15 novembre 2012

Polizia, subito numeri identificativi

Una manganellata in pieno volto. Quando il ragazzo è a terra, già immobilizzato. Dal video che sta girando in Rete, sembra anche non voler opporre resistenza.


E allora perché? Come motivare quella manganellata? Forse non ha né senso né giustificazione, come del resto i rastrellamenti, il fitto lancio di lacrimogeni e le decine di fermati in giro per l’Italia. Era la giornata di mobilitazione europea contro le politiche di austerity imposte dalla troika e qui da noi dal governo Monti, dove i risultati sono alquanto discutibili visto che in un anno di “tecnici” il debito pubblico è salito più che in tre anni di Berlusconi e il disagio sociale cresciuto in maniera esponenziale.

Un esecutivo che ha dimostrato di essere allergico alle contestazioni: alle mobilitazioni di piazza e al conflitto sociale si replica manu militari. Nessun spazio per dialogo e confronto. Il dissenso va estirpato. Già lo scorso 5 ottobre ragazzi minorenni erano stati pestati perché reclamavano più fondi, più democrazia e più saperi per la scuola pubblica. Ormai a pezzi. Sarà colpa degli studenti che il Paese è in ginocchio? Forse i 15enni spaventano i mercati e fanno salire lo spread?

Oggi di nuovo in piazza, in migliaia. Ancora una volta – come già successo negli anni precedenti, in primis con l’Onda – gli studenti, soprattutto medi, si fanno portatori di “ribellione”: una nuova generazione sotto il ricatto della precarietà esistenziale. Ecco allora chiedere un futuro possibile, reclamare diritti e liberi saperi e un nuovo welfare. Contro le politiche di austerity e di impoverimento generale di cui il montismo si è fatto portatore.

Di fronte a tali legittime richieste, il governo risponde con le feroci cariche della polizia. La democrazia viene meno a vantaggio di brutalità come quella manganellata in pieno volto al ragazzo fermato. E cosa ancor più grave non sapremmo mai il nome del poliziotto responsabile, non essendoci in Italia i caschi col numero identificativo. Impunità totale, cosa che non avviene nel resto d’Europa dove le forze dell’ordine in tenuta antisommossa sono riconoscibili.

Peculiarità italiane, come del resto quel vulnus in giurisprudenza: il reato di tortura – fermo nelle Aule del Parlamento – mai inserito nel codice penale. Oggi prima di citare Pasolini ci andrei molto cauto, o almeno prima di farlo conterei fino a mille. Largo a questi giovani studenti.


Giacomo Russo Spena da micromega

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