26 febbraio 2013

Applausi in tribunale per uno dei poliziotti colpevole dell'omicidio di Aldrovandi

Manifestazione del Sap all'udienza che deciderà l'eventuale carcerazione dell'ultimo degli agenti coinvolti nell'omicidio di Federico Aldrovandi

E' uscito dall'aula del tribunale di Sorveglianza di Bologna, che deve decidere se disporre il carcere, tra gli applausi dei colleghi: c'erano una trentina di appartenenti al Sap (sindacato autonomo di polizia) ad accompagnare e manifestare vicinanza a Enzo Pontani, ultimo dei quattro agenti condannati per l'omicidio di Federico Aldrovandi a dover ancora discutere la propria posizione.

Gli altri tre, Monica Segatto, Luca Pollastri e Paolo Forlani sono in carcere dopo l'ordinanza del tribunale del 29 gennaio. I tre scontano i sei mesi residui per via dell'indulto (in via definitiva la condanna è a tre anni e sei mesi) per l'omicidio colposo del diciottenne morto a Ferrara nel 2005 durante un controllo di polizia.

Pontani ha letto in aula una dichiarazione dove avrebbe espresso, ha riferito l'avvocato che lo assiste, Giovanni Trombini «il dolore indicibile che si porta dentro per questa vicenda». Il legale ha aggiunto coi cronisti: ''Bisognerà vedere se intendono far prevalere la vendetta o la giustizia». Il collegio del tribunale si è riservato la decisione attesa nei prossimi giorni. La difesa ha chiesto l'affidamento ai servizi sociali e in subordine la detenzione domiciliare.

Pontani è l'agente che è passato alla storia processuale prima per aver detto, nelle telefonate di quella mattina del 25 settembre, «l'abbiamo bastonato di brutto per mezz'ora», poi per la paradossale giustificazione data al tribunale. Disse che era un modo di dire come quando la Nazionale vince con un largo scarto di gol.

Il Sap, invece, è il sindacato che, a priori e dalle prime ore, ha sostenuto la posizione dei quattro poliziotti anche con aggressioni verbali violentissime alla famiglia da parte di un membro della segreteria nazionale. Un altro leader della sigla è quel Nicola Izzo, vice capo vicario della polizia coinvolto nello scandalo degli appalti illeciti del Viminale e che ha ricevuto piena solidarietà dal suo sindacato. Durante il processo Aldrovandi, gli iscritti al Sap non hanno mai fatto mancare la presenza in tribunale in contrapposizione a quella parte di cittadinanza solidale con la famiglia del diciottenne ucciso da un loro collega mentre non commetteva alcun reato.

Si legge nell'ordinanza del tribunale di Sorveglianza che ha negato ai colleghi e complici di Pontani l'affidamento ai servizi che "Federico Aldrovandi, veniva affrontato dai 4 odierni condannati, armati di manganelli (due dei quali addirittura risultati rotti, ed in primo tempo occultati), mediante pesantissimo uso di mezzi di violenza personale. Il giovane veniva, in definitiva, percosso in diverse parti del corpo, proseguendo i 4 agenti nella loro azione congiunta, anche quando il ragazzo (appena diciottenne), era ormai a terra e nonostante le sue invocazioni di aiuto (. basta . aiutatemi .); fino a sovrastarlo letteralmente di botte, (ed anche a calci), (.) il ragazzo era già ammanettato, è tenuto in posizione prona, come venne trovato dai sanitari sopraggiunti, purtroppo solo per costatarne il decesso. (.) (continua a leggere su popoff)
 
Checchino Antonini

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