Vincenzo, storico antifascista e protagonista negli ultimi 45 anni dei movimenti antagonisti romani e dei Cobas. Una sentenza «reazionaria e punitiva per la storia passata e presente, tesa a condizionarne il futuro».

Ma quel giorno non ci furono solo gli scontri tra studenti, giovanissimi, e polizia inferocita per la beffa di un corteo di ragazzini che s'era intrufolato in Via del Corso. Quel giorno la polizia sparò tre colpi di pistola. E, alcuni mesi dopo i fatti, proprio Liberazione mostrò la “pistola fumante” che sparava ad altezza d'uomo.

Era il giorno della sfiducia studentesca e metalmeccanica al governo Berlusconi, graziato, invece, dal voto dell’Aula. La scena è quella dello slargo all’incrocio tra Botteghe Oscure e Via degli Astalli. Per alcuni lunghi minuti i manifestanti si sono fronteggiati con il drappello di carabinieri che sbarravano la strada verso Palazzo Grazioli, la residenza del premier di fronte alla quale il Cavaliere ha preteso che non fermino più neppure gli autobus. Il fronteggiamento, ripreso da molte angolazioni, da professionisti e mediattivisti, sembra determinato dalle modalità stesse della gestione della piazza. Piazzare in quel modo i blindati sembra più una provocazione, una rozzezza tra le tante, che una reale necessità difensiva.

Nei minuti presi in esame volano bottigliette, qualche stecca e anche sassi alle spalle dei due blindati dove piomba anche un bombone da stadio. Prima e dopo quel botto sono chiaramente distinguibili due detonazioni da arma da fuoco e la fiammata ad altezza d’uomo. Lo sparo è partito da dietro gli scudi appostati sul cofano anteriore di uno dei due blindati che sbarravano il budello di strada alle spalle di Palazzo Venezia. Negli scatti si riconoscono alcuni carabinieri e, col casco più chiaro, azzurro anzichè blu, il dirigente di ps che li comandava in abiti borghesi. Altro materiale, girato da prospettive diverse mostra alcuni militari con la pistola in mano e aderente alla coscia.

Diversi testimoni ricordano di aver udito le esplosioni e di avere visto il personale in ordine pubblico chino, probabilmente a raccogliere bossoli. «Immagini inequivocabili - disse Paolo Ferrero - di nuovo come a Genova nel 2001 le forze dell’ordine sparano ad altezza d’uomo durante una manifestazione. A Roma non è successo l’irreparabile ma questo non rende meno grave la questione.

Adesso capiamo meglio le parole di Maroni che nei giorni delle manifestazioni studentesche di dicembre sosteneva che ci poteva “scappare il morto”. Vogliamo sapere da lui che ordini sono stati dati alle forze dell’ordine per la gestione dell’ordine pubblico, se vi sono state inchieste interne riguardo all’uso di armi da fuoco e che risultati hanno dato». Ma Maroni negò l'evidenza come si usa in questi frangenti.



Checchino Antonini da Liberazione

A Mario la nostra più viva e sincera solidarietà. Un abbraccio a Vincenzo e Simonetta











1 commento:

Anonimo ha detto...

ancora co sa storia delle sparatorie nelle manifestazioni...ma possibile che non vi entra in testa che alcuni tipi di lacrimogeno/fumogeno si attivano con una carica esplosiva che non fa partire nessuna ogiva???
E' tanto difficile?? Eppure ste cose risalgono ai primi eventi dei NOTAV...svegliatevi vi prego!!!

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