30 ottobre 2012

Processo Mastrogiovanni, condannati i medici

Condannati i medici, assolti gli infermieri. Si conclude così il primo grado del processo Mastrogiovanni che ha visto leggere la sentenza al giudice Elisabetta Garzo al termine di una camera di consiglio che è durata ben quattro ore e mezza.

Alla fine della 36ma udienza, alle ore 18,30 di martedì 30 ottobre 2012, il Presidente del Tribunale di Vallo della Lucania, Dr.ssa Elisabetta Garzo, con la voce rotta dalla solennità della sentenza e della decisione, nell’aula Giacumbi del primo piano superaffollata, legge il dispositivo della sentenza.


In nome del popolo italiano i sei medici, processati per la contenzione e per la conseguente morte di Francesco Mastrogiovanni, in base agli art. 533 e 535 c.p.p., riconosciute le attenuanti generiche, vengono condannati a pene variabili da due a quattro anni di reclusione per i reati di falso, sequestro di persona e morte come atto conseguente ad altro reato.

Il primario Michele Di Genio è condannato alla pena complessiva di 3 anni e 6 mesi di reclusione; Rocco Barone, che dispose la contenzione del «maestro più alto del mondo» come lo definivano affettuosamente i suoi alunni, senza annotarla in cartella e senza praticarla perché era quasi alla fine del suo turno lavorativo, dimenticando di annotarla in cartella anche quando torna in reparto in un turno successivo, è condannato a 4 anni; stessa pena a Raffaele Basso, il medico che - subentrato al turno di Barone - praticò materialmente la contenzione, anche lui senza annotarla; 3 anni ad Amerigo Mazza, è il medico che nei suoi turni non è mai passato nemmeno accanto al letto e impedì alla nipote di visitare lo zio, affermando che lo avrebbe disturbato e che stava bene; e alla dott.ssa Anna Angela Ruberto, che era di turno la notte del 3 agosto 2009 durante la quale per edema polmonare il cuore di Mastrogiovanni cessò di battere e si accorse del decesso sei ore dopo, rimanendo sempre legato. Michele Della Pepa, che ha fatto un solo turno durante la prima notte di degenza di Mastrogiovanni per poi andare in ferie, è condannato a due anni di reclusione, con sospensione della pena. I medici, tranne Della Pepa, sono stati inoltre interdetti dai pubblici uffici per 5 anni. Rispetto alle richieste del PM, Dr. Renato Martuscelli, pronunziate nell’udienza del 2 ottobre, è stata ridotta la pena del primario, ma sono state aumentate tutte le altre pene.

Tutti i dodici infermieri, per sette dei quali il PM aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione, si portano l’assoluzione a casa.

Aspettiamo le motivazioni per capire.

Il tribunale inoltre condanna i medici e il Direttore Generale dell’ASL Salerno 3 alle spese legali e a risarcire con quattromila euro ciascuno i familiari di Francesco Mastrogiovanni (la madre, un fratello e tre sorelle) e tremila euro alle parti civili e alle Associazioni che si sono costituite (Telefono Viola, Unasam, Iniziativa Antipsichiatria, Avvocati senza frontiere Movimento per la Giustizia Robin Hod e… ASL Salerno). Devono risarcire anche Giuseppe Mancoletti. E’ stato anche stabilito il risarcimento danni per i familiari di Mastrogiovanni e delle parti civili da richiedere in sede civile.

Questo risultato è stato possibile grazie a un agghiacciante video che ha filmato, minuto dopo minuto, l’agonia di Mastrogiovanni per tutta la durata della sua permanenza in ospedale. Un video che i medici non hanno fatto in tempo a distruggere, che li ha inchiodati alle loro responsabilità, per aver causato la morte di un uomo pacifico, tranquillo e niente affatto aggressivo come le implacabili e veritiere immagini ci mostrano, anche se gli avvocati degli imputati - pur smentiti dal video - hanno continuato a dire che era violento, aggressivo non era collaborativo.

L’udienza fiume era iniziata la mattina alle ore 9,30 per consentire a tre avvocati degli imputati di tenere le arringhe. Hanno parlato gli avv. D’Alessandro per il dott. Basso, Conte per il dott. Mazza, Maiello per il dott. Di Genio. Di Genio era il primo degli imputati e il suo avvocato parla a lungo per ultimo. Le arringhe terminano alle ore 14. Dal momento che il PM e tutti gli avvocati, come hanno comunicato la sera precedente, confermano di rinunziare alle repliche, il Presidente del tribunale sospende l’udienza per ritirarsi in Camera di Consiglio. Prevede di leggere la sentenza dopo due ore. Alle ore 16 l’aula comincia ad affollarsi, ma la sentenza verrà pronunziata dopo quattro ore e mezza di Camera di Consiglio.

Un’altra udienza fiume si è svolta lunedì 29 ottobre: iniziata alle 9,30 è terminata alle 18. C’è il balletto delle responsabilità. I difensori degli infermieri incolpano i medici, poi il difensore di un medico scarica le colpe sugli altri medici. I difensori continuano a scagliarsi contro la stampa, parlano di un inesistente processo mediatico, affermano che gli infermieri non potevano disubbidire all’ordine del medico che aveva stabilito la contenzione. Addirittura l’avv. Francesco Mario Torrusio, difensore degli infermieri De Vita e Cortazzo, nel chiedere l’assoluzione dei propri assistiti, fa presente che gli stessi per essere stati trascinati in tribunale hanno subito un grave shock e in base all’art. 541 chiede il riconoscimento della lite temeraria, il risarcimento dei danni e il rimborso delle spese legali ai familiari della vittima, compresa l’anziana madre ottantenne, e alle Associazioni (Unasam, Telefono Viola, Avvocati senza frontiere Movimento per la Giustizia Robin Hood, Iniziativa Antipsichiatria e Asl) che si sono costituite parti civili. Per la verità il risarcimento avrebbe dovuto chiederlo alla Procura del Tribunale di Vallo della Lucania, perché è stata Procura - ipotizzando reati a loro carico - che li ha imputati e non sono stati né i familiari né le Associazioni a imputarli. E’ davvero inconcepibile come imputati che rischiano il carcere per la morte di una persona possano pensare di chiedere diabolicamente il risarcimento dei danni e il rimborso delle spese legali ai familiari della vittima. E’ una richiesta che fa allibire anche i colleghi della difesa ed è stata stigmatizzata anche in tribunale.

Nel corso delle loro arringhe gli avvocati hanno tentato di scagionare i loro clienti, scagliandosi contro la “pressione” della stampa e della tv, affermando finanche che i pazienti non sono stati scontenuti perché non lo hanno mai chiesto (gli avvocati probabilmente pensano ch’erano felici di essere contenuti). Addirittura Mastrogiovanni, mentr’era contenuto, è stato sorridente con il primario. Implorava invece un aiuto che non gli è stato dato. Si scagliano contro i periti: l’avv. Conte - in difesa del dott. Mazza - qualifica il dott. Maiese come «denunciante». Dice che la contenzione era un fatto eccezionale, costretti dalla carenza di personale e per evitarla ci vorrebbe più personale sanitario, un infermiere per ogni paziente. Afferma anche che per capire la contenzione e fare il processo sarebbe stato necessario «passare dieci giorni in reparto» per comprendere le esigenze dei medici. Certo legare i medici e gli avvocati avrebbe certamente aiutato a capire che cosa ha provato Mastrogiovanni, legato ininterrottamente ai quattro arti per 88 ore e 55 minuti, e tutti gli altri pazienti (uomini e donne) legati in reparto. Afferma che sono sottoprocesso «18 lavoratori perbene che sono già andati all’inferno per colpa della stampa e della tv». Prima di chiedere l’assoluzione scusa l’assenza del suo cliente, perché è ancora stravolto da quanto è successo e lo ha incaricato di esprimere il suo dolore pubblicamente alla famiglia di Mastrogiovanni. Con tre anni di ritardo!

Al funerale di Mastrogiovanni non si vide un solo medico né del reparto di psichiatria né dell’Asl Salerno 3 tra le duemila persone indignate che parteciparono e solo adesso il dott. Mazza se ne ricorda. Né l’ASL ha mai espresso le condoglianze alla famiglia, anzi ufficialmente l’ASL non ha mai comunicato la morte di Mastrogiovanni alla famiglia. A darne la notizia per telefono alla sorella fu il sindaco di Castelnuovo Cilento.

Poi in difesa del primario dott. Di Genio prende la parola l’avv. Vincenzo Maiello, che parlerà per quasi due ore. Esordisce affermando che il suo cliente è innocente, si scaglia contro la pressione mediatica, contesta duramente il PM, Dr. Renato Martuscelli, perché ha modificato i capi d’imputazione, la richiesta del PM è irricevibile e il comportamento incomprensibile. Addirittura l’avv. Maiello chiede per questo al giudice di annullare il processo e di rimetterlo alla Procura. Ricorda poi che Di Genio non ha disposto la contenzione di Mastrogiovanni, né è stato coinvolto nella materiale applicazione delle fascette, tanto che quando entra nella stanza di Mastrogiovanni non adotta nessuna decisione, si limita a guardare e ad andare via. Avendo incaricato il dott. Rocco Barone della sua sostituzione non ne mette in discussione le decisioni e la decisione di contenere Mastrogiovanni è sola del dott. Barone. Fa presente che nessuna delle 500 cartelle esaminate è firmata dal dott. Di Genio ma tutte recano la firma del dott. Rocco Barone ed esclama: «Per il dott. Di Genio che non c’entra assolutamente nulla nella morte di Mastrogiovanni il PM chiede quattro anni e due mesi di reclusione!». Si dice certo che Mastrogiovanni è sorridente quando - come si vede nel filmato - la mattina del 3 agosto tende la mano al Dott. Di Genio. Non è nemmeno sfiorato per un attimo che invece Mastrogiovanni possa aver implorato un aiuto, possa aver avanzato una richiesta di slegatura che il primario però disumanamente non prende in nessuna considerazione. Riconosce che il suo assistito, vedendo Mastrogiovanni legato, «si è trovato di fronte ad una situazione penalmente illecita». Dice proprio così! Conclude la sua lunga arringa invocando la giustizia serena dell’aeropago, chiede al giudice di «distaccarsi dagli schiamazzi della piazza e della stampa» e mandare assolto il proprio cliente. Sono le ore 14 e qualche minuto dopo il Presidente si ritira in Camera di Consiglio.

Alle due udienze, seduto tra il pubblico, assiste anche il sostituto procuratore Dott. Alfredo Greco.

Nel corso del processo, iniziato il 28 giugno 2010, nelle 29 udienze a scadenza quattordicinale, sempre rispettate dal Presidente, Dr.ssa Elisabetta Garzo, sono stati ascoltati 46 tra consulenti e testi, solo 5 dei 18 imputati si sono fatti interrogare in aula (quattro medici, Di Genio, Barone, Basso e Della Pepa) e l’infermiere Forino.

E’ così alla fine della 36ma udienza arriva la sentenza.

Nel piazzale antistante il tribunale di fronte alla maestosa scritta in greco Verità, opera dello scultore cilentano Antonio Trotta, è esposto un pannello che reca la scritta a caratteri cubitali «GIUSTIZIA PER MASTROGIOVANNI MORTO NELLE MANI DELLO STATO PERCHE’ NON ACCADA MAI PIU’», firmato da «Rete Cilentana Laboratorio 31».

Durante tutto l’iter processuale non sono avvenuti mai incidenti e anche la lettura della sentenza è stata ascoltata da una folla silenziosa e rispettosa, con persone venute dalla Sicilia, dalla Calabria, dalle Marche, dalla Toscana, dall’Emilia Romagna, dal Lazio. Alla lettura sono presenti solo due medici (Della Pepa e Ruberto) e quasi tutti gli infermieri. Dopo la sentenza in aula un avvocato degli imputati grida ad alta voce contro un operatore di un’emittente locale.

Oltre al sostituto Greco e a numerosi avvocati del foro di Vallo della Lucania, assiste alla lettura della sentenza anche il Procuratore Capo del Tribunale di Vallo della Lucania, Dr. Giancarlo Grippo.

La sentenza - anche se tutti si aspettavano una condanna con qualche anno in più di reclusione - è stata accolta dalle lacrime dei familiari di Francesco Mastrogiovanni e dalla soddisfazione degli avvocati delle parti civili, delle Associazioni (Unasam di Cagliari, Telefono Viola di Roma, Avvocati senza frontiere Movimento per la Giustizia di Milano, Movimento Antipsichiatria di Catania, Asl Salerno 3) e dagli esponenti del Comitato Verità e Giustizia per Mastrogiovanni.

La sentenza del Tribunale di Vallo della Lucania afferma che la contenzione non è assolutamente un atto medico. Il teorema affermato anche in udienza dal direttore sanitario, Dott. Pantaleo Palladino, secondo il quale «la contenzione è terapia» e ripreso dagli avvocati degli imputati, è stato sconfitto in nome della civiltà e dell’umanità.

Il Tribunale di Vallo della Lucania, ridando dignità alla memoria di Franco Mastrogiovanni, che è stato a lungo calunniato in questo processo, descrivendolo sempre come violento, aggressivo, incurante della persona, in nome di Franco Mastrogiovanni e del popolo italiano ha stabilito che la contenzione dei pazienti non è assolutamente un atto terapeutico, né medico, né legale. Da oggi sia i parenti che i pazienti contenuti negli ospedali, negli ospizi e nelle case di cura possono chiedere e ottenere di essere slegati. E contenerli è un reato. Lo ha stabilito il Tribunale di Vallo della Lucania!

Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni colgono infine l’occasione per ringraziare sentitamente gli avvocati che hanno combattuto con noi per ottenere, in questa drammatica e tragica vicenda, Verità e Giustizia: Caterina Mastrogiovanni e Giancarlo D’Aiuto, Valentina Restaino (Unasam di Cagliari), Anna Russo (Iniziativa Antipsichiatria di Messina), Gioacchino Di Palma (Telefono Viola di Roma), Michele Capano (Avvocati senza frontiere Movimento per la Giustizia Robin Hood di Milano), insieme alle loro Associazioni. Ci sia consentito di rivolgere un ringraziamento anche all’Avv. Bartolo De Vita che rappresentava l’ASL Salerno 3, ovvero l’Asl che si è costituita parte civile contro i medici e gli infermieri, mentre un’altra parte dell’ASL Salerno 3 si è schierata dalla parte dei medici e degli infermieri.

Il ringraziamento va anche ai tanti giornalisti, che non solo non hanno fatto nessun processo, ma non hanno mai pensato di farlo, limitandosi semplicemente - come è loro dovere professionale - ad informare correttamente l’opinione pubblica di una vicenda barbara e incredibile avvenuta nell’ospedale di Vallo della Lucania, e a quanti in Italia e all’estero (oltre ai paesi dell’Europa, Stati Uniti d’America, Brasile, Nicaragua, Argentina, Venezuela, Australia) hanno seguito questa drammatica e tragica vicenda e ci hanno espresso la loro solidarietà e vicinanza


Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni






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