8 gennaio 2013

#14N Brescia: Dopo le cariche, la repressione. Denunciati 17 compagne e compagni

A Brescia il 14 novembre scorso, giorno dello sciopero sociale europeo, era stato caratterizzato dalla violente cariche poliziesche fuori dalla stazione ferroviaria: studentesse/i e attiviste/i, a mani nude, erano stati aggrediti a colpi di manganello dalla polizia, che colpì ripetutamente alla testa compagne e compagni, molti giovanissimi, mandando diverse persone in ospedale.

Nonostante questo il corteo respinse l'aggressione senza disperdersi, restando compatto e determinato e riuscendo ad occupare per diversi minuti i binari prima di tornare in città e andare ad occupare l'hotel Sirio di via Capriolo 24, oggi ancora liberato e reso vivo da compagne e compagni impegnati a dare risposte dal basso all'emergenza abitativa, visto il continuo lassismo istituzionale, che continua tutt'ora.

A due mesi di distanza, la Questura bresciana dimostra di non aver dimenticato le parole del ministro dell'Istruzione Profumo, impegnato pochi mesi fa a dispensare "carota e bastone" ai movimenti antiausterity che proprio nelle scuole hanno avuto uno dei punti di forza. Sono infatti in arrivo da oggi numerosi avvisi di chiusura delle indagini preliminari ai danni di altrettante/i attiviste/i in relazione alla giornata di mobilitazione europea, dal basso, contro la crisi del capitalismo e chi l'ha provocata.

A Brescia fioccano quindi le denunce, che per ora riguardano 17 fra compagne e compagni: sono in maggioranza studenti medi e universitari di Ksl e Cua, ma non mancano attiviste/i del Comitato provinciale contro gli sfratti, compagne/i del centro sociale Magazzino 47 e più in generale esponenti del movimento antagonista bresciano. Si tratta di maggiorenni, a cui potrebbe presto aggiungersi altri studenti, ancora minorenni.


Guarda qui sotto i video di Ctv girati il 14 novembre fuori dalla stazione ferroviaria di Brescia:

Il primo video – clicca qui

Il secondo video – clicca qui

La trasmissione dedicata a questa notizia con il commento dell'avvocato Sergio Pezzucchi. Ascolta




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