7 gennaio 2013

Caro Ingroia, la verità è rivoluzionaria

Caro Ingroia,

l'attesa e la speranza che sta suscitando il suo progetto politico ci spinge a prendere parola e a scriverle questa lettera pubblica. Crediamo, infatti, che una vera "rivoluzione civile" non può prescindere dalle istanze e dalle proposte nate dalla società civile e dai movimenti degli ultimi dieci anni. E ci rivolgiamo a lei proprio nella sua veste di candidato alla presidenza del consiglio alle prossime elezioni.

Non le nascondiamo che negli ultimi giorni, accanto a simpatia e speranza per il nuovo soggetto politico, ha trovato posto la delusione, per l'assenza di molte questioni dai punti prioritari fin qui affrontati da "Rivoluzione Civile". Assenza che si può spiegare solo parzialmente con la velocità impressa agli eventi, dalla crisi di governo in poi, e la conseguente e forzata fretta di queste ore.

Noi speravamo che il nuovo soggetto politico della sinistra, grazie alla sua novità ed autonomia, potesse permettersi uno slancio diverso e maggiore coraggio.

Lo speriamo ancora, e per questo siamo ancora a chiedere, come faremo anche con i candidati premier del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle:

Lo speriamo ancora, e per questo siamo ancora a chiedere:

- il varo di una legge che preveda il reato di tortura (come fattispecie giuridica imprescrittibile quando commessa da pubblici ufficiali);

- l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti avvenuti nel 2001, durante il vertice G8 di Genova e, precedentemente, il Global Forum di Napoli;

- la definizione di regole per consentire la riconoscibilità degli operatori delle forze dell'ordine;

- l'istituzione di un organismo "terzo" che vigili sull'operato dei corpi di polizia;


- l'impegno alla esclusione dell'utilizzo nei servizi di ordine pubblico di sostanze chimiche incapacitanti e l'impegno circa una moratoria nell'utilizzo dei GAS CS;


-la revisione del Codice Rocco e dei reati, come l'introduzione dei siti militarizzati di interesse nazionale, costruiti per criminalizzare il conflitto sociale e le lotte per la ripubblicizzazione dei beni comuni. Nel Paese ci sono quasi ventimila fascicoli su reati come resistenza e oltraggio oppure devastazione e saccheggio applicabili con una insopportabile discrezionalità per infliggere pene sproporzionate agli attivisti politici;

-la revisione dei metodi di reclutamento e di addestramento per chi operi in ordine pubblico e la revisione delle funzioni di ordine pubblico per Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Corpo Forestale dello Stato, l'Italia è un'anomalia unica al mondo con cinque organi nazionali di Polizia con compiti di ordine pubblico;

-la revisione delle leggi proibizioniste che hanno riempito le carceri di povera gente aumentando a dismisura il Pil delle narcomafie e dei trafficanti di esseri umani.


Tutti punti, questi, richiesti in questi anni da decine e decine di migliaia di persone che hanno aderito alle petizioni lanciate dai comitati di memoria, verità e giustizia e dalle madri delle vittime di "malapolizia". La legittimità di queste richieste, nel Paese, è stata spesso offuscata dal malcelato tentativo di derubricarle a questioni di ordine pubblico, producendo lesioni gravi nelle garanzie costituzionali e nello stato di diritto nel nostro paese, come molti esiti dei processi hanno dimostrato da Genova in poi. E per questo crediamo che il prossimo Parlamento abbia l'obbligo morale prima che politico di approvare una serie di riforme ed iniziative di legge non più prorogabili per un paese che vuole definirsi civile.

I numerosi riferimenti alla "questione Genova" non sono da intendersi come la semplice volontà, da parte nostra, di restare ancorati al passato, né di inquadrare quei fatti solo nella loro dimensione "da ordine pubblico". Non possiamo ritenere che la storia di Genova sia stata scritta solo nelle aule di tribunale.

Questa parola di chiarezza non la chiediamo solo oggi, né ci basterebbe venisse espressa col solo intento di recuperare una parte di potenziale elettorato, ormai disorientato e disilluso. La chiediamo come inequivocabile scelta di campo, culturale e civile prima che politico-elettorale: questo, sì, sarebbe davvero rivoluzionario.



Cordiali saluti


Francesco "baro" Barilli e Marco Trotta (reti-invisibili.net)

Patrizia Moretti e Lucia Uva (Associazione Federico Aldrovandi)

Lorenzo Guadagnucci ed Enrica Bartesaghi (Comitato Verità e Giustizia per Genova)

Haidi Gaggio Giuliani (Comitato Piazza Carlo Giuliani - Onlus)

Italo Di Sabato e Checchino Antonini (Osservatorio sulla Repressione)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Massimo rispetto per gli estensori della lettera ad Ingroia, alcune/i dei quali care/i amiche/ci. Personalmente condivido l'analisi di Livio Peppino ed altri riguardo alla lista Ingroia. Questo non mi induce comunque a rinunciare alla possibilità di esprimere più compiutamente la mia opinione. Io ritengo che in una logica di partecipazione alle elezioni fine a se stessa - ovvero, accaparrarsi qualche posto ben pagato in parlamento e poi, semmai, vedere se si riesce a fare qualcosa da spacciare come vittoria - vada bene tutto, cioè imbarcare cani e porci, con il massimo rispetto per entrambe le specie animali (sicuramente non chiamerei mai il mio cane Di Pietro o Oliviero...).Credo però che per chi si fosse proposto di formare una lista diversa, sia per gli obiettivi che per il metodo, la scelta obbligata non potesse essere altra che quella che ha portato molti degli ideatori di "Cambiare si Può", se non tutti, a dire "no grazie".
Personalmente da decenni mi considero, e cerco di comportarmi da extra-parlamentare "Illluminato", cioè extra-parlamentare che ha preso atto della realtà ed a questa cerca di adattarsi ma non adeguarsi.... Da qui la mia disponibilità ad impegnarmi in iniziative "istituzionali", se utili, e persino a partecipare al voto, non per convinzione ma per valutazioni strettamente legate alla situazione contingente.
Da qui, anche, la mia scelta di stare sempre e comunque dalla parte di chi lotta contgro un sistema che è sempre meno umano: "restiamo umani", lo slogan legato alla figura di Vittorio Arrigoni è sicuramente affascinante e io non ho mancato di ngridarlo, ma la realtà è molto più brutta. La realtà è che lo slogan giusto è "torniamo ad essere umani"!
Alfredo Simone (alfredo.simone@arciliguria.it)

Anonimo ha detto...

l'operazione ingroia-di pietro non è che l'ennesimo scivolamento della ex sinistra verso la subordinazione lideristica ed isitituzionale, il miraggio e la posta in gioco non è poi altro che la possibilità di riciclare una parte seppur esigua del ceto politico di una sinistra ormai disarmata e disorientata, incapace di ogni autonomia e coraggio o autorevolezza politica. Purtroppo questa è la realtà, e le illusioni pure legittime della prima ora circa la nascita di un soggetto politico trasversale con al centro la difesa dei diritti e dei beni comuni si è presto infranta nel vecchio politicantismo da salotto, né può stupire che ciò avvenga quando si abdica a una pattuglia di magistrati, in buona parte alfieri della peggiore legislazione emergenziale, ciò che dovrebbe essere in mano salda di altri soggetti sociali e politici. Che dire dunque, oltre ad augurarsi che non si affermi l'asse PD-Monti in queste elezioni, non esistono soggetti degni di consenso e sostegno politico, capaci di rivitalizzare un movimento politico di opposizione reale nel Paese. In questa fase il discredito per la classe politica è tale che un sano disfattismo elettorale sarebbe più realistico di un cretinismo parlamentare ormai privo di ogni base reale, programmatica e di prospettiva che non sia l'enessimo pateracchio con lo schieramento pseudo ""democratico"" che si appresta a gestire la fase di ennesimi tagli, distruzione di stato sociale e di guerra. Fintanto che non rinascerà una forza capace di ergersi come opposizione risoluta contro lo schieramento parlamentare reazionario non avrà molto senso, né grande seguito, ogni falsa alternativa di tipo istituzionale, in specie nella fase storica in cui i vecchi parziali diritti propri della finzione democratica hanno ormai fatto spazio alla dittatura aperta del capitale finanziario e della borghesia imperialista, senza le vecchie mediazioni un tempo alla base della governabilità. Alla dittatura aperta del capitale finanziario deve corrispondere una opposizione altrettanto aperta, intransigente, senza compromessi o pateracchi, perciò sarà fisiologica la definitiva scomparsa del ceto politico ormai corrotto espressione di una sinistra ormai post residiuale e priva di consistenza e peso politico.

Anonimo ha detto...

In verità l’appello da me firmato conteneva la seguente frase:

Lo speriamo ancora, e per questo siamo ancora a chiedere, come faremo anche con i candidati premier del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle
L’appello e le richieste sono rivolte a TUTTI I CANDIDATI DEL CENTRO SINISTRA E DEL MOVIMENTO 5 STELLE, abbiamo escluso il centro-destra e la destra per ovvie ragioni.
Noi non sosteniamo alcuna lista, sosteniamo da sempre l’introduzione di leggi e regolamenti che rendano finalmente il nostro un paese civile. A titolo personale non nascondo la preoccupazione per il sostegno alla lista Ingroia dell’IDV, partito che ha sempre ostacolato sia l’introduzione del reato di tortura, sia la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova.
Enrica Bartesaghi
Comitato verità e giustizia per Genova

10x100 ha detto...

Salve spero che nel frattempo chi ha sottoscritto questo appello si ricordi di chi è in carcere per devastazione e saccheggio e per aver pagato per tutti le gionate di genova 2001. Se non l'aveste fatto vi invito a sottoscrivere qui... http://www.buonacausa.org/page/donate/380
perchè la solidarietà è un'arma.

www.10x100.it

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