5 ottobre 2012

Francesco Mastrogiovanni è morto un’altra volta…

L’associazione “Avvocati senza frontiere” denuncia ii processo contro gli aguzzini dell’insegnante morto tre anni fa per agonia. È come se Franco fosse morto una seconda volta”.

Peppino Galzerano è un vecchio libertario cilentano che ha ricostruito, impegnando buona parte dei magri stipendi da insegnante in una piccola ma combattiva casa editrice, decine di storie di anarchici vissuti a cavallo tra gli ultimi due secoli.

Ma talvolta non è necessario setacciare gli archivi per far rivivere certe maledizioni di cui i libertari di ogni epoca sono incolpevoli portatori sani. Perché la storia di Franco Mastrogiovanni, come Galzerano insegnante e anarchico ritentano, cominciata con un Tso (trattamento sanitario obbligatorio) “illegale” e conclusasi tragicamente su un letto di contenzione del centro di igiene mentale dell’Ospedale civile di Vallo della Lucania, sembra sputata da un qualche pamphlet incendiario di fine Ottocento, o da uno dei volumi pubblicati dal suo amico editore.

E invece questo calvario laico, che ha già scosso migliaia di coscienze, si è sviluppato tra la mattinata del 30 luglio 2009 e la notte tra il 3 e il 4 agosto successivi. Tre anni fa. Franco Mastrogiovanni effettivamente è morto un’altra volta, lo scorso 2 ottobre, nel giorno in cui avrebbe compiuto 61 anni, in un’aula del Tribunale di Vallo.

Ucciso dal pregiudizio che accompagna da sempre quelli come lui, ribelli ad ogni tentativo di costrizione, ingenui sognatori di un mondo senza schiavi né padroni, nemici giurati del principio di autorità. Le immagini della sua agonia, pubblicate sul sito de l’Espresso, hanno fatto il giro del web. Per quattro giorni le telecamere fisse del reparto ripresero un uomo che, dopo essere stato ricoverato con la forza, fu completamente abbandonato al proprio destino, con i polsi e le caviglie legate da lacci che gli penetrarono nella carne per due centimetri e mezzo lacerandogli i tendini, impossibilitato a muoversi, lasciato senza cibo né acqua, fino a quando un edema polmonare non gli fece scoppiare il cuore.

Lo dice il referto autoptico stilato dai medici legali Adamo Maiese e Giuseppe Ortano. Un atto d’accusa circostanziato per 6 medici e 12 infermieri, alla sbarra con le accuse di omicidio colposo, sequestro di persona e falso in atto pubblico e parzialmente graziati (per ora) dalla requisitoria del pm d’udienza Renato Martuscelli.

“A un certo punto - racconta Galzerano - è sembrato che il processato fosse Franco e non chi è accusato di averne provocato la morte per imperizia, negligenza o, Dio non voglia, chissà cos’altro ancora”. In effetti, a parte le richieste molto miti, che vanno dai quattro anni (complessivi) per il primario del reparto ai due per gli infermieri e i medici coinvolti nella vicenda (l’accusa di sequestro di persona è stata ritenuta “insussistente”), nelle due ore e 15 minuti di ricostruzione dei fatti, il rappresentante dell’accusa ha parlato più della supposta “devianza” della vittima che delle responsabilità dei suoi presunti aguzzini.

In aula al povero Mastrogiovanni non è stato risparmiato niente: dalla sottolineatura della sua fede politica alla lettura integrale del rapporto stilato dai vigili urbani che lo bloccarono, con uno spiegamento di forze degno della cattura di un superlatitante della camorra, nella mattinata del 30 luglio nel mare cilentano dopo una nottata di scorribande in auto sull’isola pedonale di Acciaroli.

In un passaggio, sottolineato dal pm, si legge perfino che si era reso necessario bloccare Mastrogiovanni “perché intonava canti contro il governo”. La requisitoria di Martuscelli ha provocato una durissima reazione di “Avvocati senza frontiere”, che ha inviato un esposto al Csm e alla Procura Generale di Salerno, censurando “l’intollerabile assenza del pm che in spregio alle sue funzioni istituzionali ha assunto in maniera sfacciata, senza mezzi termini, la difesa degli imputati, cercando di minimizzare le gravi responsabilità degli stessi, rivolgendo, viceversa, le proprie attività d’accusa nei confronti della vittima, nel precipuo scopo di alleggerire le condotte dei medici e del personale ospedaliero, nonché delle stesse forze dell’ordine che hanno eseguito con modalità illegittime il brutale fermo di una persona assolutamente sana di mente e pacifica che implorava di non venire portato presso il lager psichiatrico del San Luca di Vallo della Lucania, preavvertendo con grande lucidità che sarebbe stato ucciso”.

Nella denuncia l’associazione ricorda anche che nel ‘99 Martuscelli fece incarcerare per 9 mesi l’insegnante, colpevole solo di aver contestato una multa per divieto di sosta. Condannato a due anni e 9 mesi in primo grado per oltraggio, Mastrogiovanni fu poi assolto nei successivi gradi di giudizio e risarcito con 25 milioni di lire per ingiusta detenzione. Il processo sulla sua morte arriverà a sentenza il 30 ottobre.

Il collegio giudicante dovrà chiarire se era legittimo il Tso disposto da Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica ucciso un anno dopo in circostanze tuttora misteriose, considerato che, all’atto della “cattura”, Mastrogiovanni non si trovava più nel territorio del suo comune. E cosa abbiano veramente rappresentato quelle 83 ore su un letto di contenzione, se non una tortura deliberatamente inferta ad un uomo mite, incapace di fare del male ad una mosca, definito dai suoi alunni “un gigante buono dalle mille risorse”. Ma dalla pronuncia dei giudici di Vallo della Lucania si capirà anche se gli anarchici sono riusciti finalmente ad aver ragione di un pregiudizio che dura da quasi duecento anni.
 
Massimiliano Amato da L’Unità    

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