19 novembre 2012

Testimonianze: Mio figlio fermato e denunciato. Storia di un ordinario sopruso

Gentile Osservatorio, voglio portare a conoscenza un inscrescioso episodia accaduto a mio figlio.
I fatti sono accaduti il giorno 18 novembre 2011 intorno alle ore 19,30, in Passo Corese, frazione del Comune di Fara Sabina, a mio figlio Matteo Cocco che, fermato da una pattuglia dei Carabinieri nella via in cui risiediamo allorché era alla guida dell’auto di proprietà di mia moglie Paola De Rosa, veniva condotto presso la locale caserma per sospetta detenzione di sostanze stupefacenti.

Io stesso ho potuto assistere seppur a distanza di un centinaio di metri, al fermo di mio figlio, in quanto mi trovavo sulla via in attesa che egli mi riconsegnasse l’auto per mie necessità. Ho provveduto a seguire a piedi il veicolo di mia moglie e l’autopattuglia fino alla locale caserma distante poche centinaia di metri.

Al mio arrivo ai cancelli della stessa provvedevo a citofonare e presentandomi come genitore e proprietario dell’auto, chiedevo di essere ammesso all’interno ricevendo risposta negativa in maniera abbastanza scortese da un milite, in seguito ho saputo da mio figlio stesso che egli stesso aveva richiesto la mia presenza o comunque di comunicare con me per avere il numero di un legale e invece gli è stato negato qualunque contatto..

Sono stato all’esterno della caserma fino alle ore 20,45 quando ci hanno permesso l’ingresso a me e mia moglie, da poco sopraggiunta, ed accompagnandoci nell’ufficio del Comandante, questi ci informava che mio figlio era stato trovato in possesso di due dosi di cannabis, che per quel motivo avrebbe subito il ritiro della patente, infatti mi è stato richiesto dal Comandante il mio numero di cellulare, in quanto al ritorno da una non meglio precisata azione a Fiano Romano, sarebbe stato necessario che ritornassi per riprendere l’automobile e riportare mio figlio a casa.

Al termine di questo colloquio intorno alle 20,55 egli ci ha accompagnato nel cortile della caserma dove con nostro stupore abbiamo visto mio figlio con l’aria spaventata alla guida della seicento con altri tre carabinieri in borghese, mentre il Comandante seguiva la macchina condotta da nostro figlio con un’autopattuglia insieme a un altro Carabiniere in divisa.

Circa 10 minuti dopo essere partiti dalla Caserma di Passo Corese, l’auto è andata a collidere contro un albero sulla Via tiberina a Fiano Romano, un paese sito nelle vicinanze.

Io e mia moglie intorno alla mezzanotte abbiamo ricevuto la notizia dell’incidente dalla ragazza di Matteo risiedente a Torino, che aveva ricevuto la notizia da un loro conoscente passato sul luogo dell’incidente quando Matteo veniva caricato sull’ambulanza.

Vorrei inoltre portare alla Vostra attenzione alcune incongruenze di tutta questa surreale situazione:

Ho appreso dopo, che intervenuto il 118, nonostante egli fosse gravemente ferito, Matteo veniva lasciato sul posto in attesa di una seconda ambulanza mentre la prima provvedeva a portare in ospedale i militari che si trovavano sull’auto e che avevano subito lesioni più lievi. (Matteo ha riportato tre fratture al cranio, una frattura all’orbita, un riversamento di sangue nel cranio, un edema che ha provocato l’emiparesi facciale temporanea, una lesione al timpano sinistro la cui serietà è tuttora in valutazione da parte dei medici, nonché, (e questo mi stupisce per il ritardo del soccorso), abbondante otorragia rilevata immediatamente dall’equipaggio della seconda ambulanza che ha provveduto a portare mio figlio immediatamente all’ospedale Sant’Andrea con codice rosso, dove infatti, è stato trasferito immediatamente al reparto di rianimazione dello stesso)

Non ho ricevuto alcuna comunicazione tempestiva dai Carabinieri dell’avvenuto incidente ( la chiamata al 118 è avvenuta alle 21.05), il primo contatto con loro dopo l’incidente è stato a mezzanotte dopo la chiamata della fidanzata di mio figlio ho parlato con un militare in caserma che diceva di essere all’oscuro di tutto, cosa poi errata in quanto uno dei ragazzi fermati con Matteo e rilasciato alle 23,30 ha asserito che il carabiniere gli aveva riferito di aver ricevuto una chiamata per un incidente occorso ai suoi colleghi, tengo comunque a sottolineare che qualsiasi contatto con i carabinieri è giunto previa mia iniziativa

Ancor più singolare appare il fatto che, la notifica del sequestro dell’auto è stata eseguita solo molti giorni dopo il fatto, e che, come posso provare, la patente di guida il portafogli ed il cellulare erano rimasti in caserma ed invece, dopo il fatto, sono stati ritrovati all’interno dell’auto la prima all’interno del giubbotto (singolarmente gettato sul sedile di guida assieme alla felpa gettata sul sedile posteriore entrambi ricoperti di sangue) e il secondo posizionato sul portaoggetti dell’auto.

Adesso lui dovrà presentarsi il 19 dicembre davanti al GIP di Rieti per rispondere all'accusa di resistenza e procurate lesioni dolose gravi, con verbali perfettamente identici dei tre carabinieri, nonostante fossero ricoverati in ospedali differenti, con un verbale di perquisizione personale di mio figlio mai firmato da lui, in quanto al momento in cui è stato redatto lui era in ospedale, un verbale del personale convolto nella seconda macchina che non corrispondeva a quello visto da me e mia moglie, ed altre incongruenze.

Cordiali saluti

Marco Cocco

2 commenti:

Alberto Nicotra ha detto...

Cara mamma di cocco gli dico io come va finire suo figlio verra condannato perche queste persone fanno parte di questo sistema non so come dire "forzato"

Mamma ha detto...

Ne siamo consapevoli, ma non abbandoneremo senza combattere. C'è sempre la speranza di trovare un giudice e un p.m. non "forzati"

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