27 gennaio 2013

Il sindacato di polizia Coisp attacca la famiglia di Federico Aldrovandi

I lettori senza divisa lo hanno sentito nominare ogni 20 di luglio quando, nell'anniversario dell'omicidio di Carlo Giuliani (per il quale è stato negato un pubblico processo), chiede di manifestare in solidarietà con le forze di polizia nella stessa piazza in cui la pistola di un carabiniere ammazzò un ragazzo di 23 anni che aveva raccolto un estintore dopo aver visto quella pistola, impugnata da professionista, spuntare dal retro di un defender.

Stiamo parlando del Coisp, una delle tante sigle della diaspora dell'imperfetto sindacalismo di polizia. Stavolta, il leader assoluto del “sindacato" prova ad attirare l'attenzione dei media su di sé schierandosi a fianco dei quattro agenti di polizia condannati definitivamente per l'omicidio colposo commesso per l'uso negligente della violenza, di un diciottenne ferrarese, Federico Aldrovandi. Il tribunale di sorveglianza di Bologna deciderà in questi giorni se dovranno scontare sei mesi dei 3 anni e mezzo di carcere comminati loro e, subito dopo, una commissione disciplinare si pronuncerà sulla sospensione momentanea dal servizio o sulla radiazione.

Che quel ragazzo non stesse commettendo alcun reato è un pensiero che non sfiora il capo del Coisp che si accoda ad altre due sigle, il Siulp ferrarese, l'ex sindacato unitario, e il Sap estense, che hanno solidarizzato coi colleghi - senza se e senza ma - fin dall'inizio di questa storia e che non hanno mai espresso una riflessione pubblica su quanto accaduto.

Se pubblichiamo le parole del Coisp non è per venire incontro alla “preghiera di pubblicazione" di rito in calce a ogni comunicato stampa. Il motivo di interesse, e di rammarico, sta nel fatto che per l'ennesima volta, la galassia sindacale di polizia perde l'occasione di ragionare coi cittadini su quella che questo giornale chiama “malapolizia", la metamorfosi che coinvolge settori importanti di operatori dell'ordine sempre più allergici a norme, leggi, giuramenti, incapaci di stabilire una relazione con la società civile, di sottrarsi alla rimilitarizzazione e ai luoghi comuni securitari. Davvero c'è qualcuno che possa credere che questo genere di spirito di corpo possa giovare al corpo della polizia? I lettori sono perfettamente in grado di giudicare da sé questa specie di “rivendicazione" dell'omicidio (colposo) di Aldrovandi.

«Nessuno degli sfortunati Poliziotti rimasti coinvolti nel drammatico decesso di Federico Aldrovandi ha mai avuto l’intenzione e la volontà di cagionare la morte del giovane, né ha mai
pensato di infierire su una persona inerme, né, tantomeno, ha dovuto entrare in contatto con lui
perché in quel momento non aveva nulla da fare e cercava uno svago qualunque decidendo di
intervenire per fermarlo senza motivo. E dopo aver premesso questa che è una verità detta non solo e non tanto da noi, ma accertata processualmente, ci preme dire che bisogna certamente riconoscere il deciso impegno profuso da qualcuno nel vano tentativo di consigliare, per non dire condizionare, le scelte dell’autorità giudiziaria e di quella disciplinare chiamate a pronunciarsi nei confronti dei nostri quattro colleghi, ma non se ne sentiva davvero il bisogno. E anzi, al di là della sempre rimarcata comprensione per il dolore di una famiglia che comunque ha perso un figlio, dobbiamo rilevare che ha superato ormai la soglia del comprensibile questo continuo bombardamento con cui troppi, in buona o in cattiva fede, investono i media con i loro commenti, le invettive, la crocifissione, l’odio per i Poliziotti, e adesso, persino, le interpretazioni fai-da-te di norme giuridiche e disciplinari che disvelano la totale ignoranza delle materie in questione, nonché il fine di pura vendetta da una parte e di pura strumentalizzazione politica dall’altra. E’ ora di mettere un freno all’onda emotiva che ha rotto ogni argine di ragionevolezza, sfociando in meri travisamenti della realtà, in giudizi etici completamente fuori misura, e persino in uscite di macabro cinico sarcasmo che non ci si aspetterebbe da parte di chi ha da convivere col dolore del lutto».

Il leader del Coisp se la prende anche col segretario emiliano del Prc, Nando Mainardi, colpevole di aver chiesto che quei quattro poliziotti fossero messi in condizione di non nuocere più. «Ci auguriamo che i 4 poliziotti, già condannati, vengano allontanati definitivamente dalle forze dell’ordine - ha detto - sarebbe vergognoso il contrario. Dopo una condanna scandalosamente mite». Semplicemente, il capo del Coisp considera «sconcertante» che un politico si occupi di una vicenda del genere. Non ci meraviglia la sua furia contro Mainardi e sospettiamo una cultura politica ben precisa dietro le sue rivendicazioni dei fatti di via Ippodromo a Ferrara e di piazza Alimonda di Genova ma anche dei bivacchi di manipoli dell'occupazione poliziesca della Val Susa.

Checchino Antonini da Liberazione

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